FanFiction Hunger games - Collins Suzanne | Ignis et Aqua di Valerie | FanFiction Zone

 

  Ignis et Aqua

         

 

  

  

  

  

Ignis et Aqua   (Letta 69 volte)

di Valerie 

1 capitolo (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

LibriHunger games - Collins Suzanne

Genere:

Introspettivo - Romantico - Angst

Annotazioni:

Missing Moment

Protagonisti:

Gale Hawthorne - Primrose Everdeen - Un po' tutti

Coppie:

Gale Hawthorne/Primrose Everdeen (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Ignis et Aqua 

-Cosa ci fai in piedi?- Mi chiede Peeta,stupito di vedermi.-Vengo a darti il cambio- rispondo semplicemente.-Non ce n’è bisogno, sono appena arrivato- mi sorride.-Sapevo che me lo avresti detto- faccio spallucce -Ti farò compagnia- aggiungo prendendo uno ...


  

N.B. Questa storia nasce come esperimento di un crack pairing. Tengo a sottolineare che non è una storia curata nei minimi dettagli, perché scritta più per soddisfare una personale curiosità su questi due personaggi che non per una coerenza totale con il filone della storia originale.
Ho cercato di mantenere i due personaggi in linea con quelli di Suzanne Collins, ma affiorano, inevitabilmente, dei caratteri OOC.
Detto questo ( e dopo aver fatto scappare la maggior parte di voi con questa introduzione) vi auguro buona lettura!
_Val_





Ignis et aqua
 
 

 
 
 
 
Distretto 12,
villaggio dei vincitori,
Primrose Everdeen.
 
 
-Riposati, sto io con lui-
Sento chiaramente la voce di Peeta rivolgersi a mia sorella.
Rimango in bilico con un piede sul pianerottolo e uno sull’ultimo scalino.
 Katniss ha vegliato tutta la notte su Gale.
Ho deciso di alzarmi dal letto per darle il cambio, ma Peeta è stato più veloce di me. Forse anche più persuasivo, a me non lo avrebbe mai permesso.
Percepisco un rumore di passi e capisco che Katniss si sta dirigendo verso le scale. Veloce e silenziosa risalgo gli scalini fino alla nostra stanza, lancio le pantofole ai piedi del letto e mi infilo sotto le coperte. A questo punto non mi va di darle spiegazioni e di crearle pensieri.
Attendo che anche lei si sdrai nel letto, accanto al mio. Solo quando sento il suo respiro farsi più pesante decido di rialzarmi ed andare al piano di sotto.
-Cosa ci fai in piedi?- Mi chiede Peeta,stupito di vedermi.
-Vengo a darti il cambio- rispondo semplicemente.
-Non ce n’è bisogno, sono appena arrivato- mi sorride.
-Sapevo che me lo avresti detto- faccio spallucce -Ti farò compagnia- aggiungo, prendendo uno sgabello e avvicinandomi al tavolo su cui Gale è sdraiato.
Prima di sedermi controllo le sua ferite, i tagli più superficiali hanno già iniziato a cicatrizzarsi, mentre quelli più profondi sono ancora di un color rosso scarlatto. Freno l’istinto di prendere altro unguento e di spalmarglielo sulle parti lesionate. Sposto lo sguardo sul suo viso: gli occhi sono finalmente chiusi e rilassati, probabilmente è ancora sotto l’effetto della morfina e toccargli le ferite potrebbe svegliarlo.
-Sei stata bravissima oggi- Peeta interrompe i miei pensieri –Sei stata ferma, decisa, non hai tentennato un secondo. Sei una guaritrice nata- mi sorride di nuovo.
-Come fai?- gli chiedo d’un tratto.
-Cosa?- mi chiede incuriosito.
-Te ne stai qui, a vegliare sul ragazzo che vuole portarti via Katniss, come se niente fosse-
Lo vedo immobilizzarsi per qualche secondo, spiazzato. Inclina la testa di lato e poi sorride ancora.
-Diciamo che lo faccio per lo stesso motivo per cui tu ti sei alzata dal letto, nel cuore della notte-
Ora sono io a restare immobile e spiazzata. Sbatto qualche volta le palpebre cercando di fare mente locale.
-Non nego che Gale sia il ragazzo che temo di più al mondo e per cui non nutro il massimo della simpatia, ma avevo premura che tua sorella riposasse un po’ dopo questa giornata-  mi dice poi.
Tiro un sospiro di sollievo, per un attimo ho temuto che Peeta si fosse accorto di qualcosa.
-L’amore per tua sorella mi ha spinto a fare questo- aggiunge, –Immagino che anche per te l’amore sia la motivazione-
Nell’arco di qualche decimo di secondo le mie guance si accendono di un rosso innaturale.
 Distolgo lo sguardo dal suo con fare nervoso.
Il silenzio cala fra noi due e ringrazio il cielo che lui non dica nient’altro.
Un mugugno da parte di Gale attira la nostra attenzione. Il viso, prima rilassato, si contrae ora in una smorfia di dolore.
-Io vado a dormire, allora- dice Peeta alzandosi dalla sedia –Gale è in ottime mani, so che saprai dargli le migliori cure possibili-  mi sorride ancora, sta volta in modo sghembo.
Non rispondo alla frase provocatoria, fingendo di non cogliere il doppio senso che malamente nasconde.
Mi alzo per accompagnarlo alla porta, ma lui mi ferma con un gesto della mano e dicendomi che può trovare da solo la strada per uscire.
Ci salutiamo e in pochi secondi rimango da sola con Gale.
-Katniss - lo sento sussurrare.
Lo guardo in volto, tiene gli occhi aperti con difficoltà.
-Ho lasciato che Katniss andasse a riposare- gli dico, portandomi davanti a lui.
- Prim - sbatte le palpebre più volte, probabilmente per mettermi meglio a fuoco.
Un altro gemito esce dalle sua labbra.
Mi decido a prendere l’unguento dallo scaffale dei medicinali, intenta a lenire i dolori per le ferite sulla schiena.
La pelle arrossata e leggermente insanguinata scotta sotto il tocco delle mie dita.
-Questo ti darà presto sollievo, e se non dovesse bastare potrò farti un’iniezione di morfina fra poco più di un’ora- cerco di rassicurarlo.
Sento i suoi muscoli tesi sotto le mie mani. D’un tratto mi rendo conto che non mi trovo da sola con lui da quando Katniss è tornata da Capitol, dopo la fine degli Hunger Games.
Le chiacchierate fra noi erano all’ordine del giorno, Gale si curava che a mia madre e me non mancasse mai da mangiare, rimaneva spesso con noi dopo il turno in miniera.
- Grazie - lo sento dire in un sussurro.
- Lo avrei fatto per chiunque – dico un po’ distaccata.
- Prim, vorrei chiederti scusa per… -
- Ti prego, non ce n’è bisogno- lo fermo, prima che possa andare oltre. L’imbarazzo è tale che sento le orecchie andarmi a fuoco. So dove vuole arrivare, ma preferisco non ricordare.
 
