FanFiction Mirmo | Solo noi due di onigiri | FanFiction Zone

 

  Solo noi due

         

 

  

  

  

  

Solo noi due ●●●●○ (Letta 2001 volte)

di onigiri 

9 capitoli (in corso) - 51 commenti - 15 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaMirmo

Genere:

Non specificato

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Nuova scuola 

Allora, vi avviso che la trama nn è affatto originale, ma è la solita pappardella del teppista e della ragazza che... bla bla ^_^"! Fabrizio apparirà molto diverso dall'anime...! Che altro dire? Spero nn vi disgusti troppo!


  

Dalla finestra semiaperta era entrato un pallido raggio di sole, che quasi a farlo apposta prese a solleticare scherzosamente le palpebre chiuse della persona seduta di fronte alla scrivania, che con il viso nascosto tra le braccia stava dormendo beatamente sopra i ruvidi fogli scarabocchiati di un quaderno.
A quel caldo contatto, la ragazza, con un piccolo verso di disapprovazione, cominciò a svegliarsi, alzando la testa e stiracchiandosi stancamente le braccia, per poi guardandosi attorno con aria smarrita.
Si accorse solo dopo una buona decina di secondi che si trovava nella sua stanza. Sbadigliò, portando lentamente lo sguardo verso la sveglia poggiata sopra il comodino.
Erano le otto e un quarto… .
Questo bastò a svegliarla del tutto. Si alzò in fretta, urlando, rischiando di inciampare sui suoi piedi, per poi dirigersi di corsa in bagno. Si portò di fronte al lavandino, gettandosi un po’ di acqua gelata in faccia, poi prese il suo spazzolino e lo sfregò con forza sui denti, alzando lo sguardo verso lo specchio davanti a se. In quello stesso istante vide una ragazza di sedici anni, i capelli biondi come il grano e gli occhi color cioccolato, il cui viso era contorto in una smorfia di agitazione e preoccupazione. Purtroppo le capitava spesso di addormentarsi la notte mentre scriveva e non sentire la sveglia suonare il giorno dopo.
Presa dal panico corse in camera sua e tolse dall’armadio la sua divisa nuova fiammante delle scuole superiori, pronta solo di essere indossata una volta per tutte dalla sua proprietaria. La divisa in questione era caratterizzata da una gonna verde smeraldo che le arrivava fino alle ginocchia, una giacca a maniche lunghe dello stesso colore ed un nastro rosso sul colletto della camicia. Si spazzolò i lunghi capelli raccogliendoli in due bei codini dorati, come era suo solito fare sin dalle elementari. Si dette un’occhiata soddisfatta allo specchio, ammirandosi con un sorriso sulle labbra: si sentiva più grande... forse più matura.
sarebbe rimasta ad ammirarsi ancora un pò, ma era davvero tardissimo.
Uscì fulminea dalla sua camera da letto e si fermò di fronte alla porta aperta della cucina.
–Ciao mamma!- salutò mentre si dirigeva verso il tavolo per afferrare un toast da un piatto e portarselo alla bocca. In quel momento una donna bionda, intenta a cucinare, si voltò verso di lei guardandola con severità. –Camilla, quante volte devo dirti di non stare alzata fino a tardi? Vuoi arrivare in ritardo al tuo primo giorno di scuola?-.
La ragazza non rispose con la scusa di avere la bocca piena. In realtà non aveva voglia di cominciare, per l’ennesima volta ,una discussione con la mamma per la solita questione che le portava regolarmente al litigio. In fondo, lei adorava scrivere, ed era durante la notte che aveva l’ispirazione giusta.
Che ci poteva fare? Mandare all’aria la sua passione?
Non ci pensava neanche.
Dopo un veloce saluto Camilla si diresse verso l’ingresso del suo appartamento, si infilò le scarpe, afferrò la cartella marrone ed uscì fuori in fetta e furia.
Arrivata sul marciapiede si mise a correre a perdifiato, dritta verso la stazione.
Era una bellissima giornata, il cielo tinto di un intenso color non ti scordar di me, senza neppure una piccola nuvola che potesse oscurare il sole. L’aria era calda ed un po’ afosa, ed un forte profumo di fiori provenienti dagli alberi del parco lì vicino prese possesso della zona, nauseando appena qualche passante col loro odore fin troppo dolciastro.
La ragazza arrivò alla stazione, e vide in lontananza il treno che avrebbe dovuto prendere, fermo davanti ai binari. Con un ultimo sforzo accellerò il passo, fino a quando, arrivata a destinazione per il rotto della cuffia, non si lasciò cadere stremata in ginocchio, mentre la porta scorrevole si chiudeva dietro di lei.

