FanFiction Digimon | The gift di HikariKanna | FanFiction Zone

 

  The gift

         

 

  

  

  

  

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di HikariKanna 

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Sezione:

Anime e MangaDigimon

Genere:

Romantico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo unico 

[...]Sono stata la digiprescelta dell'amore, con Biyomon pensavo di aver finalmente compreso cosa significasse la mia digipietra...E mi sfuggiva il senso più profondo di questo sentimento. Ho quattordici anni, e mi sembra di patire cose molto più grandi d...


  

The gift

Apro il portamonete per l'ennesima volta.
Sospiro.
Decisamente, desiderare che sia pieno, anche con tutte le mie forze, non risolve il problema.
Mi sfrego gli occhi, cerco di pensare ad un modo per aggirare l'assurdo divieto di mia madre.
“Mamma! Posso avere la paghetta?”
“Sora! Te l'ho già anticipata di due settimane!”
Il dialogo, troncato di netto da lei, mi ronza in testa minaccioso. Lei fa sempre così, non ti ascolta mai, per le cose che ritiene stupide e irragionevoli. Ossia il novanta per cento dei miei argomenti.
Ma insomma, non capisce che è Natale?
E per di più non è un Natale qualsiasi. È il Natale, sarà il momento prescelto, magari diventerà il momento più bello della mia vita e...
Ok. Pensiamo a superare questo infinitesimale, trascurabilissimo dettaglio. Lo sporco danaro.
Comunque, devo smetterla di dare ascolto a Mimi. Facile per lei dispensare consigli oltreoceano.
Mi stringo al cuscino, affogandovi il viso. Vorrei che Natale fosse già passato. Tanto più che non sono cristiana, la mia non è neanche un'attesa di fede.
O meglio, non di fede religiosa, bensì romantica. Quell'angoscia di chi è nel dubbio.
Vorrei solo svegliarmi a Capodanno, quando già gli avrò detto tutto. Se avrò mai il coraggio di dirgli tutto. Deglutisco. Mamma s'è insospettita...Natale qui in Giappone è una festa da innamorati, tu a chi devi fare un regalo?
Ho provato a balbettare che volevo fare un pensierino a Mimi, perché negli Stati Uniti si usa così, e a Taichi, dato che è il mio migliore amico.
Ma...
Yamato.
Questo nome non mi abbandona più da molti mesi. Non so quando è successo. All'improvviso, è come se mi fossi trovata spaccata in due, è come se avessi realizzato di sentirmi incompleta e che solo lui poteva sanare questa ferita. Non è successo niente, eppure la mia condizione di pace con me stessa, ottenuta dopo tante tribolazioni da Digiworld, è...
È la storia più banale del mondo, lei il maschiaccio acido e poco aggraziato. Lui il cuore di ghiaccio che aspettava solo di trovare qualche coraggioso che volesse scaldarlo.
E io, io credo di...
Nella mia superbia, io credo di essermi avvicinata a lui. Aveva il cuore di ghiaccio, ma io mi sono scottata. Così tanto che a volte persino mangiare mi sembra una cosa stupida, se non c'è lui. E poi mi sento stupida io.
Sono stata la digiprescelta dell'amore, con Biyomon pensavo di aver finalmente compreso cosa significasse la mia digipietra...E mi sfuggiva il senso più profondo di questo sentimento.
Ho quattordici anni, e mi sembra di patire cose molto più grandi di me.
Quando vedo Yamato, il mio sorriso è più largo della mia bocca, la mia voce è più alta di un'ottava al punto che le mie corde vocali non mi sopportano più, il mio cuore, che ha vissuto indisturbato per quasi tre lustri, d'un tratto sembra non accontentarsi più del mio petto.
Ho cercato il regalo perfetto per mesi, me ne preoccupo dal mio compleanno, e sono nata in estate.
L'idea me l'ha data Takeru. Mi ha detto di fargli un regalo il più personale possibile, non una cosa costosa o chissà che, ma qualcosa che viene dal cuore. Anche se Takeru non sa che lui non ha bisogno di qualcosa che venga dal mio cuore, perché lui ha il mio cuore.
Arrossisco violentemente.
Come ha fatto Mimi a convincermi di dichiararmi a Natale?
Dichiararmi.
Oh Kami.