Quella mattina la rugiada era ancora fresca sui fili d’erba del giardinetto dietro casa.
Katniss e Peeta avevano vinto gli Hunger Games ed erano ormai sul treno di ritorno per il Distretto 12.
Uscii presto per mungere Lady e preparare una colazione sostanziosa per la mamma e per Gale, che sarebbe arrivato di lì a poco, tornando dalla caccia, prima di andare in miniera a lavorare.
Lady se ne stava tranquilla a brucare l’erba, tanto che neanche si degnò di alzare lo sguardo su di me, sentendomi arrivare.
-Buongiorno signorina- le dissi allegra – Scusa se ti disturbo, ma mi servirebbe un po’ del tuo latte- aggiunsi, carezzandole la schiena.
La capretta si limitò a belare, quasi in segno di consenso.
-Sai Lady, Katniss sta tornando a casa!- esultai con gioia mentre iniziavo a mungerla – Sono così contenta!Anche se questo vorrà dire che Gale non sarà così spesso a casa nostra. È stato davvero gentile a prendersi cura di noi per tutto questo tempo- Arrossii a quel pensiero –Mi piace Lady…davvero tanto!-
Era la prima volta che ammettevo a me stessa che Gale mi aveva rubato il cuore, con tutte le sue attenzioni e le sue premure, poi era bello, oltre ogni dire.
Finii di raccogliere il latte necessario alla colazione, ringraziai Lady per la sua generosità e rientrai in casa.
Un vociare attirò la mia attenzione.
-Grazie Gale- mia madre stava parlando con il ragazzo.
Mi affacciai quel poco che bastava oltre lo stipite della porta che separava l’ingresso del retro dal salone per riuscire a vedere qualcosa.
Gale aveva poggiato sul tavolo due grossi fagiani ed un coniglio.
-Non si preoccupi, mi sento in dovere verso di voi, è stata una promessa che ho fatto a Katniss prima di partire-
-È grande l’amore che provi per lei- gli disse mia madre e il mio cuore perse un colpo.
Gale serrò la mascella e poi rispose –Sì, e non le nascondo che è solo per lei che faccio tutto questo-
Lui amava mia sorella e io non me ne ero resa conto.
In quel momento mi sentii come tradita. Nella mia ingenuità avevo creduto, sperato che le attenzioni che Gale mi riservava fossero sincere, vere, esclusivamente per me e non il risultato di una devozione nei confronti di mia sorella.
Sentii i miei occhi riempirsi di lacrime.
-Sei un caro ragazzo, vedrai che Katniss terrà conto di questo-
Gale le sorrise, sincero e speranzoso.
-Dov’è Prim?- chiese poi a mia madre.
-È fuori a mungere Lady, puoi andare a chiamarla tu? Così prepariamo la colazione prima che tu vada a lavorare. Io intanto apparecchio la tavola-
Mi ritrassi subito alla loro potenziale vista e tornai fuori, nel cortile dove c’era Lady.
Posizionai il secchio con il latte sotto la capra e mi asciugai velocemente le lacrime sulle guance.
-Ciao Prim!- lo sentii salutarmi.
Mi sentivo arrabbiata, e lo salutai a mezza bocca.
Lui se ne accorse, infatti si portò vicinissimo a me.
-Ehi piccola, cos’hai?- mi chiese incuriosito.
-Niente in particolare- risposi secca, guardandolo in faccia.
Vidi la sua espressione cambiare repentinamente, probabilmente per aver notato i miei occhi arrossati.
-Prim, che ti prende? Mi fai preoccupare-
-Perché dovresti? – gli chiesi stizzita.
-Che vuol dire ‘perché dovrei’?-
-Non sapresti cosa raccontare a mia sorella quando torna?- gli chiesi, alzandomi dallo sgabello su cui mi trovavo.
-Cosa stai dicendo? Non riesco a capire!- mi chiese spazientito.
-Non credevo di essere soltanto un mezzo per guadagnarti la sua stima! Pensavo che mi volessi bene! Veramente!- alzai notevolmente il tono della voce.
Gale rimase spiazzato dalla mia reazione.
-Mi dispiace, Gale, ma non mi presterò mai più ad essere uno strumento di conquista. Trovati un altro modo per far innamorare Katniss- detto questo, girai i tacchi e me ne andai verso il centro della città. Non avevo più voglia di stare lì, né tantomeno di rientrare in casa e dare spiegazioni a mia madre, che sicuramente mi aveva sentito urlare.
 
