FanFiction Ranma 1/2 | Liceo Furinkan - 10 anni dopo di MarySaeba92 | FanFiction Zone

 

  Liceo Furinkan - 10 anni dopo

         

 

  

  

  

  

Liceo Furinkan - 10 anni dopo ●●●●● (Letta 194 volte)

di MarySaeba92 

4 capitoli (conclusa) - 1 commento - 1 seguace - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaRanma 1/2

Genere:

Introspettivo - Romantico

Annotazioni:

Traduzione

Protagonisti:

Ranma Saotome - Akane Tendo

Coppie:

Ranma Saotome/Akane Tendo (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Capitolo Uno 

Uno sguardo alle vita di Ranma e Akane 10 anni dopo il diploma. La storia toccherà le vite anche degli altri personaggi della serie.


  

Questa è la traduzione di una fanfiction dall´inglese, realizzata dopo aver ottenuto il consenso dell´autrice originale.

Titolo originale: Furinkan High 10 Years Reunion
Link storia originale: 
https://archiveofourown.org/works/2246256/chapters/4929042
Link autore: https://archiveofourown.org/users/PurseMonger/pseuds/PurseMonger


 

 

Akane Tendo si fermò davanti ai cancelli del liceo Furinkan con un sorriso mentre un fiume di ricordi la investiva. Era una miscela di ricordi belli e brutti, ma la maggior parte di loro riguardava un solo ragazzo, talvolta una ragazza, occasionalmente gatto, con un codino e un’affinità per gli abiti in stile cinese. Ancora si stupiva di quanto la sua vita allora ruotasse attorno a lui. Si diresse verso la palestra, non sapendo se lui avrebbe partecipato al ritrovo, ma sperando che si presentasse. Dopotutto, erano passati sei anni da quando lo aveva visto ed era stato un incontro breve ma molto memorabile.

Akane si avvicinò al tavolo dell’accoglienza e fornì il suo nome all’uomo alto e scarno che era seduto.

“Akane Tendo?”

“Sì”

“Probabilmente non mi riconosci, ma ero nella tua classe”

Akane inclinò la testa da un lato, corrugando le sopracciglia prima di capire e sorridere ampiamente. “Gosunkugi! Come stai?”

Gosunkugi rimase immobile per un minuto, perso nel bagliore del suo sorriso radioso. Riprendendosi dallo stordimento, porse ad Akane il cartellino con il suo nome. Abbassò lo sguardo prima di dire, “Sto bene. S-se aspetti un secondo, ti accompagno e possiamo parlare”

Akane gli sorride di nuovo e annuì prima di avvicinarsi per mettersi la targhetta. Gosunkugi conversò rapidamente con l’altra persona seduta al tavolo prima di raggiungerla.

“Uhm. Allora. Come va?” chiese Gosunguki mentre entravano in palestra.

Akane si guardò intorno e notò la decorazione della palestra. Tavoli e sedie erano sistemati attorno al perimetro, lasciando al centro una piccola zona per ballare. Sul lato sinistro c’era un bar e presso il palco c’era un dj. La palestra era già piena di gente, vari gruppi erano seduti ai tavoli a parlare e ridere mentre altri si stavano già divertendo sulla pista da ballo.

“Bene” avvicinandosi al bar, entrambi ordinarono da bere prima di trovare un posto dove sistemarsi e chiacchierare. “E tu? Cosa fai adesso? Non ho più avuto tue notizie da quando ci siamo diplomati”

“Bene, ora sono un fotografo. Principalmente stampo annunci per riviste ma cerco di partecipare ad alcuni eventi sportivi durante tutto l’anno”

“Oh, è vero! Avevi sempre una macchina fotografica con te. Scattavi foto per l’annuario, vero?”

Gosunkugi si sfregò dietro la nuca, “Uhm...sì...l’annuario. In realtà sono diventato davvero bravo a scattare istantanee di...persone mentre eravamo al liceo. Mi sono iscritto al club di fotografia al college e ho iniziato a pubblicare le mie foto sul giornale della scuola. Alcune mie foto sono state utilizzate dai notiziari locali, altre in quelli nazionali. Dopo che mi sono laureato, le cose sono decollate”

“È fantastico, Gosunkugi. Sei davvero fortunato ad aver fatto carriera con qualcosa che ami”

Lui le rivolse un timido sorriso prima di chiedere, “Allora, che mi dici di te? Che fai adesso? S-sei sposata?”

“Io? Attualmente lavoro per un’azienda che produce attrezzature sportive. Contribuisco a creare una linea di attrezzature sportive progettata per le donne. E no, non sono sposata”

“Aspetta, cos’è successo al dojo? Pensavo fossi l’erede del dojo della tua famiglia?”

