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  Mobile Suit Gundam: rotta verso Side 7

         

 

  

  

  

  

Mobile Suit Gundam: rotta verso Side 7   (Letta 769 volte)

di White_Gundam 

3 capitoli (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaGundam

Genere:

Non specificato

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 2) Dentro la Base Bianca 

ed ecco il secondo capitolo, ancora la White Base nn è partita, ma Akira potrà visitarla


  

L’ hangar era pieno di operai, a guardarli da lontano sembravano quasi formiche impazzite, Akira sorrise al pensiero, e si avviò a passo più deciso all’imponente astronave, dalla silhouette vagamente somigliante ad un cavallo accovacciato sulle quattro zampe.
“E’ per questo che la classe di questa nave viene chiamata Pegasus?” si chiese il ragazzo.
Nella sua mente non fecero quasi tempo a formarsi questi pensieri che una violenta spallata lo fece sbilanciare.
“Levati dai piedi moccioso!” gli sbraitò contro il tipo.
Egli, era un uomo sui 28 anni, alto e abbastanza robusto, aveva dei capelli biondi di media lunghezza e una faccia che non prometteva nulla di buono. Akira lo riconobbe al volo, era il Tenente Sleggar Law.
“Mi- Mi scusi…” balbettò Akira.
“Sai quanto me ne frega delle tue scuse!” sbraitò Sleggar afferrandolo per il colletto.
Akira si sentì sollevare malamente da terra, ma fece appello a tutto il suo coraggio, e, con voce fredda ordinò: “Mi metta giù, sono Akira Revil, il nipote del Generale!”.
Seppur con riluttanza Sleggar lo posò a terra, gli stivaletti federali di Akira toccarono il metallico terreno, la presa del Tenente Sleggar si allentò, Akira gli allontanò la mano dal colletto.
“Tenente Sleggar Law, lasci stare il ragazzino!”.
Ordinò la voce ferma del Capitano Paolo Casijas, un uomo sui 70 anni dai corti capelli grigi.
“Tutto bene ragazzo?” chiese poi ad Akira, dolcemente.
Akira annuì: “Si. Grazie capitano Paolo.”
L’ ufficiale gli sorrise scompigliandogli i capelli, bonariamente.
“Sei qui per vedere la Base Bianca?”.
“Si. A che punto siete nella costruzione?”
“E’ finita ragazzo, partiremo domani all’alba. Ti và di vederla?”
“Altrochè!” esultò il ragazzino, “Cioè, se non disturbo…” si corresse poi.
“Figurati, nessun disturbo, su vieni.”.
Detto ciò gli appoggiò una mano sulla spalla.
In quel momento, giunse trafelato Bright Noah, insieme ad un compagno più grosso, dai capelli neri e ricci e la pelle scura: il Cadetto Ryu Hosei.
“Capitano, ci scusi per il ritardo!” dissero all’unisono.
“Siate più puntuali la prossima volta, perché non sarò così buono!” li ammonì il Capitano Paolo, poi, inaspettatamente, sorrise: “Vi ho chiamati per farvi vedere la nuova nave.”
Ai due giovani brillavano gli occhi.
“Su, venite.” Continuò il capitano accompagnandoli verso l’ hangar.
“Bright…” disse poi indicandolo con la mano.
Il giovane ufficiale comprese al volo il volere del Capitano: “Base Bianca: primo modello di classe Pegasus, armamento: batterie, cannone a mega-particelle, 5 Moduli da Battaglia (MB) Ball, 3 Mobile Suit (MS) GM spaziali e 2 MS GM terrestri.” Recitò.
“Bene, bravo Bright. Ryu, lunghezza, altezza e peso!” lo interrogò il Capitano Paolo.
Ryu ci pensò su, Bright si mordeva le labbra per non parlare.
“Lunghezza 250 m, altezza 95 m, peso 68.000 t, capitano!” disse poi il ragazzo dalla pelle scura.
“97 metri” precisò Bright.
“Bravi ragazzi” si complimentò Paolo.
Akira c’ era rimasto di sasso, non sarebbe mai riuscito a ricordare tutti quei numeri…
Paolo aprì la porta dell’ hangar dov’ era situata la Base Bianca.
I tre ragazzi guardarono l’ immensa nave spaziale.
“Su, entrate.” Li esortò Paolo.
Akira, il più giovane, non se lo fece ripetere due volte, e corse ad esplorare l’ astronave.
Bright e Ryu, aspettarono compostamente il Capitano, e anche quando furono entrati continuarono a seguirlo diligentemente, abituati al rigido codice militare.
Akira, che di quel mondo invece non faceva parte, andava in giro per conto suo trai ponti e le cabine della mitica astronave.
“Akira, vieni, è ora di andare!” gridò il Capitano Paolo, mezz’ ora più tardi.
Il ragazzino lasciò con riluttanza il timone, con cui stava giocherellando, e corse verso colui che l’ aveva chiamato.
“Su, svelti, stasera il Generale Revil sceglierà i componenti dell’ equipaggio, dobbiamo trovarci nella sala delle riunioni.” Li esortò Paolo.
Bright gli si avvicinò: “Lei sarà il capitano, vero?” chiese.
“Si. Svelti ora, alla sala riunioni!”.
Percorsero in silenzio il corridoio metallico, che rimbombava ad ogni passo.

     


                     





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