FanFiction Cyborg 009 | CHIUDERE I CONTI di RAZIELTRAVIS | FanFiction Zone

 

  CHIUDERE I CONTI

         

 

  

  

  

  

CHIUDERE I CONTI   (Letta 38 volte)

di RAZIELTRAVIS 

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Sezione:

Anime e MangaCyborg 009

Genere:

Fantasy - Introspettivo - Azione - Romantico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

002-003-009 - JULIA KENDALL

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo unico 

Durante la missione i rapporti tra 003 e 009 erano stati molto tesi. I tre ragazzi infatti avevano accettato l’incarico senza batter ciglio mentre lei aveva subito precisato che, se non fosse stato per la sorte che sarebbe toccata a quelle ragazze, soprat...


  

Chiudere i conti…                     di Patrizio


Capitolo 1

Tokyo, base dei cyborg
002, 003, 007 e 009 erano appena rientrati da una delicata missione in cui avevano sgominato una potente organizzazione criminale la quale faceva della prostituzione minorile la sua principale fonte di guadagno. Queste ragazze, soprattutto di origini albanesi, venivano rapite, drogate e fatte salire su pullman destinati in Romania e Bulgaria. Il fato volle che, in un “carico” diretto a Bucarest, vi fosse anche la nipote del leader del partito socialista albanese. Quando i rapitori si accorsero dell’identità della ragazza, invece di destinarla a quell’orrendo mercato, decisero di ricattare il politico chiedendo un cospicuo riscatto ma l’uomo, dopo essersi rifiutato categoricamente di sottostare a quella richiesta e sfiduciato dei metodi ritenuti da lui troppo morbidi della polizia, decise di affrontare il problema rivolgendosi in via ufficiosa direttamente al dottor Gilmore con il quale aveva avuto modo di collaborare in passato. Durante la missione i rapporti tra 003 e 009 erano stati molto tesi. I tre ragazzi infatti avevano accettato l’incarico senza batter ciglio mentre lei aveva subito precisato che, se non fosse stato per la sorte che sarebbe toccata a quelle ragazze, soprattutto visto che molte potevano essere ancora minorenni, sarebbe rimasta alla base perché totalmente stufa delle continue missioni a cui erano costretti i cyborg. Per lei era diventata una maledizione e non perdeva occasione per manifestare il proprio disappunto.
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“Non capisco perché hai voluto rischiare in questo modo… come ti è venuto in mente di dire a quel politico che ti saresti fatta catturare di proposito da quei criminali? Sai che c’è mancato davvero poco che non riuscissimo a trovarti prima che tu salissi su quel pullman per essere venduta a chissà quale maniaco? Te ne rendi conto?”
“Non farla tanto lunga, sapevo di non correre alcun pericolo, l’auricolare si è rotto senza che io me ne fossi accorta, tutto qui.”
“E ti sembra poco? Sono stato molto in pensiero”
“Suvvia Joe, ora puoi perdonarla, dopo tutto siamo riusciti a catturare l’intera banda.”
“Certo, non solo abbiamo riportato la principessa al capo, ma abbiamo interrotto quell’ignobile commercio umano di ragazze… poverine, dopo essere state ingannate con  l’illusione di ottenere un lavoro decente non oso pensare alla brutta fine che avrebbero fatto una volta giunte a destinazione.”
“Come sei sensibile Bretagna… non ti ci facevo. Comunque sia, devi ammetterlo Joe… se non era per la nostra Fran non so se fossimo riusciti nel nostro intento.”
“Lo so Jet, ma il fatto è che lei non mi ascolta mai… se gli ho detto di mettere anche un microfono nella borsa avevo i miei buoni motivi.”
“Ed io ti dico che è stata la nostra fortuna perché la borsa me l’hanno svuotata e se ne sarebbero subito accorti… bel piano il tuo!”
“Sempre meglio della tua idea di farti catturare e poi…” 
“Senti, sono stanca, ora ho solo voglia di riposare… ma cosa… perché il tuo cellulare sta vibrando? Chi ti chiama a quest’ora?”
“Non ne ho idea… è un numero sconosciuto… pronto?! Sì… sono io… mi scusi non l’avevo riconosciuta… cosa??? Sì… sarò di ritorno molto presto… va bene… arrivederci.”
“Chi era Joe? Una tua ammiratrice?”
“Bretagna… non è il momento di scherzare…”
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La missione era andata a buon fine eppure la tensione si faceva sempre più sentire, sia da parte di lei sia che da  parte di lui.  La mattina seguente, dopo aver riportato tutte quelle ragazze in ospedale per essere curate raccolsero i complimenti del leader politico il quale li invitò a restare al suo palazzo. Tutto sommato Jet, Bretagna e Joe sarebbero anche restati volentieri un altro giorno ma 003 non volle sentir ragioni, voleva lasciarsi tutto alle spalle e tornare alla base. Infatti la ragazza aveva da tempo pianificato una vacanza da fare con il suo Joe, questo già prima di quella missione e lui sembrava essere d’accordo. Stavano rimandando quel viaggio da più di un anno e, ad un certo punto, sembravano essere finalmente in procinto di partire. Poi quel rapimento e quella richiesta del politico albanese, fece slittare ancora la loro partenza. Lei da tempo aveva manifestato il desiderio di farla finita con le missioni e vivere finalmente una vita normale. Il problema era che lui, sempre dedito al dovere, non era della sua stessa intenzione… o almeno non del tutto. Lei sosteneva che, forse, qualche giorno di relax poteva migliorare ancor di più il loro rapporto. Durante la missione lui l’aveva addirittura rimproverata di pensare troppo a cose secondo lui troppo frivole e prive d’importanza e lei si era spazientita. Lo conosceva bene e, per questo, era sempre stata tollerante, ma la sua pazienza stava superando il limite. Durante il ritorno in aereo erano stati vicini di posto… 
“Come sei pensieroso… o sei solo stanco?”
“Forse un po’.”
“Allora non ti disturbo.”
“Ma cosa dici… se vuoi parlare parliamo.”
“Benissimo, perché devo sapere se hai pensato a quel nostro famoso progetto.”
“Quale progetto?”
“Joe, insomma!”
“Dico davvero, di cosa stai parlando?”

“D’accordo, sarò più diretta... la vuoi fare quella vacanza con me oppure no? Perché ho la sensazione che vuoi rimandare ancora? Mi sembra che abbiamo fatto un ottimo lavoro, ci meritiamo un po’ di svago non trovi?”
“Fran, te l’ho già detto, la faremo. Quando torniamo alla base ne riparliamo… te lo prometto.” 
“E’ per quella telefonata che hai avuto dal gran capo in persona, vero? E poi… come mai il segretario della marina ha il tuo numero privato?”
“Non ne ho idea, forse glielo ha dato Gilmore.”
“E cosa vuole da te?”
“Non ho capito molto bene ma credo si prospetti un nuovo incarico… per me.”
“Ah… perfetto!”
“Françoise ascolta…”
“Taci! Quindi… non hai da dirmi niente a proposito di noi due!”
“Cosa vuoi che ti dica…. che mi dispiace per tutte le promesse che non ho mantenuto? Basterebbe a farti calmare?”
“No, non basterebbe. Come non mi bastano più le tue continue scuse.”
“Sai anche tu che il mondo è in pericolo e che non me la sento di far finta di niente, siamo tutti in pericolo.”
“Lo so bene Joe, ma so anche che non ci sei solo tu che sei bravo nel tuo lavoro e inoltre, credo che il segretario si sia approfittato di noi per molto… troppo tempo. Tanti altri potrebbero eseguire queste missioni e noi non abbiamo più vincoli con loro, lo ricordi vero?”
“Sì, lo ricordo, ma sai come la penso. Finché ci sarà Al Qaida e il terrorismo internazionale dobbiamo restare all’erta e premonirci dai loro attacchi, per questo ho accettato l’incarico senza riserva…”
“Ma bravo…complimenti… quindi avevi già deciso… non posso crederci. Sai una cosa Joe? Ho sempre appoggiato tutte le tue idee, pur sapendo che molte di esse non erano giuste per me… per noi, ma ora sono stanca… stanca di tutto… io non so più come fare con te, sono arrivata al capolinea. Sai che odio la guerra, che voglio andare a vivere con te e avere una vita tutta nostra. Dopo tutti questi anni credevo la pensassimo nel solito modo e tu invece  cosa fai? L’esatto opposto. Prendi una decisione una volta per tutte ma ti avverto… rifletti bene quello che vuoi fare della tua vita e del nostro rapporto senza venirtene fuori con l’ennesima promessa non mantenuta o ti giuro che tra noi è finita sul serio.”
“Françoise, prima di tutto sono un cyborg ed è mio dovere aiutare le persone… e poi… credo tu non pensi veramente quello che hai detto!”
“Oh sì che lo penso. E ora scusami, sono stanca, il viaggio è ancora lungo. Ne riparliamo alla base.”
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Una settimana più tardi…
Joe era appena uscito dallo studio del dottor Gilmore…
-Quindi? Che voleva Gilmore da te?- chiese preoccupata ed immaginandosi già la sua risposta…
-Voleva aggiornarmi sulle decisioni del consiglio di sicurezza dell’Onu. L’International Security Assistance Force che mantiene la sicurezza in Afghanistan teme che nel deserto libico, molto a sud di Taraghin, vi sia un campo di addestramento di fanatici terroristi. Era quello che mi aveva accennato al telefono il segretario. Non vuole organizzare un Raid prima di accertarsi della veridicità di quelle informazioni e quindi ci ha chiesto in via ufficiosa di trovare ed indagare su quel campo inviando uno solo di noi.- le spiegò pur sapendo che non l’avrebbe presa molto bene…
-E tu hai accettato senza battere ciglio, suppongo.-  esclamò con disappunto guardandolo in malo modo.
-Cosa avrei dovuto fare secondo te?-  le chiese cercando una comprensione che lei non aveva nessuna intenzione di concedergli…
-Niente Joe, assolutamente niente. E’ da quando siamo tornati che ripetiamo le stesse cose ed io mi sono stancata.- …tagliò corto risentita per quello, che le aveva appena risposto. Lui la guardò intensamente, capì che lei era davvero sul piede di guerra, non l’aveva mai sentita così dura nei suoi confronti. Si sentiva colpevole, era combattuto da quella situazione che si era venuta a creare. L’amava ma aveva sempre questa cosa radicata dentro di sé di dover a tutti i costi salvare il mondo.
-Amore mio, cerca di capirmi. Ti prometto che, appena sarò tornato tutto si risolv…- Non lo fece nemmeno finire di parlare che…
-Basta Joe, basta così… davvero. Vai, parti pure, ma non è detto che mi trovi qui quando ritorni.-  gli rispose categorica interrompendolo bruscamente… 
-Vuoi dire che intendi lasciarmi?- le chiese sconvolto e allibito…
-Ancora non lo so ma, per la prima volta da quando ci siamo messi insieme, ci sto seriamente pensando. La vita è una sola ed io ho combattuto e scontato troppo a lungo le mie pene, ora mi sembra arrivato il momento di pensare alla mia vita e a quello che desidero fare, senza più missioni, guerre, morti e feriti. E’ vero… col tempo ho imparato ad accettare la conversione soprattutto per merito tuo, per averti incontrato e per essermi innamorata di te ma ciò non vuol dire che intenda continuare così. Se tu vuoi proseguire su quella strada fai pure, ma io non penso che ti seguirò più.- aggiunse sempre più amareggiata…
-Ma…  tornerò presto… te lo giuro.- le disse guardandola intensamente e, supplicandola fino ad avvicinarsi a lei  e prenderle il suo adorato viso incorniciandolo tra le sue mani… -Ti prego, credimi. Tornerò da te e staremo insieme per sempre, te lo giuro...- la guardava intensamente negli occhi fino a quando… 
-Joe, ti prego…- …gli afferrò le mani e gliele tolse dal suo viso distogliendo lo sguardo dal suo perché sapeva che avrebbe finito per cedere ancora una volta… - Sono stanca, ho bisogno di riflettere e di pensare più a me stessa… penso di meritarmelo.- … concluse mentre una lacrima le rigava le guancia. Si voltò e salì le scale verso la sua stanza lasciandolo solo in preda alla disperazione e a mille pensieri per la testa.
Tre giorni dopo….
Joe stava caricando la valigia e la sua attrezzatura nella bauliera dell’auto, era giunto il momento di partire per l’aeroporto. L’avrebbe accompagnato Jet. 
-Joe, sicuro che non vuoi che venga con te? Guarda che ci metto un attimo a prepararmi per partire.-
-No Jet, è solo un sopralluogo, me la caverò da solo. Voi restate pure alla base o andatevene in giro, visto che la situazione sembra tranquilla.-
-E lei come l’ha presa?- chiese incuriosito 004 il quale poi, intuendo dalla sua espressione che era un argomento delicato, si maledisse…
-Non molto bene.- rispose nervosamente guardando in basso e stringendo i pugni cercando di non farsi vedere…
-In che senso… “non troppo bene”? … chiese il tedesco aggrottando la fronte…
-Ha detto che vuole riflettere e che desidera pensare più a sé stessa… e su questo non la biasimo. Mi rendo conto perfettamente che la sto facendo soffrire come un idiota.-
-Tu non sei idiota, sei solo dedito al tuo lavoro e fedele ai tuoi principi. Ma devi prendere una decisione o la perderai sul serio.- …gli rispose deciso l’americano comprendendo lo stato d’animo dell’amico che si stava trovando letteralmente tra l’incudine ed il martello…
-No Jet, ha ragione lei questa volta. Le avevo promesso che avrei rinunciato ad ogni missione ed invece, eccomi qui pronto a ripartire senza pensare ai suoi sentimenti ed a quello che lei avrebbe voluto da me.- rispose annichilito facendo fatica a contenersi dall’urlare a squarciagola…
-Joe, se ti trovi in pericolo chiamaci pure, accorreremo col Dolphin immediatamente.- concluse Albert tentando di fargli coraggio e di tranquillizzarlo…
-Va bene, grazie. Ci vediamo al mio ritorno.- rispose salutandolo con un gesto della mano entrando in macchina…
Françoise stava guardando tutto dalla finestra della sua camera, usando in parte i suoi poteri per non farsi vedere dagli altri e da lui. Jet accese il motore, mentre Joe si affacciò al finestrino guardando timidamente verso la sua stanza ma la finestra era sempre chiusa. Lei lo stava guardando con la sua super vista, aveva iniziato a piangere copiosamente ma non voleva che lui se ne accorgesse.
Poi dallo specchietto retrovisore intravedeva il suo volto triste ma, scuotendo la testa nervosamente, decise di smettere di guardare, avrebbe solo finito per correre giù nel piazzale della villa e abbracciarlo, baciarlo e dirgli che lo avrebbe aspettato… ancora una volta.
Arrivati all’aeroporto Joe sembrava pensieroso…
-Puoi sempre rinunciare, il segretario non può avanzare pretese verso di noi e lui lo sa benissimo.- gli disse cercando un’ultima volta di dissuaderlo… 
-Piantala, faresti lo stesso anche tu al mio posto.- rispose secco ammonendolo spazientito dal suo comportamento insistente…
-Lo so, ma questa volta non t’invidio di certo. Ma dimmi… che intenzioni hai con lei?- gli chiese preoccupato…
-Mi ha detto chiaramente che deve riflettere, che vuoi che intenzioni abbia? Sai benissimo che è la classica frase detta da una donna che vuole rompere col fidanzato… ha già deciso…- rispose con espressione rassegnata e triste…
-Andiamo, sai benissimo che non è così, in fondo lo sa anche lei, noi siamo così, il nostro senso del dovere lo abbiamo sempre dentro di noi, e non possiamo scappare. - aggiunse cercando di scuoterlo da quello stato d’animo negativo…
-Jet, è finita. Tra qualche giorno, se la conosco bene, se ne andrà e tornerà in Francia, di certo non sarà alla base al mio ritorno. Mi raccomando, in ogni caso proteggila, fallo per me. – gli disse guardandolo fisso negli occhi…
-Te lo prometto, ma credo non ce ne sia bisogno se davvero farà come dici tu e se ne tornerà a Parigi.-
-Tutto è possibile… arrivederci amico.-
-A presto fratello.- L’abbraccio che ne seguì fu molto sentito e Jet giurò a sé stesso che non l’avrebbe fatta passare liscia a 003. Voleva bene ad entrambi ma, dentro di lui, capiva molto più lo stato d’animo di Joe rispetto a quello di Françoise.
Così, con uno stato d’animo che peggiore non poteva essere Shimamura prese il suo aereo, questa volta con la consapevolezza che, al suo ritorno, avrebbe potuto non trovare ciò che ora stava lasciando…

Capitolo 2

Due settimane dopo…
Gilmore: ho appena ricevuto notizie di 009.- esordì con espressione preoccupata…
002: sta rientrando alla base?- chiese ansioso alzandosi di scatto per poi rimettersi immediatamente seduto  notando lo sguardo serioso del professore…
004: dottor Gilmore, cosa c’è? Perché ho come l’impressione che le notizie non siano buone? esclamò perplesso… 
Gilmore: purtroppo Joe non tornerà molto presto a Tokyo. La sua permanenza in Libia durerà ancora minimo una settimana, forse di più. Quel dannato campo di addestramento sembra scomparso nel nulla. Inoltre, conclusa quella missione, 009 dovrà recarsi al Tel Aviv Ben Gurion Airport della città omonima ad aspettare il segretario della marina per scortarlo direttamente nel Mossad. Joe andrà qualche giorno prima al loro quartier generale per visionare dei rapporti sulle identità di alcuni pericolosi terroristi i quali, a detta del loro direttore, si sarebbero infiltrati nella loro sede e devono scoprire al più presto chi siano realmente. La situazione è molto delicata, inutile girarci intorno.-
002: cosaaaa? Ho sentito bene? Ma è pericoloso. Il Mossad ha più nemici di chiunque altro…- disse spalancando gli occhi e seriamente preoccupato per l’amico…
004: dovremo andare anche noi dottor Gilmore.- disse lasciando trasparire una certa ansia, lui che era considerato il freddo del gruppo… 
Gilmore: no, per volere del segretario e in accordo con nostro 009, la sua visita deve essere il più possibile segreta, troppi uomini intorno potrebbero creare dei problemi. Basterà lui, state tranquilli. Tutto è già stato predisposto al dettaglio.-
003: quindi non tornerà…nemmeno per qualche giorno alla base.- sopraggiunse Françoise dopo aver sentito chiaramente ogni parola…
Gilmore: temo di no… almeno per il momento. Non sappiamo quando durerà quella visita e quell’incontro segreto. Solo la marina americana ne è al corrente… a parte noi.-
003: posso almeno chiamarlo? Devo parlare assolutamente con lui… io devo…-
Gilmore: mi dispiace Françoise, ma il cellulare che ha ricevuto dalla marina americana è criptato e lui non può né chiamare né ricevere telefonate. Nemmeno io so il suo numero ma sono rimasto d’accordo col segretario che mi avvertirà se ci fossero dei problemi. Secondo lui è per evitare intercettazioni e per tenere Joe al sicuro.
004: è dura da accettare professore… non è giusto approfittarsi di lui così solo perché possiede certe capacità… tutto solo nel deserto…- esclamò serioso…
Gilmore: lo so, e ho fatto capire al segretario che, se gli succede qualcosa, avrà mie notizie… puoi starne certo!-
Françoise, visibilmente sull’orlo del pianto, tornò di corsa in camera sua. Jet fece cenno di seguirla ma Albert gli impedì di seguirla. Doveva metabolizzare e restare per conto suo… almeno per il momento.
Alcuni giorni dopo…
-Sei assolutamente sicura della tua scelta?- le chiese perplesso e deluso…
-Sì Jet, desidero solo tornare a Parigi e lasciarmi tutto alle spalle.- rispose decisa e ferma sulla sua posizione…
-Perché non riesco a crederti fino in fondo? La verità è che tu sei preoccupata per lui… ammettilo.- le disse schietto non riuscendo a credere che lei se ne andasse sul serio…
-Sì, è vero,  ma allo stesso tempo sono stanca… stanca di notte insonni, di non sapere se tornerà vivo… stanca di tutto. Non posso né vederlo né sentirlo ed il mio cuore ha esaurito tutte le energie, forse ne ha spese fin troppe a causa sua. Voglio essere serena Jet, libera da tutti i pensieri che mi assillano la mente ogni volta che va in missione. Prendimi per vigliacca, per egoista, ma credimi… non ce la faccio più.- Piangeva e tremava. Con i jeans che le stavano aderenti e col giubbino in pelle sopra la camicetta, l’amico notò che era dimagrita, il viso più tirato… pensò che stesse davvero male e che aveva ragione a comportarsi così. Dopo tutto lui era stato troppo testardo e non si era troppo preoccupato di lei, preso com’era dal suo senso di dovere. L’aveva persa… per colpa sua. E, a vederla in quello stato, pensò che avesse tutto il diritto di rifarsi una vita senza di lui…, ora ne era convinto anche lui. 
–Sono a pezzi Jet, e mi sento così triste ed impotente di fronte a tutto quel che sta accadendo… credimi se ti dico che lo amo ancora più di me stessa ma… sono anche consapevole che non riuscirò mai a cambiare questa sua natura. Ci ho provato con tutta me stessa ma ho fallito miseramente. Devo voltare pagina… soffrirò, lo so, come so che lui soffrirà ma non posso aspettarlo in eterno… non ho tutta questa forza.-
-Scusami… hai perfettamente ragione e ti capisco. Hai tutto il diritto ad essere felice… te lo meriti più di chiunque altro.- concluse sorridendole teneramente…
-Grazie fratellone, sapevo che mi avresti capito.- gli sorrise mentre si puliva la guancia da una lacrima…
-Prima sembrava quasi tu avessi fretta… dal modo in cui hai salutato Gilmore e Ivan.-
-E’ un modo per non soffrire e per non far soffrire anche loro. So che è ingiusto ma, in questo momento, ho solo fretta di andarmene via da questo posto… ho una tale ansia… di passare davanti alla sua stanza, che il mio cellulare squilli e che sia lui. Ma so che questo non potrà accadere... e chissà quante volte in futuro resterei davanti al telefono aspettando una sua chiamata o un suo messaggio dove mi dice che sta bene.- 
Jet annuì ma c’era sempre una cosa che non gli  andava giù, nonostante fosse dalla sua parte ed era la questione della lettera. Pensò di tacere ma era più forte di lui. Aveva molti difetti Link ma dire le cose in faccia, il suo essere impulsivo ma diretto, era una caratteristica che lo contraddistingueva su tutte…
-Sì ma… perché lasciarlo con una lettera? Non credi che, nonostante tu abbia ogni ragione, sia troppo triste per lui? Non puoi almeno cercare di metterti in contatto con lui?- le chiese con sguardo triste, quasi supplichevole,   pensando a lui e di come l’avrebbe presa male…
-Jet… ti prego.- gli rispose abbassando lo sguardo sentendosi colpevole…
-Ascolta, ti ho già detto che ti capisco e che fai bene a lasciarlo ma permettimi di dirti che la tua idea di consegnargliela tramite la materializzazione di 001… dai Fran…non è da te! Dimmi almeno il motivo di questa tua assurda idea di fargliela avere così alla svelta.-
-Perché… è come se mi togliessi un peso enorme dallo stomaco… ma soprattutto perché… se lo facessi guardandolo negli occhi, finirei per cedere e dargli ancora una possibilità. So che mi ama alla follia, ma a me non basta più. Lui è e pensa, prima di tutto, come un cyborg e, come mi ha ripetuto centinaia di volte, è dovere di un cyborg aiutare le persone ed il prossimo. Basta con false promesse. Anche se mi ha detto che tutto finirà presto, io non lo credo più e, l’unico modo per lasciarlo definitivamente è con quella lettera perché se glielo dico in faccia, e mi guardasse con quegli occhi, non riuscirei nemmeno a finire la prima frase che staremmo facendo l’amore… lo so, ormai mi conosco… ti prego, non avercela con me… cerca di capirmi.- concluse amareggiata e quasi in lacrime…
-Va bene sorellina, come vuoi… hai il mio appoggio, anche se sai già cosa mi aspetta, vero?-
-Ne sono consapevole e ti prego di avere pazienza con lui e di stargli vicino… sei l’unico che può farlo… promettimelo…- 
-Te lo prometto… ora andiamo, altrimenti finirai per perdere l’aereo.-
-Ci rivediamo presto?-
-Forse… magari per le vacanze di Natale… sempre che Joe me lo permetta. Da quando abbiamo aperto il nostro    studio di progettazione e collaudo di motori per macchine sportive dei nostri amici europei ed americani abbiamo molto lavoro e, da un po’ di tempo, devo sbrigare ogni cosa da solo.-
-Speriamo che tu riesca a liberarti… ci terrei a rivedere te e gli altri…-
Si abbracciarono molto calorosamente. Una volta preso posto in aereo, Françoise si intristì moltissimo tanto che dovette farsi violenza per mantenere una certa calma. Nella sua testa… solo lui…
Nello stesso momento, in una tenda… in un luogo non identificato nel deserto libico…
“Ciao Joe, se stai leggendo questa lettera Ivan è stato di parola ed è riuscito a contattarti telepaticamente e a materializzarla nelle le tue mani.
Non so nemmeno io come mi è venuto in mente di scrivertela. Sono in preda a mille pensieri e, conoscendomi, temo sarà difficile  arrivare alla fine … mi dispiace tanto… credimi. Non avrei mai voluto fare questo a te… soprattutto a te, che sei lontano migliaia di chilometri. Forse non meriti che io ti lasci in questo modo, dopo tutto quel che c’è stato tra noi… dopo tutto quello che abbiamo passato. Ma è qui il problema. Joe, non voglio più fare questa vita, non voglio più aspettare che torni sano e salvo, sono stanca di notti insonne ad aspettare una tua chiamata per dirmi che stai bene. So che, per te, essere cyborg, significa avere una missione, salvare tutto e tutti. Ma io non voglio essere più la donna che ti aspetta per passare con lei quel poco tempo libero che ti resta. Io volevo far parte della tua vita sempre, e non solo quando hai qualche giorno da passare con me… mi dispiace, ma ho il diritto di volermi bene e, se resto ancora con te, finirò con l’annullarmi e, in seguito, con l’impazzire. La vita è una sola e, se tu hai preso certe decisioni che fino ad ora ho accettato, ora, in lacrime… ti dico basta… basta così Joe. Cerca di avere cura di te. Ricordati che, nonostante tutto, io ti amerò per sempre.
Françoise
 “Addio Françoise, forse un giorno potrai perdonarmi di tutta la sofferenza che ti ho causato, ma io devo farlo… per te e per le persone buone e oneste di questo mondo.” In lacrime, col rumore del vento che lo stava facendo impazzire, Joe capì che, quella volta, era davvero finita… non gli restava che accettarlo.


