FanFiction Goldrake | Rubina di Stelladifleed | FanFiction Zone

 

  Rubina

         

 

  

  

  

  

Rubina   (Letta 78 volte)

di Stelladifleed 

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Sezione:

Anime e MangaGoldrake

Genere:

Commedia - Drammatico

Annotazioni:

Generic

Protagonisti:

Rubina - Zuril

Coppie:

Rubina/Zuril (Tipo di coppia «Generic»)

 

 

              

  


  

 Capitolo unico 

 


  



RUBINA 


La principessa di Vega fissava la

sua immagine nello specchio della toeletta, mentre con la spazzola pettinava

lentamente i lunghi capelli rossi.


Il riflesso del vetro abbracciava

quasi tutti i mobili della stanza, il vasto letto di ottone, l’armadio laccato

di azzurro, la carta da parati celeste con piccoli fiordalisi disegnati.


Queste erano le sue ultime ore

che avrebbe passato nella sua casa, sul suo pianeta, stava per partire, ma non

era un viaggio qualunque, sarebbe andata via di lì per sempre, per diventare

niente di meno che…


“Ti comunico che sei

ufficialmente fidanzata col principe del pianeta Fleed, quindi molto presto

partirai”.


Poche succinte e fredde parole

che non ammettevano repliche, per dirle che la sua vita da ora in poi sarebbe

stata totalmente stravolta.


Il padre l’aveva così liquidata

con fare sbrigativo come si trattasse di spedire un pacco, una missiva, non

l’aveva nemmeno guardata mentre decideva il suo destino.


Lei non aveva replicato, sapeva

bene che sarebbe stato inutile.


Aveva abbassato lo sguardo ed era

corsa fuori in giardino sentendosi di pietra come le statue che ornavano quel

parco immenso.


Il groviglio di sentimenti

contradditori la agitavano tutta, non sapeva se essere triste o lieta.


Per tutta la giovinezza aveva

accarezzato il sogno di sposarsi, avere una famiglia sua, fuggire via da quel

posto che non amava, dal padre e dalla sua sete di conquista, ma ora che il suo

desiderio si stava realizzando, voleva solo rimanere dov’era, o almeno che

qualcuno le avesse chiesto cosa veramente desiderava, i suoi timori, le

incertezze, le inevitabili paure verso un futuro ignoto.


Lo sapeva bene che un giorno o

l’altro questa sorte le sarebbe toccata, era più che logico, ma non voleva

essere trattata come un oggetto, come non avesse diritto a dei sentimenti, a

delle idee proprie.


Ritornò al presente e il suo

sguardo annebbiato da un velo di lacrime si posò sull’enorme bambola dal viso

di porcellana adagiata sulla poltrona di broccato.


Era lì da tempo immemorabile da

quanto poteva ricordare, forse ancor prima della sua nascita, erano cresciute

insieme, Rubina le aveva sempre confidato le sue gioie, le tristezze, i

segreti.


Ora doveva dirle addio, perché

quella parte di vita se ne andava per sempre e non sarebbe tornata mai più.


Aveva tanta voglia di piangere ma

non poteva, non c’era nemmeno il tempo per quello, visto che era proibito per

una principessa mostrarsi sofferente, non c’era tempo sufficiente per

cancellare ogni traccia di lacrime, quindi con sforzo eroico cacciò in fondo

alla gola il nodo che le impediva quasi di respirare e si alzò, pronta per il

viaggio.


Sulla soglia abbracciò un’ultima

volta con lo sguardo la sua camera, il posto che amava di più e in silenzio si

dissero addio.


Fuori, ad attenderla per

accompagnarla verso quella patria lontana, c’erano alcuni dignitari di corte,

il padre nemmeno l’aveva salutata, meglio così si disse, anche se il suo cuore

era trafitto da una spada di dolore, vuoto e delusione.


Per una frazione di secondo provò

l’impulso irresistibile di fuggire, salire sulla sua navetta e perdersi nello

spazio infinito. Naturalmente non fece nessuna di queste cose, ma solo ciò che

l’etichetta del suo ruolo pretendeva.


