FanFiction Capitan Tsubasa | Fade to black di Akane | FanFiction Zone

 

  Fade to black

         

 

  

  

  

  

Fade to black   (Letta 1623 volte)

di Akane 

8 capitoli (conclusa) - 0 commenti - 1 seguace - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaCapitan Tsubasa

Genere:

Drammatico - Romantico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo 1 

Cosa sarebbe successo se Tsubasa avesse fatto un incidente e fosse rimasto paralizzato sulla sedia a rotelle?


  

TITOLO: Fade to black – Dissolvenza nel nero

AUTORE: Akane

SERIE: Capitan Tsubasa

TIPO: What if…? – yaoi

GENERE: introspettivo – drammatico- sentimentale

RATING: PG 13 per ora al massimo R, se aumenta cambio subito! Per sicurezza metto R, sempre esagerare che diminuire…

PAIRING: TsubasaXTaro, presenti anche Jun, Genzo, Hyuga

PARTI: pensavo di farla one shot ma penso che farò qualche capitolino in più, nulla di lungo…anche se ho detto la stessa cosa per Till I collapse…e poi sono stati 40 cap!!! No, dai, mi trattengo, saranno pochi cap ma incisivi!

MODO: pensavo di farla in prima persona ma poi ci ho ripensato, è una sfida farla in terza, sarebbe più coinvolgente in prima ma trovare lo stesso coinvolgimento nella terza persona non è facile. Per questo ci provo. Ovviamente al passato!

DISCLAMAIRS: i personaggi non sono miei ma del suo creatore!

NOTE: E se Tsubasa avesse un incidente che lo paralizza nelle gambe costringendolo su una sedia a rotelle per il resto della sua vita? Sono sadica? Rispondetevi leggendo questa storiella! Non pensavo nemmeno io di arrivare a tanto ma mi sono detta che perfino un personaggio detestabile come Tsubasa può diventare amabile!!! Non so cosa uscirà perché ora la inizio ma non so quando la finisco, so solo che non voglio spenderci troppo tempo, lo faccio solo perché nel giro di questo ultimo mese ho finito 2 original a cap brevi che stavo scrivendo e il vuoto lasciato da loro(una era etero e l’altra yaoi ma entrambe romantiche!)lo dovevo riempire in qualche modo….anche perché sto scrivendo poche fanfic yaoi! Che vergogna! Diciamo che non c’è un periodo preciso in cui ambiento la storia, è fra un camionato e l’altro, un mondiale e l’altro….generico perché tanto è un gran casotto anche nel manga, per quel che ricordo…però deciso specificamente l’età: hanno sui 17 anni, età in cui ci si forma in ogni senso e settore, specie sentimentale e i sogni prendono vita poiché finalmente attuabili! Non so se a quell’età Tsubasa aveva già ricevuto la proposta di andare in Brasile da Roberto, ma poco importa, questa è una fanfic ed addirittura una What if…chiudiamo tutti un occhio, va’! Vi auguro buona lettura, spero sia tale! Baci Akane

DEDICHE: la dedico a tutti quelli che hanno avuto i loro sogni infranti e scontrandosi con la dura realtà, non hanno avuto scelta che vivere una vita diversa da quella desiderata, auguro loro di trovare un ragione di vita anche nelle cose terribili che si possono incontrare sul proprio cammino.



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FADE TO BLACK



CAPITOLO 1:

FORTUNA INFAME



/E se la vita ti volta le spalle? La tua vita perfetta si riduce ad un vetro smerigliato dove non potrai più vedere la tua immagine riflessa…e al primo colpo più forte degli altri, questo si romperà, come i tuoi sogni che vanno in frantumi per sempre./



Il solito pallone di cuoio da calcio rotolava per il marciapiede delle vie trafficate di Fujisawa, sospinto dai piedi di un ragazzo ormai noto in quel quartiere, noto e apprezzato da tutti.

