FanFiction Marmalade Boy | Do Not disturb di Amras | FanFiction Zone

 

  Do Not disturb

         

 

  

  

  

  

Do Not disturb   (Letta 981 volte)

di Amras 

2 capitoli (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaMarmalade Boy

Genere:

Romantico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 .01. 

 


  

Titolo: Do not Disturb

Serie: Marmalade Boy

Capitolo: What’s your name °1 di ?°

Rating: PG

Pairing: Ancora non ho deciso bene... ci sarà quasi sicuramente la YuuxMiki e la SatoshixMeiko, ma principalmente si parlerà di Ginta v_v.

Note: Precisiamo intanto un paio di cose.

1. E’ la prima fic che scrivo su MB e non credevo che l’avrei mai fatto ò_o... Il manga e l’anime non mi piacciono proprio particolarmente ma, in compenso, tutti i maschietti della serie (E tra le femminucce solo Arimi v_v) li trovo interessanti e fiQui, soprattutto Ginta e Satoshi*_*...

Tutti fiQui.. a parte Yuu e Nachan per cui ho un amorevole odio=.=””...

2. I personaggi appartengono alla sensei Wataru Yoshizumi, spero di non andare completamente OoC^^... La canzone qui nominata, da cui prende nome il capitolo, nonchè prende piede tutta la vicenda e costituisce il fulcro della storia XD è What’s your name di Jesse McCartney. Non sono una sua fan.. ma non so perchè con due sue song che ho sentito, due fic mi ha ispirato e per di più su serie che non ho mai trattato ò_o. Shockante XD!

Ultima cosa.. spero che le fan di Yuu e Miki non me ne vorranno male, cercherò di mantenere la loro dignità e il loro chara (come fanwritter posso riuscirci*__*... forse>_>), ma, visto che tutte le fic che ho leggiucchiato qua e là ficcano sempre loro due come protagonisti... Ho deciso di scrivere una fic in cui Ginta era al centro dell’attenzione*_*!

Ah, dimenticavo, il titolo per ora non ha assolutamente senso, dovrebbe avere una ragione d’essere con un fatto che avverrà più avanti nella storia, per cui fate finta di niente^^;;...

-First Lesson-

What's your name



Sedeva sulla gradinata davanti all'Istituto scolastico.

La giacca della divisa completamente slacciata, così come i primi bottoni della camicia bianca.

Il sole scioglieva le pietre e accecava gli occhi in quella bella giornata di inizio primavera.

Per di più faceva caldo.

Sbuffò.

Detestava il caldo.

Avrebbe fatto meglio ad alzarsi ed incamminarsi per andare a casa ma presto o tardi sapeva che sarebbe passato di lì e allora avrebbe potuto vederlo ancora una volta, e finire così un altro giorno di scuola in bellezza.

Le auricolari nelle orecchie vomitavano la musica a tutto volume ma la mano si mosse istintivamente all'I-Pod azzurro, ruotando il volume per alzarlo ancora. Al massimo.

Le labbra morbide si schiusero per ripetere il ritornello della canzone e gli occhi si assottigliando, divenendo appena una fessura.

Oh, adorava quel pezzo.

Certo il cantante e le sue canzoni non erano proprio il suo genere ma, diciamolo, quella taccia era perfetta!

Non era struggente.

Non aveva parole intense, poetiche o che facevano riflettere.

La musica non era particolarmente ricercata o quant'altro...

Ma non appena l'aveva udita, con quel suo motivetto incalzante e il ritornello orecchiabile, aveva capito che era perfetta.

Canticchiava ancora quando i suoi occhi scorsero l'atletica figura di *lui* stagliarsi sulla strada.

Eccolo!

Le labbra si serrarono nell'immediato, il cuore iniziò a battere impazzito cercando di uscire dal petto e il respiro venne trattenuto finchè lui non attraverò la via sparendo dietro l'angolo, infondo alla strada, dove il suo sguardo avido non potevano raggiungerlo.

"Ora posso morire felice..." mormorò rilassandosi e sospirando con le gote leggermente arrossate.

La musica urlava ancora nelle sue orecchie e con quella si rialzò sorridendo per recuperare lo zaino ed uscire dal cortile della scuola.

Anche per quel giorno la sua "sacra missione" era stata compiuta.

"Ray! Ma quanto ci hai messo ad uscire?!? Sono ore che ti aspetto qui davanti!"

Una ragazza dai capelli castani raccolti in due code ai lati sbuffava seccata schermandosi il viso roseo con la mano.

"Sì, scusa Minako..." fu la sua risposta, vaga, mentre distoglieva lo sguardo fingendo di provare dispiacere.

"Scusa un corno, adesso mi dici che fine avevi fatto!" ordinò Minako muovendo l'indice sotto al suo naso per enfatizzare la propria frase.

"Che t'importa? Sono qui ora, no?"

"Invece mi importa eccome! Ah..." si fermò, come colpita da un fulmine a ciel sereno "Non dirmelo..."

