FanFiction City Hunter | Eredita' d'amore di k66 | FanFiction Zone

 

  Eredita' d'amore

         

 

  

  

  

  

Eredita' d'amore ●●●●● (Letta 23834 volte)

di k66 

33 capitoli (conclusa) - 207 commenti - 33 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaCity Hunter

Genere:

Drammatico - Romantico - Umoristico - Altro

Annotazioni:

AU

Protagonisti:

Ryo Saeba - Kaori Makimura - Mick Angel - Rose Mary Moon

Coppie:

Ryo Saeba/Kaori Makimura (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 1 - L'assistente perfetta 

Ciao ragazze, ho una nuova ff da sottoporvi, siete pronte? ^__^ Questa ff è una AU, e se devo essere sincera, non ha un’ispirazione particolarmente originale…ci sono decine, anzi centinaia di romanzi rosa che hanno una trama simile, però


  


mi piaceva lo stesso l’idea di calare i nostri beniamini in questa situazione, anche se per farlo mi sono presa qualche libertà sulle loro personalità. Abbiate pazienza, ma dopo essere stata “imbrigliata” così strettamente per scrivere la crossover con i vampiri di Twilight, “Un mondo perfetto”, questa volta sentivo un forte bisogno di rilassarmi (per questo motivo in questa ff c’è pochissima azione), e anche di essere un po’ più libera! In ogni caso, non sono stata sempre leggera, anzi…qui parlo anche di un argomento molto serio e che mi sta molto a cuore, per cui questa ff, che voi potreste considerare “minore”, ha invece per me un significato molto speciale. Vabbè, vedrete voi se vi piace o no. Ah, particolare importante: dedico questa storia a Giovanna (Giova71). Perché? No, non è perché di solito le piacciono le mie storie (anche se la cosa naturalmente mi fa molto piacere ^^”), ma per un motivo molto semplice: Gio è tra le colonne portanti del sito, secondo me, e si merita proprio una bella dedica! Non nega mai a nessuno e in nessun capitolo il conforto di un suo commento (non so come faccia, per me legge anche di notte e non dorme!!!), e questo è molto importante per un autore! Noi scrittrici per gioco non possiamo capire se non dai commenti se siamo riuscite a ricreare emozioni, a trascinare gli animi alle altezze che volevamo…solo i commenti ci illuminano, e ci dicono se abbiamo lavorato bene, oppure no! Beh, Gio non manca mai di farcelo sapere, e sempre in un modo molto garbato! Naturalmente lei non è l’unica, ce ne sono anche altre…Marzia, Jay, Mary Saeba, Rin …insomma, tante altre, non sto a dirle tutte…Diciamo che dedicandola a lei la dedico un po’ anche a tutte quelle persone che spendono una parte del loro prezioso tempo per questo scopo meritorio (come dice Marzia, donate l’8 per cento del vostro tempo ai commenti! ^__-) Precisazione doverosa: io in questo senso sono una disgraziata… Mi ritengo parzialmente (ma solo parzialmente) giustificata dal fatto che scrivere mi costa veramente tanto in termini di energie e di tempo^^”…ma mi scuso comunque ancora una volta con tutte le bravissime autrici che ci sono su questo sito! Siete meravigliose, ragazze! E adesso, buona lettura! ^__^



CAPITOLO 1 – L’ASSISTENTE PERFETTA



“Kaori, vieni subito qui!”

La voce che abbaiò dall’interfono la fece trasalire bruscamente, tanto che per un pelo non sbattè il fianco contro la scrivania.

Aveva appena acceso il pc e non aveva avuto nemmeno il tempo di concedersi la consueta tazza di caffè alla macchinetta, quella che l’avrebbe salvata e resa di nuovo un essere umano.

Accidenti, era arrivato ancora prima del solito!

Eppure erano soltanto le 8.00…

Sospirò avvilita, mentre afferrava il block notes e la penna in tutta fretta: il rientro dalle ferie in quel lunedì mattina dell’inizio del mese di settembre stava cominciando nel modo peggiore possibile, e quella minacciava di essere davvero una lunga, lunghissima giornata.

Prima di entrare nell’ufficio del capo si concesse un secondo per riassettare il tailleur grigio e severo che indossava, che considerava in un certo senso la sua divisa: ci teneva ad avere sempre un aspetto impeccabile, faceva parte della professionalità di una brava assistente a suo avviso.

