FanFiction Hawaii Five-O | Makani di Fragolina84 | FanFiction Zone

 

  Makani

         

 

  

  

  

  

Makani   (Letta 91 volte)

di Fragolina84 

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Sezione:

Serie TVHawaii Five-O

Genere:

Romantico - Azione

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Steve McGarrett - Nuovo personaggio

Coppie:

Steve McGarrett/Nuovo personaggio (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Benvenuta nei Five-O 

Makani è la parola hawaiana per vento. Ed è un vento nuovo quello che soffia sui Five-O e sul comandante Steve McGarrett. Questo vento ha un nome, Nicole Kalea Knight, e il volto di una giovane donna dagli splendidi occhi viola. Basteranno questi occhi a ...


  

La convocazione nell’ufficio del Governatore non faceva pensare a nulla di buono, eppure Nicole era tranquilla. Sapeva di aver sempre svolto il proprio lavoro seguendo le regole e non vedeva motivo di un richiamo ufficiale.
C’era in lei una sottile vena di aspettativa, come il presagio del vento che cambia sull’oceano. Era come se sentisse che da quell’incontro la sua vita sarebbe cambiata.
Arrivò all’incontro con il Governatore con leggero anticipo. La segretaria la fece accomodare in sala d’attesa e avvisò subito del suo arrivo.
«Il Governatore la riceverà al più presto, signora» le comunicò sorridendo e Nicole assentì.
Sedette sul divanetto e spolverò un immaginario granello di polvere dalla gonna immacolata dell’uniforme.
Il Governatore la fece attendere meno di due minuti. Al suono discreto di un cicalino, la segretaria si alzò in piedi, pregandola di raggiungere l’ufficio del Governatore.
Nicole mise il cappello in testa e oltrepassò la scrivania della donna. Bussò, e la Jameson in persona aprì la porta.
«Benvenuta, guardiamarina Knight. Prego, si accomodi».
«Buongiorno» rispose Nicole, tendendo la mano che la donna strinse.
Il Governatore la fece accomodare e sedette alla propria scrivania.
«Immagino che troverà piuttosto strana questa convocazione» esordì, e Nicole annuì, togliendosi il cappello dell’uniforme.
«Sì, signora» confermò Nicole, al che la donna sorrise.
«Non si preoccupi, non c’è nessun problema. Si tratta semplicemente di una proposta di lavoro».
Una proposta di lavoro? Nicole sentì una folata del vento del cambiamento soffiare più forte.
«So che lei ha già un lavoro e lo sta facendo anche bene. È proprio per questo che ho bisogno di lei. Mi servono le sue competenze».
Nicole si raddrizzò un po’ sulla poltrona.
«Ho visto il suo curriculum e ci sono diversi motivi per cui ho pensato a lei». La Jameson estrasse un plico da una cartelletta e cominciò a sfogliarlo. «Ha frequentato l’Accademia ad Annapolis, laureandosi con il massimo dei voti. E, anche se suo padre era americano, lei ha l’aspetto di una hawaiana, non di una haole».
In effetti, Nicole era hawaiana a metà. Suo padre era un ufficiale americano di stanza alle Hawaii. Aveva conosciuto sua madre e si erano sposati. Nicole era nata e cresciuta a Honolulu e aveva lasciato l’isola solo per frequentare l’Accademia. Da sua madre aveva ereditato i tratti tipici degli hawaiani, che erano però stemperati da quelli di suo padre. Da suo padre aveva ereditato la tenacia e la testardaggine che l’avevano spinta ad arruolarsi.
