FanFiction Crossover | Neon Genesis Evangelion Vs Mazinga di Darik | FanFiction Zone

 

  Neon Genesis Evangelion Vs Mazinga

         

 

  

  

  

  

Neon Genesis Evangelion Vs Mazinga   (Letta 584 volte)

di Darik 

14 capitoli (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaCrossover

Genere:

Azione - Fantascienza

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo 1 

Un momento che prima o poi doveva arrivare, soprattutto quando si è fan dell'animazione robotica: l'incontro tra gli Evangelion e i Mazinga. La battaglia per la salvezza del mondo ha inizio!


  

1° CAPITOLO



CITTA’ DI TOKYO


Sembrava una mattinata come tutte le altre per la città che un tempo era la
capitale del Giappone, con tutti i suoi abitanti impegnati nelle loro attività
di sempre.


Dopo il cataclisma denominato Second Impact, molte cose erano cambiate: prima
di allora, Tokyo era una delle metropoli più grandi del mondo.


Ma in seguito a quel disastro, il livello delle acque si era alzato di
parecchio, inondando buona parte della città. E come se non bastasse, Tokyo era
rimasta vittima anche di una delle numerose guerre, civili e non, scoppiate
negli anni immediatamente successivi a quel cataclisma, ottenendo anche
‘l’onore’ di essere utilizzata come bersaglio per la prima bomba N2 mai
costruita, che distrusse la periferia della città.


Il governo, le industrie, e buona parte della popolazione emigrarono altrove,
riducendo Tokyo ad una città fantasma.


Quando poi il caos provocato dal Second Impact cessò, il governo giapponese,
che nel frattempo si era trasferito nella città di Neo-Tokyo 2, decise di
provare a recuperare l’ex-capitale.


Una discreta parte dei territori sommersi venne bonificata, permettendo così
la costruzione di nuovi edifici che, insieme al recupero di quelli scampati alla
guerra e all’inondazione, fece si che Tokyo venisse ripopolata.


Anche le varie industrie volsero lo sguardo su Tokyo, decidendo di sfruttare
il suo fascino storico come palcoscenico per organizzare fiere e mostre dei loro
prodotti.


Così Tokyo risorse, anche se ormai, con le dimensioni ridotte, la popolazione
pure, le ditte che la usavano solo per presentare le novità, era l’ombra della
grande metropoli di un tempo.


Ma era comunque una città viva.


La gente passeggiava tranquilla per le strade, quando all’improvviso tutto
cominciò a tremare.


“Che succede? Un terremoto?” erano le domande che più venivano in mente alle
persone mentre cercavano di reggersi in piedi con non poche difficoltà.


Ma la natura non c’entrava niente, poiché un essere gigantesco spuntò
all’improvviso dal suolo della città, seminando subito il panico tra la gente
che cercava disperatamente di fuggire in qualunque direzione.


L’essere aveva due gambe e due braccia, entrambe di colore nero, e tutti e
quattro gli arti avevano delle strane dita dalla forma estremamente lunga.


La testa raffigurava un volto umano, illuminata da due occhi rossi e con un
espressione malvagia.


Ai lati della testa, sulle spalle, due protuberanze a forma di arco, e sul
petto una terza protuberanza di forma circolare.


Rapidamente, dopo essersi guardato in giro, il mostro cominciò ad abbattere
alcuni palazzi semplicemente camminandoci attraverso.


“Mio Dio! Non è possibile! Cos’è quel mostro?!” gridò un uomo mentre
scappava.


“Vuol radere al suolo la nostra città!” gli fece eco un altro.


Ma questo mostro non sembrava avere il semplice scopo di distruggere, perché
sembrava si stesse dirigendo verso un luogo preciso, un grosso palazzo dalle
pareti a vetrata alto almeno venti piani.


Si piazzò davanti al palazzo, e si chinò come a cercare qualcosa attraverso
le finestre.


“Professore, presto scappi! Sta chiaramente cercando noi!” gridò un ragazzo
con i capelli castani lunghi, che indossava un camice bianco e osservava dalla
porta di un laboratorio l’enorme massa del mostro che oscurava l’intero
edificio.


