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  Il tacchino piu' grosso

         

 

  

  

  

  

Il tacchino piu' grosso   (Letta 209 volte)

di AndreaMicky 

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Sezione:

Fumetti e CartoniAltro

Genere:

Commedia

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Poldo Sbaffini - Braccio di Ferro

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Il tacchino piu' grosso  

Con le festività sempre più vicine, ecco una storia a tema natalizio, con protagonisti i personaggi delle indimenticabili Edizioni Bianconi.


  

Il tacchino più grosso 
by Andrea Micky

Il Natale si stava avvicinando a grandi passi e i cittadini di Spinacia vennero presto colti dalla frenesia degli acquisti, con la sola eccezione di Poldo, al verde come al solito. 
E così, allo Sbaffini non restò altro da fare che passeggiare per le strade della città, fissando con occhio famelico le vetrine piene di prelibatezze. 
E durante una di queste passeggiate avvenne il fatto che mise in moto questa storia. 

Durante uno dei suoi giri, Poldo si era ritrovato a passare davanti ad una vetrina, in cui era esposto un enorme tacchino, il cui prezzo era proporzionale alle dimensioni. 
“Guarda quanto costa quel tacchino -pensò lo Sbaffini- Se ne potrebbero compare 10 normali allo stesso prezzo. Ma del resto, se avessi anch’io un volatile così grande, lo farei pagare a peso d’oro. Peccato che io non abbia i fondi necessari per realizzare un tale progetto”. 
E all’improvviso, Poldo  realizzò “Hey! Ma io posso procurarmi un uccello nel bosco qui vicino. E anche se non sarà proprio un tacchino, sarà comunque squisito una volta cucinato”.
E così, il nostro eroe si diresse verso il bosco, in cerca dell’animale che sarebbe diventato il suo pranzo di Natale. 

Dopo ore di ricerca infruttuosa, Poldo si sedette sconsolato sopra un sasso. 
“Maledizione. Non sono riuscito a trovare niente. Bah, vorrà dire che riproverò domani” pensò lo Sbaffini. 
Ma proprio in quel momento, un fruscio fra i cespugli segnalò la presenza di un animale e sotto lo sguardo speranzoso di Poldo, un magro tacchino grigio emerse dalla vegetazione. 
“La fortuna mi ha finalmente sorriso” disse lo Sbaffini, avventandosi felice sul volatile. 
“Glò, glò, glò” gemette la sfortunata bestiola. 

“Fermo lì” intimò una voce risoluta, accompagnata da una raffica di proiettili. 
Sorpreso, Poldo alzò lo sguardo, accorgendosi così di essere nel mirino della doppietta di un uomo vestito da contadino. 
“Quel tacchino é mio, perciò tieni giù le mani” intimò il nuovo arrivato, tenendo sempre l’arma puntata sullo Sbaffini. 
“Ma signore, quell’uccello é così piccolo che non lo comprerà nessuno. Me lo lasci tenere” supplicò quest’ultimo. 
“Piccolo? Ah, dopo il mio trattamento diventerà grande quanto un elefante” replicò sprezzante il contadino, mentre si riprendeva il volatile, per poi andarsene. 
Incuriosito da quelle parole, Poldo volle seguire l’uomo, pensando “Faccio un investimento: lascio andare quel magro tacchino e grazie ad un piccolo furto, me ne porto a casa uno più in carne”. 

Stando ben attento a non farsi scoprire, Poldo pedinò il contadino fino ad un edifico cintato da un alto muro di mattoni. 
Per studiare meglio la situazione, Poldo si arrampicò sulla cima di un albero, da dove poté vedere il cortine dell’edificio, dove razzolavano i tacchini più grossi su cui lo Sbaffini avesse mai posato gli occhi. 
Ma nonostante l’emozione suscitata da tanta abbondanza, Poldo notò che, legato alla zampa destra di ogni tacchino, c’era un cinturino elettronico, impiegato probabilmente come antifurto. 
E infatti, pochi minuti dopo, quando il cancello dell’allevamento venne aperto, per far entrare una nutrita schiera di clienti, lo Sbaffini vide che il contadino rimuoveva i cinturini solo dopo aver ricevuto il denaro con cui pagare il tacchino acquistato.

