FanFiction Escaflowne | Lo stesso sentimento di tsuki | FanFiction Zone

 

  Lo stesso sentimento

         

 

  

  

  

  

Lo stesso sentimento ●●●●● (Letta 1015 volte)

di tsuki 

1 capitolo (conclusa) - 1 commento - 1 seguace - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaEscaflowne

Genere:

Romantico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo unico 

Ho pubblicato questa su un altro sito, ma mi sono detta che volevo condividerla anche con voi, quindi eccola qui. Buona lettura. Tsuki.


  

Quella mattina il sole splendeva alto nel cielo, Hitomi si svegliò stanca e spossata dall'ennesimo sogno.
Ormai non era più neppure certa che la vita passata su Gaea fosse reale. L'unica cosa che ancora viveva nel suo cuore e nella sua mente era il ricordo delle ultime parole pronunciate da Van.
…..

Si rigirò tra le coperte, incerta sul da farsi. Quello era il suo giorno di riposo. Alla fine si era decisa. Dopo mille tentennamenti aveva iniziato l'università, con la vana speranza di trovare un modo per tornare a Gaea. Studiare archeologia, imparare a distinguere i simboli e le incisioni, erano le sole cose che ancora la tenevano legata a quel vecchio, incredibile passato di cui non era più tanto certa.
Spostò una ciocca di lunghi capelli dorati dal suo volto e si alzò dal letto. L'orologio sul comodino del suo appartamento segnava le dieci e quaranta.
“Ho dormito troppo.” si disse, stropicciandosi gli occhi.
Lentamente iniziò a cambiarsi.
La vita sulla terra era sempre la stessa, le cose si facevano allo stesso modo giorno dopo giorno e, benché fosse la sua realtà, si sentiva lontana da quel mondo.
Ripensava sempre ai prati verdi di Fanelia, alle case, al palazzo...
Chiuse gli occhi, l'ultimo ricordo di Van ancora vivo dietro le palpebre.
Non poteva continuare così.
Si erano promessi amore eterno, legati dallo stesso sentimento, ma l'eternità era troppo lunga e lei aveva vent'anni ormai.
Uscì di casa con la sensazione di aver sbagliato qualcosa. Non se ne curò. Poteva solo camminare, respirare e ricordare.
Attese l'arrivo dell'autobus che l'avrebbe riportata nella sua zona natale. Ormai erano mesi che la madre le chiedeva di passare a trovarla, ma lei rifiutava sempre. Voleva molto bene a sua madre, ma tornare lì significava sbattere ancora contro quella dura verità.
Van, in quel mondo, esisteva solo nei suoi ricordi.
Obliterò il biglietto e si mise a sedere, guardando fuori dal finestrino il panorama in movimento.

Il sole splendeva alto nel cielo di Gaea. Van era ormai un re, pieno di lavoro. Dopo aver ristabilito la pace e vecchie alleanze, il suo compito era difendere il popolo dalla noia.
La vita di tutti era monotona, fatta di giorni che si accavallavano senza mai cambiare. Ognuno dei suoi sudditi aveva il suo lavoro, le sue speranze per il futuro e la sua vita, ma quella di Van era fatta di ricordi tristi.
La morte di Folken, l'addio di Hitomi... Era sempre la stessa solfa, pensava sempre alle stesse cose. Poco importava dove fosse, la sua mente era fissa a quel giorno.
Un uomo grassoccio entrò dalla porta, annunciando l'inizio della solita cerimonia per scegliere una sposa.
Ormai tutto quello che gli restava da fare era sposarsi, dare un erede al regno e coltivare un ricordo.
Si passò una mano tra i capelli e sorrise tristemente.
Non poteva farlo, non prima di averla rivista ancora.
L'incertezza che quel sentimento, nato anni prima, potesse essere cambiato, lo dilaniava. Aveva bisogno di riflettere, da solo.
Accennò un diniego e silenziosamente uscì dal castello, diretto al luogo ove ancora giaceva l'Escaflowne, addormentato.


Hitomi era ormai giunta a casa. Pensare a come affrontare la marea di ricordi che quel luogo custodiva, non l'aveva protetta da ciò che provò, guardando da lontano la sua casa.
Ricordava le parole della madre di Van. Era lei che decideva, che mutava il corso del destino con le sue parole, tutto dipendeva da lei, eppure non aveva il controllo su nulla. Chiuse gli occhi, cercando di arginare il dolore, e fece per entrare, ma qualcuno la fermò.
“Hitomi?!” disse una voce maschile stupita alle sue spalle.
“Sempai Amano!” esclamò lei esterrefatta.