Spensierato il moro dai lineamenti giapponesi camminava a passo spedito dirigendosi agli allenamenti pomeridiani. La giornata scolastica era finita e con sollievo poteva dedicarsi al suo solito passatempo preferito: il calcio! Per lui il calcio non era solo un divertimento, era molto di più: era il suo sogno, come quel pallone era il suo migliore amico, una frase ormai fatta che amava ripetere in continuazione, una filosofia di vita che l’aveva cresciuto!

Tsubasa con nulla in testa se non lo sport, stava progettando un nuovo schema d’attacco da proporre ai suoi compagni di squadra della Nankatsu, il nuovo campionato giovanile era alle porte e non vedeva l’ora di far vedere a tutti chi era, poi si sarebbe dedicato ai mondiali giovanili per la seconda volta, avrebbe incontrato campioni incredibili come Schneider e si sarebbe riunito ai suoi cari amici Wakabayashi e Misaki. Non vedeva proprio l’ora!

Sperava sempre che continuando a migliorarsi sempre più potesse arrivare anche a farsi sentire fino in Brasile dal suo amico Roberto. Tutti si stavano facendo una loro strada, desiderava farsene una anche lui e sentiva che questo mondiale per lui sarebbe stato decisivo, una sensazione forte che però contrastava con un’altra…ogni volta che provava ad immaginarsi in quel torneo non ci riusciva, era come se fosse impossibile arrivarci anche se la loro qualificazione era praticamente certa! Era strano, proprio strano…una sorta di barriera gli impediva di credere che sarebbe arrivato quel momento fantastico, che avrebbe calpestato nuovamente quell’erba di quel campo magico!

Sospirò scacciando questi lampi di pensieri un po’ tetri, doveva solo vivere il momento come aveva fatto fin’ora!

Si concentrò sul pallone che rotolando brevemente avanti a se l’aspettava per continuare il suo percorso, era bello immaginare che fosse vivo e che lo facesse apposta a non allontanarsi troppo da lui per non fare tutta la strada da solo! Lo divertivano questi pensieri!

Si era sempre ritenuto una persona normale come tante eppure pochi lo ritenevano tale, lo vedevano più come un super ragazzo dal fisico atletico, non troppo bello ma nemmeno troppo brutto, con dei voti scolastici altalenanti per via della testa riempita solo dal calcio, ottimo sportivo, campione fuoriclasse nel suo sport e per di più dal carattere amabile, giusto, carismatico, leder, amico, seguito da tutti, rispettato, stimato, cresciuto da genitori affettuosi…una persona che aveva avuto tutto e che era praticamente perfetta, il ritratto del ragazzo ideale: gentile, ingenuo, premuroso, calcio-dipendente, ottuso in campo sentimentale come molti ragazzi della sua età(per fortuna non tutti…), leale, sincero, profondo, riflessivo, allegro e felice. Ecco cos’era lui, un perfetto diciassettenne felice e contento della sua vita, che aspirava a qualcosa di più che sapeva avrebbe ottenuto di lì a poco, grazie alle sue indubbie capacità.

Compiangeva a volte persone come il suo amico Misugi che aveva tutte le capacità per arrivare a realizzare i suoi sogni ma non le possibilità…veramente se mancava la salute era finita, ringraziò il cielo per averla, lo faceva ogni volta che pensava al campione di vetro. Se non si fosse dovuto frenare e fermare sarebbe diventato senza dubbio il miglior giocatore di tutti i tempi, perfino migliore di lui.

Ma le cose erano andate diversamente ed era inutile pensare ai ‘se’ e ai ‘ma’…aveva fatto fatica a quel tempo ad accettare la forza superiore di un ragazzo, poi aveva capito che non si sarebbe potuta affermare, questa forza superiore, e che per lui ci sarebbe stata una sorta di strada spianata senza nessuno davanti e l’energia di continuare a giocare gli era sempre rimasta, non era andato più in crisi!

A volte si sentiva egoista e crudele a fare pensieri simili, era come se ringraziasse il destino che Misugi fosse nato con quella malformazione cardiaca! Non era bello e smetteva di avere simili considerazioni.

