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  Il mio nome e' mai piu'

         

 

  

  

  

  

Il mio nome e' mai piu'   (Letta 383 volte)

di AbbydaEdoras 

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Sezione:

Serie TVI Medici

Genere:

Angst - Parodia - Commedia - Umoristico

Annotazioni:

Happy Ending

Protagonisti:

Nuovo Personaggio - Jacopo Pazzi - Lorenzo Medici

Coppie:

Nuovo Personaggio/Jacopo Pazzi (Tipo di coppia «Slash»)

 

 

              

  


  

 Capitolo primo 

Nella mia fantasia volevo salvare i personaggi della seconda stagione de I Medici... così mi sono inventata un personaggio, Antonio Orsini, che arriverà a Firenze, si innamorerà di Jacopo Pazzi e tra assurdità e drammi, cambierà la storia!


  

IL MIO NOME E’ MAI
PIU’



Capitolo primo



 



Io dico sì dico si può

saper convivere è dura già, lo so.

Ma per questo il compromesso

è la strada del mio crescere.

E dico sì al dialogo

perché la pace è l’unica vittoria

l’unico gesto in ogni senso

che dà un peso al nostro vivere,

vivere, vivere.

Io dico sì dico si può

cercare pace è l’unica vittoria

l’unico gesto in ogni senso

che darà forza al nostro vivere.



(“Il mio nome è mai più” – Ligabue, Jovanotti, Piero Pelù)



 



Antonio Orsini era a Firenze da poco tempo e si era già
inguaiato fino al collo come non si sarebbe mai aspettato!



In realtà era partito da Roma soltanto perché la sorella
Clarice aveva richiesto la sua presenza: fratello e sorella erano sempre stati
molto uniti e lei si sentiva trascurata dal marito Lorenzo de’ Medici. La
presenza di Antonio aveva rasserenato Clarice, che pian piano si era
tranquillizzata ed era riuscita anche a trovare un’intesa con Lorenzo.



Era stato così che Antonio aveva iniziato a guardarsi
intorno, curioso com’era sempre stato e desideroso di rendersi utile a qualcun
altro… e aveva avuto la geniale idea di impegnare le sue energie per
l’impossibile impresa di riconciliare le famiglie Medici e Pazzi! O meglio,
nello specifico, di consolidare il rapporto appena instauratosi tra i fratelli
Medici e i giovani Guglielmo e Francesco Pazzi e, progetto ancor più ambizioso
quanto improbabile, coinvolgere anche Jacopo Pazzi in questa nuova idea di famiglia allargata.



Non si può dire che Antonio Orsini mancasse di entusiasmo e
di coraggio, ma di certo difettava in senso pratico e realismo! Lorenzo e
Giuliano, tuttavia, lo avevano preso in simpatia e speravano anche, in fin dei
conti, che tanto fervore potesse rivelarsi utile perlomeno a rendere più
concreta e sicura l’alleanza con Francesco, ancora non del tutto stabile.



Non c’è bisogno di dire, ovviamente, che per loro Jacopo era
una causa persa, ma che Antonio ci provasse pure, ben presto se ne sarebbe
accorto da solo.



Fu così, dunque, che il giovane Orsini si ritrovò ad
assistere, insieme ad altri cittadini illustri, al Consiglio dei Priori in cui
sarebbe avvenuta la votazione per approvare o meno il trattato con Milano,
stipulato da Lorenzo con il Duca Sforza. Il ragazzo, già emozionato per quell’onore,
si tratteneva a fatica dal sottolineare con qualche esclamazione felice ogni
voto a favore e dovette esercitare un notevole e ammirevole autocontrollo per
non urlare un entusiastico E vai! quando,
inaspettatamente, Francesco Pazzi votò in favore del trattato, ancora in
collera perché suo zio Jacopo aveva disconosciuto Guglielmo…



Jacopo Pazzi si era alzato infuriato e aveva lasciato il suo
posto con un’aria che non prometteva nulla di buono, dirigendosi verso l’uscita
mentre gli altri membri del Consiglio si congratulavano con Lorenzo e i
fratelli Medici ringraziavano Francesco per il suo voto.