Van era finalmente di fronte all'Escaflowne. L'imponente ammasso guerriero sembrava guardarlo tristemente.
“Manca anche a te?” sussurrò accarezzando il freddo metallo, poi salì sul ginocchio del gigante e ne sfiorò il cuore immobile.
Voleva rivederla. Essere sicuro che quell'amore non era il frutto di un sogno dei tempi dell'adolescenza.
“Non posso più andare da lei.” disse piano, “Il passaggio si è chiuso. A nulla serve questo amuleto.”
L'oggetto che un tempo era stato il talismano di Hitomi e che lo aveva salvato dalla morte, giaceva immobile sul palmo della sua mano.

“È belo rivederti, Kanzaki!” esclamò Amano, camminando diretto alla vecchia scuola, “Anche Yukari sarebbe lieta di rivederti.”
Nonostante fossero passati anni, nessuno dei due aveva dimenticato quel giorno, quando Van entrò nelle loro vite.
“Mi farebbe piacere poterla incontrare.” rispose lei educatamente. Dopo la sua partenza per l'università, le due amiche avevano perso i contatti.
“Adesso non c'è.” fece lui con tranquillità, “È dovuta partire per qualche giorno, ma tornerà domani, se tutto va bene!”
Sapere che loro erano felici, rasserenò Hitomi. In fin dei conti continuava a voler bene a entrambi.

Van pregò per qualche minuto vicino alla vecchia tomba dove suo fratello era stato seppellito, poi si incamminò nel bosco.
Riflettere gli costava fatica, ma nel suo cuore, quel bisogno che aveva celato per anni, stava diventando vitale.
Il contatto con la natura non lo aiutava molto, eppure gli era necessario.
Si sedette all'ombra di un grande albero e chiuse gli occhi. Quando li riaprì, il sole stava calando, immergendo il mondo nell'oscurità notturna.
“Era una sera come questa, vero Hitomi?” disse al vento, “Mi nascondevo pronto a colpire un drago per prenderne il cuore, quando sono arrivato fino a te.”

Hitomi sedeva su una delle panchine attorno alla pista da corsa. Osservava la terra rossiccia delineata dalle righe bianche che stabilivano le corsie. Sorrise.
“Ti ricordi?” fece Amano, distraendola, “Era una sera come questa. Tu...”
“Volevo correre per poterti dichiarare il mio amore!” concluse, sghignazzando, “Ero una ragazzina, all'epoca.”
“Hitomi!” sbottò lui, attirando la sua attenzione, “Che cosa successe veramente quel giorno?”
Lei si raggelò. Come poteva spiegarsi senza passare per pazza?

Van avvertì un movimento alle sue spalle. Qualcosa di grosso si stava avvicinando. Non sapeva cosa fosse, ma il suo sesto senso gli disse di stare in guardia.
Sguainò la spada dal suo fianco e si preparò a ricevere chiunque fosse.
La tensione nell'aria era palpabile. Il cuore accelerò, il fiato si fece ansante e un sudore gli imperlò la fronte.
Van era pronto ad attaccare per difendersi, esattamente come quel giorno.

Hitomi si alzò e si diresse verso la pista.
“Partii da qui!” disse, mettendo il piede vicino alla linea di start, “Ero concentrata e preoccupata. Se fossi riuscita a battere il mio record, la mia vita sarebbe cambiata.”
Sorrise, ricordando, ed iniziò a camminare.
“Correvo con la speranza di fare meglio. Un solo pensiero era fisso nella mia testa. Eri tu. Il tuo volto che mi fissava concentrato.” disse ad Amano, percorrendo il suolo rossiccio.
La stessa tensione di quel giorno le fece battere velocemente il cuore. Un tamburellio cadenzato che l'aiutava a concentrarsi, come il movimento ritmico del pendolo che ormai non aveva più.

Van si umettò le labbra. Era certo di essere nei guai.

Hitomi si fermò nel punto esatto in cui aveva visto la luce azzurra squarciare il cielo, poi riprese a camminare.

