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  L’assalto delle rane giganti

         

 

  

  

  

  

L’assalto delle rane giganti   (Letta 55 volte)

di AndreaMicky 

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Sezione:

Fumetti e CartoniAltro

Genere:

Comico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Braccio di Ferro - Pisellino e Olivia - Trottolone

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 L’assalto delle rane giganti 

Il celebre marinaio é protagonista di questa storia di stampo ecologico, in cui compare la versione italiana di un celebre personaggio Disney.


  

L’assalto delle rane giganti
by Andrea Micky

A bordo della loro macchina, Braccio di Ferro, Olivia ed il piccolo Pisellino si stavano recando fuori città, per fare un picnic sulla riva del fiume.
“Non vedo l’ora di arrivare a destinazione” disse il bimbo.
“Lo credo bene. Il posto che abbiamo scelto é uno degli angoli di verde più suggestivi del paese” replicò Olivia.
“Non siate impazienti. Il viaggio é appena cominciato” li avvertì il marinaio.

Nonostante la molta strada da percorrere, il trio arrivò a destinazione in meno di mezz’ora.
Una volta sceso dalla macchina, Pisellino corse subito sulla riva del fiume, nelle cui acque nuotavano numerose rane.
“Non toccare quelle bestiacce, Pisellino” si raccomandò Olivia, mentre stendeva la tovaglia sull’erba.
“Ma Olivia, le rane sono esseri affascinanti” obbiettò il bimbo, senza distogliere lo sguardo dagli anfibi, che non parevano turbati dalla presenza dei visitatori umani.
“Eh, eh! Dovremmo essere felici del fatto che il nostro Pisellino s’interessi di zoologia” scherzò Braccio di Ferro.

Ma proprio in quel momento, sulla riva opposta del fiume, arrivò una lussuosa macchina, seguita da un paio di furgoncini, che parcheggiarono accanto ad un vecchio stabilimento abbandonato.
Subito dopo, dai furgoncini scesero alcuni uomini, che si misero a fare dei rilevamenti, mentre dalla lussuosa vettura uscì il sindaco di Spinacia in persona, insieme ad un anziano con un grande cilindro sulla testa.
“Ehp! Ma quello é il famoso miliardario Trottolone” esclamò Olivia, riconoscendo l’uomo col cilindro.
“Ne ho sentito parlare anch’io, ma so che lui vive nella città di Trottolopoli” disse Braccio di Ferro.
“Chissà cosa é venuto a fare qui” si chiese Pisellino.
“Credo che lo scopriremo presto” rispose il marinaio, notando che il diretto interessato ed il sindaco stavano camminando verso la riva del fiume.

“Hey, voi. Non potete stare qui” avvertì Trottolone, quando si accorse dei tre villeggianti.
“Cosa? E perché?” volle sapere Braccio di Ferro.
“Perché il Signor Trottolone ha acquistato questo vecchio stabilimento con lo scopo di riaprirlo” rispose il sindaco, indicando l’edificio abbandonato.
“Proprio così. Presto, in questa vecchia fabbrica, verrà prodotto il mio nuovo fertilizzante per la crescita ultra rapida delle piante” spiegò orgogliosamente il miliardario.
“Ehp! Ma così facendo, danneggerete gravemente l’ambiente circostante” notò Pisellino.
“É vero. Non potreste fare questa cosa in città?” gli chiese Olivia.
“Purtroppo no. A Trottolopoli non ho più posto per aprire delle nuove fabbriche, così sono dovuto venire qui” spiegò Trottolone.
“Ed io ho rilasciato il permesso, in modo da dare lavoro ai disoccupati della nostra città” aggiunse il sindaco.
“So che il lavoro é importante, ma anche la natura lo é” insisté Pisellino.
“Certo. Il verde va rispettato” concordò Olivia.
“L’unico verde che m’interessa é quello dei dollari. Perciò, filate subito via” intimò Trottolone, infastidito da quei discorsi.
Capendo che insistere era inutile, Braccio di Ferro, Olivia e Pisellino risalirono in macchina e se ne tornarono tristemente a casa, rinunciando al programmato picnic.