Appoggiò la mano sulla maniglia poi la abbassò decisa, con uno spirito molto simile a quello che doveva aver avuto Daniele entrando nella fossa dei leoni.

“Muoviti. Che ci stai a fare lì impalata?” l’accolse bruscamente il suo boss.

Tipico.

Nessun “bentornata, come ti trovo bene, ti sei divertita…”…Subito lavoro, come se non si fosse mai assentata, e nessun accenno sia pure di cortesia alla vita privata.

Era rientrata nell’arena, e il leone era impaziente di versare il suo sangue.

Kaori si avvicinò velocemente e prese posto davanti alla scrivania, pronta ad affrontare la raffica di ordini che di sicuro la aspettavano.

Lui non l’aveva degnata di uno sguardo.

Era occupato a leggere alcune carte, la fronte corrugata per la concentrazione.

Mi ha messo una fretta dannata ma ora non sembra nemmeno accorgersi della mia presenza!, pensò irritata.

Visto che era assorto nella lettura, Kaori ne approfittò per osservarlo con discrezione.

Bisognava ammettere che Ryo Saeba, giovane e rampante Presidente della Kaibara Productions S.p.a., una delle multinazionali più quotate esistenti al mondo, era un’esemplare degno di attenzione, di molta attenzione!

Trent’anni, potente, intelligente, ricco, determinato, un vero squalo dell’alta finanza e, dulcis in fundo, bellissimo.

Alto, capelli neri, occhi scuri e penetranti, lineamenti cesellati degni di Michelangelo, corpo muscoloso e atletico, tenuto in forma con un ferreo allenamento, Ryo attirava le donne come il miele le api.

Nessuna resisteva al suo magnetismo animale, che usufruiva anche dell’indubbio afrodisiaco costituito dal potere e dalla ricchezza, vantaggio di cui non aveva nemmeno bisogno!

Ryo cambiava le donne come gli altri le scarpe e non si accorgeva nemmeno dei cuori spezzati che lasciava sulla sua scia.

Era votato al lavoro e usava le donne solo per rilassarsi, come se fossero giocattoli.

Lungi da lui l’idea di sposarsi.

Perché mai avrebbe dovuto?

Quando aveva voglia di una donna gli bastava schioccare le dita, e donne bellissime e disinibite si mettevano a sua completa disposizione.

Era libero e non doveva rendere conto a nessuna, condizione secondo lui invidiabile.

Aveva sposato soltanto il suo lavoro e teneva rigorosamente separati gli affari dalla sua vita privata; per questo non tollerava intrallazzi in ufficio.

La regola ferrea era stranota in tutto l’immenso grattacielo sede della multinazionale, modernissimo e svettante nel centro di Tokyo, ma non aveva mai impedito alle impiegate di avere crisi di apnea e mezzi svenimenti quando lo vedevano passare da cinque anni a questa parte, cioè da quando era diventato il capo indiscusso dell’azienda.

Questo lo irritava da morire e gli aveva creato non pochi problemi nel trovare un’assistente personale affidabile.

Poche riuscivano a tener dietro alla sua energia inesauribile e alla sua intelligenza acuta, e quando anche ci riuscivano e resistevano più di una settimana, finivano però per perdere la testa per lui e cominciavano a tormentarlo con profferte amorose, così alla fine lui era costretto a licenziarle, per un motivo o per l’altro.

Il turnover esasperante delle assistenti era finito quando, tre anni prima, era arrivata proprio lei, Kaori Makimura.

L’aveva inviata la sua agenzia interinale, quella per cui all’epoca lavorava e per cui accettava incarichi temporanei di segretaria e assistente volante in aziende di tutti i tipi.

Le piaceva cambiare: aveva una mente aperta, flessibile ed era molto indipendente, capace di trovare le soluzioni più adatte senza perdersi d’animo, anche di fronte a quello che non conosceva fino in fondo.

Era l’assistente di punta e più esperta dell’agenzia e quando l’avevano inviata da Ryo erano ormai allo stremo delle forze: l’avevano anche avvisata con molta correttezza, mettendola in guardia da quello che ormai veniva considerato il cliente più impossibile ed esasperante del pianeta, capace di “bruciare” le sue dipendenti come Torquemada le streghe.