Capitolo 3

Qualche mese dopo…
-Pronto?-
-Fran… Fran… sei proprio tu?- le chiese raggiante di sentire la sua voce…
-Sì… io… come stai Jet?-
-Benissimo… ora che sento la tua voce.- rispose contentissimo dato che non l’aveva più sentita da tempo…
-A proposito di quel che c’eravamo detti a Tokyo…hai impegni per le vacanze natalizie?- 
-Uhm…mi prendi alla sprovvista…che avevi in mente?-
-Ho voglia di cambiare un po’ aria. So che il tuo lavoro ti occupa molto tempo ma…  mi chiedevo se potevi prendere qualche giorno di ferie per farci da cicerone nella tua città natale… io, Cath e Philippe avevamo intenzione di passare qualche giorno a New York… puoi liberarti?-
-Beh… potrei… anche se il mio socio che tu conosci bene è da mesi irreperibile, per quel periodo non dovrebbero esserci problemi . Lascerò al lavoro l’ingegnere che abbiamo assunto e la nostra segretaria… per qualche giorno, dovrebbero cavarsela da soli… quindi… va bene… deciso.-
-Grazie Jet… sei un tesoro.- rispose sorridente…
-Per te e i tuoi amici… questo e altro. Fatemi sapere giorno e ora, verrò a prendervi all’aeroporto.-
-Sarà fatto fratellone… sapevo di poter contare su di te… come sempre.-
Qualche giorno prima di Natale Françoise e i suoi amici atterrarono all’aeroporto J.F.K. Jet era lì ad aspettarli. Quando Fran lo vide gli corse incontro per abbracciarlo… un saluto affettuoso tra due grandi amici, visibilmente contenti di ritrovarsi.
-Ben arrivati… sono a vostra completa disposizione.- Con un sorriso a 32 denti Jet, dopo aver baciato affettuosamente Cathrine, strinse calorosamente la mano al fidanzato di lei, entrambi molto eccitati di essere nella grande mela.
-Bene, visto che è molto presto, se volete andiamo subito a casa mia a sistemarvi… sarete miei ospiti per tutta la vacanza.-
-Non abiterai assieme a lui, vero?- chiese improvvisamente Cath allorché tutti la guardarono storto… 
-Certo che no, altrimenti, secondo te, vi avrei invitati a casa mia?- le rispose a tono alzando un sopracciglio con disappunto… -Io abito praticamente in centro… e da solo. Joe abita in periferia, preferisce la tranquillità al casino del centro e, da un certo punto di vista, non lo biasimo.-
-Come sta?- chiese Philippe con assoluta tranquillità…
-Bella domanda… non saprei… è molto tempo che non lo vedo.- rispose incupendosi nello sguardo… -Dai, ora andiamo, altrimenti, a forza di chiacchierare, perdiamo solo tempo e ci aspetta una bellissima giornata da turisti.- concluse cercando di proposito di deviare da quell’argomento che stava diventando motivo di nervosismo, specie in Françoise.
-Cosa ci farai vedere di bello Jet? So che New York è mastodontica…- chiese Philippe curioso
-Beh… di cose da vedere ce ne sono un’infinità… Statua Della Libertà, l´Empire State Building, Central Park, il Ponte di Brooklyn, Times Square, il famosissimo ed altissimo One World Trade Center, la famosa Wall street, 5th Avenue e Madison Avenue per voi signorine amanti dello shopping, Broadway per la nostra Fran e moltissime altre attrazioni…-
-Allora non ci resta che affidarci completamente a te.- concluse lui soddisfatto…
Nei primi due giorni camminarono moltissimo, svaligiarono negozi e fecero moltissime fotografie.
-Stasera, ceniamo a casa mia. Ho invitato alcuni miei vecchi amici.- disse Jet rivolgendosi agli altri… -Spero non vi dispiaccia… non ho molte occasioni per passare del tempo con loro.- disse aspettando le reazioni degli altri…
-Tranquillo Jet, è giusto e a noi fa piacere, non è vero ragazzi?- tutti annuirono. 
Quella stessa sera…
Norman, Leo e Gerry arrivarono a casa di Jet, ansiosi di rivederlo e di passare un po’ di tempo col loro amico…
-Ragazzi… ben arrivati… è un piacere avervi qui.- li accolse calorosamente Link abbracciandoli con un sorriso stampato sulla faccia… -Vi presento alcuni amici… questi sono Françoise, Cathrine e Philippe.- Fatte le dovute presentazioni iniziarono la cena durante la quale, si respirava un’atmosfera di festa, di felicità… questo da parte di tutti, compresa Françoise che, passato il momento di timidezza, iniziò a sciogliersi ammonendo spesso Jet che la prendeva in giro per il suo vizio di imbarazzarsi per tutto. Lei accettava di buon grado e notò con piacere che, anche quegli sconosciuti, erano persone piacevolissime, addirittura interessanti nei loro modi… alcuni forse un po’ grezzi ma anche gentili. In particolare aveva catturato la sua attenzione Norman, quello meno spavaldo di loro, con i suoi modi da vero gentiluomo, fisico atletico e sguardo magnetico. “Chissà quante donne ha dietro questo tipo…” pensò tra sé. Lui, Leo, Gerry e Jet erano stati assegnati a Kabul durante la guerra per la lotta al terrorismo degli americani, mandati lì per scoprire i piani del nemico e scovare pericolose cellule terroristiche. Dopo di che, Leo Baxter era tornato a Garden City a fare il detective privato mentre Gerry Lawler, ancora un po’ sconvolto da tutto ciò che aveva vissuto, faceva l’operaio edile ma era sotto cura per stress post-traumatico ed ancora non ne era guarito. Norman Bates era figlio di un ricco e potente imprenditore di New York. La società informatica di consulenza, assistenza e progettazione del padre era la più grande della città… e non solo. Grazie al suo team di programmatori, sviluppatori e grafici, era in grado di accontentare ogni richiesta dei suoi clienti. Norman aveva perso la madre qualche anno prima in un incidente stradale e, da allora, il padre Geremy si era buttato anima e corpo sul lavoro aspettando pazientemente le decisioni di suo figlio. Il problema era che, il ragazzo, non aveva nessuna intenzione di lavorare col padre, né, in futuro, prenderne il posto. Aveva reagito alla morte della madre in un modo del tutto inaspettato, arruolandosi nei marines e combattendo a Kabul per due lunghi anni senza mai tornare a casa. Era diventato un tiratore scelto, forse il migliore della sua squadra, un soldato modello, sempre ligio al dovere e agli ordini. Tornato a casa, il padre, che facendosi violenza aveva appoggiato la decisione del figlio di andare in Afghanistan, era speranzoso di avere una sua risposta ma, ancora una volta, Norman, lo deluse, dicendogli che avrebbe restaurato il famoso teatro appartenuto a sua madre, di cui lui era il diretto successore. Grande amante, come sua madre, della danza e del ballo in generale, aveva iniziato i lavori nell’edificio. A suo dire, molto presto, il famoso New York City Ballet, nato come corpo di balletto negli anni ’40, avrebbe riguadagnato il suo antico splendore. Di questo… e di altro, parlò a lungo con Françoise, uscita con lui dopo la cena nel giardino di Jet, sotto gli occhi ammiccanti e curiosi degli altri partecipanti alla cena.
-Ti va di andare a vederlo?- le chiese improvvisamente…
-Ma… non so se è il caso assentarci così, non vorrei passare da maleducata lasciandoli tutti lì da soli- rispose non sapendo bene se era quello il motivo o se ci fosse dell’altro…
-Tranquilla, non sono soli. Ma, forse, ho intuito il vero motivo della tua incertezza…- le disse guardandola negli occhi e affascinato dalla sua bellezza…
-Davvero? E quale sarebbe?- gli chiese scrutandolo in volto…
-Tu pensi che ci voglia provare con te… che sono un Dongiovanni eccetera eccetera eccetera… ti assicuro che ti stai sbagliando… l’ho fatto perché, prima , mentre eravamo a cena e parlavamo del mio progetto, ho visto che mi hai guardato strano, come se, per te, fosse impossibile che un uomo possa essere interessato al ballo e alla danza… ci ho indovinato? Guarda che io lo gestirei semplicemente, non prendo lezioni di danza classica…- le disse guardandola con espressione decisa tant’è che lei non potette più nascondere le sue perplessità al riguardo…
-Beh…- iniziò… -Ammetto di averci pensato e comunque non ci sarebbe stato niente di male e… sì… ho anche pensato alla tua storia… che fosse una scusa per provarci… lo ammetto.-
-Va bene… allora come vuoi… sarà per un’altra volta se e quando ritorni a New York.- concluse con delusione che lei lesse nel suo volto quasi immediatamente…
-Aspetta… andiamo, voglio vederlo. Prendo il soprabito e avverto gli altri.- gli rispose sorprendendolo… e non solo lui…
-Ottimo, io ti aspetto qui, ho lasciato in macchina il mio giubbotto.-
Dopo una serie di sguardi inopportuni e battutine inappropriate, la ragazza riuscì a uscire dalla casa di Jet per raggiungere Norman che l’aspettava in piedi accanto alla sua auto.
-Prego mademoiselle, entri.- le disse aprendo la portiera della sua auto e facendola salire aiutandola tenendole la mano con estrema cordialità e gentilezza… 
-Grazie.- arrossì…
Nella foga per averla con se, Norman fece una partenza quasi da formula 1. La sua Porsche filava come un razzo…
-Scusa per la partenza scattosa… non volevo.- si scusò un po’ concitato…
-Tranquillo, sono abituata a peggio.- rispose tranquillamente come se fosse una cosa normalissima ma che la fece trasalire maledicendosi…
-In che senso?- le chiese perplesso notando con la coda dell’occhio l’espressione strana di lei…
Non poteva dirle che è salita centinaia di volte sul Dolphin 2 del dottor Gilmore, sarebbe stato troppo, quindi, messa alle corde, fu costretta a nominare colui che cercava da tempo di dimenticare … pensando bene a cosa dire…
-Il mio ex faceva il pilota di formula 1, e attualmente guida una Ferrari 360 Modena.- rispose nervosamente abbassando lo sguardo improvvisamente…
-Pilota??? Di quale scuderia?- chiese spalancando gli occhi…
-Ferrari… Joe Shimamura.- rispose pronunciando il suo nome amareggiata, restando in silenzio alcuni secondi mentre lui le parlava… fortuna che si riprese per tempo…
-Tu… eri fidanzata con lui?- le chiese spalancando gli occhi…
-Sì, ma oramai è storia passata.- gli rispose abbassando lo sguardo cercando di non pensare a tutto quello che aveva passato nell’ultimo periodo…
-Scusami, so che non sono affari miei ma te lo devo chiedere… per caso ti ha tradita con un’altra? Ricordo quante belle donne gli giravano attorno quando correva-…
-Anche ora se è per questo.- sospirò… -A dire il vero sono stata io a lasciarlo, e non per un suo tradimento… diciamo per incompatibilità… scusa, non ho voglia di parlarne ora. Quanto manca ad arrivare?- gli chiese di proposito cercando di deviare l’attenzione per quell’argomento così spinoso per lei…
-Siamo arrivati…vedrai, Brodway ti piacerà se Jet te lo farà visitare. Stasera avrai giusto un assaggio.- Parcheggiò la sua auto in uno dei posti riservati, e la fece scendere con aria sempre molto garbata… -Vieni, seguimi…- Françoise non potette che ammirare la maestosità di quell’edificio, così vecchio ma così affascinante ed imponente. Entrarono al suo interno, percorrendo il corridoio centrale della platea, calpestando un lungo tappeto rosso. Era veramente fantastico. Françoise si diresse subito sul palco… inconsciamente fece qualche passo di danza immaginandosi la musica che l’accompagnava. La sua grazia e le sue movenze catturarono l’attenzione di Norman, messosi a sedere in prima fila a gustarsi la scena. Poco dopo…
-Scusami… mi sono lasciata trascinare. Per un attimo, ho ripensato ai bei tempi…- sospirò con aria sognante…
-A quando eri la prima ballerina dell’Opera? Sembravi un angelo sul palco.- osservò lui facendola trasalire all’istante…
-Tu… sai? Mi conoscevi?- chiese piacevolmente impressionata dalle sue parole tanto che non poté astenersi dal fargli il suo sorriso più bello…
-Ti ho riconosciuta immediatamente, e ancora non ci credevo fossi veramente tu… sono passati alcuni anni ma non sei cambiata per niente… bellissima come sempre… mi sembra un sogno di averti davanti a me…- Dopo che era salito anch’egli sul palco, le si avvicinò piano piano guardandola intensamente negli occhi… - sarebbe stato un onore per me assistere ad una tua prima ma, purtroppo, non ho potuto. Averti di fronte a me, è un privilegio immenso. So che hai aperto una tua scuola a Parigi. Sai che, per l’assurdo, quando i lavori saranno finiti quindi… presumo tra qualche mese… avrò bisogno di una vera insegnante di danza classica?- disse guardandola intensamente…
-Ma dai, non mi dirai che a New York non trovi una brava insegnante…- rispose arrossendo…
-Sì, ma non della tua esperienza e bellezza…- le disse sincero mentre una piccola smorfia di malizia si disegnava sul suo viso…
-Dai smettila, così mi metti in imbarazzo… io penso tu non abbia problemi…- rispose distogliendo lo sguardo dal suo viso tradendo una certa emozione nello stargli così vicina…
-Non ti ho detto tutto all’inizio quando ci siamo presentati. Jet mi ha raccontato tutto di te, della vostra amicizia e della tua passione per la danza. Si vede che tiene molto a te.-
-Non credo ti abbia detto proprio tutto di me.- esclamò seria…
-Ti sbagli… quando dico tutto, vuol dire tutto, compreso la vostra vera natura.- 
Françoise restò di stucco, lui sapeva di loro, di lei e le sembrava non essere sorpreso… anzi…
-E non ti spaventa la mia vera natura?- gli chiese esitante…
-E perché dovrebbe? Sei una bellissima ed affascinante donna… oltre che molto intelligente… di cosa dovrei spaventarmi, scusa?- le chiese perplesso… -Quando mi ha mostrato una tua foto, dentro di me mi sono fatto dei film… uno dietro l’altro.-
-In che senso, scusa?- chiese curiosa…
-Mi prenderai per matto, ma ho desiderato di conoscerti e di farmi aiutare da te nel realizzare il mio sogno riguardante il teatro di mai madre e… magari di farti innamorare di me…- le confessò…
-Sono lusingata, ma non pensi di esagerare a farti queste idee solo guardando qualche fotografia e facendo quattro chiacchere con Jet?- rispose perplessa ma felice dentro di sé nel sentire quelle parole. Ripensò alle parole di Joe... aveva ragione quando le diceva che avrebbe potuto avere tutti gli uomini del mondo se solo lo avesse desiderato…e lei che non ci credeva e pensava la prendesse in giro! 
-Sì, lo pensavo anch’io… fino a quando non ti ho conosciuta di persona… ma ora, in questo momento, non riesco a pensare a nient’altro…- le si avvicinò ancora di più fino ad arrivare col viso a pochi centimetri dal suo…Françoise abbassò lo sguardo, visibilmente in imbarazzo, poi lui le prese il mento con la mano facendole alzare la testa… si guardarono un attimo e lui la baciò…
Lei, sul momento, restò come paralizzata ma, dopo l’iniziale incertezza, si abbandonò a quel bacio così passionale e, del quale, aveva un estremo bisogno… sì, voleva essere baciata, voleva liberarsi da quell’oppressione che la stava consumando… anche se lei non lo dava a vedere, la ferita che lui le aveva involontariamente inferto, era sempre aperta ma, forse, dopo tutto, era il caso di metterci la famosa pietra sopra. 
Del resto, questo Norman, non era affatto male, tutt’altro. Oltre a saperci decisamente fare, aveva un bel viso, alto, fisico atletico, un bel ciuffo biondo e due occhi verdi magnetici… “sarebbe molto facile innamorarsi di lui”… pensò tra sé Françoise. Tuttavia non era pronta per qualcosa che andasse oltre e, sentendo le mani di lui che iniziavano ad addentrarsi sotto la camicetta accarezzandole la schiena per poi andare sempre più giù, si staccò di colpo. 
-Scusami, ma per stasera meglio finirla qui… non me la sento di andare oltre… mi dispiace.- gli disse distogliendo lo sguardo dal suo…
-Tranquilla, non c’è problema. Quel che provo per te, credo di avertelo in parte dimostrato. Spero tu mi dia la possibilità di dimostrartelo ancora… magari potrei venire a trovarti a Parigi… che ne dici?-
-Io… non so… è un viaggio molto lungo e…- la interruppe subito…
-Per questo non ci sono problemi. Ti ho già detto che mio padre mi voleva come suo successore nell’azienda. Visto che ha una filiale proprio a Parigi, sarebbe un occasione per unire l’utile al dilettevole, così faccio il supervisore come lui mi aveva chiesto. In questo modo, pur avendo come scopo principale la restaurazione di questo teatro, mi tengo in buoni rapporti con lui e, soprattutto, rivedo te, che è la cosa che mi preme di più.- rispose deciso e schietto…
-Uhm… non stiamo correndo un po’ troppo?-
-No, assolutamente no. Ma ti capisco e puoi pensarci quanto vuoi, io ti aspetterò tutto il tempo che occorre,  perché vale la pena aspettarti, Françoise.- La ragazza si sentì subito lusingata da quelle parole, non voleva buttarsi a capo fitto su un’altra storia, dopotutto la storia con Joe era finita non da molto, ma una scintilla dentro di lei si accese improvvisamente, pensava sul serio di potersi fidare di quel ragazzo, e, andando anche contro le sue abitudini, decise inaspettatamente di cedere alle avancés di Norman.
-Se la metti così… allora… si può fare. Magari ti faccio da cicerone nella mia città… e sentiamo, quando avresti intenzione di venire?- rispose lei sorridendogli…
-Tra due settimane al massimo, ti va l’idea?-
-Diciamo che non mi dispiace.- 
-Allora siamo d’accordo… ora torniamo, altrimenti chissà cosa penseranno…-
-Per me possono pensare ciò che vogliono, non è un problema.- rispose stupendosi di aver fatto una simile affermazione e sentendosi pervasa da una sensazione di felicità. Certo non era da lei, ma qualcosa dentro di sé era scattato e, di questo, ne era più che consapevole.
Prima che Leo e Norman tornassero nelle loro case, Jet volle parlare un attimo col suo amico…
-Tutto bene Norman?- gli chiese secco e con sguardo non proprio rassicurante…
-Sì, certo, perché me lo chiedi?- rispose perplesso…
-Che intenzioni hai con lei?- continuò indagando e guardandolo fisso negli occhi cercando di intuire le sue intenzioni…
-Mi piace molto amico, devo ammetterlo. Dopo tutto quel che mi hai raccontato su di lei, credevo che tu l’avessi in qualche modo messa su un piedistallo ma, conoscendola, riconosco che è fantastica… dico davvero. Ho intenzione di rivederla presto e, se tutto va bene, cercherò di conquistare il suo cuore.- rispose sincero e determinato…
-Ok, ti conosco e so che non menti, ma sappi subito che, se la farai soffrire in qualche modo, qualcuno non ne sarà molto contento e potrebbe arrabbiarsi!- l’avvertì…
-E chi sarebbe questo qualcuno? Tu?-
-Sì, io. Ma forse io arriverei a perdonarti… dopo averti fatto il culo s’intende ma… qualcun altro non si limiterebbe a quello.-
-Perché? Esiste un tipo più pericoloso di te?- chiese quasi canzonandolo…
-Amico mio, l’uomo a cui mi riferisco è un tipo che non bisogna mai far arrabbiare, specie se fai soffrire lei. In caso, faresti meglio a scappare lontano… e non ti basterebbe, te lo assicuro.- rispose guardandolo serio…
-Tranquillizza pure il tuo amico pilota, questo non accadrà mai… e poi… lei lo ha lasciato, quindi…buonanotte.-
-Ah, quindi sai tutto?- lo guardò perplesso poi intuì che gliene aveva parlato lei…-Ho già capito. Però ti do un consiglio... è vero che lo ha lasciato ma fossi in te farei lo stesso il bravo ragazzo.- …lo avvertì… -Notte Norman, notte anche a te Leo.- Quando arrivò il giorno della partenza, Fran era un po’ triste ma, tutto sommato, contentissima di quella vacanza. Aveva passato dei giorni meravigliosi, il primo Natale passato lontano dalla sua Parigi e dalla base del dottor Gilmore. Pensava alla sua nuova conoscenza, Norman e pensò che fosse un brava persona, solare ed estroversa, tutto il contrario di Joe. Certo… non era Joe, nessuno poteva essere come lui ai suoi occhi, specialmente dopo tutto il tempo passato assieme a lui, dopo averlo conosciuto sempre più a fondo nel bene e nel male e dopo aver condiviso anni di sofferenza, di pericoli ma anche momenti bellissimi d’amore, di passione e di dolcezza ma bisognava voltare pagina e anche alla svelta, altrimenti la sua scelta avrebbe perso di significato e, di questo, ne era più che consapevole.


Capitolo 4

Alcuni mesi dopo…
Quel giovedì sera, per il suo ventisettesimo compleanno, Norman, aveva invitato molti amici, compresi molti  suoi compagni che avevano combattuto con lui in Afghanistan come Gerry, Leo e Jet, il quale, proprio quella sera, era tornato in fretta e furia in città. Ballarono, e si divertirono fino a tarda notte, poi ognuno rincasò a casa propria. Erano stati molto felici di ritrovarsi in circostanze diverse dall’inferno che avevano dovuto affrontare in terra straniera, combattendo e restando sempre in allerta a causa dei continui tentativi del nemico di ucciderli o di farli saltare in aria. Ma il destino aveva in serbo altro per quei ragazzi e quei momenti di felicità sarebbero durati ben poco.
Garden City, New York, il pomeriggio seguente, ore 14:30 ca… 
Ingranò la retromarcia e uscì dal garage dirigendosi sulla tangenziale fino ad arrivare nel posto stabilito. Il parcheggio sopraelevato custodito di fronte al grande parco verde di Garden City era fatiscente ma per buona parte utilizzabile. Incurante delle telecamere di sorveglianza poste alla prima rampa, era ormai arrivato al quarto  livello e, dopo aver pagato il parchimetro, parcheggiò, scese tranquillamente dall’auto, prese il fucile e si appostò sulla balconata scostando del minimo necessario le tende di plastica messe per mascherare le pareti piene di crepe della parte ancora in rifacimento. Stava osservando il parco di fronte da una distanza di quattrocento metri; gente che chiacchierava, chi faceva la sua classica corsetta, chi portava a spasso il cane, chi era seduto tranquillamente sulla panchina a leggere un giornale. Partirono dei colpi, sei per la precisione. Cinque persone, tra cui una ragazza che faceva footing, una donna con una valigetta in mano che camminava tranquillamente, una babysitter con un bambino in braccio, un uomo seduto con in mano un mazzo di fiori e un venditore ambulante di popcorn perirono sul colpo. Una strage, in pieno giorno. Ripose il fucile nella borsa e, non troppo velocemente, mise in moto il furgone e fece ritorno all’abitazione facendo attenzione a non svegliare il proprietario, ancora sdraiato a letto.
Un’ora più tardi il tenente Alan Webb, il sergente Ben Irving e altri due poliziotti, erano già sul luogo della strage. Dopo alcuni rilievi riuscirono a capire da quale parte erano partiti i colpi. Giunti nel parcheggio sopraelevato l’esperto tenente trovò un bossolo caduto nella fessura di una grata di scolo dell’acqua e una moneta da 50 cent del parchimetro. La telecamera di sorveglianza aveva ripreso perfettamente la targa del mezzo e, poco tempo dopo, le impronte sulla moneta vennero inserite nel computer centrale dell’esperto forense. Il data-base cercò   un riscontro e, dopo una manciata di secondi, sul grande schermo, apparirono il volto e le generalità di Gerry Lawler, il presunto omicida. 
-Sergente, procurati un mandato ed andate subito a casa sua, dovete prenderlo e trovare quel fucile, a costo di distruggergli la casa… solo un tiratore scelto poteva centrare quelle persone da quattrocento metri.- esclamò ringhiando…
-Va bene tenente, porto due uomini con me.-
Il sergente Irving partì subito alla volta dell’appartamento di Lawler. Quando entrarono era sempre disteso nel letto con occhi semichiusi. Si era da poco destato da quello stato di semi incoscienza che sentì alcuni rumori provenienti dal salotto, dopo di che vide aprirsi la porta di camera sua…
-Gerry Lawler?-
-Sì, che succede? chiese sollevandosi lentamente, ancora intorpidito e confuso vedendo due agenti iniziare a setacciare il suo appartamento e un altro con le manette in mano…
-Lei è in arresto per omicidio premeditato e responsabile della morte di cinque persone.-
-Cosaaa?- sgranò gli occhi…
-Sergente, l’abbiamo trovato.- esordì uno degli agenti con in mano un grosso fucile M40. Era in una specie di ripostiglio.-
-Sergente, la targa del suo furgone è quella ripresa dalla telecamera di sorveglianza.- sopraggiunse un altro agente che teneva in mano un block notes…  
-Bene, portiamo tutto in centrale… ammanettatelo.-
-Gerry Lawler, lei è in arresto. Qualunque cosa dirà potrà essere usata contro di lei in tribunale…- il sergente Irving non finì nemmeno di leggergli i diritti che il ragazzo fu preso dal panico ed iniziò ad urlare come un pazzo…
-STATE COMMETTENDO UN ERRORE, IO NON SONO STATO.-
-Davvero? Vedremo, ora venga con noi senza opporre resistenza.-
Garden City, stazione di polizia
-Ciao Alan.-
-Ciao Ben, ha confessato?-
-Niente, si è chiuso in un mutismo assoluto.-
-Fammi indovinare, ha chiesto di fare una telefonata al suo avvocato?-
-No.-
-Allora che cavolo ha fatto?- cominciava ad arrabbiarsi sul serio…
-Te l’ho detto, niente… né confessione né altro.-
-Ma Cristo Santo… le prove contro di lui sono schiaccianti: impronte digitali, il bossolo che combacia perfettamente con la pallottola del suo fucile, la targa del suo furgone. Inoltre l’analisi balistica ha confermato che quel fucile ha sparato da poco… è spacciato. Gli hai detto che, se confessa, eviterà… forse… e dico FORSE!… la sedia elettrica?- disse irritato come non mai…
-Ha solo chiesto una penna ed un pezzo di carta che ora tiene stretto tra le sue mani.- rispose tranquillamente il sergente guardandolo negli occhi…
Il tenente Alan Webb non ci vide più e, su tutte le furie, entrò nella stanza degli interrogatori…
-ASCOLTAMI BENE FIGLIO DI PUTTANA. TI RESTA SOLO UNA COSA DA FARE… CONFESSARE… SEI CONSAPEVOLE DI QUESTO O SEI COSI’ STUPIDO DA NON RENDERTENE CONTO?- gli disse fuori di sé fulminandolo con gli occhi e avvicinandosi a lui con aria minacciosa… -COSA HAI SCRITTO SU QUEL DANNATO PEZZO DI CARTA?-
Webb gli prese dalle mani il foglio e lesse quel che Gerry aveva scritto:
“Chiamate Leo Baxter, Norman Bates e Jet Link”… -Ma che cavolo vuol dire? MA CHE CAZZO VUOL DIRE? E’ UNO SCHERZO? COSA SIAMO, UN CALL CENTER?-  infuriato, sbatté i pugni sul tavolo... col suo carattere impulsivo, se avesse potuto, avrebbe spaccato tutto…
-Calmati Alan, vedrai che ne verremo fuori. Magari ci sarà un motivo per quella sua assurda richiesta…
-Sì che ce l’ha…- disse entrando Julia Kendall, famosa criminologa e docente universitaria che svolgeva regolarmente consulenze alla polizia di Garden City…
-Ecco, ora il mio mal di testa aumenterà di sicuro…- esclamò, senza mezze misure, il tenente Webb… -Sentiamo, quale buon vento la porta qui in centrale?- chiese infastidito…
-Ehm… l’ho chiamata io. Quando ho visto il foglio scritto da Lawler ho riconosciuto quei nomi. Miss Kendall    conosce tutti quei tizi, compreso l’imputato, sono suoi amici e… Baxter lo conosciamo molto bene anche noi.- aggiunse Irving pur sapendo che al tenente tutto ciò non avrebbe fatto alcun piacere…
-Ma bravo sergente… ottimo lavoro.- disse sarcastico… - Sentite, vado a parlare con la stampa… e lei… visto che è qui, veda di tirarne fuori qualcosa.- concluse acido alzandosi dalla sua poltrona…
-Benissimo tenente… la ringrazio di avermi concesso il privilegio di parlare con lui!.- gli rispose Julia infastidita  per quel suo atteggiamento…
-Non sono io che l’ho chiamata ma lui… non è così Ben?- le rispose voltandosi verso il suo sergente guardandolo malissimo allorché Irving non batté ciglio. Ben sapeva che Webb non era cattivo… solo orgoglioso e testardo. Il tenente uscì dal suo ufficio e, poco dopo, Julia, accompagnata da Irving, entrò nella stanza degli interrogatori e si sedette davanti a Gerry…
-Come stai Gerry?-
-Io… non so perché mi trovo qui… davvero… non ho fatto niente, devi credermi.- disse quasi spaventato…
-E noi ti aiuteremo nel dimostrarlo, non è vero sergente?- disse guardando di sbieco Irving che annuì passivamente…
Ben Inving, così come Alan Webb e tutta la centrale di polizia, avevano molta stima della Kendall. Lei era stata spesso decisiva per le indagini di polizia, ficcandosi spesso, anche in situazioni molto pericolose.
-Ho appena esaminato la scena del crimine, anche se non come avrei voluto, perché quando mi hanno informato del tuo arresto mi sono precipitata qui. A prima vista ho notato che ci sono molte cose che non tornano… è per questo che hai chiesto di chiamare i tuoi ex compagni, vero?-
-Sì, loro mi conoscono meglio di chiunque altro, sanno che non potrei mai fare una strage simile… non più da quando combattevamo a Kabul… devi credermi.- disse sempre più terrorizzato da tutto quel che gli stava accadendo. Julia annuì, promettendogli che avrebbe chiamato lei Leo, per giunta suo grande e fidato amico, e tutti gli altri. Per certe cose aveva avuto sempre un buon intuito e sentiva di potersi fidare di quel ragazzo. Ora, come primo passo, doveva parlare con chi molto spesso andava in disaccordo ma che sapeva essere un uomo tutto d’un pezzo e, soprattutto, molto dedito al suo lavoro e fervido credente nella giustizia. Doveva solo cercare di prenderlo nel modo giusto, cosa non facile. 
Più tardi
TOC TOC…
-Avanti.- Julia e Ben entrarono nell’ufficio del tenente per discutere sui fatti
-Allora? Avete concluso qualcosa?- gli disse Alan Webb sentendoli parlottare…
-Alan, miss Kendall avrebbe qualcosa da dire al riguardo.-
-Sentiamo!- rispose non proprio contento Webb mentre, semisdraiato sulla sua poltrona e con i piedi sulla scrivania, mangiava un sandwich sfogliando un quotidiano…
-Tenente, forse non mi troverà d’accordo ma a me, tutta questa situazione non quadra per niente.-
-Cosa c’è che non quadra? A me sembra invece tutto semplice.- rispose tranquillamente restando in quella sua singolare posizione…
-Appunto, è questo il problema. Sembra una scena preparata a posta per la polizia…- rispose afferrandogli il giornale infastidita per il fatto che non la stesse quasi ascoltando…
-Preparata per la polizia? Che intende dire?- rispose scuotendosi improvvisamente colpito da quelle parole…
-Analizziamo il tutto. Gerry viene arrestato e sostiene di non ricordare niente di quel che è successo. Poi non fa la cosa più logica da fare, ossia chiamare il suo avvocato, ma fa quella sua strana richiesta, di chiamare i suoi amici… rifletta! Un reduce dall’Afghanistan, un abile cecchino che compie una strage in pieno giorno sparando  col sole di fronte, quindi da posizione insolita… che esce passando davanti a una telecamera che riprende la sua targa… che non si preoccupa di avere una via sicura di fuga, né di nascondere il proprio fucile perché dormiva tranquillamente nel suo letto e, infine, cosa stranissima, paga il parcheggio. Perché farlo? E, se fosse tanto abile come si dice, perché mancare un bersaglio praticamente immobile e servire su un piatto d’argento la prova decisiva alla polizia, quella più importante… ovvero l’unico proiettile fermato da un ostacolo liquido quale il contenitore di succo di menta di quel tizio che, guarda caso, combacia con l’unico bossolo ritrovato che lui non si era preoccupato di raccogliere? Tutto ciò non ha senso, non pensa anche lei?-
-Senta, ho già abbastanza problemi perché il nostro medico legale, il dottor Tait è fuori città, quindi mi domando…perché lei viene qui, mentre faccio la mia pausa, e mette zizzania con le sue teorie?- le disse guardandola malissimo…
-Le mie non sono teorie, sono deduzioni…e la smetta col suo comportamento infantile!- gli rispose irritata chinandosi e sbattendo le mani sulla sua scrivania…
-LEI E’ FISSATA CON LA PSICOLOGIA E BASTA… SECONDO LEI, UN ASSASSINO, DOVEVA PENSARE ANCHE A QUALE AUTO RUBARE E DA DOVE BATTE IL SOLE PER FARE UNA STRAGE COME QUELLA? MA MI FACCIA IL PIACERE!- le rispose brusco alzandosi di scatto dalla poltrona e guardandola fissa negli occhi in segno di sfida a pochi centimetri da lei…
-CERTO, PER LEI LA COSA E’ GIA’ RISOLTA, LE PROVE SONO PROVE… QUINDI, SE UN INNOCENTE VIENE CONDANNATO A MORTE, A LEI NON CAMBIA NIENTE…AH, DIMENTICAVO… FORSE CI GUADAGNA UNA PROMOZIONE...-  a quella insinuazione detta per rabbia, Webb, anche se in cuor suo sapeva che non era da lei, si arrabbiò tantissimo…
VADA SUBITO FUORI DAL MIO UFFICIO E TORNI QUANDO LA CHIAMO IO...- le disse sull’orlo di una crisi di nervi…
-IMMEDIATAMENTE, VADO ECCOME. MA LA COSA NON FINISCE QUI’!- rispose lei avvertendolo…
-E COSA FA? CHIAMA IL SUO AMICO INVESTIGATORE DEI MIEI STIVALI?- chiese canzonandola…
-FORSE, A LEI NON DEVE IMPORTARE.- rispose secca e furente come non mai…
Julia Kendall se ne andò sbattendo la porta. Sapeva che la questione era ancora aperta e che sarebbe andata fino in fondo, anche a costo di disubbidire gli ordini di Alan Webb.
-Alan, davvero pensi quel che hai detto? Eppure, parte di quel che sostiene, potrebbe essere vera.- disse Ben cercando di fare da paciere, come spesso aveva fatto assistendo alle loro liti…
-Lo so anch’io Ben… so che c’è del vero in quel che ha detto. E’ il suo atteggiamento da professoressa che mi fa imbestialire!- rispose lui cercando di calmarsi… Il sergente Irving si tranquillizzò, come aveva previsto, ogni cosa sarebbe andata a posto. Ora non restava che riesaminare le prove, la scena del crimine e cercare delle risposte.

