FanFiction Hellsing | La recita di rosaleona | FanFiction Zone

 

  La recita

         

 

  

  

  

  

La recita   (Letta 579 volte)

di rosaleona 

1 capitolo (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaHellsing

Genere:

Umoristico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo unico 

- Perchè mi hai trascinato qui? - sbuffò seccato Alucard. - Perchè i genitori di tutti gli alunni della scuola sono venuti a vedere la recita di fine anno dei propri figli. Dato che siamo l'unica famiglia che resta a sir Integra, è nostro dovere venire a ...


  

- Perchè mi hai trascinato qui? - sbuffò seccato Alucard.
- Perchè i genitori di tutti gli alunni della scuola sono venuti a vedere la recita di fine anno dei propri figli. Dato che siamo l'unica famiglia che resta a sir Integra, è nostro dovere venire a guardarla. O vuoi che la nostra signora sia l'unica ragazzina dell'intero istituto a subire l'onta di recitare senza sostenitori fra il pubblico? - rispose compassato Walter.
Il vampiro emise un altro sospiro scocciato e scivolò ancor di più nella sua poltroncina, incassando la testa nelle spalle e aggrottando le sopracciglia. Si erano seduti nell'ultima fila del piccolo teatro scolastico, pieno all'inverosimile di genitori e nonni. Alucard avrebbe di gran lunga preferito rimanere a dormire nella sua bara ma il maggiordomo era stato categorico: o veniva anche lui ad assistere alla recita di Integra, o si sarebbe visto dimezzare il suo fabbisogno giornaliero di sacche di sangue medico. Così il nosferatu si era accodato allo shinigami col suo passo pesante (quel giorno ancor più pesante del solito dato che Alucard, per dimostrare tutta la sua contrarietà a quell'obbligo, strascicava i piedi come un bambino imbronciato), ottenendo fra l'altro il suo quarto d'ora di celebrità appena giunti all'edificio scolastico. Gli sguardi della folla si erano immediatamente catalizzati su quel colosso pallido vestito in modo tanto vistoso. Era stato per sfuggire alla curiosità morbosa della gente che i due uomini si erano seduti in fondo alla sala...ma anche perchè se quel gigante di Alucard si fosse seduto in qualsiasi altra fila, avrebbe impedito la visuale a chi gli stava alle spalle.
Finalmente le luci in sala si abbassarono, il sipario del piccolo palcoscenico si aprì e sulla ribalta apparve la preside della scuola che dopo i saluti di rito, annunciò il primo numero, un coro gospel.
Quando i ragazzini furono sul palco, Alucard aguzzò la vista ma non riuscendo a scorgere Integra, chiese a Walter:
- Dov'è la master? -
- Non c'è. Questa non è la sua classe. Integra si esibirà con i suoi compagni. -
- Cioè, quando? -
- Non lo so, Alucard. Potrebbe essere lo spettacolo successivo come potrebbe essere l'ultimo. Devi essere paziente. -
Il vampiro digrignò i denti. Pazienza, proprio ciò che gli mancava quel giorno! Avevano interrotto il suo sonno diurno e per cosa, poi? Si fosse trattato di una missione, come andare a maciullare un vampiro o dei ghouls, sarebbe stato più che felice di uscire dalla sua confortevole bara. Ma qui si trattava di sprecare non si sa bene quante ore fra un mucchio di umani dalle gole invitanti che non poteva nemmeno assaggiare.
Walter aveva tentato di spacciare quella perdita di tempo come una prova di fedeltà verso Integra e il succhiasangue, per tutta risposta, gli aveva sghignazzato sul muso.
- A questo mondo non esiste cane più fedele di me! - aveva esclamato con sicurezza Alucard. Con altrettanta sicurezza, pensava che esistevano metodi ben più efficaci per dimostrare la propria lealtà che assistere ad un indecoroso spettacolo in cui la sua master si sviliva allo stesso livello dei buffoni che avevano rallegrato la sua corte, ai tempi in cui era ancora un principe umano.
Non era forse il braccio armato della ragazzina, pronto a sacrificare la sua esistenza per lei? Non la stava forse aiutando a crescere nel migliore dei modi, con quel suo continuo sfidarla e metterla alla prova, così da obbligarla a diventare un capo coerente e integro come il suo stesso nome? Cosa importava quindi se lui presenziasse o meno a quella stupida recita?
Walter però era di diverso avviso:
- Una dodicenne è una dodicenne, Alucard. Non conta solo tutto ciò che fai per lei ogni giorno. Sapere che hai interrotto il tuo sonno per venire a vederla, la riempirà d'orgoglio. -
Infine, visto che le spiegazioni non sortivano alcun effetto, il maggiordomo era passato alla minaccia di dimezzare i pasti del vampiro, riuscendo così a trascinarselo appresso.
A proposito di pasti...
Alucard frugò in tutte le tasche del suo cappotto rosso, della giacca e dei pantaloni: niente, vuote come il suo stomaco! Aveva dimenticato di portarsi appresso una sacca di sangue per fare uno spuntino. E adesso? Come resistere alla noia e alla tentazione di affondare i canini nelle giugulari altrui?
Come se non bastasse, la signora seduta alla destra di Alucard, desiderosa di condividere con altri le sue gioie materne, allungò il morbido collo verso il suo pallido vicino di poltrona e gli sussurrò raggiante:
- Li vede i bambini della terza fila? La vede quella bambina con i capelli neri? Non quella con i ricci, quella con la treccia. Ecco, quella è mia figlia! -
Un freddo sudore imperlò la fronte del vampiro: sarebbe riuscito a mentenere i nervi saldi e le zanne fuori dalla gola di quella mammina fino al termine dello spettacolo?
Al numero gospel seguì uno spettacolo di hip-hop ma neanche questa volta la classe che si esibiva era quella di Integra. In compenso, la vicina di poltrona di Alucard allungò nuovamente il collo tornito verso il vampiro per annunciare trepidante:
- Vede quel bambino con i ricci? Non quello vestito di rosso, quello vestito di blu. Ma non quello vestito di blu col berretto in testa, quello con la bandana. Ma non quello con la bandana gialla, quello con la bandana viola. Ecco, quello è mio figlio! -
Al numero di ballo ne seguì uno di musica classica. La vicina di poltrona di Alucard si chinò nuovamente verso il nosferatu e annunciò con un largo sorriso:
- La bambina che suona il flauto traverso... -
- E' sua figlia. - completò Alucard per lei, in tono scocciato.
- Come ha fatto a indovinare? -
- Intuito maschile. -
Alucard comunque aveva raggiunto il limite. Assonnato e annoiato, incrociò le braccia, reclinò il capo in avanti e si addormentò placidamente, incurante della sua vicina di poltrona che, esauriti i figli, si sentiva comunque in dovere di informarlo:
- La vede la bambina con la coda di cavallo e gli occhiali? E' la figlia di mio fratello...Lo vede il ragazzino con i capelli rossi? E' il figlio di mia cugina...-