 
 
Gale cerca di alzarsi dal tavolo con uno sforzo immane, provo a convincerlo a rimanere giù, ma le mie proteste non hanno nessun effetto su di lui. Alcune ferite sulla sua schiena si aprono di nuovo, per via della tensione muscolare e della pelle.
-Fermati! Non senti che le ferite si stanno aprendo di nuovo?- Lo rimprovero spazientita.
Come se nulla fosse, si mette seduto sul bordo del tavolo, barcollando un pochino, probabilmente ancora sotto l’effetto dell’ultimo strascico di morfina.
Non ancora molto stabile, il suo corpo cede e cade in avanti. Mi sporgo istintivamente verso di lui per impedirgli di cadere rovinosamente a terra, ma cedo anche io sotto il suo ingente peso.
Ci ritroviamo così, stesi sul pavimento, cerco di divincolarmi, di sgattaiolare via da sotto di lui, ma mi rendo conto che le braccia di Gale sono serrate intorno a me.
-Ti voglio bene – mi dice sussurrando – Lo sai che tengo a te-
-Ci tieni solamente perché è stata Katniss a chiederti di prenderti cura di me- gli rispondo, questa volta la mia voce risulta spezzata dal groppo che sta salendo su per la mia gola.
La stretta intorno al mio corpo si allenta e mi rendo conto di aver fatto di nuovo colpo con le mie parole, proprio come quel giorno.
Appena mi sento più libera mi divincolo e mi alzo da terra.
-Ti aiuto ad alzarti- dico poi, passando le mia braccia sotto le sue ascelle. Gale non oppone resistenza, anzi, assecondando i miei movimenti, si rimette sdraiato sul tavolo.
Sento dei passi veloci arrivare dalle scale e poco dopo vedo giungere Katniss, trafilata per la corsa.
-Che succede?- chiede preoccupata.
-Gale ha cercato di alzarsi- le dico senza guardarla, mentre mi limito ad asciugargli le feritesanguinanti e a passargli di nuovo l’unguento.
Mia sorella mi guarda per un attimo, perplessa.
-Dov’è Peeta?- mi chiede.
Sento chiaramente i nervi di Gale tendersi per il nervoso.
-L’ho mandato a casa, non mi sembrava carino farlo stare qui, se potevo farlo io – lancio una frecciatina e quasi non me ne rendo conto. Alzo lo sguardo su Katniss e le allungo il barattolino con l’unguento che ho in mano.
-Se dovesse peggiorare chiamami, verrò a fargli una puntura di morfina – Le dico poi e me ne vado senza voltarmi.
Salgo le scale velocemente e so di aver lasciato mia sorella perplessa per il mio comportamento, ma probabilmente domani non se lo ricorderà, impegnata com’è a sgrovigliare i pensieri confusi nel suo cuore.
 
 
 
 
 
Distretto 13,
Post distruzione Arena,
Gale Hawthorne.
 
-Sei ancora qui?- chiedo a Katniss, avvicinandomi  all’armadietto in cui è solita nascondersi.
-Volevo stare un po’ da sola- mi risponde da dietro la lamina di ferro che la occulta alla mia vista.
-Cos’è che ti ha fatto scappare sta volta?- le domando ancora.
-Faccio fatica ad adattarmi ai ritmi di questo posto, mi manca l’aria e poi mi sento fuori tempo…- mi risponde tutto d’un fiato.
-In che senso ‘fuori tempo’?-
-Hai guardato Prim recentemente?- chiede lei a me e il respiro mi si ferma in gola, poi continua –Sta crescendo in fretta, più la guardo e più vedo quanto stia maturando. È determinata, perseverante, non si abbatte e va avanti senza distogliere mai lo sguardo dal suo obiettivo: aiutare gli altri. Vorrei nasconderla al mondo, tenerla per me, proteggerla, ma mi rendo conto che non è più la bambina di qualche anno fa. È indipendente e non posso più tenerla legata a me-
Fa una pausa che mi permette di focalizzare tutti questi dettagli di Prim.
-Adesso è lei che mi consiglia e mi sostiene. I ruoli si sono rovesciati- aggiunge ancora.
Poggio la testa al muro, reclinandola leggermente all’indietro.
-A cosa stai pensando?- domanda Katniss scrutandomi dalla fessura dell’armadietto.
A quanto la tua ragione di esistere sia legata alla dipendenza degli altri nei tuoi confronti, vorrei dirle.
-A niente in particolare- le mento, poi mi alzo, deciso ad andare a riprendere il mio lavoro – Comunque ti cercava Haymitch-  dico allontanandomi.
L’ultima cosa che sento, prima di uscire dal corridoio, è il rumore metallico dell’armadietto che viene aperto.
 
Cammino. Cammino sovrappensiero, fino a che non mi ritrovo negli ambienti dell’ospedale e allora la vedo, la piccola Primrose.
Non ci parliamo da quel giorno nel villaggio dei vincitori. Anche quando siamo scappati dal 12, per metterci in salvo dai bombardamenti, tra noi non è stata sprecata neanche una parola.
Il mio sguardo si sofferma su di lei, mentre è intenta a visitare un bambino con un braccio fasciato, probabilmente rotto.
La guardo e ripercorro mentalmente tutte le caratteristiche che poco fa mi ha elencato Katniss: non tentenna mentre fa un’iniezione al bambino, sa come e dove toccarlo per non fargli male, la vedo rassicurarlo e confortarlo. Non cede alla stanchezza che un po’ si nota dalle leggere occhiaie che iniziano a formarsi, è serena, equilibrata. Sa quello che vuole e quello che deve fare.
Tutto il contrario della sorella.
Sospiro e torno sui miei passi.
 