“Non posso. Non posso farlo. Manca cosi poco, cosi poco. Non mi fermerò
adesso!” gli rispose un uomo sulla sessantina, molto alto, che indossava anche
lui un camice bianco e stava trafficando davanti ad un computer munito di
microscopio elettronico.


Al centro del laboratorio, pieno di congegni di vario tipo, stava un grande
contenitore di colore nero e di forma rettangolare, alto una decina di metri e
largo cinque, dal quale uscivano diversi cavi che finivano nel pavimento.


“Si! Si! Le cellule si sono attivate. Hanno iniziato ad unirsi. Vive! Vive!”
esclamò con gioia l’anziano uomo.


“Professor Ogisa! La prego! Il mostro si sta girando da questa parte!
Andiamocene!” gridò il giovane cominciando a tirarlo per un braccio.


“No Akito, no! Vattene tu se vuoi. Ma io non mi muoverò di qui finché non
vedrò cosa verrà fuori dal completamento del processo” rispose Ogisa liberandosi
con uno strattone.


“Professore…” fece per replicare Akito, ma si interruppe quando vide
attraverso la porta che il mostro li aveva localizzati.


QUALCHE MINUTO PRIMA, A NEO-TOKYO 3


La sirena dell’allarme aveva cominciato a suonare nell’immenso Geo-Front
della Nerv.


Ma stranamente la futuristica città, destinata a diventare la capitale del
Giappone, non passava al suo assetto bellico.


E l’allarme non era stato trasmesso ai civili.


“Cosa sta succedendo?” domandò il maggiore Misato Katsuragi giungendo di
corsa sul ponte di comando.


Il maggiore stava tranquillamente mangiando nel self service della Nerv,
approfittando del suo turno di riposo, quando quella maledetta sirena per poco
non la faceva affogare.


“I nostri sistemi satellitari hanno ricevuto dati riguardanti la comparsa di
un oggetto sconosciuto di enormi dimensioni” informò Shigeru Aoba.


“Si tratta di un angelo allora?” chiese Misato.


“Non lo sappiamo ancora con certezza. Però l’oggetto è comparso a Tokyo, ben
lontano da qui”.


“A Tokyo?! E che ci fa un angelo a Tokyo!?”


“Non penso si tratti di un angelo” disse una voce femminile alle sue spalle.


“Ritsuko. Come mai sono arrivata prima io di te sul ponte di comando?”
domandò il maggiore alla bionda dottoressa che indossava sempre il suo camice
bianco.


“Non appena è scattato l’allarme, sono stata convocata dal comandante Ikari
nel suo ufficio” rispose Ritsuko superando il maggiore e dirigendosi alla
postazione di Makoto Hyuga.


“Avete i dati sull’obbiettivo?” domandò Ritsuko all’operatore.


“Non ancora, riscontriamo alcuni problemi” rispose quest’ultimo.


“Lascia fare a me” disse la donna sporgendosi in avanti e cominciando a
trafficare sui tasti del computer con una velocità eccezionale.


Tanto che Maya Ibuki, seduta alle sue spalle, la guardava con grande
ammirazione, come suo solito.


In pochi secondi lo schermo principale del ponte di comando si illuminò,
mostrando le immagini riprese dall’alto del misterioso mostro che aveva
attaccato Tokyo.


In quel momento sembrava fermo davanti ad un palazzo, come se cercasse
qualcosa.


Ritsuko effettuò alcuni zoom sul mostro, e cominciò ad esaminarlo.


“Cosa ne pensi?” domandò poi Ritsuko indietreggiando fino ad affiancarsi a
Misato “Ti sembra davvero un angelo?”


“No” rispose dubbiosa Misato “assomiglia di più ad una specie di gigantesco
robot”.


“E infatti” si inserì Hyuga “ho appena ottenuto il diagramma d’onda di quell’essere.
E’ arancione, non è un angelo”.


“Questa storia mi puzza. Chi può aver costruito un simile robot? E perché
l’ha mandato a Tokyo?” si chiedeva il maggiore.


