FanFiction Harry Potter - J.K. Rowling | Meeting the Love di Valerie | FanFiction Zone

 

  Meeting the Love

         

 

  

  

  

  

Meeting the Love   (Letta 67 volte)

di Valerie 

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Sezione:

LibriHarry Potter - J.K. Rowling

Genere:

Romantico - Introspettivo - Altro

Annotazioni:

Missing Moment

Protagonisti:

Oliver Baston - Nuovi personaggi

Coppie:

Oliver Baston/Nuovi personaggi (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Meeting the Love 

Cosa succede quando la meteora dell'amore entra in collisione con un'atmosfera di paure e insicurezze?La psiche delle persone viaggia ad una velocità impressionante, nessuno vorrebbe soffrire nella propria vita e i maghi non sono esenti da questa massima ...


  

  Meeting the love


-Oh no! Un colpo scorrettissimo del capitano dei Serpeverde, Flint, mette k.o. il portiere dei Grifondoro, Oliver Baston! Ecco che viene portato via dal campo...- 
La voce amplificata di Lee Jordan risuonava squillante tra gli spalti del campo da Quidditch, con sottofondo le urla di disapprovazione dei ragazzi appartenenenti alla casa di Grifondoro.
Esattamente dalla parte opposta dello speaker, seduta su una panca nella fila più alta, una ragazza, con sguardo e cuore profondamente preoccupati, era intenta ad osservare il malcapitato svenuto, trascinato su una barella verso il castello.
-...ban-
-Sioban!- una voce alla sua destra la destò all´improvviso.
-Mel! Oh Mel, hai visto cosa hanno fatto a Oliver?- la ragazza si appese al collo dell´amica iniziando a piangere sommessamente.
-Sioban, per favore!- Melanie cercava di scrollarsi di dosso la compagna - Sib! Mi stai strozzando, staccati maledizione!-
-Ok...sigh...va bene- disse alla fine la ragazza, staccandosi di malavoglia e asciugandosi gli occhi con il mantello e tirando sul col naso come fosse una bambina.
Sioban, o Sib come la chiamava Melanie, era effettivamente la più piccola tra le due, sia d´età che di statura e corporatura. Melanie, invece, era una donna in tutto e per tutto: decisa di carattere, di spiccata intelligenza, non si faceva mai mettere i piedi in testa da nessuno e, benché dimostrasse sempre pacatezza e serenità, sapeva quando era il momento di tirare fuori gli artigli. Una silhouette mozzafiato contornava il tutto; all´età di sedici anni aveva già un seno pronunciato e invidiabile, delle gambe lunghe e snelle e una favolosa pancia piatta.
Come a non bastare, dei capelli neri, dai riflessi blu, lisci come spaghetti, andavano ad incorniciarle un viso grazioso e dallo sguardo profondo e deciso.
Sioban, al contrario, sembrava una bambina, costantemente bisognosa delle esortazioni e dell´appoggio degli altri, insicura di carattere e timida a livelli inverosimili. Anche lei di spiccata intelligenza, ma totalmente priva malizia.
Un corpo esile e minuto contribuiva a dare di lei l´immagine di una vera e propria bimba, anche se di ben quindici anni.
I lunghi e ricci capelli castani avevano quasi perso la loro forma naturale, a forza di lisciarli con diversi incantesimi temporanei.
Melanie l´aveva più volte rimproverata per quella tortura che lei ogni volta infliggeva ai suoi poveri capelli, ma Sib non sembrava minimamente ascoltarla.
La verità era che per Sioban, assomigliare a Mel la rendeva un po´ più sicura di sè, o almeno si illudeva che potesse essere così.
D´altro canto se un corpo e un carattere tali la rendevano un po´ infantile, la profondità del suo cuore e la sincerità degli affetti che provava la rendevano una ragazza davvero speciale, unica.
´Da difendere´ aveva pensato Melanie conoscendola meglio.
Pur non avendo la stessa casa di appartenenza, Mel infatti era una Corvonero, mentre Sib una Tassorosso, le due avevano legato moltissimo, forse proprio perchè la più grande aveva questo forte istinto di protezione nei confronti dell´altra che, invece, si calava a pennello nel ruolo di quella da proteggere.
Si erano conosciute quando Sioban era entrata ad Hogwarts. I primi giorni per lei furono un vero e proprio inferno; si girava spaesata per i corridoi, spesso e volentiri sbagliava aula, arrivando in ritardo alle lezioni,  beccando qualche volta delle punizioni, in particolare nelle ore di Pozioni.
Era proprio in un´ora di Pozioni che Mel vide Sioban per la prima volta, entrata nell´aula sbagliata, interrompendo la lezione del professor Piton che, ovviamente, non le risparmiò una frecciatina affilata delle proprie e tolse anche un ingente numero di punti alla sua casa.
Da quel giorno, Melanie osservò con intresse la piccola Sib e la prese così in simpatia, con quel suo fare molto impacciato, che non la lasciò più.
Da un po´ di tempo, però, Mel aveva capito che se avesse contiuato a compatire e a sorreggere l´amica incessantemente, Sioban non avrebbe mai imparato a cavarsela da sola.