Eppure non si sa se si può chiamare destino, predisposizione di una forza sadica che gioca coi fili di qualche burattino, o chissà cosa…non si sa, fatto sta che non si può continuare ad essere sicuri della propria vita in eterno, perché la perfezione crolla per tutti, dal momento che non è di questo mondo.

Un esterno realista ci sarebbe arrivato subito: nessuno può essere così perfetto, avere una vita così perfetta e viverla per sempre. Nessuno.

Forse fu per dare questa lezione od un’altra, che accadde quel che accadde.

Veloce ed improvviso, uno scontro casuale con un passante, il pallone che scivolava dai suoi piedi, lui che senza pensarci ed automaticamente attraversava per riprenderlo ed invece l’altro che continuava a rotolare senza essere fermato…senza che trovasse ostacoli, senza che mai più potesse venir calciato dal suo proprietario.

Il migliore amico che ti inganna e ti lascia abbandonandoti per sempre.

Vedere all’ultimo momento un’auto che arrivava addosso e pensare:

“Dio, no…” fu un tutt’uno ma non poté far veramente nulla.

Nulla.

Solo aspettare e dirsi, mentre sentì il freno dell’auto sull’asfalto, che non sarebbe potuto andare troppo male.

Non sarebbe potuto.

Capì, però, dallo scontro violento e dal dolore dopo lo shock iniziale che sarebbe stato impossibile farcela.

All’inizio fu il caos più totale, cadde in un oblio momentaneo dove non capì dove fosse, chi fosse, cosa fosse successo, poi quando cominciò a far mente locale comprese di essere in mezzo alla strada, con una folla che si stava raccogliendo intorno e urla da parte di tutti.

Pur volendo pensare a qualcosa con tutte le proprie forze non ci riuscì, voleva qualcosa di utile che gli permettesse di riprendere le attività dei neuroni, ma qualcosa non glielo permetteva, risultò impossibile e l’unica cosa che sentì e che arrivò a fare fu gridare. Gridare per il dolore…dolore per una parte precisa del corpo.

Una parte che in un giocatore dalla vita perfetta basata tutta sul calcio, non dovrebbe mai essere presa di mira dal male.

Le gambe.

E vedendo le sue gambe e la sua schiena chiunque lì presente pensò, chiunque essi fossero: oh, fortuna infame!

Poi in mezzo alle urla dell’investito e dei soccorritori, il nulla l’avvolse senza fare in tempo a capire cosa fosse successo se non che voleva subito svegliarsi e tornare alla sua vita normale e perfetta.

Una vita che così non sarebbe più stata!



Nel giro di poche ore ogni mezzo di comunicazione possibile era attivo, nella zona ed in Giappone, per dare l’avviso della notizia terribile appena avvenuta.

Ci fu chi la ricevette per telefono, chi per televisione, chi per giornale o amici, ma tutti, entro la giornata lo seppero.



Stava tornando a casa dall’ennesimo lavoro part time nuovo, facevano sempre così in fretta a licenziarlo che ormai non gli stancava nemmeno cambiare lavoro così in fretta! Era colpa del suo caratteraccio, lo sapeva, nel giro di diversi anni aveva imparato a domarlo un po’ ma una tigre rimaneva sempre una tigre!

Quella giornata stancante era terminata e non vedeva l’ora di rientrare in casa, farsi un bagno rilassante, mangiare qualcosa e andare subito a dormire!

Ormai i giochi dei bambini erano finiti, a diciassette anni uno se lo ripete, eppure per lui, quei giochi, non avevano mai avuto inizio! Stanco di essere cresciuto troppo in fretta a volte gli veniva voglia di mandare tutto al diavolo e godersi una giovinezza negatagli, però poi si diceva che aveva il calcio ed in fondo quello bastava. Lavorava perché aveva saggiato troppo presto la povertà e non avrebbe più permesso che questo gli ricapitasse nemmeno se ora aveva studi gratis e poteva avere più respiro!