"E chi ti dice niente..."

"Silenzio!" minacciò Minako, con ancora l'indice alzato.

"Mhmmmm..." roteò gli occhi al cielo. Sapeva cosa stava passando per la testa dell'amica.

"Sbaglio o prima è passato di qui quel tipo che ti piace tanto?"

Ecco lo sapeva!

Avvampò all'istante quando quella frase raggiunse il suo udito e con ampi movimenti delle mani iniziò a negare spudoratamente ogni cosa: dal fatto che non era lui ad essere passato al fatto che non era vero che avesse una cotta per lui. Noooo, e quando mai!

"Ma se è un mese che non fai altro che fissarlo quando passa davanti alla tua scuola, me l'ha detto anche la tua compagna, Hiromi, che ti ha visto l'altro ieri sui gradini!"

Impiccione.

Lei e Hiromi!

Sbuffò con un tenero broncio sul viso incrociando le braccia al petto.

Come doveva spiegarglielo che non erano fatti loro?!? Bah, impossibile, tanto non l'avrebbero mai capita.. e allora che pensassero quello che volevano!

"Ma almeno lo sai come si chiama, eh?" tornò a chiedere Minako muovendo la testolina castana più in alto, per spiare il suo sguardo che aveva alzato per esasperazione.

"Ehm.. bè... Non ancora... ma..." rispose mentre un enorme gocciolone si materializzava sul capo dell'altra.

"Non sai ancora il suo nome?!?"

"No..." confessò con difficoltà, quasi con le lacrime agli occhi, mentre la depressione aumentava fino a raggiungere livelli esponenziali.

"Ma come?!? Kami che frana! Che ci vuole, la prossima volta ti piazzi davanti a lui e gli fai: Ciao, senti qual'è il tuo nome?"

La faceva facile lei.

Ma non ce l'avrebbe mai fatta, prima di tutto perchè andare a chiedere il nome degli sconosciuti non era proprio cosa da tutti i giorni.. e poi.. e poi perchè non ce l'avrebbe mai fatta e basta!

Accidenti.

Era come in quella stupida canzonetta.

What's your name

What's your name

Oh I really wanna know


Eccome se voleva saperlo, ma come?!?

Quante volte aveva sognato ad occhi aperti di aspettare il suo passaggio davanti al cancello della scuola che frequentava e poi avanzare verso di lui con aria spavalda, il sorriso sulle labbra, puntandogli il dito contro e cantare sulle note di "What's your name".

Si vedeva continuare ad insistere sul ritornello di quella canzone.

Qual'è il tuo nome?

Qual'è il tuo nome?

Oh, davvero lo voglio sapere,

mi hai fatto impazzire e ti voglio sempre di più!


E che si trattasse solo di un sogno probabilmente era un bene o, a quest'ora, il manicomio avrebbe dovuto preparare una nuova stanza.

Non è normale che le persone vadano in giro ad imitare Jesse McCartney per abbordare qualcuno... e poi non era nemmeno il suo genere di cantante!

"Vabbè, dai Ray, è meglio che andiamo o tuo zio ti farà l'ennesima strigliata perchè hai fatto tardi."

Minako prese Ray per un braccio iniziando ad incamminarsi per la strada opposta a quella che, il "ragazzo senza nome", aveva percorso.

"Domani giuro che glielo chiedo..." mormorò invece Ray.

Tanto non lo avrebbe fatto.

Pazienza, almeno avrebbe potuto vederlo per un altro giorno, poteva anche accontentarsi...

...forse...



La divisa del liceo Toryo iniziava a diventare un inutile peso quando arrivava la bella stagione.

Non faceva caldo, ma nemmeno freddo. Si stava bene anche solo in maniche di camicia, ma loro, poveri alunni sfigati -pensò tristemente- erano costretti ad infilarsi ancora quella dannata giacca.

Odiosa.Stupida.Maledetta.Giacca!

Argh, come non la sopportava!

Faceva troppo caldo!

E per di più non capiva perchè cavolo non si era deciso a toglierla adesso che non era più a scuola, ma l'aveva lasciata da un pezzo per recarsi a casa.

"Certo che anche io..." evitò di terminare la frase con un "sono proprio imbecille" e si dedicò a spogliarsi dell'indumento in cui spiccava lo stemma dell'istituto che frequentava.

"Ahaaa, ora va meglio!"

Un largo sorriso si dipinse sul bel volto del ragazzo mentre svoltava a sinistra e si ritrovava ad assistere all'ennesimo spettacolo ingrato.

Urla e schiamazzi provenivano da qualche metro avanti a lui, dal cortiletto di una delle abitazioni del quartiere per la precisione e, sempre per esser pignoli, da casa Matsuura & Koishikawa. E proprio i due degni rappresentanti di quelle strambe famiglie erano occupati a darsi addosso: la prima insultanto e il secondo, un ragazzo dai capelli biondi e il sorriso beffardo sulle labbra, a sghignazzare divertito.

