FanFiction Lupin III | Uguali a se stesssi di mamie | FanFiction Zone

 

  Uguali a se stesssi

         

 

  

  

  

  

Uguali a se stesssi   (Letta 535 volte)

di mamie 

1 capitolo (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaLupin III

Genere:

Altro

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo unico 

Zenigata e Goemon si trovano inaspettatamente insieme in un anonimo bagno pubblico, ma nessuno dei due ha voglia di mettersi a correre, gli viene invece da fare un bilancio un po' amaro della loro esistenza. Forse Zenigata leggermente OOC (probabilmente l...


  

Nota: questa storia è stata scritta per lo SfigaFandom Fest di FW col prompt Lupin III, Goemon/Zenigata, patriottismo

UGUALI A SE STESSI

Si guardarono solo per un attimo, poi distolsero lo sguardo fingendo di non conoscersi.
Goemon si immerse lentamente nella piscina appoggiandosi con le spalle al bordo di ceramica blu. Accanto a lui dell’ispettore Zenigata si vedeva solo la testa emergere tra il vapore caldo.

- Immagino – si decise a dire Zenigata dopo un lunghissimo silenzio – che se ti chiedessi dov’è Lupin non mi risponderesti.
Goemon continuava a tacere guardando con gli occhi socchiusi le volute di vapore che si alzavano dalla vasca.
- Immagino – continuò Zenigata – che sarebbe anche inutile se ti dicessi che sei in arresto.
Goemon continuò a godersi l’acqua calda senza fare una piega. Zenigata chiuse gli occhi un attimo. Si sentiva stranamente tranquillo in quel piccolo bagno pubblico, tranquillo e anonimo, senza l’istinto di scattare e correre che gli era proprio.
La voce di Goemon gli arrivò come un rivoletto d’acqua fresca.
- L’avevate preso, ispettore. L’avevate in pugno. Sarebbe bastato premere il grilletto e di Lupin non si sarebbe sentito più parlare. Perché non l’avete fatto?
Zenigata ebbe un moto di stizza che fece increspare l’acqua attorno a lui.
- Io catturo i criminali perché è giusto. Non sono un assassino. E poi… non voglio che il mio Paese possieda un’arma del genere. Contro chi la dovremmo rivolgere?
- Non siete patriottico, Zenigata – rispose Goemon.
L’ispettore sbuffò - Il patriottismo ormai è diventata una parolaccia… Sì, una parolaccia. C’è da vergognarsi delle volte ad essere nati in questo Paese. L’onore! La tradizione! Ormai sono solo pretesti per assecondare le meschine ambizioni di quelli che dovrebbero darci l’esempio e invece sono dei porci che si azzuffano per la broda del trogolo. Che tristezza. No, caro mio… forse è molto più onorevole Lupin, che sarà anche un ladro, ma almeno non finge di essere qualcos’altro.
Zenigata tacque, forse sorpreso lui stesso dalla veemenza del suo sfogo.
- E allora, ispettore – rispose Goemon – perché continuate a servire un Paese che disprezzate, che vi disprezza e che non riconoscerà mai i vostri meriti?
- Perché… Perché non so fare altro! – Zenigata aveva cominciato ad infervorarsi ed era parzialmente emerso dal suo bagno bollente. – È il mio dovere e non so fare altro… Anche tu, no? Con la tua spada e il tuo bushido, credi di interessare ancora a qualcuno? Perché lo fai, eh? Noi siamo due relitti che il mondo si è lasciato indietro, non te ne sei accorto?

Goemon non rispose. Si limitò ad emergere dalla vasca lasciando larghe orme bagnate mentre si avviava verso gli spogliatoi.
- Quando vedi Lupin, digli che non è finita! – gli gridò dietro Zenigata.
- Non finirà mai finché uno di noi due è vivo – aggiunse piano, immergendosi di nuovo fino al naso nel tepore confortante.
Goemon non si girò a guardarlo. Sparì oltre la porta dove lo aspettava la sua Nagareboshi, ombra fedele di qualcosa che, come loro, sarebbe rimasta uguale a se stessa, in un mondo che li lasciava indietro, fino alla fine.

     


                     





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