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  La mensa aziendale

         

 

  

  

  

  

La mensa aziendale   (Letta 44 volte)

di AndreaMicky 

1 capitolo (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Fumetti e CartoniAltro

Genere:

Commedia

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Poldo Sbaffini

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 La mensa aziendale  

Basato su un fatto grosso modo vero, ecco una leggera storiella che ironizza sulle mense aziendali e sulle ditte di ristorazione che le riforniscono.


  

La mensa aziendale 
by Andrea Micky

Come al solito, Poldo si stava aggirando affamato per la città, in cerca di un modo per saziarsi senza fatica.
“Per quanto io cammini, non riesco proprio a distanziare la mia fame” rifletté filosoficamente lo Sbaffini. 
In quel momento, sulla strada transitò un furgone col logo della famosa impresa di ristorazione MACTS e Poldo, sperando in un’occasione da sfruttare, si mise a seguirlo. 

Dopo un breve tragitto, il veicolo si fermò  nel cortile di una piccola fabbrica, dove il conducente scaricò alcuni contenitori termici pieni di cibo, facendosi aiutare da un operaio del posto. 
“Beato chi lavora in quella ditta, perché può usufruire della mensa aziendale” pensò Poldo, osservando la scena. 
In quella, sopraggiunse un secondo operaio, che si rivolse al collega dicendogli “Adesso, vai a riordinare il magazzino e poi, vieni a mangiare. Ti ricordi dov’é la mensa?”.
“Sì. Anche sono nuovo, ho già imparato la posizione delle varie stanze” rispose il primo operaio.
Udendo quelle parole, lo Sbaffini pensò “Forse potrò usufruire anch’io della mensa aziendale, anche se non lavoro qui”. 

Grazie ad un buco nella recinzione, Poldo riuscì ad entrare nel cortile della fabbrica senza problemi e dopo essere penetrato silenziosamente nel magazzino, lo Sbaffini prese da una mensola un grosso tubo di ferro, per poi avvicinarsi di soppiatto all’operaio intento a riordinare. 
Questi non si accorse di quello che stava succedendo alle sue spalle e così, la randellata che ricevette all’improvviso sulla testa lo mise KO seduta stante. 
A quel punto, lo Sbaffini non dovette fare altro che indossare la divisa dell’operaio, dopo averlo nascosto dietro una scaffalatura. 
“Scusa amico, ma sarò io a godere della tua mensa” pensò Poldo, mentre chiudeva la porta del magazzino.

Essendo l’operaio tramortito un nuovo assunto, Poldo riuscì a passare inosservato fra i lavoratori abituali e seguendo alcuni di loro, raggiunse la sala mensa senza problemi. 
Ivi, lo Sbaffini si accomodò a tavola, dopo essersi servito un piatto di spaghetti al sugo ed una bistecchina ai ferri, con un contorno di patate arrosto.
“Finalmente si mangia” pensò tutto contento Poldo, mentre arrotolava la pasta intorno alla forchetta.
Ma già alla prima forchettata, l’entusiasmo dello sbafatore venne meno, in quanto gli spaghetti erano troppo cotti, mentre il sugo con cui erano conditi era liquido e salato come acqua di mare; e le cose non migliorarono in seguito, in quanto la bistecchina era secca e bruciacchiata, mentre il contorno di patate era mezzo crudo.

“Bleah! Ho mangiato davvero male” brontolò Poldo a fine pasto. 
“Anch’io. Il nuovo cuoco é veramente pessimo” disse l’operaio seduto al suo fianco. 
“Bisognerebbe farlo presente alla MATCS, affinché rimedino  subito” aggiunse un secondo operaio. 
Proprio in quel momento, il capo reparto entrò in sala mensa ed annunciò “Ragazzi, di là c’é il nuovo cuoco, venuto qui per sapere le vostre opinioni sul suo lavoro. Se avete delle lamentele da fare, approfittatene adesso”.
“Vai tu che sei l’ultimo arrivato” disse un operaio, rivolgendosi a Poldo. 
“Va bene” rispose lo Sbaffini, alzandosi da tavola. 

Una volta raggiunta la stanza indicatagli, Poldo bussò alla porta.
“Che c’é?” domandò la persona dall’altra parte.
“Sono qui per lamentarmi del pessimo cibo che io e miei colleghi abbiamo appena mangiato” rispose con tono indignato lo Sbaffini. 
A quel punto, la porta si aprì e davanti a Poldo comparve un omaccio grande come un armadio, con muscoli d’acciaio e mani grosse come badili. 
“E così, non ti piace come cucino” ringhiò l’omaccio. 
“Ehm, veramente io...” balbettò intimorito Poldo. 
Ma le lamentele non proseguirono oltre, in quanto il nerboruto cuoco afferrò Poldo per il bavero e gli mollò una raffica di sberle in piena faccia, che diventò rossa come un pomodoro maturo; e per concludere in bellezza la sua opera, l’omaccio sferrò un violento calcio nel sedere dello Sbaffini, che volò letteralmente fuori dalla finestra, atterrando bruscamente nel cortile della fabbrica. 
L’intera scena era stata seguita a “distanza di sicurezza” dal capo reparto, che pensò “Credo proprio che non ci saranno critiche al cibo della mensa per parecchio tempo”.

Il volo di Poldo si concluse proprio davanti al magazzino, da cui l’operaio tramortito stava uscendo proprio in quel momento. 
“Ehp! Tu chi sei? E che ci fai con indosso la mia divisa da lavoro?” domandò sorpreso l’operaio. 
“Oh, oh!” disse Poldo, sentendo odore di guai.

Poco dopo, Poldo fuggiva a tutta velocità, inseguito dall’operaio infuriato. 
“Anche se non ho capito cosa volevi combinare, ti farò passare la voglia d’importunare la gente che lavora” assicurò l’uomo, agitando un grosso martello.
“Sob! A me serve una doppia razione cibo, non di botte” piagnucolò lo Sbaffini, correndo a perdifiato.

FINE
   

     


                     





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