Lei fece un piccolo sorriso triste, “No, non sono mai stata l’erede”

“Akane!”

Akane si voltò e vide una ragazza sorridente dai capelli corvini raccolti in una coda di cavallo accanto a una ragazza bruna palesemente incinta i cui capelli arrivavano a metà schiena. Si voltò verso l’uomo accanto a lei e disse, “Scusa Gosunkugi, ma devo andare a salutare Sayuri e Yuka. Ci vediamo più tardi”

Dall’altra parte della palestra, Ranma stava parlando o fingeva di parlare con i suoi amici. Nel corso degli anni e delle innumerevoli riunioni sociali in grado di intorpidire la mente, Ranma aveva perfezionato l’arte di apparire interessato e coinvolto mentre lasciava vagare la mente. L’aveva soprannominata la Tecnica del Sonnambulo Saotome.

Ranma non aveva idea di come fosse arrivato lì, non aveva programmato di essere presente ma, prima che se ne fosse reso conto, si era ritrovato a recarsi in palestra. Se fosse stato onesto con se stesso, cosa che al momento stava attivamente evitando, sapeva esattamente perché era lì e la ragione era appena entrata. Non lo sorprese che, pur non vedendola da sei anni, potesse ancora percepire la sua presenza quando lei era vicina. Si guardò intorno e la vide entrare con un tizio che non riconosceva e rimase senza parole. Sembrava esattamente la stessa ma contemporaneamente così diversa. Aveva perso la rotondità da ragazzina sul viso, facendo risaltare gli zigomi e lasciando apparire i suoi incredibili e grandi occhi marroni ancora più larghi di quanto ricordasse. Aveva lasciato crescere i capelli, che erano spostati di lato e arricciati in fondo. Anche dall’altro lato della stanza, poteva vedere che il suo sorriso era esattamente lo stesso. Dal momento in cui l’aveva incontrata, era sempre stato il suo sorriso a fargli battere il cuore.

Quando il suo cervello riprese a funzionare, la osservò per bene e fu contento di essere riuscito a vederla da lontano prima di provare a parlarle. Anche se Ranma la definiva un maschiaccio, sapeva che ad Akane era sempre piaciuto indossare gonne e abiti, a meno che non si allenasse. Quindi vederla con un vestitino non era una sorpresa: la sorpresa era lo stile dell’indumento che portava. Akane indossava un abito da cocktail blu scuro, con una scollatura a cuore che dimostrava che non poteva più definirla piatta. Il capo aveva spalline che si incrociavano sul retro, terminando molto in basso e sfoggiando la pelle liscia della sua schiena. La parte inferiore era aderente e si arrestava appena sopra le ginocchia e i tacchi alti abbinati evidenziavano i suoi fianchi sinuosi e le gambe atletiche. Ranma avrebbe sbavato se la sua bocca non si fosse già seccata. Fortunatamente, aveva un drink che bevve in un sorso. Si guardò intorno e si rese conto di non essere il solo ad aver notato il suo ingresso; metà degli uomini presenti ammiravano quella stessa visione e sentì il sangue che iniziava a ribollire. Ranma guardò Akane, che sembrava ignara più che mai di come influenzasse il pubblico maschile che la circondava.

Da grande artista marziale qual era, Ranma stava elaborando una strategia di battaglia su come affrontare Akane. Voleva il piano di attacco perfetto poiché non si sentiva sicuro di se stesso. Erano passati anni da quando non si era sentito in imbarazzo con una donna e non gli piaceva quella sensazione.

-Stupido maschiaccio- pensò con un sorriso.

“Allora Ranma, cos’hai combinato. Non ti vedo in giro da circa cinque anni”

“Oh, niente di che. In viaggio per lavoro, sono nei servizi di protezione”

“Oh davvero” disse Daisuke, “cosa comporta?”

“Stare insieme a persone ricche assicurandosi che non si facciano male o muoiano” rispose Ranma, scrollando le spalle con aria annoiata.

In quel momento sentirono tutti uno stridente “Akane!” e si girarono per capire cosa succedesse. Daisuke roteò gli occhi. “Farò meglio ad andare e assicurarmi che Yuka non si entusiasmi troppo facendosi male nel saltellare su e giù”, sorrise e guardò Ranma, “Ehi, Ranma, non sei ancora stato adeguatamente presentato a mia moglie, vero? Perché non vieni con me, ti presenterò come si deve”

Ranma roteò gli occhi e scrollò le spalle, “Sicuro”

Si avvicinarono proprio mentre Akane iniziava a ridere per un commento di Sayuri. Dai mise le braccia intorno al ventre di Yuka, facendo piccoli movimenti circolari attorno al suo grosso pancione mentre le dava un bacio sulla guancia da dietro.