“Sono pronta, andiamo”.


La sua voce non tradiva alcuna

emozione, era bellissima, fiera e nobile, la sua vita cominciava adesso e

doveva, ad ogni modo, farsela piacere.


Il periodo storico di questo

secondo quadro, è indicativamente quando Vega ha già attaccato e distrutto

Fleed, non è ancora arrivato alla Terra e suppongo che Rubina sia sul pianeta

Rubi da circa un paio d’anni.


Il profumo intenso, meraviglioso

e al tempo stesso terribile di quei fiori rossi appena sbocciati che Rubina si

era vista recapitare come gentile omaggio da un suddito fedele, il quale non

poteva certo immaginare che quel dono le avrebbe riportato alla mente ricordi

dolorosi, l’aveva letteralmente sconvolta.


Era un giorno come tanti altri:

di primo mattino, una giornata di primavera inoltrata, qualcuno aveva bussato

alla porta del palazzo sul pianeta Rubi, dove la principessa si era stabilita

lì da qualche anno in qualità di governatrice di quella stella e le aveva

recapitato un cesto pieno di fiori rossi.


Da tutti gli abitanti era stata

subito benvoluta.


Si era dimostrata generosa,

interessata a tutto e tutti, anche se i grandi occhi azzurri lasciavano

indovinare una tristezza lontana, perchè mai partecipavano ai suoi sorrisi che

dispensava largamente a chiunque incontrasse, restavano sempre spenti e delusi,

ma questo lo poteva vedere solo qualcuno che la conosceva bene, lei non si

mostrava mai triste, né tantomeno disperata, quindi non avendo amici intimi, la

sua solitudine passava inosservata.


Sola, nel vasto soggiorno, con

ancora indosso una vestaglia di velluto rosa antico, Rubina non era riuscita a

contenere l’ondata di dolore che la travolgeva come un fiume i cui argini sono

stati spazzati via da una corrente feroce e crudele.


Lacrime involontarie uscivano

senza tregua dagli occhi e i ricordi dei momenti felici, quando aveva deciso

che in fondo, suo padre aveva avuto ragione a fidanzarla col principe di Fleed,

la buttarono a terra e non ebbe la forza di opporsi.


“… Duke, lo sai perché mio padre mi ha mandata qui, su Fleed?”


“Ma cosa c’entra tuo padre con noi due?”.


“Mio padre vorrebbe che tu mi sposassi, mi sposeresti?”


“Non si possono imporre certe cose”.


“Allora io non ti piaccio! Duke, ti prego, dimmelo!”


“Non volevo dire questo, credimi Rubina”.


“Allora dimmi: cosa provi per me?”


“Tu sei bella come un fiore”.


Dopo i primi giorni di

incertezza, la loro storia era decollata sotto i migliori auspici.


Avevano scoperto di avere tante

cose in comune, tutto era bellissimo quando erano insieme e per Rubina era

stato un vero balsamo la vicinanza coi genitori del ragazzo, rappresentavano

davvero ciò che lei aveva sempre desiderato, la famiglia sempre agognata pur

senza saperlo, con quanta generosità la vita la stava ripagando delle tristezze

del passato.


Rubina assomigliava davvero a

quei profumatissimi fiori rossi che costeggiavano il lago, mentre navigava su

una barchetta accanto a Duke.


Spesso il vento le riportava il

loro profumo e lei lo associava sempre alla gioia dei suoi primi palpiti di

adolescente, a quel luogo di incanti che mai smetteva di affascinarla.


Poi, la fine… Un giorno era

finito tutto. Quando re Vega le aveva brevemente comunicato che il fidanzamento

con Duke Fleed era andato a monte, lei dapprima non gli aveva creduto, anzi,

non voleva e non poteva crederci.


Invece era davvero tutto finito,

perché la nave del Comandante Gandal l’aveva riportata di corsa su Vega, a casa

sua, poi aveva avuto la notizia che Fleed era stato subito attaccato.


