FanFiction City Hunter | Io e te senza di te di MarySaeba92 | FanFiction Zone

 

  Io e te senza di te

         

 

  

  

  

  

Io e te senza di te   (Letta 344 volte)

di MarySaeba92 

11 capitoli (in corso) - 0 commenti - 1 seguace - Vietata ai minori di 16 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaCity Hunter

Genere:

Angst - Drammatico - Romantico

Annotazioni:

Traduzione

Protagonisti:

Ryo Saeba - Kaori Makimura

Coppie:

Ryo Saeba/Kaori Makimura (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Capitolo Undici 

 


  

“L´hai vista?”
 
Ho appena messo piede al Cat´s Eye quando salta fuori la domanda. Guardo Miki e la sua espressione ansiosa e mi avvicino, con un sorriso rassicurante.
 
“Sì. Poco prima di fare un giro al parco” rispondo, con aria da pervertito.
 
“Non posso crederci, Ryo. Pensavo avessi finito con le tue stupidaggini. Non posso crederle che tu possa fare questo mentre lei...” si arrabbia.
 
“Devo farlo, Miki. Proprio come devo fare...questo” dico, saltando sul bancone per afferrarla e strofinarmi sul suo petto, con la mia faccia da idiota, “colpiscimi, Miki” le dico, sentendo che rimane stupefatta dal mio atteggiamento e non fa nulla per sfuggirmi.
 
Improvvisamente mi sento afferrare dalla schiena, vengo sollevato e scagliato contro il muro, a testa in giù, prima di avvertire il mio amico tirare fuori il bazooka e alzarlo, molto probabilmente puntato su di me.
 
“Siete troppo cattivi” mi lamento.
 
Mentre torrenti di lacrime scendono dai miei occhi, sbircio fuori dalla finestra e vedo l´uomo che mi segue da un´ora scuotere la testa e andarsene. Mi fermo subito, mi raddrizzo e Umi mette via il suo aggeggio.
 
“Scusate per il casino” dico, prendendo posto sullo sgabello.
 
“Ti segue da tanto?” chiede Falcon.
 
“Un´ora, da quando ero al parco. Per fortuna non c´era prima”
 
Dovrò essere più discreto e attento venendo a trovarti. Alcuni potrebbero volersi assicurare che non mi sia preso gioco di loro e della voce che gira, ma farò di tutto per proteggere il mio segreto.
 
“Non si può far uscire Kaori dall´ospedale?” chiede Miki.
 
La guardo e sospiro. Farti uscire dall´ospedale per portarti alla clinica sarebbe una buona cosa. Saresti sicuramente più al sicuro lì e il mio andirivieni solleverebbe molte meno domande. Permetterebbe anche ai nostri amici di farti visita e supportarti.
 
“No. Le hanno tolto i tubi dal torace ma ha avuto la polmonite a causa del respiratore. Cercherò di tornare discretamente da lei a fine giornata”
 
“Presto sarà una settimana...fatico ancora a crederci” sospira addolorata. “Ogni volta che suona il campanello, mi aspetto di vederla arrivare. Mi manca tantissimo”
 
Non so cosa dirle, quindi abbasso lo sguardo e fisso il mio caffè. Cosa dovrei dire? Che deve adattarsi, abituarsi all´idea? Come potrei farlo, non ci riesco nemmeno io. Ovunque io vada, mi sembra di vederti, di sentirti. Anche al parco, mi è preso un momento di panico immaginando che arrivassi con il tuo martello. Riflesso pavloviano, si può dire... Ti ho cercato ovunque fino a quando ho capito che era stupido, che non eri in condizione di saltare fuori dal letto per venire a punirmi anche se, francamente, ricevere un martellone mi avrebbe fatto sobbalzare di gioia . Il mio umore è precipitato e ci è voluto uno sforzo considerevole per riprendere la mia ricerca di mutandine mentre percepivo quella presenza nelle vicinanze.
 
Sentendo suonare in modo strano il campanello, mi giro e vedo Falcon tornare al bancone, posizionando l´oggetto davanti a sua moglie. Miki lo guarda con occhi spalancati e bagnati di lacrime, allungandosi per prenderlo e tirando indietro la mano bruscamente, portandola alle labbra.
 