“Ciao dolcezza”

“Dai! Mi hai spaventato”

Lui rise. “Scusa. Volevo solo sfoggiare la mia adorabile moglie a un mio vecchio amico. Ricordi Ranma Saotome, vero tesoro? Ranma, questa è mia moglie, Yuka Yamamoto” disse con voce piena di orgoglio.

Ranma sorrise e fece un lieve inchino. “Piacere di conoscerla, signora Yamamoto”

Yuka ridacchiò e fece un inchino per quanto le sue condizioni potessero concedere, prima di dire: “Ciao Ranma. È bello rivederti. Ricordi Sayuri e Akane, vero?” ci fu un lampo malizioso nel suo sguardo mentre strizzava l’occhio a Ranma, poi afferrò la mano di Akane tirandola in avanti e piazzandola faccia a faccia con Ranma.

“Discreta. Davvero discreta, Yuka” disse Akane ridendo per le buffonate dei suoi amici. Era confortante per lei sapere che certe cose non erano cambiate e il tentativo della sua migliore amica di fare da Cupido era una di queste. “Ciao Dai, ciao Ranma. Stavamo per trovare un tavolo in modo che Yuka possa far riposare i piedi. Vi va di unirvi a noi?”

“Certo che sì, vero Ranma!” prima di aspettare una risposta, Daisuke prese la mano di Yuka e condusse il gruppo al tavolo vuoto più vicino. “Allora Akane, non pensavamo che ce l’avresti fatta stasera”

“Ho rischiato, infatti. Con il trasferimento, la situazione è diventata un po’ matta, ma sono riuscita a impacchettare tutto la settimana scorsa”

“Trasferimento? Dove ti trasferisci?” chiese Ranma.

“Qui, in realtà. La società per cui lavoro sta aprendo una filiale a Tokyo e mi ha offerto una posizione. È stata un’ottima proposta e significava che potevo tornare a casa, quindi ho colto al volo l’occasione. Sono tornata solo lunedì”

“Quindi stai al dojo?”

“No, sono stata in hotel per alcuni giorni mentre mi organizzavo. Ho lavorato con un agente in mobiliare mentre ero ancora a Boston e ho cercato un appartamento prima di tornare. Ho firmato un contratto di locazione alcuni giorni fa e mi sono sistemata”

“Wow, hai fatto piuttosto in fretta” commentò Sayuri.

“Beh, è di aiuto il fatto che conosca l’area e non nuoce che Nabiki sia la proprietaria dell’agenzia che mi sta aiutando con il trasferimento”

“Ran-chan!”

Tutti si girarono per vedere Ukyo che si avvicinava al tavolo. Indossava pantaloni eleganti con un top di paillettes scollato. Sembrava che avesse ancora un’avversione per gli abiti, ma non aveva problemi a sottolineare le sue grazie. Ranma si alzò per abbracciare Ukyo e si rivolse al gruppo, “Ucchan, ricordi tutti?”

“Certo!” sorrise lei calorosamente salutando Daisuke, Yuka e Sayuri. Quindi si rivolse ad Akane e le fece un cenno prima di riportare la sua attenzione su Ranma. Era ovvio per tutti che Ukyo non aveva intenzione di unirsi a loro o di conversare con il resto del gruppo. Akane fece uno sforzo considerevole per non alzare gli occhi prima di rivolgersi ai suoi amici. Era sinceramente sorpresa che Ukyo provasse rancore nei suoi confronti dopo tanti anni, ma non si sarebbe arrabbiata. La piccola interazione non passò inosservata a Ranma, che era perplesso dall’apparente animosità di Ukyo.

“Allora, Ucchan, come stai? Non di vedo dal matrimonio, dov’è Konatsu?”

“Oh, è a casa con la bambina”

“Avete una bambina? Congratulazioni!”

Ukyo gli lanciò uno sguardo irritato prima di dire, “Sì, Chiyo compie un anno il prossimo mese. Lo avresti saputo se fossi tornato a casa più spesso. O se avessi scritto. O chiamato”

“Sì. Sai che non sono bravo con quel genere di cose, scusa” rispose Ranma senza essere realmente mortificato.