Nel giro di pochi giorni, Trottolone rimise in funzione il vecchio stabilimento, che diventò una produttiva fabbrica di fertilizzanti, i cui scarichi venivano però riversati nel fiume.
Ma anche Pisellino si diede da fare e con l’aiuto di Olivia, ottenne l’interessamento del Professor Toninelli, uno scienziato esperto in danni ambientali, che volle fare al più presto un sopralluogo nella zona.

“Vede, Professore? Quegli scarichi industriali rischiano di rovinare l’ambiente circostante” spiegò Olivia, una volta condotto lo scienziato nei pressi della fabbrica.
“Capisco. Come prima cosa, esaminerò l’acqua, per vedere se i vostri timori sono fondati” rispose Toninelli, mentre immergeva un contenitore di vetro nel fiume.
“Che strano: le rane mi sembrano cresciute rispetto alla volta scorsa” disse Pisellino, notando un gruppo di rane nuotare in acqua.
“Potrebbe essere un primo esempio di alterazione ambientale, ma lo saprò solo dopo i test” rispose lo scienziato, mentre si allontanava con il campione di acqua da analizzare.

Da una finestra della fabbrica, il vecchio Trottolone aveva seguito tutta la scena.
“Maledizione. Se quegli ecologisti da strapazzo continuano con questa storia, i miei affari potrebbero risentirne” pensò infastidito il miliardario.
E dopo pochi minuti di riflessione, al vecchio Trottolone venne l’idea giusta per ingraziarsi i cittadini di Spinacia.

Quella sera, Trottolone si trattenne in ufficio più del solito, per studiare a fondo la realizzazione della sua idea.
“Mi costerà una bella sommetta, ma se tutto va bene, verrò ripagato con gli interessi” rifletté il miliardario, dopo aver finito di fare i conti.
Improvvisamente, nell’aria risuonò un grido di dolore, che interruppe i pensieri di Trottolone.

Allarmato, Trottolone corse nel cortile della fabbrica, dove vide una delle guardie notturne contorcersi a terra.
“Che succede?” chiese il miliardario.
“Uno strano animale mi ha aggredito” rispose la guardia.
“E tu mi disturbi per una sciocchezza simile?” domandò infuriato il miliardario.
“Direi di sì, visto che quell’animale sputava acido” replicò la guardia, spalancando le braccia, mostrando così la divisa corrosa e diverse bruciature sulla pelle.
“Deve esserci una perdita da qualche parte e ti sarai ustionato con le sostanze chimiche. Va’ a medicarti e ritorna al lavoro” ordinò Trottolone, prima di congedarsi.
“Sissignore” rispose rassegnata la guardia.
E presi dai loro pensieri, nessuno dei due uomini notò due occhi grandi come palle da tennis luccicare minacciosamente in un angolo buio lì vicino.
“Cra, cra, cra!” gracidò minacciosamente una voce cavernosa.

Il sabato dopo, davanti al municipio, era stata allestita una grande tettoia, sotto a cui diverse persone cucinavano e servivano carne grigliata con diversi contorni.
Accanto alla suddetta tettoia, era stato allestito un palco, sopra cui Trottolone si rivolgeva ai presenti tramite un microfono.
“Venite pure, gente. Per festeggiare il successo della mia nuova fabbrica di diserbanti, potrete gustare a poco prezzo la deliziosa carne prodotta nelle mie industrie alimentari” diceva il miliardario, parlando come un imbonitore televisivo, attirando così parecchie persone.
Fra i presenti c’erano anche Braccio di Ferro, Olivia e Pisellino, che non poterono fare a meno di disprezzare quella bieca manovra.
“Certo che quel Trottolone é veramente un furbastro” sbottò il marinaio.
“Ma credo che raggiungerà il suo scopo” rispose la ragazza, osservando il gran via vai di gente.
“Speriamo solo che non sia troppo tardi per far chiudere la sua fabbrica” si augurò il bimbo.