-Non morirà per uno svenimento!- riprese la mora cercando di calmare l´amica -... e poi, se continui a comportarti sempre in modo così infantile pensi che ti noterà mai?- contiuò abbassando la voce e guardandola in modo più serio.
Sib sembrò pensarci un po´ su, poi scosse rassegnata il capo, smuovendo i capelli raccolti in una coda.
-Ecco, quindi è il caso che ti svegli un po, Sib! Ti ci vuole un po´ di malizia...-
-Malizia? E in che modo mi aiuterebbe la malizia, di grazia?- chiese con una punta di stizza nella voce la castana.
Melanie sbuffò roteando gli occhi verso l´alto.
-Vieni con me, ti faccio conoscere due tipi che fanno proprio al caso nostro-
-Chi?- 
-Fred e George Weasley...- rispose semplicemente Mel.

Fu così che, circa tre/quattro ore dopo, Sib si ritrovò in infermeria con continui conati di vomito e la febbre a 40°.

-Ti odio...- sussurrò a Melanie che stava vicina al suo letto.
 Non aveva mai pronunciato parole tanto dure verso qualcuno prima di allora.
Mel le sorrise maliziosa e poi le disse piano -Oh si, odiami per averti fatto arrivare in infermeria a soli due letti di distanza dall´uomo dei tuoi sogni...-
Poco più in la se ne stava Oliver Baston ormai sveglio e circondato dai suoi amici e compagni di squadra.
Poco dopo, Madama Chips fece capolino dal suo ufficio e invitò tutti i ragazzi a lasciar riposare i suoi pazienti. 
L´ultima a lasciare la stanza fu proprio Melanie che, alzandosi, si girò verso Oliver e gli disse -Ehi, ti lascio un compito importante, portiere!- 
Il ragazzo la guardò in modo interrogativo.
- Sei un portiere, no? Nel Quidditch difendi gli anello, giusto?-
Lui fece un segno di assenso con la testa.
-Beh, così come nel Quidditch difendi gli anelli, oggi ti do il compito di prenderti cura di Sioban, la mia amica- gli spiegò sorridendo.
Sioban non poteva credere alle proprie orecchie. Se solo avesse avuto la forza si sarebbe alzata e l´avrebbe strozzata!
Oliver rise a quella frase e, allungando lo sguardo fino a Sioban, le fece un sorriso.
Voltandosi, Mel vide lo sguardo totalmente inebedito dell´amica e chinandosi come a darle un bacio sulla guancia, le sussurrò -Ora è tutto tuo!- e poi uscì dall´infermeria.
Il ragazzo seguì la figura snella di Melanie fino a che non lasciò la stanza.
-Simpatica la tua amica, come si chiama?- chiese Oliver a Sioban con malcelato interesse.
-Melanie... Mel per gli amici...- rispose lei con un filo di voce. Stava per mettersi a piangere, non era difficile capire che Mel aveva fatto centro nei pensieri del famigerato portiere Grifondoro.

Di li a poco dei piatti si materializzarono sui carrelli ai piedi dei letti che Madama Chips provvide a sistemare di fronte a loro.
Mentre Oliver spazzolò la propria cena in pochi minuti, Sib non toccò nulla, giustificandosi per via della nausea che ancora non aveva deciso di lasciarla.
Madama Chips, alquanto contrariata e poco convinta, le diede allora un´altra dose di non si sa quale intruglio prima di andare a dormire.
Quando l´infermiera si congedò, il ragazzo si mise a sedere sul proprio letto.
-Hai sonno?- chiese poi a Sib.
-N-no...- fu la risposta tentennante della ragazza. Tutto aveva, fuorché sonno.
-Scusa la domanda, ma la tua amica è fidanzata?- chiese con tutto il tatto di cui un ragazzo è capace.
Sioban non si meravigliò poi molto di quella domanda. Non a caso aveva sognato, tentato, per anni di avvicinarsi al modello di bellezza e portamento di Melanie.
-No...- rispose in un sospiro rassegnato.
Oliver sorrise spontaneamente a quella risposta.
-Oh... ti prego, non dirle nulla, ok?- la supplicò poi, passandosi imbarazzato una mano dietro la nuca.
-No, non preoccuparti...ora scusami, ma credo mi stia risalendo la febbre...- cercò di congedarsi lei.
-Ehi, vuoi che chiami Madama Chips?- le chiese sinceramente preoccupato.
Qualche farfalla fece un timido tentativo di battito d´ali nel suo stomaco.
-No, ho solo bisogno di riposare, non preoccuparti- fu la secca risposta di Sioban, meravigliandosi di sè stessa per la freddezza che era riuscita ad ostentare.
Giratasi poi dalla parte opposta, fece finta di addormentarsi.
Solo quando sentì il respiro del ragazzo farsi più pesante per via del sonno si riprese la libertà di girarsi nel letto.
Si mise a guardare il suo profilo nella semioscurità della stanza.
Ripensò alle parole che Mel le aveva detto durante la partita.
´Devo svegliarmi. Devo essere più malziosa´, si disse.
Passò a guardare il soffitto in segno di ispirazione.
Niente.
Voltò ancora lo sguardo e incorciò in linea d´aria uno scaffale pieno di libri.
´Ma certo!´ Esclamò nella sua testa. ´Se Mel sapesse, sarebbe fiero di me! Forse... ´
Pensò e, giunta a chissà quale misteriosa conclusione, si addormentò più serena.