Ukyo scrollò le spalle in risposta prima di stringere gli occhi in direzione di Akane, “Sembra che tu sappia rimanere in contatto quando vuoi”

Ranma scosse il capo, “Non sono sicuro di cosa tu voglia dire, Ucchan”

Ukyo sembrò pronta ad esplodere. Gli prese la mano e lo trascinò via dal gruppo. “Dopo tutto quello che ti ha fatto passare, non posso credere che tu sia qui con lei! A che diamine stai pensando?”

Irritato da quello sfogo, Ranma cercò di spiegare. “Per tua informazione, non sono venuto con Akane, ci siamo incontrati un paio di minuti fa. Ma anche se fossi venuto con lei, qual è il problema? Pensavo che avessimo superato questa storia anni fa, perché adesso ti disturba?”

Ukyo non voleva ammettere la verità, cioè che sebbene le piacesse la sua vita, si sentiva sempre come se si fosse accontentata. Sapeva di avere un buon marito che le era devoto, una bambina che amava più della sua stessa vita e un’attività di successo, ma c’era una parte di lei che non aveva mai abbandonato il sogno rappresentato da Ranma. A tarda notte, quando tutti dormivano, pensava ancora a lui che se ne andava e immaginava come sarebbe stata la sua vita se solo l’avesse amata. Dava tutta la colpa ad Akane. Ukyo sapeva che era sempre stata Akane, e non Shan Pu o Kodachi, ad avere il cuore di Ranma. Aveva trascorso troppo tempo a negarlo, sperando di riuscire a conquistarlo. Ukyo aveva pensato di averla superata, ma vederli insieme quella sera era come riaprire una vecchia ferita mai guarita correttamente. Non voleva incolpare Ranma, quindi concentrò il suo dolore sul seguente probabile obiettivo.

“Io...non voglio vederti di nuovo ferito. Io ero presente quando lei se n’è andata la prima volta”

Ranma sospirò: “Apprezzo la tua preoccupazione, Ucchan, davvero. Ma non c’è motivo di essere ostile o scortese nei confronti di Akane per questo”

Il commento di Ranma ottenne il contrario di quanto aveva sperato. Ukyo restrinse ulteriormente gli occhi e sibilò: “Non posso credere che tu ANCORA la protegga dopo tutto questo tempo!”

Quindi si voltò e scappò via lasciandosi alle spalle un confuso Ranma. Questi decise che se tutti gli altri volessero ignorare l’accaduto, lui sarebbe stato più che felice di assecondarli.

“Allora...Akane, ci stavi raccontando del tuo trasferimento?”

“Cosa? Oh, sì. Uhm...sono tornata a Tokyo. Non c’è davvero molto altro da dire. Mi sono presa questa settimana libera per sistemarmi e inizierò a lavorare lunedì. E tu, Ranma? L’ultima volta ho sentito che stavi viaggiando per il mondo. Sono sorpresa che tu ce l’abbia fatta a essere qui stasera”

“Ho appena finito un incarico dovendo seguire una popstar viziata in giro per il suo tour mondiale e ho deciso di concedermi un paio di settimane prima di accettare un nuovo lavoro”

Daisuke sorrise, “Sembra che voi due vi siate tenuti d’occhio”

“Sai, non è poi così difficile se si considera che i nostri genitori vivono nella stessa casa”

“Non pensavo che i tuoi genitori stessero ancora al dojo”

“Poco dopo il diploma, Kasumi ha sposato il dottor Tofu ed è andata via di casa. La mamma ha finito per prendersi carico di tutte le faccende domestiche, il che la faceva sentire meglio dato che viveva nel dojo. A differenza di papà, era a disagio per l’ospitalità gratuita dei Tendo”

Akane aggiunse, “Ha davvero funzionato alla grande. Visto che tutte noi siamo fuori casa, è bello sapere che papà ha qualcuno che si prende cura di lui. La zietta tiene d’occhio i nostri padri per assicurarsi che non pianifichino nulla di troppo stupido”

“Akane!”, il gruppo si voltò e vide una ragazza che si avvicinava.

“Yumi! Che bello vederti!”

“Ciao a tutti!” Yumi fece un cenno al gruppo prima di rivolgere alla sua attenzione ad Akane, “Il resto della squadra di pallavolo è sulla pista da ballo. Puoi venire a salutare? Vogliamo fare una foto di gruppo!”

“Certo, sembra divertente” Akane si voltò verso il tavolo e disse, “Scusatemi per un momento”

Dopo aver raggiunto la vecchia squadra di pallavolo e aver fatto tonnellate di foto sciocche, Akane si recò al bagno. Entrò proprio mentre Ukyo si stava lavando le mani. Akane fece un cenno a Ukyo prima di dirigersi verso una cabina, ma fu fermata quando Ukyo la chiamò.

“Tendo”

“Sì, Ukyo?”