 
 
Capitol ha mandato in onda, qualche ora fa, una specie di pass pro in cui inquadrava Peeta.
Aveva gli occhi scavati, il viso smunto e livido. Katniss ha dato di matto e io non ho potuto fare altro che ingoiare altro fiele amaro.
Mi sono allontanato da tutti e come reazione istintiva ho dato un pugno fortissimo alla parete. Ora mi ritrovo in infermeria con un polso lussato.
Non sempre l’impulsività è buona consigliera, devo ammetterlo.
Mi hanno fasciato e dato un antidolorifico, non è nulla di grave, ma mi hanno comunque esortato a rimanere un po’ a riposo.
Seguo alla lettera il suggerimento e ne approfitto per sdraiarmi un po’ sul lettino.
Osservo la gente passare fra i corridoi dell’infermeria e dopo una decina di minuti incrocio un paio di occhi grandi e verdi, ormai ben noti.
Alzo la mano in cenno di saluto. Prim si avvicina e senza dire nulla apre la cartella che si trova alla base del letto.
-Direi che non è nulla, guarirai nel giro di qualche giorno- sentenzia chiudendo con uno scatto il fascicolo con la mia breve diagnosi.
-Meno male! Pensavo di morire – ironizzo, cercando di alimentare la conversazione.
-Non escludo che la tua impulsività e la facilità con cui ti infervori possano portarti alla morte prematura – aggiunge con una naturalezza che mi lascia un po’ di stucco.
Sorrido sincero e accuso il colpo.
-Sei uno stupido – mi dice indicando il polso fasciato, e alludendo al motivo per cui l’ho ridotto in questo stato.
-Non escludo che tu abbia ragione – le dico di rimando.
Mi sorride e mi sento quasi contento per questo.
Chiudo gli occhi per qualche istante e la sento sedersi ai piedi del letto.
-Hai visto lo spot con Peeta, immagino- mi dice dopo un po’.
-Già…- rispondo, continuando a tenere gli occhi chiusi.
- Tu sei come la dinamite, hai ragione di esistere solo se c’è una miccia che ti accende- mi dice poi.
Apro gli occhi e la trovo a fissarmi.
D’un tratto mi sento a disagio, e mi sembra di riuscire a comprendere quell’ essere ‘fuori tempo’ di cui mi parlava Katniss qualche giorno fa.
È passato appena un anno, ma Prim è diventata attenta, sensibile, recettiva non solo per quanto riguarda il livello medico e sanitario, ma anche quello umano ed emozionale…
Rimango immobile ad ascoltarla ed il mio silenzio sembra autorizzarla a continuare.
-Io credo che una fiamma sia destinata ad esaurirsi. È così che si comporta il fuoco, arde, divampa se la realtà intorno a sé lo permette, si alimenta, ma al contempo consuma e prima o poi si esaurisce – fa una piccola pausa.
-Katniss è il fuoco – dico più a me stesso che a lei.
Prim non mi risponde e abbassa gli occhi .
-Scusami – le dico, convinto di aver turbato la sua emotività. Mi sento stupido e non vorrei più essere qui a parlare con lei dei miei sentimenti per sua sorella.
-Non preoccuparti- mi dice – Le cotte adolescenziali sono cose che passano, e io sono in via di guarigione -  torna a guardarmi sorridendo.
-Il lavoro mi chiama- dice ancora, alzandosi dal letto – Riposati!- mi raccomanda prima di allontanarsi fra gli altri letti dell’infermeria.
Rimango un po’ a guardarla, mentre se ne va, e penso che se Katniss è fuoco vivo, Primrose è acqua fresca.
 
 
 
 
 
Distretto 13,
Post salvataggio degli ex-vincitori da Capitol City,
Primerose Everdeen.
 
 
 
Non riesco a smettere di guardare Peeta, al di là del vetro della camera in cui è stato isolato.
Le fasce di cuoio che lo legano al letto iniziano a lasciargli segni lungo i polsi e le caviglie.
Ogni tanto mi permettono di entrare, di medicarlo o di cambiargli le flebo. Ho anche provato a menzionargli Katniss, ma la sua mente è stata deviata dal veleno degli Aghi Inseguitori e la sua memoria manomessa.
Mi fanno entrare perché sono l’unica che ha un legame diretto con Katniss e che lui tollera. Non parliamo spesso, ma i dottori dicono che anche solo la mia presenza può fare molto.
A volte lo vedo irrigidirsi di fronte ad un mio movimento brusco, allora mi fermo e aspetto che si calmi.
È terribile ciò che gli hanno fatto.
-L’ho perso Prim- sento la voce di mia sorella giungere da dietro le mie spalle.
Mi volto leggermente e vedo avanzarla con inesorabile lentezza verso di me. Faccio qualche passo e mi butto fra le sue braccia, mentre lei scoppia a piangere.
-Io sono piuttosto positiva al riguardo – le dico guardandola in viso e asciugandole parte delle lacrime scivolategli lungo la guancia – Possono aver manomesso alcuni dei suoi ricordi, ma la sua coscienza è sepolta da qualche parte dentro di lui. Basterà spolverarla un po’ -  le sorrido incoraggiante.
Mi guarda intensamente, come chi vorrebbe tanto credermi ma ha paura di farsi false speranze. Mi abbraccia, stringendomi forte a sé e affondando il viso nell’incavo del mio collo.
Ricambio la stretta, poggiando il mio mento sulla sua spalla.
Mentre siamo così abbracciate, vedo arrivare Gale in lontananza.
Rallenta il suo andamento, fino a fermarsi e ad appoggiarsi alla parete alla sua destra.
Rimane così qualche istante, a guardarci, poi mi sorride, di un sorriso triste, si gira e se ne va.
Lo guardo attentamente e noto che i suoi passi sono incerti, cammina con difficoltà e tiene il braccio destro aderente al corpo e la mano premuta sul fianco, all’altezza dell’anca.
 