Capitolo 5

-Jet… che piacere sentirti, potrei abituarmici a sentirti così spesso…-
-Ciao sorellina, come stai?-
-Tutto bene… tu?-
-Non molto… a dire il vero…-
-Che è successo?-
-A me niente ma ho un problema…a dire il vero abbiamo un problema. Sono tre giorni che io, Leo e Norman stiamo indagando su un omicidio perché la polizia ha arrestato Gerry, un nostro amico e compagno. Julia Kendall ci ha chiamato su sua precisa richiesta. Lui sostiene di essere innocente e tutti noi lo pensiamo… Julia compresa e mi chiedevo… tu hai assistito per molto tempo il dottor Gilmore nelle sue perizie forensi, potrei dire che tu sei un’esperta in materia, sbaglio?-
-No, non ti sbagli… avete bisogno di aiuto?-
-Beh… se tu potessi prenderti qualche giorno di ferie te ne saremmo grati… soprattutto Norman… aggiungerei…- esclamò malizioso…
-Cretino… comunque nessun problema, posso sempre lasciare Isabèlle a gestire la scuola di danza… vengo in vostro aiuto molto volentieri e, per quanto riguarda il mio ragazzo… beh… vorrà dire che anticiperò la mia visita di qualche settimana…
-Ottimo, allora ci vediamo presto…-
-Contaci.-
Françoise mantenne la promessa. Prese il primo volo del giorno seguente. Ad attenderla, il suo Norman…
-Ma ciaooo.- gli buttò le braccia al collo e lo baciò… - ti sono mancata?- gli chiese sfoggiando il suo bel sorriso…
-Da morire piccola, non sai quanto…- rispose lui felicissimo di averla tra le braccia
-Peccato non sia proprio una vacanza… da quel che mi ha detto Jet al telefono, il vostro amico è in guai seri.-
-Per questo abbiamo bisogno di te amore mio… anzi, io di più.- rispose malizioso…
-Non ti sono bastate le due folli settimane a Parigi?- chiese lei con sguardo ammiccante…
-Tu non mi basti mai cheri… sappilo sempre, e appena il teatro sarà pronto, tu sarai l’insegnante di danza più bella e ammirata dalle nostre future ballerine. Sai che qualcuna è già interessata da quando hanno visto i lavori nel cantiere del teatro?-
-Beh… logico, è in pieno centro, chi non vorrebbe andare a ballare in un posto simile.-
-Mi sei mancata da morire Fran…-
-Anche tu Amore, sono stata benissimo quelle settimane, era molto tempo che non mi sentivo così felice.- le disse dolcemente…
-Ne è valsa la pena aspettarti, anche se, per mia fortuna, non ho dovuto penare molto, ma ora che possiamo stare del tempo insieme parleremo anche del nostro futuro.- le disse guardandola negli occhi seriamente allorché lei se ne accorse all’istante quasi deglutendo…
-Stai scherzando?-
-Io non scherzo mai su queste cose… non ti libererai di me troppo facilmente tesoro.-
-Ma io non ho nessuna intenzione di farlo mon amour.-
-Ottimo, allora siamo d’accordo… ne sono felice.- sorrise…
-Ma ora pensiamo ad altro, che ne dici?- continuò lei divenendo seria
-Alt! La kendall non tornerà prima di un paio d’ore, il lavoro può aspettare, non trovi?-
-E cosa facciamo per ingannare l’attesa?- chiese quasi ingenuamente ma immaginandosi la risposta di lui che non tardò ad arrivare…
-Io qualche idea ce l’avrei… magari andiamo a casa mia… che ne dici?- le disse guardandola e spogliandola con gli occhi…
-Stupido. E poi, devo anche fare una doccia, sai… il viaggio…-
-Affare fatto, partiamo da quella. La mia vasca idromassaggio è abbastanza grande per tutti e due…- le rispose bramoso di averla tra le sue braccia…
-Sei un approfittatore… ma l’idea mi piace.- gli sorrise maliziosa…
In tardo pomeriggio, si ritrovarono tutti a casa della Kendall per discutere della questione. Julia aveva fatto, per l’indagine, copie di tutti i referti e delle prove raccolte dalla polizia. Ad accoglierli Emily Jones, la governante di Julia e di sua sorella Norma. Una donna ci colore tutta d’un pezzo, plurimadre, plurimaritata e assolutamente indispensabile per la gestione della casa. All’apparenza rude, era invece materna e sensibile, sempre pronta ad accogliere le due ragazze in preda a crisi esistenziali e amorose.
-Buonasera, la signorina Julia sta tornando, la cena è in frigo. Non fate troppo tardi, Julia è molto stressata tra università e lavoro, quindi deve riposare, ci siamo capiti?- disse solo questo a Norman, Françoise, Jet e Leo e, un attimo dopo, guardandoli di sbieco, si dileguò…
“Che tipo…” pensarono tutti… Dieci minuti dopo, la Morgan di Julia parcheggiò davanti a casa sua. La ragazza entrò e, dopo aver posato le chiavi, li raggiunse in sala. 
Julia: scusate il ritardo ma ho passato le ultime due ore a litigare col tenente Webb su questioni politiche ed etiche. In sintesi, il capitano Carter ha chiesto l’archiviazione del caso per far tacere i media e, quindi, stamattina quello zuccone di Webb ha ordinato il trasferimento di Gerry nel carcere federale. Il problema è che, durante il tragitto, alcuni detenuti lo hanno selvaggiamente picchiato. E’ ricoverato all’ospedale di Garden City… in coma… ah scusami, ben arrivata  Françoise. Jet mi ha detto quanto sei brava e che ti avrebbe chiamata, sono contenta che sei qui. So che non saranno delle vacanze come a Natale, ma abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile.-  le sorrise…
Françoise: grazie Julia, sono contenta se posso darvi una mano.-
Jet: maledizione!- sbatté i pugni sul tavolo con rabbia… - c’era da aspettarselo, ma come ha fatto quell’idiota ad autorizzare il suo trasferimento, non sa che, anche i detenuti, hanno un loro codice? Quando ci sono di mezzo persone innocenti, come giovani ragazze o bambini, essi non perdonano.-
Norman: cosa possiamo fare per aiutarlo?-
Leo: Babe, tu, con le tue conoscenze, non puoi fare niente?-
Julia: Leo, questa volta no, specie se ci sono di mezzo i federali…. E non chiamarmi così… ti prego, davanti a tutti.- gli disse guardandolo di traverso trapelando un certo imbarazzo…
Françoise: ditemi cosa posso fare e inizio subito, ho portato tutto l’occorrente… almeno spero.-
Jet: Françoise, tu sei esperta forense, riesamineremo la scena del crimine e l’appartamento di Gerry… anche se...- concluse la frase abbassando di molto la voce, come se avesse avuto un ripensamento…
Julia: ma come farete? Il suo appartamento ha i sigilli , così anche il parcheggio, la sorveglianza è continuativa. Quando ci sono di mezzo i federali le cose si complicano sempre, lo so per esperienza.-
Leo: stai sottovalutando il mio amico, sai di cosa è capace, vero?-
Julia: so perfettamente che voi due siete “speciali” ma… se decidete di intervenire senza autorizzazione, verrete arrestati. Dovrete stare molto attenti a non farvi vedere.-
Norman: ma non sarà pericoloso Françoise?-
Fran: tranquillo, so badare a me stessa e poi ho con me il mio fratellino che mi protegge.- gli sorrise e si voltò guardando Jet che però sembrava pensieroso, come se avesse la mente da un’altra parte… ed infatti…
Jet: qualcun altro saprebbe farlo meglio, MOLTO MEGLIO, ve lo assicuro…- esclamò improvvisamente sottolineando quelle parole alle quali però Françoise ebbe un sussulto e Norman e Julia, per primi, se ne accorsero…
Norman: che succede tesoro?-
Julia: sei diventata strana all’improvviso… vuoi dell’acqua?-
Françoise: no grazie, sto bene… Jet, puoi venire un attimo fuori? Devo parlarti…- gli disse incamminandosi verso l’ingresso senza nemmeno aspettarlo…
Jet: arrivo subito. Intanto voi parlatene.- Raggiunse Françoise che lo aspettava in giardino con le braccia incrociate al petto. Si accorse subito che, l’idea che gli era venuta in mente, lei l’aveva intuita e che non le era affatto piaciuta…
-Cosa diavolo hai in mente?- gli chiese freddamente lanciandogli uno sguardo non propriamente amichevole…
-Lo sai, inutile che mi guardi in quel modo. Lui ci darebbe una grossa mano.- rispose schietto e deciso per niente impressionato da come lo stava guardando…-E’ pericoloso andarsene troppo in giro, il vero assassino è sempre là fuori. Meglio per te se resti al sicuro a fare quello per cui ti ho chiamata… la scienziata.- puntualizzò…
-Va bene, questo lo capisco, ma io non voglio… non ce lo voglio più nella mia vita. Se lui viene io me ne andrò immediatamente. Chiama Albert, tanto è lo stesso…-sentenziò contrariata all’idea dell’amico…
-Ma che cavolo stai dicendo… io chiamo Joe… ficcatelo in testa…- si stava adirando ma, guardando il nervosismo di lei, abbassò i toni e divenne subito più gentile…-Fran, guardami. Un nostro amico, chiaramente innocente, ha subito una grande ingiustizia. Sappiamo tutti che non è capace di fare un’azione simile, E, come se non bastasse, non siamo riusciti a proteggerlo. In questo momento lotta tra la vita e la morte perché la legge   non ha fatto il suo dovere. Capisco cosa provi ma pensaci un attimo… è vero che potremmo farcela anche senza di lui ma sai anche tu che con Joe non si scherza. Se si unirà a noi dimostreremo al cento per cento che Gerry è innocente. E poi… non ti nascondo che averlo qui con noi mi da sicurezza. Dobbiamo avere le maggiori probabilità possibili per riuscire nel nostro scopo e fare giustizia. E se non sopravvivrà, allora riabilitare il suo nome sarà per me uno scopo prioritario.- 
-Lo so questo… e lo capisco ma io…non è affatto facile per me. Anche se la nostra storia è finita rivederlo non gioverebbe al mio nuovo equilibrio e temo di perdere il controllo… cerca di comprendermi, ti prego.-
-Ti capisco perfettamente e so di chiederti molto ma… puoi cercare di fare uno sforzo… per me e per il mio amico sorellina?- quasi la supplicò e lei inequivocabilmente si sciolse subito…
-Se questo ti rende felice posso provarci. Non escludo che l’ansia mi sta assalendo ma… farò il possibile.-
-Ti ringrazio davvero tanto… credimi, per noi è fondamentale uno con la sua esperienza. E poi lo sai anche tu… quando siamo assieme niente potrà fermarci e faremo giustizia. Del resto, anche se non lo ammetti, la pensi anche tu come me.- concluse sapendo già che l’aveva convinta…
-Lo so questo… ma… come farai a trovarlo… non sappiamo neanche dove sia. In questo momento sarà in missione da qualche parte nel Medio Oriente.- esclamò scettica sulla reale possibilità di averlo con loro…
-Ma che dici… allora non sai…- le chiese sorpreso chiedendosi se veramente fosse allo scuro di tutto…
-Cosa dovrei sapere?- domandò perplessa vedendo l’espressione dell’amico…
-Dopo l’ultima missione a Tel Aviv Joe ha chiamato direttamente il segretario della marina americana  ammonendolo e dicendogli espressamente che non avrebbe fatto più alcun tipo di missione. L’accordo era già scaduto, quindi non ha fatto ostruzione. Il segretario ha provato a chiamare anche Gilmore, ma il professore è stato categorico. Credo che, anche se in maniera diplomatica, lo abbia mandato a quel paese.-
-Allora sai dov’è Joe?- chiese ansiosa sentendosi in qualche modo colpevole per non aver chiesto più notizie su di lui…
-Certo che lo so. E’ a Auburn Hills, Michigan, alla sede delle Chrysler, per la presentazione del nostro progetto e per collaudare il nuovo motore. Ci abbiamo lavorato tre mesi, anche a distanza tramite e.mail quando Joe , in missione, aveva del tempo libero. Quando l’ho sentito ieri, mi ha detto che era a buon punto e che sarebbe tornato tra un paio di settimane ma, di fronte a quest’emergenza, se lo chiamassi anche ora, conoscendolo, domani sarebbe qui.- concluse tranquillamente…
-Mi dispiace, io non sapevo niente… da tempo.- rispose intristendosi moltissimo…
-Credevo ti sentissi col dottore ogni tanto, e pensavo te ne avesse parlato lui. E comunque sia tu non mi hai mai chiesto niente ed io non volevo turbarti inutilmente. So quanto hai sofferto e so quanto tieni alla tua storia con Norman.-
-Avresti dovuto dirmi di lui ugualmente. Nonostante ciò che è successo, tengo ancora molto a lui… e lo sai.- rispose abbassando lo sguardo e stringendo inconsciamente i pugni premendo nella sua gonna… -Va bene Jet, chiamalo. E’ la cosa migliore per tutti.- concluse sinceramente rammaricata e delusa di sé stessa, soprattutto di quello…
-Grazie sorellina… grazie davvero.- concluse abbracciandola affettuosamente… un abbraccio che lei ricambiò.

Capitolo 6

Quella mattina Julia non aveva lezioni da tenere all’università e aveva chiamato Françoise chiedendole di fare colazione assieme. La ragazza aveva accettato molto volentieri.
-Finalmente possiamo stare mezz’ora noi due senza uomini tra i piedi.- iniziò Julia per rompere il ghiaccio…
-Già.- rispose incerta avendo come unico pensiero il fatto che l’avrebbe rivisto… 
-Tutto bene? le domandò notando il suo sguardo quasi assente…
-Sì, certo, perché me lo chiedi?- le rispose ridestandosi subito e rendendosi conto di essere con la testa da un’altra parte…
-Niente, mi sembri presa dai tuoi pensieri… e non penso siano solo legati al caso che stiamo seguendo… dico bene?- aggiunse tentando di cogliere l’occasione per fare quattro chiacchere con lei, dato che ne aveva sentito parlare sempre bene… 
-Hai ragione, ho ben altro in testa in questo momento… anzi, da ieri sera.- le confessò…
-Fammi indovinare… c’entra il fatto che Jet ha chiamato in aiuto il tuo ex?- chiese più che altro curiosa che preoccupata per lei… doveva ammetterlo…
-Sì, è così. Quel che lui mi ha detto ieri sera mi ha fatto riflettere molto e non posso fare a meno di sentirmi in colpa verso Joe…- rispose abbassando lo sguardo e posando la tazza del caffè sul tavolino…
-Solo perché avevi smesso di chiedere di lui? Guarda che è normale che accada. Avevi preso la tua decisione e sei andata per la tua strada... non devi fartene una colpa. Sono sicura che lui lo sa perfettamente.- le rispose sorridendole cercando di farle capire che non doveva rammaricarsi più di tanto… 
-Lo so questo ma mi sento in difetto ugualmente…e non so spiegarti il motivo.- concluse tagliando corto facendole capire che non voleva continuare su quell’argomento…
-Va bene, come vuoi. Comunque Jet mi ha parlato qualche volta di lui, che è molto gentile ma anche introverso. Mi ha anche raccontato che sono “come il cane ed il gatto”, che hanno sempre litigato molto ma che sono come fratelli.- 
-E’ tutto vero, ti ha detto la verità. Loro due insieme sono così, due forze della natura che, se unite, possono superare qualsiasi ostacolo. Anche con gli altri sono molto legati ma, tra loro due, c’è sempre stata questa intesa, questa profonda stima e ammirazione reciproca, complice anche il fatto di avere tante cose in comune, come    un’infanzia difficile, l’amore per le auto sportive e belle donne. Ma sono anche tremendamente diversi tra loro, caratterialmente parlando…- sospirò…
-Jet lo conosco da molti anni tramite il mio amico Leo, mentre Joe… beh… l’ho visto recentemente in alcune  foto che mi sono state mostrate durante alcune cene tra amici ma mi sono anche procurata qualche suo articolo che lo ritraeva quando faceva il pilota…davvero un bel ragazzo… il classico bel tenebroso… ammetto di essere molto impaziente di conoscerlo…- sorrise ma si accorse subito della strana espressione sul volto di lei… -scusa, forse sono stata indelicata, mi dispiace.-
-Non devi scusarti ma non capisco perché tu mi dica queste cose… per me puoi fare quel che vuoi, non ho nessun problema.-  esclamò fulminandola con lo sguardo e alzando un sopracciglio…
-Perdonami, non volevo innervosirti… mica ho detto che voglio sedurlo!- le rispose secca anche lei intuendo il suo disappunto …
-Scusami tu… non so cosa mi sia preso.- cercò di giustificarsi intuendo però di non essere stata troppo convincente, quindi tentò di salvarsi in calcio d’angolo con la prima cosa che le venne in mente, riuscendoci abbastanza bene…- Solo che… lo dico per te. E’ vero… Joe è speciale, altrimenti non ci sarei stata per tutto quel tempo ma ha questa cosa che attrae ogni donna che incontra, ed è tremendamente lunatico ed umorale… riesce a spiazzarti negativamente in un nano secondo e, quello successivo, ti fa sentire la persona più speciale del mondo. Ma per fortuna, da quel che so di te, Joe non rispetta certamente i tuoi canoni, quindi sei fuori pericolo.- sottolineò sorridendole anche se non proprio convinta…
-Più mi dici così e più ho voglia di conoscerlo…- concluse soddisfatta sorridendo all’altra in maniera che a Françoise parve bellissima…e lo era davvero a parer suo. Un pensiero, non proprio gentile riguardante la bella criminologa, attraversò la testa di 003.
Il pomeriggio seguente, all’uscita dell’aeroporto…
-Fatto buon viaggio?- 
-Non molto… in realtà ho un gran mal di testa.- rispose sospirando…
-Scommetto che ti è venuto subito dopo la mia telefonata!-
-Ragazzo perspicace… preferivo fosse una cosa tra intimi… e quando dico intimi, intendo tu ed io.- 
-Vieni, parliamone in auto…- Durante il tragitto verso l’appartamento di Joe…
-Fortuna che abitiamo a un’ora di macchina. Visto che ci passiamo, faccio un salto a casa a prendere delle cose.-
-No, la fortuna, casomai, è che abito a quasi due ore da Garden City.- puntualizzò…
-Quando prima dicevi “tra pochi intimi” ti stavi riferendo a lei?- gli chiese a bruciapelo infastidendolo all’istante…
-Ci hai azzeccato… ma dato che, come mi hai detto, l’avevi chiamata ancor prima di me, allora mi metto l’anima in pace…- sospirò…
-Sei sopravvissuto a peggio… e tu ed io lo sappiamo molto bene visto quello che abbiamo passato ma, se ti ho chiamato, è perché ritengo che i nostri metodi siano molto più sbrigativi dei normali sistemi i quali, come ti ho già accennato, hanno fatto acqua da tutte le parti. Joe, dobbiamo collaborare con alcune persone, tutti amici e desiderosi di avere giustizia. Ho spiegato a tutti che, per noi del nostro gruppo, sei sempre stato un leader ma cerca di non essere troppo individualista. Accetta anche le impressioni e consigli altrui, specialmente di Julia, la più esperta in materia, così andremo d’accordo… promettimelo.- gli chiese esitante conoscendolo bene come si trasformava quando era immerso in situazioni simili…
-Ti riferisci alla tua amica criminologa il cui apporto è quasi sempre decisivo e quindi abituata a comandare anche nelle vicende della polizia sentendosi in qualche modo autorizzata?-
- Non avrei saputo dirlo meglio, ma ha anche il suo bel caratterino quindi… cerca di fare il bravo, ok?- lo avvertì…
-Va bene, sarà fatto… ma solo perché sei tu a chiedermelo.- rispose tranquillizzando l’amico. Sistemato il bagaglio in casa e fattosi una veloce doccia, Joe uscì dal suo appartamento, Jet era già fuori ad aspettarlo. Circa due ore più tardi arrivarono a casa della Kendall. Gli altri erano già tutti impegnati a studiare le carte del caso: foto, testimonianze, referti e vite private delle vittime. Link entrò per primo seguito subito dietro da Joe, mentre tutti gli altri erano riuniti nella grande sala. I due ragazzi li raggiunsero…
-Siamo arrivati ragazzi. Questo e Joe Shimamura, mio migliore amico nonché socio nonché… beh… per me è più di un fratello.- Joe, sul momento, era rimasto immobile, visibilmente in imbarazzo. Si guardò attorno: riconobbe e salutò subito Leo e Norman, gli amici di Jet, si presentò a Julia Kendall e infine un timido ciao a Françoise. Stranamente non si soffermò molto ad osservarla e, nonostante avesse visto chiaramente che Norman le teneva la mano, non sembrò sconvolgersi più di tanto… almeno così sembrava. La cosa non passò inosservata a Jet, tantomeno a  lei che continuava a fissarlo stranamente come se cercasse un segnale della serie “ sembra quasi che la cosa non ti sfiori minimamente…non ti smentisci mai!” 
Joe: piacere di conoscervi… di persona, Jet mi ha parlato molto bene di ognuno di voi. So che passeremo del tempo insieme… sono qui per aiutarvi e ce la metterò tutta per rendere giustizia al vostro amico.-
Julia: il piacere è tutto mio Joe, so quanto vali… e non mi riferisco solo ai giornali e alla tua carriera da pilota. So da Jet che sei una persona fidata, che sei stato protagonista di missioni pericolose e che hai sempre lottato per la giustizia e per sicurezza mondiale. E’ un piacere averti con noi e penso di poter parlare a nome di tutti quelli che sono in questa stanza.- disse la criminologa con sinceri apprezzamenti…
Leo: in tutti questi anni che ci conosciamo, tu non mi hai fatto neanche la metà dei complimenti che hai fatto a lui in un secondo… potrei esserne geloso.- le disse ironicamente mettendo il broncio facendo ridere tutti…
Julia: Leo, sei sempre il solito.- gli rispose sorridente e un po’ imbarazzata… -Ora mettiamoci al lavoro.- aggiunse tornando seria…
Norman: anche per me è un piacere averti con noi. Sono sicuro che, se uniamo le forze, renderemo giustizia a Gerry… non merita niente di quel che gli è accaduto.- 
Françoise: bene Joe. Qui c’è tutto il materiale raccolto e duplicato in segreto da Julia alla polizia. Come puoi vedere abbiamo foto del luogo, delle prove e delle vittime. Il fascicolo su Gerry è in questa cartellina.- gli disse mentre era tutta presa ad allargare ogni foglio sul grande tavolo 
Joe: ben fatto, davvero ben fatto.- guardò la Kendall stupito…- Ci serviranno. Qualcuno di noi, nel frattempo,  potrebbe studiare quei rapporti per indagare più a fondo, ma la nostra priorità è tornare sulla terrazza di quel parcheggio e nell’appartamento di Gerry per capire cosa è sfuggito alle indagini. Propongo di formare delle squadre: io e Julia potremmo andare sul luogo in cui il cecchino ha sparato i suoi colpi, la sua esperienza sul comportamento criminale può essere decisiva, mentre Jet e Leo potrebbero recarsi nell’appartamento di Gerry, per trovare qualsiasi traccia, anche minima, che possa scagionarlo. Ci introdurremo di nascosto, cercando di eludere le telecamere di sicurezza ed i poliziotti, prenderemo ogni cosa che può esserci utile per esaminarla qui. Il resto di noi resterà in questa casa. Norman potrebbe studiare i fascicoli con Françoise per capire se esiste un collegamento tra le vittime, per esempio scoprire se hanno precedenti, insomma… tutto quanto. So che hai studiato legge, anche se non ti sei laureato, mentre Fançoise riesaminerà ancora una volta le foto delle prove, dei referti e preparerà l’attrezzatura per quando torneremo. Sarebbe opportuno anche capire cosa stessero facendo le vittime prima di essere uccise, e non parlo solo di quel maledetto pomeriggio, ma  anche i giorni passati. Devo confessarvi che, da quel che mi ha anticipato Jet, molte cose non mi sono chiare in questa faccenda.-
Julia: sono assolutamente d’accordo con te. Ho fatto presente le mie perplessità a Webb ma è stato come rimbalzare contro un muro di gomma… è frustrante talvolta essere con le mani legate…. Ma deve esserci per forza un collegamento tra le vittime, altrimenti sarebbe un bel problema.- rispose lei dubbiosa ed irritata dal ricordo di quella litigata in ufficio col tenente…
Leo: anch’io sono d’accordo. Mi sembra che Joe sappia davvero il fatto suo.-
Norman: per me va bene, ma… pensavo fosse più utile magari cercare altri testimoni, o venire con voi. Due occhi in più non guasterebbero, giusto?-
Joe: meglio di no, troppi movimenti sarebbero sospetti, andremo noi.- proseguì girandosi guardando Jet che subito annuì… - Julia e Leo hanno molta esperienza in questo genere di cose. So che hanno lavorato spesso insieme al di fuori delle indagini svolte dalla polizia e molte volte il loro intuito ha portato alla cattura di  pericolosi criminali. Io ho dato il mio parere Norman… secondo me dovresti restare con Françoise per darle una mano con tutti quei fascicoli. Non lo dico tanto per dire… in due avrete più possibilità di capirci qualcosa, per vedere se anche un piccolo particolare è sfuggito. Non mi convince la storia del pubblico ministero… troppa fretta nel chiuderla.-
Françoise: Joe, posso parlarti un momento?-
Joe: certo, dimmi pure.-
Françoise: non qui… puoi venire un attimo fuori?-
Joe: va bene.- rispose sorpreso. Jet lanciò uno sguardo preoccupato verso Julia…
“Speriamo bene, questa cosa non mi piace” pensò tra sé Link guardando la Kendall che, annuendo, gli confermò le sue stesse perplessità…
Uscì per prima e lui la seguì. Fatto qualche passo, con le braccia incrociate al petto, si voltò verso di lui che la guardava disorientato dal quel suo strano atteggiamento… 
-Che intenzioni hai? esordì a bruciapelo… -Ti vorrei ricordare che non siamo in missione ed ognuno di questi ragazzi è qui per dare una mano. Anche se sei il più esperto ciò non significa che puoi dare subito ordini a destra e a sinistra.- gli disse ammonendolo…
-Non sto facendo questo, sto solo cercando di aiutare un amico di Jet. Lui mi conosce e, se mi ha chiamato, sa bene l’impegno che metto e di come pondero seriamente le mie decisioni. Se a te non sta bene troveremo una soluzione. Non sono venuto qui per creare problemi, casomai voglio risolvere quelli che già ci sono.- precisò…
-Non è questo il punto. La verità è che sei troppo abituato ad avere il controllo e tendi a non collaborare con gli altri.- continuò accusandolo ma, in cuor suo, sapeva che c’era altro…
-Non è vero, avevo parlato con Jet della situazione. Tutto quello che ho detto dentro poco fa, non significa comandare, significa coordinare, sono due cose ben diverse.- puntualizzò risentito ed incredulo del fatto che lei stesse insinuando quelle cose…
-A me sembra il tuo solito comportamento individualista.- sentenziò decisa…
-Assolutamente no… e ti dirò di più.  Qualora non mi accorgessi di prendere una decisione sbagliata, spero che tu me lo faccia notare e farò subito un passo indietro. Contrariamente a ciò che pensi, io mi fido di te e delle tue capacità di giudizio ma, accusandomi in questo modo e dopo tutto quello che abbiamo passato insieme in tutti questi anni, beh…mi hai molto deluso Françoise… Jet, nonostante i nostri trascorsi, non sarebbe mai arrivato a dirmi una cosa simile perché conosce i miei sistemi meglio di tutti.- concluse freddamente e ansioso di tornare dentro la casa… 
-Cosaaa? Io ti avrei deluso? Sei ingiusto…- rispose risentita… “Stronzo!… Jet ti conosce meglio di tutti??? E io chi sarei, l’ultima arrivata? Ma quando mai!” –Non hai nessun diritto di parlarmi così.-  esclamò a voce un po’ più sostenuta quasi fuori di sé…
-Questa discussione è durata anche troppo.-  le rispose deciso voltandosi verso la casa ma lei non gli dette modo di fare che qualche passo…
-Ammettilo!- lo fermò all’istante…
-Cosa dovrei ammettere?- le rispose voltandosi di nuovo…
-Che sei geloso e che non accetti che io stia con un altro… sai cosa ti dico? Che sono affari tuoi… è così e basta!- proseguì acida ed infastidita anche dal fatto che lui, appena arrivato, non avesse battuto ciglio vedendola con l’altro…
-Ti assicuro che non è così. Oramai me ne sono fatto una ragione. Hai fatto quel che sentivi di fare ed io l’ho accettato.- concluse pacato cercando di calmare anche lei
-E allora perché io e Norman dovremmo starcene a casa a sfogliare tutti quei dannati fascicoli? Credi che lui non sia all’altezza di venire con voi?- gli chiese polemizzando mostrando tutto il suo disappunto…
-No, niente di tutto questo. Ho semplicemente pensato che era la soluzione migliore. So che è un tipo in gamba e che ha fatto esperienza nei marines, ma noi siamo più preparati per questo genere di cose. E non lo dico perché ho poca stima di lui, ma perché ritengo sia giusto così.- concluse contrariato ritenendo che stesse esagerando… 
-Quindi nessun problema sul fatto che ora sto con lui…va bene, cercherò di crederti. Del resto la tua indifferenza appena mi hai vista dopo tutti questi mesi la dice lunga su quanto sei e sarai sempre insensibile a certe cose.- concluse spiattellandogli quello che si teneva dentro da tempo…
Di fronte a quell’insinuazione Joe stava per perdere le staffe ma, vista la situazione e che ciò non sarebbe servito a niente, tentò di controllarsi, anche se…
-Cosa vuoi sentirti dire? Che mi dispiace di averti fatta soffrire? Lo sai già questo, e credo di aver scontato già la mia punizione, ma mi pare che tu ti sia consolata bene a quanto vedo.- le disse con sarcasmo allorché lei non la prese affatto bene…
-Sei ingiusto ma sono sicura che menti a te stesso… mi hai persa… ed è tutta colpa tua.- gli fece notare con tono crudele…
- Lo so che è tutta colpa mia. Me lo avevi già fatto capire facendomi materializzare quella lettera da Ivan. Lo sai? Quando l’ho letta ero solo in quella piccola tenda nel deserto libico. Il vento spirava talmente forte che nessuno ha sentito le mia grida. Comunque mi ha fatto bene. Da quel momento ho detto a me stesso che, se non fossi tornato, non ti sarei mancato e ho trovato il coraggio e l’incoscienza necessaria per addentrarmi ancora di più in quell’area nemica per poter salvare tutti quei ragazzi che, probabilmente, stavano buttando alle ortiche la loro vita. Non ti biasimo per non avermi aspettato. Certo è che sarebbero bastati alcuni mesi e tutto sarebbe finito… ma ti ho capita, e non ti giudico perché temevi che avrei continuato ancora, così hai deciso di rompere con me. E hai fatto bene, dopo tutte quelle promesse che non ho mantenuto.- concluse facendole notare che aveva sofferto davvero tanto anche lui…
Françoise si ammutolì, non era preparata a sentirlo parlare così ma, del resto, se l’era cercata e, dentro di sé si stava sentendo ancora più colpevole.
-Sei crudele. Io non ho saputo più niente di te, nemmeno se eri ancora vivo, lo capisci questo? Sì o no?- gli disse tremante e stringendo i pugni… 
-Se eri tanto preoccupata potevi trovare un modo per chiamare!- le disse secco alzando un po’ il tono della voce per poi riprendersi subito accortosi di averle detto una cattiveria… - Scusami, non avrei dovuto dirlo…-  finì la frase osservando la sua espressione divenuta ancora più triste…ed infatti…        
-Forse… dopo la lettera non ne avrei avuto nemmeno il coraggio.- gli confessò abbassando lo sguardo…
-Ti capisco, ma ora non parliamone più, quel che è successo appartiene al passato e ti ripeto… va tutto bene, stai tranquilla.- proseguì con voce più dolce vedendola quasi in lacrime… -Scusa per averti detto quelle cose poco fa. Se hai trovato la tua serenità a me va bene così… posso essere solo felice per te e per Norman. Non ti biasimo per il tuo comportamento, troppe volte ti ho illusa e fatta soffrire quindi… hai fatto bene… meglio non fidarsi di un tipo che pensa solo a mettersi nei guai, non trovi? Infine, tornando alla tua vita privata, ti giuro che non ti creerò alcun problema.- concluse rassicurandola…-Io voglio solo la tua felicità, e se io non ho potuto darti tutto l’amore che meriti, allora ringrazierò per sempre Norman per essere riuscito dove io ho fallito.- le sorrise dolcemente guardandola negli occhi con lei che a sua volta vi si stava per un attimo perdendo… un momento molto intenso per entrambi…
-Joe…- non sapeva bene nemmeno lei cosa le stesse prendendo ma, per un momento, alcuni momenti passati con lui le stavano passando davanti agli occhi ma si impose di allontanare subito quelle idee dalla testa…
-Dai, ora meglio rientrare altrimenti penseranno male e, inoltre, c’è molto lavoro da fare. Ti consiglio di preparare il tuo microscopio, il rilevatore di impronte ed il mini spettrometro di massa. Ricordati sempre che ti stimo e che conto su di te.- le disse avvicinandosi per poi posare le mani sulle sue spalle sorridendole… -E se la mia presenza ti infastidisce o ti mette in imbarazzo cercherò di starti lontano e di non invadere i tuoi spazi, non voglio che ti senta a disagio col tuo ragazzo… ti ripeto, voglio solo che tu sia felice, dico davvero.- le sorrise ancora…
-Va bene, scusami se sono stata aggressiva.- abbassò lo sguardo, continuare a immergersi nei suoi occhi sarebbe stato pericoloso per lei…
Quando Joe si voltò verso il portone d’ingresso lei restò un attimo impietrita, come se fosse in un’altra dimensione. Sapeva che lui le faceva sempre quello strano effetto quando le si avvicinava ma ora doveva riprendersi e pensare ad altro, anche se…
“Come sempre mi spiazzi… mi rendi vulnerabile, con una tua parola, con un tuo sguardo… ma cosa c’è che non va in me… BASTA Françoise, non permettere che succeda di nuovo… devi pensare al presente… solo a quello!”
-Non vieni?- le chiese vedendola sempre immobile…
-Eccomi.- lo seguì voltandosi di scatto come per ritornare con i piedi per terra scacciando quei pensieri…  
Appena rientrarono in casa, cadde uno strano silenzio e, sentendosi osservati, non riuscirono a nascondere un mix di tensione ed imbarazzo, specialmente da parte di lei, cosa che Julia fu bravissima a sciogliere…
Julia: bene, ora mettiamoci sotto col lavoro, abbiamo molte cose da fare. Direi di ordinare una pizza per cena, poi lavoriamo ancora qualche ora e subito a dormire. Domani è sabato ma per noi non è un sabato come gli altri-  sospirò…
Dopo cena…
Tutti i ragazzi, tranne Joe, tornarono ognuno a casa propria…
-Tu che intenzioni hai? E’ da più di un’ora che osservi quelle foto… non sei stanco?- gli chiese preoccupata…
-Un po’… aspettavo un’ispirazione ma, ad essere sincero, ho bisogno di un bel sonno… non dormo moltissimo ultimamente e ciò si riflette negativamente sul mio umore e sull’essere poco collaborativo…
-In effetti non sei un tipo molto loquace, me ne sono accorta subito. Anche a cena, nonostante stessimo parlando tutti insieme, non hai detto una parola, nessun gesto, nonostante il fatto che Jet e Leo, per sdrammatizzare,  abbiano trovato anche il modo di fare qualche battuta. Lo sai che un sorriso ogni tanto non guasta?-
-Non ne ho molti… non vorrei sprecarne qualcuno.- A quell’affermazione Julia, non abituata a certi discorsi, sgranò gli occhi…
-Se non ti dispiace, quando sarai più riposato, mi piacerebbe continuare questa conversazione… ti va?-
-Certamente… quando vuoi… ma ora vado, sono stanco.-
-Nel tuo appartamento?-
-No, resto da Jet stanotte.-
-Allora… buonanotte uomo del mistero.- gli sorrise…
-Buonanotte.- 