Antonio, con un tempismo alquanto singolare, pensò bene di
scegliere proprio quel momento per fare due chiacchiere
amichevoli
con Jacopo Pazzi e si affrettò a seguirlo, raggiungendolo sulla
piazza antistante il palazzo.



“Buongiorno, Messer Pazzi” esordì con un gran sorriso che,
bisogna dirlo a suo onore, non si incrinò nemmeno davanti all’occhiata con cui
Jacopo lo incenerì sul posto.



“Questo non è affatto un buon
giorno
” gli rispose bruscamente l’uomo, senza capire bene se quel giovane
sconosciuto volesse pure prenderlo per i fondelli… “Chi sei, ragazzino, e che
vuoi da me?”



“Sono Antonio Orsini, il fratello di Madonna Clarice!”
rispose il giovane, senza lasciarsi smontare.



Jacopo Pazzi lo squadrò da capo a piedi come se si fosse
trattato di una nuova specie di insetto strano.



Aveva tutta l’aria di pensare: Pure il cognato di Lorenzo mi doveva toccare, oggi? Ma che razza di giornata…



“Questa cosa che è successa poco fa… sì, insomma, la
votazione per il trattato con Milano, non dovete prenderla per forza come
qualcosa di negativo per voi” riprese Antonio. “Io penso che…”



“Chi ti credi di essere per venirmi a dire cosa devo o non
devo fare?” gli rispose l’uomo, a brutto muso… e non lo prese per il collo
probabilmente solo perché si trovavano in mezzo alla piazza. “Questa cosa, come la chiami tu, è un danno
enorme per Firenze, un modo per arricchire ulteriormente la banca del tuo amico
Lorenzo e, come se non bastasse, ha portato mio nipote Francesco a tradirmi, a
votare contro di me! E io non dovrei considerarla negativa? Hai intenzione di
prendermi in giro, forse?”



“Non mi permetterei mai, Messer Pazzi” insisté il giovane con
un invidiabile coraggio. “E’ proprio questo il punto: vostro nipote non vi ha
affatto tradito, ha semplicemente aperto la strada a una nuova collaborazione
che…”



“E io ti sto pure a sentire… Ascoltami bene, ragazzo, se è
Lorenzo che ti manda per farsi beffe di me, ti assicuro che non ne ricaverai
niente di buono.”



“Lorenzo non mi ha mandato da nessuna parte, non sa nemmeno
che vi sono corso dietro, a dire il vero” replicò Antonio con candore. “E’
stata una mia iniziativa, mi è sembrata l’occasione giusta per conoscervi di
persona e potervi dire quanto sia importante per tutti noi l’unione tra la
vostra famiglia e quella dei Medici!”



Jacopo Pazzi non riusciva a credere a quello che stava
succedendo: con che faccia tosta quel ragazzino veniva a complimentarsi per qualcosa che per lui era la peggiore delle
disfatte?



“Penso che non abbiate preso ancora in considerazione tutte
le opportunità e i vantaggi che potranno derivare dall’armonia e dall’amicizia
fra le vostre famiglie” insisté Antonio, sfoderando tutto il suo entusiasmo. “Due
famiglie così importanti e prestigiose unite assieme renderanno questa città un
posto migliore, più sicuro, più forte e…”



Armonia?
Amicizia? Famiglie unite? Ma si ascoltava mai, quando parlava?



“Non c’è e non ci sarà mai nessuna unione, né tanto meno
amicizia, tra Medici e Pazzi” tagliò corto Jacopo. “Guglielmo e Francesco hanno
tradito la mia famiglia, perciò non ne fanno più parte. E i tuoi amici Medici
saranno la rovina di Firenze, non certo la sua fortuna. Ma che lo spiego a fare
a te, che vieni da Roma e non sai niente di quello che succede qui? Vattene a
fare i tuoi discorsi edificanti a qualcun altro e lasciami in pace!”