 
Dopo aver lasciato Katniss con Haymitch vado in infermeria per finire il mio turno di lavoro.
Le ore passano velocemente e con uno schiocco di dita arriva l’ora della cena.
Raggiungo il mio posto a tavola e mi siedo accanto a mia madre.
Mi guardo intorno e noto che Katniss non c’è, ma evito di fare domande. Se la conosco bene ha preferito rimanere da sola. È fatta così, sembra che l’intero mondo gravi sulle sue spalle e che solo lei possa salvarlo. Si è presa l’incarico di aiutare me e la mamma quando nostro padre è morto, è rimasta con questa impostazione e la riflette su chiunque si trovi in difficoltà. Sembra quasi che le difficoltà degli altri la alimentino, benché poi si senta sommersa e soffocata dalle responsabilità che derivano dal prendere certe scelte.
Assorta nei miei pensieri inizio a mangiare la minestra che ho di fronte e quasi non mi va di traverso quando una figura, sopraggiunta di fretta e all’improvviso, che riconosco poi essere Hazelle, si rivolge a mia madre dicendo:
-Gale sta male, ha perso i sensi! –
-Dov’è? – chiedo, prima che mia madre possa avere una qualsiasi sorta di reazione.
-Nella nostra cabina –
-Vado io! – dico, iniziando una corsa verso l’infermeria.
Arrivo trafelata all’armadietto delle medicine, prendo delle bende, del disinfettante e li metto nelle tasche dei mio grembiule, mi chino su un ripiano più basso e afferro anche una siringa, un antibiotico e un antinfiammatorio.
Con tutte queste cose tra le mani mi ributto in una corsa fra i corridoi, giro un paio di volte angolo, cercando di evitare di travolgere le persone e riesco, finalmente, ad arrivare di fronte alla cabina della famiglia Hawthorne.
Spingo con difficoltà il bottone di apertura delle porte ed entro.
La cabina è poco più grande di quella dove dormiamo io, la mamma e Katniss.
In uno dei cinque letti posti sulla sinistra vi è coricato Gale.
Poggio le cose che ho in mano sul letto vicino, svuotando anche le tasche. Sfioro appena la fronte del ragazzo e subito mi accorgo che la temperatura corporea è molto alta.
Prendo il suo polso fra le dita e controllo il battito cardiaco. È più accelerato del normale, come da sintomi per febbre.
Scosto le lenzuola fino ai piedi e vado subito a controllare il punto, sull’anca, che qualche ora fa Gale teneva premuto con la mano.
Il pantalone in quella zone è sporca di sangue.
Metto da parte l’imbarazzo e sbottono l’indumento, per poi sfilarlo non senza difficoltà.
La pelle poco sotto l’anca è stata malamente fasciata e questo mi fa pensare che Gale si sia medicato da solo, forse al suo ritorno dalla missione di salvataggio.
Sposto le bende insanguinate e i  quel punto la pelle risulta essere lesionata profondamente.
La febbre è sicuramente data dalla ferita che si è infettata.
Prendo delle bende e le bagno con il disinfettante per poi andare a pulire la pelle intorno al taglio.
Un alto lamento da parte di Gale mi fa capire che sta riprendendo conoscenza.
Nel frattempo vengo raggiunta da mia madre e da Hazelle.
-Riporta una profonda ferita infettata –dico ad alta voce, senza distogliere lo sguardo dal lavoro che sto facendo – Ho bisogno di pinze, ago, filo e forbici, bisogna mettere dei punti di sutura per aiutare la pelle a rimarginare la lesione – aggiungo rivolta a mia madre.
La  vedo posare lo sguardo sui medicinali accanto a me, come ad accertarsi che abbia preso tutto il necessario. Mi guarda ed annuisce, per poi uscire dalla stanza.
Torna poco dopo con tutto il necessario.
-Tenetelo fermo – dico a mia madre e ad Hazelle, poi prendo le forbici chirurgiche e inizio a togliere i lembi di pelle ormai morti, pulendo per bene la ferita.
I grugniti di Gale diventano più forti e mia madre mi rimprovera di non aver usato la morfina.
-La morfina non è un medicinale che viene tenuto nelle semplici dispense! Per averlo, avremmo dovuto fare diretta richiesta al responsabile del reparto. Avremmo dovuto portare Gale in infermeria ed è proprio quello che lui voleva evitare, facendosi questa stupida medicazione da solo!- Controbatto risentita e mi accorgo di essere stata molto sensibile e accorta alle esigenze di Gale, più di quanto avrei voluto.
Mia madre non dice più nulla, ma si limita a tenere fermo il ragazzo mentre con un po’ di cotone tolgo dei residui di pus e sangue coagulato dalla sua ferita.
Prendo poi il filo da sutura e lo passo nella cruna dell’ago, faccio un semplice nodino e inizio a ricucire la pelle.
L’operazione richiede una decina di minuti, non di più e poi concludo con il punto finale.
Passo di nuovo del cotone bagnato di disinfettante su tutta la sutura e poi, con l’aiuto di mia madre, passo le bende intorno alla parte di gamba interessata.
Come ultima cosa riempio la siringa della giusta dose di antibiotico e faccio a Gale un’iniezione ad ampia copertura, per circa cinque giorni.
-Dopo cinque giorni dovrà iniziare a prendere un altro tipo di antibiotico, per bocca, per almeno altri dieci giorni. Fra un’oretta potrà prendere l’antinfiammatorio per la febbre – dico rivolta ad Hazelle e allungandole la scatola con la medicina.
-Prim, non so davvero come ringraziarti – mi dice la donna, trattenendo a stento delle lacrime.
-Più tardi passerò a vedere come sta – faccio io in risposta.
Prima di congedarmi mi soffermo sul volto di Gale e in un attimo sento assalirmi dalla rabbia.
Esco dalla cabina a grandi passi.
Questa è una cosa che proprio non riesco a sopportare! Una tale impulsività, un’incoscienza tale da mettere a repentaglio la propria salute o, nel peggiore dei casi, la propria vita!
In questo, ne prendo atto, assomiglia moltissimo a Katniss.
Non pensano mai alle conseguenze, non riflettono su quanto mettano in gioco e rischino di perdere solo per la loro testardaggine o per la fretta, per paura o per chissà quale altra cosa!
Per la prima volta, da quando siamo arrivati nel Distretto 13, mi sento veramente molto stanca.
 
