FanFiction Banana Fish | LA NOTTE DELLA LINCE di fede_sparda | FanFiction Zone

 

  LA NOTTE DELLA LINCE

         

 

  

  

  

  

LA NOTTE DELLA LINCE   (Letta 972 volte)

di fede_sparda 

1 capitolo (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaBanana Fish

Genere:

Drammatico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo unico 

ispirata a Banana Fish. è presente il flusso di coscienza: dove è assente punteggiatura, sono i pensieri dei personaggi.


  

Era in un asettico obitorio, lungo disteso su un lettino di freddo e duro acciaio: ancora non si era ripreso dal colpo subìto dopo quella notizia allucinante mostruosa agghiacciante. Non era possibile fosse vero. Non poteva essere morto.

Cos’è cos’è questa follia dove sono chi sono e lui dov’è chi è la vista mi si annebbia il mondo mi sfugge di mano si fa buio la luce di questa stanza si sta allontanando come se fossi in un treno che avesse imbucato una galleria lontano lontano il sole brilla e io mi sto inoltrando nelle tenebre ho paura

All’ improvviso Ash si tirò a sedere come se tutti i suoi muscoli avessero agito all’ unisono per svegliarlo da quel sogno momentaneo e disperato, urtò un vassoio e con un suono argentino bisturi e pinzette caddero sul pavimento bianco di mattonelle spargendosi qua e là. Da quanto tempo non faceva più quell’ incubo.

Davanti ai suoi occhi, fissi sui palmi socchiusi delle mani, imbambolati e allibiti scorrevano le immagini e i ricordi dei pochi mesi passati accanto a Michael, a ciò che di più bello aveva al mondo. Bellissimo quel suo sorriso per cui avrebbe ucciso, splendenti quei suoi occhi castani che in un attimo gli avevano spalancato le porte del paradiso, lisci come seta quei capelli bruni che stringeva a sé quando dormivano insieme perché Mickey aveva paura del buio. Come lui.

Era così piccolo eppure così abile nel penetrare i suoi pensieri e a capire cosa lo facesse soffrire, nonostante avesse vissuto sempre lontano dalla strada, nonostante fosse stato sempre circondato da persone amiche riusciva a trovare sempre poche parole adatte per farlo smettere di piangere dentro, così onesto nel dire ciò che pensava come solo un bambino di nove anni può essere: i suoi occhi verdi non avevano segreti per quelli di Michael, perché solo lui sapeva leggere le confuse pagine della sua mente. Gli aveva raccontato la sua storia e Michael la sua: non c’ era mistero tra loro.



-cosa facciamo stasera, Ash?-

il ragazzo si alzò da tavola e indicò il balcone.

-non volevi che ti insegnassi un po’ di astronomia?-

-DAVVERO?!- disse il bambino saltando giù dalla sedia e togliendosi il tovagliolo dalle gambe.

-sì ma prima sciacquati le mani e lavati i denti…-

Michael neanche rispose e si precipitò in bagno: tornò poco dopo. Ash era scomparso, la grande stanza, buia. Le tende del salotto si gonfiavano per l’ aria che soffiava dalla porta-finestra aperta che dava sul balcone: attraverso le loro trasparenze il bambino vide Ash con lo sguardo rivolto al cielo, le mani in tasca e i capelli biondissimi che danzavano all’ aria. Michael prese la lunga coperta di lana in cui aveva dormito quel pomeriggio e con essa fra le braccia si avvicinò al ragazzo.

Il Jazz “goodnight Julia” si effondeva nell’ aria tra il suono caldo del sassofono e il respiro baritonale del piano.

Le luci gialle, rosse e blu della città, ventotto piani sotto di loro, si alternavano e coloravano le pareti, rispendendo sulle finestre dell’ altra Torre Gemella davanti a quella in cui loro abitavano: si estendeva davanti ai loro occhi uno spettacolo di luci vibranti, come se la città fosse una brace ravvivata dal vento che quella notte spirava fresco e brioso.

