FanFiction Miraculous Ladybug | Il filo rosso di summerlover | FanFiction Zone

 

  Il filo rosso

         

 

  

  

  

  

Il filo rosso   (Letta 106 volte)

di summerlover 

1 capitolo (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 16 anni

    

 

Sezione:

Fumetti e CartoniMiraculous Ladybug

Genere:

Erotico

Annotazioni:

Lemon

Protagonisti:

Marinette - Adirien

Coppie:

Marinette /Adirien (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 MACERIE DEL CUORE 

"il suo nome" è stato scritto come spin off di questa storiaMarinette decise di sedersi sul bordo del divano, mentre Chat Noir la raggiungeva con un paio di birre in una mano e una bottiglia di vodka nell’altra, andando a buttarsi stile tuffatore nel mezz...


  

MACERIE DEL CUORE

 

Quella notte, Chat Noir notò che la sua Milady non era la solita di sempre.

Avevano appena sconfitto l’ennesimo akumizzato creato da Papillon, e tutto si era aggiustato per il meglio: la Tour Eiffel era tornata come nuova, ed anche i palazzi attorno ad essa si erano ricomposti, eppure...

Eppure, nello sguardo di lei c’era un velo di tristezza, e Chat Noir lo percepì subito.

La sentì sospirare mentre guardava i giochi di luci e colori della Tour Eiffel durante il festival dei fiori che era ripreso sotto di loro, e decise di avvicinarlesi.

La brezza gli portorò il suo odore al naso sopraffino, che lui inspirò lentamente, come per memorizzarne la fragranza dentro di se, in una di quelle ultime serate calde di fine estate.

Distolse per un attimo lo sguardo, ripensando che presto Adrien avrebbe cominciato l’ultimo anno di liceo, con la speranza che Papillon desse loro un attimo di tregua, con la speranza di poter passare finalmente una romantica serata sui tetti con la sua Ladybug.

Le si affiancò, ed allora si accorse del suo sguardo perso e spento, mentre una lieve lacrima le solcava la guancia nivea.

E Chat Noir allungò lentamente un dito artigliato per asciugarle il volto.

 

Ladybug stava osservando la sfilata dei carri del festival dei fiori muoversi al di sotto di lei, mentre la Tour Eiffel era illuminata da mille colori diversi. Ma i suoi occhi non stavano vedendo il mare di allegria e spensieratezza che la circondava, perchè Marinette aveva ancora davanti agli occhi la stessa scena da settimane: il suo primo amore, Adrien, abbracciato a Katami, in un ridente pomeriggio di fine giugno, mentre la stava baciando.

Si era sentita crollare tutte le sue certezze addosso, ed era corsa via, con gli occhi velati dalle lacrime, proprio quando finalmente era riuscita a trovare il corraggio di confessargli i suoi veri sentimenti.

Ricordava che si era rinchiusa nella sua stanza per interi giorni, facendosi vedere solo per i pasti, con la scusa di volersi preparare per poter vincere la borsa di studio per l’accademia della moda, il prossimo anno...mentre invece aveva inzuppato il suo cuscino nel silenzio più assoluto con tutte le lacrime che poteva versare, con la sola compagnia della piccola Tikki, che aveva fatto di tutto per tirarle su il morale, senza successo.

Ed ora eccola di nuovo lì, a ripensare a quel pomeriggio di giugno, non credendo di avere ancora lacrime da versare.

Il dito sulla sua guancia la riportò alla realtà, mentre Chat Noir le asciugava la lacrima con tenerezza, ad occhi bassi, per poi stringere il pugno: il micetto aveva capito il motivo della sua tristezza.

-Lasciamelo dire, Milady: quel ragazzo è un emerito coglione!! - fece lui, con la sua solita espressione sprezzante ed il sorriso da sbruffone, inchinandosi teatralmente davanti a lei.

Ladybug non poté resistere, e rise di cuore, finalmente dopo molto tempo: per lei, Chat Noir ci sarebbe sempre stato.

Un dito artigliato le batté leggero sul naso, mentre Chat Noir la guardava teneramente e le mimava con le labbra le parole “così va meglio”, ed insieme tornarono a guarda i giochi di luce sulla Tour Eiffel.

 

Adrien osservò la sua compagna di avventure, e nello stesso istante, sia gli orecchini che l’anello cominciarono ad emettere il consueto bit per segnalare che presto il loro tempo sarebbe scaduto, ritrasformandoli.