Capitolo 7

L’indomani mattina…
 -Siamo arrivati… tutto bene Leo?- chiese esitante all’amico…
-Tutto bene, grazie, ma… non potevamo proseguire fino a destinazione con la mia macchina invece di…-
-No, e lo sai.-
-Va bene, ma la prossima volta che decidi di volare vai più piano… ok?- rispose pallido e quasi spaventato…
-Lo so amico, ma dovevamo stare attenti.- rispose un po’ dispiaciuto nel vederlo così provato dopo averlo portato in volo per qualche chilometro…
-Va bene, tranquillo… piuttosto, hai messo i guanti?- gli chiese ironico…
-Certo, per chi mi hai preso, per un principiante?- rispose adirato capendo che lo stesse prendendo in giro…
-Permaloso! Aspetta, ci penso io alla serratura.-
-Accidenti, investigatore e scassinatore… ma chi sei davvero Leo Baxter?- gli disse prendendolo lui questa volta chiaramente in giro…
-Taci… hai portato la lampada ad ultravioletti?-
-Certo, eccola… pensaci te… io non so usarla molto bene.- disse grattandosi la testa…
-Forza allora,, spegni la luce e, chiudi meglio le tapparelle. Deve esserci buio assoluto.-
-Mi stai seducendo Baxter?-
-Idiota, muoviamoci… possibile che tu non possa restare serio per più di dieci minuti…- lo ammonì esasperato… 
Leo prese a muovere la lampada illuminando ogni centimetro della camera di Gerry, fino al famoso ripostiglio dove lui custodiva gelosamente i suoi fucili. Improvvisamente…
-Guarda qui Jet, questa polvere, ne ho trovata un po’ anche sul tappeto di camera, secondo te cosa può essere?-
-Aspetta, prendo una busta ed il tampone così ne prendo un campione.-
-Maledizione, non trovo altro. Tutte queste impronte dovrebbero essere di Gerry… comunque scattiamo qualche foto.-
-Fatto…- Dopo alcune ore…
-Tutto pulito Jet, niente fibre, niente capelli, niente di niente. Solo quella traccia di polvere bianca…-
-Bene, possiamo tornare… chissà come sarà andata agli altri due…-
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-Chiariamoci subito, non amo prendere ordini!- esordì deciso…
-Se è per questo nemmeno io!- gli rispose secca e a tono…poi un attimo di silenzio…-E’ così che cominci un dialogo con una donna quando sei in imbarazzo?- gli chiese acida…
-Io non sono imbarazzato!- le rispose perentorio ma cosciente di esserlo in misura esagerata…
-Quindi?- aspettò che le dicesse qualcosa vista la sua espressione indecifrabile, ma lui non dava alcun segno quindi proseguì lei…
-Jet mi ha parlato di te e cosa fai.-
-Anche a me ha detto qualcosa di te.-
-E cosa ti avrebbe detto?- gli chiese incuriosita…
-Niente di speciale, solo che sei una tipa tosta… posso dirti che la tua Morgan è fantastica?-
-Sì, lo è… anche se mi lascia spesso a piedi.-
-Quando sarà tutto finito potrei darle un’occhiata… se ti fidi.-
-Vedremo, del resto, da quel che so non eri solo un campione di formula 1 ma anche il tuo personalissimo meccanico.-
-Sei ben informata… grazie, per me è un onore.- le sorrise…
-Ameno abbiamo rotto il ghiaccio... ne sono felice visto che dobbiamo passare del tempo insieme.- proseguì rasserenandosi visto l’inizio non troppo positivo…
Nel mentre stava per dire altro Joe scattò all’improvviso, lasciandola di stucco…
-Fatto, possiamo entrare, le telecamere di sicurezza sono disattivate.-
-Ma… come hai fatto?- chiese con espressione incredula…
-Questione di velocità…- rispose soddisfatto ma con una piccola smorfia molto simile ad un sorriso…
-Presumo non sia solo per il fatto che eri il pilota della Ferrari, vero?- gli chiese ironicamente…
-Presumi bene prof.- le rispose confermando scherzosamente il suo pensiero…
-Ma sentitelo…prof!- ripetette canzonandolo… -Da quando siamo entrati in confidenza Shimamura?- gli chiese spiazzandolo completamente
-Beh… Leo ti chiama “babe”… quindi… pensavo di chiamarti prof… perché? Non posso?- chiese esitante…
-Certo che puoi sciocco.- gli rispose tranquillizzandolo vedendo la sua espressione non troppo convinta…
-Forza, ora mettiamoci al lavoro.- le sorrise…
-Joe, che c’è?- gli chiese notando che si stava guardando intorno in modo strano…
-Tu avevi già visitato questo posto, che idea ti eri fatta?-
-Diciamo che avevo fatto alcune riflessioni, ma mentre ero qui la notizia dell’arresto di Gerry mi ha preso alla sprovvista e sono corsa da lui non preoccupandomi di approfondire.- rispose con espressione delusa…
-Capisco, per fortuna ora abbiamo tutto il tempo. Esamineremo bene ogni centimetro e poi trarremo le conclusioni.- …le disse con tono tranquillo e pacato vedendola triste in volto…
-Sono d’accordo, iniziamo.- rispose rincuorata pensando che non era affatto male stare in sua compagnia sentendosi anche pervadere da una certa felicità ad averlo come partner occasionale…
Dopo circa due ore…
-Qui è stato trovato il bossolo, corrispondente al proiettile rinvenuto nel contenitore di succo di menta…-
-Esatto, mentre quello è il parchimetro dove è stata trovata l’unica moneta inserita…-
-L’unica moneta? Ne sei certa?-
-Sì, c’era solo quella dentro… perché?-
-Non ti sembra curioso?-
-Certo che è curioso, l’ho fatto presente anche alla centrale… ma che ti passa per la mente?- esclamò incerta chiedendosi dove volesse arrivare...
-Alle 14:30, ora presunta degli spari, c’è una sola moneta inserita. Il parcheggio apre la mattina alle sette e la zona al di là del parco è piena di uffici e negozi. Ora…o gli altri sono tutti furbi e Gerry è l’unico cretino che ha pagato il parcheggio, oppure c’è qualcosa che ci sfugge.- pensò riflettendo…
-Uhm… a questo non avevo pensato.- gli rispose tenendosi il mento tra pollice ed indice… -Io mi ero soffermata solo al fatto che il parcheggio fosse stato pagato, non avevo pensato all’apertura della rampa… bravo Joe… mi hai stupito. Credimi, non mi accade molto spesso.- gli disse facendogli sincera i suoi complimenti…
-Sono lusingato, anche se ho l’impressione di essere come sotto una specie di esame… Che ore sono prof?-
-Le 12:15… perché me lo chiedi?- chiese fingendosi curiosa pur sapendo il perché della sua domanda. Anche se si stava accorgendo che lo stava mettendo involontariamente sempre di più alla prova, dall’altra era consapevole che questo non faceva che esaltarlo sempre di più…
-La posizione del sole… alle 14:30, ora presunta degli spari, il sole si troverebbe all’incirca alle spalle del ponte della tangenziale, giusto?- chiese cercando inconsciamente la sua approvazione…
-Direi che hai ragione… e da questo cosa ne deduci?- chiese sempre più immedesimata nella parte di esaminatrice…
-Semplice. Un cecchino esperto avrebbe sparato col sole alle spalle e con una buona via di fuga, non certamente la rampa di un parcheggio col pericolo di essere scoperto…. Ho superato l’esame?- chiese canzonandola allorché lei alzò un sopracciglio con dissenso, ammettendo a sé stessa che era maledettamente bravo…
-A pieni voti, ma porta più rispetto alla tua insegnante.- rispose lei un pochino risentita ma ammirata dall’intelligenza dimostrata dal lui in tutta quella vicenda, considerato che era arrivato da poco e, da solo, aveva fatto più progressi della polizia…. ed anche di lei…
-Allora possiamo anche tornare a casa tua, che ne dici?-
-Assolutamente no. Al resto della banda penserà Emily, la nostra governante. Il pranzo lo offro io, per quell’idea dell’apertura del parcheggio a cui non avevo pensato e sulla quale dovremo lavorare... e ora che ti prende?- lo riprese infastidita poiché si era accorta che lui non la stava nemmeno ascoltando…
-Sì… scusa.- si riprese da quello stato di trance…
-Allora? Vuoi dirmi cosa pensa codesta testolina?- gli intimò spazientita…
-Secondo te qualcuno potrebbe aver svuotato il parchimetro di proposito per fare in modo che l’unica moneta inserita fosse quella di Gerry?-
A quella frase Julia, che stava camminando al suo fianco, ebbe un sussulto… 
-Sei grande!- gli disse abbracciandolo d’impulso e baciandolo sulla guancia…
-Grazie, ma non ho fatto niente di eccezionale.- le rispose colpito dalle sue parole e, soprattutto, da quel gesto istintivo che non si aspettava…
-Forza, andiamo.- gli disse prendendolo per mano… 
-Che hai in mente?- chiese vedendo la sua espressione ed il suo sguardo illuminarsi all’improvviso…
-Ho fame… tu no? Prima il pranzo e poi aggiorneremo gli altri.-
-Posso guidare io la tua Morgan?- le chiese quasi supplicandola, amante delle auto d’epoca come era…
-Guarda che non l’ho mai fatta guidare a nessuno, salvo che al mio meccanico ma per te faccio un’eccezione. Però sappi che, se le fai un graffio, io ti uccido!-
Più tardi, a casa Kendall, ore 15:00 ca
-Hai pensato alla mia proposta?- le chiese diretto prendendola alla sprovvista dato che era immersa nella ricerca su internet di notizie che potessero essere d’aiuto…
-Sì, ci ho pensato ma… Norman… ascolta… non me la sento di prendere una simile decisione così su due piedi. Venire a vivere con te mi sembra prematuro ma, se può consolarti, potrei stare da te per un po’, il tempo necessario per aiutarti ad avviare il teatro… e per avviare intendo cose come scegliere le insegnanti tra tutte le candidate, arredare i camerini, i balconi e la platea, capire dove mettere le sorgenti della musica eccetera… Ho chiesto a Cath di provvedere temporaneamente alla nostra scuola senza di me così non avrò pensieri in testa e mi dedicherò completamente a te… sei contento?- gli chiese sorridente…
-Sì, lo sono ma speravo tu restassi definitivamente…- le disse con tono deluso…
-Non puoi chiedermelo, non me la sento di lasciare così all’improvviso la mia città natale, la mia casa, i miei genitori e mio fratello.- gli rispose determinata… -Cerca di capire… non escludo niente ma ora, proprio non ne avrei il coraggio.- concluse amabilmente accorgendosi che c’era rimasto male…
-Scusami, hai ragione a dirmi che è troppo presto ma… forse è la distanza che mi fa star male e anche perché vorrei svegliarmi con te ogni mattina. Non voglio forzarti e ti darò tutto il tempo di cui hai bisogno, stai tranquilla. A me basta solo che ci pensi… va bene?- le rispose sorridendole…
-Grazie Norman… di cuore…- si baciarono passionalmente quando il rumore della porta d’ingresso attirò la loro attenzione e si staccarono di colpo. Erano tornati, tutti e quattro, curiosamente nello stesso momento…
Leo: io e Jet non abbiamo trovato molto, salvo prendere alcune impronte per il confronto sui database, anche se    temo siano tutte di Gerry e una strana polvere sia sul tappetino accanto al letto di Gerry che nei pressi della stanzetta dove tiene i fucili.-
Jet: esatto, nessun segno di scasso, nessuna infrazione, tutto era in ordine, salvo quella specie di ripostiglio. Ha una porta blindata e una serratura a combinazione. Credo che solo Gerry ne fosse a conoscenza, a meno che qualcun altro vicino a lui possa averla notata.-
Leo: è possibile. Anche se lo stress post-traumatico gli aveva impedito per molto tempo di impugnare un’arma,  l’ultima volta che ci siamo incontrati mi aveva detto che era guarito e che un po’ gli mancava prendere in mano i suoi fucili. Dopo quell’episodio, non l’ho più visto né sentito… fino alla sera della tua festa.- concluse rivolgendosi all’amico…
Norman: abbiamo bevuto tutti quella sera… tranne Gerry, perché il giorno dopo doveva recarsi presto al lavoro… tutto ciò non ha senso.- 
Françoise: anch’io la penso così. Inoltre ho chiamato il suo capo. Mi ha parlato di lui come un ragazzo preciso e meticoloso, ligio al dovere ed agli orari. Avvertiva sempre quando ritardava… seppur di cinque minuti. Per questo è strano che non abbia chiamato quel giorno per dirgli che non sarebbe andato al lavoro.-
Jet: infatti è strano da parte sua… molto strano… Julia? Tu che ne pensi?-
Julia: io un’idea precisa me la sono fatta ma vorrei sapere cosa ne pensa il mio allievo preferito… anche alla luce di ciò che abbiamo visto e che ci siamo detti a quel parcheggio.- disse dirigendo lo sguardo complice su di lui che, a sua volta, la guardava compiaciuto…
Joe: posso prof?-  chiese abbozzando un sorriso…
Julia: a te l’onore.- gli rispose ricambiandogli un sorriso che andava ben oltre la semplice simpatia...
Questo siparietto tra i due era stato visto da tutti come qualcosa di molto intimo, specie da Leo… da sempre molto protettivo circa le conquiste della bella criminologa e, soprattutto, da Françoise, il cui intuito femminile aveva captato qualche forma di chimica tra Julia e Joe. La sua espressione si incupì improvvisamente ma cercò di controllarsi… tuttavia, dentro di sé… qualche pensiero…
“E’ talmente evidente… quei due si piacciono eccome! Beh… non mi stupisce. Joe è… vabbè… so benissimo com’è ma mi sorprende vederlo sorridere così, mentre lei è bellissima, matura, estremamente sicura di sé… potrebbe essere per lui sia la sua donna che una sorta di figura materna… dovrebbe farmi piacere questa cosa che sta accadendo tra loro… ma che cavolo sto dicendo… sono impazzita? Non mi fa piacere neanche un po’…e mi chiedo perché…PERCHE’?!?”
Joe: grazie. Credo possiamo trarre alcune conclusioni. Molte cose non tornano, ma di questo abbiamo parlato a sufficienza.. Con Julia, al parcheggio, abbiamo notato una cosa di cui nessuno, fino a questo momento, si era accorto. Sto parlando della moneta. La cosa strana non è che fosse lì, casomai più curioso è il fatto che ce ne fosse solo una a quell’ora di un normale giorno lavorativo. Quello è un parcheggio vicino a molti uffici e negozi del quartiere. I primi tre livelli erano pieni di auto, ciascuna delle quali ha regolarmente pagato la sosta mentre nel quarto, nonostante vi fosse una dozzina di auto, l’unica moneta nel parchimetro era quella rinvenuta dalla polizia… quindi mi domando, dove sono finite le altre monete? La risposta è semplice. Quando l’assassino è arrivato col furgone di Gerry, è sceso e ha pagato il parcheggio ma lo ha fatto perché sapeva già che un suo complice aveva svuotato il parchimetro per far sì che la moneta con le impronte di Gerry fosse l’unica inserita. La mia idea, condivisa con Julia, è che chiunque abbia sparato è uno che Gerry conosceva bene e che fosse stato qualche volta a casa sua. E’ andato da lui, forse di notte mentre dormiva e, dopo averlo drogato, gli ha fatto toccare quella unica moneta assieme alle pallottole per imprimerci le sue impronte ed incastrarlo. Per questo non ha chiamato al lavoro… sdraiato nel suo letto semi incosciente. Solo il baccano del sergente ed i suoi ragazzi che hanno preso a calci la porta lo ha scosso facendolo tornare in sé. Il responsabile delle altre monete scomparse potrebbe essere un guardia addetta alla sicurezza, oppure un agente di polizia. Secondo me dobbiamo cercare un poliziotto, probabilmente corrotto, che ha avuto problemi con la legge, oppure che sperava in una promozione che gli è stata negata. Se è così, certamente le ha fatte sparire e trovarle sarà impossibile ma, se lo becchiamo, lo faremo sicuramente parlare. Altra cosa… so che l’esame tossicologico non ha rilevato tracce di narcotico o di altri stupefacenti, ma io credo che il nostro killer abbia usato una speciale droga che non lascia traccia ma ugualmente potente da renderlo incosciente per molte ore. Suggerisco di penetrare in ospedale dove è ricoverato e di fare un prelievo del suo sangue. Alcune sostanze, di solito, non lasciano segni ma noi cyborg abbiamo già avuto a che fare in passato con casi simili ed abbiamo l’attrezzatura necessaria per verificarlo, Françoise sa esattamente di cosa parlo. Infine, cosa molto importante, direi di analizzare quella strana polvere trovata a casa di Gerry.-
Julia: ottima spiegazione, molto esauriente…dovresti farmi da assistente ogni tanto. Ora non ci resta che fare quel prelievo.... direi di muoversi stanotte, siete d’accordo?-
Jet: andremo io e Leo… sei con me amico?- disse rivolto all’altro…
Leo: sicuramente, non chiedermelo nemmeno.-
Joe: voi cosa avete scoperto con quei fascicoli e reperti? Qualche collegamento tra le vittime?-
Norman: nessun collegamento, sembra la classica strage fatta a casaccio ma Françoise ha scoperto qualcosa di interessante che…- non ebbe nemmeno il tempo di finire la frase che Joe lo interruppe subito…
Joe: ne ero sicuro… non ci hai mai delusi… dai… dicci cosa hai scoperto.- disse guardandola allorché lei, accortasi del suo complimento, arrossì… seppur leggermente
Fran: le vittime, come ha detto Norman, non hanno nessun legame e, ognuna di loro, era molto abitudinaria. Sono riuscita ad avere accesso alle telecamere di sicurezza della zona e ho visto le riprese di giorni precedenti a quello. La babysitter, la ragazza che faceva footing, il venditore ambulante, il signore seduto che consumava il suo pranzo, erano lì ogni giorno esattamente alla stessa ora… questa è nient’altro che routine. Unica eccezione  la signora con la valigetta. Si chiamava Pamela Taylor e quel giorno era appena tornata dalla propria banca dove aveva firmato i documenti per richiedere un prestito necessario a salvare l’azienda del marito deceduto. Lei, anziché venderla, aveva deciso di onorare la sua memoria e di lottare per salvarla. Spulciando sui quotidiani, è risultato che, una certa azienda russa, la Highlandes Enterprises, aveva fatto la proposta di acquisto alla Taylor ma lei si era rifiutata. Ho fatto anche qualche ricerca su quell’azienda. E’ impressionante come sia cresciuta in fretta negli ultimi 10 anni. Sembra che approfitti delle difficoltà di aziende più piccole, le compra e le trasforma in qualcos’altro. E’ come un cancro, nel senso che si diffonde a macchia d’olio... prima in Asia ed Europa, poi ha iniziato qui in America… che ne pensate?- prese fiato…
Joe: sei stata eccezionale... non solo… ci hai appena dato la cosa che più ci mancava… il MOVENTE.- rispose  sottolineando di proposito quella parola guardandola con ammirazione allorché lei, conoscendo quello sguardo,   restò come paralizzata e, dentro di sé, felice all’ennesima potenza…
Julia: complimenti Françoise, sei stata fenomenale.- le disse sinceramente… -Pensi anche tu che siamo arrivati ad una svolta?- esclamò rivolgendosi a Joe…
Joe: credo di sì. Se, come pensiamo, Gerry è stato drogato, dobbiamo solo trovare chi muove le fila di quest’azienda a New York… Jet, prima mi hai detto che ti sembrava che un’auto vi seguisse… tu e Leo.-
Leo: sì Joe, ho anche la targa…l’ho presa per scrupolo dato che mi sembrava strano che fosse sempre parcheggiata dov’eravamo noi, in ogni luogo, per tutta la mattina…-
Jet: Françoise… puoi risalire al proprietario?-
Françoise: mi ci vorrà qualche minuto per entrare nel database della polizia ma ci proverò…- dopo qualche minuto… -Ragazzi… ci siamo. E’ intestata a quell’azienda russa.-
Julia: oramai siamo vicini. Ora dobbiamo dimostrare che Gerry era stato drogato e trovare il vero responsabile della strage, un abile tiratore scelto di cui Gerry si fidava a tal punto da farlo entrare a casa sua.- 
Joe: non dimentichiamoci il mandante. Deve essere qualcuno di potente e astuto se ha progettato un puzzle intrigato come questo.-
Leo: una cosa alla volta. Appena farà buio e io e Jet andiamo in ospedale a prelevare il sangue da Gerry…-
Fran: nel frattempo vado a sistemare lo spettrometro di massa. Non è un granché come strumento, soprattutto è lentissimo… potrebbe volerci tutta la notte per analizzare quella polvere che avete trovato a casa sua.-
Joe: non preoccuparti di questo, stiamo facendo un ottimo lavoro… complimenti a tutti.-
Julia: complimenti anche a te ragazzo…- gli disse sorridendo vedendo la sua espressione finalmente rilassarsi.