“Maggiore Katsuragi, vuole che contatti i piloti di Eva?” domandò Maya.


“Si. Anche se non si tratta di un angelo, non possiamo certo permettere che
vengano uccisi dei civili. Mandate immediatamente a chiamare i piloti, adesso
sono a scuola”.


“Sei sicura che sia una buona idea? Tokyo è lontana da noi, vuoi mandare gli
Eva ad affrontare un nemico dalle potenzialità sconosciute? Senza neanche
permettere ai ragazzi di poter utilizzare le armi, le coperture di Neo-Tokyo 3?”
domandò la dottoressa.


“Correremo il rischio. Approntate i preparativi per l’equipaggiamento tipo F
da usare sugli Eva-01 e 02. Lo 00 purtroppo è fuori standard per gli
equipaggiamenti speciali. E inviate sul luogo i mezzi per il rifornimento
energetico degli Eva”.


“Annullare gli ultimi ordini e disattivare l’allarme” tuonò autoritaria una
voce maschile dietro le due donne.


Misato si voltò sorpresa: il comandante Gendo Ikari aveva appena fatto la sua
comparsa sulla torre mobile, che il maggiore non aveva sentito alzarsi a causa
della sirena dell’allarme che proprio allora cessò.


A fianco del comandate, silenzioso e in piedi, il suo vice Kozo Fuyutsuki.


Gendo, nella sua solita posa, fissava attraverso i suoi occhiali scuri il
maggiore Katsuragi che sembrava essere rimasta alquanto interdetta. E
immaginando già cosa volesse dirgli, la anticipò: “Maggiore Katsuragi, il
compito della Nerv consiste nel combattere gli angeli. Se quell’essere non è uno
dei nostri nemici, allora non è un qualcosa che ci riguardi”.


“Ma… ma comandante Ikari, la Nerv deve proteggere l’umanità. Anche se quel
mostro non è un angelo, potrebbe comunque possederne la stessa pericolosità e
forza. E il suo obiettivo, qualunque esso sia, potrebbe mettere a repentaglio la
sicurezza del mondo” obbiettò Misato.


“Anche se fosse, quello non è un angelo. Quindi non ha l’AT-Field. Ci
penseranno le forze strategiche di autodifesa a fermarlo. E poi, se veramente
volessero il nostro intervento, lo avrebbero chiesto. Invece niente. Segno che
quelli dell’alto comando giapponese, sempre molto insofferenti nei nostri
riguardi, ritengono che questa sia una sfida alla loro altezza, perciò non ci
vogliono tra i piedi stavolta”.


Misato fece per replicare ancora, ma Ritsuko le mise una mano sulla spalla
scuotendo il capo, volendole trasmettere un chiaro messaggio.


Lascia perdere, ormai il comandante ha deciso così e niente gli farà cambiare
idea.


Misato strinse i pugni e si girò per guardare il mostro sullo schermo.


E anche Gendo osservava incuriosito lo schermo, segno che la presenza di quel
mostro comunque lo interessava.


Ma non erano solo quelli della Nerv che osservavano le azioni dell’essere.


Dentro una base segreta costruita all’interno di una montagna, in un altra
enorme sala piena di monitor e circondata dall’oscurità, tre persone coperte dal
buio stavano visionando l’operato del mostro, tramite collegamenti satellitari e
telecamere inserite direttamente negli occhi del gigante.


“Signore, Ruger 80 ha individuato il professor Ogisa” comunicò un operatore,
che indossava una tuta di colore blu notte.


“Perfetto. Sapevo che il buon Ogisa non mi avrebbe deluso. Sperava di potersi
nascondere da me, ma era soltanto un illuso” rispose una oscura figura
ghignante, al centro del trio che osservava i monitor.


“Aspetta a cantare vittoria. Non ha ancora preso ciò che ci serve” ribatté la
seconda figura alla sua destra.


“Infatti. Qualcosa potrebbe andare storto” proseguì la figura a sinistra.