-Forse è meglio che vada - disse lei, prendendo lo slancio per lanciare il suo yo-yo, ma la mano guantata di lui fu più rapida, afferrandola e con un balzo si diresse sopra i tetti, prendendo una direzione ben precisa.

Lei gli si aggrappò al collo, sorpresa, non lasciando la presa fino a che Chat Noir non atterrò sull’enorme terrazzo di un attico all’ultimo piano di uno dei più prestigiosi palazzi nel quartiere vip di Parigi.

-Ma sei impazzito? - tuonò la sua voce arrabbiata, mentre con un dito lo minacciava. - Che ti sei messo in testa, Chat Noir?

Le parole le morirono in gola quando si rese conto dello sfarzo del terrazzo, dove alte piante in fiore nascondevano in parte alla vista dei curiosi ciò che si celava al loro interno.

 

 

-Ma dove...? - si chiese Ladybug, guardandosi attorno confusa, per poi riportare lo sguardo su Chat Noir, che le sorrideva.

-Ho solo pensato che fosse troppo presto per tornarcene a casa, e credo che bere qualcosa in compagnia di un buon amico possa farti bene. - le spiegò, estraendo un mazzo di chiavi da una tasca ed aprendo l’enorme vetrata per entrare nell’appartamento.

Lady bug lo seguì, sconcertata: come faceva quel gattaccio impertinente ad avere le chiavi di un attico così lussuoso? E si chiese subito dopo se il suo compagno mascherato non fosse sfacciatamente ricco di famiglia: l’unica spiegazione possibile che si era data.

Lo osservò camminare nel centro del salotto, mentre accendeva le luci della casa: un appartamento vistoso, con mobili di lusso e pareti bianchissime, ma completamente asettico, dove nulla indicava che fosse abitato e senza nessun oggetto che potesse definirsi personale o foto ad arredarlo.

E Marinette si ritrovò ad osservare da dietro le sue spalle, spalle che le sembravano solide e forti senza essere massicce, con gli occhi scese lungo la schiena compatta, per poi finire sul fondoschiena...e che fondoschiena!!

Ed il suo viso si colorò di rosso, per la vergogna che provò.

La mano di lui la riportò al presente, porgendole una benda rossa a pois neri con i buchi per gli occhi, sorridendole sornione, mentre un altro bit indicava che presto si sarebbero ritrasformati.

-Visto che presto i nostri kwami avranno bisogno di rifocillarsi, - ed indicò un tavolo già pronto con formaggio e macaron, - queste ci terranno al sicuro dal svelarci reciprocamente le nostre identità.

E corse oltre una porta a scomparsa, con in mano una benda nera per se stesso, e dopo pochi secondi una luce verde invase la stanza, ed un Plagg frustrato e distrutto entrava nel salotto con la sua solita frase di rito.

-Dov’è il mio Camembert? Quello sopraffino intendo!! Non dirmi che hai rifornito questo posto un’altra volta con quella schifezza che tenti ogni volta di rifilarmi, moccioso!!!

Il piccolo kwami nero svolazzava all’indietro, non accorgendosi di Ladybug fino a quando non le andò addosso, restando a bocca aperta ed occhi sgranati.

Marinette lo salutò con la mano, sorridendo imbarazzata.

-Ma...ma... - cominciò a balbettare Plagg, - Ma ti sei rincretinito??? Perché lei è qui?? - urlò verso la porta.

-PLAGG!! - la voce di Chat Noir - Scusalo Milady. Quando ha fame Plagg è intrattabile. Piuttosto, ti sei già “cambiata d’abito”? - Le chiese, sempre da dietro la porta.

Lei sentì di nuovo il bit degli orecchini. O scappava o restava: non aveva molte vie di mezzo.

E la luce rossa la avvolse, facendo comparire al suo fianco la piccola Tikki, che con occhi sgranati si guardò attorno, osservando prima la sua Marinette, e poi Plagg completamente imbronciato che la guardava.

 

 

Adrien attese, nel silenzio della stanza, la risposta della sua insettina, e la luce rossa che intravide alle sue spalle gli fece capire che lei aveva accettato il suo invito a rimanere, prima di indossare la sua maschera nera, anche quella con i buchi per gli occhi, che gli ricoprì la parte alta del capo.

Chiuse gli occhi estasiato, e sospirando li riaprì, ma ritrovandosi davanti un Plagg decisamente sul piede di guerra.