No, la sua vita non era stata facile ma aveva imparato a guardare quella degli altri e ad ammettere che ognuno aveva le proprie ‘magagne’!

Misugi aveva l’impossibilità di realizzare ciò per cui era nato, diventare un campione professionista di calcio, Matsuyama non aveva una squadra valida su cui fare affidamento per il proprio futuro, sempre legato al calcio, per cui era destinato ad arrancare a fatica in quel settore, poi c’erano molti altri che aveva incontrato e che poteva chiamare ‘amici’ ma non tutti avevano grossi problemi, come Wakabayashi che secondo il suo modesto parere se la spassava alla grande, o Tsubasa stesso che di lì a poco avrebbe ricevuto qualche ingaggio sicuro; fra l’altro non era sicuro di conoscere bene la vita degli altri, di Misaki, ad esempio, non sapeva un emerito nulla e nemmeno gliene importava moltissimo, ad essere onesti!

Limitò questi rari pensieri altruistici tornando a concentrarsi su di se, la sua vita doveva andare per forza sempre in crescendo, sarebbe decollato anche lui, lo sentiva, lo sperava…doveva credere in questo e nessuno l’avrebbe battuto!

Quando qualcosa comincia ad imboccare la strada della perfezione, difficilmente questa crolla!

Così pensava Hyuga giunto ormai nel proprio viale. Ma di lì a poco avrebbe scoperto che le cose sarebbero cambiate.

Appena entrato nella propria via lo vide subito, era quello che fra se e se amava chiamare scocciatore anche se in realtà sapeva che non lo era.

Si trattava di Misugi, come mai quella volta era venuto a trovarlo?

Lo faceva quando doveva riportarlo in carreggiata eppure ultimamente non aveva combinato nulla di sbagliato! O per lo meno ne era convinto, cominciò a dubitarne mentre il bel volto dai lineamenti delicati gli si avvicinava. Era solo.

Però qualcosa non andava. Già, qualcosa era andato storto quella giornata, non aveva quel suo eterno sorrisetto superiore che faceva sentire inferiore chiunque lo guardasse!

Lo ammirava e lo detestava contemporaneamente! Misugi era un gran personaggio che nel suo animo e nella sua personale scala delle simpatie, andava avanti e indietro troppo spesso. Lo ammirava per certi versi, l’avrebbe strangolato per altri! Era naturale, troppo diversi fra loro.

Fece subito attenzione al suo viso e alla sua espressione: cosa non aveva funzionato in quel periodo così tranquillo?

Un battito di troppo, una sensazione sgradita, una stonatura che notò perfino la tigre di lineamenti selvatici, si portò seccato i capelli all’indietro facendoli arrivare alle spalle larghe. Si fermò davanti all’altro ragazzo che aveva, a guardarlo meglio, un espressione sconvolta seppur controllata e tirata:

“Un principe rimane sempre un principe! Che mai gli sarà successo? Gli si è licenziata la servitù?”

Cercò di ironizzare da solo ma senza gran successo.

- Che succede questa volta?-

Disse subito senza nemmeno salutarlo, aveva un tono irrequieto e scontroso come suo solito però aveva un fondo di nervosismo nello sguardo scuro e penetrante. Gli occhi castani dell’altro si posarono elegantemente nei suoi, erano sempre sicuri e altezzosi ma quella volta no, quella volta fecero impressione a Hyuga, erano smarriti e fu il massimo che riuscì a decifrare:

- Hyuga, non hai visto i telegiornali, oggi? -

Si sentì punto sul vivo sentendosi disinformato e quasi ignorante per questa sua mancanza ed in tono difensivo disse:

- No, non sto vita natural durante a grattarmi davanti ad un televisore! Che diavolo avrei dovuto guardare?-

Misugi sospirò impaziente, come se fosse possibile che uno come lui perdesse la pazienza! Hyuga non ci avrebbe mai creduto ma osservandolo meglio lo vide sciupato e con una brutta cera, cosa straordinaria per l’attaccante notare qualcosa su qualcun altro!