Antonio sembrava piuttosto deluso.



“Quindi non parteciperete al matrimonio di vostro nipote con
Bianca?” domandò.



“Assolutamente no!
Con che coraggio mi chiedi una cosa del genere?”



“Beh, credevo… sarebbe stata un’occasione felice per
riconciliarvi con…”



“Forse non ti è chiaro il concetto: io non ho la minima
intenzione di riconciliarmi con nessuno, Guglielmo e Francesco hanno fatto la
loro scelta e per me è come se fossero morti” replicò l’uomo, in tono
tagliente. Voltò le spalle al giovane e fece per andarsene, seccato. Non
bastava aver perduto la votazione, aver visto Francesco passare al nemico… no!
Adesso ci si metteva anche il cognato di
Lorenzo
con una pletora di discorsi deliranti su pace, amicizia e riconciliazione. Decisamente quella giornata era cominciata
male e stava continuando ancora peggio. Jacopo Pazzi si diresse a passi
concitati verso il suo palazzo, voleva solo chiudersi dentro e recriminare
sulla sua sconfitta… ma non era ancora giunto al portone quando udì di nuovo,
dietro di sé, la voce del testardo ragazzino.



“Perdonatemi se insisto, Messer Pazzi, ma non è un po’ triste
che restiate da solo in questo palazzo vuoto quando potreste essere accolto con
gioia a Palazzo Medici per festeggiare un matrimonio e l’inizio di una nuova
era di pace e prosperità?”



Non
ci credo… mi ha seguito fin qui? Ma che accidenti vuole da me?



Si fermò e, con un sospiro rassegnato, si voltò verso
Antonio, che continuava a mantenere un’espressione speranzosa sul volto.



Non riusciva a capire l’ostinazione di quel ragazzo, la sua
assurda quanto fastidiosa insistenza su un’impossibile amicizia tra le casate
dei Medici e dei Pazzi. Cos’è che aveva detto? Accolto con gioia a Palazzo Medici? Certo, già se la vedeva la gioia con cui lo avrebbero accolto.
Volevano portargli via i suoi nipoti, avevano tentato fin dal principio di
strapparglieli e adesso, dopo tanti anni e tante macchinazioni, c’erano
riusciti.



Non c’era proprio niente da festeggiare, per lui.



Non sapeva se gli bruciava di più la sconfitta per
l’approvazione del trattato o il fatto che fosse stato proprio Francesco a
pugnalarlo alle spalle, dando il voto decisivo a favore di Lorenzo.



E quello sciocco ragazzino insisteva sul fatto che doveva vedere il lato positivo… ma che ne sapeva,
lui? Quali erano le sue vere intenzioni? Aveva detto che non era stato Lorenzo
a mandarlo e, dopo i primi sospetti, cominciava a crederci: perché mai il
giovane Medici avrebbe dovuto spingere suo cognato a invitarlo al matrimonio,
ad assillarlo con quelle chiacchiere? No, quella doveva essere davvero
un’iniziativa personale, ma a quale scopo, allora?



Non lo capiva proprio e la cosa lo innervosiva. Non gli
piaceva affatto quando qualcosa sfuggiva al suo controllo…



“Insomma, si può sapere cosa vuoi? No, non dirmelo un’altra
volta, non voglio sentire altri discorsi assurdi su amicizia, pace e accoglienza. Da quanto tempo sei a Firenze? Due,
tre mesi al massimo? Allora non ti impicciare di cose delle quali non sai un
bel niente. La mia famiglia e quella dei Medici si fanno la guerra da anni,
quei rinnegati hanno causato la rovina della mia casata e adesso pensano di
aggiustare tutto con un matrimonio? I Medici distruggono tutto ciò che toccano
e usano chiunque possono per i loro interessi. I miei nipoti non hanno voluto
capirlo e allora peggio per loro, ma di certo non riusciranno a ingannare anche
me!” disse, rovesciando tutta la sua rabbia e la sua amarezza sull’incolpevole
Antonio… che, comunque, se l’era un po’ cercata.