“Potrebbe essere già troppo tardi” disse il Professor Toninelli, mentre usciva dal municipio, con un pacco di carte sottobraccio.
“Oh, Professore. A giudicare dal vostro discorso, dovete aver eseguito i test” rifletté Pisellino.
“Sì e i risultati sono molto preoccupanti” rispose cupamente lo scienziato.
“Che cos’avete scoperto?” volle sapere Olivia.
“Per realizzare i suoi fertilizzanti, Trottolone ha usato come sostanze di base degli estrogeni, che, oltre a stimolare la crescita incontrollata della flora, potrebbero alterare il metabolismo della fauna, compromettendo gli equilibri naturali” spiegò il Professor Toninelli.
“E questo cosa significa?” chiese perplesso Braccio di Ferro.
“Significa che gli animali crescerebbero troppo e per sfamarsi adeguatamente avrebbero bisogno di quantità di cibo che la natura non potrebbe produrre da sola” rispose lo scienziato.
“E in municipio cosa le hanno detto?” volle sapere Olivia.
“Che senza prove concrete a sostegno della mia tesi, non possono fare nulla” rispose il professor Toninelli.
“Beh, credo che le prove stiano arrivando proprio adesso” disse Pisellino, indicando qualcosa in cielo.

Spinto dal vento, l’aroma della carne arrostita raggiunse la fabbrica di fertilizzante; ma sopratutto raggiunse il fiume adiacente, da cui saltò fuori una rana grande quanto un vitello.
“Cra, Cra, Cra” gracidò la gigantesca rana, fiutando l’aria.
E subito dopo, rispondendo al richiamo, una cinquantina di rane, grosse quanto la prima, emersero fuori dall’acqua.
Dopo di che, i giganteschi anfibi si gonfiarono come palloni, sollevandosi in aria e muovendo le loro zampe come se stessero nuotando, le rane giganti si diressero verso la fonte dell’invitante odore.

Il professor Toninelli aveva appena terminato la sua spiegazione, quando in cielo comparvero le rane giganti.
“Ehp! E quelli cosa sono?” chiese lo scienziato, notando gli insoliti animali.
“Si direbbero dei grossi palloni” disse Olivia.
Ma la risposta alla domanda di Toninelli arrivò bruscamente da sola, quando gli anfibi si sgonfiarono, per poi atterrare bruscamente vicino alla tettoia sotto a cui veniva cucinata la carne, causando la fuga generali degli astanti.
A quel punto, servendosi delle loro lingue, le rane giganti afferrano tutta la carne disponibile, per poi divorarla avidamente, lasciando ben pochi avanzi sul terreno.
E una volta terminato il pasto, i giganteschi anfibi posarono il loro minaccioso sguardo sui pochi curiosi rimasti a guardare, palesando chiaramente le loro intenzioni.
Sulla scena erano presenti alcuni poliziotti, che puntarono le loro pistole verso le rane giganti; ma queste ultime, avvertendo il pericolo, sputarono uno strano liquido bianco sulle armi da fuoco, liquefacendole in pochi secondi.
“Via tutti!” ordinò imperiosamente un poliziotto.
In preda al panico, tutti i presenti si diedero alla fuga, mentre le rane giganti si preparavano ad iniziare la caccia agli umani.

Vedendo che non c’era tempo da perdere, Braccio di Ferro decise di entrare subito in azione.
“A me gli spinaci” disse il marinaio, mentre estraeva dalla giacca la consueta scatola di ortaggi, per poi inghiottirne il contenuto in un sol boccone.
Subito dopo, Braccio di Ferro si lanciò verso l’orda di rane giganti, con cui ingaggiò una feroce lotta.
Ma i grossi anfibi erano avversari coriacei e mentre alcuni di loro bloccavano gli arti del marinaio con le loro lingue, altri gli sputarono addosso il loro acido.
Ma grazie al potenziamento fornito dagli spinaci, Braccio di Ferro non venne ferito e afferrando le lingue di un paio di anfibi giganti, il marinaio li fece roteare come se fossero delle bolas, trasformandoli in delle armi da usare contro i loro stessi simili.
Ma la strategia ideata da Braccio di Ferro non diede i risultati sperati, perché, grazie alla loro agilità, le rane giganti schivarono la maggior parte degli attacchi, a cui risposero con i loro sputi acidi, causando considerevoli danni a tutta la zona circostante, che il marinaio, già impegnato in un contrattacco serrato, non poté evitare.