“Lo rimetteremo al suo posto quando Kaori tornerà” decide lui.
 
Miki si allontana e ci lascia soli. Sono un po´ come lei in realtà. Questo gesto ha un effetto bizzarro su di me. Sentire la campanella era un simbolo. Toglierlo a causa tua è un po´ come un segnale funesto. D´altra parte, ha detto che lo rimetterà, quindi anche lui ha speranza.
 
“Bisognerà essere pazienti, ma lo sentiremo di nuovo tintinnare” aggiunge, posando lo strofinaccio prima di raggiungere sua moglie.
 
Rimango da solo nel caffè di fronte al campanello. Quante volte il suo tintinnio ha preceduto il suono di un martello che si è schiantato sul mio cranio? Quante volte non l´ha fatto? Non ci ho mai veramente prestato attenzione ma non sopporto l´idea che non sia più al suo posto e tutto ciò che può simboleggiare, proprio no e più lo vedo, più sento salire la rabbia. I miei pugni si stringono e si aprono convulsamente. Il mio sguardo è freddo. Un´energia gelida e potente sembra invadermi e all´improvviso mi ritrovo in piedi, lo sgabello cade all´indietro, la mia mano si alza, il viso congelato in una maschera di furia.
 
So cosa accadrà. Vedo l´intera scena svolgersi davanti ai miei occhi. Il mio braccio sbatterà sul bancone e spazzerà via tutto ciò che sostiene. La mia tazza di caffè, ancora piena e fumante, sfreccerà nell´aria, il suo contenuto si diffonderà in una scia nerastra nell´aria prima di cadere a terra mentre la porcellana andrà probabilmente a sbattere contro il muro, data la forza del colpo, prima di cadere a terra. Se ciò non bastasse, e probabilmente non basterà, colpirò tutto ciò che mi capiterà in mano: sgabelli, vassoi vicini, tutto ciò che posso afferrare dietro il bancone... Anche una volta distrutto tutto, la mia rabbia non sarà esaurita e non so dove né a chi la rivolgerò.
 
So cosa accadrà. Vedo l´intera scena svolgersi davanti ai miei occhi. Il mio braccio sbatterà sul bancone e spazzerà via tutto ciò che sostiene. La mia tazza di caffè, ancora piena e fumante, sfreccerà nell´aria, il suo contenuto si diffonderà in una scia nerastra nell´aria prima di cadere a terra mentre la porcellana andrà probabilmente a sbattere contro il muro, data la forza del colpo, prima cadere a terra. Se ciò non bastasse, e probabilmente non sarà abbastanza, andrò dietro a tutto ciò che mi viene in mano: sgabelli, vassoi posizionati vicino, tutto ciò che posso afferrare dietro il bancone... Anche una volta distrutto, la mia rabbia non lo farà essere sfinito e non so dove né a chi lo rivolgerò.

Mentre sto per abbassare il braccio per scatenare la mia rabbia distruttiva, sento qualcosa che mi afferra il polso. Mi ritrovo come bloccato dalla sensazione di calore che mi prende, mi circonda, si insinua in me.
 
“Pensi davvero che questa sia la soluzione? Scappare? Distruggere tutto? Pensi che ti aiuterà?”
 
È nella mia testa, lo so. La tua voce è nella mia testa. Tu non sei qui ma stai parlando con me. Non è possibile. Il calore continua ad invadermi e, chiudendo gli occhi di fronte alle sensazioni che nascono, mi rendo conto che sei tu, cioè, è come se fossi tu a trattenermi. Queste parole, questa discussione, l´abbiamo già avuta, giusto? No? Non lo so più. I miei pensieri sono mescolati tra ricordi e situazioni che avrebbero potuto accadere. Sei nella mia testa, Kaori. So come la pensi, so cosa potresti dirmi quindi non so se sto fantasticando o se mi sto ricordando...
 
