FanFiction D.Gray-Man | Perdono di MattaMattuz | FanFiction Zone

 

  Perdono

         

 

  

  

  

  

Perdono   (Letta 659 volte)

di MattaMattuz 

1 capitolo (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaD.Gray-Man

Genere:

Drammatico - Altro

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 1. Memorie 

"Ricordo poco o niente della mia vita prima di Noah. Insomma, avevo solo dieci anni quando sono entrata a far parte degli apostoli del vero Dio. Cosa pretendete che ricordi, nei dettagli? Però riesco ancora a ricordare i momenti più belli. Vivevo in un pi...


  

~ Perdono
by Akasuna No Saya (C)


1. Memorie ~
"Ricordo poco o niente della mia vita prima di Noah. Insomma, avevo solo dieci anni quando sono entrata a far parte degli apostoli del vero Dio. Cosa pretendete che ricordi, nei dettagli?
Però riesco ancora a ricordare i momenti più belli. Vivevo in un piccolo paese nel mezzo dell’Italia. D’estate era bellissimo, trascorrere intere giornate fra i campi di grano o all’ombra di un albero, mangiando frutta in compagnia. Quella terra era… era la cosa più meravigliosa che potessi immaginare. Ancora oggi mi chiedo come un falso dio possa aver concepito una simile bellezza. Dovete pensare al giallo più caldo che conoscete, moltiplicarlo per mille, e proverete la sensazione del grano che s’estende per chilometri sulle colline del mio paese. Uscite in una giornata soleggiata, quando il termometro balla verso i trenta gradi, e capirete l’emozione nel toccare la terra calda e viva che cresceva sotto i piedi nudi dei bambini. Prendete la vostra boccetta di profumo per la casa e buttatela nel cestino; poi tagliate una fetta d’arancia, possibilmente i tarocchi di sicilia, grosse e succose, e annusate l’imperdibile odore che esce dalla buccia. Quello stesso profumo è quello che permeava le giornate della mia infanzia.
Da bambina non smettevo mai di correre. Viaggiavo per le strade insieme ai miei amici, non importava se ci fosse bel tempo oppure no. Con la pioggia o con il sole cocente, io giocavo sempre a rimpiattino fra i mattoni rossastri del mio paese. C’erano pochi abitanti, e tutti si conoscevano da una vita. A volte questo particolare era leggermente scocciante, ma non ci facevo caso. Cosa sono i pettegolezzi per una bambina quando ci sono tanti giochi ancora da fare?
La mia famiglia era piccola, ma unita. Mia madre era la donna più dolce che io abbia mai conosciuto, mentre mio padre… beh, suppongo ci volesse molto bene, dato che trascorreva tutto il suo tempo al lavoro per noi. E poi c’era mio fratello. Aveva solo due anni più di me, ma si credeva un grand’uomo perché aiutava la mamma nei campi. Voglio dire, anch’io lo facevo, ma lui poteva guidare l’aratro. Quindi, nella sua testolina, lui era più importante.
Mio fratello era strano. Unico. Era un peste incredibile, e mi faceva sempre i dispetti. Ma io adoravo stare con lui… più che con qualunque altro mio amico. Perché con lui andavo a caccia di demoni.

Circolavano parecchie leggende nella mia terra. Molte erano irreali, alcune sembravano fin troppo reali. E in quel periodo, circolava una sola voce fra le comari. Si diceva che, fra i campi di grano, vivesse un demone. Un demone spaventoso, dai grandi e letali denti, con gli occhi gialli che potevano uccidere con uno sguardo. Gli artigli lunghissimi e i muscoli incredibilmente sviluppati, che potevano stritolare un essere umano in un batter d’ali.
E che nessuno poteva sconfiggerlo. Chi ci provavo, veniva dissolto nel nulla.
Beh, tutti tranne i bambini e la loro innocenza.
Diciamo che l’ignoranza del mio paese questa volta era andata vicino alla verità. Peccato che i bambini non potevano fare nulla; solo certi e particolari bambini, con l’innocenza divina alle stelle, potevano sconfiggere certi e particolari demoni.
E così tutti i bambini ridevano di quella leggenda, passando tutti i pomeriggi immersi fra il sapore delle spighe. Armati di fionde e sassi, senza scarpe e con il sorriso di chi si sente speciale stampato sul volto.
Era una lotta costante, la nostra. Vigeva la legge che il primo che avesse liberato il paese dal pericolo del demone sarebbe diventato automaticamente il capo di tutti e, una volta cresciuto, avrebbe sposato Barbara, la più carina fra le bambine del paese. Inutile dire che io avevo una bassa opinione di lei, ma lasciamo stare. Preferivo mille volte andare a caccia di demoni con mio fratello che pettinare bambole dalla mattina alla sera.
Ma era bello, incredibilmente bello, correre sotto il sole afoso, alla ricerca di un fantastico demone.