I ricordi di quel periodo erano

molto vaghi e confusi, sapeva solo di avere sofferto moltissimo, spesso la sua

mente era visitata da propositi di vendetta e suicidio, la sua vita non aveva

più senso, né la giovinezza e bellezza.


In seguito, ancora disperata e

sola, aveva avuto notizia da un funzionario di corte, che il padre aveva deciso

di mandarla a governare su Rubi, e lei che in passato aveva molto ammirato

dalle immagini col satellite quel meraviglioso pianeta, si era aggrappata a

questa promessa come il naufrago con un relitto. Piano piano l’idea del

trasferimento divenne una costante nei suoi pensieri e in un certo senso la sua

cura.


Col tempo era rifiorita. Certo,

lo strappo del suo amore perduto era sempre lì, nel suo cuore, però sanguinava

meno, ora non si sentiva più inutile e fondamentale era stato il fatto di non

essere più su Vega, aveva una sua vita da disporre come le piaceva,

indipendente, era benvoluta dalla sua gente e nessuno si permetteva di gestire

il suo futuro come meglio credeva.


“Era destino, si vede che era

destino”. Così pensava tra sé la ragazza, ripetendo la frase come un mantra, perché

all’inizio si chiedeva sempre: “Se mi fossi opposta con più forza a rimanere su

Fleed, se avessi avvertito Duke che mio padre ci aveva ripensato potevamo

fuggire, oppure fare resistenza… se avessi saputo… se credevo che… avrei

fatto…”.


Di notte soprattutto, non aveva

pace e rischiava davvero di impazzire, allora, immersa in un bagno di sudore si

alzava, preparava una camomilla con dentro alcune gocce di ansiolitico e la

mente stanca si abbandonava al sonno.


Un giorno aveva sentito questa

frase da qualcuno, non ricordava chi: “… era destino, questa disgrazia che ci è

avvenuta era scritta, non potevamo farci niente”.


Quindi l’aveva plasmata su di sé,

aveva smesso di torturarsi e al tempo stesso, vedere cosa di bello la vita

poteva ancora offrirle.


Quella mattina invece non le era

stato possibile che l’onda dei ricordi e dei rimpianti la travolgesse: quei

fiori rossi erano gli stessi ai quali Duke l’aveva paragonata, erano il ricordo

del suo primo, grande e per ora unico amore della sua giovane vita, racchiudevano

tutti i suoi sogni infranti, un mondo distrutto per sempre.


Cadde a terra in ginocchio,

mentre lo sfogo delle lacrime rompeva gli argini e con esse, parte della sua

disperazione trovava un poco di sollievo.


Un rumore alla porta la fece

alzare di scatto. Davanti a lei c’era il Ministro Zuril.


“Scusate Altezza, la porta era

appena accostata e sono entrato, ma se volete torno più tardi, sono qui per

conto del sovrano”.


Lo sguardo che lui aveva, era di

malcelata attrazione per quella giovane ragazza, che in quel momento era

infinitamente bella e triste.


Rubina alzò il capo fieramente e

lo fissò in viso; non voleva mostrare debolezza, mentre lui, quasi

inconsapevole e con delicatezza, posava la sua mano sulla guancia di lei.


Ancora una volta la principessa,

vinta dal dolore, si abbandonò disperata sul petto di Zuril.


Lui la strinse tra le braccia,

mentre lei non aveva più ritegno a mostrare il suo stato d’animo, né la forza

di respingerlo.


“Oh! Zuril, voglio morire, non ce

la faccio più, voglio solo morire”.


Mormorava lei piano e ormai priva

di forze.


Lui continuava a tenerla stretta

e a sussurrarle parole dolci.


Si staccò da lui e lo fissò.


“Dimmi che sono bella, che posso

piacere, che non meritavo una vita simile, dimmelo per favore, dimmelo!”


“Tu sei la più bella e io ti amo,

ti ho sempre amata Rubina”, le disse baciandola.


“Dammi un altro bacio, dimmi

ancora che ti piaccio e posso piacere”.


“Nessuna è come te”.


Nel dirlo la sollevò e

prendendola tra le braccia la posò sul divano di velluto turchese.


