FanFiction City Hunter | Un amore di testimone di k66 | FanFiction Zone

 

  Un amore di testimone

         

 

  

  

  

  

Un amore di testimone ●●●●● (Letta 10004 volte)

di k66 

21 capitoli (conclusa) - 143 commenti - 24 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaCity Hunter

Genere:

Azione - Erotico - Romantico - Umoristico - Altro

Annotazioni:

Movieverse

Protagonisti:

Ryo Saeba - Kaori Makimura - Mick Angel

Coppie:

Ryo Saeba/Kaori Makimura (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 1- Regole 

Ne avrei un'altra da farvi leggere...sempre che non vi siate stufate! Beh, per la verità non è particolarmente originale...Da quando ho visto il film omonimo, quello con Patrick Dempsey (il bello di Grey's Anatomy, per intenderci), ho pensato che


  


mi sarebbe piaciuto da matti calare Ryo in una situazione simile..ed è quello che ho fatto. Ovviamente non ho seguito il film per filo e per segno, dovevo comunque adattarlo al mondo di City Hunter, e poi era impossibile fare di Ryo un venditore di collari da caffè! Diciamo che ho preso una direzione un po´ diversa, anche se non lo capirete subito, e ci ho inserito un po´ di azione, anche se in generale ho tenuto i toni più della commedia romantica che del thriller...Avevo voglia di scrivere qualcosa di più leggero, con atmosfere meno cupe di quelle che fino ad ora ho usato..mi direte voi che cosa ne è venuto fuori..resta il fatto che io mi sono divertita molto a scriverla, e in fondo è questo l´importante, per una scrittrice per hobby. Buona lettura!




CAPITOLO 1 - REGOLE


“Devi proprio andare, Ryo?”

La languida voce femminile interruppe il corso dei suoi pensieri mentre si stava allacciando la camicia davanti allo specchio.

“Sì, devo. L’agenzia non va’ avanti se non vado a lavorare, Falcon non può fare tutto da solo.” rispose lui distrattamente, infilando il giubbotto di jeans.

“Ci vediamo a pranzo, allora?” insistette la donna facendo il broncio.

“No. Ho già un impegno, e poi lo sai che non esco mai due volte di seguito con la stessa donna, bellezza.”

Negli occhi di lei passò un lampo di gelida furia ma Ryo non se ne accorse, perché le girava ancora le spalle.

“Ryo Saeba, sei davvero un mascalzone!” miagolò lei fingendo rassegnazione.

Ryo scrollò le spalle, indifferente.

“Lo sapevi, no? Sono stato chiaro fin dall’inizio.”

La donna allora si alzò dal letto, esibendo orgogliosamente la sua nudità, poi gli allacciò le braccia al collo, strofinandosi sensualmente contro di lui.

Con la mano affondò nei suoi capelli neri, spingendolo a chinare la testa.

A due centimetri dalle sue labbra gli sussurrò tentatrice: “E’ vero, ma…io non sono una delle tante…io sono speciale…”

Ryo per un momento sembrò catturato dalla malia della donna, e lei pensò trionfante che lui l’avrebbe baciata e poi portata a letto di nuovo, invece….Ryo rialzò la testa, si liberò con gesto fermo dalle sue braccia poi si diresse deciso verso la porta.

“Forse, ma non abbastanza da farmi violare le mie regole. Ci sentiamo, bellezza.” le disse calmo, chiudendosi la porta alle spalle senza più degnarla di uno sguardo.

“Alina, mi chiamo Alina, Ryo Saeba: lo imparerai molto presto!” sibilò la donna, scagliando una boccetta di profumo contro la porta.





*******

“Guarda che la giornata lavorativa è cominciata da ore, razza di lavativo! Sono stanco di fare anche la tua parte di lavoro mentre tu passi il tempo a gozzovigliare con le tue pupattole!” lo accolse brusco Falcon quando Ryo varcò l’ingresso dell’Agenzia Investigativa City Hunter.