Dietro le quinte, la dodicenne Integra Farburke Wingates Hellsing si stava preparando. Lo spettacolo della sua classe sarebbe stato l'ultimo, e avrebbe chiuso in bellezza l'anno scolastico.
Che avrebbe chiuso in bellezza, il capo del casato degli Hellsing ne era più che sicura.
- Eccomi Integra! - trillò una ragazzina dai lunghi capelli neri, accorrendo trafelata.
- Indira, era ora arrivassi! Hai portato ciò che ti ho chiesto? -
- Certo! - rispose la compagna e così dicendo le allungò un sacchettino di plastica pieno di inchiostro rosso.
- Perfetto! - esclamò Integra con uno scintillìo negli occhi e preso il sacchettino, lo appiccicò con del nastro adesivo sul collo di Indira.
L'amica la lasciò armeggiare però non potè fare a meno di chiedere con un po' di apprensione:
- Secondo te facciamo bene? Voglio dire...è una cosa che abbiamo deciso fra noi due. Nessuno ne sa niente, nè i nostri compagni, nè gli insegnanti o la preside... -
- Ti ricordi per quale ragione abbiamo deciso di non dire nulla? La paura dei nostri compagni sarà autentica e contagerà tutti gli spettatori. Saremo talmente realistiche, che verrà giù il teatro dagli applausi! -
Indira pensò con apprensione ai suoi genitori. Se si fossero spaventati molto? Non desiderava farli soffrire ma neanche desiderava scontentare Integra, indiscussa leader della classe.
- Te l'ho attaccato per bene. Adesso alza il colletto della camicetta. Perfetto, non si vede niente. Stai tranquilla Indira, vedrai, sarà un successone! -