«Ma non voglio tenerla ancora sulle spine» esclamò all’improvviso il Governatore. «Ho pensato di assegnarla alla squadra dei Five-0. Il comandante mi ha chiesto di assegnargli una persona che coordini le attività dall’ufficio e offra il supporto necessario alle varie indagini».
 Nicole aveva ovviamente sentito parlare della squadra. Era diretta da un ex Navy SEAL, un tipo tosto che aveva dato un’impronta particolare al proprio team. Si diceva che i Five-0 avessero risolto in fretta e bene molti casi, spingendosi a volte al di là del limite. Ma avevano l’appoggio del Governatore e godevano di immunità e mezzi illimitati.
«Vedo dalla sua espressione che li conosce. Avrà sentito sicuramente parlare del comandante McGarrett» disse la Jameson, riscuotendola dai suoi pensieri.
«No, signora. So che era un SEAL, ma non lo conosco».
«Accademia ad Annapolis, come lei. Poi ha fatto il BUD/S ed è rimasto sei anni nei Navy SEAL. È un uomo deciso e tenace, ma non voglio anticiparle nulla. È meglio che lo conosca da sé» dichiarò la Jameson, prima di tendersi verso Nicole. «Sempre che voglia accettare l’incarico».
«Sì, signora. Accetto. Può contare su di me».
Il Governatore si alzò e le tese la mano.
«Molto bene, allora. Direi che può cominciare subito. La sede dei Five-0 è lo Iolani Palace. Mentre lei li raggiunge, avviserò il comandante».
Mentre le stringeva la mano, Nicole sentì un’improvvisa ondata di nervosismo.
«Subito? Io veramente… dovrei essere messa in riserva. Il mio incarico…» ma il Governatore non la fece proseguire.
«Mi occupo io di tutto. Si consideri pienamente in attività con i Five-0 sin da questo momento. Mi faccia sapere al più presto di quali attrezzature informatiche avrà bisogno, gliele farò avere nel più breve tempo possibile». La donna aprì un cassetto della scrivania e ne estrasse un distintivo che porse a Nicole. «Benvenuta nella squadra».
Nicole rimase stordita dalla velocità con cui era successo tutto. Quel mattino si era svegliata come guardiamarina della Marina americana e ora era aggregata ad una squadra di detective. Afferrò il distintivo e lo mise in borsetta.
«La ringrazio per avermi assegnato questo incarico».
Mise il cappello dell’uniforme, fece il saluto militare e si congedò.
La distanza tra il Governatorato e Iolani Palace era veramente breve, perciò Nicole decise di andarci a piedi. Così, avrebbe avuto anche un po’ di tempo per ragionare su quanto le stava succedendo. Non sapeva cosa l’avesse spinta ad accettare su due piedi. Certo, era stata addestrata a prendere decisioni in pochi istanti, però su quelle che avevano il potere di influenzare la sua vita aveva sempre ponderato parecchio. Eppure stavolta non aveva avuto dubbi.
Raddrizzò le spalle, camminando verso la torre di Iolani Palace. Era un nuovo inizio e le novità non l’avevano mai spaventata.
Tra le palme intravide una Camaro argentea che arrivava a tutta velocità, fermandosi nel parcheggio. Ne scesero due uomini.
Nicole rimase colpita da quello che era sceso dalla parte del guidatore. Indossava una camicia azzurra sopra un paio di pantaloni cargo scuri. Era alto e largo di spalle, con i fianchi stretti. L’uomo, impegnato in una conversazione al cellulare, la sfiorò con lo sguardo e le parve di notare, nonostante la distanza, un lampo di luce nei suoi occhi. Fu soltanto un attimo, poi l’uomo si girò e sparì con l’altro all’interno del palazzo.