Van stava tenendo la spada molto vicino al viso. Chiunque fosse, non lo avrebbe colto impreparato. Una strana sensazione lo avvolse, come di rassegnazione e si sentì improvvisamente leggero.

Hitomi avvertì un senso di irrequietezza nel petto. D'istinto iniziò a correre, come quel giorno. Qualcosa nella testa le diceva di farlo.

Correva a perdifiato, ormai non era più atletica come una volta, la vita universitaria l'aveva cambiata. Ma nonostante tutto correva.
Voleva rivivere quel giorno, voleva rivederlo. Doveva.

L'amuleto in mano a Van divenne incandescente e prese a brillare. Per un attimo, un breve istante, rimase folgorato da quel bagliore. Chiuse gli occhi e li riaprì di scatto con una certezza. Una consapevolezza che sapeva di follia.
Un fascio di luce lo avvolse e tutto attorno a lui mutò.

Hitomi vide qualcosa crearsi dal nulla di fronte a lei, qualcosa di magico, di irreale e folle, ma era vivo... Qualcosa di vero.
Un sorriso di comprensione le si aprì sul viso. Forse... Forse...
Fu un attimo e finì in quel fascio di luce, tra le braccia di qualcuno che lei sapeva bene chi fosse.
Il fascio di luce era caldo, gentile e solido. Van aveva capito.

Dopo quel giorno, dopo quell'addio, entrambi i loro cuori avevano preso la strada del dubbio, sospesi a metà tra l'incertezza degli avvenimenti e la paura dei sentimenti. Ma se era tornato da lei una ragione c'era.

Hitomi inalò a pieni polmoni il profumo di Van. Era come quel giorno quando si era accorta di amarlo... Era come il profumo dell'erba la mattina presto, quel profumo pulito, sano e vivo. Sorrise.

“Finalmente!” dissero all'unisono, abbracciandosi.
Si guardarono un istante che sembrò lungo un'eternità. Gli occhi negli occhi, i sospiri sospesi, i cuori accelerati...
Era quello il loro giusto posto. L'una nelle braccia dell'altro.
“Siamo insieme, adesso!” esclamò Van con un sorriso dolce, lo stesso sorriso che le aveva rivolto quando, seduto sugli scogli di fronte alla fermata dell'autobus, l'aveva vista per l'ultima volta.
Hitomi sospirò, “Sì. Stavolta per sempre!”
Le mani gentili di lui le afferrarono il mento, sollevandolo, mentre le labbra si chinavano per quel bacio che aveva aspettato anni prima di poter essere riscosso.

Amano guardava la scena a distanza, allibito e impietrito.
“Sei stato bravo!” fece una voce femminile alle sue spalle. Si voltò per osservare il viso sereno della mamma di Hitomi.
“Lei lo sapeva?” le chiese.
Quella annuì, “L'ho sempre saputo. È stato il destino a cui mia madre si sotrasse. Allora i tempi non erano maturi, ma oggi lo sono. Mia figlia deve essere felice e la sua felicità non è qui. Vieni, andiamo via.” soggiunse sorridendo.
“Ma...” tentò Amano.
Lei non lo fece parlare, “Il ruolo di una madre è trovare la serenità per la figlia, non per se stessa. Lei deve andare, ma resterà comunque nei nostri cuori.”


Hitomi si voltò a guardare Amano che si allontanava con sua madre. Le parole dei due erano giunte fino a loro e adesso aveva il suo benestare.
“Verrai con me?” domandò Van ansioso.
“Verrò con te!” rispose, guardandolo felice.
“Non ti annoierai senza questa vita?”
“Questa non è mai stata vita fino a che non sei arrivato tu.”
Quelle semplici parole fugarono ogni dubbio.
Si amavano, come sempre, come allora.
Hitomi lo baciò sulle labbra, pronta ad essere una donna felice e completa con l'uomo che amava.
Amano si voltò per l'ultima volta e vide il fascio di luce scomparire. Hitomi non c'era più.

A Fanelia, giorni dopo, grande fu la gioia del regno nel sapere che, finalmente, il re Van aveva scelto la donna con cui avrebbe retto il peso di quella pace conquistata a caro prezzo.
Hitomi si svegliò serena e riposata. Niente più sogni tristi di separazioni sconvolgevano il suo sonno. L'uomo che amava giaceva al suo fianco e sarebbero stati così per sempre.

Fine.

     


                     





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