Giusto per non farmi mancare niente, oltre ad essere personale, il mio regalo è anche un tantino costoso. Non in generale, ma per una quattordicenne che vive di una misera paghetta settimanale sì, eccome.
In realtà, non è nemmeno così personale.
Semplicemente perché non c'è nulla che leghi solo me e lui. È il motivo per cui sono così sfiduciata e insicura...Io e Taichi abbiamo miliardi di ricordi, dalle partite che finivano puntualmente nel fango ai pomeriggi caratterizzati da cioccolate calde, ricordi che Digiworld ha solo ampliato.
Ma io e Yamato...
Sospiro di nuovo. Basta!
Sono arrivata al negozio di articoli musicali.
La musica mi è sempre piaciuta, ma sono negata sia per il canto sia per il maneggiare strumenti. L'ho sempre ammirata da lontano, senza mai entrarci veramente.
Come lui.
Da quando l'ho guardato davvero per la prima volta, da quando ho compreso che non era solo il ragazzo scontroso che voleva apparire, ho preso a rispettarlo, a interrogarmi su cosa lo rendesse così diverso. E questa curiosità è lentamente sfociata in qualcosa di ben più radicato.
Yamato per me è come la musica, e quando ha dichiarato che voleva diventare il vocalist di una band, io me ne sono stupita solo in parte, deliziandomi di aver segretamente anticipato le sue mosse. Lui è come un'emozione di cui non conosco l'origine...e, come sempre, mi angustia non sapere esattamente a cosa vado incontro.
Eccolo lì.
L'astuccio perfetto per la sua armonica, illuminato da un cono di luce artificiale.
Takeru mi ha detto che Yamato adora questo negozio di musica e che, ogni volta che vi si recano insieme, Yamato si sofferma su quell'astuccio, ritrovando con la mente la compagna di tante avventure.
Ecco perché questo dell'armonica non è un pensiero originale.
Lui assocerà sempre la sua armonica ai suoi genitori, che gliel'hanno regalata, al suo primo e timido approccio alla musica, ai canti solitari di Digiworld...Mai a me.
Però, è quanto di più personale possa fargli. Regalargli un orologio, una maglietta, un portachiavi, sarebbe così impersonale. Così commerciale.
Vorrei che, anche se mi dovesse respingere, si ricordasse di me, ogni volta che aprirà quell'astuccio. Vorrei essere in quel campo di ricordi che appartengono esclusivamente a lui, vorrei semplicemente far parte dei suoi ricordi. È sbagliato, forse? Tutto, pur di non passare inosservata, anche subire la cocente delusione del rifiuto.

“Sora, sei sempre più distratta ultimamente. Mancava poco che facessi autogol!”
La voce di Taichi mi arriva distante, mentre mi slaccio le scarpe e le butto nel borsone, sempre più sformato.
“Ma si può sapere che hai?”
Mi posa gentilmente una mano sulla spalla, ma mi fa sobbalzare.
“Taichi! Non farlo così all'improvviso!”
Lui mi guarda come si guarda un folle. “Scusa” borbotta, non capendo cos'ha fatto, perché non ha fatto niente.
“Girati!”gli ordino perentoria. Gli altri se ne sono andati, e io mi devo cambiare. Sono l'unica ragazza rimasta, e a volte vorrei andarmene, provare cose più...femminili, ecco.
Taichi si gratta la testa. “Posso voltarmi, adesso?”
“Sì, sì, tanto la doccia me la faccio a casa”sorrido. Loro non si fanno problemi a comparirmi seminudi, in spogliatoio. Questa prassi, per quanto abituale, sta diventando stranamente insostenibile, adesso che il mio corpo ha deciso di mostrare che sono una ragazza.
Ma adoro il calcio; ho lottato tanto con mia madre per poter rimanere qui!