Il mio braccio cade lungo il mio corpo e mi lascio trasportare da questa sensazione di morbidezza. Rammento tutte quelle volte che mi hai preso tra le tue braccia e lascio che i ricordi di ciò che ho sentito, il tuo calore, la tua dolcezza, il tuo amore, leniscano la mia rabbia. Sentendo il mio cuore calmarsi, ci metto sopra la mano e immagino che batta come quando sei tra le mie braccia o io sono tra le tue, all´unisono, con calma... Perché l´ho dimenticato, Kaori? Perché per qualche minuto ho dimenticato questa cosa fondamentale?
 
“Tu sei in me così come io sono in te”
 
La mia rabbia torna sotto controllo, presto dimenticata, apro gli occhi e poco lontano vedo Falcon che è tornato, Miki proprio dietro di lui. Non hanno voluto interferire. Forse dovrei vergognarmi di aver perso il controllo, ma non è così. Possono capire. Sanno chi sono, da dove vengo e cosa ci lega. Senza una parola, prendo lo sgabello e afferro il campanello. La osservo per un momento prima di voltarmi verso la porta e rimetterla al suo posto.
 
“Kaori non se n´è andata. Se vuoi toglierlo, trova un altro motivo che l´attesa del suo ritorno” dico al mio amico. “Miki, so che Kaori ti manca e che è difficile non avere una risposta su quando tornerà, ma devi continuare a vivere normalmente per te stessa, per Falcon e un po´ anche per lei. Rallegrati di ogni giorno che passa, accumula piccoli aneddoti da raccontarle quando potrai vederla, cose che la faranno ridere o intenerire. Ne avrà bisogno per i momenti complicati che vivrà dopo il risveglio”
 
Mi guarda un po´ smarrita, un po´ sorpresa anche, forse perché pochi minuti fa si trovava di fronte a un uomo disperato e ora sono… calmo forse è la parola giusta, o sotto controllo.
 
“Come? Cerco di aggrapparmi a te e dirmi che andrà tutto bene, ma quando pensiamo che stia meglio, vieni a dirci che si è presa un´infezione. È così debole” sussurra, di nuovo con le lacrime agli occhi.
 
“Il suo corpo è debole, ma lei è forte. I medici si prendono cura del fisico, noi della mente. Non dimenticate chi è” dico loro.
 
Detto questo, finisco il mio caffè in un sorso e me ne vado, sorridendo mentre sento suonare il campanello. Spero che il messaggio sia arrivato e che Miki si riprenda. Con le mani in tasca, torno al mio palazzo e al poligono di tiro. Non abbiamo mai veramente rattoppato il passaggio che ho creato quando Reika si è trasferita. Al massimo ho installato una porta per mantenere l´insonorizzazione della stanza e una certa intimità. Non tutti nell´edificio accanto sono sweeper o investigatori privati. Di certo non verrebbe accettato bene se uno di loro arrivasse qui per caso. La polizia potrebbe arrivarci ugualmente e sarebbe un bel problema.
 
In meno di due minuti, sono fuori dalla porta dell´ufficio della mia nuova partner e, ascoltando una conversazione, mi siedo in un angolo aspettando che finisca il suo appuntamento. Dura un po´ e ne approfitto per osservare la stanza. Si è riadattata da quando ho lavorato per lei per alcuni giorni. È ancora semplice ma molto formale. In effetti è molto professionale, esattamente l´opposto di noi e dei nostri appuntamenti in giro per tutta la città. Dopotutto, non voglio davvero avere una vetrina. Rispondo a un tipo di domanda molto specifica ai margini della legalità e un certo anonimato è ben accetto. E in aggiunta, si adatta di più alla mia personalità e tu non sembri lamentarti, se non per la mancanza di lavoro...
 
“La chiamo non appena ho notizie”
 
“La ringrazio”
 
Vedo il cliente andarsene e, appena è scomparso, mi avvicino alla porta rimasta aperta. Reika è alla sua scrivania, a controllare gli elementi che devono esserle stati affidati dal nuovo cliente. La osservo per un momento, vedendo i gesti acquisiti dalla sua esperienza in polizia, chiedendomi se mi ha notato. Devo orientarmi con lei. Non è come con te, quasi istintivo per la nostra complicità ed esperienza comune.
 
“Avrei avuto il tempo di spararti” dico infine.
 