Steve e Danny stavano tornando da Ala Moana Park. Un corpo era stato ritrovato quel mattino in un angolo del parco, semisepolto sotto una catasta di legna. Avevano lasciato Chin e Kono con Max a completare i rilievi ed erano rientrati alla base.
Steve sorpassò un taxi che secondo lui stava procedendo troppo lentamente, infilandosi in un varco tra quello e l’auto che arrivava in senso opposto. Danny s’irrigidì, aggrappandosi alla portiera.
«Vorrei provare ad arrivarci vivo alla base» borbottò e Steve scosse la testa.
«Ti lamenti come una donnicciola, lo sai?».
«Che male c’è a preoccuparsi per la propria vita?».
L’iPhone di Steve squillò in quel momento. Il display gli disse che si trattava del Governatore.
«McGarrett» rispose Steve.
«Buongiorno, comandante. Mi aveva chiesto di trovarle qualcuno per il suo team, ricorda?».
Il Governatore non era tipo da girare troppo intorno alle faccende.
«Sì» confermò prontamente Steve. «Mi serve qualcuno che ci coordini, ma che al bisogno sappia entrare in azione per supportarci».
Giusto un mese prima, Chin era rimasto ferito in un’incursione. Erano entrati nella casa di un sospetto e l’uomo si era nascosto e aveva sparato contro di loro. Aveva preso Chin al braccio prima che Steve riuscisse a disarmarlo, ma le cose avrebbero potuto andare molto peggio. Steve non voleva rischiare la vita dei suoi in quel modo. Aveva bisogno di un paio di occhi in più.
«Ha in mente qualcuno?» chiese.
«Ho già ingaggiato la persona giusta. Sta arrivando nel suo ufficio proprio in questi momenti».
Steve strinse i denti per impedirsi di imprecare di fronte alla donna.
«Avrei preferito essere consultato, prima» sibilò.
«Mi creda, il guardiamarina Knight è la persona perfetta per questo incarico».
Il fatto che il Governatore avesse scelto un ufficiale di Marina gli piacque, ma in ogni caso avrebbe preferito decidere lui i propri collaboratori.
«Le auguro buona giornata, comandante» esclamò la donna e tolse la comunicazione.
Steve posò il cellulare nel portaoggetti e accelerò bruscamente.
«Problemi?» chiese Danny.
«No. Abbiamo un nuovo collega».
«È arrivato finalmente il nostro esperto informatico? Bene, almeno potrai farti dare qualche lezione: sono sempre convinto che il gancio destro non sia il miglior modo per far funzionare il tuo computer» scherzò Danny.
«Eppure ero quasi certo che fossi tu quello che non riesce nemmeno a mandare un sms con il cellulare» replicò Steve senza scomporsi.
Queste schermaglie erano all’ordine del giorno tra i due. Erano otto mesi che lavoravano insieme e, nonostante in un primo tempo la convivenza fosse stata quantomeno difficile, avevano formato una coppia formidabile. Lavoravano splendidamente insieme perché l’innata riflessività di Danny contrastava perfettamente la naturale impulsività di Steve.
Arrivarono finalmente a Iolani Palace e Steve parcheggiò nel proprio posto riservato. Il cellulare squillò di nuovo. Stavolta era Chin.
«Ragguagliami, Chin» ordinò, scendendo dalla macchina.
Lasciò vagare lo sguardo intorno e i suoi occhi si posarono su una donna in uniforme che camminava tranquillamente verso il palazzo. Il bianco della divisa estiva sfolgorava nel sole contrastando in maniera singolare con il tono della carnagione ambrata della ragazza. Doveva essere giovanissima e, sebbene fosse ancora lontana, Steve notò la delicata struttura degli zigomi e lo splendido taglio degli occhi.
«Che schianto!» mormorò sovrappensiero.
«Come, capo?» domandò Chin dall’altro capo.
«Niente, scusami» esclamò Steve, voltandosi per entrare nel palazzo. «Dimmi tutto».
«La vittima si chiama Anthony Inouye. Lavorava nel parco ed era ben conosciuto. Io e Kono abbiamo chiesto un po’ in giro e tutti ci hanno confermato che non capiscono chi potesse avercela con lui. A detta di Max è stato ucciso con un colpo alla testa, infertogli probabilmente con un pezzo di legno».
«Ok. Raccogliete tutto ciò che potete e tornate alla base».
Entrati nella loro sede si avvicinarono alla scrivania hi-tech in mezzo alla stanza. Steve richiamò la tastiera e digitò il nome della vittima, per avviare una ricerca su di lui. Mentre il computer elaborava i dati, si rivolse a Danny.
«Sembra che nessuno ce l’avesse con il nostro amico Anthony, eppure qualcuno s’è preso la briga di dargli una botta in testa».
Danny stava per replicare quando qualcuno bussò. Entrambi si voltarono e Steve riconobbe immediatamente la donna che aveva visto nella piazzetta pochi istanti prima.
«Avanti» esclamò e la donna esitò un attimo prima di entrare. Nel momento in cui s’era voltato aveva riconosciuto l’uomo che era sceso dalla Camaro.
Lo guardò negli occhi per la prima volta e li vide schiarirsi e diventare della tonalità del cielo hawaiano. I folti capelli scuri si arricciavano alla base della testa e una piccola V gli si disegnò al centro della fronte mentre la osservava. Sembrava corrucciato. Si avviò verso di lui notando il logo della squadra Five-0 sul pavimento, incorniciato dal motto delle Hawaii: Ua Mau Ke Ea O Ka Aina I Ka Pono (la vita della terra si perpetua nella Giustizia). Mentre si avvicinava notò come i pettorali riempissero la camicia e come le braccia che spuntavano dalle maniche sembrassero forti e dure.