Il giorno seguente, alla sua uscita dall´infermeria, Mel la tempestò di domande e rimase alquanto stupita sentendosi rispondere ´Sai Mel, è diverso da come me lo aspettavo...è noioso! Parla solo di Quidditch, di scope, di partite, di bolidi e pluffe! Sinceramente ha perso gran parte delle attrattive che aveva prima´.
La mora ascoltava l´amica totalmente esterrefatta, non poteva credere alle proprie orecchie.
Da una parte era contenta, erano i primi segni di maturità che Sioban dava da quando la conosceva.
Da come la cosa era partita, Melanie aveva pensato che Sioban avrebbe subito passivamente quell´innamoramento fino a che non le fosse passato per esasperazione, senza fare effettivamente qualcosa o che avrebbe provato quell´amore platonico nei confronti di una figura mitizzata, bella, impossibile e irraggiungibile per l´eternità.
Invece no! La sua piccola Sib stava reagendo e lei ne era profondamente felice.
Un mese passò in fretta, Oliver Baston sembrava sparito dai pensieri di Sioban, un po´ meno dal suo stomaco però, ogni volta che lo vedeva le faceva sempre un certo effetto.
Mel e Sib riuscivano a vedersi molto meno, Sioban se ne stava, a sua detta, quasi sempre a studiare, d´altronde per lei era il fatidico quinto anno, l´anno dei G.U.F.O, ed era anche normale che fosse un po´ in apprensione per gli imminenti esami.
Era una soleggiata Domenica mattina e, dopo colazione, Melanie raggiunse Sioban al tavolo dei Tassorosso.
-Andiamo a fare una passeggiata fuori?- le chiese sorridente la mora.
-Ma certo...però...poi devo tornare...a studiare...- rispose lei, finendo di bere il suo succo di zucca.
-Stai diventanto troppo apprensiva con questa storia dello studio...- le rispose un po´ scocciata l´amica.
-Beh, scusa se non sono tutti bravi come te!- fece arrabbiata Sioban alzandosi con uno scatto dalla panca su cui era seduta.
Mel rimase un po´ interdetta, senza sapere cosa dire.
Sib invece scavalcò la ragazza a grandi passi e uscì dalla Sala Grande.
La mora rimase impalata per alcuni secondi, fissando il vuoto.
-Ehi, è tutto ok?- una voce maschile le giunse da dietro le spalle.
Oliver Baston stendeva le labbra in un timido sorriso.
-S...si, è tutto ok- cercò di apparire il meno sconvolta possibile, non era mai successo che Sioban reagisse a quel modo, capiva lo stress per lo studio, l´anisa, capiva tutto, ma era davvero troppo, c´era qualcosa che non andava in quella ragazza.
-Ti va di andare a fare un giro fuori? Oggi è una così bella giornata...- le chiese il ragazzo.
Ne aveva decisamente bisogno e in quel momento poco le importava che fosse stato Oliver Baston a chederglielo.
-Con piacere!- fu la sua risposta.

Sioban corse su per le scale. Non aveva raccontato a Mel della conversazione che aveva avuto con Oliver la sera che era stata in infermeria, ma a lungo andare la cosa l´aveva logorata, l´aveva resa più insicura, aveva iniziato a detestare il suo corpo, il suo modo di essere e a desiderare sempre di più di assomigliare all´amica.
Il non raggiungere quell´obbiettivo l´aveva portata a detestare anche lei, la sua bellezza, il suo carattere deciso e combattivo. Provava a rientrare in sè, a ricordarsi comunque del bene che le legava, ma più andava avanti e più vedeva nel loro legame nient´altro che un´inclinazione a essere predominanti o remissive.
Tutti non avevano fatto altro che reputarla una bambina, infantile e debole. Così si era convinta di essere sul serio.
Voleva essere diversa. Lo sarebbe stata, anche a costo di non essere più lei.