“Stupidaggini! Chi può fermarci? Chi? Nessuno! La Nerv, forse, ma conosco
bene Gendo Ikari, se non si tratta di qualcosa che riguardi gli angeli e i vari
progetti che porta avanti, non muoverà un dito contro di noi. Ah ah ah ah ah
ah!!!!”


In città, all’improvviso un enorme braccio di colore nero sfondò come niente
le vetrate e i muri del palazzo dove si trovava Ogisa, e penetrò nel laboratorio
distruggendo tutto.


Akito venne colpito da alcune macerie e cadde a terra, mentre Ogisa venne
sbattuto di lato dallo spostamento d’aria, e sgomento osservò quella mano
afferrare il contenitore e strapparlo via dai suoi sostegni.


“No! Non puoi portarmelo via!” gridò Ogisa che incurante del rischio si
aggrappò con tutte le sue forze alla mano del mostro mentre cominciava a
ritirarsi.


Ma non rimase attaccato a lungo, andò a sbattere con la testa contro alcuni
spuntoni delle mura sfondate e cadde sul pavimento del corridoio antecedente il
laboratorio, in mezzo ai frammenti delle vetrate sfondate.


Il mostro alzò la mano destra come a contemplare l’oggetto che aveva appena
rubato, mentre Ogisa, disperato, si affacciò da una finestra urlando: “Ridammela!”


Poi una frase sovrastò ogni altro rumore: “ROCKET PUNCH!”*


La voce giunse all’improvviso da dietro il palazzo col laboratorio, una voce
maschile che sembrava amplificata da un microfono.


Poi una specie di rombo, due oggetti velocissimi si abbatterono sul mostro, e
uno lo colpì alla mano destra facendogli cadere il contenitore rubato.


L’altro invece lo prese in pieno volto, mandandolo a terra.


Ogisa allibito osservò il contenitore schiantarsi al suolo, ma il suo
contento non doveva aver subito danni, quel contenitore era stato costruito
apposta in modo resistentissimo.


Poi si chiese chi fosse intervenuto, ed ecco che il terreno cominciò a
vibrare leggermente, quasi a passo di marcia.


Una nuova ombra apparve a fianco del palazzo, un robot di colore nero e
bianco, con due strane antenne rosse sul petto che ricordavano un po’ una Z,
sulla parte inferiore del viso una sorta di griglia, mentre la parte superiore
della testa era aperta, e vi era agganciato un veicolo di colore rosso con
all’interno una persona, che si intravedeva tramite un vetro a forma di
semicupola.


Le braccia invece parevano mutilate, perché prive di avambracci.


I due oggetti che avevano colpito il mostro però tornarono indietro e
andarono ad agganciarsi proprio li, ed erano proprio gli avambracci che
mancavano.


Ogisa fu colpito come da un lampo. Quella figura, lui la conosceva bene, ne
aveva seguito molte volte le imprese quando era più giovane, quasi quaranta anni
fa, nel periodo pre-Second Impact.


Lo scienziato mormorò: “M…. Mazinga Z! Sono arrivati in tempo!”


“Co… cosa!? Mazinga Z!!!???” sbraitò nel buio la figura centrale del trio.


L’atmosfera era di colpo cambiata nella base nascosta dentro la montagna.


“Esatto. Proprio lui” confermò con calma la figura a destra.


“A quanto pare non era andato distrutto nello scontro finale contro il Dottor
Inferno” constatò la figura a sinistra.


“Maledetto! Maledetto! Presto, ordinate a Ruger 80 di fare a pezzi quel
rottame!”


Anche alla Nerv, tutti rimasero sorpresi.


“Ma.. cosa… che cos’ quel robot?” mormorò Misato.


“Non lo so, ma chi l’ha costruito si meriterebbe una bella lezione di design”
commentò sarcastica e impassibile Ritsuko.


La dottoressa trovava infatti il design del nuovo arrivato non brutto, ma
datato, soprattutto rispetto a quello degli Eva.


“Quel robot non mi è nuovo” diceva con calma Gendo.