Dopo aver valutato attentamente la situazione, Poldo rifletté “Se voglio sgraffignare un tacchino, devo prenderne uno senza il cinturino. Magari potrei approfittare della calca dei clienti per scoprire dove sono gli uccelli che m’interessano e svignarmela al momento opportuno con uno di loro. Ma il contadino mi ha già visto in azione quest’oggi e la mia presenza qui potrebbe insospettirlo. 
Perciò, mi serve qualcuno che, oltre a farmi da alibi, lo distragga mentre sarò all’opera. (sorridendo) E credo di conoscere la persona adatta per questo compito”. 

Braccio di Ferro stava scendendo dal suo battello appena attraccato, quando vide Poldo già in attesa sulla banchina del molo. 
“Se sei qui per scroccarmi un pasto, non é giornata, Poldo” lo avvertì il marinaio. 
“Si da il caso che io, invece, sia qui per proporti un vero affare, caro amico” replicò lo Sbaffini, sorridendo affabilmente. 
“E di che affare si tratta?” volle sapere Braccio di Ferro. 
“Proprio oggi ho scoperto un allevamento dove tacchini grossi come elefanti vengono venduti a poco prezzo -spiegò Poldo- E visto che quel posto ha già molti clienti, ho voluto avvertirti immediatamente, per non farti rimare a amni vuote”. 
“Va bene. Andiamo pure a vedere, dato che Olivia mi aveva chiesto di comperare un tacchino per il pranzo di Natale” disse Braccio di Ferro. 
“Non te ne pentirai” assicurò Poldo, sorridendo soddisfatto.

Poco dopo, i 2 amici erano all’allevamento di tacchini, intenti ad ammirare i grossi uccelli natalizi. 
“Fulminacci! Non scherzavi riguardo alle dimensioni di questi tacchini” riconobbe Braccio di Ferro. 
“Io non scherzo mai su certi argomenti” replicò offeso Poldo. 
Dopo un attento esame, Braccio di Ferro scelse quale tacchino acquistare; ma quando fu il momento di pagare, il marinaio si accorse che il suo grasso amico si era dileguato.
“Poldo sarà andato a scegliere un tacchino anche per sé. Ed anche un modo per farsi fare credito” pensò Braccio di Ferro, mentre si dirigeva verso casa con il suo acquisto. 

L’ipotesi formulata da Braccio di Ferro era esatta, in quanto, attenendosi al piano che aveva formulato, Poldo si era mescolato agli altri clienti dell’allevamento e dopo una breve ricerca, lo Sbaffini aveva trovato un capannone dove numerosi tacchini macilenti attendevano di essere messi all’ingrasso. 
E notando che fra di loro c’era quello incontrato poche ore prima, Poldo gli disse “Quando sarai ben pasciuto, ti porterò a casa mia. E il giorno di Natale, la tua compagnia sarà indubbiamente DELIZIOSA per me”. 
“Glò, glò, glò!” rispose il volatile, avvertendo la minaccia che incombeva su di lui. 
Ma lo Sbaffini non badò all’uccello, in quanto, avendo notato che nel capannone c’era uno sgabuzzino, Poldo si nascose al suo interno, in attesa del momento in cui agire. 

Alcune ore dopo, quando l’allevamento era ormai deserto (e Poldo stava per addormentarsi), il contadino entrò nel capannone, portando con sé una valigetta nera, che si rivelò essere piena di siringhe, contenenti un liquido trasparente.
“Vediamo se la nuova miscela é all’altezza delle aspettative” disse l’uomo, mentre faceva un’iniezione ad uno dei tacchini.
Subito dopo, il volatile cominciò a correre in preda ad una strana frenesia, mentre il suo corpo si gonfiava, fino a raddoppiare le sue dimensioni.
“Benissimo. La nuova miscela funziona perfettamente” disse il contadino, mentre sceglieva il successivo tacchino da “ingrassare”.