“Sai, non pensavo che ti avrei vista stasera, non dopo il modo in cui sei scappata”

“Scappata? Non so davvero di cosa parli. Ti comporti come se fossi fuggita senza dire a nessuno dove stavo andando. Sono partita per studiare all’estero. Ricordi, vero? Eri alla mia festa di addio”

“Oh, ricordo. Hai abbandonato Ran-chan come se non significasse niente per te e sono stata io quella che è rimasta per lui”

“Da quello che ricordo, tu eri più che felice di vedermi andare via così da poter avere il tuo Ran-chan tutto per te. In effetti tu, Shan Pu e Kodachi eravate così felici della mia partenza che siete state voi ad organizzare la festa! È stata una delle poche volte in cui voi tre avete davvero lavorato insieme”

“Questo non cambia quello che è successo dopo!”

Akane sospirò e fece un profondo respiro nel tentativo di controllarsi. “Ukyo, davvero non capisco perché sei arrabbiata e perché mi stai incolpando. Non sono responsabile per quello che è successo dopo che me ne sono andata, dato che NON C’ERO. E dal momento che abbiamo appena discusso del fatto che sono partita con la benedizione di tutti, allora non dovremmo avere problemi. Giusto?”

“Oh no. Non pensare di cavartela così facilmente”

Akane ne ebbe abbastanza ed esplose. “CAVARMELA DA COSA? Non capisco di cosa mi stai incolpando!”

“Ranma! È cambiato dopo che te ne sei andata! Non è più stato lo stesso e tutto grazie a te!” le urlò Ukyo puntandole il dito.

“Tutto questo è ridicolo, è successo OTTO anni fa. Se lui è cambiato dopo che me ne sono andata, è stata una sua scelta. Se sei arrabbiata perché non ha scelto te, allora arrabbiati con lui. Non siamo più ragazzine, ho smesso di litigare con te per un ragazzo”

Ukyo rimase lì a ribollire. Si aspettava l’Akane che conosceva, quella che poteva essere facilmente provocata in una rissa. La persona di fronte a lei era diversa e Ukyo era troppo emotiva per pensare lucidamente. “Non pensare che sia finita” spiegò e si precipitò fuori dal bagno.

Akane si prese del tempo per calmarsi prima di tornare fuori. Ogni volta che ebbe un momento libero durante il resto della serata, lanciava un’occhiata a Ranma, come se solo guardandolo riuscisse a capire cosa intendesse Ukyo parlando del suo cambiamento. Ebbe anche il tempo di osservare com’era cambiato fisicamente. Notò che si era fatto più alto e aveva perso la leggerezza tipica dei ragazzi adolescenti. Le sue spalle erano più larghe, il suo petto ampio e muscoloso ma la sua vita ancora sottile. Portava ancora i capelli in una treccia. Erano spariti – almeno per quella sera – i suoi soliti abiti cinesi, sostituiti con un completo scuro ovviamente ben tagliato. Aveva scelto una camicia scura sotto la giacca, rinunciando alla cravatta e con il primo bottone slacciato, il che permetteva di intravedere il suo petto. Ogni volta che lo guardava, Akane provava il travolgente desiderio di baciare quel punto in cui le clavicole si incontravano. Notò che era disinvolto come sempre, ma grazie al suo occhio da artista marziale capiva che lui era consapevole di ciò che lo circondava e pronto a reagire se fosse successo qualcosa di imprevisto. Pensò che avesse molta pratica dato il suo lavoro.

Il resto della serata fu priva di sorprese, con Ranma o Akane – principalmente Akane – che venivano rubati al gruppo non appena l’altro tornava. La sera stava volgendo al termine quando Ranma si avvicinò a Daisuke. Si rese conto di non vedere Akane da un po’ e si guardò intorno. “Se stai cercando Akane, se n’è andata circa mezz’ora fa. Yuka si sentiva stanca e l’avrei portata a casa ma Akane mi ha detto che voleva più tempo tra ragazze, e sono andate via con Sayuri. Mi è stato consigliato di ‘prendere il mio tempo’ prima di tornare a casa. So che ci saranno molte risatine quando tornerò, quindi resto qui più che posso”

Ranma ridacchiò. “Ti va di andare al bar in fondo alla strada?”

Daisuke sembrò un po’ imbarazzato, “Uhm. Mi va ma a un certo punto andrò a controllare Yuka. Dovrebbe partorire da un giorno all’altro e non voglio che esageri”

“Nessun problema. È stato bello vederti”

I due vecchi amici si strinsero la mano e si separarono con la promessa di incontrarsi in un vago punto futuro.

     


                     





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