“Mi chiedevo quando ti saresti deciso a parlare” risponde, guardandomi a malapena. “Se mi stai mettendo alla prova, è inutile. Sono una professionista, Ryo. Non dimenticarlo” aggiunge.
 
“A differenza di Kaori, è questo che intendi?” le chiedo con voce leggermente aspra.
 
Mette giù la penna e mi guarda, valutandomi.
 
“Ho superato quella tappa. Posso ammettere che nel corso degli anni la vostra collaborazione è diventata molto efficace, anche se non è convenzionale. Converrai su questo punto?” replica, beffarda.
 
“Convengo. Non capita tutti i giorni di imbattersi in un professionista della pistola con una folle e i suoi martelli”
 
“Non capita tutti i giorni che un professionista faccia di tutto per mantenere pulite le mani della sua partner. Sono sorpresa che tu non sia rimasto ferito di più”
 
“È il mio corpo da dio greco. Scherzi a parte, ho alcune informazioni sul tuo ultimo cliente”
 
Mi avvicino e mi siedo di fronte a lei. Le dico cosa ho scoperto seguendo la pista che mi aveva dato. Concentrata, prende appunti e fa domande. Passiamo un lungo momento così prima di chiudere la discussione.
 
“A proposito, stasera ho un appuntamento per un messaggio sulla lavagna. Ti mando un messaggio per aggiornarti” mi avvisa.
 
“Va bene, grazie”
 
Lascio il suo ufficio per tornare a casa per un po´. Senza molto entusiasmo, preparo uno spuntino prima di mettermi a fare le pulizie. È passato parecchio dall´ultima volta che ho trascorso così tanto tempo a pulire la nostra casa. Il mio ultimo contributo è stato di garantire la tua sicurezza mentre pulivi le finestre. Eri in piedi su una scala a pioli, le finestre del quinto piano aperte, e io non ero proprio calmo. C´è anche da dire che, quel giorno, ti eri incapricciata a farlo e la tua minigonna aveva contribuito a tutto il resto… beh almeno il tempo che ti è rimasta addosso.
 
L´appartamento è ancora pulito e potrei certamente sfuggire al lavoro ma non lo faccio. Voglio mantenere questo posto come l´hai lasciato. Non voglio che ti vergogni che le persone siano venute qui pensando che fosse incasinato o sporco. In pochi giorni non me la sono cavata male. I piatti sono puliti, la tavola sgombra, ed è da un po´ che non tiro fuori nessuna rivista, neanche questa settimana. C´è da dire che ho sicuramente in mente immagini molto più godibili di cui tu sei la protagonista, ma le circostanze non si prestano molto alle fantasie.
 
Eseguendo i gesti che fai di solito, percorro l´appartamento in tutte le direzioni metodicamente, domando dolcemente la mancanza creata dalla tua assenza. Mi sento ancora espropriato di ciò che rende questo posto la mia casa, ma piano piano la luce sta tornando. Metto via l´aspirapolvere, metto gli stracci in lavatrice, chiudo le finestre aperte, vedendo brevemente il tuo sorriso mentre sento entrare l´aria fresca, poi vado in cucina. Dopo un breve inventario del frigorifero e degli armadi, mi rendo conto dell´ovvio: devo andare a fare la spesa. Dovrò anche restituire a Kazue e Miki i piatti dei pasti che hanno portato in mia assenza. Mi hanno permesso di andare avanti per i primi giorni e non le ho ancora nemmeno ringraziate. A dire il vero, ero così concentrato su di te che non ho nemmeno reagito quando li ho trovati nel frigorifero. Patetico, vero?
 
Inizio a ridere dasolo. Non credo di essere mai stato più introspettivo di adesso. Potrebbe essere un pasticcio quando torni a casa, Kaori. Tutta questa serietà... Interrompo il ragionamento. A che serve fingere? Di certo non compenserò mai tutti questi momenti che sto vivendo. È intenso, a volte doloroso, molto spesso, ma non al punto da scappare. Non ti farò vivere un brutto scenario di serie Z perché questo periodo mi avrà chiesto troppo investimento emotivo. Sta succedendo qualcosa, Kaori. Ho l´impressione di scandagliare zone inesplorate della mia personalità, di scoprire sfaccettature che non conoscevo di me, forse addirittura inesistenti prima che fossimo un noi.
 