“Cazzo, ti sei alzato con il piede sbagliato stamattina? Oppure Miki ti ha mandato in bianco ieri sera? Te l’avevo detto, questo è quello che succede a legarsi a una sola donna… Tu poi te la sei anche sposata, fesso che non sei altro!” lo irrise Ryo, buttando il giubbotto sul divanetto con noncuranza.

Hayato Ijuin detto Falcon lo guardò trucemente, meditando di massacrarlo, poi decise di lasciar perdere.
Inutile discutere con Ryo di certi argomenti.

Aveva sempre interpretato l’orario di lavoro con disinvoltura, ma in fondo non poteva lamentarsi; l’Agenzia Investigativa City Hunter era la più gettonata di Tokyo, vista la loro bravura, e lui doveva ammettere che sul lavoro Ryo era molto abile e preciso, e non sbagliava mai.

La sua mente affilata e veloce, il suo coraggio al limite dell’incoscienza, le sue doti atletiche e la sua abilità con la pistola…sì, era un socio estremamente valido e non valeva la pena farsi il sangue amaro per certe piccolezze.

Quanto al suo rapporto con le donne, in fondo non lo riguardava affatto: sopportava con stoicismo le sue battutine sul suo matrimonio con Miki perché sapeva benissimo che il fortunato era lui, che aveva sposato un vero angelo.

Ryo svolazzava di fiore in fiore da quando lo conosceva, cioè dai tempi dell’Università, ma in fondo non sembrava mai soddisfatto.

Era come alla perenne ricerca di qualcosa…probabilmente nemmeno lui sapeva bene di cosa; e così tirava avanti, apparentemente felice e appagato tra le sue gallinelle.

Contento lui…

“Ehilà ragazzi, come va’ la vita?”

Un ragazzo alto e moro con gli occhiali entrò nell’agenzia salutando allegramente e Falcon e Ryo si girarono verso di lui, interrompendo il loro piccolo battibecco.

“La mia va’ bene, Falcon invece è in preda a paturnie matrimoniali!” celiò Ryo pronto, ignorando lo sguardo gelido di Falcon.

“Non dargli retta Maki, è solo invidioso!” replicò Falcon secco.

“Puah, dovrei invidiare voi due, legati mani e piedi e con una catena al collo? Sì, d’accordo, Miki e Saeko sono due sventole, ma vuoi mettere una sola sventola contro tutte quelle che ci sono al mondo e che puoi incontrare?”

“Ancora questo discorso, Ryo?” sospirò Hideyuchi Makimura, indirizzando uno sguardo complice a Falcon. “E’ da quando ti conosco che cerchi di convincermi ma io sono a posto così, grazie mille! Piuttosto, ci troviamo stasera per una partita? Ho proprio bisogno di muovermi un po’!”

Makimura infatti faceva un lavoro sedentario, ben diverso dal loro; era un funzionario bancario molto stimato e Falcon e Ryo non mancavano mai di sfotterlo per il suo lavoro monotono e poco interessante, anche se sicuro.

“Io passo, stasera io e Miki abbiamo altri programmi” scosse la testa Falcon.

“E va’ bene, vorrà dire che rinuncerò ad una compagnia più interessante per il bene della tua salute…” sospirò Ryo con rassegnazione.

“Bontà tua! Senti, già che sono qui ti va’ di venire a pranzo con me oggi?” chiese ancora Makimura.

“Non posso, sono già impegnato” rispose Ryo distrattamente mentre accendeva il pc.

“Fammi indovinare, vai a pranzo con la sorella di Maki…” malignò Falcon in cerca di vendetta, mentre Makimura stringeva gli occhi a fessura.

“Esatto.”

Ryo aggrottò le sopracciglia, annusando il pericolo.

“Beh, pare che per lei non valga la regola di non uscire mai due volte di seguito con la stessa donna.” ghignò Falcon, rigirando il coltello nella piaga. “Con Kaori ti vedi praticamente tutti i giorni!”