Infine si decise a spiegare tagliando corto, se c’era qualcuno che era in grado di dare le notizie più gravi, quello era proprio lui, un esperto, ormai, in quelle cose.

- Si tratta di Tsubasa. È proprio mordace e faceto quando il destino si mette a ricrearsi con le vite pressoché perfette di qualcuno, forse si è snervato di perseguitare me ed ha deciso di dedicarsi a lui.-

Ormai non ce la faceva più e la sensazione di disagio e agitazione cresceva nel moro, tutti quei giri di prole per prepararlo a qualcosa che non capiva, non si sentiva così intelligente!

- Che cazzo vuoi dire, principe? Sii chiaro ed incisivo che non ti seguo, tu e le tue parolone da star!-

Nemmeno il castano ce la faceva più, al limite delle proprie forze mentali, teso come una corda di violino che stava per spezzarsi ancora, lo disse freddo, incisivo e secco, come se colpisse Hyuga con una sberla.

- Tsubasa è stato investito da un veicolo in corsa e pare grave. Sembra che gli specialisti si stiano adoperando per le sue gambe…che stiano tentando di trargliele in salvo…-

- Aspetta aspetta…che diavolo…che diavolo stai dicendo? Vuoi essere più chiaro? Cosa significa ‘stanno tentando di trargli in salvo le gambe?’-

Gli pareva di sentire un suono nei timpani che gli impediva di capire le parole che gli diceva, forse erano i battiti del suo cuore che improvvisamente erano aumentati, erano veloci e sempre più forti, quasi lo facevano impazzire e lui invece voleva sentire perfettamente la voce sfumata e calda del compagno di squadra e concittadino!

Non ci avrebbe creduto nemmeno fra un milione di anni, figurarsi se era uno come Misugi a dirglielo, uno baciato dalla sfiga più di lui!

Eppure anche l’altro parve essere arrivato al suo termine massimo.

- Significa che gli arti inferiori sono la parte più lesa, che rischia di non poterli più adoperare come prima…e forse neppure servirsene in assoluto! -

Mentre Misugi cercava parole sempre più chiare e semplici, con molta difficoltà perché più lui era stanco, agitato e fuori di se, più usava termini ricercati, Hyuga cercava con tutte le sue forze di non crederci, a Matsuyama non avrebbe creduto, a Wakabayshi, quel pallone gonfiato, non ci avrebbe creduto, e nemmeno ad altri della nazionale…però se c’era uno a cui avrebbe creduto qualunque cosa gli avesse detto, quello era proprio Misugi e conscio di ciò cominciò a sudare e improvviso capì di aver compreso anche troppo, lo prese con forza per le spalle e scuotendolo con poca gentilezza lo fissò sconvolto, come poche volte nella sua vita era stato, e alla sola luce dei lampioni sopra casa sua, si guardarono gridando:

- TSUBASA FORSE NON CAMMINERA’ PIU’?! MA SEI FUORI?! E’ QUESTO CHE VUOI DIRE? CHE STAI DICENDO? DILLO DNNAZIONE! SII CHIARO! DILLO E BASTA!-

Per la prima volta anche il leggendario principe del calcio dal sangue sempre freddo e controllato che mai si arrabbiava, perse il controllo e alzò la voce aggrappandosi a sua volta alle braccia del compagno che lo trattenevano con forza:

- SI, FORSE NON CAMMINERA’ PIU’! MAI PIU’! TI E’ CHIARO IL CONCETTO DEL NON CAMMINARE PIU’? TI DEVO FARE UN ILLUSTRAZIONE? CI ARRIVI? LO CAPISCI? NESSUNO SU QUESTO PIANETA HA POTERE PIU’ DI QUEI MEDICI CHE LO STANNO OPERANDO E NON SANNO COSA SARA’ DI LUI! SEI CONTENTO DI SENTIRTELO DIRE COSI’? VA BENE?-