“Cosa mi hai fatto Kaori? È un bene o un male?”
 
Metto in tasca la lista che ho rapidamente trascritto ed esco. Devo uscire da qui, di tornare a questioni meno esistenziali, più basilari. La spesa è una buona occasione. Non mi condurrà a grandi riflessioni filosofiche.
 
“È vero quello che dicono? La signorina Kaori è andata via?” mi domanda il direttore del supermercato.
 
Stringo i pugni, pensando che questo argomento non sarebbe più sorto, poi mi giro, guardando impassibile l´uomo che mi fissa addolorato. E all´improvviso mi torna in mente come un boomerang: ti eri interposta tra i tizi che erano venuti a chiedere il loro compenso per proteggere questo posto e la figlia del negoziante che minacciavano di abusare per fargliela capire. Hai distrutto alcuni prodotti a colpi di martello, ma lui non si è arrabbiato con te. Devi essere stata l´unica pazza a sguainare un martello piuttosto che la tua pistola davanti a due uomini armati, pazza ma coraggiosa...e generosa. Anche se ti ha chiesto di non farlo, in seguito lo hai aiutato a ripulire i e ricordo di averti visto scusarti molte volte per i danni causati nelle settimane successive. Reika ha ragione: la nostra relazione non è convenzionale… ma mi piace così com´è.
 
“Sì”
 
“Ma perché?” mi chiede confuso. “Mi diceva spesso che non avrebbe mai lasciato questa città. È grave?”
 
Cosa dirgli? È ovvio che non lascerai mai Tokyo, è la tua città ancora più che la mia. Ci sei cresciuta, ci sono tutti i tuoi ricordi...ma questo non posso dirglielo. Non ci devono essere dubbi sulla tua partenza. Daremo spiegazioni a tempo debito, ma per il momento, è un male necessario.
 
“È inutile soffermarsi sull´argomento. Se n´è andata. Non serve parlarne oltre”
 
È un po´ rude ma preferisco tagliare corto. L´informazione essenziale è stata trasmessa. Senza uno sguardo, metto i miei acquisti sul registratore di cassa e aspetto che vengano conteggiati.
 
“Comunque è davvero strano. Nemmeno un saluto...sembrava così di buon umore la scorsa settimana” aggiunge, senza muoversi.
 
“Kaori ha...il dono di nascondere i suoi pensieri più segreti. Quanto le devo?” dico tirando fuori il portafogli.
 
Questo lo spinge a passare gli articoli. Il silenzio è un po´ pesanti, ma lo supererà, e anche io. Dovrò stare più attento riguardo a te. Parlare di te al passato è insopportabile, ma sarà necessario. Il tizio distaccato che ti ha fatta andare via non continua a parlare di te al presente. Ha voltato pagina.
 
“Dimenticavo” dico, allontanandomi per due secondi e tornando con diverse scatole di preservativi.
 
Non dice niente ma si acciglia. Non vedo l´ora di voltare pagina rispetto a quest´uomo. Non farò sciocchezze, posso assicurarti che non dubiterai mai del mio attaccamento. Spero che non ne abbia dubitato neanche tu da quando stiamo insieme. Non ne abbiamo parlato.
 
Con nonchalance, riprendo la strada per tornare all´edificio. Mi seguono di nuovo, probabilmente è lo stesso uomo di stamattina. Non è proprio discreto. È solo un´esca però. C´è un´altra presenza, più sottile, che segue un po´ più lontano. Dovrò essere molto astuto per poterli seminare e andare in ospedale a trovarti. So anche che dovrò mettere in moto una nuova parte del mio piano d´azione. Sospiro di noia al pensiero di dover andare a Kabukicho stasera. Il cuore non è davvero dell´umore. Si oscura all´idea che non sarà solo una serata di bevute. Non ho davvero voglia di andare a letto con un´altra donna.
 