Capitolo 8

Jet e Leo tornarono col campione di sangue prelevato a Gerry dall’ospedale. Per farlo, avevano rubato dei camici nello spogliatoio maschile e, dopo aver messo fuori gioco la guardia che piantonava la sua camera, si improvvisarono dei perfetti infermieri. Fortuna che, il turno serale, non era così affollato come quello di giorno. Non appena consegnarono la provetta a Françoise, la ragazza sgranò gli occhi… della serie… ancora lavoro?!? Fortuna che Joe la tranquillizzò…
-Tranquilla, per oggi basta. Andate tutti a casa a riposare, domani ne sapremo di più…  almeno spero.-
Norman e Françoise uscirono insieme sotto lo sguardo di tutti. Era evidente che volessero passare del tempo da soli… anche se lei, prima di chiudere la porta, guardò per un attimo Joe che, nel frattempo, si era seduto tenendosi la testa tra le mani… le sfuggì un piccolo sospiro e una smorfia di tristezza del quale, per fortuna, Norman non si accorse… “Joe…”
Gli altri li seguirono… tutti tranne Shimamura, rimasto al suo posto che salutò gli altri con un piccolo cenno della mano. Era rimasto in salotto, con tutti quei fogli in mano, la luce della stanza era quasi soffusa e stava facendo fatica a continuare a leggere. All’improvviso, balzò con la schiena sullo schienale del divano incrociando le mani dietro il collo posando i suoi appunti accanto a sé…
-Tu non vai a casa?- gli chiese perplessa accorgendosi subito che era davvero stanco…
-Preferirei restare ancora un po’ ad esaminare queste schede ma, se ti do fastidio dimmelo senza problemi, me ne vado subito.- rispose serio e visibilmente provato dalla giornata appena trascorsa…
-Assolutamente… anzi… per me puoi restare anche senza far niente… anche solo per parlare… se ti va.- aggiunse lei sorridendogli dolcemente…
-Volentieri… e di cosa parliamo?- chiese curioso ricomponendosi piano piano ma una smorfia di dolore tradì il suo attuale stato…
-Cosa succede?- chiese guardandolo preoccupata…
-Niente, solo il mio collo che fa i capricci.- esclamò portandosi la mano destra dietro alla nuca…
-Ci penso io… coraggio, stenditi.- gli disse decisa…
-Ma io…- preso alla sprovvista esitò…
-Coraggio, non ti mangio mica. Ti faccio solo un bel massaggio… togliti la camicia.- disse determinata…
-Va bene, ti ringrazio.-
Shimamura obbedì e si tolse la camicia. Mentre compiva quel gesto Julia non poté far altro che mordersi il labbro inferiore, notando il suo fisico statuario. “Accidenti, non è solo bello in viso, ha un fisico mozzafiato… non ho mai conosciuto uno così… così bello ed intelligente? Andiamo Julia… che ti prende?!”
Joe si stese sul divano e lei iniziò dolcemente e sapientemente a massaggiare la sua schiena. Una strana sensazione pervase la bella criminologa, fece molta fatica a controllarsi senza cedere ai propri istinti. Uno strano silenzio fece da cornice a quel momento intimo e inaspettato fino a diventare insopportabile. Fu lui a rompere il ghiaccio…
-Sei bravissima… allora non sei brava solo a fare la prof… potresti aprire anche un centro benessere.- esclamò ironico e rilassato prendendola in giro…
-Stupido, meriteresti che mi fermassi all’istante!- gli rispose piccata ma allo stesso tempo con sempre più crescente eccitazione che l’aveva pervasa…
-No, ti prego… continua ancora un po’.- la supplicò…
-Va bene, così parliamo.- “così smetto di immaginarmi di saltarti addosso”.
-Ottimo… di cosa parliamo?- le chiese con voce calma e rassicurante allorché lei lo maledisse perché le sembrava che glielo facesse apposta a provocarla in quel senso. Alla fine prevalse la sua natura, la sua razionalità, e, curiosa com’era di sapere di lui, iniziò…
-Jet mi ha parlato di te, del tuo passato burrascoso, della tua carriera da pilota, del tuo asserire al dovere di difensore dei più deboli e del tuo desiderare la pace nel mondo ma, in tutto questo, non mi ha parlato di te come ti senti… cosa provi…-
-Vuoi esaminarmi per stendere il mio profilo?- chiese scettico…
-No sciocco… dico sul serio… come sei realmente Joe? Cosa provi davvero? Cosa ti aspetti dalle persone a te care?- chiese diretta ma con tatto e dolcezza che, stranamente, lo mise a suo agio…
-Io… io non so come mi sento, ma so esattamente come vorrei sentirmi e cosa vorrei che facessero tutte le persone intorno a me…-
-Intendi i tuoi amici… Françoise!?!- chiese divenendo seria…
-I miei amici, il dottor Gilmore, per me saranno sempre dei punti di riferimento ma, se dicessi che mi hanno davvero capito, direi una bugia. L’unica che si è avvicinata di più nel fare questo è lei ma, forse, ho tirato troppo la corda. Essa si è inevitabilmente spezzata e, con lei, anche Françoise, forse troppo stanca ad aspettare il momento in cui io fossi pronto per dire finalmente basta al dolore e alla sofferenza per poter pensare alla mia… alla nostra felicità.-
-Non conosco tutta la storia ma è evidente che siete molto legati. E’ un peccato che tra voi sia finita.-
-Io e lei resteremo in qualche modo sempre legati da una profonda stima ed affetto, ma per il resto è storia passata. Ognuno ha preso la sua strada ed è meglio così. In un certo senso, quel che è successo con lei mi è servito.-
-In che senso?- gli chiese esitante…
-Mi ha fatto capire che c’è un tempo per ogni cosa e che, se la felicità ti bussa alla porta devi farla entrare e farti trovare pronto ad accoglierla.- 
-Ed ora lo sei? Sei pronto?-
-Sono qui, con tutti voi… se ancora non sono pronto, siamo sulla buona strada. In questo momento il mondo è in guerra, in crisi totale, ma mi sono stancato di portarne il peso solo perché sono un cyborg. D’ora in avanti voglio cercare di fare tutto ciò che mi rende felice e, in questo caso, aiutare degli amici mi rende estremamente sereno. Ho compreso che quello che facevo prima, specie in quel modo quasi ossessivo, non era totalmente giusto. E’ vero che l’ho realizzato troppo tardi, ma l’ho capito.- Julia si era accorta che Joe era diverso, maledettamente diverso da tutti gli uomini che aveva conosciuto e non solo per la sua natura di cyborg, casomai questo passava in secondo… o forse in terzo piano rispetto ai suoi pensieri. Stava apprezzando quel ragazzo sdraiato sotto di lei, molto maturo, a volte quasi assoluto nelle sue convinzioni, ma nello stesso tempo dolce nei suoi modi e nel suo modo di parlare e tutto questo la incuriosiva. Era sempre stata convinta che, ad attrarla in un uomo, fosse la sua testa anziché il suo aspetto fisico ma, da quando lo aveva conosciuto, aveva cambiato decisamente idea... possibile che lui avesse tutto ciò che lei cercava? 
-Ti senti meglio?-
-Molto, grazie a te. Ora è meglio che vada.- Joe si rimise la camicia e stava per andarsene quando lei lo fermò…
-Aspetta, tutto qui? E’ già finita la nostra chiacchierata?- gli domandò delusa dal fatto che volesse andarsene…
-Non saprei, se vuoi la continuiamo, anch’io sono curioso di una cosa.- esclamò rimettendosi seduto…
-Sarebbe?- gli chiese curiosa mettendosi accanto a lui…
-Quando hai saputo del mio arrivo, sinceramente, cos‘hai pensato?- le chiese dubbioso…
-Uhm… va bene… lo confesso. Non ti nascondo che, quando Jet mi ha detto che ti voleva qui con noi, ero titubante. Dentro di me credevo tu fossi solo un presuntuoso troppo sicuro di te ma, mentre passavano le ore, standoti vicina, non ho potuto fare altro che ricredermi. Posso sembrarti inopportuna ma ti mentirei se non ti dicessi che mi sento molto attratta da te. Forse lo avrai capito da solo. Non ho molta esperienza con l’altro sesso, anzi, direi che sono una frana. Forse è colpa mia che cerco l’uomo perfetto, ancora non lo so. Ed è molto strano da parte mia dire queste cose ad un semi sconosciuto. Quello che so è che mi piaci molto Joe… ecco, l’ho detto.- arrossì…
-Anch’io ho pensato molto a te da quando sono arrivato a casa tua…- di fronte a quest’affermazione lei si irrigidì e lui comprese che il suo pensiero iniziale non aveva preso la giusta forma per mezzo delle parole…  -Scusami… non era mia intenzione metterti a disagio… non voglio che tu pensi che io mi senta attratto da te solo per il tuo aspetto… dato che sei bellissima.-… le sorrise… -Quel che volevo dire è che, in un certo senso, conoscendo la tua storia, seppur tramite le parole di Jet, sentivo che, se avessimo trovato un attimo per parlare, ti avrei sentita molto vicina… 
-Ti riferisci al fatto che entrambi siamo cresciuti senza genitori?-
-Sì. Egoisticamente ho sempre pensato che solo una persona che avesse vissuto il mio stesso dramma potesse  capire fino in fondo le mie scelte. Ma ti devo anche confessare una cosa…- esitò…
-Sarebbe?- aggrottò la fronte…
-Tua nonna ha cresciuto te e tua sorella Norma come una vera madre e, per questo, anche se ti sembrerà strano, io ti ho invidiata, perché lei, persona straordinaria, vi ha dato tutto l’affetto di questo mondo. Sono sinceramente pentito per averlo fatto… ma è successo....scusami. Anch’io avrei voluto una nonna che mi desse tutto l’amore che un bambino merita. E quando ti ho conosciuta, ho pensato che… se tu non hai odiato tua madre per averti abbandonata, nemmeno io devo più farlo… come ho fatto sempre fino ad ora. Ebbene sì prof, mi hai dato un bella lezione…- sorrise amaramente… -Peccato che, col mio carattere, tenda ad allontanare le persone che amo e resto da solo… ma non so che farci e mi dispiace tanto.- concluse abbassando lo sguardo. Julia gli si avvicinò ancora di più, lui si girò verso di lei e la ragazza, d’istinto, gli accarezzò la guancia sinistra guardandolo dritto negli occhi, cosa che lo fece stranamente imbarazzare…
-Siamo nati soli, viviamo soli, moriamo da soli. Solo attraverso l’amore e l’amicizia possiamo creare per un momento l’illusione di non essere soli… non ricordo bene dove l’ho letta ma direi che è una frase che calza benissimo in un momento come questo.- Gli si avvicinò ancora e lo baciò… pian piano sempre più profondamente, un bacio a cui lui rispose… sempre più intensamente fino a quando, oramai senza fiato, si staccarono e lei lo abbracciò. Lui ricambiò il suo abbraccio, restando immobili per un bel po’ di tempo.
-Buonanotte Joe… non fare troppo tardi.- gli disse semplicemente alzandosi e andando verso le scale…
-Buonanotte.- Julia salì le scale ed entrò in camera sua, era sfinita anche lei. Shimamura restò seduto con gli occhi puntati al soffitto a riflettere… “ Non ricordo nessuna donna che, guardandomi, mi abbia messo in imbarazzo… forse Fran… ma non ne sono sicuro… allora, lei, come ci è riuscita? Certo… a pensarci bene Julia è una donna stupenda, intelligente… forse troppo…sorrise… è tenace, oltre che tremendamente bella. Non certo un tipo che passa inosservato… lo sai vero che potrebbe innamorarsi di te? Eppure, da quel che ti aveva detto Jet, era una donna molto esigente in fatto di uomini quindi, se ti ha baciato non sei totalmente da buttare… o forse l’ha fatto per compassione? Sì, forse è così… impossibile che una come lei possa essere attratta da un tipo come me… inferiore a lei, mezzo umano… ma allora… perché è successo…accidenti… sono così confuso.” Con quei pensieri in testa si addormentò… proprio su quel divano…
Domenica…ore 9:00 c.a
Aprì gli occhi assonnati e sbadigliò di gusto. Si sentiva rilassato e pronto a tutto ciò che avrebbe dovuto affrontare. Realizzò immediatamente di trovarsi nello stesso salotto e lo stesso posto in cui, poche ore fa, era stato baciato dall’affascinante padrona di casa… -Ma cosa diavolo…- quel peso che sentiva sulla sua testa era la gatta di Julia, Toni, una gatta massiccia dal musino simpatico ma restia dal fare le fusa al primo che incontra…
-Ben svegliato…- la voce di Julia, ancora in vestaglia da notte, assieme alla sua governante Emily Jones, lo fece trasalire, mentre il felino saltò dalla sua chioma fin sul pavimento…
-Ehm… scusami… alla fine mi sono addormentato qui in casa tua.- esordì imbarazzato anche dalla presenza dell’altra che lo stava squadrando con lo straccio ed il flacone dello sgrassatore in mano… 
-Tranquillo, hai fatto anche da cuscino alla mia gatta, cosa voglio di più.- rise divertita allorché anche Emily,  dopo averlo inizialmente fulminato con lo sguardo, fece una piccola smorfia simile ad un sorriso…
Mentre si stiracchiava notò la coperta sul suo corpo… “mi ha anche coperto, che dolce…”
-Stanotte, quando sono scesa per prendere una bottiglietta d’acqua, eri tutto infreddolito quindi ho deciso di coprirti.- gli sorrise…
-Hai fatto benissimo… grazie.- rispose grato ed imbarazzato… “Ancora? Ma che mi prende? Da quando poi!”
-Io vado a sistemare la tua camera, pensi te alla colazione del nostro ospite?-
-Sì Emily, vai pure… grazie…. A proposito, per oggi lascia perdere la taverna, è tutta incasinata di cose tecnologiche che tu, alla sola vista, diventi furiosa…- gli disse scherzandoci su... La donna salì le scale a fare le sue faccende domestiche. Joe la stava osservando e pensò alla casa di Julia e Norma. Era davvero molto grande ma anche perfettamente in ordine… “è davvero una donna in gamba quella signora”.
-La tua governante deve essere bravissima.- esclamò guardandosi intorno…
-E’ la migliore, assolutamente indispensabile.-
-Si vede che tiene molto a te e tua sorella.-
-Se non avessimo lei saremmo perse…hai fame? Su, vieni a fare colazione, io ti faccio compagnia.- lui annuì… Ma quella colazione avvenne nel completo silenzio, condita da sguardi indagatori di lei e frasi dette a monosillabe di lui… alla fine, stanchi entrambi da quella situazione imbarazzante… 
-Ascolta… io… beh…- impappinato, non riuscì a dire una sola parola che avesse senso…”non proprio un esordio felice Shimamura, decisamente sottotono per i tuoi standard, meglio per te se ti gusti il tuo croissant”… fortuna che ci pensò lei…
-Avanti, con parole tue… prometto che non ti interromperò…- gli disse prendendolo in giro…
…prese fiato… -Julia, ascolta…io… ahhhh, con te non ci riesco… per favore… puoi pensarci tu?- le disse incerto prendendo la tazza bollente del caffè…
-A fare cosa?- gli chiese quasi sadica e consapevole del suo essere così impacciato…
-Lo sai… il bacio…- la guardò cercando di capirci qualcosa. Era la prima volta che non era sicuro al cento per cento di non interessare ad una donna e, questo, lei lo intuì facilmente…
-Sei incredibile.- gli rispose guardandolo avendo già capito il motivo del suo nervosismo…
-In che senso, scusa?- le chiese sorseggiando il suo caffè e prendendo un altro croissant alla crema cercando in qualunque modo di mascherare quel che aveva dentro…
-Vediamo se indovino… tu mi reputi più matura di te, e non solo perché sono di tre anni più grande, ma perché mi vedi una donna troppo matura, razionale, troppo sicura di sé e troppo esigente per poter solo pensare di essere attratta da un tipo come te, lunatico, umorale, per giunta un cyborg che ho baciato perché, in quel momento, mi sei sembrato fragile e mi hai fatto pena… ci ho preso?- gli chiese vedendolo in difficoltà dato che il caffè gli era andato quasi di traverso…
-Ehm… sì… in pieno.- le rispose rilassandosi e sollevato dal fatto che avesse detto tutto lei poiché, se fosse toccato a lui, avrebbe fatto solo danni…
-Su una cosa hai ragione e, di questo, i tuoi amici possono darti tranquillamente conferma. Non agisco mai d’impulso, né bacio o vado a letto col primo che mi capita. Io ti ho baciato per un sacco di motivi… che non ti sto ad elencare. Se, per un secondo, riesci a giudicarti in maniera diversa dal solito lasciando da parte le tue ansie, vedrai che le trovi subito le ragioni del mio comportamento. Te l’ho detto tu mi piaci moltissimo, forse da quando sei entrato per la prima volta da quella porta… è molto facile innamorarsi di te. Ma non sono sempre così estroversa, te lo assicuro. E poi… piaci a Toni, la mia gatta, che non si fida di nessuno tranne noi di casa, vorrà dire pur qualcosa, no?-
-Julia…io… anche tu mi piaci moltissimo, e… la cosa di innamorarsi di te vale anche per me, lo prova il fatto che riesci a mettermi in imbarazzo… come in questo preciso istante. Ho sofferto molto nel mio passato e ho paura di quel che potrei provare di nuovo, lo capisci questo?- 
-Se guardare avanti ti fa paura e guardare indietro ti fa soffrire, potresti guardare accanto a te…- stava completando la frase quando lui le mise due dita sulla sua bocca…
-Lì ci sei tu…- finì la frase al suo posto…
-Joe…- Inaspettatamente questa volta fu lui ad avvicinarsi a lei, cogliendola di sorpresa. La trasse a sé e la bacio… di nuovo. Quel bacio era diverso da quello della notte scorsa, era liberatorio e carico di passione. Rimasero stretti l’uno con l’altra per molto tempo e finalmente, Julia si abbandonò alle sue braccia appoggiando la testa sul suo petto per restare lì immobile stringendosi sempre di più a lui…
Ma l’intera scena, e anche qualche frase, non erano passate inosservate alla vista e all’udito… anzi, alla super vista e al super udito di una specifica persona che, da lontano, aveva iniziato ad osservarli… da soli, in cucina, in atteggiamenti più che amichevoli, mentre la macchina del suo fidanzato percorreva il vialetto che porta a casa Kendall. Quindi i suoi sospetti erano fondati. Ora non le restava altro che dare un significato all’angoscia e al nervosismo che la stavano pervadendo in quel momento. Norman, che si apprestava a parcheggiare, si accorse subito che c’era qualcosa che la turbava…
-Che hai tesoro? Stai bene?-  chiese preoccupato…
-Sì, tutto bene… sbrighiamoci, sono ansiosa di vedere quei risultati…- tagliò corto…
 “Non posso dirti niente, mi dispiace… non capiresti… possibile che lei sia stata capace di capirlo in così breve tempo? Lui non è tipo da lasciarsi andare così presto… che lei abbia trovato la chiave giusta per giungere nelle profondità del suo animo? Perché io non ci sono riuscita subito? E perché cavolo le ha detto di sentirsi in imbarazzo? Questo è impossibile…  non era mai successo… no, non lui.” Suonarono il campanello…

Capitolo 9

-Joe, apri tu per favore? Io vado a cambiarmi.- gli disse salendo le scale
-Tranquilla, ci penso io.- rispose come se, aprire la porta di casa sua ad amici, fosse una cosa naturale…
Joe: buongiorno.-
Norman: buongiorno a te… che hai fatto ai capelli?- chiese curioso…
Joe: boh… non mi sono ancora visto allo specchio ma credo sia colpa della gatta di Julia… quando mi sono svegliato era sulla mia testa che dormiva.- rispose grattandosi la testa con espressione buffa…
Fran: sei vestito come ieri…- gli disse squadrandolo cercando in lui qualche elemento che potesse farle capire ben altro di quello che lui stava loro raccontando…
Joe: in effetti, studiando le carte, ho finito per addormentarmi sul divano del salotto. Quando mi sono svegliato ero senza scarpe, avevo Toni sulla testa e una coperta addosso.- Accompagnò le sue ultime parole con una smorfia divertita e questo non piacque molto a Françoise… 
Fran: bene, io direi di andare a vedere se lo spettrometro ha fatto il suo dovere.- concluse secca cercando di  mascherare tutto il suo disappunto…
“Dovrei essere felice per loro, ma non lo sono. Non mi va che lui abbia dormito a casa sua, né che lei lo abbia coperto, né che gli abbia tolto le scarpe. Sono atteggiamenti troppo intimi e, in cuor mio, non sono ancora pronta al fatto che lui possa essere così in sintonia con un’altra donna in così poco tempo.”
Joe: mentre vi accomodate, vado a darmi una rinfrescata… farò prima che posso.-
Norman: se non vi dispiace, io andrei con Jet e Leo a trovare Gerry in ospedale. Leo conosce uno degli agenti di guardia che fanno il turno stamattina che gli ha promesso che possiamo entrare qualche minuto per vederlo.-
Joe: benissimo…allora ci vediamo più tardi.- Dieci minuti dopo sopraggiunse Julia che chiamò subito Joe…
-Sono arrivati?-
-Sì, in questo momento, Norman però va con gli altri a trovare Gerry, mentre Françoise è già scesa di sotto.-
-Va bene… senti Joe, io ne approfitto per fare un salto in centrale, sperando di non litigare con Webb anche di domenica. Se avete bisogno di qualcosa chiedete pure a Emily prima che se ne vada.-
-Bene, io chiamo Jet per farmi portare dei vestiti puliti… e tu non fare troppo tardi, non dimenticarti che tra poco arriverà la tua sorellina tutto pepe.. immagino sarai contenta di rivederla- disse guardando la sua reazione…
-Contenta? Mi fa solo arrabbiare e preoccupare! Se non ci fosse stata Emily, qualche volta avrei voluto strozzarla! – esclamò scherzosamente ma non troppo visto il tipetto che era sua sorella… -Oggi andiamo insieme dalla nonna, è molto che non la vede.-
-Mi piacerebbe tanto conoscere Lillian.- le disse serio…
-Cosa le diresti se la vedessi?- gli chiese curiosa…
-Semplicemente che ha fatto un ottimo lavoro.- 
-Allora ci vediamo tra un paio d’ore, così penseremo al pranzo.-
-Va bene, riferirò agli altri.- Julia uscì di casa e Shimamura si ritrovò solo in quella grande casa... o meglio, su quel piano. Decise di approfittare della tranquillità per studiare ancora quei benedetti fascicoli. Dopo essersi opportunamente cambiato e rinfrescato, si sedette prendendone uno a caso… “ma che diavolo, li conosco tutti a memoria… piuttosto, cosa starà combinando Fran? Magari ha bisogno di aiuto…”
Decise di prenderle qualcosa in cucina ma non sapeva dove mettere le mani. Chiese consiglio a Emily, la governante che era appena scesa dal piano di sopra.
-Scusi signora Jones, dove posso trovare qualcosa da mangiare? Ho un’amica giù di sotto che sta lavorando e volevo portarle qualcosa.- 
-In quella credenza abbiamo di tutto, compresa la scorta di schifezze che Norma mi ha fatto comprare al supermercato ieri pomeriggio. Se ti serve qualcosa chiedi pure a me.- 
-Magari qualcosa da sgranocchiare e un po’ d’acqua.-
-Ecco qui.- gli disse porgendogli una bottiglietta d’acqua e degli snack guardandolo seria…
-Noto che lei è molto gelosa della cucina.- le chiese incerto…
-Sì, molto, e non amo che nessuno ci metta le mani, specie quando ci sono io.- gli rispose schietta sottolineando il concetto…
-Comunque grazie signora, lei è davvero gentile. Posso farle una domanda?-
-Certo.-
-Lei è da molto tempo che lavora in questa casa. Che mi dice di Julia? Ha avuto delle storie importanti nella sua vita?- La governante non prese molto bene la sua domanda e decise di rispondergli a modo suo… 
-Senti giovanotto, la signorina Julia è una ragazza all’antica e non si innamora del primo cretino che incontra.   E’ chiaro che si è presa una cotta per te… anche se non ne capisco il motivo.- …scosse la testa… - quindi stammi bene a sentire: se davvero le vuoi bene vedi di non farla soffrire altrimenti farai i conti con me… ci siamo capiti giovanotto?- gli disse minacciandolo gentilmente facendogli capire che, se fosse accaduto, non gliel’avrebbe fatta passare liscia…
-Ma io… lei ha frainteso.- le rispose preso alla sprovvista ma comprendendo il motivo reale che la portava a dirgli quelle cose…
-Non ho frainteso un bel niente, ho visto come la guardi.- 
-E come la starei guardando?-
-Non fare il finto tonto con me giovanotto… vuoi un consiglio? La signorina Julia non ha mai avuto molta fortuna con gli uomini quindi vedi di andarci piano e di essere sincero con lei perché… se hai intenzione di mentirle lo capirebbe a un miglio di distanza.- concluse guardandolo di traverso…
-Ho capito perfettamente, ma stia tranquilla, non c’è proprio pericolo. Sa una cosa? Lei è una donna straordinaria miss Jones. E mi piace molto quel nomignolo che mi ha affibbiato.- la guardò sorridendole ammirato da tanta bontà d’animo e determinazione.
-Grazie. La signorina Julia mi ha parlato bene di te ma io l’ho ugualmente messa in guardia.- puntualizzò…
-Non la farei mai soffrire… vede signora Jones, io e Julia abbiamo molto in comune perché…- non lo fece nemmeno finire di parlare che lo interruppe all’istante…
-Lo so, ne abbiamo parlato stamattina… non ci siamo svegliate tardi come te.- … gli fece notare indispettita per non aver potuto sistemare il salotto mentre ci dormiva lui… 
-Sono mortificato, ero molto stanco.- le rispose rammaricato abbassando lo sguardo…
-Uhm… penso che anche tu sia un bravo ragazzo, altrimenti non piaceresti sicuramente alla signorina Julia ma… ricordati quel che ti ho detto, ci siamo capiti?- gli disse squadrandolo nuovamente…
-Perfettamente signora.- gli sorrise guardandola mentre metteva a posto i prodotti per le pulizie per poi andare verso l’ingresso… -arrivederci.-
-Ci vediamo domani.- concluse chiudendo la porta e salutandolo con una leggera smorfia che somigliava molto ad un sorriso. Joe si sentì come sollevato, lo sguardo di Emily, da indagatore, si era trasformato in qualcosa di più dolce. Pensò che il suo comportamento minaccioso, in un primo momento, era dovuto a quell’antico senso di protezione sano e genuino che nutriva per le due ragazze, ma era evidente che Julia le avesse parlato bene di lui e la signora Jones si era alla fine convinta che non era solo un dongiovanni con un bel faccino, bensì un uomo con molte qualità. Scese le scale a chiocciola per andare di sotto. Françoise era seduta con lo sguardo fisso sul suo microscopio, mentre aspettava il riscontro di quella maledetta sostanza renosa trovata sul tappeto a casa di Gerry. Era talmente concentrata che non si accorse dell’arrivo di lui…
-Come va?- le chiese improvvisamente facendola trasalire presa, com’era, dall’osservare il contenuto della provetta del sangue del ragazzo…
-Mi hai spaventata… ancora niente con quella polvere ma le analisi tossicologiche stanno per arrivare dalla mia stampante…. Ancora venti minuti e le avremo.- cercò di sorridergli ma abbassando lo sguardo nel mentre lui le si stava avvicinando. 
-Ti ho portata una bottiglietta d’acqua e qualche croccantino, ti va di mangiarli… magari tra un po’?-
-Sì grazie, sai che sono sempre golosa di queste cose.- rispose sorridendogli grata per il suo gesto…
Joe afferrò uno sgabello e si mise accanto a lei, tranquillamente, come se niente fosse. Ma lei, nel vederselo avvicinare, si sentì un po’ a disagio e lui se ne accorse subito…
-Scusami, forse ti do fastidio. Se vuoi torno dopo… perdonami se ti ho disturbata.- 
-No, per favore, resta qui con me, non mi piace stare da sola in questa specie di sotterraneo…-
-Va bene, resto volentieri.- Un po’ di imbarazzo era sceso tra loro nel silenzio di quella grande stanza. La prima a rompere gli indugi, altrimenti sarebbe impazzita sul serio, fu lei…
-Cosa ne pensi della nostra criminologa?- esordì tirando fuori quello che si teneva dentro, desiderosa di sapere se era davvero preso da lei ma prevedendo anche una sua risposta evasiva come al solito…
-Molto competente e scrupolosa…- rispose con la prima cosa che gli era venuta in mente senza però convincerla… ed infatti
-Questo lo so anch’io… dimmi qualcosa che non so.-
-Per esempio?- chiese continuando a fare il finto tonto… 
-Lo sai… ti piace davvero?- gli chiese insistente e decisa ad avere una risposta a tutti i costi…
-Donna interessante… comunque, se proprio ci tieni a saperlo… del resto non ti arrenderesti… sì, mi piace molto.- concluse soddisfatto ma notò lo sguardo di lei diventare serio. Decise di renderle pan per focaccia…
-E con Norman come va?- le chiese spiazzandola completamente ma poi, per sua fortuna, si riprese subito…
-Alla grande! Nonostante la distanza che ci separa siamo molto innamorati, ci intendiamo alla perfezione e abbiamo molti progetti.- rispose tutto d’un fiato, mentre lui la guardava stranito… -Perché mi guardi così?- gli chiese incerta…
-Niente, solo che… bastava un semplice “va tutto bene” e avrei capito lo stesso…comunque hai reso l’idea. Hai pensato alla sua proposta?- le chiese lasciandola di stucco…
-Come fai a saperlo?- …rispose aggrottando la fronte ma poi realizzò… - Te l’ha detto Jet, scommetto… comunque sì, ci ho pensato…-
-Quindi?- 
-Andare a vivere con lui sarebbe grandioso ma gli ho detto che restavo, al momento, solo per aiutarlo col teatro. Per il resto sono indecisa, un senso di tristezza mi pervade al solo pensiero di vivere qui e lasciarmi tutto alle spalle… e inoltre… - si fermò bruscamente e casualmente incontrò il suo sguardo…
-Inoltre?- proseguì guardandola negli occhi…
-Niente, niente.- distolse lo sguardo dal suo accorgendosi che si stava pian piano perdendosi in quegli occhi così scuri e profondi, una cosa che lei conosceva molto bene…
-Ascolta. Tutti i cambiamenti, anche i più desiderati, hanno la loro malinconia, perché ciò che lasciamo dietro è una parte di noi. Dobbiamo chiudere tutti i conti con una vita, prima di poter proseguire in un’altra.- le disse dolcemente mentre lei, colpita da quelle parole, alzò di nuovo la testa incontrando ancora quello sguardo… era più forte di lei… “Joe”… -Comunque sono sicuro che farai la scelta giusta.- concluse con un piccolo sorriso…
-Lo spero. E comunque, tornando al discorso di prima, questo fatto dei cambiamenti riguarda anche te… da quanto vedo.- gli disse seria…
-Cosa vuoi dire?- le chiese con un’espressione come se cadesse dalle nuvole…
-Mi riferisco a Julia.- puntualizzò… 
-Non ti capisco, ho solo detto che mi piace non di andare a vivere con lei!-  le rispose perentorio consapevole di non voler affrontare un simile argomento proprio con lei…
-Andiamo, non fare il finto tonto con me.- gli rispose infastidita chiedendosi se davvero non ci arrivava o se la stesse prendendo in giro…-Me ne sono accorta come ti rivolgi a lei e soprattutto come la guardi-… concluse facendo finta che la cosa non la toccasse…
-Beh, ammetto che Julia è molto bella, oltre ad avere molte altre qualità.-
-Non lo metto in dubbio. Comunque, se vuoi il mio modesto parere, tra voi non può funzionare.- sentenziò  decisa lasciandolo di sasso…
-E cosa te lo fa pensare?- le chiese incredulo rivolgendole uno sguardo turpe, soprattutto non capiva il motivo di tanta insistenza nel voler tornare ripetutamente sull’argomento…
-Semplice! Non è la donna adatta per te. Ha molte qualità… come hai detto tu, ma non credo andreste d’accordo… siete troppo diversi, tutto qui.- “ma che cavolo sto dicendo?” Appunto, che cavolo stava dicendo? La verità era semplice: nessun’altra tranne lei sarebbe stata degna di lui… solo di quello era convinta… 
-Ah, e chi sarebbe la donna giusta per me?- le rispose cogliendola completamente impreparata e mettendola all’angolo ma, gelosa e possessiva com’era, gli rispose con la prima cosa che le venne in mente… se fosse stata giusta o sbagliata poco le importava…
-Non lo so, ma certamente non lei! Sono una ballerina e un’aspirante scienziata forense, non un’agenzia matrimoniale!- concluse acida…
-Perché sei così scontrosa? E perché pensi certe cose di lei senza nemmeno conoscerla? Io non ti capisco…- la guardò perplesso… -Comunque ho capito, ti sei espressa molto chiaramente.- polemizzò alla fine rendendosi conto che, da lei, non avrebbe mai avuto nessuna approvazione bensì l’esatto contrario e non voleva sentire altri commenti indesiderati…
-Scusa, non volevo dire quelle cose… perdonami… è solo che… tu…- “Fran… ma la smetti di essere gelosa? Lui è un uomo libero… ricordi? Lo hai lasciato… quindi, può mettersi con chi vuole!” Shimamura non ebbe modo di replicare perché, ad un tratto, il bip che annunciava l’inizio della stampa, interruppe i loro pensieri ed entrambi parvero riscuotersi da quel momento di tensione.  Françoise prese in mano le stampe appena uscite e iniziò a cercare ciò che più gli interessava…
-E’ quel che penso?-
-Sì, le analisi del sangue che mi hanno portato i ragazzi… ora cerco i valori che più ci interessano…ecco, ci siamo!- esclamò concitata mentre iniziò a leggere i referti… -Gerry è stato drogato.- affermò con sicurezza…
-Ne sei assolutamente certa?- 
-Sì. La scientifica non ha fatto tutti gli opportuni riscontri ma, può succedere in questi casi. La droga usata non lascia tracce, o meglio…le lascia solo in minima parte nel sangue ma se non usi un giusto reagente, non trovi niente. Evidentemente il perito forense ha usato i soliti sistemi per fare l’esame tossicologico, in sostanza ha fatto i normali controlli usando i reagenti standard previsti. Io invece, insieme al dottor Gilmore, qualche anno fa, mentre imparavo questo mestiere che, secondo lui, poteva servirmi in futuro, avevamo scoperto e messo a punto un particolare composto il quale, a contatto col sangue, avrebbe rivelato qualsiasi traccia, anche non recente, di sostanze inodori e quasi invisibili.-
-Sei stata formidabile.- le si avvicinò e, d’istinto l’abbracciò. Lei, all’inizio, restò sorpresa dal suo gesto, ma poi ricambiò quell’abbraccio con molta felicità…
-Grazie, sono contenta di esserci riuscita.-
-Questo conferma la nostra tesi… l’assassino ha prima drogato Gerry, poi gli ha fatto toccare la moneta e le munizioni per le impronte, infine ha preso il suo fucile e il furgone avendo tutto il tempo a disposizione.- 
-E sapeva la combinazione numerica di quella porta perché era stato altre volte a casa sua…tutto ora ha un senso. Ascolta  Joe… stavo pensando… e se fossero stati anche insieme a Kabul?-
-C’è una seria possibilità… hai perfettamente ragione. L’assassino è un tiratore scelto, ben addestrato ma, come tutti i cecchini, ha bisogno di tenersi sempre allenato.- disse pensando a voce alta…
-I poligoni di tiro.- suggerì lei…
-Sei un genio! Bisogna trovare quelli poco distanti da qui, ma con bersagli oltre i 700 yard... torniamo di sopra e aggiorniamo il resto della squadra…resta solo di capire cosa sia quella polvere.- concluse Shimamura ansioso di condividere tutto quello che avevano scoperto…
-Vai pure, io ti raggiungo dopo.- gli rispose con un velo di tristezza vedendolo incamminarsi verso la scala a chiocciola che portava al pian terreno… ma lui si voltò verso di lei invitandola a seguirlo con un gesto della testa… -Non vieni?-
-Non ancora, preferisco aspettare gli altri risultati.-
-No… sei stata fantastica… ma questo te l’avrò detto centinaia di volte.- le sorrise… -Vieni sopra anche tu, riposati… ti stancherai troppo se continui così… stai chiedendo troppo a te stessa.-
-Non preoccuparti per me…pensa ad informare gli altri, oramai staranno per tornare.-
-No, lo farai tu… il merito è solo tuo se siamo a questa importante svolta.- insistette avvicinandosi nuovamente a lei…
-Ma Joe… io… sei più bravo tu in certe cose, ammettiamolo.-
-Probabile, ma è giusto che ne parli tu… prendilo come un ordine! E se non vieni con le tue gambe ti ci porterò in braccio… te lo giuro.-
-Va bene, però ho una domanda.-
-Dimmi.-
-Perché sei così gentile con me? Non lo meriterei dopo tutto…-
-Perché mi ha fatto piacere passare del tempo a parlare con te senza litigare…nonostante tutto.- 
-Uhm… non proprio.- ci ripensò…
-Dai, tra noi è normale, per questo siamo stati tanto insieme, non è così?- 
-Joe…-
-Tranquilla, non mi riferisco a niente in particolare, sono solo felice che, almeno nel lavoro, tu ed io siamo sempre una bella squadra… tutto qui.- le sorrise e lei pensò che quel suo sorriso fosse qualcosa di mai visto prima, di maledettamente bello ed accattivante…”Allora perché fa così male? Possibile che sia bastata qualche ora passata assieme per farmi venire tutti i dubbi che ho in questo momento?” Con fatica si riscosse da quei pensieri…
-Sono pronta, andiamo.- 
Qualche ora dopo…
Françoise aggiornò gli altri sugli ultimi sviluppi, oramai molte domande avevano trovato la loro risposta. C’era solo da capire chi aveva commesso la strage e per conto di chi…
Julia: non so chi ha avuto quest’intuizione ma direi che è geniale.- esclamò sorpresa…
Joe: tutto merito della nostra scienziata.- precisò lui guardando la diretta interessata che arrossì leggermente… 
Jet: uhm… poligoni di tiro con bersagli a grande distanza… davvero un’ottima pista, i miei complimenti Fran… che ne pensi Leo?-
Leo: sono d’accordo. Ho un amico, ex sergente dei marines che ne gestisce uno simile a circa 80 miglia da qui. Possiamo tentare, magari siamo fortunati, oppure potrebbe indicarci altri luoghi come quello.-
Julia: ottima idea, propongo di iniziare da lì.
Joe: io suggerisco di mandarci Leo che conosce già chi lo gestisce, magari qualcun altro potrebbe accompagnarlo per avere modo di osservare meglio ogni cosa.-
Leo: per me va bene… Norman, mi accompagni?-
Norman: volentieri, ma oggi temo sarà chiuso.-
Jet: no, i poligoni sono sempre aperti, proprio perché, chi ci va, vuole essere tranquillo senza troppa gente intorno… e poi prima scopriremo qualcosa meglio sarà… dovete andare oggi pomeriggio.-
Joe: dai Jet, non è necessario tutta questa fretta. Sono stati giorni difficili per tutti…-
Jet: Joe, Gerry non è stato tuo amico e un tuo compagno in quell’inferno… mi ha salvato la pelle in più di un’occasione. E quando l’ho visto ridotto in quello stato in ospedale, per giunta con la consapevolezza che lui è innocente, mi fa venire una tale rabbia… tu faresti altrettanto per me.-
Joe: hai ragione amico, scusami.- accorgendosi della sua tristezza gli si avvicinò per poi mettersi davanti a lui appoggiando le mani sulle sue spalle guardandolo, facendogli capire che tutto sarebbe andato a posto…
Jet: grazie fratello.- annuì mettendo a sua volta le sue mani sulle spalle dell’amico guardandolo con gratitudine… Questa scena fece quasi commuovere gli altri in stanza. Françoise era abituata alla dolcezza e all’empatia di Joe e non fece in tempo ad impedire che una  lacrima le scendesse dal viso. Il gesto tra i due grandi amici, anche se fece scendere il silenzio in casa Kendall, sortì l’effetto di accrescere in ognuno di loro la consapevolezza e la speranza che alla fine tutto si sarebbe risolto per il meglio. Poco dopo Julia si avvicinò a Joe e gli prese la mano stringendogliela con forza. Lui le sorrise e Fran ebbe come un gesto di disappunto. Era in piedi accanto a Norman ma non poté fare a meno di dispiacersi di quel gesto così spontaneo della ragazza. Doveva essere felice per lui ma non le riusciva proprio, forse qualcosa in lei si era risvegliato… 
Julia: dove stai andando?-
Joe: da nessuna parte, esco a prendere una boccata d’aria.- 
Jet: inizio ad avere fame, cosa ordiniamo per pranzo?-
Leo: quello che vuoi, a me va bene tutto.-
Norman: chiamo io… hamburger con patatine per tutti?- Entusiasti, tutti i presenti annuirono…
Il taxi si fermò davanti al cancello di casa Kendall. Una bella mora alta, snella, occhiali da sole, capelli lunghi e mossi, lasciò la mancia al conducente e, col cellulare in una mano e il trolley dall’altra, si avvicinava a passi svelti verso casa. Joe stava percorrendo il vialetto e la vide dirigersi decisa verso di lui… troppo tardi in realtà perché lei distrattamente, probabilmente a causa dello sguardo incollato sul display per il messaggio che stava digitando, finì per andargli addosso…
-Ouch…accidenti… scusami.- gli disse lasciando cadere il trolley e cercando di togliere la faccia dal suo petto facendo attenzione a non far cadere il telefonino…
-Non preoccuparti, non è successo niente.- le rispose aiutandola a ricomporsi tenendola tra le braccia per poi scostarsi per rimettere il trolley in posizione eretta…
-Ha ragione mia sorella… ho sempre la testa tra le nuvole…- esclamò risistemandosi gli occhiali e alzando lo sguardo andando ad incontrare quello di Joe che, nel frattempo era rimasto lì immobile mentre stava tenendo il trolley per la maniglia, divertito da quella situazione… la ragazza si tolse gli occhiali, la sua espressione diceva tutto…
-Ecco, prendi… questo è tuo… sano e salvo.- le disse alludendo alla valigia allorché lei, anziché ringraziarlo…
-E tu da dove spunti fuori?- chiese con stupore dopo che l’aveva messo decisamente a fuoco…
-Ehm… da casa tua…io mi chiamo Joe… tu devi essere Norma, la sorella di Julia… piacere di conoscerti… Julia mi ha parlato di te.- le sorrise…
-Mia sorella? Mia sorella… decisamente… la ucciderò!- disse con espressione decisa…
-E perché vorresti ucciderla? Stravede per te… che ti ha fatto?- le chiese incredulo…
-Anch’io stravedo per lei, ma ora la odio perché non mi ha mai detto che conosce un… un figo come te… per giunta che ha invitato a casa nostra!- esclamò scrutandolo di nuovo da capo a piedi…
-Sono lusingato ma credo tu sia troppo severa con lei… entriamo? Vuoi una mano con quel trolley?-
-No grazie, vado da sola e gliene dico quattro… ma te ne stavi andando?-
-Ero uscito per schiarirmi le idee, ma credo che farò un giro qui attorno…a dopo.- 
-Va bene, ma non farti aspettare troppo bel fusto.- gli sorrise allegramente e Joe pensò quanto lei, a prima vista,  fosse l’esatto opposto di Julia ma, per certi versi, anche molto simile alla sorella… due ragazze solari e genuine come ce ne sono poche… Norma entrò in casa… -Juliaaaaa.- la chiamò subito…
-Ciaooooo… abbracciami subito sorellina.- Norma si buttò tra le sue braccia. Si accorse della presenza degli altri, tutti seduti nella grande sala…
Norma: ciao a tutti.- Leo, Norman e Jet, che già la conoscevano, la salutarono con baci e abbracci… restava Françoise…
Fran: piacere di conoscerti, io sono Françoise.-
Norma: piacere mio. Tu devi essere la nuova fiamma di Norman…- chiese sicura…
Norman: sì, è lei… che te ne pare?-
Norma: bella ragazza, complimenti…e bravo il nostro Norman! Ma veniamo alle cose serie…qualcuno sa dirmi chi è quel pezzo di ragazzo che si aggira nel giardino di casa nostra?- chiese curiosa mentre spostava con la mano una grande ciocca dei suoi lunghissimi capelli…
Julia: Norma!... non cominciare. Si chiama Joe, ed è qui per…-
Norma: lo so come si chiama. Mi ci sono appena scontrata nel vialetto… è stato lo scontro migliore della mia vita.- esclamò con occhi sognanti senza nemmeno farle finire la frase…
Julia: finiscila!- …“Nonna, giuro che questa volta la uccido!”… -Stavamo per ordinare qualcosa da mangiare… hai fame?- la interruppe infastidita, mentre Françoise, che era abituata alle donne che gli si buttavano tra le braccia, provò un senso di soddisfazione… “almeno ora un’altra sa come mi sono sentita io ogni volta che quel disgraziato faceva da calamita alla ragazza di turno!”
Norma: uhm… se non ti conoscessi direi che sei gelosa… aspetta un secondo…non sarà mica il tuo ragazzo? Ma certo! E brava la mia sorellona… era ora che ti dessi da fare! … anche se sono un po’ invidiosa… e, a proposito della domanda di prima, ho una fame da lupi. Ordina schifezze, per un po’ al diavolo la linea.- concluse sorridente ancheggiando mentre saliva le scale…
Norman: ottimo, allora ne faccio fare uno in più.-
Jet: ci voleva una ventata di allegria, non è vero ragazzi?-
Leo: con Norma è una garanzia.-
Julia: se la conosco bene, dopo mi farà il terzo grado.- sospirò…
Françoise: davvero una bella ragazza, ti somiglia molto Julia.- disse sinceramente anche se, in realtà, lo stava ammettendo più a sé stessa…
Julia: grazie, sei gentile. Diciamo che fisicamente siamo simili, anche se lei è molto più bella di me, per il resto siamo due opposti.- concluse grata per sue parole.