Kaori si era sentita pungolata dalla sfida (non per niente era una rossa!), e aveva affrontato l’impegno con la consueta grinta e determinazione, riuscendo a non vacillare nemmeno di fronte alla sua indubbia prestanza fisica.

Era un uomo indiscutibilmente attraente, ma la sua arroganza e l’evidente consapevolezza delle sue doti le avevano fatto saltare i nervi e si era imposta di resistergli ad ogni costo.

Aveva adottato di proposito un abbigliamento serio e privo di fronzoli, per fargli capire da subito che sapeva qual era il suo posto. Inoltre in ufficio castigava sempre i suoi lunghi capelli con riflessi fulvi in severi chignon e limitava il trucco ad una passata di lucidalabbra in colori neutri, mantenendo un aspetto molto naturale.

Aveva stretto i denti, sostenuta dal suo orgoglio, opponendo alle sue richieste spesso esagerate la sua calma efficienza e la sua intelligenza vivace e intuitiva, finchè non era riuscita a guadagnarsi il suo riluttante rispetto.

Superato il periodo di rodaggio, Ryo aveva capito di aver finalmente trovato la perla rara che cercava e le aveva chiesto di restare a tempo indeterminato, offrendole una cifra da capogiro pur di trattenerla.

Lei ne era rimasta stupita ma anche lusingata, e ci aveva pensato su attentamente.

Il lavoro era così vario che soddisfaceva comunque la sua voglia di cambiamento; ormai il fascino del suo capo era sotto controllo e tra loro c’era un buon affiatamento, al punto che avevano cominciato a darsi del tu e a chiamarsi per nome (ovviamente solo quando erano soli!).

Lo svantaggio era che doveva essere disponibile praticamente 24 ore su 24 e pronta a partire con brevissimo preavviso per seguirlo nelle varie succursali in giro per il mondo; lui vi piombava spesso e di sorpresa come un falco a fare ispezioni lampo, pronto a cogliere tutte le inefficienze.

Se avesse avuto una famiglia sua sarebbe stato un vero problema, ma a parte la famiglia di suo fratello lei era sola, e in fondo viaggiare le piaceva molto.

Quello che l’aveva fatta decidere per il sì erano stati i vantaggi: oltre allo stipendio favoloso aveva ottenuto un mese intero di ferie, da godersi in modo consecutivo.

Aveva lottato strenuamente per avere quel beneficio: sapeva che l’avrebbe spremuta come un limone per il resto dell’anno, quindi avrebbe avuto un bisogno disperato di staccare la spina a lungo, se voleva resistere alla pressione…lo stipendio le avrebbe poi dato accesso ai posti più belli del mondo che aveva sempre desiderato visitare.

Quel mese Ryo glielo aveva concesso a denti stretti, dopo essersi passato più volte le dita tra i capelli, come faceva sempre quando era molto nervoso perché non riusciva ad averla vinta.

Quegli stessi capelli ora erano scompigliati come se ci avesse passato più e più volte la mano, segno che il nervosismo era alle stelle: anche la barba era lunga, come se avesse passato la notte in ufficio.

Per lui non era strano continuare a lavorare anche in un giorno festivo o di notte, se si rendeva necessario, però non capiva come mai non avesse utilizzato l’appartamento nell’attico per rimettersi un po’ in sesto.

Quell’appartamento era a sua disposizione e lui lo usava spesso, quando non poteva allontanarsi dal suo ufficio e recarsi nella sua villa ultralussuosa che possedeva sulle colline subito fuori Tokyo.

Perché il suo capo non aveva fatto un salto di sopra almeno per radersi?

Di solito ci teneva molto ad essere in ordine, tanto quanto lei!

Kaori capì che doveva essere successo qualcosa di grosso e si preparò ad affrontare la grana.

“Che cosa sai della nostra succursale di Hong Kong?” esordì lui secco, emergendo dalle sue cupe letture.

“Quello che è scritto nelle relazioni trimestrali che ci inviano regolarmente. La succursale è redditizia e l’uomo che la dirige, Hideki Matsuda, è molto preparato.” rispose lei, tranquilla e succinta.

“Non sei aggiornata. Matsuda è stato trasferito alla nostra sede di New York giusto un mese fa, cioè esattamente quando tu hai iniziato le tue ferie. E l’uomo che la dirige ora è un emerito imbecille!” sbraitò impaziente.