Si fermò alla loro vista.

Oh no...

Ma perchè diavolo era finito lì? Casa sua era da tutt'altra parte...

Porca miseria aveva sbagliato strada!

Doveva fare dietro front e andarsene prima di essere visto!

Si voltò infatti ma, non appena compì i primi passi, la voce squillante della ragazza lo raggiunse e lui capì di essersi fregato da solo per l'ennesima volta.

"Ginta!" aveva esclamato lei con tono dubbioso.

"Oh, Suou..." era invece stata la semplice frase del biondino.

Ginta Suou sospirò amaramente girandosi verso i due e mordendosi la lingua per non mandare cordialmente a quel paese l'altro ragazzo: Yuu Matsuura, il suo nemico naturale, nonchè rivale in amore... ma questo per ora era soltanto lui a pensarlo.. sè.. come se non fosse vero.

"Ciao..." affermò Ginta, pocco socievole. Imbarazzato invero.

Già una volta si era ritrovato in quella stessa via.. e ricordava non fosse andata molto bene.

Aveva tentato di parlare con Miki e chiarire i suoi sentimenti, aveva tentato di farle capire che l'amava e che loro erano fatti per stare insieme... ma il biondino si era messo in mezzo e gli aveva rovinato tutti i piani.

Lo faceva sempre.

Con quel suo bel faccino da schiaffi, se ne stava sempre tra i piedi!

Era l'ultimo arrivato dannazione, doveva starsene al suo posto!!!

"Ciao, ma tu che ci fai qui?" domandò la ragazza, Miki Koishikawa, per l'appunto.

"Ah... Ehm... Ho.. ho sbagliato strada, stavo cercando di.. ehm.. bè, ho girato all'angolo sbagliato e... Oh, accidenti!!!"

Che frana, non sapeva nemmeno inventarsi una balla credibile.

Indietreggiò.

L'espressione rabbuiata sul volto e lo sguardo basso.

Sembrava un cane bastonato.

Povero Ginta.

"Bè, comunque ora vi saluto ciao!"

E se ne corse via così.

Senza il coraggio di guardarli in faccia, senza il coraggio di guardare in faccia Miki.

Perchè gli faceva così male.

E lei non lo capiva...

"Sono un idiota, sono un perfetto idiota! Teme baka!" imprecò ancora correndo, anzi, scappando, per tornare sulla via di casa e aprire velocemente il portone d'entrata, sbattendolo poi alle sue spalle e rimanendo fermo, in piedi, con a schiena poggiata contro la superficie lignea a fissare il soffitto bianco sebbene tenesse gli occhi chiusi.

E poi ricordava.

La radio dimenticata accesa da sua madre mandava in onda la canzone di un cantante straniero, americano, e le sue parole -sebbene non fossero nulla di chè- lo aiutarono a ricordare.

A tornare indietro con la memoria.

Scivolare in una giornata di sole come quella insieme ad una ragazza dal sorriso raggiante e i corti capelli castani.

Ai suoi occhi non era bella.

Era bellissima!

- Ciao, sei Ginta Suou vero? -

- S-sì, ma tu come fai a saperlo? -

- Bè... ehm.. siamo nella stessa classe e poi ho scoperto che anche tu sei qui per l'ellenamento del club di tennis... -

- Davvero? Ah... Ehm.. Ma tu.. bè, ma il tuo nome qual'è? -

- Miki. Miki Koishikawa. -


"Oh, Miki..." bisbigliò con voce sottile.

What's your name

What's your name

Oh I really wanna know

You got me going crazy

And I want you more and more

Oh hey this could be something real

I gotta let you know the way I feel


E ancora la canzone si ripeteva risuonando nella sua testa col suo ritmo allegro.

*Allegro? Ma che c'era da essere tanto allegri?

La ragazza che ti piace non ti ama più, amico! Non mi sembra il caso di cantare con quella voce felice!*

Si tirò su dandosi mentalmente dello stupido perchè per un momento si era visto cantare quella canzone a Miki, in una nuova vita, in una seconda opportunità, in un mondo che gli aveva concesso un miracolo.

Invece la realtà era ben diversa.

Faceva schifo!

"Ginta, tesoro, sei tu?"

Dalla cuina la voce della madre si fece sentire mentre sfilava con essa il caldo profumo del pane fatto in caso.

"Sì sono io." bofonchiò il ragazzo tirandosi su e camminando verso la propria camera, attraversando il corridoio come se si stesse conducendo al patibolo.

"Allora sbrigati a cambiarti e poi vieni a mangiare che è pronto." asserì la madre smanettando con le stoviglie.

"Sì, arrivo..."

Sarebbe stata una lunga giornata, pensò lasciando cadere la giacca sul letto.

"Ah, e poi ricordati di andare in lavanderia a prendere il mio abito che sta sera usciamo con i tuoi cugini."

Mooolto lunga.



§°FIRST LESSON END°§

     


                     





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