Dall’altra parte, Steve la stava scrutando con altrettanta attenzione. Era più alta di quello che si sarebbe aspettato, doveva superare il metro e settanta. Però era molto più bella, vista da vicino. Gli occhi dal taglio a mandorla erano di uno straordinario colore viola, i capelli scuri erano raccolti in uno chignon sotto il berretto dell’uniforme.

«Buongiorno. Che posso fare per lei?» mormorò Steve, stentando a riconoscere la propria voce. Era roca e profonda e sentì uno strano calore riempirgli il petto. Era la prima volta, da quando lui e Catherine s’erano lasciati.
«Guardiamarina Nicole Knight, signore. Il Governatore avrebbe dovuto avvisarla del mio arrivo» mormorò Nicole con voce dolce, tendendo la mano verso di lui.
Steve si ricordò improvvisamente della telefonata della Jameson. Chissà perché, aveva dato per scontato che il nuovo acquisto dei Five-0fosse un uomo.
«Oh, certo. Mi scusi, non pensavo… non importa. Capitano di corvetta Steve McGarrett» si presentò, pentendosi subito di aver usato il suo grado. Inspiegabilmente, voleva che la donna fosse subito a proprio agio con lui.
«Buongiorno, comandante» replicò Nicole, stringendogli la mano. Steve sentì che la sua stretta era salda e asciutta come quella di un uomo e l’apprezzò, trattenendola più del necessario.
Danny rimase ad osservarli si accorse subito della corrente che si era sprigionata tra i due.
«Hai intenzione di presentare anche me, comandante?» domandò quindi e Steve ritrasse la mano velocemente, girandosi con uno sguardo imbarazzato.
«Il mio partner, il detective Danny Williams».
«Molto lieto» chiosò Danny, stringendo la mano a Nicole che ricambiò con un sorriso.
«Danny, faccio due parole con il guardiamarina Knight. Attendiamo che Chin e Kono rientrino». Poi si rivolse a Nicole. «Prego» mormorò, facendole strada verso il proprio ufficio.
La fece accomodare e prese posto alla scrivania.
«Immagino che la Jameson le abbia spiegato in cosa consisterà il suo incarico» cominciò Steve ma Nicole scosse la testa.
«No, signore. Ho ricevuto la convocazione e stamattina il Governatore mi ha detto che mi avrebbe assegnata ai Five-0. É stato tutto molto improvviso» replicò la donna.
«Tipico» commentò Steve. «Abbiamo bisogno di qualcuno che ci guidi dall’ufficio quando siamo in missione, che ci coordini attraverso il sistema satellitare. Però mi serve che lei sia in grado di intervenire al bisogno».
«È ciò di cui mi sono sempre occupata, quindi non è una novità. In quanto alle missioni sul campo, non è un problema» rispose Nicole.
«Posso chiederle dove ha studiato?» domandò.
«Annapolis».
Gli occhi di Steve si spalancarono per la sorpresa.
«E allora non ho più bisogno di chiederle altro. So bene come funziona l’Accademia». Anche Steve si era laureato ad Annapolis. «Quando può cominciare?».
«Quando vuole, signore. Il Governatore mi ha pregato di metterla a conoscenza delle attrezzature di cui avrò bisogno, con la promessa che me le farà avere nel più breve tempo possibile» replicò Nicole.
Steve si alzò in piedi e la donna lo imitò.
«Visto che da oggi siamo nella stessa squadra, propongo di evitare le formalità. Ti prego, chiamami Steve. Signore fa così vecchio ammiraglio».
Nicole rise, e Steve si stupì che potesse diventare ancora più bella.
«D’accordo, Steve».
«Bene, Nicole. Benvenuta nei Five-0. Ti mostro il tuo ufficio».
Steve le mostrò l’ampio spazio che aveva pensato di assegnarle, in quel momento completamente vuoto.