Maki strinse i pugni, digrignando i denti.

Ryo sbuffò: “ Kaori è un’amica, con lei non esco nel senso con cui esco con le altre, lo sapete benissimo!”

“Ti conviene! Altrimenti sai benissimo cosa ti aspetta…” minacciò Maki truce.

Ryo sospirò.

Era una vecchia storia.

Dal primo momento in cui l’aveva conosciuto e aveva capito di che pasta era fatto, Maki lo aveva avvertito di stare alla larga dalla sorella, pena il taglio rapido e cruento delle palle.

Ryo non aveva obiettato, anche perché un’altra delle sue regole era quella di non immischiarsi mai con le parenti e le compagne dei suoi amici.

Quando poi lui e Kaori erano diventati amici Maki aveva masticato amaro, però aveva dovuto piegarsi alla volontà della sorella, senza però mai cessare completamente di tenerlo d’occhio come un falco.

“Allora ci vediamo stasera, solito posto” concluse Maki scontento, poi se ne andò, lasciando Ryo e Falcon a guardarsi in cagnesco.

Ryo riportò l’attenzione sul pc e cominciò ad armeggiarci, ignorando ostentatamente Falcon.

Che razza di amici si era trovato! pensò Ryo, scuotendo la testa.

In effetti loro tre erano caratterialmente molto diversi, ma in qualche modo erano diventati amici per la pelle, ai tempi dell’Università.

Da allora non si erano più separati, anche quando Falcon aveva lasciato perdere presto gli studi perché li detestava e aveva aperto invece la sua agenzia investigativa.

In seguito Hideyuki si era laureato con lode in economia e Ryo in lingue; Ryo però era un irrequieto, non avrebbe mai potuto diventare un colletto bianco come aveva fatto Maki, subito dopo la laurea.

La vita non era stata tenera con lui, per niente; il padre era morto pochi anni dopo la sua nascita e lui praticamente non se lo ricordava nemmeno.

La madre, distrutta dal dolore per quella perdita, si era arrabattata con i lavori più umili per tirarlo su da sola e Ryo era cresciuto un po’ selvaggio tra i vicoli di Shinjuku, uno dei quartieri più malfamati di Tokyo.

Per la strada aveva imparato ogni sorta di trucchi e diavolerie per sopravvivere, rischiando seriamente di finire male e prendere una brutta piega, finchè la loro vita era inaspettatamente cambiata, per un puro colpo di fortuna.

La madre aveva conosciuto casualmente un uomo molto ricco, Shin Kaibara, quando era stata assunta come donna delle pulizie in un albergo di lusso.

Kaibara incredibilmente si era innamorato di lei e aveva voluto sposarla a tutti i costi; lei aveva accettato, più per togliere dalla strada il figlio che per amore dell’uomo, visto che non aveva mai smesso di piangere la morte del primo marito.

Di colpo la vita di Ryo era cambiata: da reietto della società era entrato nell’elite dei privilegiati e il ragazzo, che allora aveva 14 anni, aveva avuto un periodo di forte sbandamento.

La sua fortuna era stata che Shin Kaibara aveva preso sul serio il suo ruolo di patrigno e si era impegnato al massimo per costruire un rapporto profondo con il ragazzo: ci era riuscito.

Ryo considerava Kaibara suo padre e con lui aveva costruito quel rapporto che non aveva potuto avere con quello vero, e che non aveva mai avuto con nessun’altro.

Kaibara lo aveva spinto a studiare, visto che era molto intelligente.

Quando la madre di Ryo era morta, consunta dal dolore mai sopito che le consumava l’anima, loro due ne erano usciti distrutti ma si erano fatti forza insieme, continuando ad essere una famiglia.

Il patrigno lo aveva stimolato a continuare gli studi alla Toudai alla facoltà di lingue, visto che Ryo era molto portato per impararle.