Miki...Miki può aiutarmi. Non è un gran problema baciare un´altra, ma forse può impedirmi di dover andare oltre. Torno a casa in fretta, metto via la spesa prima di tornare al Cat´s Eye.
 
“Ryo, hai notizie?” mi chiede, cercando di dominare la preoccupazione.
 
Si sta sforzando ed è già un buon punto per me.
 
“No, ma sai come si dice: nessuna notizia, buona notizia” le strizzo l´occhio. “Grazie per il cibo, comunque. Mi dispiace di non aver realizzato subito”
 
“Di niente. Se è difficile per noi, non immagino cosa sia per te” risponde con aria comprensiva.
 
“Oh sì, è molto difficile per me, mia Miki. Consolami” esclamo, saltando sul bancone per afferrarla con le labbra tese.
 
“Ryo!” urla, colpendomi con un vassoio.
 
Atterro fuori dalla visuale e torno normale.
 
“Continua a fingere di picchiarmi. Mi stanno ancora seguendo”
 
“Infame pervertito! Porco! Pessimo elemento!” continua a gridare, sbattendo il vassoio in aria.
 
“Penso vada bene, ma starò immobile per due minuti. Mi serve il tuo aiuto, Miki”
 
“Perché?” mi chiede con uno sguardo interrogativo mentre il suo viso mostra rabbia.
 
“Per tradire Kaori”
 
I suoi occhi cambiano colore, segno che la sua collera non è più finta e alzo le mani, facendo il segno del time out prima che ricominci a colpirmi. Il bazooka di Umi non è lontano e potrebbe servirsene.
 
“Dammi due minuti per spiegare prima di uccidermi” la imploro.
 
Mi fissa, poi alza la testa quando appare Umibozu. Potrei essere salvo con lui. Mi fa segno di alzarmi e torno al mio posto, accettando con gratitudine la tazza di caffè che mi viene porta.
 
“Spiegati velocemente, Saeba. Perché sentirti dire che vuoi tradire la mia migliore amica in bilico tra la vita e la morte quando ho appena saputo che state insieme potrebbe farmi reagire molto male” mi avverte, stringendo gli occhi.
 
“Kaori è andata via...ufficialmente, intendo. Significa che non ho più catene e posso riprendere le mie abitudini senza che nessuno mi fermi. Posso continuare a rubare biancheria intima. Flirtare non mi fa rischiare molto, ma non ho più alcun motivo per non andare con una coniglietta o una qualsiasi altra donna che voglia passare la notte con me. È quello che facevo prima e quello che devo fare di nuovo ora per proteggerla”
 
La sua espressione si addolcisce non a causa delle mie parole, ma più a causa della mia espressione cupa, credo. Starà notando che l´idea non mi piace e, se non avessi a cuore di dover fare di tutto per proteggerti, non ci avrei nemmeno pensato. Solo, non riesco a togliermi dalla mente che i clan e tutti i miei nemici nel loro insieme ci prendono per quella che appare una coppia, atipica certamente, ma una coppia. Quindi, se te ne sei andata, non ho più la protezione che mi ha impedito di finire la notte tra le braccia di una qualsiasi signorina mokkori. Quindi devo agire di conseguenza anche se mi disgusta.
 
“Devi andare a letto con altre donne per proteggere Kaori? Non posso crederci. Non devi farlo, Ryo” sussurra dolorosamente.
 
“No, hai ragione, ma tutti devono crederlo, ed è qui che entri in gioco tu. Ho bisogno che mi insegni alcune tecniche di ipnosi in modo che le donne che porto a casa pensino che siamo andati a letto insieme”
 
“Ipnosi...” soffia, sollevata. “Sì, certo. Allora...”
 
Per una mezz´ora mi spiega la sua tecnica e la ascolto attentamente.
 
“Hai capito tutto?” mi chiede alla fine, dopo che non le ho fatto alcuna domanda.
 
“Penso di sì. La persona deve soprattutto rilassarsi e questo lo so fare” rispondo strizzando l´occhio.
 
“Ma come farai se avrai davanti una persona non ricettiva all´ipnosi? Succede, sai” mi informa, preoccupata.
 