Capitolo 10

Quel pomeriggio Leo, Norman e Jet si recarono al poligono gestito dall’amico di Baxter. Il sergente Mason, sul momento, rimase sulla difensiva alle domande dei tre ragazzi. Era evidente che sapesse qualcosa, ed infatti, dopo più di un’ora di minacce velate, Jet ottenne ciò che voleva.
Infatti l’uomo, non solo si ricordò perfettamente di Gerry, ma dette loro molte informazioni…
Mason: le prime volte veniva qui una volta ogni tanto e poi, ultimamente, anzi, le ultime tre o quattro volte era sempre in compagnia di un ragazzo, all’incirca della stessa età, sparavano qualche colpo e se ne andavano come se niente fosse. Gerry era un tipo a posto, come tutti quelli che hanno fatto un’esperienza come la sua ma, l’altro, era un tipo davvero strano...-
Leo: in che senso strano?-
Mason: beh, serioso, a mala pena salutava o ti guardava in faccia. Indossava sempre berretto e occhiali da sole. Pagava in contanti e… troppo ben vestito per venire in posti come questo, non credete anche voi?-
Jet: molto strano direi.-
Norman: saprebbe riconoscerlo se lo vedesse?-
Mason: sono vecchio ma non rimbambito ragazzo. Comunque, se volete, ho le riprese fatte da una telecamera… forse vi sarebbero d’aiuto…-
Jet: e perché non ce lo hai detto prima? Dacci subito quei filmati…- gli chiese impulsivo come a suo solito…
Leo: Jet, Calma!- lo riprese guardandolo di traverso… - Sergente, scusa il mio amico. Devi sapere che il nostro ex compagno Gerry, è stato accusato ingiustamente di omicidio e noi stiamo cercando il vero colpevole… potrebbe essere qualcuno che volesse incastrarlo e che sapesse sparare da lunga distanza… capisci la nostra situazione?-
Mason: ho visto il notiziario, brutta faccenda. Vi capisco perfettamente e spero che quei video possano esservi d’aiuto, solo che… non mettetemi in mezzo, mi raccomando.-
Leo: sarà fatto sergente… e grazie di cuore… non lo dimenticherò.-
Il sergente Mason fece la cosa più utile che potesse fare, consegnò le registrazioni degli ultimi tre mesi ai tre ragazzi che tornarono da Julia per visionarle. Dopo alcune ore…
Jet: ecco, ci siamo…-
Leo: è lui.-
Norman: ma lo conosciamo?-
Jet: sembra una faccia conosciuta, non credete anche voi?-
Norman: a me non dice niente… anche se…-
Jet: anche se?- Norman ci pensò un po’ ma poi mise a fuoco quel viso… l’aveva riconosciuto…
Norman: ci sono! Ora ricordo dove l’ho visto!- affermò sicuro…
-Jet: e dove?-
Norman: vi ricordate quel gruppo di marines che fu accusato e processato per strage di civili a Bagdad, il primo anno di arruolamento?-
Leo: sì, ma cosa c’entra adesso?- chiese perplesso…
Norman: c’entra eccome! Lui faceva parte di quel gruppo. Durante il processo erano su tutti i giornali e alla fine furono tutti assolti. Ammazzarono dei tipi balordi che avevano abusato per un week-end intero di povere donne irachene… le avevano violentate e poi uccise.-
Jet: sì, ricordo. Per questo la corte marziale non li condannò, fu ritenuto un atto legittimo e di monito per chiunque ci avesse riprovato e vennero solo congedati con disonore.-
Leo: certo hanno agito bene ma non credo sapessero cosa avevano fatto quei tizi. E’ stato solo un caso. Secondo me si erano stancati di stare col fucile puntato per un anno intero senza poter mai sparare un colpo.-
Norman: sì, può accadere, specie se sei un violento di natura… dopo tanto tempo passato con l’occhio sul mirino, senza mai aver ricevuto l’ordine di sparare, una vocina ti entra dentro, ti dice di farlo e tu lo fai, punto!...  LO FAI perché sei un cecchino e LO FAI perché ti sei addestrato molto duramente per fare QUELLO e nient’altro.- concluse sottolineando volutamente quel concetto…
Jet: a noi però non è successo, e mi pare fossimo tutti nella stessa situazione.-
Leo: ancora non capisco come si siano conosciuti Gerry e quel tipo.-
Norman: forse erano in cura dallo stesso medico per lo stress post traumatico.-
Jet: può darsi. Ora facciamo mettere questa brutta faccia nel database dalla nostra Fran.-
Nel frattempo entrò Joe, con un espressione che non prometteva niente di buono. Passava molto tempo in giardino quel giorno percorrendo il vialetto molte volte. Aveva avuto un presentimento che, ben presto,  si rivelò molto più di quello. Ed infatti…
Joe: sono tornato… finalmente ho delle novità…-
Jet: anche noi.-
Joe: che avete?-
Leo: tra poco la nostra Fran ce lo dirà… credo che lo abbiamo trovato…-
Joe: chi? L’assassino?-
Jet: tocchiamo ferro… ma tu cosa volevi dirci?-
Joe: vi ricordate quella Audi A4 che vi ha seguiti?-
Jet: certo… hai scoperto qualcosa?-
Joe: dopo l’incontro scontro con Norma, sono giunto fino al cancello in fondo al giardino e credevo di averla vista, ma non ne ero molto sicuro. Un’ora fa l’ho rivista nuovamente, era parcheggiata più nascosta di stamani mattina ma non abbastanza bene all’angolo della strada di fronte. Me lo aspettavo quindi ho deciso di agire. Probabilmente attendeva la nostra prossima mossa. C’erano due tizi dentro e, quando mi hanno visto, l’auto è partita ma questa volta l’ho seguita. E’ giunta sotto un ponte alla periferia della città, c’erano molti uomini, armati di pistola. Da una delle auto è sceso un tizio che sembra essere il loro capo. Con l’acceleratore mi sono avvicinato più che ho potuto e l’ho sentito parlare… accento russo, cicatrice sul viso e ben vestito… metteva i brividi. Ha detto qualcosa del tipo… “ noi le cose le facciamo pulite” , dopo di che, uno dei suoi, ha sparato ai due tizi dell’Audi freddandoli sul posto.-
Leo: deve aver saputo che qualcuno ha cercato informazioni relative alla targa dell’auto e ha voluto punirli per essersi fatti scoprire.-
Jet: Dobbiamo chiudere questa faccenda al più presto… dove è Julia?-
Joe: è con sua sorella dalla loro nonna.-
Leo: ragazzi, non bisogna lasciarle troppo sole.- esclamò preoccupato…
Norman: hai ragione, dobbiamo stare attenti.-
Mezz’ora dopo, un rumore di passi svelti stava accorrendo dalla scala a chiocciola verso la sala. Era Françoise, visibilmente ansiosa con in mano i risultati della sua ricerca. 
Françoise: ho un riscontro. Il tipo sospetto si chiama Paul Hunter, ex marine congedato con disonore. Dopo aver partecipato con successo al programma terapeutico, andandoci, guarda caso, nello stesso orario e giorno di Gerry, ha cambiato mestiere e si è messo nel privato al servizio di una multinazionale.-
Joe; fammi indovinare… la Highlandes Enterprises!-
Françoise: esatto, oramai non ci sono più dubbi. Pamela è stata ammazzata da questo Hunter mandato da questo boss russo che è uno dei soci o dirigenti di quella società. Ho anche il riscontro su quella polvere trovata a casa di Gerry: cemento bianco e gesso, prodotti per l’edilizia. Il problema è che ce ne sono diversi tipi e, con la mia attrezzatura, non so se riesco ad essere così precisa.- concluse preoccupata…
Norman: a questo punto dobbiamo andare alla polizia.-
Leo: e dobbiamo dirlo a Julia.- precisò…
Joe: va bene dirlo a Julia ma non sono d’accordo con l’andare alla polizia.-
Norman: e perché di grazia?- chiese contrariato…
Leo: già, perché non dovremmo farlo?- chiese altrettanto sorpreso…
Joe: per dirgli cosa? Che siamo tornati sulla scena del crimine magari anche contaminandola? Che abbiamo eluso la sorveglianza dei poliziotti e siamo entrati illegalmente a casa di Gerry e in ospedale travestiti da infermieri? Sapete benissimo che abbiamo agito per conto nostro fin dall’inizio e, quindi, dobbiamo portare a termine NOI il lavoro. Quando andremo dal tenente Webb, ci andremo con tutte le prove, prese legalmente e che, senza ombra di dubbio, scagioneranno il nostro amico.- concluse perentorio e con tono severo allorché nella stanza scese il silenzio…
Norman: tu che ne pensi Jet?- chiese improvvisamente all’amico stanco di quella tensione che si era appena creata…
Jet: mah, non so che dirti, a logica potrebbe anche aver ragione.- rifletté…
Julia: CERTO CHE CE L’HA!-  esclamò ad alta voce appena entrata in casa avendo sentito alcune frasi dalla finestra aperta… - Joe ha perfettamente ragione, fino ad ora abbiamo indagato ufficiosamente in questa faccenda, ma non siamo ancora arrivati in fondo. Quel che dobbiamo fare è smascherare quell’azienda e le persone che ci lavorano.-  concluse guardando tutti i presenti e lanciando uno sguardo d’intesa a Joe che ricambiò all’istante…
Joe: dobbiamo trovare il covo di questi criminali. Se l’assassino, questo Paul Hunter, lavora per la mafia russa, devono avere una base da qualche parte in città. Ma ora, se permettete, vorrei fare i miei più sinceri complimenti a chi, restando sempre concentrata nel suo lavoro, senza mai riposarsi e senza mai lamentarsi, ha dato un enorme contributo a queste indagini… sto parlando di te, Françoise, senza il tuo preziosissimo contributo, non saremmo mai arrivati così lontano… grazie di cuore.- terminò sinceramente grato per tutto quello che lei aveva fatto…
Julia: concordo, sei una risorsa preziosa… per tutti noi.- aggiunse elogiandola sinceramente…
Di fronte a quelle parole, Françoise arrossì. Aveva appena ricevuto tanti bei complimenti sia da lui che da lei, gli stessi che le stavano involontariamente togliendo il sonno perché si ribellava all’idea che potessero mettersi insieme sul serio. Era consapevole di esserne quasi ossessionata e decise momentaneamente di allontanare quel pensiero dalla sua mente. Del resto, di apprezzamenti simili, non ne aveva ricevuti da nessun’altro di quella improvvisata Tasche Force. Per questo, ebbe per loro un enorme senso di gratitudine.
Françoise: vi ringrazio… davvero.-
Joe: Julia, dov’è Norma?-
Julia: dopo essere state dalla nonna, ha detto che andava dai suoi amici perché era molto tempo che non li vedeva. Le ho detto di tornare prima possibile.-
Joe: lo sa perché vi abbiamo invaso casa?-
Julia: sì, sa tutto ma per lei non è un problema. Ha sempre preso questa casa come un albergo, quindi per lei non cambia niente.-
Joe: un bel tipetto tua sorella.-
Julia: certo, fare la modella la rende molto solare e sicura di sé ma, nonostante quello che può sembrare a prima vista, ha la testa ben sulle spalle.-
Leo: assomiglia alla sorella maggiore.-
Julia: sì certo... come no… c’è solo un problema.-
Françoise: sarebbe?-
Julia: durante il tragitto verso la struttura dove abita la nonna, da quanto insisteva nel voler sapere vita, morte e miracoli di una certa persona, mi ha fatto una testa grande così!- disse mettendosi le mani all’altezza della testa poco distanti dalle orecchie…
Jet: fammi indovinare… di un certo Joe Shimamura.- 
Leo: ma cosa gli fai alle donne Joe?- esclamò anche un po’ invidioso prendendolo un po’ in giro…
Jet: ha poteri magici…- sogghignò…
Joe: ma piantatela di dire scemenze!- rispose quasi sorridendo stando inaspettatamente al gioco degli altri… 
Julia: ragazzi ora basta!- si irrigidì, guardando anche l’espressione di Françoise piuttosto divertita. La bella criminologa aveva intuito i pensieri della sua “rivale” e, quel modo con cui la stava guardando, pareva le stesse dicendo:…”ora tocca a te cercare di tenertelo stretto, voglio proprio vedere come te la cavi!” 
Si stava rendendo conto di essere più vulnerabile e suscettibile a certi discorsi ai quali, fino a qualche giorno prima, non prestava alcuna attenzione, e il motivo poteva essere solo uno: quel ragazzo le piaceva tanto, forse troppo e questo la spaventava, lei abituata sempre ad avere il controllo delle proprie emozioni, a far prevalere la ragione sui sentimenti… era tutto così destabilizzante…
Françoise: ragazzi, forse esagero ma inizio ad essere un po’ preoccupata per Norma.-
Leo: non preoccupatevi, la ragazza sa badare a sé stessa.-
Purtroppo quest’ultima affermazione fu smentita poco dopo, quando il telefono a casa Kendall suonò…
Julia: “strano che suoni il telefono di casa a quest’ora… chi può essere” …si chiese mentre andava a rispondere all’apparecchio situato sul mobiletto all’ingresso di casa…-Pronto?- qualche secondo di silenzio e la sua espressione s’impallidì. Poco dopo, con mano tremante ripose il cordless al suo posto e tornò in salotto dagli altri. Quando vi entrò, Joe notò subito che qualcosa in lei non andava e, nel chiacchiericcio della stanza, le si avvicinò…
-Tutto bene? Chi era?-
-L’hanno rapita Joe, hanno rapito mia sorella.- A quella frase tutti si ammutolirono, mentre Julia iniziò a piangere copiosamente…
Jet: che ti hanno detto ? Sta bene? Cosa vogliono?- chiese titubante…
Leo: calmati Jet, lasciala respirare, non vedi che è sconvolta?-
Françoise: ma dobbiamo sapere, altrimenti non possiamo fare niente per lei.-
Julia: vogliono che smettiamo di indagare, che portiamo loro tutte le prove raccolte e che tutti voi lasciaste Garden City. In cambio non le faranno alcun male e potrò riportarla a casa sana e salva.- concluse mentre le lacrime le rigavano il volto…
Norman: quindi se agiamo l’ammazzeranno.- 
Françoise: la uccideranno ugualmente.- 
Norman: e cosa vorresti facessimo? Non sappiamo neanche dove la tengono.-
Julia: mi hanno detto che mi comunicheranno il luogo dell’incontro domani sera e, soprattutto, non dovrò avvertire né la polizia né nessun altro e andarci da sola.-
Joe; non se ne parla nemmeno…Françoise ha ragione, io la penso come lei. Sicuramente sarà prigioniera nel loro covo, dobbiamo trovarla.. . e subito! Fran, tu avevi parlato di gesso, cemento bianco.-
Fran: sì, perché? Che hai in mente?-
Joe: prima hai detto che, dalle tue analisi, non riuscivi ad essere più precisa per capire a quale tipo di cartongesso potesse appartenere quel campione, giusto?-
Françoise: esatto, ogni fabbrica edile ne produce uno diverso, per non farsi concorrenza. Occorrerebbe analizzare quella polvere con uno strumento più adatto per capire esattamente quella marca di prodotto per poi risalire alla fabbrica che lo produce… ma il realtà basterebbe avere un particolare accessorio il quale, aggiunto al mio strumento, dovrebbe essere sufficiente per fare la comparazione.- precisò…
Joe: pensi che il laboratorio della polizia potrebbe avere una simile apparecchiatura?- chiese serio…
Françoise: certamente.- gli rispose perplessa… ma poi capì le sue intenzioni dato che lo conosceva bene…-Aspetta un attimo Joe, conosco quello sguardo, non penserai mica di…- non le fece nemmeno terminare la frase…
Joe: hai indovinato.-  le disse avvicinandosi a lei posandole le mani sulle spalle. Erano molto vicini e lui la guardava negli occhi, la ragazza era sconcertata, ma poi si riprese subito, occorreva agire e alla svelta, ne andava della vita di Norma e aspettò che Joe le parlasse… -So che sei stanchissima, ma ti chiedo di fare un ultimo sforzo e usare la tua magia per farci trovare quel posto, così la porteremo in salvo e tutto sarà finito, te la senti?- le chiese dolcemente mentre lei si voltò verso Norman che non aveva ben realizzato quali fossero le loro intenzioni…
Françoise: va bene, facciamolo.- gli rispose seria e convinta… -Voglio salvarla, dopo tutto è colpa nostra se è stata rapita.- disse sinceramente…
Julia: non so quello che avete in mente ma, se è per il bene di mia sorella, vi prego di farlo.- 
Joe: Julia, dov’è il laboratorio della scientifica?-
Julia: nel seminterrato, ma ci si può accedere anche dal retro usando le scale anti incendio e forzando l’unica porta di emergenza. A quel punto sarete dentro. Di solito non c’è quasi mai nessuno, salvo imprevisti… ah Joe, inutile dirti che ci sono alcune telecamere di sorveglianza.- lo avvertì…
Joe: non c’è problema per quello.- 
Françoise: entriamo, prendiamo quel che ci occorre e filiamo, dobbiamo sbrigarci.-
Julia: Françoise, te ne sarò per sempre grata.- le disse sinceramente Julia con le lacrime agli occhi…
Françoise: La salveremo, te lo prometto.-
Julia: lo so, e mi fido di tutti voi. Scusate, mi sono fatta prendere dall’ansia all’inizio ma ora sono lucida. So che non la lasceranno mai andare e che, probabilmente, anche se andassi da sola, ci uccideranno entrambe. E’ gente senza scrupoli, quindi dobbiamo tentare, non abbiamo niente da perdere.- disse guardando prima lei e poi Joe che la trasse a sé abbracciandola. Mentre Julia si rannicchiava nell’abbraccio di Joe, Françoise si maledisse perché aveva pensato male di lei. L’aveva giudicata una donna insensibile, addirittura fredda e troppo matura per lui ma, vedendola così fragile in quel momento, aveva cambiato decisamente idea anche se, egoisticamente, non le andava ancora che si buttasse tra le braccia di lui davanti a lei. 
I due cyborg raggiunsero velocemente la stazione di polizia. Come Julia aveva detto loro, c’erano due telecamere di sorveglianza che Joe fu lesto nel mettere fuori uso. A quell’ora del pomeriggio, in quel vicolo non passava quasi nessuno e i due ragazzi videro subito le scale di emergenza che scendevano nel seminterrato. Dopo averle scese di fretta, giunsero alla porta d’emergenza. Nonostante fosse blindata e ben progettata, non fu un grosso problema per Joe aprirla all’istante. Appena lo fece, con l’acceleratore e un leggero colpo alla nuca, mise fuori gioco i due periti forensi che stavano tranquillamente sorseggiando il loro caffè senza che loro avessero nemmeno il tempo di accorgersene per dare l’allarme. Ora erano dentro il laboratorio, occorreva cercare quell’accessorio.
-Tranquilla, abbiamo tempo.- le disse tranquillizzandola notando la sua agitazione…
-Non è facile, c’è un sacco di roba qua dentro.- gli rispose lei concitata… -Non guardarmi, così mi metti ansia!- lo riprese seppur sorridendo lievemente…
-Scusami, solo che… non so come aiutarti.- le rispose dolcemente…
-Joe…- Pronunciò il suo nome quasi inconsciamente mentre osservava i banchi e gli scaffali… -Eccolo!-
-Lo hai trovato… bravissima.-
-Se ci abbino questo, in mezz’ora troveremo quel che ci serve, garantito.-
-Sei stata eccezionale… come sempre… ma cosa c’è che non va adesso?- le chiese guardandola mentre aveva lo sguardo fisso su un punto preciso della stanza con espressione piuttosto preoccupata…
-Non lo so… forse non è niente… solo una spiacevole sensazione… come se fossimo osservati ma probabilmente è solo la mia fantasia.- gli rispose cercando di riprendersi…
-Uhm… tu difficilmente ti sbagli… ma ora non abbiamo un attimo da perdere, dobbiamo andare.-
-Va bene, andiamo.-