–Non ti smentisci mai, eh?-.
Camilla, riconoscendo quella voce, alzò lo sguardo fino ad incrociare due bellissimi occhi azzurri, molto dolci. –Ciao, Cecilia!- riuscì a sussurrare appena, ancora senza fiato, mentre si alzava in piedi. –Possibile che devi sempre arrivare per un soffio? Voglio proprio vedere che farai quando ti capiterà di perdere il treno!- -Ti prego, non ti ci mettere anche tu!- brontolò Camilla, ricordando la breve ramanzina della mamma.
Cecilia sorrise, portandosi una mano tra i capelli rosati per dar loro un ultima pettinata con le dita. Dopo di ché invitò Camilla a sedersi vicino a lei su due posti che erano stati appena liberati.
–Sei nervosa?- le domandò con la sua solita espressione posata e sorridente. Camilla annuì, osservando un sguardo perso il paesaggio cambiare continuamente attraverso il finestrino.

Che domanda sciocca: come poteva non essere agitata? Anzi, non capiva come Cecilia riuscisse a mantenere quell’aria tanto serena.
Sospirò, stringendo tra le mani la sua cartella di pelle, rimpiangendo quel caldo letto che si trovava in camera sua...

–Siamo arrivate…!- disse improvvisamente la voce tranquilla dell'amica. In quel momento la ragazza, presa dai suoi pensieri, ritornò con i piedi per terra, e col cuore che le batteva forte si avviò verso l’uscita.




Dato che mancavano cinque minuti al suono della campana, le due amiche accelerarono il passo, dirigendosi in fetta verso il grande edificio che sorgeva in lontananza di fronte a loro. Era molto alto, con le mura color cenere e grandi finestre rettangolari.
Quando giunsero al cancello, il gigantesco orologio che si trovava sul tetto segnava le otto e ventisei del mattino. –Per un pelo…!- disse Camilla mentre si fermava a riprendere fiato, portandosi di un passo all'interno del cortile.
–ATTENTA!!-.
Solo un attimo dopo la ragazza si accorse di essere stata afferrata per un braccio e trascinata alla sua destra dall’amica. Non ebbe bisogno di chiederle cosa le fosse preso, perché un istante dopo due moto tagliarono loro la strada ed attraversarono il cortile a tutta velocità, verso l’edificio, facendo urlare qualche studente che per poco non rischiava di essere investito.
Gli occhi di tutti, ora, erano puntati su quei bizzarri nuovi arrivati.
Su ogni moto stavano due persone, presumibilmente ragazzi, tutti muniti di casco. Non appena si fermarono, Camilla, che li osservava da lontano, si rese conto dalla divisa che erano due ragazze accompagnate da due maschi. La prima a scendere fu una delle due femmine, che come si tolse il casco mostrò a tutti il suo bel viso caratterizzato da due grandissimi occhi celesti e da una pelle candida e liscia. I suoi capelli erano soffici e lunghi di un bel biondo chiaro, legati in una mezza coda da un grande nastro rosso. Il ragazzo che l’aveva accompagnata era davvero molto bello: aveva corti capelli corvini ed occhi color mare. Seppure i suoi lineamenti erano molto dolci, l’espressione del suo volto non gli dava l’aria di essere un tipo socievole.
Nella seconda moto, la ragazza sembrava poco più grande della prima: aveva occhi magnetici, di un viola intenso, e lunghissimi capelli neri e lucenti lasciati liberi di cadere sulla schiena. Come scese dal mezzo si diresse verso il suo accompagnatore, togliendogli il casco e baciandolo subito con foga. Nessuno poté vedere il suo volto fino a quando i due non si separarono.
Il giovane in questione aveva capelli castani, occhi azzurri ed un sorrisetto malizioso sulle labbra.

–E quelli chi sono?- domandò subito Camilla all’amica, guardandoli preoccupata. –Non ne ho idea, saranno i soliti bulletti della scuola! Ci sono in tutte!- rispose Cecilia pacata, con un'espressione contrariata sul viso. –Piuttosto, andiamo a vedere in che classe ci hanno messo!-. La ragazza prese Camilla per il braccio e la trascinò con se verso l’istituto, superando tutti gli studenti che si erano fermati ad osservare il quartetto, chi con timore e chi con ammirazione.
Salendo i gradini che conducevano all’ingresso, Camilla si soffermò per pochi istanti ad osservare il gruppetto di motociclisti, che ora avevano preso a fumare, appoggiati ai sedili delle loro moto, incuranti dell’insegnante che li aveva raggiunti e li stava riproveranno con severità.
“Cecilia ha ragione! Sono solo dei bulli!” pensò con decisione prima di attraversare la porta.

“Comunque, è meglio stargli alla larga…!”.






Continua… .










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Allora, qst stupidaggine mi è venuta in mente senza preavviso. All’inizio non sapevo che personaggi usare, poi ho opzionato per quelli di Mirmo…! Beh. Fatemi sapere se è il caso di cancellarla ^__^

     


                     





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