Un’improvvisa folata di vento, le

riportò alle narici quel profumo meraviglioso e crudele dei fiori rossi

appoggiati sul tavolo di legno pregiato che le ricordava il suo amore lontano

perduto: era l’odore che l’aveva accompagnata nei giardini di Fleed, nelle

vaste sale del palazzo reale, nelle passeggiate col suo principe, nei raduni

con tutta la famiglia, nei sogni ad occhi aperti, nelle notti insonni, quando

immaginare l’avvenire accanto a Duke, era gioia senza fine.


Chiuse gli occhi abbandonandosi a

quell’abbraccio, mentre le sembrava di scendere e vagare senza meta dentro un

abisso oscuro e profondo senza fine, dal quale saliva la voce di Zuril che le

sussurrava all’orecchio intense parole d’amore.


Sono trascorsi otto anni

dall’attacco di Vega su Fleed.


Sul pianeta Rubi è in corso una

rivolta e per vie ignote, Rubina ha appena saputo che Duke Fleed è ancora vivo.


Nel corso degli anni, anche se

sporadicamente, lei ha mantenuto la relazione con Zuril, il quale spera in

segreto, di averla tutta per sé anche legalmente.


Rubina non è mai stata per niente

contenta di questa storia, ed ora, è arrivata ad un punto di rifiuto totale per

quell’uomo avido ed egoista, quindi vuole troncare di netto i loro incontri.


Una sera, mentre si apprestava ad

uscire da sola per distrarsi, un rumore di passi nell’oscurità le fece girare

di scatto la testa.


“Zuril! Che ci fai qui? Dovresti

essere su Vega a quanto ne so”.


Lui abbassò lo sguardo a terra

con mestizia senza parlare.


Lei si sentì improvvisamente

priva di volontà, quindi mormorò:


“Ormai sei qui, rimani”.


A stento l’uomo riuscì a

contenere l’ondata di gioia che lo invadeva da capo a piedi, intanto la ragazza

rientrava nel palazzo.


La donna che era a servizio,

rimase piacevolmente sorpresa nel vederla rientrare e si apprestò a servire la

cena nel piccolo salottino molto intimo ed accogliente.


Non fu una cena allegra. Ogni approccio verso Rubina era destinato a cadere nel vuoto.


Zuril le sfiorava la mano e lei

la sottraeva, le accarezzava la spalla e lei si spostava infastidita, nemmeno

un casto bacio trovò terreno fertile in quella donna sempre più fredda e

distante.


Finita la cena e congedata la

cameriera, Rubina fissò dritta lo sguardo all’uomo che aveva di fronte e gli

disse:


“Devo parlarti Zuril, qualcosa di

estremamente grave sta succedendo”.


“E’ qualcosa che riguarda noi

due?” Domandò lui pieno di ansia.


“Esatto. Lo schifo che sento per te è tale, che ti dico fin da ora di non volerti più vedere da nessuna parte,

mai più, chiaro? Dopo la prima volta che siamo stati insieme, mi sono lasciata

amare da te quanto hai voluto, ma ora basta, io sono libera di disporre della

mia vita come voglio, non sono una donna mercenaria dedita a soddisfare le

voglie di un essere schifoso come te!”


Sul viso dell’uomo era visibile

tutta la sua delusione insieme alla perfidia che non esitò a puntargliela come

arma diretta.


“Ho capito perfettamente: hai detto che io ti faccio più o meno schifo, questo mi è chiaro. Quello che invece

non è per niente chiaro a te, è che re Vega, sì tuo padre, ha deciso di farti

diventare mia moglie, me lo ha messo per iscritto, guarda, per questo sono

venuto qui, volevo dirtelo di persona”.


Tirò fuori dalla tasca un foglio dove era indicato per filo e per segno la condizione di Rubina e il suo ruolo

futuro.


Gli occhi smarriti di lei leggevano quelle parole che la buttavano a terra, nella disperazione più buia.


Quella sera, era se possibile ancora più bella e affascinante del solito.