-Ma che ti dice il cervello? - cominciò a rimproverarlo sotto voce e svolazzandogli davanti agitato. - Questo era il nostro posto! Un rifugio per soli uomini, e tu ci porti lei qui? Ma ti rendi conto che stai mettendo in pericolo le vostre identità? - Plagg abbassò lo sguardo ai pantaloncini del suo portatore. - Dimmi la verità: stai di nuovo ragionando con il tuo coso? Mi avevi assicurato che ci giocavi in privato nel bagno!! DA SOLO!!!

-Plagg! - lo rabbonì, sperando che la sua Milady non li stesse sentendo. - Non dire cavolate! Lei ha solo bisogno di un amico che la consoli. Ho visto dai suoi occhi che ha il cuore spezzato.

Plagg si coprì gli occhi con le zampette, e poi sconsolato tirò un enorme sospirò

-Ladybug si è cambiata d’abito e ha indossato quella specie di straccio che le hai dato, mentre tu con quel coso in testa sembri un pirata da B-movie pronto per una rapina.

E girandosi se ne andò, fiondandosi senza ritegno sulla forma di Camembert più grossa presente sul tavolo.

Adrien decise che era il momento di farsi vedere dalla sua compagna di avventure, e lentamente si fece vedere nel salotto, e la vista di lei lo lasciò senza fiato per diversi secondi.

Era lì in piedi, che si stava guardando attorno, con la benda legata attorno alla testa, ed i capelli sciolti le ricadevano appena sopra le spalle, spalle deliziosamente lasciate scoperte da una canotta bianca con le spalline finissime, ed i pantaloni a tre quarti le aderivano come una seconda pelle alle gambe mozzafiato che si ritrovava.

 

 

Marinette si girò di scatto, quando sentì Chat Noir tossicchiare alle sue spalle, avendo così la possibilità di osservarlo davvero per la prima volta da quando lo conosceva. Negli ultimi tre anni il ragazzo sembrava aver messo su parecchi muscoli nel posti giusti, ma senza risultare massiccio o troppo enorme. La canotta blu che indossava gli metteva in risalto i bicipiti ed i pantaloncini che indossava lasciavano poco intendere all’immaginazione su cosa potesse esserci nascosto lì sotto.

-Ladybug.. - le chiese Tikki, con l’espressione più preoccupata del solito, facendo intendere che quella situazione non le piaceva per niente.

Marinette sorrise alla sua piccola coccinella, e dandole un leggero buffetto le assicurò che sarebbe stata bene, invitandola a raggiungere Plagg per rifocillarsi.

Tikki volò molto più serena verso il tavolo, ringraziando Chat noir quando gli passò accanto, e poi facendo un verso di disgusto mentre osservava Plagg letteralmente tuffarsi tra il Camembert e il caprino di montagna a lunga stagionatura.

-Milady, devo dedurre che anche tu avresti passato la serata a casa se non fosse stato quell’attacco, giusto? Il tuo outfit può solo lasciar intendere questo! - fece sornione Chat Noir, lasciando lo sguardo vagarle addosso.

Marinette si sentì arrossire di nuovo, e distogliere lo sguardo da lui.

-Fa come se fossi a casa tua, insettina, - le disse, sparendo veloce in cucina. - Le birre arrivano!!!

Marinette decise di sedersi sul bordo del divano, mentre Chat Noir la raggiungeva con un paio di birre in una mano e una bottiglia di vodka nell’altra, andando a buttarsi stile tuffatore nel mezzo del divano.

-Allora Milady, di cosa vogliamo parlare: del cretino che ti ha spezzato il cuore, e delle ragazze con cui sono uscito per cercare di dimenticarti?

E lo osservò poi scolarsi direttamente dalla bottiglia una lungo sorso di birra.

 

 

Dopo due ore abbondanti in cui le bottiglie di birra si erano raddoppiate, e la vodka stava finendo, Chat Noir e Ladybug erano vistosamente brilli, anche se non del tutto ubriachi.

-..e praticamente me la sono svignata dalla cena dalla finestra del bagno!!! - concluse lui, stravaccato sul divano, prima di scolarsi l’ennesimo bicchierino di vodka tutto d’un fiato.

Marinette non seppe resistere oltre, e scoppiò vistosamente a ridere fino alle lacrime: povero chaton!!