Michael alzò lo sguardo al cielo e rimase basito alla vista di quell’ immensa distesa di petrolio punteggiata da miriadi di puntini luminosi e frementi. Un sospiro di meraviglia uscì dalla sua bocca senza neanche avesse voluto. E l’ attenzione di Ash cadde su di lui. Entrambi sorrisero. Ma Ash in modo diverso: la sua bocca era felice ma i suoi occhi tristi.

-cos’ hai, Ash?- il ragazzo tornò per un attimo a rimirar le stelle.

-sono malinconico-

-cosa vuol dire?-

-vuol dire che…che dentro me si trovano allo stesso tempo gioia per la bellezza di quello che vedo e la tristezza per quello a cui penso guardandomi intorno-

-come me quando penso ai miei genitori che non ci sono più da tanto tempo?-

-sì. A me succede guardando le stelle-

-perché?-

-perché sono irraggiungibili come la felicità-

Michael non diceva niente.

-avanti lo so che vuoi chiedermi qualcosa- gli disse Ash sorridente.

-con me non sei felice?-

la musica si interruppe. Il compact disc era stato letto tutto.

-certo che lo sono- rispose accarezzandolo.

-e allora perché sei triste, Ash?-

-credo che siano i ricordi che mi impediscano di esserlo a pieno: durante il giorno riesco con facilità a metterli da parte perché la luce del sole illumina e rischiara il loro buio, li indebolisce, ma soprattutto sei tu…siete tu e luce dei tuoi occhi ad aiutarmi a dimenticare…ma quando cala la sera nuotano nella mia testa beandosi dell’ oscurità…-

Michael scappò verso la finestra e accese la luce del balcone.

-così va meglio?- disse sorridendo e guardandolo con quei suoi occhi così grandi e vivificanti.

-sì…va molto meglio-



alzò lo sguardo e la luce lo accecò. Si strusciò gli occhi come un gatto. Pur essendo la sua vista stanca scorse davanti a sé, ancora seduto sul lettino d’ acciaio, un buco quadrato nel muro. Al di là una stanza identica a quella in cui si trovava. Strinse le palpebre e le riaprì. Michael era là in piedi. Ash scese dal lettino e gli corse incontro, ma sbattè ansimante le mani sul vetro di cui si era solo ora accorto. Lo chiamò e Michael rispose sorridendo, muovendo le labbra. nessuna voce dalla sua bocca, solo un muto sillabare e ridere. La disperazione era dipinta sul volto di Ash…ma Mickey era come se non se ne accorgesse. Continuava a parlare ed Ash a non sentire. Il ragazzo serrò gli occhi e appoggiò stanco la fronte su quella fredda parete trasparente. Sentì un dolore lancinante al cuore e cominciò a urlare. Ma non un filo di voce riuscì a farsi spazio in quell’ aria piatta e pesante. Battè e sbattè i pugni contro il vetro ma esso non si spezzò. Sempre a occhi chiusi, afferrò il primo oggetto che si trovò in mano. Spalancò le palpebre e le pupille si riempirono di luce e di quella nuova immagine proiettata davanti a sé. Michael era sparito. Al suo posto un bellissimo bambino biondo con gli occhi verdi e uno sguardo felino e penetrante. La sua espressione seria, quasi imbambolata, e la sua rigidezza lo facevano somigliare a un fantasma in carne e ossa. I vestiti erano gli stessi che aveva visto indosso a Mickey pochi secondi prima. Lasciò cadere la sedia che aveva in mano. Contemporaneamente appoggiarono le mani sul vetro. Anzi sullo specchio.

Poteva sentire il calore di quelle cinque piccole dita rosate e vedere il loro respiro appannare leggermente il vetro.