Ho provato anche a telefonare a papà a Kyoto, ma niente. Tornerà solo per Capodanno, perciò lui non mi può passare di straforo nemmeno uno spicciolo. Fortuna che non mi ha chiesto spiegazioni.
Non posso neppure chiedere un prestito a Taichi, quell'astuccio-e a questo punto non oso immaginare l'armonica in sé- costa più di duemila yen.
Ho assoluto bisogno di Mimi.
Lì adesso sarà domenica mattina, speriamo sia sveglia.
Afferro il telefono con uno scatto, componendo il prefisso internazionale e tutto. I miei mi ammazzeranno per la bolletta, ma capiranno il dramma di avere una migliore amica a miglia e miglia di distanza.
Naturalmente, Mimi non è affatto sveglia. O meglio, non lo era fino a tre secondi fa; lo capisco dalla voce impastata a cui tenta di conferire un tono incuriosito e dolce.
“Stavi dormendo?”
“Se proprio vuoi sapere la verità, sì, ma dimmi”
Reprime a fatica un grosso sbadiglio.
“Mimi...”
“Ti sei dichiarata a Yamato prima del previsto??”chiede, con un repentino scatto di lucidità.
“Ma no!”
“Se mi hai chiamato a quest'ora per chiedermi come stessi, ti rispondo 'bene' e chiudo!”
“No, Mimi, devo dirti una cosa importante...”
Attorciglio il filo del telefono al dito, nervosa.
“Ho trovato il regalo per Yamato, ecco.”
“Uh! Cosa, cosa?”
“Beh...Dimmi sinceramente cosa ne pensi, eh!”
“Sora, muoviti, ho bisogno del mio sonno di bellezza!”
“D'accordo”replico, lentamente, chiedendomi se forse non sia il caso di sottopormi anch'io a un ristoratore sonno. “Si tratterebbe di un astuccio per l'armonica, sai, se l'è sempre portata dietro così, e chissà quanto si sarà graffiata!”
Ho tirato fuori l'ultimo periodo tutto d'un fiato, e attendo speranzosa l'intervento di Mimi.
“Credo sia un'idea dolcissima!”
Sento il sollievo inondarmi e riscaldarmi di nuovo.
“Mimi, non lo dici solo per farmi piacere, vero?”
“Sora”riesco a capire che s'è quasi offesa “Mi conosci. Non esiterei a dirtelo, se fosse una pessima idea. Ma trovo che...Ecco, sono certa che a Yamato piacerebbe moltissimo. Anche se sono sicura che lui non sia un tipo così materiale, e che accetterebbe qualunque cosa da parte tua.”
Arrossisco fino alla punta dei capelli.
“Vorrei tanto fosse così.”
“Vedrai se non ho ragione.”
Visto? Ecco perché è la mia migliore amica.
Continua: “Comunque, hai il mio beneplacito, posso tornare a dormire?”
“NO! Il vero problema si pone adesso!”
“Che altro c'è?”
“Costa più di duemila yen”
“Oh”
Potrei quasi sentire la mente di Mimi lavorare febbrilmente per cercare di capire a fondo il problema.
“Scommetto che hai finito la paghetta!”
“Centro!”esclamo disperata.
“Io ormai uso solo i dollari, a convertirli e inviarli si perderebbero sicuramente...”si unisce al senso di impotenza che mi assale.
“Credo che ci sia solo una cosa da fare” decide. “Devi provare a vendere qualcosa.”
Mi siedo sul bordo del letto, lisciando nervosamente le pieghe della coperta.
“Ma cosa? Le mie bambole le abbiamo già date via, così come tutti i miei vecchi giocattoli!”
“Dai, ci sarà pur qualcosa che non vuoi più utilizzare, no?”
Il mio sguardo cade sul borsone quasi distrutto.
Sarebbe l'unica soluzione. Vendere il mio completo da calcio. Le mie scarpe no, quelle le posso sempre usare.
Ma vendere il completo significherebbe...
“Sora, ci sei?!”
“Mimi...Forse ho trovato.”