-Certo che non sei molto fortunato con le donne, micetto! - lo canzonò lei, prima di portarsi alle labbra un bicchierino di vodka, che scendendo le bruciò nuovamente la gola. Non era abituata a bere così tanto, e la sbornia cominciava ormai a farsi sentire.

Portò le ginocchia al petto, mentre cercava di calmare l’attacco di riso che ancora minacciava di prenderla. Sì, era decisamente alticcia e aveva bisogno di riprendersi, chiedendo a Chat Noir dove potesse rinfrescarsi un attimo.

Il ragazzo le indicò una porta a lato del salotto, visibilmente sprofondato nel divano e con gli occhi chiusi.

Marinette si alzò, dirigendosi un po’ traballante al bagno, richiudendo la porta a chiave alle sue spalle, tirando un enorme sospiro di sollievo: Chat Noir sapeva sempre come tirarle su il morale, e gli era grata per questo, eppure...eppure... dovette ammettere con se stessa che sotto quella facciata da stupido burlone c’era davvero un ragazzo pronto a tutto per farla sorridere e metterla a proprio agio...e che pezzo di ragazzo poi!!

-Marinette... - la piccola Tikki arrivò piano, con gli occhi preoccupati per lei.

-Sto bene, - la rassicurò, togliendosi quella scomoda benda dagli occhi e passandosi l’acqua fredda sul volto.

-A cosa stai pensando Marinette? - le chiese Tikki dopo diversi minuti di silenzio tra loro. - Forse è meglio che rientriamo a casa?

Marinette la guardò, sorridendole teneramente.

-Sai, Tikki, stavo pensando che Adrien ormai è il mio passato...ma forse posso essere ancora felice nel mio presente...- guardando oltre la porta chiusa, si morse il labbro inferiore.

La piccola coccinella si portò le zampette alla bocca sgranando gli occhi. - Pensaci bene Marinette!!

Ma Marinette ormai aveva già preso la sua decisione.

E con un enorme respiro (e forse anche grazie all’alcol bevuto), aprì la porta del bagno.

 

 

Adrien sospirò nel momento in cui la porta del bagno fu chiusa a chiave, portandosi le mani al volto: cavolo!! Era più attraente di quanto potesse immaginare!! E quella canottierina bianca non gli aveva lasciato scampo: si vedeva perfettamente che sotto non portava il reggiseno!!

Diamine!!! Era fregato!

-Rimandala subito a casa sua! - gli ordinò Plagg, con un tono di voce che non ammetteva obiezioni. - Qui la cosa ti sta sfuggendo di mano: è pericoloso!!

Ma Adrien non poté replicare, poiché la voce di lei lo raggiunse dalla porta del bagno.

-Potresti spegnere le luci, chaton? - gli chiese, quasi in un sussurro.

E come un automa, lui le spense col telecomando accanto a se.

E tutto fu avvolto dal buoi, dove solo le luci della strada rischiaravano leggermente la stanza.

Adrien la sentì avvicinarsi e sedersi sul divano, dove anche lui si era rialzato. L’atmosfera si era fatta davvero elettrica, pensò, e tutti i suoi sensi si acuirono maggiormente.

La mano della sua insettina lo cercò a tentoni, fino a trovare il suo volto, e con scatto fulmineo gli tolse la benda di dosso. Il buio li stava proteggendo dallo scoprire le loro identità.

-Chaton, - la voce di lei era calda e suadente alle sue orecchie, - ho una cosa da chiederti, ma ti prego di rispondermi sinceraeemnte....- fece un a breve pausa, e disse in un unico fiato. - Mi desideri anche se sai che il mio cuore spezzato potrebbe non amarti mai?

Ad Adrien si bloccò il respiro per un momento: o era troppo ubriaco, oppure aveva sentito davvero quello che credeva di aver sentito?

Lei non aspettò risposta, e con agilità gli si mise a cavalcioni, facendo combaciare perfettamente i loro toraci e prese a mordicchiargli le labbra. Ed il sangue di Adrien dal cervello si diresse pericolosamente al cavallo dei suoi pantaloni.

Con una mano la prese dietro al collo, e ne approfondì il bacio, esplorandola con la lingua: sapeva di vodka ed era arrendevole ai suoi baci.

Senza ragionare, spostò leggermente il bacino in avanti, così da far aderire ancora di più la sua eccitazione alla sua femminilità, e con piacere la sentì muoversi e sfregarsi su di se.