“Infatti. Difficilmente tu puoi ricordartelo, perché durante il periodo in
cui agiva eri solo un bambino. Ma io lo rammento bene. Quello è Mazinga Z”
spiegò con calma Kozo.


“Mazinga Z. Ma certo, il robot che negli anni 70 proteggeva il Giappone e il
mondo da misteriosi mostri meccanici. Ma dopo una terribile battaglia contro il
mandante di tali mostri, un certo Dottor Inferno mi pare, scomparve
misteriosamente e tutti lo dettero per distrutto”.


Misato aveva sentito i discorsi tra i due uomini: “Mazinga Z? Accidenti, ogni
tanto me ne parlava la mamma, ma alla stregua di una favola della buona notte. E
invece esiste veramente”.


“Io non ne avevo mai sentito parlare” disse invece Ritsuko “ma sembra una
tecnologia interessante”.


L’interesse e l’apprensione per lo scontro che stava per svolgersi a Tokyo
aumentava.


In città, i due giganti si fronteggiavano in silenzio.


A bordo di Mazinga Z, un giovane osservava il mostro.


“Tsk, stupido mostro meccanico. Facevi i conti senza l’oste, vero? Ora te la
vedrai con Mazinga Z!” gridò sicuro di se il ragazzo che indossava una tuta
rossa, in alcuni punti il rosso era molto scuro in altri più chiaro, e con
stivali di colore giallo scuro e un casco bianco con visiera per gli occhi che
gli copriva interamente la parte superiore del viso.


Mazinga si lanciò correndo contro Ruger 80, provò a dargli un pugno, ma il
mostro proprio allora fece scattare in avanti le sue lunghe dita, che si
trasformarono in una sorta di funi, presero Mazinga per la cintola, lo
sollevarono e iniziarono a sbatterlo contro i palazzi in tutte le direzioni.


“Urgh… bastardo!” ringhiò il ragazzo, che subito gridò: “KOUSHIRYOKU BEAM!”


Dagli occhi del suo robot partirono dei raggi di colore giallo, che colpirono
in pieno le dita del mostro sciogliendole.


Tornato con i piedi per terra, Mazinga si lanciò nuovamente contro Ruger 80,
e riuscì a sbatterlo al suolo pesantemente mettendocisi sopra.


Ma prima che potesse fare qualcos’altro, la strana protuberanza sul petto del
mostro si illuminò, e all’improvviso generò un raggio di colore bianco che alzò
di peso Mazinga Z per una cinquantina di metri e poi lo scagliò lontano, fuori
dalla città.


“Dannato!” esclamò il giovane pilota non appena atterrò (alquanto malamente).


“Ah ah ah ah ah! Avete visto? Ruger 80 funziona alla perfezione. Il suo
raggio di energia solidificante ha colto in pieno Mazinga Z. Il Dottor Inferno
era un idiota, non ha mai capito veramente come si costruiscono i mostri
meccanici!” esclamò al colmo della gioia la figura al centro del trio.


“Aspetta Cerberus! Mazinga Z non è stato ancora sconfitto” replicò la figura
a destra.


“Infatti. Ci sarà un motivo per cui quel robot ha sconfitto cosi tante volte
il Dottor Inferno” continuò l’uomo a sinistra.


“Grrrr… Gog, Magog, maledetti fratelli. Non capisco perché vi tengo al mio
servizio. Non fate altro che rovinare il mio entusiasmo!” rispose a denti
stretti Cerberus.


“Cerchiamo solo di mantenerti coi piedi per terra” risposero all’unisono i
due fratelli.


“Bah! Ruger 80! Recupera il contenitore e portamelo subito!”


“L’ha messo ko!” esclamò preoccupata Misato.


Tutti alla Nerv avevano cominciato a fare il tifo istintivamente per Mazinga
Z.


Ma ora sembrava che il mostro lo avesse sconfitto.


“Affascinante. Prima quei ‘ROCKET PUNCH’, ora questo ‘KOUSHIRYOKU BEAM’. Quel
Mazinga Z sembra possedere un armamentario incorporato superiore a quello degli
Eva”.