Nostra madre non voleva che “cacciassimo” il demone. Era una donna un po’ strana, effettivamente. Credeva in tutte le leggende, e tutti le giravano un po’ alla larga. Lei non era nata nel paese, lei non aveva legami famigliari con ogni singolo abitante. Era strana, lei, con il suo accento inglese, con le mani delicate e la pelle pallida che nemmeno il sole estivo riusciva a scurire. Era l’unica madre che si preoccupava per noi quando andavamo a cercare il demone. Non voleva, non voleva assolutamente. Ripeteva in continuazione di stare attenti ai pentacoli e alle anime perdute.
E io non l’ho mai compresa, non del tutto. Sapevo solo che, dopo averci rimboccato le coperte, si rintanava nella sua stanza piangendo su una foto, dove lei e tante persone si stringevano per immortalare un attimo. Tutte persone vestite di nero con un’argentea croce sul petto.
A volte desidero averle dato ascolto.
Non aver semplicemente alzato le spalle sul suo dolore per giocare ancora.
Io e mio fratello trovammo il demone. Ma la nostra innocenza era pari a zero.
Con un colpo solo il corpo del mio fratellone svanì nel nulla, tornando a essere polvere nella polvere. Vidi il terrore puro nei suoi, la paura di attraversare la morte andando verso l’ignoto; sentii il suo sangue sporcare la calda terra, sangue puro e allo stesso tempo macchiato dai lamenti del demone. Divenne polvere in un secondo, e le sue ceneri si dispersero nel vento di quella terra che aveva amato fino alla morte.
E sapevo che, dopo di lui, il demone avrebbe ucciso me.
Una consapevolezza che nasceva da dentro.
Eppure…non accadde. Mi fissò e s’inchinò, mormorando tre parole che s’incisero nella mia memoria: “Sua Eccellenza Noah.”
Sorpresa. Incredulità. Paura. Innovazione. Verità.
E mentre le sacre stigmate comparivano sulla mia fronte, capì che nulla sarebbe più stato come prima.

Le notti seguenti le trascorsi in preda al dolore. Il sogno della morte e il risveglio non lo augurerei nemmeno al mio peggior nemico. E’ qualcosa che distrugge ogni certezza, elevando le verità nascoste in ogni persona. Risvegliando la fede nell’unico vero Dio e comprendendo il ruolo di apostolo. Tornando ad abbracciare l’eredità lasciata dal padre. E’ un dolore immenso, non fisico ma morale: perché tutto ciò in cui credevi, tutta la tua vita, viene annullata e resa per la menzogna che è.
Non esistono lacrime per descriverlo.
A dieci anni avevo perso ogni cosa. Mio padre, divenuto akuma, aveva ucciso mio fratello. Mia madre, da ex-esorcista, aveva distrutto mio padre e poi si era tolta la vita perché il desiderio di richiamare le anime era troppo forte.
Ero sola.
Ma la mia nuova famiglia mi attendeva. Quando riaprì gli occhi non era più in Italia. La tenue luce che entrava dalle grandi finestre era estremamente fastidiosa, nonostante la camera fosse poco illuminata. Ero sdraiata su un morbido letto a baldacchino, circondata da tante persone,una più buffa dell’altra.
- Benvenuta in famiglia, Leslie.
Le prime parole che Road mi rivolse. Una semplice frase che mi fece scoppiare a piangere.