Dal suo nascondiglio, Poldo osservò tutta la scena in silenzio e pensò “Ehp! Ma allora, i tacchini di questo allevamento sono così grossi per via degli estrogeni”. 
Ma mentre indietreggiava a causa dello stupore, lo Sbaffini urtò una scopa appoggiata al muro, che cadde a terra, facendo un gran rumore.

Il contadino stava facendo un’iniezione proprio al tacchino grigio, quando il rumore nello sgabuzzino attirò la sua attenzione. 
“Chi va là?” domandò l’uomo, puntando la sua doppietta (che portava sempre a tracolla) nella direzione da cui proveniva il rumore. 
Ma nella foga del momento, il contadino si dimenticò del tacchino grigio, che, vittima della frenesia causata dagli estrogeni, andò a sbattere contro il mobile su cui era appoggiata la valigetta contenente le suddette sostanze, col risultato di farla cadere insieme alle siringhe ancora piene, che si andarono tutte a conficcare nel corpo del volatile. 

“Se non esci, sparo” intimò il contadino, mentre la sua mano faceva sempre più pressione sul grilletto. 
Tremando come una foglia, Poldo aprì lentamente la porta dello sgabuzzino, ma proprio quando stava per uscire allo scoperto, il contadino venne messo KO da un violento colpo alla schiena, che lo fece crollare svenuto a terra; e lo stupore dello Sbaffini crebbe ulteriormente, quando capì che il suo salvatore altri non era che il tacchino grigio, diventato grande quanto un toro da corrida. 
“Grazie per avermi salvato, anche se volevo mangiarti” disse Poldo, sorridendo con gratitudine al volatile. 
Ma il tacchino, che non era certo intervenuto per altruismo, si lanciò infuriato contro lo Sbaffini, che chiuse la porta dello sgabuzzino appena in tempo. 
E dato che la principale via d’uscita era bloccata, Poldo non poté fare altro che svignarsela dall’unica finestra della stanza, attuando la sua fuga nel momento esatto in cui la porta veniva abbattuta dal volatile inferocito. 

Correndo a perdifiato, Poldo raggiunse il cancello d’ingresso e lo aprì, fuggendo così dall’allevamento.
Ma quando si voltò per accertarsi di non essere seguito, lo Sbaffini vide che non solo il tacchino grigio lo stava ancora inseguendo, ma che le sue dimensioni continuavano ad aumentare a vista d’occhio.
“Sob! E pensare che trovare un tacchino grosso era il mio obbiettivo” sospirò Poldo, senza smettere di correre. 

Seduto in poltrona, Braccio di Ferro stava leggendo tranquillamente il giornale, quando sentì qualcuno invocare aiuto. 
“Aiuto, Braccio di Ferro!” esclamò Poldo, irrompendo in casa del marinaio. 
“Che succede, Poldo?” domandò sorpreso Braccio di Ferro. 
“Ho scoperto che i tacchini dell’allevamento in cui ti ho portato oggi sono gonfiati con gli estrogeni. Ed ora, uno di loro mi sta inseguendo” spiegò ansimando lo Sbaffini. 
Immaginando che quella storia fosse uno dei soliti trucchi del suo amico, Braccio di Ferro lo spinse fuori di casa, dicendogli “Puoi occuparti anche da solo di un uccello troppo cresciuto”. 
Ma proprio in quel momento, la terra tremò sotto i piedi dei 2 protagonisti e in fondo alla via, sopraggiunse il tacchino grigio, ormai diventato grande come una casa. 
“Ehp! Non credo ai miei occhi” esclamò il marinaio. 
“Oh, no! Quell’uccellaccio é cresciuto ancora” gemette Poldo, prima di correre a nascondersi nella cantina dell’amico. 
Capendo di essere l’unico in grado di poter fare qualcosa, Braccio di Ferro corse verso il tacchino gigante, che procedeva minacciosamente verso casa sua, in cerca di Poldo. 