“Scommetto che vorresti fare dei test con gli Eva e Mazinga” le disse Misato
senza distogliere gli occhi dallo schermo.


“Sono sempre aperta alle nuove esperienze”.


“Maggiore, abbiamo rivelato la presenza di un altro oggetto sconosciuto che
si avvicina alla città” avvertì Aoba.


“E adesso chi diavolo può essere!”


Il mostro si chinò sul contenitore per raccoglierlo con le mani nonostante le
dita fossero ridotte quasi a dei moncherini.


E fu allora che irruppe sulla scena il professor Ogisa, stanco di essere un
semplice spettatore, che si mise davanti al contenitore come se volesse
proteggerlo col suo corpo.


“Il frutto del lavoro di una vita… non ti lascerò portarlo a quel maledetto!”


Ma Ruger 80 lo stesso protese la sua mano, la sua ombra copriva l’intera
strada, deserta e piena di macchine abbandonate.


All’improvviso venne colpito alla testa da un grosso sasso.


Niente di grave, ma sufficiente per far voltare il mostro nella direzione da
cui proveniva il macigno.


Dietro alcuni palazzi era apparso un nuovo robot, alquanto buffo: basso,
grasso, un corpo di colore rosso e una testa di colore rosa dall’aspetto
alquanto tozzi.


Infine braccia e gambe gialle.


“Ehi, stupido mostro! Ora te la vedi con Boss Robot e il suo pilota, il qui
presente Boss!” disse una voce anch’essa tozza (si può dire che una voce è
tozza?) che apparteneva ad un uomo di mezza età pure lui tozzo ( stavolta il
termine è azzeccato), brutto e con la mascella squadrata.


Lo strano robot cominciò a mettersi in una serie di pose che avrebbero dovuto
essere da macho, ma lo facevano sembrare solo un demente.


Alla Nerv, le reazioni variarono a seconda delle persone: Ritsuko si fece
scendere un gocciolone di sudore lungo la fronte, Misato rimase con la bocca
aperta, Gendo e Fuyutsuki fecero due sorrisi divertiti, mentre i tre operatori
stavano per scoppiare dalle risate, e invano cercavano di controllarsi
mettendosi una mano davanti alla bocca.


Ma Gendo osservava anche l’uomo col camice bianco, un piccolo punto sullo
schermo, che a costo della sua vita sembrava voler proteggere il misterioso
contenitore rettangolare, evidente obiettivo del mostro.


Il buffo robot cominciò a tirare macigni, pietre, sassi e sassolini contro
Ruger 80, che ovviamente non sortivano alcun effetto, mentre quest’ultimo
lentamente si avvicinava.


“Sei un duro eh? Allora prendi questo, e quest’altro, e quest’altro ancora!”


Man mano che il mostro si avvicinava, Boss Robot lanciava pietre sempre più
velocemente, finchè non si fermò col fiatone, mentre Ruger 80 si era piazzato
proprio davanti a lui e lo fissava dall’alto in basso.


“A… aspetta che uff uff… riprendo fiato…. Uff…”


Ma ovviamente il mostro non lo aspettò, con un calcio lo mandò in aria e
mentre riscendeva gli diede un altro calcio che lo fece rotolare per la strada
come una grossa palla da bowling.


Infine si schiantò contro una montagna.


“E-ehi…. Ti avevo detto di aspettare… ghe ghe…” mormorò Boss mentre tutto
intorno gli giravano stelline e cose varie.


Ruger 80 si diresse nuovamente verso il contenitore, vicino al quale stava
trafficando Ogisa, che approfittava della distrazione del mostro.


“Non temere, ti salverò io. Ti salverò” e aprì il contenitore, rivelando al
suo interno una figura umana avvolta in una tuta nera e con un casco grigio
munito di visiera sulla testa.


“Bene, ora ti libero dalla stasi criogenica e potrai scappare..” mormorava
soddisfatto l’uomo.


Che però, preso com’era, non si accorse del ritorno del mostro finché la
strada non venne nuovamente ricoperta dalla sua ombra.