Era bellissimo vivere con loro. Non avevamo legami di sangue, ma potevamo far invidia a una vera famiglia. Certo, con qualche potere e istinto omicida in più.
Noi rappresentavamo le quattordici memorie di Noah. Dopo il tradimento e la morte di mana, erano rimasti in tredici, e la memoria vagante che lui rappresentava aveva trovato altri geni che potessero ospitarla. Così… io ero diventata il Perdono di Noah. Road era il Sogno, Tyki il piacere, Jusdebi il legame, Skin la rabbia… ecco, Skin. Forse l’unico Noah con cui non sono mai andata d’accordo. In fin dei conti, lui era la rabbia di Noah, e secondo Road la rabbia era la più infelice fra le memorie. Era talmente opposto a me… quando vedeva un esorcista lui non poteva far altro che andare là, e attaccarlo; io, invece, da brava “perdono” di Noah non provavo altro che fastidio. Non un puro e autentico istinto omicida.
Debitto e Jasdero era dei veri e propri pazzi. Non scherzo. Erano il pagliaccio della famiglia, e insieme al conte facevano ridere tutti quanti (tutti a parte Tyki, il bersaglio dei loro scherzi). Pazzi, completamente pazzi. Un’accoppiata incredibile, con l’ingenuità di Jasdero e l’isterismo di Debitto. Dio, quanto gli volevo bene!
Con Road passavo la maggior parte delle mie giornate. Oh, sapevo benissimo che la sua immagine da ragazzina sbarazzina di dodici anni non era altro che un’illusione del suo “sogno”. Era la più vecchia fra di noi, la più potente dopo il conte. Ma mi ricordava troppo mio fratello, e a quell’epoca avevo un disperato bisogno di qualcuno che mi tenesse sottobraccio per proteggermi e isolarmi da ciò che avevo appena trascorso. E lei… lei era la persona ideale. Giocavo, ridevo, scherzavo, con lei; prendevamo di mira gli Akuma e i gli umani diversi da noi. Rubavamo Lero al conte e girovagavamo per il mondo grazie alla sua porta. Le volevo un mondo di bene. Come gemelle, unite da una stessa natura.
E poi c’era Tyki.
Mi ero presa una cotta per lui. Che pretendete, l’ho già detto che avevo solo dieci anni, no? Spesso a quell’età si confonde l’ammirazione con l’amore. Lo seguivo di nascosto, assimilando ogni suo movimento. Mi affascinava il suo potere. Poteva scegliere cosa toccare… e disintegrarlo. Uccidere una persona rubandogli il cuore mentre era ancora viva. Sentire le grida dei poveri malcapitati che sentivano il sangue inondare il corpo, spegnendo lentamente il respiro, verso una morte atroce.
Volevo imitarlo, controllare il suo stesso potere. Non era facile, ma la mia testa quadra mi diceva che potevo farlo.
La prima volta che rubai il cuore a un povero coniglio ero in compagnia di Road, ovviamente. Che, con un sorriso, mi disse:
- Ora Sei un Noah a tutti gli effetti.
Normalmente un Noah sviluppa il proprio potere nel momento stesso in cui compaiono le sacre stigmate. Ma, data la mia giovane età e lo shock subito poco prima, il mio potere latente non si era presentato finché non l’avevo voluto.
Non copiavo semplicemente, io analizzavo e osservavo le azioni altrui, imprimendole nella mente. E nel realizzarle, non le riflettevo semplicemente: io le conoscevo, le padroneggiavo. Potevo utilizzarle a mio piacimento e nel migliore dei modi, a volte anche meglio dei proprietari. C’erano limiti alla mia forza, ovvio. Dovevo analizzare ogni minimo dettaglio, conoscere i movimenti giusti nel momento giusto. Il che richiedeva parecchio tempo. Ma, soprattutto, la persona che scandagliavo non doveva essere assolutamente al corrente di ciò che facevo. Altrimenti ogni mia analisi andava a farsi benedire.
E dato che Road l’aveva capito, non sono mai stata in grado di ricalcare nemmeno uno dei suoi poteri.

Essere un Noah significa essere un umano d’elite. La nostra natura rimane sempre quella, ma siamo – come dire? – speciali. Migliori della feccia che riempie il mondo credendo nel falso Dio. Noi eravamo gli eletti, gli apostoli in grado di vedere la verità. Noi quattordici, unici e differenti nei doni che Dio ci aveva dato.
Eppure eravamo davvero simili agli esseri umani. I desideri e i sogni che spingono l’umanità a vivere ogni giorno li condividevamo. Anche noi, in fin dei conti, trascorrevamo la nostra esistenza alla ricerca della felicità.
La paura del cambiamento e il destino che spinge verso la morte non erano più clementi verso gli eredi di Noah.
Né la sfortuna sembrava risparmiarci.
Ancora una volta, fu una semplice frase di Road a cambiare la mia vita. "

- Leslie, andiamo a giocare con gli esorcisti.




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Shalve! sono tornata con una nuova fic, stavolta su d.gray-man! *tutte quelle che seguivano la shikatema la atetntano perchè ne ha iniziata una nuova*

XD scusate ma non ho saputo resistere
L'idea è un po' malsana, ma mi piaceva troopo XD
non è assolutamente una Marie Sue!
dio solo sa quanto non sopporto storie simili =...=
beh, l'idea era questa: cosa accadrebbe se un membro un po' particolare della famiglia Noah divenisse un apostolo dell'Innocence?
Dato che non avevo voglia di sporcare nessuno dei Noah per questa mia stupida idea, ne ho creato uno mio sfruttando il fatto che [spoiler], anche se credo non possa esistere un Noah che diventa esorcista, questo mai.
Ma visto che Leslie è il perdono di Noah, tutto può essere... XD

Dal prossimo numero smetterò coi ricordi della piccola e inizierò la storia vera, con l'entrata in scena di Rabbit e Yu^O^
Ricordo che Leslie ha e sempre avrà 10 anni, quindi non ci sarà mai una coppia del tipo Lavi/nuovo personaggio. Ha dieci anni nell'aspetto e nel carattere, anche se quando paral al passato, quando ricorda, sembra più grande. Più avanti spiegherò il perchè ^^


Chiedo cortesemente a tutti i lettori di commentare. Non per altro, ma ogni commento mi spinge a lavorare di più su questa fic. Quindi, per favore, lasciatemi scritto ciò che pensate. E lo stesso per chi aggiunge ai preferiti senza scrivere nulla: è angosciante, sapere che avete aggiunto ma non sapere il perchè! ç___ç grazie.
grazie a tutti quelli che commentano! ^O^

ora ho davvero finito XD

     


                     





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