Capitolo 11 
 
Qualche ora più tardi…
Con l’aiuto di Joe aggiunse immediatamente l’accessorio al suo strumento immettendoci la sostanza per permettere alla macchina di fare la sua ricerca. Nel frattempo, si mise immediatamente al lavoro su internet e avviò un suo programma, molto simile a quello usato dalle agenzie federali, incrociando tutti i dati possibili e creando un algoritmo che gli permettesse di capire i movimenti di quegli uomini, usando le informazioni di Joe e gli spostamenti di quella Audi A4 che li aveva spesso seguiti. Nel frattempo cercò indizi su quel tale… Paul Hunter e sulla multinazionale per cui lavorava cercando più collegamenti possibili. Era molto brava in quelle cose, non avrebbe deluso i suoi amici. E i risultati arrivarono molto prima del previsto.
-Ci siamo!- esordì non appena ebbe finito di percorrere di nuovo in tutta fretta la scala a chiocciola che dava in taverna e con in mano una specie di carta topografica che stese sul tavolo del salotto dopo averne rimosso frettolosamente il centrotavola. Dopo aver richiamato l’attenzione degli altri, fece scorrere l’indice della mano destra delimitando un’area in particolare che aveva catturato la sua attenzione. Tutti la guardarono trepidanti ma lei rivolse lo sguardo inizialmente solo a Joe, spiegandogli come era arrivata a quella conclusione. 
-E’ qui, ne sono certa. Ho scoperto l’origine precisa di quella polvere lasciata sul tappeto della camera di Gerry. E’ un tipo particolare di cartongesso e, l’unica fabbrica edile che lo produce è questa.- esclamò sicura indicando un punto preciso sulla cartina. –Ne ho la conferma anche dai risultati ottenuti dal mio programma incrociando tutti i dati in nostro possesso. Dal satellite ho scaricato alcune immagini e dai rilevatori di calore ho visto che, al momento, ci sono in tutto otto uomini, tutti quanti nella fabbrica. Se questo è il cantiere edile in cui producono quel particolare tipo di cartongesso questi a fianco, sono edifici relativamente nuovi e molto grandi. Potrebbero tranquillamente essere la filiale di quella società. Spulciando su internet pare appartengano a una multinazionale europea, ma potrebbe essere una copertura. Dal G.P.S dell’auto, ho scaricato tutti gli spostamenti dell’ultimo mese e tra i luoghi predefiniti del navigatore c’è proprio quel cantiere. Secondo me vale la pena accertarsene di persona ed essere preparati a tutto. Lei è tenuta quasi sicuramente nella fabbrica edile, molto più funzionale per nascondere qualcuno, quindi, per fare prima, quando ci avvicineremo ci sarò anch’io con voi.- concluse cerchiando di rosso con una biro la zona che aveva descritto aspettando la reazione di Joe e gli altri…
-Ottimo lavoro Françoise… come sempre. Agiremo stanotte, così abbiamo il vantaggio dell’effetto sorpresa. Certamente non se lo aspettano, siete tutti d’accordo?- chiese deciso… tutti annuirono…
Joe: andremo io e Jet con Françoise che ci farà da guida a distanza…-
Leo: no, verremo anche io e Norman… Norma è nostra amica, e poi non devi essere sempre tu che decide per tutti!- esclamò serio e determinato…
Norman: giusto, non siamo così inesperti, anche noi abbiamo esperienza in fatto di criminali.- precisò…
Joe: non si tratta di avere esperienza o meno, so anch’io che siete molto preparati, ma non voglio che mettiate a rischio le vostre vite, quella è gente che non scherza… l’ho visto con i miei occhi.-
Leo: quindi dovete andare solo voi perché siete invulnerabili? Perché siete cyborg? Anche noi sappiamo combattere e siamo stati in situazioni gravi, cosa credi?- lo guardò con espressione dura e severa…”ma che cazzo sto dicendo???” … -Ehm , scusami, non volevo dire questo…-
Joe: scusate, ho bisogno di uscire un attimo.- si voltò e andò verso l’ingresso, da cui uscì fuori in giardino. Françoise, dopo uno sguardo non proprio amichevole con Baxter,  ebbe l’istinto di seguirlo accennando un piccolo passo ma Julia fu più lesta di lei e lo raggiunse fuori…
Jet: ma che cazzo ti è preso?-
Leo: scusami, sono mortificato. E’ solo che, il tuo amico, sembra che voglia decidere ogni volta lui quel che c’è da fare, senza consultare nessuno… e a me non sta più bene… non in questo caso. Ma non pensavo quelle cose, devi credermi…- concluse voltando lo sguardo verso Jet, credendo di aver involontariamente ferito anche il suo amico dicendo quelle sciocchezze… 
Jet: idiota che non sei altro, io non me la sono certo presa, so che lo hai detto tanto per dire, altrimenti non saremmo amici e non mi avresti chiamato. Ma, quando ti dissi che avrei chiesto il suo aiuto, ti dissi anche che è lui che decide, è lui che elabora i piani e sarà lui che, insieme a tutti noi, ci porterà a risolvere questa maledetta faccenda. Dopo tre settimane passate in una tenda nel deserto e dopo aver visto da vicino tutte quelle atrocità in Israele, poteva tranquillamente riposarsi e tornandosene nella sua amata Tokyo, ma è venuto in aiuto del suo amico, cioè me, ed io ho piena fiducia in lui. Se a te non sta bene te ne torni a casa… ho finito!- concluse guardandolo in cagnesco allorché Baxter si scusò tantissimo…
Fran: cosa ha visto Joe di tanto brutto in missione? Te ne ha parlato?- chiese esitante…
Jet: sì, mi ha confidato tutto quanto. E’ la ragione per cui ha risposto “picche” al segretario della marina. Finalmente ne è uscito del tutto e sono sicuro che non tornerà indietro nella sua decisione.  Mi ha raccontato cose così gravi da accapponare la pelle. Mi ha parlato di bambini lasciati morire di stenti e di fame, donne e uomini accusati ingiustamente e torturati dalla C.I.A, solo perché si credeva fossero spie. Molti civili sono morti a causa di queste guerre, tanti di loro trovatosi per caso sotto i raid…i famosi “effetti collaterali”, come vengono chiamati comunemente. Quindi Joe ha detto basta, non può più combattere da solo una guerra che sa di non poter vincere, ossia quella contro la malvagità umana. Ho finito, ora potete anche vomitare, lui lo ha già fatto molte volte, io anche.- Le parole di Jet fecero sì che un silenzio tombale calasse nella stanza. 003 iniziò a piangere mentre Norman cercava di consolarla. Ma il pensiero di lei era altrove… “Quanto vorrei esserci io lì fuori con te in questo momento… ma non posso, ora tocca a lei… è giusto così”.
Leo: accidenti che brutta storia… non vorrei essere stato al suo posto.-
Norman: lo capisco ma… Jet, io e Leo verremo con voi, siamo stanchi di essere così passivi… cerca di capire…-
Jet: va bene ragazzi, andremo tutti ma ascoltate Joe sul da farsi, mi raccomando.- Annuirono entrambi
Fran: promettetemi di stare attenti…- poi, guardando il suo ragazzo…- Non c’è modo di dissuaderti, vero?-
Norman: credo proprio di no, ma stai tranquilla, sappiamo come si fa… vero Baxter?- l’altro gli sorrise ed i due amici andarono da Jet dandosi una manata sulla spalla ciascuno in segno di intesa mettendosi in cerchio, forse un loro modo per ricordare quando combattevano insieme. Fran sorrise a quella scena, si sentiva in un certo senso sollevata ma, dentro di sé, uno strano senso di agitazione la pervadeva e non riusciva a capire… o forse sì…
-Ah, sei qui?- gli disse dopo averlo trovato che si aggirava pensieroso nel suo giardino…
-Volevo stare un po’ da solo.-
-Non fare caso alle parole di Leo. Anche se non sembra, ti stima molto e ti vede come una specie di salvatore. Me lo ha anche detto anche al telefono l’altra sera dopo che te ne eri andato.-
-Tranquilla, sono abituato a certi generi di discorsi.-
-A cosa ti riferisci? A quando ha detto che siete cyborg e che quindi rischiate meno di farvi ammazzare?-
-Anche a quello… del resto è la verità. Ma, oramai, non ci faccio più caso. Avevo solo bisogno di pensare e questa è una cosa che mi riesce meglio quando sono da solo e in silenzio.-
-Ti capisco.- gli disse avvicinandosi a lui…
-Mi stavo domandando… tu mi vedi come un normale essere umano, ma sai che non lo sono. Questo non ti spaventa?- le chiese esitante ma ansioso di togliersi un dubbio che aveva da quando si erano baciati…
-Non ne avevamo già parlato? E poi…ti ho dato quest’impressione quando…-
-Appunto per questo, volevo una tua conferma. Sono un insicuro di natura, non posso farci niente.-
-Non sono solita esternare i miei sentimenti e le mie emozioni ma, proprio perché con te ho una sintonia che non ho mai percepito con nessun altro uomo, ti dico quel che penso realmente…-
-Non sei costretta a farlo.-
-Voglio farlo!- disse schietta…
-Ti ascolto.-
-Non ho mai conosciuto un tipo come te, e quando dico questo mi riferisco a tutta la specie maschile. Io ho paura, è vero, ma non di quel che pensi tu.-
-Allora è vero, ti spaventa la mia natura.- rispose divenendo serio all’improvviso…
-Se mi fai finire te lo dico!- continuò aggrottando la fronte e guardandolo un po’ male…
-Scusa… continua.-
-Non ho paura di te, ma di come mi sento io quando sei con me, vicino o dall’altra parte della stanza. Joe, ci sono serie possibilità che io mi stia innamorando di te. So che non dovrei dirtelo, specie pensando a Norma, o alla tua ex che siede nel mio salotto, ma è così e non posso farci niente. Te l’ho detto, non ho mai conosciuto nessuno come te. Gli amici che mi conoscono meglio, come Leo, possono confermartelo. Ma c’è un’altra cosa che mi spaventa in tutto questo.- lo guardò negli occhi… -Posso sperare che anche tu provi lo stesso per me?  E… quando questa storia sarà finita finirà anche quel poco che avevamo iniziato?-
-A me non è sembrato poco… anzi… e per rispondere alle tue domande… sì! Provo anch’io lo stesso per te… e no! Non voglio che finisca, voglio che continui… se tu lo vorrai.- le si avvicinò a tal punto che potevano sentire i respiri nei loro visi…
-Joe…- gli si avvicinò alzando la testa e lui, guardandola negli occhi, d’istinto la trasse a sé in un abbraccio caloroso e confortante per lei. Dopo alcuni istanti…
-Rientriamo?- gli sorrise…
-Sì, è meglio.- sorrise anche lui tenendola per mano… -La salveremo… te lo prometto.- le disse deciso…
-Lo so… mi fido di te.- gli rispose stringendogli ancora di più la mano per poi staccarla dalla sua non appena rientrarono in casa, suscitando in lui una certa delusione ma poi realizzò che l’aveva fatto per rispetto a Françoise, anche se Julia non si immaginava certo fino a che punto 003 era gelosa di lei…
-Siete tutti pronti? Agiremo stanotte come stabilito.- la voce di Joe, con Julia praticamente appiccicata a lui, risuonò nel salone.

Capitolo 12 

Arrivarono sul luogo indicato da 003 in un’ora e mezza circa. Come Françoise aveva detto, il cantiere era proprio di fronte a quei palazzi la cui reale proprietà era ignota. Per esserne sicuri, avrebbero avuto bisogno di più tempo e di risorse, cosa che al momento non avevano. Julia e Françoise restarono sul furgoncino di Leo, mentre i quattro ragazzi, sotto la guida di 009, entrarono nel perimetro del cantiere. Françoise iniziò la scansione dell’intero cantiere, sotto lo sguardo meravigliato di Julia. 
-Ragazzi, non riesco a distinguere molto bene ogni cosa ma vedo che Norma è tenuta prigioniera nella zona dei contenitori per lo stoccaggio dei liquidi e dei composti chimici, molto pericolosa e dannosa anche per la respirazione, spero per lei che siano sigillati. C’è una specie di ufficio al piano di sopra, ci si può accedere dalle scalette in fondo a destra, forse lì sono nascoste le prove che cerchiamo.-
Senza pensarci due volte entrarono a coppia… Jet con Joe e Leo con Norman in due direzioni opposte. Trovarono la ragazza… anzi, per meglio dire, 003 lo comunicò a 009 e 002 tramite auricolare. Joe e Jet, sfruttando un momento di distrazione dei suoi due carcerieri attirati da un rumore provocato di proposito da Norman e Leo, si precipitarono da Norma liberandola e mettendo fuori combattimento i due uomini. Un secondo dopo, essendo la zona sicura, accorsero anche Leo e Norman.
-Restate con lei.-  disse categorico Jet ai due amici. Leo e Norman ubbidirono e si strinsero a Norma per proteggerla. Un urlo della ragazza fece sobbalzare Norman ma Leo si fece trovare pronto e colpì con estrema prontezza e precisione il tipo che era sbucato fuori all’improvviso da dietro un grande macchinario. Restava di trovare gli altri componenti della banda, cosa che fu molto semplice per i nostri due cyborg, che, sempre sotto la guida dell’esperta 003, si fiondarono addosso agli altri rapitori neutralizzandoli in un batter d’occhio sparando solo qualche colpo. Tra loro vi era il famoso cecchino che aveva compiuto la strage, riconosciuto subito dai due amici e il loro capo. Per questa operazione i ragazzi avevano usato pistole taser. Infatti Joe era stato categorico… colpire senza uccidere e consegnare tutto alla polizia, prove comprese, così Gerry sarebbe stato scagionato legalmente e gli altri sarebbero finiti dritti in prigione. I rapitori, legati ben stretti, furono condotti fuori con le pistole puntate alla schiena da Jet e Norman mentre Norma, visibilmente scossa, fu portata fuori da Leo. Raggiunse finalmente sua sorella che, molto amabilmente, la prese tra le braccia. Joe era rimasto dentro. Stava cercando dei documenti che provassero l’esistenza dei loro traffici illegali, forse tenuti in una cassaforte, dove sperava di trovare anche le prove del loro coinvolgimento circa la tentata acquisizione dell’azienda di Pamela Taylor. L’uomo sfigurato, voltandosi improvvisamente, notò che il ragazzo non era ancora uscito e pensò che stesse cercando proprio la cassaforte, dove c’erano tutti i piani segreti relativi all’azienda di cui faceva parte. Non poteva, per senso di dovere verso i suoi compagni russi, tradirli e decise di fare una mossa disperata… anche se ciò voleva dire togliersi la vita e distruggere tutto. Si soffermò un attimo e, mentre Norman gli diceva di muoversi, seppur legato ai polsi, lo spintonò con forza e corse dentro.
-Maledetto, dove credi di andare!- Si alzò e lo rincorse immediatamente. Arrivò di corsa in una stanzetta dove c’era il meccanismo di autodistruzione e premette il pulsante. Jet, che aveva cinque o sei uomini sotto tiro, si accorse che qualcosa non andava e d’istinto si voltò verso Norman, ma era troppo tardi…
-AVETE FATTO TUTTA QUESTA FATICA PER NIENTE… TRA CINQUE SECONDI QUESTO EDIFICIO ESPLODERA’ E VOI TUTTI MORIRETE!-… urlò l’uomo con l’accento russo ridendo a squarciagola 
Joe nel frattempo aveva trovato alcuni documenti compromettenti, e sentendo quelle grida, accorse e lo vide. Stava per azionare il suo acceleratore quando vide Norman che stava correndo verso l’uomo…
-SEI PAZZO? CHE CI FAI QUI’?- senza pensarci due volte, fece la cosa più ovvia… cercare di salvarlo…
L’edificio esplose con Joe e Norman sempre all’interno. Il panico prese gli altri, comprese le due ragazze che, erano rimaste impietrite alla vista delle fiamme che si stavano alzando sempre di più. Non ci pensarono due volte ed iniziarono a correre verso l’entrata del cantiere. Jet fortunatamente le vide e riuscì ad afferrarle entrambe cercando di trattenerle… con qualche difficoltà.
-DOVE CREDETE DI ANDARE, VOLETE SUICIDARVI? VADO IO LA’ DENTRO… VOI ASPETTATE QUI’!- le rimproverò. Poi si voltò, pronto a fare la sua mossa e, con grande sorpresa, vide 009 uscire fuori con sulle spalle un Norman un po’ annerito in volto. Joe invece pareva ferito. Adagiò l’amico sul terreno e guardò gli altri. Gli aveva salvato la vita. In mano teneva dei documenti, forse, un po’ ammaccati ma che certamente avrebbero incriminato molti esponenti malavitosi. Nel frattempo erano già arrivati sul posto il tenente Webb con la sua squadra, che prese in custodia i malviventi, con i pompieri e le ambulanze, dove Norma, visibilmente sconvolta, salì aiutata dai medici. Julia aveva fatto bene ad avvertire la polizia di tutto quanto, compreso il rapimento della sorella. Questo con la complicità di Joe. Sul momento Webb andò su tutte le furie, preoccupato anche dal fatto che lei potesse, come sempre, cacciarsi nei guai ma Julia, anche con l’aiuto del sergente Irving, lo fece ragionare e lui prontamente cedette preparandosi all’azione al momento stabilito.
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“Penso che, arrivati a questo punto, dovremmo avvertire il tuo amico tenente… sei d’accordo?”
“Lo sarei se non fosse così testardo.”
“Tu provaci… mi hai detto che, insieme, avete risolto molti casi. Anche se caratterialmente siete due opposti, la stima che ha per te dovrebbe essere sufficiente per farlo ragionare.”
“Va bene, lo farò…. Ma non so bene cosa…”
“La pura e semplice verità, le nostre intenzioni. Se tutto va come sperato, alla fine noi riabiliteremo il nome del vostro amico e lui avrà il suo momento di gloria. Mi hai detto che è un uomo dedito alla giustizia, come te… ecco, ora l’avrà anche lui e ti ringrazierà… magari non subito, ma lo farà. Sarà anche orgoglioso ma non è stupido”.
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Françoise, d’istinto, corse verso i due. Vide Norman a terra semincosciente ma si rese subito conto che era salvo. Si stupì del fatto che, sul momento, non se ne preoccupò più di tanto. Lei era preoccupata per Joe. Gli si avvicinò prima di tutti e lo guardò intensamente, incurante di tutto e di tutti. Forse le abitudini sono dure a morire…
-Ti prego, dimmi che non sei ferito… stai bene vero?- gli chiese preoccupata. 
-Sto bene grazie, non preoccuparti per me.-
Tra i due solo uno scambio di sguardi poi una delusione comparve sul viso di lei quando notò l’espressione sorridente di lui che si era distolta dalla sua per incontrare quella di Julia che lo stava chiamando ad alta voce. La ragazza gli buttò le braccia al collo e d’istinto lo baciò. Françoise si voltò di scatto e si accasciò vicino al suo Norman. Del resto era così che doveva andare… ora c’era la sua ragazza, lei era diventata solo un’amica, una collega che doveva pensare al suo di ragazzo… 
-Sei stato imprudente… ho avuto tanta paura che non uscissi vivo da lì…- gli disse mentre gli teneva la testa appoggiata alle sue ginocchia carezzandogli i capelli…
-E’ stato lui- …le disse indicando Shimamura… -mi ha salvato la vita facendomi scudo col suo corpo… volevo fare qualcosa ma è stato tutto così improvviso che…-
-Lo so questo… ora andiamo… forza, ti aiuto a raggiungere l’ambulanza. Io verrò con te.-
-Grazie.-
-Di niente, ora mi occuperò di te, stai tranquillo amore.- Mentre gli diceva quelle parole, con la coda dell’occhio vedeva Joe abbracciato a Julia, piangente con lui che le accarezzava dolcemente le guance togliendole le lacrime, una scena che lei aveva provato tante volte e che, in un certo senso, le mancava da morire. “ La vita va avanti… coraggio, puoi farcela… anche se non sarà facile…”.
Si scoprì successivamente che il boss che aveva fatto saltare il cantiere era conosciuto con il nome di Vyzhil, il “sopravvissuto”, così chiamato perché era scampato alla prigionia di un Gulag situato nella Siberia orientale. Era stato assoldato dalla mafia per fare il lavoro sporco per conto di una multinazionale che cercava, con ogni mezzo, di espandersi nel mondo approfittandosi di imprese in difficoltà e liquidandole con ogni mezzo, lecito o illecito. Il suo piano era stato reso possibile anche per la complicità di un agente facente parte della squadra di Webb il quale, dopo l’ennesimo rifiuto avuto dal capitano Carter circa la sua promozione a sergente, era talmente deluso che accettò di farsi corrompere da quegli uomini col preciso compito di svuotare il famoso parchimetro del parcheggio. Il giorno successivo, davanti al tenente Alan Webb ed al sergente Ben Irving, vi erano seduti tutti quegli uomini e donne che avevano realizzato un’impresa che aveva dell’incredibile. Nonostante la diffidenza iniziale, specie guardando Julia perfettamente in sincronia con Joe e gli altri, Webb fu costretto a riconoscere che erano stati molto in gamba e ammise stranamente tutti i suoi errori. Anche se il tenente sapeva dei modi più o meno leciti in cui quelle prove erano venute alla luce, decise di mentire sia al suo superiore sia al procuratore generale dichiarando la legale acquisizione di esse così da essere ammesse agli atti nel processo. Quei criminali, tranne il loro capo deceduto nell’incendio, furono processati ed incarcerati. La bella notizia, spesso il destino ci fa strane e belle sorprese, era che Gerry si era svegliato proprio quella notte dal suo stato comatoso. Con molto tatto, i suoi amici andarono a trovarlo prima che lo facessero i giornalisti, appostati come avvoltoi per avere lo scoop. La notizia del suo proscioglimento da tutte le accuse era su tutti i giornali locali e nazionali. La sera seguente, gli stessi ragazzi e ragazze stavano seduti a cena per festeggiare la vittoria della giustizia su un bel tavolo a forma di cerchio, sorridenti e rilassati… più o meno. Finita la cena venne il momento dei saluti…
Françoise: amore scusami, ma devo fare una cosa.- 
Norman: va bene, ma non farmi aspettare troppo.-
Fran: grazie.- 003, senza pensarci un secondo si diresse verso Joe e Julia…
Fran: posso rubartelo un secondo?- Joe rimase sorpreso ma non troppo. In realtà, in cuor suo se l’aspettava. 
Joe: mi scusi un secondo?-
Julia: certamente… non dovete chiedermi il permesso sapete?- rispose sorridendo ad entrambi…
Fran: lo terrò presente…Joe vorrei parlarti.- gli chiese decisa…ma dentro di sé era nervosa anche se cercava di nasconderlo…
Joe: va bene, andiamo.-
-Ascolta Joe… non voglio parlare ancora del passato ma desidero sapere perché non mi hai detto che avevi chiuso col segretario della marina e le sue missioni segrete.-
-Perché tu eri stata categorica circa le mie decisioni ed io, in quel momento, non ero lucido anzi… diciamo pure in totale confusione. Ero molto arrabbiato, deluso e ho preferito stare per conto mio.-
-So che eri stato ferito in Libia, perché non sei tornato a farti curare in Giappone?-
-Perché tu non eri ancora andata via e, sapendo di dover ripartire, avevo paura della tua reazione. Così ho chiesto ad un collega italiano di Gilmore esperto di ingegneria cibernetica di curarmi nella sua clinica a Pisa facendosi inviare dal dottore la mia scheda personale.-
-Maledizione, quando smetterai di fare di testa tua.- gli si avvicinò…
-Lo so, non cambierò mai.-
-Se fossimo stati più pazienti l’uno verso l’altra, forse le cose tra di noi sarebbero potute andare diversamente.-
-Forse, ma, a questo punto, non lo sapremo mai.-
-Joe…-
-Françoise… io… ti auguro tutto il bene di questo mondo… te lo meriti. Dì a Norman che è un ragazzo molto fortunato.- disse sorridendole… ma quel sorriso scatenò mille emozioni dentro di lei che fece fatica a controllare…
-Non sai quanto vorrei abbracciarti… con tutte le mie forze.-
-Anch’io lo vorrei tanto.- si guardarono negli occhi, intensamente…e si concessero un abbraccio, forse non troppo lungo ma sufficiente a prolungare quel momento tutto loro… 
-Non dimenticarti mai di me… promettimelo.- gli chiese asciugandosi una lacrima tentando di nascondersi dietro di lui dagli altri…
-Françoise, potranno passare giorni, settimane, mesi o anni… ma se un giorno per puro caso ti rincontrerò, mi ricorderò di tutto… di te… di noi.- le sorrise… ancora quel sorriso che la fece tremare…
-Sai una cosa? Si dice che ognuno è bello a modo suo… tu lo sei in tutti i modi Joe.- “ io ti amerò per sempre”…gli sorrise dolcemente…
Con quei pensieri, ognuno tornò dalla sua dolce metà e salutarono tutti gli altri. La stretta di mano tra Joe e Norman avvenne nella cordialità più totale…
-Trattala bene, mi raccomando. Lei è straordinaria.- Glielo disse sorridendo ma voleva anche essere un avvertimento e questo lui lo intuì immediatamente.
-Puoi contarci e, per quanto possa valere, anche tu non sei niente male. Grazie di tutto amico.- gli rispose grato e sincero…
Tutto sommato non è un cattivo ragazzo… pensò tra sé Shimamura…Nel mentre, dietro di loro poco distanti…
-Ti ho giudicata male all’inizio, ma sei una donna eccezionale, mi chiedevo…- disse esitante…
-Lo so, ti chiedi quali siano le mie intenzioni verso Joe... ci ho azzeccato?-
-Ehm… sì. Nonostante tutto tengo molto a lui.- ammise senza mezzi termini…
-Tranquilla, se ne sono accorti anche i muri se è per quello.- …sorrise…- e ho notato anche una forma di possessione nei suoi confronti, che va al di là della semplice gelosia.- le rispose facendole notare che non era solo brava a fare profili, ma anche a capire i sentimenti delle persone…
-Ne sono consapevole, ma è più forte di me… scusami.-
-Ti capisco, non deve essere facile per te ma, se questo può consolarti, ancora non so bene cosa ne sarà di noi.- la sua espressione si fece seria e quello a Françoise dispiacque molto…
-Lo so perfettamente, so quanto è scostante e spesso anche indecifrabile. Spero riusciate a chiarirvi presto.-
-Posso chiederti una cosa, tu che lo conosci bene?-
-Certo.-
-E’ sempre stato così?-
-Intendi dire…così maledettamente sexy e inavvicinabile?-
-Ehm… sì, appunto quello che volevo dire.-
-E’ stato anche molto peggio!- le sorrise e anche Julia fece altrettanto…
-Ci rivedremo… un giorno… e ancora grazie di tutto.-
-No, grazie a te, voi Newyorkesi non siete affatto male.- si sorrisero ancora e si abbracciarono calorosamente.
Era stata una bella avventura che aveva segnato il destino di molti di loro. Ora non restava che andare avanti ognuno per la propria strada, tornando alle proprie routine: infatti Leo avrebbe ripreso il suo lavoro investigativo, sempre pronto ad aiutare la Kendall in caso di necessità, anche se temeva non ce ne sarebbe stato più bisogno, visto l’uomo con cui si baciava. Norman e Françoise sarebbero tornati ad occuparsi del teatro di lui, lei l’avrebbe aiutato per poi decidere il loro futuro, se a New York o a Parigi. La ragazza sarebbe voluta tornare a Parigi e Norman aveva pensato di seguirla quando il teatro si sarebbe avviato in modo più definitivo e, per questo, doveva trovare delle persone che lo gestissero al suo posto… non sarebbe stato difficile, a detta sua bastava che lei l’aiutasse anche in quello. Jet e Joe sarebbero tornati ad occuparsi del loro lavoro di progettazione. Presto avrebbero presentato un nuovo prototipo per la Lotus e, per questo, dovevano trasferirsi qualche mese a Hethel, in Inghilterra.

Capitolo 13

Sette mesi dopo…
-Fermati… fermati ti prego… non posso… non posso più farlo… mi dispiace.- gli disse togliendoselo da sopra di lei e spingendolo in malo modo…
-Ma che ti prende?- chiese esterrefatto per quel suo strano comportamento…
-Scusami ma non ce la faccio più ad andare avanti così- Si alzò dal letto coprendosi col lenzuolo per andare nel bagno… a piangere… poco dopo uscì, si era calmata ma si sentiva colpevole da quella situazione ed era sempre più nervosa. Non riusciva più a dormire, mangiava a malapena e questo da un bel po’ di tempo. Cercava di nascondere le sue emozioni, il suo malessere interiore, ma non ce la faceva più continuare in quel modo.
Il suo ragazzo la raggiunse coprendosi mentre era seduta nel bordo del letto…
-Tranquilla, si aggiusterà tutto… te lo prometto.-
-No, non si aggiusterà niente… io non…- non la fece finire di parlare…
-E’ per chi penso io, vero?- le disse serio e lei si irrigidì vistosamente
-Non… non è come pensi…- gli disse balbettando…
-Andiamo… ti ho vista l’altra sera, quando pensavi fossi a vedere la partita in Tv, te ne stavi seduta sul letto e guardavi quelle vecchie fotografie…- le confessò avendola colta in flagrante…
-Mi… mi hai vista?- chiese esterrefatta…
-Sì…  ma eri talmente assorta nei tuoi pensieri che non ti sei nemmeno accorta che ti stavo guardando.- 
-Scusami… sono mortificata.- abbassò lo sguardo seriamente dispiaciuta per essere stata scoperta da lui in quel suo atteggiamento scorretto nei suoi confronti…
-Tranquilla, speravo che tutto si sistemasse tra noi ma… mi sono accorto da tempo che hai la testa altrove… non hai più interesse per niente, nemmeno per la tua passione più grande… il tuo lavoro. L’esperienza mi insegna che, quando una persona onesta e gentile come te si comporta così, è perché qualcosa la sta consumando dentro.-
-Io… io … non ti meriti tutto questo… non tu.- lo guardò in lacrime rammaricata…
-Nemmeno tu meriti di vivere così.- A quella frase lei lo guardò negli occhi mentre una lacrima le rigava il volto. Lui le si avvicinò… le asciugò la lacrima e…
-Dovresti essere arrabbiato, invece sei qui, davanti a me, a consolarmi.- …rifletté… -sei davvero una persona meravigliosa Norman… credimi, non volevo andasse così tra noi.-
-Lo so, ma devo fare quel che è giusto per entrambi… devo lasciarti andare.- le disse deciso…
-Mi dispiace tanto, credimi.-
-Ascolta Françoise, io ti amo, e forse ti amerò per sempre, ma non posso amare chi non prova lo stesso sentimento per me. E tu devi fare tutto il possibile per essere felice. Devi andare da lui… ora! Io farò il tifo per te.- le disse sorridendole teneramente…
-Davvero pensi che dovrei?- gli rispose incredula per le sue parole…
-Se sei convinta che la felicità che cerchi può dartela solo lui, allora sì, devi farlo subito. Questo purtroppo è un addio. Stanotte dormirò sul divano e domani mattina mi alzerò all’alba e lascerò casa tua… è una promessa. Potrai spedirmi a New York le mie cose senza fretta.- le disse rassicurandola…
-Sei un uomo fantastico Norman e mi dispiace davvero di non poter ricambiare tutto il tuo amore… lo so, sento quanto mi ami ma devo essere completamente sincera con me stessa e ascoltare il mio cuore. Ti ho amato, credimi e anche ora penso di amarti ma non mi basta per restare con te... e mi sento sollevata che tu mi abbia capita, dico davvero. Addio…e grazie… non ti dimenticherò.- lo abbracciò teneramente stringendosi a lui…
La mattina dopo Françoise si alzò di buon ora. Scese dal letto e si infilò la vestaglia, pronta per andarsi a fare un buon caffè. Non aveva dormito molto… tutt’altro e ne aveva un gran bisogno. Notò che Norman aveva mantenuto la promessa, andandosene da casa sua. “Mi dispiace tanto Norman…” Scacciò subito quel triste pensiero di avergli involontariamente fatto del male scuotendo la testa, ora aveva ben altro a cui pensare. 
Tra pochi giorni sarebbe arrivato il Natale e si sentiva stranamente rilassata, come se si fosse tolta un peso enorme dallo stomaco. Era da tempo che aveva deciso di mettere fine alla loro relazione ma non aveva mai trovato il coraggio di farlo. Ed ora che finalmente tutto si era risolto ogni cosa le pareva più semplice. Non solo aveva trovato la forza per lasciarlo ma si era stupita del modo in cui lui aveva reagito. “ Se avessi saputo che l’avrebbe presa così bene l’avrei fatto molto prima, dannazione”… pensò tra sé. Quindi, con il cuore decisamente più leggero, decise di non perdere altro tempo e di agire immediatamente. Per prima cosa doveva comporre solo un numero di cellulare…
-Fran… che piacere… ma… mancano ancora alcuni giorni a Natale, vuoi farmi gli auguri in anticipo?- chiese felice di sentirla…
-Niente di tutto questo Jet.-
-Uhm… va bene… dimmi che piacere ti serve.- le chiese aggrottando la fronte tanto lei non poteva vederlo…
-Joe è con te? State lavorando?- gli chiese ansiosa…
-Lui? Con me in ufficio? Stai scherzando spero!- … quasi l’ammonì per la sua affermazione… -Shimamura sta al lavoro come io sto a bere acqua al posto della birra.- …sospirò… -Ma perché vuoi saperlo?- le chiese incuriosito…
-Allora sai dov’è?!- gli chiese una seconda volta in trepida attesa… -Jet… sai se lei è con lui?-
-Probabile, ma, ad essere sincero, lui non parla mai con me di queste cose… sinceramente non saprei neanche se si frequentano ancora. Lei è stata all’estero per uno stage e lui è stato molte settimane a Los Angeles per la firma del contratto con un importante azienda che sta entrando nel mercato delle auto sportive. Francamente, non so nemmeno se si vedono ancora. Anche se con Julia e Leo siamo a due ore e mezza di auto non ci vediamo mai… troppo impegnati ciascuno col proprio lavoro.- spiegò chiaramente la situazione, soprattutto… davvero non aveva idea con chi fosse… se con lei oppure da solo…-Potresti provare a chiamarlo… io chiamai Leo qualche giorno fa e gli chiesi di Joe e di Julia ma non seppe dirmi niente… è come se tutti fossero spariti… non lo trovi strano anche tu?-
-In effetti… ma correrò il rischio…- esclamò seria…
-Ma… che hai in mente? Puoi farmi capire qualcosa?- Lei restò in silenzio e lui capì… -Non dirmi che… maledizione…  hai rotto con Norman?- le chiese diretto…
-Sì, e non è stato facile te lo assicuro. Ma ci siamo lasciati abbastanza bene, anche lui l’aveva capito…-
-Capito cosa?-
-Che non poteva funzionare… almeno non per me… Jet… -
-Cosa?-
-Lo sai… non farmi aggiungere altro… ti prego.- gli disse quasi supplicandolo…
L’amico sospirò… -Va bene, ma io non ti ho detto niente, ci siamo capiti?-
-Tranquillo, ora però dimmi dov’è.-
-Un giorno, al lavoro, mi ha detto che, per le vacanze di Natale, avrebbe voluto tornare a Kyoto, nella casetta che sua madre…o meglio, i suoi nonni, gli avevano lasciato. Non so dirti se è da solo o se in compagnia. Abbiamo lavorato a distanza negli ultimi mesi e lui era sempre molto distaccato… sembrava avere altro per la testa, forse sono le scorie di quello che ha passato in Libia e in Israele… o forse l’avvicinarsi del Natale… gli ha sempre fatto quest’effetto e diventa più solitario, ma questo lo sai anche tu.- concluse serio e preoccupato...
-Grazie Jet… ci sentiamo presto per gli auguri.-
-Sicura di non volergli nemmeno telefonare? Sai… per toglierti il dubbio.- insistette preoccupato per lei…- Magari posso chiamarlo io, oltretutto avevo bisogno di un suo consulto su parte di un progetto… non mi costa niente, basta che tu lo dica e lo faccio.-
-No, correrò il rischio e ti prego di non farlo nemmeno tu… o bene bene o male male. Ma l’istinto mi dice che andrà tutto bene. Spero di fargli una bella sorpresa… e non di non averla io una sorpresa.- concluse determinata ed impaziente di intraprendere quel viaggio…
-Allora… in bocca al lupo sorellina.-
-Crepi il lupo…. a presto Jet... e… se lo senti non dirgli niente.-
-Ricevuto.-
Due giorni più tardi… a molti chilometri di distanza…
-E’ stato meraviglioso.-
-Tu sei meravigliosa prof.- la sbeffeggiò…
-La pianti di prendermi in giro?- sorrise rannicchiandosi a lui accarezzando il suo torace forte e muscoloso…
-Sembriamo due liceali che lo fanno per la prima volta.- le disse accarezzandole i capelli mentre la sua testa era appoggiata nell’incavo della sua spalla…
-Infatti, tra noi E’ STATA LA PRIMA VOLTA caro mio.- puntualizzò…
-Beh, fino a quando non ti ho vista sulla porta di casa, non avevo idea di quali fossero le tue intenzioni e poi… non è che tu sia così trasparente-  sottolineò senza girarci troppo intorno ma anche contento di averla lì con lui…
-Hai un bel coraggio!- gli disse alzando la testa di colpo e guardandolo turpe… -Pensa che, per scaramanzia, non ho detto a nessuno che sarei venuta qui da te. Per la polizia e la facoltà, sono in vacanza all’estero ma ben lungi dal pensare al Giappone. Del resto tu sei partito qualche giorno prima senza neanche avvertirmi e ho creduto davvero che non ti andasse di stare con me. Inoltre… non so mai cosa ti passa per la testa…  poi sarei io quella non trasparente!- proseguì rinfacciandogli quel che lui le aveva detto poc’anzi… -Per fortuna, per una volta, ho agito d’istinto ed eccoci qui.-
-Credi ne sia valsa la pena?-
-Joe, non mi sono mai sentita in questo modo.- disse dolcemente
-Così come?- le chiese curioso…
-Così attratta da un uomo, così totalmente amata. Quindi… sì, direi che ne sia valsa la pena. Non lasciarmi mai Shimamura.- gli disse accarezzandogli il viso con tocco delicato della sua mano…
-Altrimenti cosa fai? Mi dai un’insufficienza?- gli rispose canzonandola…
-Spiritoso…- scoppiarono a ridere entrambi…
-Ed ora che succede?-
-In che senso, scusa?-
-Vorrei sapere se ho passato l’esame… vorrei un tuo giudizio.-
-Uhm… tutto sommato direi che sei stato promosso, ma…  per fare una media, occorrono altre verifiche… con un solo voto non posso dare una valutazione completa...- sorrise maliziosa…
-Bene, allora non resta che farne subito altre, così, fatte le dovute somme, potrai darmi quel sospirato 10 e lode…- le disse guardandola attentamente bramando di averla ancora tra le sue braccia…
-Ottimo, saranno tutte senza limiti di tempo, così non ti farai prendere dall’ansia.- gli rispose prendendolo in giro, cosa che a lui piaceva tanto…
E così si persero ancora l’una nell’altro presi dalla passione e da un amore che ad entrambi mancava da tanto… troppo tempo, presi com’erano dal fare del bene agli altri senza mai pensare alla loro felicità. Ora potevano finalmente esserlo, incuranti di tutto e di tutti. Faceva abbastanza freddo quella mattina del 23 Dicembre e non era affatto spiacevole restare ancora sotto le coperte a coccolarsi e ad amarsi, da soli senza pensieri immersi in quella magica atmosfera natalizia…
-Sapevo che non amavi particolarmente il Natale.-
-Questo è vero…  e per molti anni è stato così, ma poi qualcuno mi ha insegnato che non ero solo e che potevo condividere quella festa con gli amici e le persone a cui voglio bene.-
-Chiunque sia deve essere una persona molto importante per te.- 
-Lo è… e sempre lo sarà.-