Dannazione! Sono fregato!! pensò il ragazzo in uno sprezzo di lucidità, mentre le labbra di lei gli stavano lasciando una scia umida di baci e lievi morsi sul collo, facendolo gemere di piacere.

Ma lei aveva bevuto troppo, e così non poteva approfittarsi di lei.

E scostarla gli costò un enorme sforzo, mentre la sua mano gli andava a poggiare sulla bocca dove aveva ancora il suo sapore.

 

Marinette spalancò gli occhi, chiedendosi dove potesse aver sbagliato: perché Chat Noir si stava tirando indietro, quando il suo corpo le stava dicendo tutto il contrario?

-Milady, - esortò lui, con la voce roca dall’eccitazione che lo aveva preso. - Forse è l’alcol che ti fa fare cose che non vuoi. Si ti desidero, e non sai quanto, ma non così...non quando non sei in te...

Non gli diede il tempo di finire la frase, che lo zittì con le sue labbra, e intanto alzandogli la canotta che gli copriva il petto muscoloso, facendolo combaciare con il suo già nudo.

E questo portò le mani di lui ad afferrarle la nuca e spingerla più su quelle labbra voraci, mentre le spingeva il bacino contro il suo, muovendosi e strusciandosi insieme.

Restarono ad esplorarsi reciprocamente per un tempo quasi infinito, scandito solamente dai loro respiri affannosi e dai loro gemiti, le mani in ogni angolo che potessero raggiungere.

Fu solo per riprendere fiato che si staccarono, poggiando le fronti l’uno sull’altra.

Marinette si morsi un labbro, e si decise a fargli la sua proposta.

-Mon chat, - la voce le tremava, - non ti chiedo nulla, nessun impegno, nulla di nulla...solo il buio. - gli mise il volto nell’incavo del collo, beandosi della protezione che solo lui in quel momento sapeva darle. - Dove possiamo stare più comodi?

E lui tornò ad impossessarsi delle sue labbra, afferrandola sotto il fondoschiena per alzarsi e con le gambe di lei avvinghiate ai fianchi la portò nella camera da letto.

 

Adrien la poggiò dolcemente sul materasso, quello stesso materasso dove a volte la sognava nuda, tra le sue braccia, ma mai nessuno dei suoi sogni era così realmente erotico come avere lei sotto di se.

Le sue mani non la smettevano di accarezzarla e di bearsi della sua pelle morbida, mentre le sue labbra non erano mai stanche di baciarla.

E fu inaspettato lo slancio di anca con cui la sua insettina ribaltò il gioco, facendolo finire con la schiena sul materasso e lei a strusciarglisi sopra sempre più intensamente.

Cercò di riprendere in mano il suo seno, così perfetto per le sue dita, ma lei gli inchiodò i polsi al materasso, dando a intendere che voleva il comando del gioco.

-Non si tocca,. - gi sussurrò sfacciatamente in un orecchio, ad il sangue di Adrien affluì ancora di più al suo inguine.

Lei rise, ancora con le labbra molto vicino al suo orecchio.

-Vedo che qui sotto abbiamo un piccolo problema, micetto.

E lei cominciò a spostarsi verso il basso, prima baciandogli la scapola, passando per il petto, dove cominciò a lasciare piccole scie umide con la lingua sulla sua pelle, andando sempre più verso il suo ombelico, e quando la bocca di lei si trovò troppo vicino alla sua eccitazione, lui non capì più nulla.

Le mani di lei lentamente gli tolsero i pantaloncini, sfilandoglieli completamente, e poi passarono ad occuparsi della sua erezione, dura a tal punto che rischiava di farlo esplodere da un momento all’altro.

Cominciò a gemere sotto le sue carezze con le dita affusolate, aggrappandosi fortemente alle coperte per non cadere nella tentazione di toccarla.

Ma fu solo quando sentì le labbra di lei chiudersi attorno al suo membro che Adrien perse del tutto il controllo, e timoroso di poter esplodere da un momento all’altro, le prese con decisione il viso tra le mani, baciandola come se da questo dipendesse il fatto stesso di respirare.

E la ributtò sul letto, sfilando in un sol colpo gli ultimi vestiti che erano rimasti loro addosso.

 

 

Marinette non seppe mai dove trovò il coraggio di essere così sfrontata e maliziosa nel giocare con Chat Noir a quel modo, leccando e accarezzando, cercando di seguire i suoi gemiti e di occuparsi così della sua eccitazione.