Dopo la colazione tutti i ragazzi si erano riversati nel giardino della scuola. Era la prima Domenica invernale in cui si riusciva a vedere un po´ di sole.
Mel e Oliver camminavano sulla riva del lago, godendosi a pieno quei timidi raggi di sole, ben attenti a non oltrepassare i confini dei giardini della scuola, controllati dai Dissennatori.
Pareva che il più temibile assassino prigioniero ad Azkaban fosse riuscito a scappare e che probabilmente fosse non molto lontano da Hogwarts alla ricerca ossessiva di qualcosa o qualcuno. 
-Come vanno gli allenamenti della tua Squadra?- gli chiese Melanie per rompere il silenzio.
-Un disastro- fu la risposta sconfortante del ragazzo, -Harry non riesce a giocare bene, poi quegli stupidi dei Serpeverde si mettono anche a fare scherzi idioti durante le partite e lui mi sviene come una pera cotta. Questo è l´ultimo anno per me e vincere il campionato di Quidditch scolastico vorrebe dire chiudere in bellezza. Neanche dei M.A.G.O. mi importa così tanto-
Mel sorrise tra sè, la sua vita era davvero, esclusivamente, votata al Quidditch.
-Vedrai che andrà meglio- le disse semplicemente lei, cercando di confortarlo.
Lui le sorrise.
Melanie era il primo essere umano a stuzzicarlo, oltre ai fenomenali giocatori professionisti di Quidditch, si intende!
Passarono ancora alcuni minuti insieme, a chiacchierare del tempo, degli esami, fino a che una ragazza di Corvonero non si avvicinò e chiese a Mel di poter raggiungere altre compagne un po´ più in là.
Così, si salutarono e si divisero.

Una settimana passò lenta, tra compiti estenuanti e noiose lezioni.
Sioban evitava come poteva Melanie, e Melanie non si curava di andarle a chiedere nulla, anche se la situazione iniziava a preoccuparla.

Sabato mattina il sole, che aveva baciato i prati di Hogwarts solo qualche giorno prima, era stato nascosto da dei bei novuoloni carichi di neve.
I fiocchi bianchi cadevano imperterriti sui fili d´erba, sugli alberi e sui poveri giocatori di Quidditch della squadra di Grifondoro, intenti ad allenarsi.
Oliver era stato irremovibile, bufera o no, loro si sarebbero allenati lo stesso.
Poco lontano, una figura vestita di nero, con alcuni ricami azzurri se ne stava a guardare il prestante portiere.
La figura si avvicinò agli spoiatoi ad allenamento concluso e, quando quasi tutti i giocatori furono usciti, entrò nella tenda, convinta di trovarvi l´unica persona che le interessava incontrare.
-Posso?- chiese Melanie scostando la tenda per entrare.
Un dolce tepore invadeva tutta l´area, frutto sicuramente di qualche incantesimo.
Un Oliver Baston a petto scoperto se ne stava seduto su una panca a fissare una miniatura del campo da gioco con dei mini giocatori intenti ad applicare degli schemi.
-M...Melanie, che ci fai qui?- chiese con vistoso imbarazzo il giovane, voltandosi di scatto a prendere la maglia accanto a sé.
-Niente, mi andava di fare una passeggiata- fu la semplice risposta.
-Con questo tempo?- le chiese lui incredulo.
-Oliver Baston, possibile che tu non sappia leggere tra le righe?- fece lei avvicinandosi a passo lento e sedendosi accanto al ragazzo che tentava invano di infilarsi la maglietta.
-I...io? Cosa dovrei leggere...?- chiese impacciato, ma cercando di apparire il più controllato possibile.
Mel si avvicinò ancor di più a lui, togliendogli la maglia dalle mani.
-Che mi piaci...- rispose poggiandogli un leggero bacio a fior di labbra.

Circa una ventina di minuti dopo Oliver e Mel correvano verso l´entrata della scuola, coperti entrambi da un unico mantello, per ripararsi dal forte vento e dalla neve che, di smettere di cadere, non ne voleva proprio sapere.
Arrivati di fronte al portone, Melanie si girò verso il ragazzo.
-Promettimi che rimarrà un segreto- gli disse guardandolo dritto negli occhi.
-Perchè deve rimanere un segreto?- le chiese lui con un sopracciglio alzato.
-Sai...c´è una mia amica a cui piaci molto e, non vorrei stesse male a causa mia- spiegò la ragazza, puntando lo sguardo sulla punta dei propri piedi.
-Ho capito... farò come dici, ma credo che prima o poi dovrai dire alla tua amica di noi- 
-Si, lo so...-
-Stai parlando della ragazza dell´infermeria, vero?-
Mel alzò lo sguardo stupita.
-Si, come lo sai?- gli chiese, mentre le sue guance si tingevano delicatamente di rosso.
-Non lo sapevo, però ti ho visto spesso insieme a lei, quindi ho dedotto che fosse così-
-Già, è lei. Allora? Posso fidarmi?-
-Certo...- rispose seriamente Oliver, avvicinando il viso a quello della ragazza ed espirando aria sulle sue labbra.
Lo stomaco di Mel si ridusse a uno strettissimo nodo intorno all´intestino dalla piacevole sensazione.
-Sai, credevo che i tuoi capelli fossero neri, ma a guardarli meglio sembrano più chiari, quasi castani...- osservò d´un tratto il ragazzo allontanandosi per vedere meglio.
Melanie si portò repentinamente una mano nei capelli e ne portò una ciocca di fronte agli occhi.
-Ehm...sarà la luce riflessa dalla neve che li fa sembrare più chiari- rispose lei, quasi a mo´ di scusa -Oliver, adesso vado, ci vediamo! Mi raccomando, fai come se nulla fosse successo. Ti cerco io appena posso, ok?- disse d´un fiato, prima di dileguarsi dietro il portone, senza neanche aspettare una risposta.