Figurarsi se, in periodo natalizio, mettono saldi o affini.
Non so quanto sia stato produttivo telefonare a Mimi, domenica...
Mi sto tormentando da circa mezzora, sempre al solito negozio. L'astuccio è ancora lì, il prezzo anche.
“Sora!Non sapevo che fossi interessata di musica”
Giuro che mi è mancato un paio di battiti.
Yamato.
Con quel suo ciuffo ribelle, con quella camicia un po' aperta, con quel suo mezzo sorriso dolce che rivolge a pochi.
“Ehi”rispondo flebilmente. “Stavo giusto...facendo un giro”
“Sei appena tornata dagli allenamenti?”
Ho con me il borsone, al cui interno ho riposto il completo. Rispondo di sì in automatico, ma in realtà la situazione è ben diversa. Ieri ho trovato un negozio che sarebbe pronto a recuperare il mio completino usato per duemilacinquecento yen, ma non ho ancora trovato il coraggio di andarci.
Forse Yamato è un segno.
Sì, sì che è un segno, quando m'invita a entrare con lui, quando noto i suoi occhi brillare dinanzi alle nuove chitarre e ai nuovi strumenti e, sì, davanti all'astuccio.
“Ne è passato di tempo, da quando l'armonica era la tua unica compagna”
“Il grande amore della mia vita”mormora Yamato, guardandomi.
Quanto sono stupida, a sentirmi gelosa di un oggetto?
“L'hai tradita per la chitarra e la celebrità”
Ride. Ha riso a una mia battuta. Ha riso per me.
“Che sporco voltafaccia, non so davvero come tu faccia a parlarmi.”
Rido anche io. Adesso sono stranamente rilassata. Come se ridere e scherzare con Yamato fosse ciò che mi riesce meglio.
“Ti capita ancora di essere nervoso prima di un concerto?”
Lui fa spallucce.
“Certo, ma ho superato l'angoscia dei primi tempi. È quasi peggio di essere innamorati!”
S'interrompe, come se avesse detto troppo.
Come sarebbe a dire, quasi peggio di essere innamorati?
Fantastico.
È innamorato, o lo è stato.
“Almeno credo”aggiunge in fretta.
Ah, ecco. Parla per luoghi comuni, per sentito dire, grazie al cielo. Mio malgrado, resta una leggera nausea alla bocca dello stomaco.
“Non è un po' distrutto?”
Indica il borsone.
“Ah, sì, credo che lo dovrei cambiare.”
Anzi, buttare, visto che sto per gettare alle ortiche il calcio.
Yamato accenna il sorriso, ma quando vede l'ora mormora un'imprecazione e vola via, corre quasi quanto il mio cuore.

Ho sempre pensato che essere un digimon sia infinitamente più piacevole. Loro, quando devolvono, affrontano una situazione temporanea. Non cambiano mai. Possono avanzare di livello, e poi tornare indietro.
Per noi umani non è affatto così, e quando vedo la confezione regalo nelle mie dita, tremo, sapendo che non potrò più essere la vecchia me stessa.
Sarebbe da sciocchi affermare che non ho avuto ripensamenti, nel vendere il completo e intascare i duemilacinquecento yen. Gioco a calcio da anni, penso a Yamato da molto meno. Eppure, il calcio non mi ha mai preso quanto lui. E non sarei la Sora Takenouchi di adesso se non avessi imparato a seguire le emozioni. Yamato è diventato il metro su cui misuro la giornata, e poco importa se la cosa non mi piace. Se non lo vedo, se mi parla per poco, se è arrabbiato o triste per qualunque motivo, la mia giornata è puntualmente destinata alla cupezza. Se invece sorride, mi accompagna a casa, mi parla, ecco che quei momenti finiscono nel mio archivio mentale di momenti che mi fanno solo battere il cuore.
Ho sempre odiato i cambiamenti. Quand'ero bambina, strepitai quando mio padre fu costretto a lavorare prevalentemente a Kyoto, perché sapevo che, inevitabilmente, qualcosa sarebbe cambiato. Così è anche adesso: ho abbandonato una delle mie certezze e passioni che credevo eterne, per una tachicardia continua.

Se il mio borsone avesse gli occhi, so che mi fisserebbe con disapprovazione dall'angolo in cui è stato relegato. Ho inventato per mamma una pausa natalizia negli avvenimenti, con l'avvento del nuovo anno e l'aiuto di papà le comunicherò, con sua grande gioia, che non voglio più giocare a calcio. So bene che potrebbero tranquillamente comprarmi un nuovo completo, ma la mia scelta ha radici ben più profonde. Sento che è nata una nuova Sora Takenouchi, che non vuole dimenticare ciò che è stata, ma semplicemente andare avanti. Possibilmente con una persona ben precisa accanto.
Il mio cellulare trilla, togliendomi alla prova delle frasi da usare con mia madre.
È Hikari, dice che ha una sorpresa per tutti noi.