Kaori non si fece spaventare da quello scoppio di rabbia e alzò un sopracciglio: ormai si conoscevano così bene che non aveva bisogno di formulare la domanda, erano una squadra perfettamente sincronizzata.

“Kinnosuke Kaibara.” borbottò infatti lui riprendendo il controllo, svelando l’identità del povero disgraziato che stava per affrontare i suoi strali in un futuro molto prossimo.

Lei non battè ciglio nel sentire il nome del cugino più giovane e smidollato del suo boss: restò prudentemente in silenzio, in attesa di saperne di più, restia a fare commenti su qualcosa che sembrava invadere l’ambito famigliare.

“Mio nonno ha avuto la bella pensata di fargli sperimentare le gioie della responsabilità e del comando e ha volutamente aggirato la mia autorità, avvalendosi del suo ruolo di Presidente generale. Se non fosse stato per un caso fortuito, lo avrei scoperto ancora più tardi! Purtroppo in questo periodo, preso com’ero a sopravvivere a quelle oche delle tue sostitute e ingolfato nel bel mezzo delle trattative per quell’affare da milioni di dollari con il governo degli Stati Uniti, non me ne sono accorto in tempo!” sibilò lui contrariato, fulminandola con lo sguardo come se fosse stata tutta colpa sua.

Lanciò le carte sulla scrivania con stizza, poi si alzò in piedi e si mise ad osservare fuori dalla vetrata del suo ufficio la spettacolare vista su Tokyo di cui disponeva.

Infilò le mani in tasca e quel movimento fece tendere il tessuto dei pantaloni firmati sui glutei e sulle cosce, rivelando i muscoli scolpiti.

Kaori notò per la prima volta che era vestito da sera; ne dedusse che doveva aver precipitosamente interrotto una serata di divertimento, il che di certo non contribuiva a migliorare il suo umore.

“Ma che ha combinato in così poco tempo?” chiese Kaori senza perdere la calma.

“Sarebbe troppo lungo da spiegare. Ti basti sapere che dobbiamo partire per Hong Kong il più presto possibile. Chiama il pilota e digli di preparare il nostro aereo privato per le 11.00.”

Kaori gemette internamente: aveva appena disfatto le valigie e doveva già rifarle!

“Perché per le 11.00? L’aereo può essere pronto anche prima!”

Quella domanda era contro il suo interesse, ma era curiosa di capire come mai Ryo fosse disposto a perdere tutto quel tempo.

“Prima voglio fare due chiacchiere con mio nonno!” ringhiò lui con voce tesa.

Kaori non commentò.

Però avrebbe pagato oro per poter assistere a quello che sarebbe stato senza ombra di dubbio il match del secolo, un vero scontro tra titani!

Lo scintillio metallico negli occhi di Ryo e la sua mascella rocciosa promettevano tuoni e fulmini : l’uragano Saeba era pronto a scatenarsi, era meglio mettersi al riparo.

Shin Kaibara avrebbe avuto di che divertirsi!



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N.d.a. : Daniele è un santo palestinese, uno dei profeti della Sacra Bibbia. La sua festa liturgica si celebra il 21 luglio. Di nobile famiglia giudea, è un adolescente quando viene deportato a Babilonia. Per la sua saggezza conquista la fiducia del re Nabucodonosor e diventa funzionario di corte ed interprete dei sogni del re. La sua reputazione gli permette di continuare la sua attività dopo la conquista di Babilonia da parte dei Medi e dei Persiani avvenuta nel 539 a.c.. Il re persiano Dario apprezza i suoi consigli ma dei nemici lo fanno cadere in disgrazia ed il re è costretto a gettarlo in pasto ai leoni. Fedele al suo credo, Daniele evita miracolosamente il supplizio e si vede graziato. (Wikipedia)

Tomás de Torquemada (Valladolid 1420 – Avila. 16 settembre 1498) è stato un religioso spagnolo, primo Grande Inquisitore dell’Inquisizione spagnola. Nei quindici anni della sua gestione del tribunale i processi furono 100.000 (una ventina al giorno) mentre le condanne a morte furono 2.000. (Wikipedia) I nostri tribunali sono indubbiamente molto meno efficienti!

     


                     





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