Il giovane ascoltò attentamente, fissandolo con molta
serietà. Sembrava aver perso tutto il suo inopportuno entusiasmo. Alla fine
scrollò tristemente il capo.



“Vi chiedo perdono per avervi disturbato, allora. Sono
sinceramente addolorato per voi e per come state vivendo questa situazione”
replicò, lasciando allibito Jacopo Pazzi che di certo non si aspettava una
reazione del genere. “Avete ragione, non sono di qui e non so niente delle
vostre famiglie. Mi scuso se ho detto involontariamente qualcosa che può avervi
offeso. Una cosa, però, credo di averla capita…”



Si fermò un istante per riprendere fiato, poi continuò, con
lo sguardo fisso sull’uomo.



“Voi siete ferito, state soffrendo e per questo cercavo di
aiutarvi e di coinvolgervi. Mi dispiace veramente che i vostri nipoti vi
abbiano lasciato solo, speravo di trovare il modo di risolvere questo problema…
ma ora capisco di essere stato presuntuoso. Vi chiedo perdono. Non vi
disturberò più… anche se spero ancora che possiate cambiare idea. Vi porgo i
miei saluti, Messer Pazzi.”



Antonio, a testa bassa, fece per andarsene.



Le sue parole, però, avevano colpito nel segno.



Stupito lui per primo da quello che stava dicendo, Jacopo
Pazzi lo richiamò.



“Aspetta, ragazzo… giovane Orsini. Tra tutte le chiacchiere
che hai fatto, non mi hai ancora detto perché ti dovresti preoccupare tanto di
me. Non mi conosci nemmeno!”



Antonio si voltò con un timido sorriso.



“E’ che… non mi piace vedere qualcuno che sta male. Per
quanto posso, vorrei che le persone intorno a me fossero serene. E… è vero, non
vi conosco ancora, per questo volevo rimediare” disse.



Quel ragazzo era davvero strano. E disarmante. E ostinato.



Ma, per qualche strana ragione, Jacopo si sentiva più
divertito che innervosito dal suo atteggiamento e questo non era necessariamente
un male, anzi.



Era qualcosa di diverso dal solito, perlomeno.



E, a dirla tutta, con la sua parlantina il giovane Orsini gli
aveva fatto perfino dimenticare, almeno per un po’, l’amarezza provata al
Consiglio dei Priori.



Anche quello non era necessariamente un male.



“Riguardo a quel matrimonio… potrei anche ripensarci e decidere
di presenziare, almeno per un po’. Forse” disse, ancora una volta sorpreso
dalle sue stesse parole.



“Ne sarei estremamente lieto, Messer Pazzi. Sarebbe… no,
basta, ho già chiacchierato abbastanza per oggi. Vi auguro una buona giornata
e… allora spero di potervi parlare di nuovo al matrimonio” replicò Antonio,
riacquistando subito la sua allegria.



“Ho detto forse,
giovane Orsini.”



“E forse sia,
Messer Pazzi. Buona giornata!”



Così, molto soddisfatto senza nemmeno sapere bene il perché,
Antonio Orsini riprese la sua strada verso Palazzo Medici.



Jacopo Pazzi entrò nel suo palazzo senza riuscire a
trattenere un sorrisetto.



La rabbia che lo aveva invaso dopo il voto dei Priori pareva
essersi attenuata… chissà perché.



E quella giornata, alla fine, non era stata poi del tutto
negativa.



Forse.



Fine
capitolo primo



 



 

     


                     





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