“No! No!” gridò l’uomo mentre la mano di Ruger 80 riafferrava il contenitore
sollevandolo insieme al professore che non voleva staccarsi.


Quando il mostro si accorse della presenza dell’anziano uomo, lo fece volare
via con un leggero movimento della mano, come quando ci si libera di un
fastidioso insetto.


Ogisa gridando cadde a terra da un altezza di trenta metri almeno.


Ruger 80 aveva completato la missione, poteva rientrare alla base, quando un
ombra calò su di lui.


Mazinga Z lo prese alle spalle colpendolo pesantemente con le mani unite.


Il mostro perse nuovamente il contenitore, che ricadde al suolo, e si voltò
per riaffrontare il suo nemico.


Ma stavolta il giovane pilota era pronto.


Gridò: “RUST HURRICANE!” e dalla griglia sul viso di Mazinga partì una sorta
di getto d’aria simile ad un piccolo tornado, che si abbatté sul mostro, il
quale riuscì a evitare il grosso dell’attacco, ma le sue braccia vennero colte
in pieno e in pochi secondi si dissolsero.


“Voglio vedere come farai adesso senza braccia!” esclamò sghignazzando il
pilota.


Proprio in quel momento però, le strane protuberanze a forma di arco che il
mostro aveva sulle spalle si alzarono, calarono su Mazinga Z e spingendolo dalle
spalle lo sbatterono contro il petto di Ruger 80.


“Ma che diavolo…”


Ogni domanda del pilota fu impedita dall’illuminarsi improvviso della
protuberanza sul petto del mostro, che fece scattare nuovamente il suo raggio di
energia solidificante.


Mazinga si ritrovò in una morsa, le protuberanze che lo tenevano per le
spalle lo spingevano sempre più in direzione del mostro, ma il raggio bianco lo
premeva sul ventre spingendolo nella direzione opposta.


“Arghhh… che pressione terribile. Mazinga Z rischia di spezzarsi in due!”
esclamò il giovane, che comunque non si perse d’animo.


“KOUSHIRYOKU BEAM!” gridò, lanciando una nuova raffica proprio negli occhi
del mostro, sciogliendoli e trapassando la testa del nemico da parte a parte.


Ruger 80 sembrava soffrire moltissimo, cominciando a scuotere la testa come
se fosse preda di spasmi, e interruppe l’attacco col raggio solidificante.


“Bene! ROCKET PUNCH!” urlò allora il pilota puntando le braccia verso l’alto
in direzione delle protuberanze che lo bloccavano.


I pugni partirono e distrussero tali protuberanze, liberando cosi Mazinga.


“Perfetto. E’ ora il colpo di grazia! BREAST FIRE!” disse il ragazzo
allontanandosi dal mostro e lanciando un raggio di colore rosso da quella specie
di antenna che aveva sul petto il suo robot.


Il raggio investì in pieno Ruger 80, e dopo pochi secondi iniziò a
scioglierlo, riducendolo ad un ammasso di metallo fuso.


“Ce l’ho fatta!” esultò il pilota di Mazinga Z schioccando le dita “Le
riparazioni su Mazinga hanno funzionato perfettamente. Ora può finalmente
ricominciare a distruggere mostri meccanici come un tempo”.


All’improvviso una voce giunse via radio all’interno del veicolo: “Buon
lavoro Ken, ma ora non crogiolarti. L’esercito giapponese sta arrivando, e ti
ricordo che stavolta Mazinga Z non ha la sua benedizione. Recupera la capsula
criogenica, soccorri il dottor Ogisa e rientra alla base, presto! Ah, non
dimenticarti di raccogliere quell’idiota di Boss. Glielo ho detto che i tempi
ormai sono cambiati, ma lui niente.”


“Agli ordini signor Kabuto”.


“Ce l’ha fatta! Evviva!” gridò tutta contenta Misato.


“Si calmi maggiore Katsuragi. Non vedo il motivo per cui debba eccitarsi
tanto. Quel Mazinga Z non è dei nostri, non sappiamo nulla di cosa stia
succedendo li, quindi potrebbe essere anche lui un nemico da abbattere” le disse
Gendo.