Entrata nella scuola, Mel corse su per le scale, quasi avesse un troll alle calcagna e, altrettanto velocemente si buttò a capofitto nel bagno delle ragazze al secondo piano.
Appena chiusa la porta, i suoi capelli presero a farsi più crespi e più chiari, i fianchi più piccoli, il seno a ridursi visibilmente.
-Pozione Polisucco...- una voce tintinnante le giunse alle orecchie.
Di scatto si girò per vedere chi aveva parlato: a mezz´aria, la figura semitrasparente di Mirtilla Malcontenta era intenta a guardarla con occhi incuriositi.
-Una volta una ragazza divenne una specie di gatto gigante, sai?- continuò il fantasma -Sbagliò un ingrediente; al posto di un capello mise i peli dell´animale. Il risultato fu disastroso. Ahahah...- le sue risa risultarono vuote e fredde  come il ghiaccio, mentre le fluttuava attorno.
-Molto divertente, Mirtilla...- fece Sioban, con indosso la divisa della casa di Corvonero.
Tirò fuori la bacchetta dalla tasca del mantello e accompagnò un gesto della mano con la parola ´Multicorfors´, facendo tornare i suoi vestiti del loro origianario colore.
-Nascondere la verità, non è mai una buona cosa- le disse ancora Mirtilla, passandole vicinissima, provocandole brividi di freddo.
-Non ho chiesto il tuo parere- fu la stizzita risposta di Sioban prima di uscire dal bagno, sbattendo violentemente la porta.