«Immagino che le tue attrezzature avranno bisogno di spazio quindi dovremmo rivedere la disposizione degli uffici».
«Sì, questo spazio dovrebbe essere sufficiente» osservò Nicole.
Stavano ancora discutendo quando rientrarono Chin e Kono.
Si riunirono tutti intorno alla scrivania centrale.
«Chin, Kono, vi presento l’agente Knight, la nostra nuova collega. Nicole, l’agente Kelly e sua cugina, agente Kono Kalakaua».
Ci fu un breve scambio di convenevoli prima che Steve si rivolgesse a Chin.
«Allora Chin, abbiamo qualcosa su cui lavorare?» chiese.
«Non molto, capo. Abbiamo interrogato i dipendenti del parco e non ci hanno saputo dire molto. Anthony era un tipo tranquillo e nessuno ha notato stranezze sul suo conto, nei giorni scorsi».
Nel frattempo Kono estrasse la scheda dalla macchina fotografica e la infilò in uno slot su un lato della scrivania. Digitò alcuni comandi e le foto apparvero sugli schermi.
Davanti agli occhi di Nicole, sfilarono lente le foto della scena del crimine. Sebbene i cadaveri non le dessero fastidio, scrutare la morte violenta in quel modo non era cosa semplice. Anche se la vittima era uno sconosciuto, era impossibile non restarne colpiti.
«Danny, sappiamo qualcosa in più di questo Anthony?» domandò Steve.
«Anthony Inouye, cinquantaquattro anni. Lavorava nel parco da vent’anni, nessun precedente, solo una multa per eccesso di velocità comminatagli quando aveva diciannove anni. Non è sposato, ma ha una sorella che vive a Waikiki».
«Perché qualcuno dovrebbe uccidere un tipo come Anthony?» si domandò Steve e Chin trasse di tasca una chiavetta USB.
«Il parco ha un sistema di videosorveglianza. I filmati vengono tenuti per una settimana, poi vengono cancellati. Kono ha scaricato su questa chiavetta tutte le registrazioni fatte ieri. Secondo Max, Anthony è stato ucciso ieri tra le otto e le nove di sera».
Sul video apparvero le immagini delle telecamere di sorveglianza. Nicole rimase accanto a Steve, cercando di entrare nelle dinamiche della squadra, di capire come lavorassero. Si era accorta subito che erano molto affiatati, connessi da un legame di amicizia che andava oltre il semplice essere colleghi. C’era una sorta di comunicazione non verbale tra di loro, come se si intendessero immediatamente senza bisogno di sprecare parole. Eppure Nicole non si sentì per nulla esclusa.
«C’è una telecamera puntata verso il luogo in cui è stato ritrovato il corpo?» chiese Danny.
«Sì, certo» mormorò Chin, digitando velocemente sulla tastiera. Isolò un’immagine e la mandò sullo schermo.
«Se Anthony è stato ucciso tra le otto e le nove, partiamo da lì» disse Steve e Chin cercò il punto esatto. A quell’ora era quasi buio e quindi le immagini erano state registrate con l’infrarosso. La registrazione era sgranata e poco chiara.
Chin mandò le immagini a velocità doppia e tutti si tesero, osservando il monitor, cercando di scorgere movimenti sospetti.
«Ferma, Chin» disse Kono all’improvviso.
Chin fermò il filmato e tornò leggermente indietro. Qualcuno stava trascinando il corpo di Anthony.
«Blocca e ingrandisci» ordinò Steve.
Chin ingrandì, ma la qualità dell’immagine era talmente scadente da risultare praticamente inservibile.
«Non riusciamo ad arrivare a niente di meglio, Chin?» domandò Danny ma l’altro scosse la testa.
«Posso provare?» intervenne Nicole e quattro teste si voltarono verso di lei.