Sognava per lui un futuro da diplomatico, oppure nella sua multinazionale, ma Ryo dopo la laurea lo aveva spiazzato, preferendo aggregarsi come socio al suo amico Falcon, scegliendo quindi una vita più spericolata e fuori dai canoni.

Kaibara si era rassegnato a fatica e Ryo scherzando diceva sempre che comunque sapere le lingue gli era utilissimo, così poteva rimorchiare le turiste!

Il padre scuoteva la testa, disapprovando questa sua disinvoltura con le donne: da un lato capiva che un ragazzo giovane avesse il sangue bollente, dall’altro gli anni passavano e lui avrebbe desiderato vedere il figlio tranquillo, e magari diventare nonno.

Di certo l’aspetto fisico di Ryo non aiutava in quel senso; alto, capelli nerissimi e folti, occhi neri, profondi e magnetici, viso perfetto, con labbra dure e sensuali, fisico atletico e possente, plasmato dall’attività sportiva in cui eccelleva in ogni campo, era praticamente il sogno proibito di tutte le femmine.

Fin dalla pubertà le ragazze gli avevano dato una caccia spietata, lasciandogli solo l’imbarazzo della scelta;sia al liceo che all’Università era stato il ragazzo più popolare.

Oltre al fisico perfetto, aveva dalla sua anche il fascino diabolico del ragazzo scapestrato e ribelle, creando la micidiale combinazione di “bello e dannato” che nei secoli aveva sempre fatto impazzire le donne.

Il padre però pensava che fosse il momento di smetterla di correre la cavallina e di mettere la testa a posto, e poche sere prima, quando Ryo era passato a trovarlo (Ryo viveva da solo da quando aveva 18 anni), si era finalmente deciso a tastare il terreno.

“Ryo, non senti mai il bisogno di…qualcosa di diverso?”

Ryo lo aveva guardato perplesso.

“Diverso, in che senso?”

“Non so…avere una ragazza fissa, per esempio…”

“Una ragazza fissa? Per quale motivo dovrei desiderarlo? Non me ne serve una fissa per fare sesso, ne trovo quante ne voglio!” aveva risposto lui ironico.

“Ryo, non c’è solo il sesso, c’è anche qualcosa di più….l’amore, per intenderci!”, lo aveva rimproverato severo.

“Amore, dici. A quale tipo di amore ti riferisci? A quello che ha fatto consumare di dolore mia madre per la morte di mio padre, senza darle mai la possibilità di riprendersi veramente, finchè non è finalmente morta? Oppure all’amore che tu hai provato per lei e che non è mai stato veramente ricambiato, e che ora ti ha lasciato solo a rimpiangere quello che poteva essere con lei e non è mai stato, senza riuscire a rialzarti? No, grazie, posso fare a meno dell’amore, non sono votato all’autodistruzione e al sacrificio!”

La risposta di Ryo era arrivata inaspettata e amara, lasciando Kaibara addolorato e senza parole.

Aveva faticato per ritrovare il controllo e ribattere in qualche modo.

“Figliolo, non devi avere paura di amare…. Amare può fare soffrire, certo, ma può anche dare una gioia immensa, come nessun’altra cosa al mondo!”

Ryo gli aveva girato le spalle: se chiunque altro gli avesse dato del vigliacco lo avrebbe messo al muro, ma non poteva farlo con l’uomo che considerava suo padre, quindi si era limitato ad alzare le spalle.

“Padre, rispetto la tua opinione…. ma non posso condividerla. Perdonami.”

Questo era stato il suo modo di chiedergli scusa per le parole dure che gli aveva rivolto prima.

La conversazione era finita lì, ma da quando era avvenuta Ryo era più pensieroso del solito.

Aveva pensato e ripensato alle parole del padre, ma senza mai arrivare ad altra conclusione che l’amore era solo una grande truffa!