 
Distretto 13,
Cabina Hawthorne,
Gale Hawthorne.
 
Apro gli occhi, ancora intontito. Le luci al neon del soffitto mi danno fastidio e con una mano cerco di fare scudo.
-Ti sei svegliato – la voce di mia madre mi giunge all’orecchio.
-Cosa è successo? –le chiedo. Ho immagini e suoni confusi nella testa, e un forte e concreto dolore ad una gamba.
-Sei svenuto, avevi la febbre molto alta a causa di un’infezione. Hai presente la ferita che non ti sei fatto curare? –
Ributto la testa all’indietro, sul cuscino, e chiudo gli occhi, con il solo intento di sfuggire alla ramanzina che mia madre vuole farmi.
-Dove sono Rory, Vick e Posy? – chiedo per sviare il discorso.
-A giocare nella cabina di alcuni amici, non appena Prim sarà qui andrò a prenderli – mi risponde con tono greve, proprio di chi asseconda con non molta facilità il repentino cambio di discorso.
-Prim? – chiedo alzandomi leggermente sui gomiti, ma costretto subito a desistere non appena la ferita inizia a tirare terribilmente.
-Sì, Prim. Verrà a vedere come stai –
-Anche Katniss sa cosa è successo? – chiedo preoccupato.
-Prim ha evitato di portarti in infermeria perché immaginava che tu non volessi far sapere a nessuno che fossi in queste condizioni, perciò ti ha operato qui-
Tiro un sospiro di sollievo e cerco di rilassarmi chiudendo di nuovo gli occhi per una decina di minuti.
Quando sento la porta della cabina aprirsi continuo a tenerli chiusi.
-Signora Hazelle? – sento la voce di Prim. – Gale non si è ancora svegliato? – chiede a mia madre ed avverto una nota preoccupata nella sua voce.
-Sì, sì, deve essersi riaddormentato poco fa – le risponde– Prim, ti dispiace se vado a prendere i ragazzi e il bucato pulito? Oggi non mi sono mossa da qui e ho un po’ di lavoro arretrato – continua poi.
-Ma certo, vada pure – la tranquillizza Prim.
-Grazie mille, cerco di fare in fretta – fa ancora mia madre e poi la sento uscire dalla porta.
Per qualche secondo non sento nessun rumore e immagino Prim intenta a fissarmi, a cercare di capire come sto, magari dal colore della mia pelle o dal ritmo del mio respiro.
Per poco non sobbalzo nel sentire la sua mano poggiarsi sulla mia fronte, non pensavo potesse essere così vicina, non l’ho sentita muoversi.
Il suo palmo indugia sul mio capo, per cercare di sentire la temperatura corporea. La sua pelle fresca mi da un po’ di sollievo. Capisco di avere ancora la febbre.
Apro leggermente gli occhi e la trovo con lo sguardofisso su di me, seduta sul letto accanto al mio.
-Ciao – le dico in un sussurro.
I suoi occhi sembrano ombrati, l’espressione è cupa e tesa e non presagisce nulla di buono.
-Anche tu vuoi farmi la predica? – le chiedo scostando lo sguardo altrove, ma lei non mi risponde.
Allora torno a guardarla. Ha gli occhi puntati in basso e le mani strette sul grembo.
-Vuoi rimproverarmi? Fallo pure – le dico senza un minimo di tatto. Sarà il dolore, la stanchezza, la rabbia, sta di fatto che mi altero più di quanto vorrei.
-Certo! – sbotta lei, alzando il viso su di me – Tu e Katniss giocate a fare i soldati temerari, a comportarvi come se niente vi importasse davvero! Perché ragionate con immenso egoismo! L’impulsività vi fa da padrona, insieme al pensiero superbo che vi dice sempre e costantemente che solo voi potete salvare il mondo e a modo vostro! State lì, pronti all’azione, concentrati sul momento e vi incendiate come paglia quando arriva il trasporto della vendetta e dell’odio. Allora smettete di pensare, diventate illogici e combinate cretinate come questa! –indica la mia gamba.
-Poi devono arrivare gli altri a salvare la situazione – continua.
-Nessuno ha chiesto il tuo aiuto – rispondo freddo, toccato nell’orgoglio.
È vero, tutto ciò che lei dice, ma ammetterlo è doloroso. Odiare qualcuno, trovare in esso il capro espiatorio di tutte le disgrazie vissute, mi aiuta a stare meglio, a trovare una ragione in più per vivere.
-Già! Maledetta formazione professionale – dice più fra sé che a me, stirandosi nervosamente gli angoli del grembiule che indossa.
Non sono giusto con lei. Pur non sapendo nulla, ha interpretato il mio gesto e ha evitato di portarmi in infermeria. Se non fosse stato per lei ora sarei vicino ad una Katniss impietosita e questo non lo posso sopportare.
Ho sempre pensato che il suo amore per me dovesse essere autentico e non il frutto di pena o pietà.
Mi rendo conto che per la prima volta sto cercando di tenere lontana Katniss.
Mi mordo la lingua e in un sussurro dico – Hai ragione –
Prim ha gli occhi lucidi e una fitta mi arriva dritta allo stomaco.
-Scusa – mi dice e io non riesco a capire – Adesso sono io l’egoista- aggiunge -Ognuno ha il suo modo di reagire, mi rendo conto che questo è il tuo. Vorrei solo che ne avessi uno che mettesse meno a repentaglio la tua vita –
Sbatte le palpebre e due lacrime le scendono sulle guance pallide.
È così limpida, trasparente. In lei c’è sincera preoccupazione e puro affetto.
Con Katniss è tutto molto diverso. Entrambi dobbiamo mantenere i ruoli, come se fossimo dei membri alfa di un branco, benché ci avviciniamo, non riusciamo mai a coesistere. Così il nostro rapportarci risulta sempre alterato. Io sono spesso lì che la aspetto, come fosse uno yo-yo: si allontana e poi ritorna da me, ciclicamente. Ha pensieri confusi, sentimenti confusi.
Ultimamente poi ci siamo irrigiditi ancora di più, e mi rendo conto che l’impostazione da soldati che ci stanno dando qui al 13 sta contribuendo molto a questo.
-Acqua… - dico ad alta voce, verbalizzando un pensiero.
-Te la prendo subito – fa Prim, alzandosi di fretta.
La guardo, mentre di spalle prende un bicchiere e la bottiglia, e penso a quanto vorrei dirle che non è quella l’acqua di cui ho bisogno.
 