«Certo che sì» esclamò Steve.
Chin le lasciò il posto e Nicole, dopo aver posato il berretto dell’uniforme sul bordo del tavolo, cominciò a battere sulla tastiera virtuale. Accedette in remoto al proprio account privato e scaricò un programmino di sua invenzione. In meno di mezzo minuto l’aveva già installato e stava lavorando sull’immagine, modificando i parametri di contrasto e luminosità.
Il volto prese lentamente forma, schiarendosi progressivamente fino a diventare perfettamente riconoscibile.
«Ecco il nostro uomo» proruppe Nicole. «Avete un programma di riconoscimento facciale?» domandò poi.
Non ricevendo risposta, alzò lo sguardo sui suoi nuovi colleghi. Chin e Kono fissavano il monitor, come se non credessero ai propri occhi.
«Pazzesco» bisbigliò Danny.
Steve la stava fissando e quando incrociò il suo sguardo, le sorrise.
«Bel lavoro, Nicole».
Il complimento la lusingò molto. Gli occhi di Steve si erano fatti più intensi e Nicole sentì una strana chiusura alla gola, come se non riuscisse a respirare bene.
Che ti sta succedendo? Sembri una quindicenne al primo appuntamento, disse a se stessa.
Cercò di distogliere lo sguardo, ma il magnetismo di Steve l’attirava implacabile.
Vedi di calmarti, Romeo. La conosci da cinque minuti e ti ha già fatto perdere la testa? Devi lavorarci con questa donna, non fantasticarci sopra.
Mentre questi pensieri frullavano in testa a Steve, Danny osservava la coppia con gli occhi del detective.
Ho la netta impressione che abbiamo sistemato il comandante, pensò.
Ne era ovviamente felice. Steve aveva preso abbastanza male la rottura con Catherine e, anche se era troppo duro per darlo a vedere, soffriva la solitudine. Con un lampo di preveggenza, capì che Nicole non era lì a caso e che era destinata a Steve. Si rallegrò per l’amico perché si meritava un po’ di felicità, dopo tutto quello che aveva passato.
«Thomas Newton. Piccoli precedenti per detenzione di droga» disse Kono, che nel frattempo aveva lanciato il programma di riconoscimento. Sul monitor apparve la patente dell’uomo, un giovane di appena venticinque anni.
«Direi che possiamo andare a trovare questo Newton» considerò Steve e i suoi colleghi scomparvero nei propri uffici per prepararsi. Poi si rivolse a Nicole. «Riesci ad accedere al sistema satellitare da qui o hai bisogno di computer più potenti?».
«Posso provarci» disse la donna e si tolse la giacca, posandola su una sedia.
Steve l’osservò affascinato mentre le sue lunghe dita brune volavano sulla tastiera. Pochi minuti più tardi, Nicole sollevò la testa per controllare i monitor.
«Dimmi di cosa hai bisogno».
«Se è stato Newton ad uccidere Anthony, potrebbe essere ancora armato. Voglio sapere se è in casa e voglio che tu ci guidi nell’incursione. Chin è stato ferito in una circostanza simile un mese fa. Voglio andare sul sicuro».
Nicole capì immediatamente che Steve le stava affidando la propria vita e quella della sua squadra. Era una bella responsabilità, che però non la spaventò. Piuttosto si sentì orgogliosa del fatto che Steve si fidasse di lei tanto da consegnarle un tale onere.
Nicole digitò le proprie password di accesso e ben presto sui monitor apparvero le immagini satellitari. La donna immise le coordinate della casa di Newton e il sistema zumò su un agglomerato di piccoli appartamenti in Halekauwila Street. Un’auto verde scuro era parcheggiata nel parcheggio e non c’era movimento intorno all’edificio.