Per quello che ne sapeva lui, l’amore portava solo dolore e sofferenza e faceva perdere il controllo di sé stessi: gli unici piaceri venivano dal sesso, e quello di certo non gli mancava.

E poi, non aveva mai conosciuto una donna che non lo annoiasse in fretta e che gli facesse venire voglia di frequentarla per una settimana intera, figurarsi per una vita!

Oltretutto si appiccicavano subito, per questo aveva creato le sue famose regole.

Ripensò all’insinuazione di Falcon su Kaori, e scosse la testa.

Kaori era una cosa completamente diversa: lei era un’amica, la sua migliore (e unica!) amica.

Non la vedeva come una donna, per questo poteva frequentarla quanto gli pareva!

La loro amicizia era nata in modo un po’ strano.

Quando aveva conosciuto Maki all’Università, lei faceva ancora il liceo, e all’inizio lui l’aveva considerata solo come la tipica sorella piccola, rompiballe e sempre in mezzo ai piedi.

Non l’aveva degnata di uno sguardo, anche perché lei era alta e spigolosa e con ben poco fascino femminile; l’avvertimento minaccioso di Maki era stato del tutto superfluo, e lui l’aveva accettato senza battere ciglio.

Tra l’altro lei aveva un caratterino tutto pepe, e lui aveva avuto occasione di scontrarsi parecchie volte con la sua lingua mordace, per cui la riteneva solo una specie di zanzara petulante.

Quando anche lei aveva iniziato l’Università si era accorto vagamente che lei era sbocciata: era diventata flessuosa e aggraziata, con le curve al punto giusto.

Aveva sentito ragazzi decantare i suoi occhi cangianti di gazzella, ma lui aveva continuato a considerarla la sorellina di Maki, e lei comunque non sembrava il tipo che si avvaleva della sua femminilità come un’arma come le altre ragazze.

Portava i capelli corti e sbarazzini, e i loro riflessi rossi ben si accordavano con il suo temperamento vivace e acceso: non vestiva mai con troppi fronzoli, preferiva un’ abbigliamento pratico e comodo, e questo la allontanava molto dal tipo su cui di solito lui metteva gli occhi.

Avrebbero potuto continuare così, con una conoscenza poco più che superficiale, se non che era successo l’imprevisto: si erano ritrovati a collaborare insieme al giornale dell’Università, Ryo per la pagina sportiva, lei per quella degli eventi culturali.

Un giorno avevano avuto una discussione piuttosto accesa per contendersi lo spazio sul giornale per un loro articolo, e si erano scontrati pesantemente.

Ad un certo punto, per tagliare corto, lui le aveva detto una battutaccia maschilista e l’aveva chiamata bellezza, come chiamava indistintamente tutte le ragazze.

Era stato allora che era successo un fatto incredibile:lei gli aveva dato uno schiaffo tremendo, poi lo aveva guardato in modo assassino.

“Il mio nome è Kaori, Kaori Makimura, ricordalo. Bellezza la chiami una delle tue puttanelle, non azzardarti mai più a farlo con me!”

Poi gli aveva girato le spalle, chiaramente infuriata.

Ryo era rimasto a bocca aperta: nessuna donna lo aveva mai schiaffeggiato prima!

Le donne erano sempre gentilissime con lui, al limite dello svenevole, e quell’esperienza lo aveva a dir poco traumatizzato.

Da quella volta aveva cominciato a guardarla in modo diverso, considerandola con più rispetto; col tempo aveva imparato ad apprezzare la sua intelligenza vivace, il suo spirito acuto e il suo umorismo, nonché il fondo di sensibilità e dolcezza che lei custodiva gelosamente e cercava di nascondere a tutti.

Un giorno, dopo un periodo di gelo reciproco, l’aveva interpellata con noncuranza chiamandola Kaori e lei aveva risposto tranquillamente, come se fosse normale: era stato il suo modo di porgerle delle scuse silenziose, e lei lo aveva capito.