He’ s dead I am dead and you

Tu chi sei

I am myself

Somigli a come ero io da bambino hai gli stessi occhi capelli naso viso atteggiamento espressione

I am you

È impossibile dov’ è Michael

You killed me

Io non uccido bambini

But you did it

Chi sei

you killed yourself long long time ago but

Dov’è Mickey

He’s dead è morto di malattia

Tu menti

È me che hai ucciso

no no no no no no no no no no no no NO

però hai salvato lui

aveva bisogno di me

lo hai adottato come se fosse tuo fratello

lui aveva bisogno di me

fai lo stesso con me

cosa

you killed me but but but

ma

you can save me

non posso

save me

tu non esisti

save me save you save us

Ash urlò e stavolta si sentì. Si staccò dal vetro afferrò la sedia a due mani e la scagliò contro lo specchio. Questo resistette ma una ragnatela di fessure ora lo deturpava. La sua immagine distorta perché riflessa in quel bambino. Una piccola mano spuntò fuori tra le schegge ancora ancorate alla parete.

save me FALLO ORA

Le mani di Ash liberarono le sue orecchie. La voce del bambino non conosceva pareti in grado di ammutolirlo. Non più. Le dita del ragazzo si intrecciarono con quelle che sporgevano dallo specchio scheggiato, che vibravano tese nello sforzo di raggiungerlo…Ash tirò all’ improvviso e si ritrovò per terra.



-qual’ è stato il tuo primo regalo di compleanno, Ash?-

-a dieci anni. Fu una 357 Magnum a canna corta-

-è quella che usi adesso-

-certo-

-qual è stata la prima persona che hai ucciso con questa?-

-me, Mickey. Mi uccisi appena l’ accettai-



il bambino era in piedi davanti a lui. Un leggerissimo, impercettibile, enigmatico, avvolgente, straordinario, quasi alieno sorriso colorava il suo viso.

Andiamocene da qui

Voglio Michael però sento che c’ è qualcosa che devo fare

Vendicami

Come

Seguimi

Ti seguo

Ash si alzò e il bambino corse attraverso la porta. Ash si gettò contro l’ uscita e la sfondò investendo un medico in camice bianco e un’ infermiera. Si rialzò e scattò. Tra la folla vestita di bianco. Correndo dietro al bambino biondo che rideva. Rideva. Rideva. Lo sentiva ma non vedeva il suo sorriso. E anche Ash sorrideva. Rideva. Felice. Pronto ad affrontare quella che sarebbe stata la sua notte. La notte della Lince. La notte di Ash Lynx.

“fermate quel paziente!” sentivano alle loro spalle.

Non ci rinchiuderete noi non siamo pazzi noi siamo dei geni voi lo sapete e ci volete rinchiudere voi avete paura della nostra superiorità

“Non ci rinchiuderete…aah…noi non siamo pazzi…aah…noi siamo dei geni…voi lo sapete e ci volete rinchiudere…VOI AVETE PAURA DELLA NOSTRA SUPERIORITA’!”

nessuno sembrava accorgersi del bambino. Tutti erano concentrati su Ash che come un anguilla sguasciava, saltava, correva, rideva. Tutte le finestre del manicomio erano sbarrate. Tutte. Loro correvano. Pesanti grate le ricoprivano. Loro fuggivano. Una piccola stanza con la porta aperta davanti a loro e dentro di essa una finestra. Loro ridevano. Aperta, spalancata. Solo per loro.

“com’è possibile che quella finestra non abbia la grata?”

“oggi dovevano cambiarla”

“e oggi Ashlan Callenreese ha voluto scappare”

il bambino era già sul cornicione quando Ash lo raggiunse. Il bambino era già saltato quando lui si preparava a farlo.

Jump with me

Le gambe si fletterono. La schiena si inarcò. Le braccia ghermirono la trabeazione.

Jump for me

Ash rideva mentre spiccava il suo salto nel vuoto. Distese braccia e gambe a formare una croce. Ash alzò lo sguardo mentre spiccava il suo ultimo volo. Rideva. Felice. Libero. Poi il nulla.

     


                     





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