«Dalla macchina ferma in strada possiamo presumere che sia in casa, ma non sappiamo né se sia solo né dove si trovi esattamente» brontolò Steve.
«Quanta impazienza, comandante!» esclamò sorridendo Nicole e Steve la osservò inarcando le sopracciglia. Danny usciva in quel momento dal proprio ufficio.
«Ti sta già mettendo in riga, Steve?» domandò Danny in tono innocente mentre si allacciava l’ultima cinghia del giubbotto antiproiettile.
Le immagini sul monitor cambiarono improvvisamente. Tutto divenne di colore bluastro mentre appariva una sagoma umana all’interno dell’appartamento. L’impronta di calore del sospetto si muoveva lentamente, seguita da un’evanescente traccia aranciata.
«Eccolo qui».
«Bene. Tu tienilo d’occhio, avvisaci di qualsiasi movimento strano».
«E la legge sulla privacy?» domandò la donna ricevendo in risposta un sogghigno.
«Non preoccuparti. A quella ci pensa il Governatore» esclamò Steve.
Uscirono tutti e Nicole si trovò da sola in quell’ufficio nuovo. La situazione aveva un che di incredibile eppure si sentiva già parte di quella squadra.
Mentre raggiungevano l’auto, Danny camminava svelto cercando di tenere il passo delle lunghe gambe di Steve.
«Quella Nicole è forte» commentò con noncuranza.
«Sì, è veramente brava. Non avrei potuto scegliere di meglio» rispose Steve.
«Direi che è anche carina. Tu che ne pensi, Steve?» domandò.
«Non ci ho fatto caso» affermò Steve con ostentata indifferenza.
«Sì, ha le gambe un po’ storte però il viso è passabile».
«Gambe storte? Meglio che ti faccia vedere da un bravo oculista. Ha il più bel paio di gambe su cui mi sia capitato di posare gli occhi ultimamente. Quanto al viso, è semplicemente bellissima. Hai visto che occhi?».
La sua reazione così accalorata, stupì Danny. Non era da Steve lasciarsi andare a quel modo. Era evidente che la ragazza l’aveva colpito più di quanto avesse dato a vedere. I due rimasero in silenzio fino a che furono saliti a bordo dell’auto. Steve esitò un attimo prima di mettere in moto.
«Dimentica ciò che ho detto» commentò sottovoce e Danny rise sotto i baffi.
«Tranquillo, sei solo umano; è una buona cosa» replicò e Steve avviò il motore, facendo rombare gli oltre quattrocento cavalli della Camaro. Prima di partire infilarono entrambi l’auricolare.
«Mi senti, Nicole?» domandò Steve.
«Sì, forte e chiaro. Ho agganciato il GPS delle vostre auto, ora vi vedo sui monitor».
Nell’ufficio di Iolani Palace, Nicole osservò le due macchine partire e svoltare su Pinchbowl Street. Avevano da poco lasciato il parcheggio, quando Nicole notò sulle immagini satellitari l’arrivo di un’altra automobile davanti a casa Newton.
«Steve, c’è movimento. È arrivato qualcuno. Aspetta, controllo».
Nicole tornò alle immagini normali e vide due uomini scendere da un SUV scuro. Si guardarono intorno e si avvicinarono alla porta. Nicole zumò sulla targa del veicolo e lanciò una ricerca sul database.
«La macchina è registrata a nome di Tony Alvarez. Alvarez è un pezzo grosso nel giro della droga» annunciò Nicole dopo pochi secondi. «A giudicare dalla foto della sua patente, uno dei due uomini alla porta di Newton è proprio Alvarez».
«Dimmi cosa stanno facendo» ordinò Steve.
«Newton li ha appena fatti entrare. Devo tornare alle impronte di calore».
Nonostante la scrivania su cui stava lavorando fosse uno strumento molto sofisticato e potente, non era sufficiente ad elaborare la quantità di dati che Nicole stava caricando in quel momento.