 
 
 
Distretto 13,
Primerose Everdeen.
 
 
 
 
Dopo il rientro della madre di Gale sono tornata nella mia cabina.
Katniss si trovava sommersa dalle lenzuola e dalla coperta, nel suo letto.
Avrei giurato di sentirla singhiozzare non appena entrata, ma deve aver smesso subito dopo, per non farmi preoccupare.
Mi tolgo piano le scarpe e mi cambio i vestiti con altri molto simili.
Guardo il mio letto e poi quello di Katniss e decido che per questa notte posso rinunciare alla comodità e mi infilo sotto le coperte al fianco di mia sorella.
Cerco di metterla a fuoco grazie alla poca luce che filtra dal tessuto delle lenzuola e la vedo, le guance bagnate, i capelli spettinati e gli occhi sempre più arrossati.
Non le dico nulla, mi limito ad abbracciarla e a lasciare che pianga ancora sulla mia spalla.
 
È passato qualche giorno e Katniss ha smesso di piangere, ma la sorprendo spesso con lo sguardo perso nel vuoto e l’espressione arrabbiata, quasi immersa nell’odio.
Credo di sapere cosa le passi per la testa.
Ha smesso di andare a trovare Peeta, evita anche di nominarlo.
In un passato non molto lontano avrei giurato che mia sorella avrebbe scelto Gale fra i due, ora non ne sono più molto convinta.
Gale è molto simile a lei, bruciano dello stesso fuoco, della stessa passione, mentre Peeta è più sereno, più quieto, un po’ come me.
Le passioni non ci sovrastano, noi riusciamo a controllarle, a gestirle, sappiamo darci dei limiti, conosciamo quelli che abbiamo e li accettiamo, loro invece no… e si dannano per riuscire a fare l’impossibile.
Arrivo in infermeria e scopro che Peeta ha iniziato una sorta di terapia riabilitativa, i medici gli hanno affiancato una ragazza di cui si ricorda e che lo aiuterà a ricostruire, molto lentamente, la sua memoria.
La cosa mi solleva e mi sento piena di speranza.
Infilo il mio camice e vado a chiedere al mio responsabile cosa devo fare.
-Ci sono dei pazienti in attesa di controlli post-medicazioni – mi dice, indicandomi dei letti coperti da delle tende.
Annuisco e mi dirigo verso quel punto.
Dietro la prima tenda trovo una signora a cui devo togliere una fasciatura.
La sua ferita da bruciatura è ormai guarita, benché la cicatrice non se ne andrà mai del tutto.
La donna mi guarda ed ha gli occhi sorridenti nonostante tutto.
-Ecco fatto, è praticamente come nuova-  le dico, finendo di passare un unguento a base di aloe sulla cicatrice.
-Grazie mille, cara – mi risponde e mi carezza il viso dolcemente.
Le sorrido sinceramente colpita e faccio leva su tutte le mie forze per cercare di non permettere alle lacrime di scendere.
Esco da dietro la tenda e con la manica della maglia mi tampono gli angoli degli occhi, mi ricompongo e mi accingo a visitare il secondo paziente.
-Ciao – una voce familiare mi saluta non appena passo la pesante tenda grigia.
-Ciao – rispondo ad un Gale che risulta essere molto impaziente – Non pensavo di trovarti qui – aggiungo.
Mi avvicino ai piedi del letto e cerco con gli occhi la cartella che il medico avrebbe dovuto compilare per lui, ma non c’è. Faccio finta di niente e come se nulla fosse  gli chiedo cosa gli serve.
-Dovrei togliere i punti – Dice.
Mente, perché il filo che ho usato su di lui per la sutura è autoassolvente.
-Lo hai detto al dottore del reparto? – gli chiedo.
-Sì, e mi ha detto di farti controllare, per vedere se è necessario ancora un po’ di tempo oppure se si possono togliere – mi risponde convinto.
-Ovvio – faccio io alzando un sopracciglio.
-Non sono convincente…? – mi chiede, sorridendo malizioso e per un attimo provo quello che pensavo di non provare più, lo sfarfallio nello stomaco.
La sensazione mi mette a disagio e per un secondo accuso come una fitta di dolore, toccandomi la pancia.
-Tutto ok? – mi chiede Gale preoccupato, alzandosi dal lettino e avvicinandosi a me.
-Sì , sì, non è niente. Non ho fatto colazione – rispondo tenendo la testa china, per paura di essere diventata terribilmente rossa in viso, ma Gale rende la mia strategia vana, chinandosi sulle ginocchia e cercando il mio sguardo.
-Cosa sei venuto a fare? – gli chiedo, cercando di ribaltare la situazione difficile.
Forse riesco a metterlo in difficoltà, perché si alza e si avvicina ai piedi del letto, dandomi le spalle.
Lo vedo allargare le spalle e prendere molto fiato.
-Mi serviva una scusa per venire qui – risponde.
-Una scusa per venire in infermeria? – chiedo confusa – Perché? –
-La scusa era per me, più che per qualcun altro – si ferma un istante, girandosi a guardarmi.
-Fra qualche ora partirò per il Distretto 2 e non tonerò fino a che la guerra non sarà conclusa e Capitol sconfitta –
La notizia mi colpisce come un violento schiaffo. Accuso il colpo, cercando di non darlo a vedere, ma sento già il respiro più corto, quasi affannato e il cuore battere più veloce. Gli angoli degli occhi pungono e la vista inizia ad appannarsi a causa delle lacrime.
Inizio a capire che questa potrebbe essere l’ultima volta in cui io e Gale ci vediamo.
-Ormai mi conosci, forse meglio di quanto immagini io stesso, e sai che sono uno che agisce d’istinto, pratico, e non molto capace a parlare. Volevo solo dirti grazie, per avermi fatto sentire veramente compreso da qualcuno, per avermi curato, no… accudito, con amorevolezza che non meritavo, ma che so tu hai nei miei confronti –
Le lacrime iniziano a scendere lungo le mie guance che sento ormai in fiamme e non mi importa.
Non ha più senso nascondere quello che provo, il trasporto per Gale, la tristezza per la sua partenza.
Lui lo sa, è inutile fingere.
Continua a guardarmi e io non riesco a sostenere il suo sguardo un secondo di più.
 