Da quella volta tra loro era cominciato un dialogo serrato, fatto di battute leggere, ma anche di cose serie.

Con lei poteva parlare di tutto, senza problemi; lei lo divertiva, lo faceva arrabbiare, e lo faceva anche pensare.
Lei non si scioglieva in sua adorazione , anzi…

Lo criticava, lo stuzzicava, metteva il dito nei suoi punti deboli….a volte lo trattava come se fosse uno scolaro indisciplinato, che non si applicava come avrebbe dovuto.

Era l’unica donna che chiamava sempre per nome, e solo quando voleva farla arrabbiare la chiamava con un nomignolo…ma anche qui ne aveva coniato uno apposta per lei;invece di bellezza, la chiamava Sugar boy, prendendola in giro per il suo abbigliamento casual poco femminile.

Lei si arrabbiava, sì, poi alzava le spalle; erano altre le cose che la interessavano.

Era una ragazza impegnata, che prendeva sul serio il suo ruolo nel mondo.

Si era laureata a tempo di record in lettere e filosofia, poi aveva iniziato il percorso per diventare giornalista, con molta determinazione.

I problemi sociali la appassionavano, era un’idealista che credeva di poter cambiare le cose, e faceva anche volontariato per un sacco di cose; era volontaria in un canile, in una associazione per la protezione dell’ambiente…persino in un carcere, cosa che non mancava mai di strappare una smorfia a Ryo.

Ma lei diceva che tutti potevano sbagliare e che a tutti doveva essere data la possibilità di redimersi.

No, Kaori non era una testolina vuota e solo decorativa, anche se era molto carina: non era forse una bellezza abbagliante, ma il suo visino sbarazzino era dolce e simpatico, il nasino all’insù, gli occhi nocciola erano grandi e luminosi, capaci di brillare quando lei si entusiasmava per qualcosa… e succedeva spesso, perché era di natura un’entusiasta, e quando partiva per una delle sue campagne era irresistibile...

Prendeva anche fuoco facilmente, fedele alla sua natura di rossa, e Ryo si divertiva da morire a stuzzicarla fino a farle perdere le staffe: quando era arrabbiata era così carina….

Però lui non la considerava in quel senso: gli era troppo preziosa come amica per rischiare di perderla per il gusto di togliersi lo sfizio di portarla a letto…

Anche se un paio di volte il pensiero gli aveva attraversato la mente, lui lo aveva sempre scacciato con decisione.

“Ryo.”

No, proprio non poteva fare sesso con Kaori…sarebbe stato uno sbaglio terribile…dopo come avrebbero fatto a restare amici…

“RYO!”

Però, chissà come sarebbe stato…Se era focosa come quando si arrabbiava, sarebbe stata un’esperienza non da poco….

“RYOOO!!!”

“Eh? Che diavolo hai da urlare così?”

Il grido di Falcon riuscì finalmente a penetrare nei pensieri intricati di Ryo.

“E’ una vita che ti chiamo! Dove cazzo eri con la testa? E’ un’ora che fissi lo schermo del pc senza muovere un dito e facendo strane smorfie!”

Falcon stavolta era decisamente alterato.

“Se vieni a lavorare e non ci stai con la testa, tanto vale che stai a casa!”

Ryo sbuffò, alzandosi in piedi:”Senti, oggi vedo che non è giornata! Me ne vado, tanto ormai è ora di pranzo e sarei dovuto andar via comunque. Ci vediamo, socio!”

Afferrò il giubbotto di jeans, poi senza indossarlo ma tenendolo con la mano appoggiato sulla spalla infilò la porta, salutando disinvolto con l’altra mano.

“Vai, vai, la tua bella ti aspetta!” sogghignò Falcon. “Stupido idiota…”





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N.D.A.: La Tokyo Daigaku, abbreviato Toudai, e’ la prestigiosa Università di Tokyo.













     


                     





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