Abbraccio Biyomon, incredula, e sono così vicina a Yamato.
La nuova guardia di prescegliendoti- Hikari e Takeru, che ora si sorridono complici, in primis- ha avuto un'ottima idea! Non regali di Natale inutili e urlanti 'consumismo' da ogni dove, ma i nostri digimon.
“Sora!”
Biyomon, la mia piccola Biyomon, mi stritola.
Sento anche la voce profonda di Yamato commossa. “Gabumon...”
È una dolce sensazione, sapere di essere accomunati dallo stesso sentimento.
Hikari mi sorride.
“Così non sei l'unica a fare regali di Natale!”sussurra.
Sbianco.
“Come...”
“Takeru”afferma con semplicità. “Ha capito che cercavi un regalo per Yamato, ma, tranquilla, mio fratello non saprà niente finché non glielo vorrai dire tu.”
Sospiro di sollievo.
“Takeru ha decisamente affinato il proprio spirito d'osservazione”
Hikari annuisce, velando di dolcezza il proprio sì, voltandosi a sorridere al suo migliore amico, che non le ha mai staccato gli occhi di dosso da quando sono qui.

“Sora, Sora, Sora, cos'è?”
Biyomon becca ripetutamente la confezione regalo per Yamato, curiosa.
“BIYOMON! È un pacco regalo!”
Ma a Digiworld non esistono i regali, come posso biasimarla?
Mi fissa con i suoi occhioni blu sgranati.
“Vedi, un regalo è quando vuoi dare qualcosa a una persona, e non ti aspetti niente in cambio. Di solito, si dona quando si compiono gli anni, o in occasioni speciali.”
“E questa è un'occasione speciale?”
“Direi di sì”
Mi tormento le dita, nervosa.
“Per chi è?”
“Yamato”mormoro.
Biyomon inclina leggermente la testa.
“Yamato? Perché?”
Sbuffo, trattenendo una risata nervosa.
“Mi piace...e tanto”aggiungo, imporporandomi.
Biyomon s'intristisce.
“Io non ho mai avuto regali da te. Io non ti piaccio?”
Oh. Che stupida. Sospiro. “Biyomon...”
L'abbraccio.
“È un concetto molto diverso di 'piacere'. Io ti adoro, piccolina”la vedo illuminarsi e ricambiare la stretta “...ma...credo che sia questo l'amore, Biyomon. Quello che sento per Yamato. Tu mi hai fatto capire quanto bene può volere incondizionatamente qualcuno, e solo adesso lo provo realmente.”
Lei mi accarezza la testa con un'ala. “Se vuoi bene a Yamato la metà di quanto io ti voglio bene, è veramente tanto.”
“Oh, Biyomon, è molto, molto di più.” Me lo conferma il battito impazzito del mio cuore, se anche solo ci penso.
“Quindi...”Credo quasi di vedere il suo cervellino che lavora. “Tu gli fai un regalo perché gli vuoi bene!”
“Esatto” rispondo, fiera di lei. “E anche perché capisca quanto.”
“Oh”fa lei, soppesando le mie parole. “Non sa che tu gli vuoi bene?”
“Biyomon, le cose sono un po' più complicate. Domani lui avrà un concerto, e io vorrei proprio...Vorrei proprio dirgli quanto mi piace.”
“E poi?”
“E poi cosa?”
Vedo la fronte di Biyomon aggrottarsi.
“Voglio dire, una volta che gliel'hai detto, che succede?”
Tasto dolente.
“Se lui non mi vuole bene, niente. Morirò di vergogna e non riuscirò più a guardarlo in faccia per un po'.”
Non voglio nemmeno pensarci.
“Non si può non voler bene a Sora. Yamato è molto fortunato.”
“Tu sei un tantino di parte.”rido sommessamente. “ E se invece...se invece dovesse...”
Troppo bello per essere vero. Non lo dico nemmeno, perché, a dirle, le cose belle non si avverano.(*)
“Beh, lo sai.”
Ma è ovvio che Biyomon non lo sa. Lo leggo nei suoi occhi interrogativi.
“Ok. E poi...Usciremmo insieme, e, sai...Oh, saremmo fidanzati!”sbotto, bordeaux.
Dimenticavo che non esiste il concetto di fidanzamento a Digiworld.
“E questa è una buona cosa?”
“Certo che lo è!”
Biyomon sorride. “Allora domani Sora sarà fidanzata!”
Sorrido mestamente. “Non volare troppo con la fantasia”
“Certo che lo sarai! Altrimenti, non parlerò mai più a Gabumon!”