“Lo so. Improvviserò, ci sono abituato”
 
Mi guarda, mi scruta, poi mi sorride, prendendomi la mano e stringendola.
 
“Non esitare se hai bisogno che ne riparliamo perché non ci riesci...e abbi cura di te. Non bruciarti cercando di proteggerla. A Kaori non piacerebbe”
 
“Lo so, ma farò comunque ciò che serve per lei...soprattutto mentre sono seguito”
 
Non mi giro per vedere se ci sono ancora. Non serve. Li sento. Sono quasi le 18. Ho poco più di un´ora per allontanarmi e venire a trovarti. Può bastare...oppure no...
 
“Vogliate scusarmi, ma uscirò dal retro. Non ho tempo di giocare con i cagnolini. A presto, amici”
 
Vado in bagno ed esco dalla finestra sul retro. I vicoli sono il mio dominio. Mi ci oriento così come nelle arterie più grandi, giorno e notte. Conosco la loro configurazione, le persone che ci abitano, i rumori, gli odori... Quindi non devo girarmi per sapere che i miei inseguitori mi hanno dato la caccia, ma in ritardo. Quindi non ho problemi a seminarli nel labirinto, deviando varie volte prima di accelerare il passo e perderli definitivamente. Sono le sei e mezza quando entro in camera tua, vestito con l´appropriata tenuta.
 
“Allora, Kaori. Ti sono mancato? Cos´è successo da stamattina? Io ho avuto una giornata intensa. Ho fatto le pulizie e la spesa. Sì, sì, hai sentito bene, le pulizie e la spesa. So come si fa, sai, anche se è molto più piacevole osservare te, soprattutto quando hai la minigonna. Mi piace assicurarmi in seguito che tu non ti sia sporcata...è importante, molto...”
 
Il mio sorriso è malizioso, lo so. Così sono i miei pensieri. Ho bisogno di questo momento prima di stasera. A seconda delle notizie di Reika, andrò o meno a Kabuki, finirò o meno nell´appartamento di una bella ragazza, non molto timida, cercando di ipnotizzarla per farle pensare che siamo stati insieme. Ho paura di fallire, Kaori. Ho paura di rimanere catturato nella mia stessa trappola e di cercare di placare l´assenza che ringhia in me. Il sesso è stato spesso un rifugio per me. Non voglio più che lo sia. Tu... Ne abbiamo ricavato qualcosa di bello, un momento privilegiato tra noi. Voglio che rimanga così.
 
“Forse avrò un cliente stasera...sarebbe bello, no? Ma potrei non essere in grado di venire da te durante il caso. Sappi che sono qui in ogni momento, Kaori” ti dico, toccandoti dolcemente all´altezza del cuore.
 
Rimango un attimo a percepirlo battere sotto le dita e memorizzo il ritmo, la sensazione per i giorni che verranno. Il mio si stringe dolorosamente all´idea di non vederti ma non ho proprio scelta, vero? Sicuramente mi diresti di occuparmi prima del caso.
 
“Resisti, Sugar. Vorrei tanto che mi dessi un segno, qualcosa...”

Aspetto un istante, un momento, ma non succede niente. Soffoco il crescente sospiro di frustrazione.
“Un altro giorno magari...” dico, forzando un sorriso. “Devo andare, Kaori. A domani, forse, ma non dimenticare che, qualunque cosa accada, sono con te. Non sei sola. Non dimenticare la tua missione, Sugar”
 
Premo le labbra sulla tua mano prima di baciarti sulla tempia. Sento le lacrime salire al pensiero di non vederti per diversi giorni.
 
“Devi sopravvivere per me, Kaori. Ricordalo bene. Devi sopravvivere in modo che possa di nuovo abbracciarti, in modo che tu possa sentire tutto ciò che provo per te. Non dimenticarlo”
 
Le mie labbra premono un´ultima volta contro la tua pelle morbida e calda e mi faccio forza per andarmene.
 
“Non potrò venire per diversi giorni se non in caso di emergenza. Fatemi sapere se ci sono sviluppi” dico all´infermiera.
 
Lei annuisce e me ne vado. Appena fuori dall´ospedale, il telefono squilla. È Reika.

     


                     





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