Nelle settimane a venire, Sioban risultava essere sempre più nervosa. A nulla erano serviti i tentativi di Mel di riavvicinarsi e chiarirsi con lei.
Non era capace di sopportare il peso di un segreto grande come il suo. Gli unici momenti in cui si sentiva veramente bene erano quelli in cui si trovava con Oliver o così si era convinta che fosse.
Quel pomeriggio gli aveva inviato una lettera, chiedendogli di vedersi all´ora di cena, in biblioteca. Le possibilità che Melanie si trovasse li, proprio a quell´ora, erano decisamente ridotte al minimo.
Erano più o meno le 19.30 e Melanie, o meglio Sioban, era seduta ad un tavolo un po´ in disparte, aveva aspettato che Madama Pince uscisse dalla biblioteca prima di bere la Pozione Polisucco che aveva prontamente deportato in una piccola provetta.
Cosa non aveva dovuto fare per reperirne tutti gli ingredienti.
Per corrispondenza aveva ordinato quelli più difficili da trovare, come il corno di Bicorno e la pelle di Girilacco, un serpente africano non proprio facile da trovare che le era costata parecchi Galeoni. 
I restanti ingredienti non erano stati di difficile reperibilità, ad un negozio ad Hogsmeade aveva comprato le mosche crisopa già stufate, l´erba fondente colta di luna piena, la centinodia e le sanguisughe e poi non aveva fatto altro che aspettare che la pozione finisse la sua preparazione per un intero mese. 
Studiare Pozioni le era servito a qualcosa.
Aveva poi pronunciato il solito incantesimo per mutare i colori della sua divisa e si era messa ad aspettare.
Non dovette attendere a lungo, circa cinque minuti dopo, infatti, Oliver fece il suo ingresso nella biblioteca.
Si erano visti spesso nel periodo appena trascorso, ma Sioban non riusciva ancora a controllare le sue emozioni. 
Cercava di apparire il più tranquilla possibile e padrona di sè quando era in compagnia del ragazzo, proprio come lo sarebbe stata Melanie.
Oliver raggiunse la ragazza a passo svelto, salutandola con un leggero bacio a fior di labbra.
-Sei qui da molto?- le chiese sedendosi accanto a lei.
-Da cinque minuti...non di più-  rispose.
´In veste di Melanie´ pensò poi tra sè.
Oliver l´abbracciò forte, premendole una mano sulla nuca e affondando il naso nei suoi capelli.
-Mel, mi piaci così tanto. Per la prima volta nella mia vita, mi sento trasportato da una marea di emozioni per una persona, per qualcosa che non sia legata al Quidditch. Tu non ti rendi conto ciò cosa significhi per me...- le sussurrò all´orecchio -...per questo io vorrei che...beh, si, insomma...che la smettessimo di fare le cose di nascosto- continuò poi portando il viso di fronte al suo e guardandola dritto negli occhi.
A Sioban saltò un battito del cuore.
Era impossibile. Non si poteva assolutamente fare. L´avrebbero scoperta e allora sarebbe stata la fine.
-Ma...- provò a replicare lei.
-Mel, a me piaci tu! Sioban non mi interessa, prima o poi dovrà fare i conti con questa realtà, che le piaccia o no e tu non puoi impedirlo!- la interruppe, alzando il tono della voce e balzando dalla sedia.
Non avevano mai preso questo discorso seriamente. All´inizio andava tutto liscio, Oliver nutriva per la finta Melanie un interesse più superficiale, quindi andava anche bene il compromesso a cui erano arrivati. Con il passare del tempo, il ragazzo aveva sviluppato per lei sentimenti più veri e più profondi: l´aveva fatta assistere agli allenamenti della squadra, le aveva illustrato gli schemi di gioco segreti che avrebbe adottato durante le partite a venire, le aveva raccontato il sogno di diventare un giocatore professionista di Quidditch una volta finita la scuola. Per un ragazzo ´normale´ poteva non essere granché, ma per Oliver Baston, per cui lo sport è davvero tutto nella vita, voleva dire moltissimo e già il fatto che Mel si fosse conquistata un posto nel suo cuore, liberandolo da scope, pluffe ed anelli, la rendeva davvero una persona speciale.
Sioban si era talmente immedesimata in lei, da non riuscire più a distinguere il vero soggetto dell´interesse di Oliver.
Solo in quel momento si rese conto, infatti, che ogni volta il ragazzo le aveva detto di essere bellissima, le aveva carezzato i capelli, l´aveva baciata, abbracciata, in realtà pensava di farlo a Melanie e non a lei.
Sentì spezzarsi qualcosa dentro di sè. Si sentì come una specchio in frantumi, per l´esattezza, uno specchio che riflette ciò che una persona vorrebbe essere e non quello che è in realtà. 
Ne aveva sentito parlare da qualcuno in passato, non ricordava bene chi.
Era come se lei fosse rimasta a fissare quello specchio per troppo tempo, si fosse persa nelle menzogne che rifletteva e che qualcuno, per risvegliarla, l´avesse distrutto.
Era quindi tornata ad essere Sioban, nel momento in cui Oliver le aveva detto ´Sioban non mi interessa´. Si era risvegliata da quel dolce torpore in cui era caduta, drogata da illusioni e menzogne.
Rimase in silenzio senza muovere un muscolo.
Il ragazzo in piedi, di fronte a lei, le posò le mani intorno alle braccia, scuotendola leggermente.
-Mel, dimmi qualcosa, ti prego-
In risposta, gli occhi di Melanie si riempirono di lacrime.
-Lasciami...- gli disse cercando di divincolarsi.
-Mel, non puoi andartene- la supplicò, allentando la presa su di lei.
La ragazza si alzò dalla sedia e, voltandosi, si diresse verso la porta.
-Se esci da quella porta, non ne vorrò sapere più nulla di te...- Oliver pronunciò queste parole fissando la sedia vuota di fronte a sé. Le mani, lasciate cadere lungo i fianchi, erano tremolanti, gli occhi inespressivi, andavano appannandosi per via delle lacrime che pungevano gli angoli degli occhi.
Sioban tentennò, rallentò per qualche secondo la sua andatura, ma poi uscì dalla biblioteca senza neanche voltarsi.