Qualche congiura astrale mi ha portato qui. Congiura che porta, casualmente, la firma di Mimi e la zampata di Biyomon. Stringo il pacchetto con malcelata attesa e impazienza, e tuttavia troppo poca audacia per varcare la soglia.
“Dai, Sora, entra!”
“La fai facile, tu!”sbotto all'indirizzo di una Biyomon terrorizzata per i miei continui sbalzi d'umore, quest'oggi.
“Se vuoi bene a una persona, glielo devi dire!”cinguetta sicura lei, spingendomi col becco verso la porta.
Quanto vorrei ragionare con la sua linearità, esprimere tutti i miei sentimenti.
E invece...
“Sora?”
Mi blocco.
Questa proprio non è la voce maschile che dovrei sentire adesso.
“Taichi...”
Mi volto verso di lui, sentendomi una ladra. Evito l'argomento calcio da giorni, persino a scuola. Evito Taichi, a dirla tutta. Forse, anche per Yamato.
“Che ci fai qui?”
Ma Taichi è pur sempre Taichi, il mio migliore amico che non si fa mai problemi né porta mai rancore. Eppure, vedo la serie di domande che gli serpeggia in testa. Perché sei qui da Yamato, perché sei così tesa, perché hai un pacco con te, perché non mi parli più?
“Volevo...”
“Scommetto che sei qui anche tu per augurare buona fortuna a Yamato!”
Come fa a capire sempre quando non riesco ad esprimermi chiaramente? Come fa a giustificarmi, difendermi, trarmi sempre d'impaccio?
Se penso a quanto lo sto prendendo in giro...
“S-sì”
“Sora”
Eccolo. Quel tono che da uno come Taichi non ti aspetteresti mai. Quello serio, grave, pacato. Non da Taichi, no.
“Ti sei ritirata, non giocherai più a calcio, non è così?”
Non ce la faccio, non ce la faccio, non ce la faccio a sostenere il suo sguardo, seppure dolce e comprensivo.
Annuisco debolmente.
Sospira rumorosamente.
“Avevo intuito che qualcosa non andava, già da un po'.”
“Cosa...”
No, non è possibile. Me l'avrebbe fatto notare, se avesse compreso qualcosa. Da quando è sveglio, lui?
Mi poggia deciso una mano sulla spalla.
Non mi può guardare così. Non è Taichi, quale alieno l'ha rapito?
“Ricordati, sono il tuo migliore amico. E sono cresciuto un po' anche io. Ora vai!”
Mi spinge, aiutato da Biyomon ed Agumon.
“Ma...Taichi, io...”
“Credo di aver capito, adesso vai.”
Quello sguardo così triste e rassegnato non è, no, di Taichi.