Terrorizzato dalla situazione, il vecchio Trottolone andò a nascondersi dietro un cespuglio, dove s’imbatté in Olivia, Pisellino ed il Professor Toninelli, intenti a seguire il combattimento fra Braccio di Ferro e le rane giganti.
“Chissà per quanto ancora Braccio di Ferro riuscirà a resistere” si chiese preoccupato Pisellino.
“E inoltre, dove metteremo quelle rane giganti una volta finita la battaglia?” aggiunse Olivia.
“Visti i risultati dei miei test, avevo cominciato a preparare un antidoto con cui debellare gli effetti dell’inquinamento -disse il Professor Toninelli- Magari, potremmo usare quello per riportare le rane alla normalità”.
“E cosa aspetta ad usarlo?” domandò indispettito Trottolone.
“Mi manca l’ultimo ingrediente per finirlo. E si tratta di una sostanza molto costosa” rispose lo scienziato.
“Gliela comperi lei, Trottolone. Dopotutto, é ricco sfondato” intervenne Olivia, guardando severamente il miliardario.
“Mai!” rispose risoluto quest’ultimo.
Ma proprio in quel momento, un getto di acido colpì il cilindro di Trottolone, che si sciolse istantaneamente.
“Tenga. E mi porti il resto” si raccomandò il miliardario, porgendo il suo portafoglio al Professor Toninelli.
“Se ci sarà il resto. La sostanza che devo comprare costa mille dollari la goccia” rispose lo scienziato, prima di correre via.
“Glab! Forse era meglio tenersi le rane giganti” brontolò Trottolone, cercando di non svenire per lo shock.

Un gruppo di rane giganti attaccò Braccio di Ferro alla spalle, buttandolo a terra, per poi saltargli ripetutamente sulla schiena, facendolo affondare nel terreno.
“Uhm, queste bestiacce ci sanno fare” ammise il marinaio, mentre si preparava a reagire.
Ma proprio in quel momento, il Professor Toninelli arrivò di corsa, indossando una pompa irroratrice sulla schiena.
“Resisti, Braccio di Ferro. Ho con me l’antidoto per far tornare normali le rane” disse lo scienziato, mentre puntava lo spruzzino verso gli anfibi giganti.
Un paio di rane si avventarono sullo scienziato, ma quest’ultimo le irrorò con un liquido verde, che le fece ritornare alle loro dimensioni originali.
Assistendo a quella scena, le rane giganti capirono la gravità della situazione e si lanciarono contro il Professor Toninelli; ma Braccio di Ferro fu più veloce di loro e facendo da scudo allo scienziato, il marinaio gli permise di spruzzare il suo antidoto su tutte le rane giganti, riportandole alla normalità.
“Ce l’avete fatta” esultò Olivia, mentre correva verso i due uomini, insieme a Pisellino e a Trottolone.
“E il mio resto dov’é?” domandò quest’ultimo.
“Non c’è. E a dire il vero, ci sono ancora cinquemila dollari da pagare” ammise il Professor Toninelli.
“Grunt! Poi faremo i conti” brontolò stizzito il miliardario.

“No, Signor Trottolone. I conti con lei li facciamo adesso” stabilì il sindaco, mentre lui e una numerosa folla si stringevano minacciosamente intorno al miliardario.
“Ehm, c’é qualcosa che non va?” domandò imbarazzato Trottolone.
Con voce severa, il sindaco disse “Secondo la ricerche fatte dal Professor Toninelli, quelle rane si sono ingigantite per via degli scarichi della vostra fabbrica di fertilizzanti. Perciò, ordino la chiusura immediata del suddetto stabilimento”.
“E come farete con le persone che ci lavorano?” domandò Trottolone, vedendo una possibile scappatoia.
“Loro saranno impiegate nella riparazione dei danni causati da quelle maledette rane -replicò il sindaco- E mi pare inutile precisare che i soldi con cui finanziare i lavori li verserà lei”.
“E quanto dovrei pagare?” domandò allarmato Trottolone.
“É tutto scritto qui” rispose un impiegato comunale, mostrando il foglio con il preventivo delle riparazioni.
Vedendo la cifra che avrebbe dovuto sborsare, il vecchio Trottolone emise un verso strozzato e svenne, mentre il suo viso diventava bianco come un lenzuolo appena lavato.
“Beh, dopo questa esperienza, Trottolone ci penserà due volte prima di deturpare nuovamente la natura per i suoi meri fini di lucro” sentenziò Braccio di Ferro.
“Già!” concordarono Olivia e Pisellino, annuendo con fare serio.

FINE

     


                     





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