Non sapeva praticamente nulla, vista la sua scarsissima esperienza... a parte quello che Alya le diceva ed i filmati che l’aveva praticamente costretta a guardare negli ultimi mesi da quando lei ed il fidanzato Nino avevano fatto il grande passo!!

Forse era stato anche grazie a quel poco di alcol che ancora le annebbiava la testa che aveva trovato il coraggio di toccarlo e di baciare a quel modo il suo sesso eccitato...e quando lui la afferrò staccandola così dal suo inguine, credette che il ragazzo avesse compreso la sua poca esperienza, rimanendo quasi amareggiata, come se lo avesse deluso.

Ma il bacio focoso che le diede e come lui prese in mano la situazione la fecero capitolare: in un attimo era sul materasso, senza più un solo indumento addosso, se non le sue mani che la esploravano frenetiche, e la dolci labbra di lui che le cercavano i capezzoli già duri di piacere, e la sua erezione così dolorosamente stretta al suo fianco...

Rischiava di esplodere, e forse lui lo aveva capito, perché le dita andavano sempre più giù, lungo il fianco, accarezzandola, fino ad arrivare alla sua femminilità, dove maliziosamente cominciarono a toccarla.

Marinette represse un gemito: nessuno l’aveva mai toccata così, ed era come fuoco che si propagava lungo le vene, fino alla sua mente.

Lo sentì introdurre dolcemente prima un dito, poi un altro, dentro di sè, e muoversi piano, a ritmo dei suoi baci...e poi sempre più intensamente, fino a farla gemere a tal punto da non essere più in grado di controllare la sua stessa voce.

E poi lo sentì staccarsi dalle sue labbra per scendere, prima dandole un lieve bacio sul collo, sul seno, sull’ombelico...e poi sempre più giù, unendo la sua bocca alle sue dite, che continuavano a muoversi, mentre la sua lingua la lambiva, facendole provare nuove sensazioni, portandola quasi oltre il limite.

Marinette non avrebbe mai saputo dire per quanto chaton l’avesse tormentata a quel modo, ma emise un gemito di dissenso nel momento in cui lui si allontanò sia con le mani che col volto: stava per esplodere, e lui lo sapeva.

Nel buio della stanza sentì il rumore di una bustina che si apriva, almeno a questo lui aveva pensato...mentre a lei nemmeno nell’anticamera del cervello era passato.

E poi di nuovo il suo dolce peso su lei, il suo sesso premuto tra le sue cosce, ed un tenero bacio sulla sua guancia, con lui che le sussurrava se era questo che davvero voleva.

-Sì...mon chat... - fu la sua unica risposta, ed il ragazzo si unì a lei con un solo movimento del bacino, baciandola come se oltre loro non esistesse il resto del mondo esterno.

Fu solo per un attimo, ma Marinette si irrigidì...tornando a rilassarsi subito dopo sentendolo muovere dentro di se, come se fosse la cosa più naturale del mondo, fino a raggiungere entrambi l’estasi dell’orgasmo.

Chat Noir le rotolò di fianco, respirando affannosamente, mentre lei decise di voltargli la schiena, raccogliendo gli ultimi pezzi del suo cuore infranto.

 

 

Adrien cercava di capire se essere felice o triste per quanto appena successo: aveva appena fatto l’amore per la prima volta con la ragazza che amava, mentre lei però amava ancora un altro...

Il cuore batteva a un ritmo frenetico, mentre cercava di districare la massa informe dei suoi pensieri, e lei al suo fianco si rannicchiò su un lato, dandogli la schiena.

Sorrise dolcemente, pensando a quanto fosse stata una tenera amante così premurosa nei suoi confronti, e la attirò a se, abbracciandola, facendo aderire il suo petto con la sua schiena, e milady vi si accoccolò, quasi come se ne cercasse rifugio dal suo dolore.

Adrien pensò ancora che quel cretino che le aveva spezzato il cuore: se solo lei gli avesse detto un nome, anche un solo indizio di chi mai potesse essere, con ogni probabilità lo avrebbe preso a schiaffi lui stesso.

Ma quell’emerito coglione non la avrebbe mai avuta di questo era certo, poiché lui le aveva mandato in frantumi il cuore, ma tra tutte quelle macerie di un amore distrutto, Adrien sapeva di avere un posto speciale, perché lui, per la sua milady, sarebbe sempre stato il primo.


     


                     





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