Il giorno seguente era un Mercoledì.
Sib non aveva chiuso occhio tutta la notte. 
Si alzò decisamente di malavoglia dal letto a baldacchino e si preparò con inesorabile lentezza per andare a fare colazione.
Il suo colorito pallido e le vistose occhiaie attiravano l´attenzione di non poche persone. Diverse compagne della sua casa le chiesero se non si sentisse bene e le consigliarono di farsi una sana dormita in infermeria, ma lei congedò tutte assicurandole che lo avrebbe fatto se si fosse sentita peggio.
L´unica persona che non riuscì a liquidare con altrettanta facilità fu proprio Melanie, la sua migliore amica dimenticata, o almeno così si sentiva la ragazza in questione.
-Adesso mi dici cosa c´è che non va- l´aveva braccata poco prima dell´ingresso in Sala Grande per la colazione.
Sioban non oppose neanche molta resistenza, si sentiva così fiacca.
Quando Mel le rivolse la domanda, lei evitò accuratamente di guardarla, fissando un punto oltre le sue spalle.
-Sib, vuoi dirmi cosa ti prende?-
Silenzio.
Melanie battè un piedie a terra, frustrata.
-Sib, sono solo preoccupata per te...ti prego...- 
Il tono seriamente allarmato della ragazza intenerì a tal punto Sioban, da farla sentire profondamente in colpa.
-Scusa...- le disse tra i singhiozzi, apparendo ancora più piccola.
Mel non le fece aggiungere altro e la strinse in un forte abbraccio.
Le spiegazioni potevano attendere in quel momento... per lei.
-Scusate l´interruzione. Melanie, posso parlarti?-
Oliver Baston strattonava la ragazza, pressandole una mano sulla spalla.
Sioban strabuzzò gli occhi dallo spavento. L´eventualità che Oliver avrebbe potuto cercare di parlare in pubblico con Melanie non era stata presa minimamente in considerazione.
-Ehi,ma che ti prende?- chiese bruscamente la mora, liberandosi dalla presa del ragazzo.
-Cosa mi prende? Me lo chiedi pure? Ieri sera mi hai mollato da solo in biblioteca! Ne sei uscita senza dirmi una parola!- 
Sib aveva preso a tremare. 
Quella situazione andava degenerando sempre di più e lei non sapeva cosa fare.
-Io cosa? Ma se ieri sera, dopo cena, mi sono rintanata in sala comune a finire il tema di Pozioni!- rispose Melanie, sbigottita.
-Smettila di fingere! Smettila di dire bugie!- le urlò contro il ragazzo -Sioban, mi dispiace, ma io sono innamorato di Mel e lei di me. Mi duole molto che tu lo venga a sapere così, ma la preoccupazione di ferirti ci sta impedendo di vivere con serenità la nostra storia- continuò poi, rivolto a Sib.
Melanie non poteva credere alle sue orecchie. 
-Tu sei completamente fuori di testa...- disse Mel, scuotendo la mano di fronte al viso -Tra me e te non c´è mai stato niente, a parte una chiacchierata un infinito tempo fa!-
-Perché neghi ancora? Possibile che tu non capisca? Voglio te, voglio solo te! Questo tuo sacrificio non servirà a nulla, io non guarderò mai Sioban!- l´esasperazione andava impadronendosì di Oliver, facendogli perdere il controllo di tutte le sue emozioni.
-LO SO CHE NON MI GUARDERAI MAI!- urlò Sioban d´un tratto -Lo sapevo bene fin dall´inizio!- continuò piangendo -Melanie non centra nulla, Oliver. Melanie non sa niente-
Il ragazzo la guardò accigliato, non capendo il senso delle sue parole.
-Mel dice la verità, affermando che ieri sera dopo cena è andata a studiare nella sua sala comune...-
-Ma era con me in biblioteca!- 
-No...ero io...- 
Quella confessione le uscì come un sospiro dalle labbra. 
Vide gli occhi del ragazzo sbarrati, increduli, poco dopo arrabbiati e pieni di lacrime.
-Ma come...?- fece lui, tentennando.
-Pozione Polisucco...- fu la semplice risposta.
Melanie si portò una mano alla bocca, anche lei sconvolta da quello che l´amica stava raccontando.
Sioban sarebbe voluta sprofondare, non per vergogna, ma per il senso di colpa, enorme, che la stava divorando. Vedeva nell´espressione di Oliver tutto il dolore che gli aveva causato, la grande illusione in cui lo aveva trascinato.
Sentiva gli occhi della sua migliore amica puntati addosso.
Le sembrava di sentire già i giudizi che le giravano per la testa, senza che aprisse bocca.
-Io...volevo che tu mi notassi...- cercò di giustificarsi -Io...-
-Tu sei una persona orribile...- concluse lui -Tu sei una falsa, bugiarda... Ti sei presa gioco di me per tutto questo tempo, mi hai illuso, ingannato. Sei la persona peggiore che io abbia mai conosciuto, Sioban...- le disse poi e, voltandosi, si diresse verso le scale.

-Perché non mi hai detto niente?- riuscì a chiederle dopo dieci minuti di silenzio, Mel, una volta uscite nel giardino della scuola.
-Non mi avresti capito...-
-Ma ti avrei consigliato!- 
-Oh Mel, ti prego! Dopo quella sera in infermeria, avevo capito benissimo l´interesse che Oliver nutriva per te! Tra noi due non c´è paragone, io sembro una ragazzina, tu una donna bella e fatta! Sono stanca di essere apostrofata come una bambina! Ma sono quella che sono. Ho iniziato ad invidiarti, a volerti assomigliare a tutti i costi e, alla fine... a voler essere te-
-Oh Sib...-
-Per favore! Non commiserarmi!- scattò lei, accelerando il passo e raggiungendo la riva del lago per dare un calcio ad un sassolino, lanciandolo in acqua.
-Non ti sto commiserando. Solo mi dispiace che tu abbia sofferto così tanto, senza aver potuto fare nulla - le disse Mel, raggiungendola e posandole una mano sulla spalla.
Avrebbe dovuto capirlo, quanto meno immaginare quello che la sua amica stava passando. Invece, all´inizio, non aveva fatto altro che arrabbiarsi per gli strani comportamenti che Sioban stava adottando nei suoi confronti. Si, si era posta qualche domanda, ma dopo i primi rifiuti da parte sua di chiarirsi, aveva abbandonato il campo. ´Quando le passerà, mi farà un fischio´, si era detta.
-Sib, io non voglio giudicarti, rimproverarti. Vedo quanto tu stia gia male da sola. So benissimo che hai imparato dai tuoi errori, che se potessi tornare indietro non rifaresti mai quello che hai fatto, ma sono preoccupata per te... per come affronterai questo senso di colpa, per come riuscirai a confrontarti con Oliver, d´ora in poi...-
-Non credo ci sarà più confronto fra me e lui, Mel...- le rispose l´amica con un sorriso assai triste.