Ritsuko invece continuava a guardare interessata Mazinga Z, attratta
evidentemente dalla enorme potenza di fuoco di quel robot.


“Forse è un nemico da abbattere” replicò Misato “ma intanto finora non ha
fatto del male a nessuno”.


Ritsuko: “Sta facendo qualcosa”.


Ken, il pilota del Mazinga, si guardava intorno: “Dov’è finito quel
contenitore che il mostro cercava?”


Vide il contenitore, ma vide anche un uomo li vicino che giaceva per terra in
una pozza di sangue.


“Accidenti, è sicuramente lui il dottor Ogisa, devo aiutarlo!”


Ken fece chinare il suo robot fino al suolo, aprì l’abitacolo della cabina di
controllo e agilmente saltò giù dirigendosi verso l’uomo agonizzante.


Gli prese il polso, era debolissimo come il respiro dell’uomo.


“Coraggio, ora chiamo un ambulanza” lo rassicurò Ken.


“N-no… lei…. Lei è lì dentro” indicò leggermente il contenitore aperto “non
deve…. metterci le mani… s-sopra… C… Cerberus… Na…” si sforzò di dire l’uomo, e
poi reclinò il capo.


Ken osservava scuro in viso l’uomo appena deceduto.


Poi si alzò e si diresse cautamente verso il contenitore.


Era ancora aperto e si affacciò al suo interno.


Ma con sua grande sorpresa era vuoto, c’erano soltanto una tuta e un casco
abbandonati sul fondo.


Il giovane si guardò intorno: “Qualunque cosa fosse il contenuto di questa
capsula, se l’è svignata durante il combattimento”.


Poi guardò il corpo di Ogisa.


“Poveraccio. Dunque il cattivone di turno si è messo in moto.”


In lontananza cominciarono a sentirsi sirene e rumori di cingoli, l’esercito
stava arrivando.


Ken risalì su Mazinga Z e si allontanò rapidamente.


“Si sta allontanando. Potete seguirlo?” domandò Gendo.


A grandi passi Mazinga Z uscì dalla visuale dello schermo, perché i satelliti
erano puntati solo sulla zona dove era avvenuto il combattimento.


Si, non dovrebbero esserci pro…” Aoba si interruppe all’improvviso.


“E’ scomparso! Appena uscito dalla città, il suo segnale è scomparso!”


“Come avrà fatto?” si domandò Misato.


L’unica risposta fu il rumore della torre mobile con sopra Gendo e Fuyutsuki
che cominciava a scendere sotto lo sguardo di tutti.


“NO! NO! Il mio mostro meccanico! Quel maledetto Mazinga Z me l’ha
distrutto!” sbraitava Cerberus mentre osservava Mazinga che si allontanava.


Appena fu uscito dalla città, anche loro ne persero le tracce.


“Te l’avevamo detto di non cantare vittoria troppo presto” gli disse Gog alla
sua destra.


“Mazinga Z è un nemico temibile” continuò MaGog alla sua sinistra.


Cerberus allungò le braccia facendo scattare da esse delle lame e puntandole
contro le gole dei due fratelli.


“Smettetela di provocarmi, o laverò questo pavimento col vostro sangue!”


Ma i due fratelli non si scomposero: “Invece di minacciarci, faresti meglio a
organizzare le ricerche del nostro obbiettivo” gli dissero parlando
contemporaneamente.


Ringhiando Cerberus fece rientrare le sue lame e ordinò ad uno degli
operatori: “Mandate nostri agenti a setacciare l’intera area di Tokyo. Il nostro
obiettivo non può essersi allontanato troppo. Non ha posti dove andare, non ha
conoscenti, nulla”.


*Nota: Per i nomi delle armi, ho utilizzato quelli originali, ma per quanto
riguarda i nomi dei robot, mi sono attenuto a quelli della versione italiana.
Per me ormai Mazinga sarà sempre Mazinga, non Mazinger.


     


                     





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