Mi hanno fatto passare. Ok, ci siamo quasi. Hanno cacciato via qualche fan insistente e sfegatata-la sorella di Daisuke mi ha veramente messo paura!-, e adesso io osservo Yamato ripetere un paio di accordi.
Non ci riesco...
Non vedo l'armonica, fedele talismano. Questo non fa che aumentarmi l'ansia.
“Sora!”
La sua voce è calda, malgrado sia tesa. Io rimango sullo stipite della porta, terrorizzata.
“Dai, entra. Nel corridoio si congela.”
Deglutisco, mentre lui si alza a chiudere la porta.
Oh. Soli.
No, no, no. No!
“Siediti, dai. Manca ancora mezzora al concerto. Sembra quasi che sia tu in ansia da palcoscenico.”
Sorride. Mi sorride.
Yamato mi fissa stranito. S'è mai visto che io non parli e lui mi sproni a tirar fuori le parole?
“Che hai?”
“Niente!”irrompo in uno strilletto isterico.
Lui aggrotta le sopracciglia. “Non sei mai venuta dietro le quinte prima di un mio concerto.”
Perché, perché anziché come una semplice constatazione questa mi suona come un rimprovero, o meglio una triste presa di coscienza?
“Lo so...Volevo...darti una cosa.”
Tremo, mentre gli porgo il pacchetto. Confido in qualche divinità che Takeru avesse ragione.
Sul suo viso, concentrato a non strappare la carta del tutto, leggo espressioni diverse.
Sorpresa. Stupore. Gioia. Uno strano lampo di tristezza.
Emozione.
Quando rialza lo sguardo, paralizza completamente il mio. Sono completamente avvinta dall'azzurro cielo dei suoi occhi perfetti.
“Sora...”
Maneggia l'astuccio. Tira fuori l'armonica, dimmi che calza a pennello, ti prego!
“Sora”ripete, commosso. “Perché?”
Ho perso infiniti battiti.
Perché?
Come te lo spiego, Yamato?
Come faccio a condensare quello che provo? È amore? A me sembra una forza che racchiude il mondo intero in sé.
Gesticolo nervosamente, ma non riesco a metter su una risposta.
Dolcemente, mi prende per mano. Si sentono i calli dovuti alla chitarra, ma la sua mano è morbidissima.
Mi fa alzare, conducendomi in un angolo della stanza.
Lo sento turbato, e parecchio. Dove ho sbagliato? Non capisco dove voglia andare a parare.
C'è un grosso pacco, che non sembra contenere strumenti e affini.
“Aprilo”mi esorta, con un fil di voce.
C'è qualcosa, nel suo sguardo, che mi invita a pensare che, nonostante possa sembrare che stia facendo una cosa di per sé poco nobile o straordinaria, in realtà stia compiendo un grosso passo.
Scarto incurante la confezione, in ginocchio, immemore della perizia di Yamato nell'aprire il mio dono. E pensare che dovrebbe essere il sesso femminile quello più aggraziato.
Estraggo da scatole, libero da cellophane il contenuto della scatola.
Non può essere.
“Un borsone nuovo?”chiedo, incerta.
Eh sì. Un borsone rosso fiammante.
Però! Non pensavo che Yamato si potesse dare anche allo sport...
Eppure, ho come la netta sensazione che questo non sia un borsone appartenente a lui.
Yamato è in piedi dietro di me, il viso stretto in una strana smorfia.
Sono la maschera della meraviglia, quando mi volto verso di lui.
“Che...che significa?”
“Il mio regalo di Natale per te.”
Lapidario e con voce malferma.
Non colgo subito il significato delle parole, ma appena mi arriva tutto insieme, i miei muscoli si distendono istantaneamente, specialmente qualche facciali. Mi ha fatto un regalo di Natale. E si sa che in Giappone il Natale è una festa da...
OH!
Non può essere vero.
Non un borsone nuovo da calcio, non ora che ho deciso di lasciare il calcio.
Mi alzo, sempre più tremante.
“Mi hai fatto un regalo di Natale?”chiedo, quasi sperando di sentir confermare le mie teorie. Dimmi che è uno scherzo, non puoi essere stato così attento ai miei bisogni e sapere che il mio borsone vecchio stava andando in pezzi.
Yamato fa sparire un pezzo di cellophane rimasto tra i miei capelli, indugiando con la mano.
“Anche tu”
“Sì, sì, ma io credevo che tu...insomma, io non speravo che...”