Capitolo 14

L’indomani…
DRIINNNN…
-Joe… aspettavi qualcuno?-
-Veramente no… chissà chi potrà essere.. forse Gilmore e Ivan che sono venuti a trovarmi ma… loro non sanno che sono qui… lo sa solo Jet mi pare…-
-Mi metto qualcosa addosso mentre apri.-
-D’accordo, io vado a vedere chi è.- Scese le scale e andò ad aprire la porta.
La persona che aveva suonato il campanello era così presa dall’eccitazione e dall’ansia che non pensò bene di usare i suoi straordinari poteri. Nonostante avesse il dubbio di non trovarlo da solo decise di astenersi dall’usare la sua super vista, anche se avrebbe potuto farlo benissimo come quella volta a casa della Kendall. Era sempre stata contraria perché sosteneva di sentirsi sempre meno umana di quello che era e si era ripromessa molte volte di non farlo più. Spesso ci era anche riuscita ma forse quella volta, se tornasse indietro, avrebbe fatto volentieri un’eccezione… Joe aprì la porta, indossava una tuta sportiva adatta alla temperatura di quella regione. Quando la vide impallidì, restando immobile sul posto…
-Ciao Joe…-
-Françoise… che… che ci fai qui?- chiese titubante…
-Sono venuta a trovarti.- gli rispose tradendo un certo nervosismo…
-Ma…-
-Sei occupato? Ho scelto un pessimo momento? Dimmelo, posso tornare più tardi…-
-No… non è questo… anzi entra, fuori fa freddo…- il suo comportamento era strano e lei non capiva il perché... 
-Grazie.- gli rispose timidamente… per poi comprendere il perché della sua titubanza dopo pochi secondi quando la voce di Julia, avvicinandosi all’ingresso dopo aver sceso le scale, divenne sempre più vicina e nitida. Sì, era proprio lei e mentre si avvicinava vestita in quella tutina nera attillata, Françoise pensò che fosse diventata ancora più bella da quando l’aveva vista a New York: i suoi capelli neri erano ancora più lunghi e aveva messo su qualche chilo, tale da rendere le forme del suo corpo, già perfetto di suo, ancora più morbide e sensuali. Per non parlare del suo sguardo… quei suoi occhi scuri, quasi uguali a quelli di Joe, erano lucenti come quelli di una donna che ama pazzamente il suo uomo. Appena Julia vide la ragazza le fece un timido cenno di saluto con la mano e le sorrise. Françoise ricambiò il saluto ma la sua espressione tradiva nervosismo ed imbarazzo. Julia lo notò subito.
Aveva capito il vero motivo della sua visita ma non poteva dire niente, anche se d’istinto avrebbe voluto chiederle che cavolo ci faceva a casa di Joe la vigilia di Natale… se voleva fargli gli auguri, poteva benissimo usare il cellulare. Decise di lasciarli soli, la sua presenza sarebbe stata di troppo. Non le sembrava giusta questa sua improvvisa interferenza nella loro intimità, né 003 poteva pretendere qualcosa da lui, visto che l’aveva lasciato di sua spontanea volontà ma, considerando il loro passato, decise di affidarsi a Joe e ai suoi sentimenti. Forse voleva sapere fino a che punto avesse voltato pagina per dedicarsi alla sua nuova storia con lei… sì, ora poteva avere una conferma. Decise dunque di risolvere quella situazione d’imbarazzo che si era creata lasciandoli liberi di parlare tra loro.
-Credo che voi due dobbiate restare un po’ da soli. Vado a farmi una doccia… Joe, falla accomodare in salotto dove c’è il camino acceso, così state al caldo e parlate.- Con un altro cenno di saluto e, sempre sorridente, li lasciò soli. Nella piccola saletta il silenzio cadde inesorabile… fu sorprendentemente lui a rompere il ghiaccio visto che la tensione stava diventando insopportabile…
-Come stai Fran?-
-Bene… almeno credo.- abbassò lo sguardo…
-Ma… che è successo? Perché sei a migliaia di chilometri da Parigi? E… Norman? E’ in giro per lavoro?- le chiese ignaro delle vere intenzioni e motivazioni della ragazza…
-Tra me e Norman è tutto finito… da molto tempo in realtà, almeno da parte mia.-
-Mi dispiace, sembrava davvero il tipo giusto. Si vedeva che teneva molto a te, che ti amava e soprattutto aveva accettato la tua vera natura senza batter ciglio, questo… è positivo, non trovi? Che ci siano persone che non si fermano alle apparenze e ti trattano da essere umano…- rifletté, forse riferendosi anche alla persona che, in quel momento, aveva acceso l’acqua corrente… 
-E’ tutto vero e provo ancora molto affetto per lui ma, come ti ho detto l’ho lasciato definitivamente.- A quelle parole, lo sguardo di Joe cambiò radicalmente, aveva intuito la situazione e pensò che era arrivato il momento di chiarire alcune questioni…-Ora è meglio che io vada, scusami se vi ho disturbato.- 
Stava per aprire la porta quando lui l’afferrò per un braccio…
-Aspetta, forse è meglio se usciamo.- le disse  infilandosi le scarpe e prendendo cappotto, sciarpa e chiavi… -VADO FUORI, CI VEDIAMO DOPO…- esclamò ad alta voce per farsi sentire da Julia
-VA BENE, CHIUDI A CHIAVE QUANDO ESCI.- 
Iniziarono a camminare fianco a fianco e, dopo alcuni minuti, giunsero in un parco verde molto ben curato. Joe si fermò… -Ci sediamo qui?- le disse indicando una panchina libera…
-Va bene.- Si sedettero e Joe si girò verso di lei…
-Vedo che indossi solo il cappotto… non hai portato il tuo solito sciarpone preferito?-
-Nella fretta l’ho dimenticato…-
-Allora dovrò pensarci io…-
-No, sto bene grazie…-
-Ti conosco bene, senti freddo… ecco, prendi questa… e… accidenti… li ho dimenticati… aspetta… eccoli, meno male li avevo in tasca… ma dove ho la testa…-
-Grazie…- allungò la sua mano per prendere la sua sciarpa quando lui la colse di sorpresa…
-No, faccio io.- le cinse il collo con la sua calda sciarpa di cashmere e poi le fece indossare i propri guanti di lana coprendo le sue mani infreddolite…
-Ora va molto meglio…- arrossì…
-Ti trovo bene Fran…-
-Grazie… anche tu stai benissimo.- poi lui divenne serio improvvisamente…
-Françoise… perché sei venuta qui… da me?- le chiese perplesso…
-Joe… sul serio me lo stai chiedendo?-
-Devo chiedertelo…e ti prego di rispondere sinceramente…-
-Io… ero venuta per te, ma non sapevo ci fosse anche lei. Non immaginavo… ecco… che la vostra storia fosse continuata, ma arrivati a questo punto non ha più importanza.- gli disse con tono amareggiato distogliendo lo sguardo da lui…
-In realtà non sapevo bene nemmeno io cosa fare, ho talmente sofferto quando mi hai lasciato che ci ho messo molto tempo prima di potermi fidare di nuovo di una donna.-
-Mi dispiace per tutto, per averti trattato come ti ho trattato.- gli rispose sinceramente pentita…
-Non devi scusarti di niente. Ero io quello sbagliato ed ero io l’ingenuo che voleva far cessare tutte le guerre nel mondo. Quando ho capito che sono proprio gli uomini… tutti gli uomini di qualsiasi razza o religione che si fanno la guerra uccidendosi tra loro massacrando anche vittime innocenti, ho pensato che stavo perdendo il mio tempo e che tutte le convinzioni che avevo, in realtà, erano tutte stronzate. Così ho mandato a quel paese colui che ritenevo fosse una persona giusta e me ne sono andato, definitivamente. Il resto lo sai.-
-Ma io ho sbagliato a non darti altro tempo e ho sbagliato a giudicarti come ti ho giudicato.-
-Tranquilla, è acqua passata, ora siamo di nuovo quelli di prima, non credi?-
-Non esattamente a quanto vedo.- gli disse triste e contrariata dalle sue parole che non rispecchiavano certamente i suoi pensieri… 
-Ti riferisci al mio rapporto con Julia?-… sospirò… -Françoise, ti ripeto ancora una volta… mi dici perché sei qui? Cosa ti aspetti da me ora?- le chiese divenendo improvvisamente serio e lei tremò per quello… 
-Sono qui per tornare con te, solo per questo.- Non seppe bene neanche lei come gli uscirono dalla bocca quelle parole, venute fuori in modo del tutto inaspettato…
-Fran, sai benissimo che le cose sono cambiate. Ora io sto con lei, e sono felice. Ci amiamo molto ed io voglio che questa storia funzioni. Mi ha accettato in ogni modo, sia come uomo sia rispetto alla mia natura. Sto benissimo insieme a lei, mi sento al sicuro… cerca di capirmi… ti prego.- 
-Capisco benissimo Joe e capisco anche che ho fatto male a cercare di riconquistarti. Io credevo… speravo che tutto quello che c’è stato tra noi bastasse per ricominciare ma, ora, ho come l’impressione che non è rimasto niente.- gli disse quasi in lacrime…
-Non è vero. Tu e quello che c’è stato tra noi lo porterò sempre e ovunque con me, te lo dissi anche a New York… oramai dovresti conoscermi.-  le rispose un po’ deluso del fatto che lei potesse solo pensarlo…
-Mi sento un’ingenua. Credevo che, nonostante tutto, ci fossimo in qualche modo riavvicinati a New York e non parlo solo del lavoro che abbiamo fatto insieme, parlo di noi. Tu mi hai incoraggiata, sostenuta, mi hai riempito di elogi e complimenti sinceri, ti sentivo complice come un tempo. Onestamente non mi sarei aspettata che tu iniziassi una storia con lei. E vero, ho sbagliato a restare con Norman… e forse in parte la mia decisione era dovuta alla gelosia che provavo quando vedevo te e Julia così intimi ma l’ho fatto anche perché in quel momento credevo davvero di amarlo. Come hai detto anche tu, lui mi amava, mi ama tutt’ora alla follia ed io ho cercato  con tutta me stessa di costruire qualcosa con lui… forse per gratitudine e onestà verso di lui, ma la verità è sempre stata una sola… non ho smesso di amarti e mai ci riuscirò.- concluse delusa e rassegnata…
-Mi dispiace molto credimi… anch’ io sono nella tua stessa situazione ma con la differenza che io voglio stare con lei, non posso lasciarla solo perché tu ti sei resa conto di amarmi ancora.- le disse dispiaciuto guardandola con espressione triste…
-Joe… io.- abbassò lo sguardo stringendo i pugni sul suo cappotto… 009 le si avvicinò fino ad arrivarle a pochi centimetri dal suo viso… Lei lo guardò stupita, non sapeva cosa aspettarsi ma lo sguardo di lui le era sembrato ancora più serio e profondo…
-Françoise, perché? Perché solo ora? Maledizione…non è giusto… non è giusto per me, e non lo è per nessuno di noi.- le disse amareggiato e sinceramente preoccupato per lei ma, purtroppo per lui, questo suo pensiero 003 non lo comprese del tutto…
Ed infatti quella frase, anche se detta in buona fede, scatenò una delusione immensa dentro di lei. Sì perché a suo parere lui era preoccupato solo per sé stesso e del suo rapporto con Julia, non considerava minimamente il fatto che lei avesse fatto quel lungo viaggio per lui… che egoista…pensò… E Quindi perse ogni inibizione e decise di tirar fuori ogni cosa che si teneva dentro, come un fiume in piena. 
-Come puoi essere così superficiale e dirmi questo dopo tutto quello che abbiamo passato insieme?- gli rispose sostenendo il suo sguardo…
-Ti prego… non rendere le cose ancora più difficili di quel che sono.-
-Quindi… è finita sul serio questa volta? DIMMELO…!- gli rispose sull’orlo del pianto…
-Fran… io…- ammutolì…
-Lascia perdere Joe, ho già capito da sola.- sospirò rassegnata… Seguì un momento di silenzio, di amarezza da parte di entrambi, fino a quando Shimamura decise che era il momento di chiarirsi una volta per tutte…
-Credi che per me sia facile? Se ero così speciale come dici perché mi hai scritto quella dannata lettera? Non potevi lasciarmi guardandomi negli occhi? Almeno quello credevo di meritarlo.- le disse tirando fuori ancora quella questione che lo consumava dentro da molto tempo… cosa che lei non prese affatto bene…
-Ancora con questa storia! Quindi è così che stanno le cose…- le rispose delusa sentendosi dire quelle parole, non sapendo quanto le fosse costato scrivergliela… - Non sai dirmi altro? Sai una cosa?- … si stava innervosendo… -Arrivati a questo punto, dicendomi questo, penso che tu non mi abbia proprio capita … e casomai credo sia IO quella che non è stata speciale come mi dicevi anzi, sono stata una delle tante, quella di passaggio che forse hai amato solo perché siamo simili. Ora ti piace lei… d’accordo, è bellissima, con tutti i pregi possibili ed inimmaginabili ma non ti amerà mai come ti amo io!- concluse arrabbiata e delusa…
-Non sei tu quella che parla, calmati.- le rispose seriamente preoccupato perché non si ricordava di averla mai sentita parlare in quel modo…
-Perché dovrei calmarmi? Mi hai respinta per… per stare con lei… perché? Che cosa ha lei che io non ho? E’ più matura di me? Forse più razionale? Sensibile? Più attraente? Comprende il vero Joe? Oppure è molto brava a letto?- Quest’ultima affermazione lo fece uscire di senno ma pensò che, tutte quelle parole  dette in quel momento particolare, fossero dettate dalla frustrazione e non dalla ragione… non era lei quella che parlava… ne era certo, ma allora perché lo stava facendo?
-Meglio che tu vada Françoise. Ne parliamo con calma un’altra volta, va bene? Adesso ti chiamo un taxi così puoi raggiungere il dottor Gilmore… che ne dici? Così rivedi anche Ivan?!- le disse come se fosse la cosa più normale del mondo in quel momento…
-Tranquillo, me ne vado Joe, non voglio turbare ancora la vostra intimità… ma quando tornerai sappi che potrei non esserci per te e per tutti i tuoi fantasmi che ogni tanto ti assillano… o forse ora ci pensa la tua dottoressa!?-
insinuò sarcastica facendolo di nuovo arrabbiare ma, fortunatamente, riuscì a mantenere ancora la calma…
-Perché sei così crudele con me? Mi ferisci profondamente in questo modo, te ne stai accorgendo?- gli chiese incredulo…
-Perché ne ho il diritto, soprattutto dopo averti aspettato così a lungo, mentre tu facevi la tua vita liberamente facendomi soffrire.- sentenziò freddamente…
-Sei ingiusta… e lo sai.-
-La cosa che non accetto è che è bastato un solo errore da parte mia per buttarti tra le braccia di un’altra. Tu hai sbagliato molte volte con me, perché io non ho avuto il diritto di farlo?-
-L’unico errore che ho commesso stando assieme a te è stato quello di illuderti che potessi smettere quella vita, ma non mi sono buttato subito tra le braccia di un’altra, ho sempre sperato di tornare insieme e dimostrarti quanto ti amassi ancora ma non ne ho più avuto la possibilità… la mia storia con Julia è stata una sorpresa anche per me….- le fece notare pacatamente… 
-La verità è che tu non hai mai accettato che io potessi trovare l’amore in un altro uomo, come è vero che Julia non è la donna della tua vita… né potrà mai esserlo…  lo sai bene anche tu come lo so io che se ti avessi aspettato saremmo ancora insieme e non c’era altra donna che tu avresti amato!-
Joe non ci vide più. Si rese conto che Françoise stava insinuando che la sua storia con la bella criminologa era un ripiego dovuto alla delusione ricevuta da lei ma non era così. Lui non avrebbe mai fatto una cosa del genere, aveva fatto semplicemente la sua scelta, ed era sinceramente innamorato di Julia. Perché allora lei cercava di mettergli dubbi che lui non aveva? Non riusciva a credere che lei potesse pensare certe cose di lui e ci era rimasto davvero male. Con questi pensieri le rispose in maniera più diretta cercando di mantenere una calma che in realtà non aveva…
-Ascolta, è assolutamente inutile che tu cerchi continuamente di insinuarmi dei dubbi sulla mia storia con Julia perché ti assicuro che non ne ho.- le disse con dissenso e deluso da quel che gli stava dicendo, come se a parlare fosse un’altra… 
-Invece ho ragione, è inutile che tenti di convincermi.- 
-Non questa volta, Françoise, e sono convinto che in questo momento tu non sia lucida, piuttosto molto arrabbiata. La Fran che conosco è una ragazza fantastica, amabile e sincera che non direbbe mai certe cose. No, non sei tu quella che sta parlando perché, se tu lo fossi, a quest’ora me ne sarei andato. Ti prego Fran guardami… sono io, sono Joe, quello che conosci meglio di tutti, compreso me stesso… quello con cui hai condiviso tanti anni l’uno fianco all’altra, quello che ti ha amata, ti ama ora e che ti amerà per sempre ma ora le cose sono cambiate e ognuno di noi ha intrapreso la sua strada… ti scongiuro, non buttiamo tutto quello che c’è stato tra noi alle ortiche e conserviamo i nostri bei ricordi.-
-No Joe, sei tu quello che non è lucido e che sta mentendo a sé stesso… sei TU che stai rovinando tutto quel che c’è stato tra noi a causa di quella donna.-
-Ti assicuro che la mia è stata una scelta assolutamente convinta, perché continui a dubitare?- Lei lo guardò malissimo, aveva capito che non c’era niente da fare ed esplose in un grido di rabbia…
-MALEDIZIONE… IO TI CONOSCO E QUANDO TI SARAI STANCATO DI LEI, DEL SUO VIZIO DI ABVERE IL CONTROLLO SU OGNI COSA E DEL SUO ESSERE COSI’ PERFETTA DA FAR VENIRE LA NAUSEA, SAPPI CHE POTREBBE ESSERE TARDI.- concluse fuori di sé con durezza inaspettata che lo lasciò a bocca aperta… ma solo per qualche istante perché Joe, visibilmente arrabbiato, tiro fuori tutto quello che aveva dentro e che non aveva mai avuto il coraggio di dirle…
-Ti ripeto, non ti riconosco più… e mi dispiace davvero tantissimo però, arrivati a questo punto, possiamo anche salutarci… ti auguro il meglio Françoise…- concluse brusco deciso a finirla lì. Poi si voltò e stava per andarsene quando lei…
-SEI SOLO UN VIGLIACCO. PERCHE’ NON AMMETTI SEMPLICEMENTE DI AVER SMESSO DI AMARMI?- gli disse quelle parole gridandogli contro e lui si voltò lentamente riavvicinandosi a lei con sguardo non propriamente tenero…
- Potrò anche essere un vigliacco ma non dirmi mai più una cosa del genere…io ti ho sempre messa al primo posto nei miei pensieri!- la sua espressione divenne amareggiata e lei si irrigidì temendo per quello che stava per dirle…  
-A new York ti dissi una cosa, se ben ricordi… che ognuno di noi deve chiudere…- non lo fece continuare…
… - i conti con una vita prima di poter proseguire in un’altra.- proseguì tranquillamente ricordando bene dove e quando glielo disse…
-Io ci sono riuscito Françoise… e tu?- 
-Certo, ne sono assolutamente sicura, anche se non mi permetti di dimostrartelo.- asserì decisa
-Lo so ma tu lo hai fatto in pochi mesi… io ci ho messo molto di più.- continuò guardandola stranamente mentre lei si stava pian piano irrigidendo…
-Cosa vorresti dire?- gli chiese perplessa non avendo la minima idea a cosa si stesse riferendo, ma era troppo concitata e curiosa di saperlo ed aspettò che continuasse… dopo, casomai, gliene avrebbe dette quattro… ne era sicura…
-Ognuno di noi nella propria vita è chiamato a farli dei conti. In passato ho dovuto fare i conti con le mie ansie e paure di non essere accettato per il mio passato da teppista. Poi sei arrivata tu e tutto è cambiato. Certo, ci avevano trasformati ma averti vicina mi rendeva sereno e mi aveva fatto pian piano accettare quel cambiamento. Anzi, una parte di me ne era felice altrimenti non ti avrei mai incontrata. Il problema è che io ti amavo ma mi sentivo talmente inadeguato che non sapevo cosa fare, il mio pessimismo mi diceva che non ero degno di te e quindi mi sono chiuso in me stesso. Poi grazie al tuo affetto e alla tua smisurata pazienza le cose sono andate meglio e ho potuto esprimerti a parole tutto quel che sentivo e ci siamo messi insieme, amandoci, seppur tra alti e bassi. Sembrava fossimo destinati a restare insieme per sempre, almeno io ne ero sicuro credendoci fino in fondo ma poi ecco che ho dovuto fare altri di conti, questi ancora più difficili da accettare. Dentro di me non immaginavo o forse non volevo vedere fino a che punto ti fossi stancata di tutta quella situazione. Solo quando hai deciso di lasciarmi con quella stramaledetta lettera ho realizzato ogni cosa, proprio in un momento in cui mi sentivo molto triste e solo, terrorizzato da quella situazione. E’ vero, mi avevi avvertito e ho peccato di presunzione pensando che tutto sarebbe passato ma non è stato così. Avevi preso la tua decisione e hai fatto una scelta, razionale e ponderata ma l’ho accettata. E’ strano. Dentro di me conservavo una speranza di riconquistarti fino al momento in cui sono venuto a sapere che ti eri messa con quel tipo ovvero un’altra realtà, forse l’ultima, con cui ho dovuto fare i conti. Ho sofferto per te, il mondo mi era crollato addosso e mi sono chiuso ancora a riccio. Poi l’avventura a New York dove ho conosciuto Julia… è stata lei che mi ha permesso di chiudere tutti i conti. Ora tocca a te fare i tuoi conti, e dovrai farli con la realtà che hai appena visto.- concluse lasciandola ammutolita e senza forza di reagire. 
-Io… io… ti odio.- gli disse sull’orlo del pianto…
-Françoise… io…- fece cenno di carezzarle il viso ma lei non la prese affatto bene…
-Non toccarmi… allontanati da me!- tremante di rabbia indietreggiò di qualche passo…
-Ti scongiuro, calmati… non volevo dire quelle cose… perdonami…-
-Non voglio vederti mai più… addio!- oramai con gli occhi gonfi di lacrime, si tolse di rabbia i suoi guanti e glieli tirò malamente colpendolo al petto. 
“Io invece ti amerò per sempre mia dolce Françoise”.
Amareggiata e sconvolta, fuggì piangendo e correndo lontano da lui… forse per sempre. Dopo aver percorso un bel po’ di strada, si fermò chiamando un taxi e vi entrò. Ripensava alle sue parole, a quanto era stato crudele, ma anche lei lo era stata con lui, ne era consapevole. Pensò che avesse le sue ragioni ma non si aspettava che certi  fatti accaduti in passato fossero scolpiti ancora nella sua memoria. Pensò a quanto lui avesse sofferto e ora, attraverso le sue parole, se ne stava rendendo conto. Pianse ancora, per molto tempo. Non era sicura nemmeno di aver detto al tassista la destinazione ma, quando vide la stazione dei pullman, si rassicurò. Joe nel frattempo aveva raccontato tutto a Julia. Lei fu molto comprensiva con lui…
-Se vuoi un mio consiglio, ora lasciala da sola. So come ti senti e che ti stai maledicendo per quello che le hai detto, specie del passato, ma, sai Joe, il passato fa parte di noi e, anche se non vogliamo, ci condiziona nelle scelte che facciamo nel presente. Sei stato sincero, forse completamente per la prima volta. Sono sicuro che lei lo apprezzerà, anche se si sentirà colpevole e non parlo solo del passato, quanto di quella maledetta lettera. Certo non le avrà fatto piacere che tu le abbia rinfacciato quelle cose ma, se quello era un mattone che ti portavi nello stomaco, allora è stato un bene per te esserti tolto quel peso.-
-Forse, dentro di me , non l’ho mai perdonata.- ammise tristemente…
-No, l’avevi fatto venendo a New York, ma probabilmente il destino aveva altro in serbo… per ognuno di noi.- gli disse accarezzandogli i capelli…
-Hai ragione, ma mi dispiace tanto per lei… credimi.-
-Lo so questo, anch’io non voglio che soffra, non lo merita… soprattutto lei, ma è la vita stessa che ci porta a fare delle scelte. Volenti o nolenti le facciamo tutti i giorni, spesso giuste e qualche volta sbagliate. L’importante è essere sempre sinceri con noi stessi e con le persone che ci vogliono bene. Non rammaricarti, e non fartene una colpa… il tempo guarisce tutte le ferite, te lo dico per esperienza.- continuò rassicurandolo abbracciandolo più forte che poteva.
-Hai perfettamente ragione.-
-Sai cosa ti consiglio di fare tra un paio di mesi?-
-Cosa?- si incuriosì…
-Chiamala, anche con una scusa banale… tu chiamala. Se ti tratta male fa niente… richiamala. So che ci tieni a lei e che ti dispiace immensamente quindi fallo, quando te la sentirai… io non dirò niente.- concluse cercando di tranquillizzarlo…
-Grazie… ma dove ti ho trovata!- in lacrime, le sorrise e lei pensò che fosse davvero il ragazzo più sensibile del mondo…
-Forse… sono sempre stata nella mia città in attesa che tu mi trovassi.-
-Ti amo, dottoressa Kendall.-
-Anch’io ti amo Shimamura… ah, volevo ricordarti che quell’albero non si farà da solo, lo sai vero?-
-Hai ragione, mettiamoci al lavoro.-
Più tardi…
-C’è nessuno?- gridò entrando con la propria chiave…
-Françoiseee… che piacere vederti quale buon vento ti porta da me?- si abbracciarono calorosamente…
-Nostalgia dottore, molta nostalgia e un bisogno di avere tanti consigli dal mio secondo papà…- sorrise…
-Ehm… ci sono anch’io.- svolazzante, arrivò anche 001…
-IVAN… piccolo, vieni subito qui… quando mi sei mancato…- gli disse prendendolo in braccio…
-Spogliati… mettiti comoda e sediamoci in salotto al calduccio… voglio che mi racconti quello che hai fatto in tutto questo tempo perché…ti fermi, vero?-
-Non ho nessuna fretta professore, resto molto volentieri.- appoggiò il suo cappotto vicino al fuoco affinché si asciugasse e poi si stava per togliere la sciarpa… già… proprio la sua sciarpa. 
“Come sai di buono… amore mio.” 
                                                                   FINE

1)La scena della sparatoria ed il proseguo delle indagini che fanno da cornice alla fanfic, sono volutamente prese dal film “Jack Reacher, la prova decisiva”
2) Mi ispirava unire due personaggi come Julia Kendall, nonostante l’abbia descritta con i capelli lunghi come li aveva da laureanda e non corti come nel fumetto originale, e 009... non me ne vogliano le fan di 003.
3) spero vi piaccia… grazie a tutti.           
                                        
                                                                 04/06/2022                                 

                                                          






























     


                     





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