Alucard si sentì scrollare vigorosamente per un braccio. Proprio adesso che stava sognando di far saltare le cervella con la sua Casull a un fottuto prete esorcista!Decisamente, quel giorno complottavano contro di lui!
- Apri gli occhi Alucard, forza! - intimò Walter.
- Che c'è? Stavo russando? -
- No, per fortuna. Devi svegliarti perchè è il momento dello spettacolo di sir Integra. -
Il vampiro scorse sul palco la direttrice della scuola che stava presentando l'ultimo spettacolo. La donna in verità era un po' tesa. Non aveva mai digerito la scelta di quella classe su cosa presentare alla recita di fine anno. Lei e gli insegnanti avevano cercato di convincere i pargoli a intreprendere la riduzione teatrale di un'opera meno gotica, più solare, ma non c'era stato verso. Alla fine, vedendo con quanto entusiasmo i ragazzini si stavano dedicando a quel progetto, il corpo insegnante aveva ceduto, consapevole di essersi arreso alla decisione non di un'intera classe ma di Integra. Quella ragazzina determinata era sempre stata "la capa" dei compagni, sempre pronti a farsi sobillare da lei e seguirla in ogni avventura. Da qualche mese a questa parte, la personalità del nuovo sir Hellsing non aveva fatto che diventare ancor più forte e cupa, complici le disgrazie capitatele. Prima era morto il padre ormai anziano e subito dopo aveva seppellito lo zio, morto in circostanze poco chiare. E il giorno del funerale di sir Richard, al fianco della bambina, era apparso lui. Un colosso pallido con un cappotto rosso di foggia antiquata. I curiosi che avevano chiesto a Walter, il nuovo tutore di Integra, chi fosse quell'inquietante sconosciuto, si erano sentiti rispondere che era la sua guardia del corpo.
Tutti i presenti erano stati concordi nel ritenere che non avrebbero affidato a quella faccia da psicopatico nemmeno il loro pesce rosso, figuriamoci una ragazzina! Eppure nè Walter nè Integra sembravano trovare nulla da ridire su quel ceffo. Anzi, a giudicare da quanto si era sviluppata l'attitudine al comando del Sir Hellsing da quando quel bodyguard era piombato nella sua vita, sembrava che Integra traesse un grande giovamento dagli scontri verbali col suo braccio armato.
La direttrice della scuola terminò la sua presentazione:
- Fate un grande applauso all'ultima classe che si esibirà, signori e signore, perchè hanno deciso di cimentarsi in un'opera titanica: si esibiranno in una rappresentazione teatrale tratta dal romanzo "Dracula", di Bram Stocker! -
Tutte le persone presenti in sala si lanciarono in un caloroso applauso, tutte tranne Walter e Alucard che si scambiarono uno sguardo sbigottito.
Dracula?! Quella era certamente opera di Integra! Ma cosa passava per la testa, a quella ragazzina?
Il sipario si aprì. Apparve una scenografia di cartone dipinto che nelle intenzioni della scolaresca doveva rappresentare l'interno di un castello. La voce narrante - una bambina - si sistemò in un angolo del palco con un microfono in mano, spiegando come e perchè il giovane Jonathan Harker fosse giunto in Transilvania, presso il Conte Dracula. Entrarono così in scena i primi due attori: Jonathan Harker e il Conte.
Integra doveva aver raccolto la sua lunga chioma con un'infinità di fermagli, elastici, forcine e retine per riuscire a calcarsi sulla testa quella parrucca corvina. Ma per quanto la parrucca, l'assenza di occhiali, la maglia e i pantaloni neri e il lungo mantello svolazzante avessero mutato l'aspetto della ragazzina, Walter e Alucard riconobbero subito la loro padrona nelle vesti di Dracula.
Il maggiordomo accolse quella scoperta con sgomento: cosa combinava di Sir Hellsing? Lei che i vampiri doveva combatterli, si metteva a recitare la parte del Nosferatu? Aveva persino i denti finti da vampiro, di quelli che si trovano nei pacchetti delle patatine!
Alucard invece era troppo stupito per poter avere qualsiasi tipo di reazione. Appoggiò i gomiti sulle ginocchia, appoggiò il mento sulle palme delle mani e in quella posizione assistè allo spettacolo con vivo interesse. Svaniti la noia, la fame e il sonno: fosse arrivato anche un terremoto, lui non si sarebbe scollato da quella poltroncina finchè la recita non fosse giunta al termine.