La previsione di Sioban si rivelò veritiera. Oliver Baston era diventato come un´ombra per lei: sgattaiolava per i corridoi se la incontrava per caso, dava sempre le spalle al tavolo dei Tassorosso durante i pasti in Sala Grande, la ignorava se lei tentava anche solo di avvicinarlo.
Tutto quel trambusto, però, le aveva fatto capire una cosa, che lei non era affatto innamorata di lui.
Con il passare dei giorni aveva attentamente analizzato ciò che provava nei suoi confronti e tutto quel che rimaneva era solamente un profondo rimorso.
Probabilmente tutto quello che aveva fatto, la voglia sfrentata di essere desiderata, guardata, non era stata altro che la conseguenza di un immenso senso di insicurezza.
Insicurezza che si era amplificata a dismisura quando Oliver aveva dato segni di interesse per Melanie.
Trovarsi in quello stato di grande sconforto, le aveva fatto così male che aveva dovuto, necessariamente, trovare un escamotage per evitare di soffrire ulteriormente. 
Fu così che si ritrovò ad immedesimarsi in un´altra persona, ad autoconvinversi di esserlo, tanto da ostentare comportamenti più spavaldi, sicuri, che mai avrebbe adottato nella sua forma originale.
Melanie, dal canto suo, non ce l´aveva per nulla con Sioban, anzi, si rimproverava di non essere stata in grado di aiutarla in qualche modo, di averla lasciata sola in un momento così difficile per lei.
La buona notizia era che almeno loro due si erano chiarite.
Mel cercava di accrescere l´autostima di Sioban, invitandola a far sempre leva sui suoi punti forti: la spiccata spontaneità e sensibilità che l´avevano sempre caratterizzata, continuando a ripeterle che il futuro ragazzo della sua vita l´avrebbe accettata esattamente così com´era, senza troppo sforzarsi di apparire diversa.

´...e Grifondoro vince la coppa! Il campionato di Quidditch si conclude con la presa del boccino d´oro da parte di Harry Potter!´
Un boato esplose sugli spalti intorno al campo, quella Domenica mattina.
Le scope volteggiavano nell´aria e i ragazzi vestiti di rosso/oro esultavano felici per la loro vittoria.
Sioban e Melanie si aggregarono alle urla di gioia di tutti gli studenti che tifavano la squadra Grifondoro, facendo rodere di rabbia i poveri Serpeverde, gli altri finalisti.
Un Oliver Baston al settimo cielo, una volta sceso dalla scopa, veniva portato in spalla dai suoi compagni di squadra per festeggiarlo.
Tutta la folla si riversò sul prato del campo da Quidditch per unirsi a loro.
Quando i ragazzi passarono davanti a Melanie e Sioban, Oliver li fermò e, tornando con i piedi a terra, corse verso di loro.
Sioban, preoccupata, strinse la mano dell´amica.
Il ragazzo aveva un sorriso da un orecchio all´altro.
-Mel...ti andrebbe di vederci più tardi?- provò a chiederle, passandosi una mano dietro la nuca, imabarazzato.
Melanie chiuse le dita più forte attorno a quelle di Sioban.
Sib sorrise tra sè.
-Vai...- disse a denti stretti per non farsi sentire da Oliver.
-Cosa...?- le chiese in un sussurro l´altra, convinta di non aver capito bene.
Sioban le si avvicinò all´orecchio -Non c´è niente di male! Vai!- le disse ancora e, allontanandosi, le fece l´occhiolino, lasciando la possibilità a quei due di scambiarsi qualche parola in tutta libertà.
Era sinceramente felice.
Vedere Oliver così pieno di gioia l´aveva rinfrancata moltissimo e se anche fosse riuscito a combinare qualcosa con Melanie, sarebbe stata ancora più contenta per lui.
Capì che l´amica aveva accettato l´invito dall´urlo di gioia, accompagnato da un salto a mezz´aria, che il ragazzo fece poco dopo essersi allontanata.
-Ehi piccoletta! Sai che hai proprio un bel sorriso oggi!- le fece notare un ragazzo...dalla testa rossa, vestito con una divisa da Quidditch, passandole accanto nel seguire la folla urlante verso il castello -Molto meglio di quando io e Fred ti abbiamo fatto finire in infermeria con le caramelle vomitose- le disse il gemello, strizzandole l´occhio.
-Ehi, George! Sbrigati!- lo richiamò il fratello, poco più avanti di lui.
-Arrivo, Fred!- gli rispose -Beh, ci vediamo in giro...Sioban, giusto?- 
Sib annuì leggermente, vistosamente intimidita.
-Allora ciao, piccoletta-
´Piccoletta´
Non era mai stata tanto felice di essere apostrofata in quel modo.


     


                     





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