“Glò, glò, glò!” ruggì il tacchino gigante, mentre si avvicinava sempre di più alla casa di Braccio di Ferro. 
“Fermo lì, uccellaccio” intimò il marinaio, mettendosi proprio davanti al volatile. 
Per tutta risposta, il gigantesco uccello beccò ripetutamente Braccio di Ferro sulla testa, facendolo affondare diverse spanne nel terreno. 
“Quell’uccellaccio troppo cresciuto ha proprio bisogno di una lezione” grugnì il marinaio, premendo il torace contro il terreno in cui era sprofondato. 
Subito dopo, la scatola di spinaci che Braccio di Ferro teneva nella giaccia si aprì e un getto dei verdi ortaggi finì nella bocca del marinaio. 

Il tacchino gigante aveva appena oltrepassato Braccio di Ferro, quando qualcuno gli strappò una piuma della coda. 
Urlando dal dolore, l’uccello si voltò, trovandosi faccia a faccia proprio con il marinaio, rimessosi in forze grazie ai suoi amati spinaci. 
“Sta’ lontano dalla mia casa o te ne pentirai” intimò minacciosamente Braccio di Ferro, gettando via la piuma appena strappata. 
Infuriato, il tacchino gigante colpì violentemente Braccio di Ferro con una delle sue zampe e nonostante il potenziamento dovuto agli spinaci, il marinaio venne scagliato via. 
Fortunatamente per lui, quel volo imprevisto si concluse nel cassone di un camion che trasportava ortaggi; e approfittando della situazione, Braccio di Ferro afferrò una cassetta di spinaci, per poi trangugiarne il contenuto in pochi secondi, col risultato di trasformarsi (nel vero senso della parola) in un missile terra-aria con la faccia umana. 
A quel punto, usando il getto della sua pipa come propulsore, il Missile Spinacio (così si era ribattezzato il marinaio) decollò a tutta velocità, diretto contro il tacchino gigante.
Quest’ultimo si accorse del pericolo solo pochi secondi prima di ricevere un tremendo colpo, che risuonò in tutta la città, facendo tremare i vetri di ogni singola casa. 

Una volta cessati i rumori di lotta, Poldo risalì al piano di sopra, giusto in tempo per vedere Braccio di Ferro rientrare in casa col tacchino grigio, tornato alle sue dimensioni normali, in braccio.
“Come vedi, é tutto a posto, Poldo” disse il marinaio.
“Grazie, amico. Hai salvato non solo la mia vita, ma anche il mio pranzo di Natale” replicò lo Sbaffini, fissando il volatile ancora tramortito dall’ultimo colpo ricevuto. 
“Dopo quello che ha passato, questa bestiola verrà affidata alla protezione animali -stabilì Braccio di Ferro- E adesso, andiamo a punire il responsabile delle sue sventure”.

Poco dopo, l’allevamento di tacchini dopati brulicava di poliziotti, mentre il suo disonesto proprietario veniva portato via in manette, sotto lo sguardo compiaciuto di Poldo e Braccio di Ferro. 
“Beh, Poldo, devo ammettere che abbiamo “beccato” quel furfante grazie a te” riconobbe il marinaio, enfatizzando il gioco di parole.
“Se merito una ricompensa, aiutami a trovare un tacchino per il mio pranzo di Natale” replicò lo Sbaffini, che ancora temeva un triste digiuno natalizio. 
“Non ce ne sarà bisogno, perché il 25 dicembre sarai mio ospite” promise Braccio di Ferro, mettendo una mano sulla spalla dell’amico.

***

E venne il giorno di Natale.
Essendo un uomo di parola, Braccio di Ferro mantenne la promessa fatta a Poldo, che poté partecipare al pranzo natalizio insieme a Olivia, Pisellino, Trinchetto e Nonna Celesta.
Alzando il bicchiere per fare un brindisi, il forzuto marinaio disse “Cari amici, colgo quest’occasione per augurare un felice Natale non solo a voi, ma anche a tutti coloro che seguono le nostre storie”.
“Buon Natale a tutti!” augurarono i commensali, brindando alla salute dei lettori. 
“Glò, glò, glò!” aggiunse il tacchino grigio, sbucando da dietro la parola

FINE

     


                     





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