 
 
 
 
 
Distretto 13,
Infermeria,
Gale Hawthorne.
 
 
La vedo chinare il capo e iniziare a singhiozzare. Si mette una mano sulla bocca per cercare di non fare troppo rumore.
Per qualche secondo mi ritrovo immobile, impietrito. Razionalmente vorrei andarle vicino, abbracciarla e confortarla, ma il mio istinto prova una certa inquietudine, come una repulsione che mi inviti a scappare, lontano da lei.
Non faccio nulla per consolarla, attendo che si calmi un po’ e che si asciughi le lacrime da sé.
L’unica cosa che riesco a compiere è salutarla così, a distanza, con un gesto della mano, non appena i suoi occhi si posano di nuovo su di me.
-Ci vediamo, Prim – il suo nome esce dalla mia bocca come una nota stonata per le mie orecchie.
Vedo il dispiacere attraversarle il viso, non ci sta a questo saluto distaccato. Decisa toglie ogni distanza che si frappone fra noi e mi stringe forte fra le sue braccia.
Vorrei abbracciarla anche io, ma la sua pelle fredda tocca la mia in alcuni punti scoperti, sempre così calda, e allora mi rendo conto del perché l’istinto mi stia urlando di scappare: ho paura che la sua acqua possa spegnere il mio fuoco.
Si tratta di sopravvivenza.
Delicatamente la stacco da me e, allontanandomi, esco da dietro la tenda, senza voltarmi mai.
 
 
 
Salgo sull’hovercraft con il cuore pesante come un mattone.
Tiro fuori dalla tasca del mio giacchetto una boccetta che ho rubato dalla dispensa dell’infermeria prima di andare via: sonnifero.
Non voglio pensare troppo in queste ore di viaggio che mi separano dal Distretto 2.
Mando giù una ventina di gocce e attendo che facciano effetto.
Nel frattempo non posso evitare di soffermare i miei pensieri su quello che è successo con Prim.
Mi rendo conto che da quando siamo arrivati al 13, ho cercato la sua presenza più di quanto vorrei ammettere a me stesso.
La sua semplicità, la sua limpidezza hanno creato una necessità in me, hanno dato vita ad una sete che non so estinguere.
La sua freschezza è così piacevole, allettante…
Scuoto la testa in modo veemente, non posso permettermi di pensare cose del genere.
Le mie passioni, le pulsioni che mi animano sono fondamentali per la mia esistenza, ho passato tutta la mia vita a sognare vendetta, giustizia, la sovversione del regime dittatoriale, che non posso fermarmi proprio ora, e seguire le sensazioni che Prim fa nascere in me vorrebbe dire abbandonare tutto questo, gettare dell’acqua sul fuoco che ho sempre avuto acceso nel mio cuore.
Ho bisogno di Katniss, ho bisogno del mio combustibile per alimentarmi, per trovare ogni giorno una ragione per vivere.
 
 
 
 
 
 
 
Angolo dell’autrice.
Waah! Finalmente riesco a finire questa benedetta one-shot!
Innanzitutto voglio chiedere scusa per aver lasciato questo finale in qualche modo ‘aperto’ (Anche se sappiamo come vanno le cose da qui in poi), ma ho cercato di non far andare i personaggi totalmente OOC.
Spendo due paroline in più per Prim, perché so che all’inizio sembra un pochino isterica, soprattutto nella parte del flashback, però spero possa essere credibile per una ragazzina in piena adolescenza e che tende un po’ ad ingigantire ciò che sente, ad assolutizzarlo, così come può essere un innamoramento come quello per Gale. Andando avanti questa cosa si attenua, lei prende coscienza di ciò che le succede e la ridimensiona, tenendola sotto controllo.
Cos’altro dire? Non so se sono riuscita snocciolare per bene i pensieri di Gale, se avete qualche dubbio scrivete in un commento e cercherò di essere il più esaustiva possibile!
Voglio scusarmi anche per non aver seguito magari il corretto scorrere degli eventi del libro, ma non ricordavo molti dettagli e non avevo i libri a portata di mano per sciogliere i miei dubbi.
Spero che questo esperimento vi sia piaciuto e se volete fatemi sapere se può interessarvi un eventuale sequel (che però non sarà attinente al 100% alla fine della saga, perché avrei intenzione di non far morire Prim, per rendere la cosa fra lei e Gale possibile).
Un bacio a tutti e grazie per aver letto o commentato!
_Val_


     


                     





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