FanFiction Kodocha - Rossana | The Mastermind di AlexSupertramp | FanFiction Zone

 

  The Mastermind

         

 

  

  

  

  

The Mastermind   (Letta 101 volte)

di AlexSupertramp 

3 capitoli (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 16 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaKodocha - Rossana

Genere:

Romantico - Introspettivo

Annotazioni:

What If

Protagonisti:

Sana Kurata - Akito Hayama - Tutti

Coppie:

Sana Kurata/Akito Hayama (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Prologo 

Cosa sarebbe successo se Kamura non avesse mai fatto quelle dichiarazioni in TV sul famoso amico che era andato a salutare Sana la mattina della partenza? E se la lettera scritta da Sana durante le riprese del film fosse stata spedita lo stesso?


  

Metà giugno 2003

Carissimo Hayama, come stai?

Sono già passati due mesi dalla mia partenza, ma fra due settimane sarà tutto finito e potrò tornare a casa. Io sto abbastanza bene anche se ho avuto qualche piccola disavventura che poi ti racconterò. Il tempo passa in fretta ma tu mi manchi…

Scrivere quelle parole le aveva fatto un certo effetto. Era strano ammetterlo e, soprattutto, era strano provarlo, ma lei sentiva la sua mancanza terribilmente. Nonostante ciò iniziare a scrivere quella lettera le aveva dato una gioia infinita, come se quei fogli di carta fossero il capo di un filo invisibile che la collegavano in modo impercettibile all’oggetto posto esattamente alla sua coda. Più che oggetto, sarebbe più corretto dire soggetto.
Si sentiva felice di aver deciso di scrivere quella lettera al suo amico Akito Hayama e davvero non vedeva l’ora di poterla inviare. Tuttavia qualcosa le sfuggiva, non era del tutto convinta di quanto aveva scritto… chissà, forse era troppo poco. Un´altra bozza accartocciata nel cestino della carta.

Caro Hayama,

come stai? È passato un altro giorno di riprese, è andato tutto bene anche se il regista oggi mi ha sgridata.


Io ti penso sempre e sapere che ti avrò al mio fianco mi fa affrontare il lavoro con più serenità.  Ti ricordi le foto del signor Tanaka? Se ripenso a queste cose mi viene voglia di essere con voi. Vorrei essere a scuola con tutti i miei amici e soprattutto con te!! Ormai manca poco al mio ritorno e ti assicuro che conto i giorni. Appena arrivo ti telefono, spero che mi riconoscerai perché adesso sono diventata una diva del cinema.

Ora ti saluto.
Sana.

Dannata indecisione, sembrava che ora tutto quadrasse e che le parole scritte fossero proprio quelle giuste. Aveva quasi sigillato quella busta sulla quale aveva scritto il nome del destinatario, stranamente emozionata. Un nome che si era scoperta a pronunciare nella sua mente più volte di quanto avesse mai fatto da quando lo conosceva. Per un attimo era stata convinta di aver concluso la sua opera e di essere pronta a consegnare la missiva al suo manager cosi che potesse spedirla in paese, ma si fermò ancora una volta… il cestino della carta era colmo di manoscritti incompiuti.

Caro Akito,

non riesco proprio a finire questa lettera. A dir la verità non ti ho raccontato tutto quello che mi è successo. Ho avuto parecchi problemi a causa di un articolo pieno di falsità in cui si dichiarava che io e Naozumi Kamura ci amiamo. Ho preso un sacco di botte da un gruppo di sue ammiratrici. L’unica cosa che mi consola e mi dà forza è sapere che tu ci sei…

Sì, quello era decisamente ciò che sentiva il bisogno di dirgli. Era strano come, per capirlo, aveva dovuto scrivere numerose bozze chilometriche di quella che aveva creduto più volte essere la versione definitiva del piccolo romanzo. Sentiva la necessità di dirgli che la storia raccontata su lei e Kamura era una menzogna e che lei non aveva nessun fidanzato o amore sbocciato tra ciak e telecamere. Sentiva il bisogno di giustificare le dicerie che circolavano ormai da troppo tempo e chissà lui cosa aveva pensato, non sentendola e non ricevendo nessuna spiegazione. Normalmente non si era mai posta il problema di spiegare al suo migliore amico quello che ci fosse dietro le quinte di tante notizie false. Quale poteva essere il problema, allora. Tuttavia ora era diverso. Perché mai, poi, questo non seppe spiegarselo. Sapeva solo che era diverso e che doveva dirgli che era tutto falso e che, nonostante fossero lontani e non parlassero da più di un mese, il solo pensarlo le dava tanta forza e che ormai non riusciva proprio ad immaginare la sua vita senza di lui.
Continuò a scrivere quella lettera per parecchio tempo, senza cancellare nemmeno una singola parola questa volta. Ogni singola lettera corrispondeva alla valanga di pensieri che aveva dentro da un po´ di tempo e si sentì nuovamente felice, esattamente come quando aveva iniziato qualche giorno prima. Era emozionata, contenta e impaziente, imbarazzata ma investita da una strana forma di coraggio che la spinse a piegare il foglio e rimetterlo nella busta, questa volta sigillandola definitivamente.
Fu Maeda ad offrirsi di imbucare la lettera per Sana e fu Sana stessa a dirgli che non era più necessario perché qualsiasi piano, qualsiasi programma, qualsiasi pensiero, qualsiasi sentimento lei avesse provato fino a cinque minuti prima era stato completamente cancellato dalla notizia appena ricevuta proprio dal destinatario della busta. Quasi le venne da ridere al pensiero di quanto avesse desiderato fare quella telefonata e adesso non voleva altro che tornare indietro e lanciare quel cellulare in mezzo alla foresta.
La vita era difficile e il destino era proprio strano, pensò. Si sentiva davvero come all’interno di un vortice, totalmente incapace di muoversi. Per gli amanti della scienza, quello poteva essere un succulento richiamo alla legge di Murphy secondo cui, se qualcosa può andar male – la telefonata in mezzo al bosco – lo farà – la notizia che le aveva dato Akito. Ma, sempre per quegli amanti della scienza e della legge di Murphy, se qualcosa poteva andare ancora peggio – la lettera per Akito consegnata a Maeda affinché questi la spedisse – sicuramente sarebbe andato proprio così – Maeda che va in paese e imbuca la lettera, convinto che Sana gli si era opposta solo per non arrecargli disturbo.
Nonostante ci sforziamo di controllare gli eventi, questi andranno da soli e prima ci mettiamo l’anima in pace riguardo la nostra impossibilità di governare i fili dall’alto, prima impariamo a gestire la nostra vita.

     


                     





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