«Nicole?» chiamò Steve.
«Sì, scusa. Mi ci vuole tempo. Questo computer non è abbastanza potente per farmi lavorare velocemente. Ecco, ora li ho di nuovo sullo schermo. Sembra che stiano discutendo. Piuttosto animatamente, in verità» illustrò la donna.
Improvvisamente, Nicole vide una delle sagome arancioni cadere a terra.
«Steve, credo che abbiano sparato a Newton» annunciò Nicole e sentì in sottofondo il rombo rabbioso del motore della Camaro, mentre Steve accelerava bruscamente.
Nicole li vide svoltare a sinistra su Halekauwila Street e fermarsi davanti alla casa di Newton.
«Sono ancora dentro?» domandò Steve.
«Sì, sembra che stiano cercando qualcosa» confermò la donna.
«Danny, con me» ordinò Steve. «Chin, tu e Kono verificate se c’è modo di aggirare la casa».
Giunsero in fretta davanti alla porta, con le pistole puntate.
«Five-0!» intimò Steve. «Aprite la porta».
Dall’interno giunse del trambusto e la voce di Nicole gli arrivò nell’auricolare.
«Steve, stanno tentando di scappare dal retro».
Steve, con un cenno d’intesa all’indirizzo di Danny, sfondò la porta. Lo slancio lo portò dritto in mezzo alla stanza, mentre Danny entrava dietro di lui, cercando di coprirlo.
Il corpo di Newton era abbandonato sul pavimento. Steve si chinò in fretta, cercando il polso carotideo.
«È morto» mormorò alla fine, rialzandosi.
«Sono usciti, Steve» lo informò Nicole.
«Riesci a seguirli?» chiese, mentre scattava all’inseguimento.
«Ci provo» replicò la donna.
Nicole era già tornata alle immagini normali e seguiva i due malviventi che erano ormai in strada e si stavano allontanando lentamente lungo Ahui Street, in modo da non attirare l’attenzione. Ben presto, dietro di loro Nicole vide comparire i suoi quattro colleghi. Era strano pensare già a loro come a dei colleghi. Gli pareva di conoscerli da sempre.
« Due uomini, capelli scuri, uno indossa una camicia a fiorami. Sono quasi all’angolo della via» gli indicò Nicole.
Steve li notò immediatamente. «Alvarez! Fermo. Five-0!» ingiunse.
Per tutta risposta, i due si misero a correre. Si divisero andando uno a destra e l’altro a sinistra, sparendo così alla loro vista. I Five-0 partirono all’inseguimento.
«Voglio il pesce grosso» mormorò Steve, la voce appena velata dallo sforzo della corsa.
Nicole digitò alcuni comandi sulla tastiera in modo da cambiare angolazione e vide Alvarez correre a perdifiato lungo Pohukaina Street e lo comunicò a Steve.
«Però non posso tenerli d’occhio entrambi», lo avvisò.
«Non preoccuparti» intervenne Chin. «Io e Kono siamo alle calcagna del secondo».
Nicole si concentrò su Alvarez, che si infilò tra due edifici e sbucò infine su Ward Avenue. Danny e Steve gli correvano dietro ma l’uomo aveva un certo vantaggio tanto che, attraversando la strada di corsa, entrò allo Sports Authority.
«È entrato nel negozio di articoli sportivi. Non riesco più a vederlo, Steve. Potrei provare ad entrare nel sistema video del centro, ma avrei bisogno di computer più potenti. Con questi mezzi non riuscirei ad essere veloce e nel frattempo il nostro uomo sarebbe chissà dove» spiegò. «Mi dispiace» aggiunse infine.
«Non preoccuparti» la consolò Steve. «Hai fatto un ottimo lavoro».
«Capo, l’abbiamo preso» s’intromise Kono.
«Ben fatto. Torniamo alla base».

     


                     





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