- NO CHE NON VA BENE! MERDA! NON VA BENE! NO! NON VOGLIO CHE SIA COSI’, NON PUO’ ESSERE COSI’, NON DEVE! LUI E’ TSUBASA, DANNAZIONE! –

Rispose a sua volta sempre più iroso e fuori di se senza capire che stava scotendo violentemente Misugi, una persona che non c’entrava nulla e che non aveva bisogno di essere scosso! Se la stava prendendo con la prima figura che aveva sotto mano incapace di fare altro; forse per questo ma anche per la luce quasi folle che albergò nei suoi occhi, la rabbia che lo agitava, un insieme di cose fecero crollare il delicato ragazzo tutto d’un pezzo persino nel calcio e nella propria personale tragedia.

Misugi fermò la rabbia sconvolgente di Hyuga con le lacrime di sfogo, dolore ed impotenza che gli uscirono dagli occhi. Se fosse stato veramente così come temeva o magari peggio, sarebbe stato terribile perché in quella condizione c’era uno dei suoi migliori amici, uno che gli aveva insegnato molto a cui lui stesso aveva insegnato molto, qualcuno su cui aveva riposto le sue speranze e i suoi sogni, aveva visto in lui la realizzazione di ogni cosa fino a donargli un pezzetto di sè, fino a scoprirsi e a dirsi suo amico, proprio lui che non aveva mai avuto rapporti profondi e veri fino a quel punto. Perché fra tutti la persona più sbagliata per una tragedia simile era proprio Tsubasa ed ora quell’ira e quello shock che Hyuga sfogava su di lui, lo turbava e lo investiva in un momento sbagliato, non avrebbe retto altro per quella giornata!

Il moro si fermò all’istante impietrito. Tsubasa era molto per tutti e lo si poteva ammettere solo in casi estremi simili, ma gli faceva male, molto male, vedere uno incrollabile e forte come Misugi, cadere così. Capì di avere dei sentimenti e di infastidirsi di questo poiché si scoprì debole.

Impacciato in una situazione simile mollò l’amico che si coprì il volto senza girarsi, un pianto silenzioso liberatorio invidiabile. Era sicuro, Hyuga, di non averlo mai visto piangere, lo percorsero i brividi e persino del dispiacere.

Quando ci si sente impotenti finisce che diventi debole e arrivi ad ammettere e fare cose che mai potresti in condizioni normali.

- Scusa…mi dispiace…-

Mormorò con voce roca. Veramente non avrebbe voluto vederlo così, farsi crollare non solo l’immagine perfetta di Tsubasa ma anche quella di Misugi, due persone che aveva visto come invidiabili e detestabili per l’oro con cui erano ricoperte, a suo avviso…già sapere del cuore di uno l’aveva turbato, ora quell’istante era stato troppo per lui e come se potesse consolare se stesso consolando l’altro che piangeva, posò le mani sulle spalle ma questa volta con delicatezza, la maggiore che riuscì ad adottare, e strofinò in sottospecie di carezze. Lo vide così fragile, battibile, debole che non voleva fosse così…lo vedeva troppo umano e tutti quelli che aveva idealizzato si frantumavano sopra al piedistallo su cui li aveva posti.

Fu un momento di smarrimento anche per lui pensando che le cose persino a se stesso sarebbero potute precipitare ancora.

Improvvisamente il calcio gli parve la cosa più inutile e stupida su cui basare un intera esistenza e si interrogò sul proprio destino e volere: che senso avrebbe avuto fare qualcosa di così labile?

Misugi stesso, smarrito e sofferente come in poche volte della sua vita si era sentito, si appoggiò con la fronte al petto sicuro e forte del compagno di fronte aggrappandosi con le mani alla sua maglia attillata e leggera, avrebbe voluto essere lui, per un istante lo desiderò: Hyuga forte, sano, in salute, potente, energetico, accattivante, incrollabile…era stanco di vite poste in campane di vetro.

Stanco.



FINE CAPITOLO 1

     


                     





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