Momento dislessia in atto. È inevitabile, a questi centimetri di distanza.
Mi ha fatto un regalo.
Yamato Ishida. Regalo. Fatico ancora a mettere queste tre parole insieme nella stessa frase, persino nella mia mente e...
E mi bacia.
Il mio primo bacio. Yamato. Ancora, non riesco a concepirli come entità unica in me.
Sto dando il mio primo bacio a Yamato...!
Credo di stare per scoppiare dall'euforia. Su, Biyomon, svegliami con un colpo d'ala e dimmi che non è vero. Dai, che aspetti? Non m'illudere, non mi far continuare il sogno, perché poi diventa tanto peggio.
Ma Biyomon è rimasta fuori con Gabumon, e io stringo la mano di Yamato, scesa lungo la mia guancia.
Ho quasi paura di riaprire gli occhi, ora che l'incanto è terminato.
Sento il sorriso dubbioso di Yamato.
Sgrano gli occhi. Non è un sogno. NON È UN SOGNO! Kami...
Sento un'energia incredibile fluirmi dentro, e scoppierei a ridere e a piangere nello stesso momento. Ma tutto quello che riesco a fare è contemplare Yamato.
Ma lui è distante.
Ecco. S'è già pentito.
Mi lascia la mano, sorridendo sarcastico.
Che diavolo...?
“Sai, è davvero buffo.”
“Cosa?”chiedo, avvicinandomi a lui.
Appoggio il capo sulle sue spalle.
“Credo di amarti”
“E che c'è di buffo in questo?”rispondo. “Anch'io ti amo!”
Mi porto le mani alla bocca.
Devo essere impazzita.
Gli ho detto che lo amo?!
Yamato si volta, stringendomi tra le sue braccia. Nella mia vita precedente, devo essere stata molto buona.
“Non trovo buffo questo”rettifica, baciandomi i capelli.
Continua a ridere, ma è un riso nervoso, a scatti, incredulo.
“Sono i miei capelli, vero?”
S'interrompe di colpo. “Cos'hanno che non vanno i tuoi capelli?”
“Hanno un colore improbabile e non sono lunghi?”
Yamato mi bacia la fronte, stringendomi ancora di più.
“Rispecchiano la tua personalità vivace e pratica.”
Nessuno me l'aveva mai detto.
Nessuno mi aveva mai provocato queste emozioni.
“E allora perché ridi così tanto?”
Mi accarezza la guancia, allontanandosi un po'.
Mi sussurra, a due centimetri dalle mie labbra: “C'è che, per comprarti il borsone, ho venduto l'armonica.”
Chiudo gli occhi.
COSA?
Mi mordo un labbro.
“Hai venduto la tua armonica?”
Yamato annuisce lentamente. “Era vecchia, oramai.”
“Ma...Ma non è buffo, Yamato. Perché lo hai fatto?”
“Credo sia il motivo di guardare avanti. È stata parte di me, e rimarrà nei miei ricordi. Ma oramai era inutilizzabile, e volevo comprarti il borsone.”
Scoppio in lacrime, non riesco davvero a trattenermi.
“Sora!”
Mi abbraccia, preoccupato.
“Non è davvero il caso di piangere così per la mia vecchia armonica!”
“Non è solo per quello...”singhiozzo, tuttavia beandomi della sensazione di stare tra le sue braccia.
“C'è che ho venduto il mio completo sportivo e deciso di abbandonare il calcio, per comprarti l'astuccio.”
Yamato mi guarda sconcertato.
“Ma tu sei completamente...”
“Hai fatto lo stesso per me”mormoro, felice e triste insieme.
“Insieme.”rimarca Yamato, ancora scosso.
Insieme. Suona bene se include me e Yamato.
“Che coppia di imbranati!”rido, pensando al possibile futuro del borsone. Magari mi metto a giocare a tennis. Lui mi blocca solo con la forza del suo sguardo, sistemandomi una ciocca di capelli.
“Buon Natale, Sora.”
E mi bacia ancora, e ancora.



(*) Hemingway
2000 yen sono circa 17, 50 €.
Bene! Raramente resisto alla tentazione di fare capitoli o, come in questo caso, storie natalizie :) Così, eccomi qui, con una Sorato ^^ Diciamo che è una rivisitazione della puntata 38, anche se per me Sora89 ha colto alla grande come sono andati in realtà gli avvenimenti, quella sera, per i nostri beniamini Sora e Yamato ^_^
A Padme, anche se betare le sorato per lei è una tortura, Sora89 (te l'avevo detto che non era finita ^^) e a tutti coloro che leggeranno questa storia, buon Natale! *_*
HikariKanna

     


                     





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