Sul palco si avvicendavano i bambini e le bambine che interpretavano i vari personaggi: le mogli di Dracula, Mina, Lucy e i suoi familiari, Seward, il capitano del Demeter, Renfield, Quincey, Holmwood...tutti indossavano i vestiti più antiquati che erano riusciti a scovare nelle soffitte dei nonni. Le ragazzine indossavano delle camicette dal colletto talmente alto da coprire loro interamente il collo.
Alucard osservava tutto in silenzio e con gli occhi sgranati, come se quella storia gli giungesse completamente nuova e fosse la prima volta che ne sentiva parlare.
Arrivò il momento in cui sul palco rimasero solo il Conte (alias Integra) e Lucy (alias una bambina dai lunghi capelli neri).
Dracula si avvicinò a Lucy, l'abbracciò e prima che la miss avesse il tempo di reagire, il Conte l'aveva già azzannata sul collo.
Il pubblico vide un rosso zampillo alzarsi dalla gola di Lucy. Una sottile inquietudine si impadronì degli spettatori: che effetto speciale di cattivo gusto!
Anche i compagni di Integra e Indira, dietro le quinte, videro quel fiotto vermiglio ma loro, a differenza del pubblico, sapevano che nessun effetto speciale era stato programmato. La sorpresa, unita al realistico rantolo di Indira, produsse nelle loro menti un'unica spiegazione plausibile: Integra aveva azzannato talmente forte il collo della compagna che era arrivata a ferirla. Sì, la stava uccidendo con i denti di plastica trovati in un pacchetto delle patatine! A dodici anni, si può credere a questo ed altro. Una compagna urlò atterrita e subito l'intera classe ne fu contagiata.
Il pubblico in sala udì le strilla dei ragazzini provenire da dietro le quinte. In esse era presente una dose di terrore troppo elevata per essere recitata e dato che i genitori e i nonni, per loro natura, sono infinitamente più apprensivi dei bambini, subito rimasero contagiati anch'essi da quella paura, tanto più che ignoravano di quale materiale fossero fatte le zanne di Integra. Lo schizzo scarlatto fuoriuscito del collo di Indira atterrò sulla perlacea gonna di una nonna seduta in prima fila. L'anziana levò un urlo che conteneva sia disgusto che disappunto (aveva ritirato quella sottana dalla lavanderia proprio quella mattina, che diamine!) e a quel punto fu il caos.
La maggior parte degli adulti presenti in sala si mise ad urlare spaventata. Fra coloro che invece mantennero i nervi saldi, molti impugnarono il cellulare per filmare quella scena truculenta, progettando di ottenere i loro cinque minuti di celebrità inserendo quelle immagini nel proprio account su YouTube.
Walter, con le mani che artigliavano saldamente i braccioli della poltroncina, ribolliva d'ira per la stupidità dei genitori e dei nonni presenti in sala, caduti in un trucco tanto banale, ma ancor di più era imbestialito per la condotta di Integra. Non bastava che la ragazzina avesse infangato la memoria di generazioni di antenati dedicatesi all'onesto lavoro di sterminatori di vampiri, travestendosi da Conte Dracula. No, doveva in sovrappiù umiliare la nobiltà del suo sangue con quello scherzo degno di una plebea, di una popolana, di un'appartenente alla classe lavoratrice! Il maggiordomo, indignato, si ripromise di sculacciare Integra non appena fossero giunti a casa.
Alucard, dal canto suo, di fronte al doppio spettacolo fornito dalla sua master e dalla reazione del pubblico, si era limitato a spalancare la bocca in una grande " OH! " di sorpresa, senza però emettere alcun suono.
Indira, con la testa arrovesciata e gli occhi chiusi, udì levarsi aldisopra di quel pandemonio le voci dei suoi genitori che chiamavano il suo nome atterriti. La ragazzina sentì stringersi il cuore dalla pena e mandando al diavolo la recita e il realismo del momento, si svincolò dalle braccia di Integra. Corse sul bordo del palco, dove tutti gli adulti potessero vederla e rendersi conto che era ancora viva e vegeta, e con quanto fiato aveva in corpo urlò:
- E' solo un trucco! Solo un trucco! Calmatevi! Non mi sono fatta nulla! -
Ma dato che i genitori e i nonni, per loro natura, sono infinitamente più caciaroni dei ragazzini, molti continuarono a strillare ignorando Indira. Integra si affiancò alla compagna, per gridare anche lei:
- E' solo un trucco! Sono denti di plastica! Li ho trovati nelle patatine! -
Occorse un minuto prima che i ragazzini dietro le quinte e gli adulti in platea riuscissero a far silenzio. A quel punto, sulle due piccole attrici si concentrarono tutti gli sguardi dei presenti e non ce n'era uno che fosse benevolo. Erano occhi colmi di stupore, biasimo e irritazione; come avevano osato far spaventare così tutti quanti? I più indignati di tutti erano i bravi papà e le brave mamme che avevano filmato tutta la scena col telefonino e adesso vedevano sfumare la loro occasione di diventare celebri per soli cinque, fottutissimi, minuti.
Le due ragazzine, col cuore in gola, si strinsero la mano. Non avevano immaginato una simile reazione.
Avevano sperato di suscitare paura, non panico. Avevano sperato che superato lo stupore iniziale, il pubblico avrebbe mostrato il suo apprezzamento per quella scena così realistica con uno scroscio di applausi. Non avevano preventivato di ritrovarsi ad affrontare gli sguardi ostili di oltre trecento persone.
In quel silenzio di tomba, una figura si alzò di scatto dall'ultima fila e applaudendo forsennatamente, con quanto fiato aveva nei polmoni gridò:
- BRAVA MASTER! -
Le teste di tutti i presenti si voltarono verso l'invasato che batteva le mani con una foga tale che pareva dovesse spellarsele.
Era Alucard, col volto raggiante, un sorriso che andava da un orecchio all'altro e il petto traboccante d'orgoglio per l'esibizione della sua signora.
Alucard era uno, ma applaudiva con tanto entusiasmo da fare la stessa confusione di cento persone e Integra e Indira si sentirono confortate e soddisfatte.
Fra i genitori e i nonni, molti si erano voltati con l'intenzione di rimproverare l'incosciente che approvava lo spettacolo di dubbio gusto inscenato da quelle due incoscienti ma dopo aver notato quant'era alto Alucard, e quanto fosse grande e grosso e larghe le sue spalle, decisero che forse era più salutare tacere. Qualche adulto si lasciò addirittura contagiare da tanto calore e cominciò a battere svogliatamente le mani. Lentamente, un applauso incerto e dubbioso si propagò fra tutti i presenti, crescendo gradualmente di intesità. Integra e Indira sentirono i loro piccoli petti gonfiarsi di gioia. Sir Hellsing pensò che i vincitori dell'Oscar dovevano certo sentirsi come lei in questo momento e si inchinò per ringraziare il gentile pubblico.
Solo due persone, nella sala, non si unirono all'applauso.
Una era Walter che, sprofondato nella poltrona dall'imbarazzo causato dalla recita di Integra e dall'applauso di Alucard, cercava di sparire dalla vista dei presenti, domandandosi con che faccia sarebbe uscito da quel teatro.
L'altra era la vicina di poltrona del vampiro, l'orgogliosa madre di una cantante di gospel, di un ballerino di hip-hop e di una suonatrice di flauto traverso, che guardava allibita il Nosferatu chiedendosi come ci si potesse ritenere soddisfatti di una simile recita.
Alucard si accorse di quegli occhi stupefatti su di lui. Smise di applaudire e si volse verso la donna. Indicando Integra, annunciò trepidante:
- Vede la ragazzina sul palco? Non quella con la gonna, quella vestita da Dracula. Ecco, quella è la mia master! -


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Ho tratto l'ispirazione per la recita di Integra e Indira dal film "La Famiglia Addams", in cui Mercoledì e suo fratello terrorizzano i poveri spettatori con una sceneggiata molto più truculenta di quella ideata da Sir Hellsing.
I genitori che filmano tutto col cellulare per metterlo su internet sono un "falso storico": Integra avrà avuto 12 anni fra la fine degli anni '80 e gli inizi degli anni'90, epoca in cui la maggior parte della gente non sapeva nemmeno cosa fosse internet e il cellulare si usava solo per telefonare, dato che era sprovvisto di qualsiasi altro accessorio, fotocamera inclusa. A me però è piaciuto alterare la linea del tempo per inserire questo frammento di cinismo.

     


                     





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