Un lungo abito di seta amaranto le fasciava la splendida figura: portava gioielli dello stesso colore, alle

orecchie, al collo e al dito. Brillava di luce propria, Zuril sentì che non

poteva resisterle, ma dopo un tentativo di bacio ardente, si trovò un’arma

puntata contro.


“Vattene subito di qui, vattene!”

Gridò lei con quanto fiato aveva in gola.


“Sparisci subito o sparerò, non sto scherzando, cosa credi?”


L’uomo indietreggiò un poco,

mentre le labbra si stiravano in un sorriso diabolico.


“Non puoi, sono autorizzato a questo, tu sei mia! Ora me ne vado, ma tornerò presto, perché così deve

essere.”


Uscì svelto dal portone centrale, Rubina chiuse bene a doppia mandata, poi si diresse alla radio per contattare

il padre.


Appena avuta la comunicazione,

senza tanti preamboli, Rubina lo investì con queste parole:


“Ho saputo che Duke Fleed è

ancora vivo e tu me l’hai nascosto per tutti questi anni, perché?”


Vega non rispose, ma il suo

silenzio era una tacita ammissione. Dopo alcuni istanti le disse:


“Ho saputo che su Rubi è

scoppiata una rivoluzione, cosa intendi fare?”


“Allora è vero, Duke Fleed è

ancora vivo!”


Il video si spense e dopo alcuni

minuti, arrivò a Rubina uno scritto del padre dove le comunicava la sua

decisione a detronizzarla e darla in pasto a quell’essere che detestava in

poche, fredde e succinte parole, come otto anni prima, quando aveva deciso per

lei di spedirla su Fleed.


Quel giorno almeno glielo aveva detto di persona, stavolta in una pagina insignificante.


Il pensiero del suo principe la fece star male. Come poteva andare da lui in quella condizione?


Ora non era più una principessa,

non aveva poteri regali, ma cosa ancor più grave, se lui avesse saputo che lei

era di Zuril, sì di quell’uomo che molti anni prima aveva progettato l’attacco

al suo pianeta…


No, non poteva essere così, era terribile.


In un triste soliloquio diceva a sé stessa:


“Tu sei davvero stata una sconsiderata ad avere una relazione con quell’essere infame, come pensi che ti

accoglierebbe ora, quello che era il tuo fidanzato, se sapesse come che sei

diventata? La tua vita non avrà più gioie ora, dopo il male che ti sei fatta!”


Provava odio per Zuril e questo

odio aumentava via via che la pena per lei stessa diventava più grande.


Rubina scivolò a terra vinta dal dolore e su quel tappeto azzurro, versò tutte le sue lacrime di pentimento

e rimpianto, finchè vinta dalla stanchezza di addormentò.


Il nuovo giorno la salutò col cinguettio degli uccelli sul davanzale in cerca di briciole.


Rubina si alzò da terra: il suo corpo era tutto indolenzito dopo quella notte sul pavimento, quindi si buttò

dentro la vasca di acqua profumata in attesa che le lavasse via tutta la

stanchezza.


Più tardi, dopo una leggera colazione, andò al computer in cerca di qualcosa, nemmeno lei sapeva cosa, era

senza una meta precisa, ma cercava comunque una via d’uscita al suo stato dentro il quale, un padre senza cuore l’aveva buttata senza un briciolo di umanità.


Il video presentò tutte le costellazioni, i pianeti, li osservò da vicino, poi i tasti premuti dalle sue

mani, le regalarono sullo schermo, un’immagine inattesa e meravigliosa.


“Ma quello è il pianeta Fleed!”

Disse la ragazza ad alta voce.


“Quelle luminescenze indicano che la radioattività si sta attenuando. Il pianeta Fleed sta rinascendo!”


“Allora io…, sì ora io posso andare da Duke Fleed e dargli la notizia!


E quando lo saprà, di sicuro

vorrà tornarci e ci andremo insieme. Devo partire subito, mi recherò in prossimità del pianeta per fotografarlo e poi… E poi la mia vita sarà diversa!”. Si disse piena di gioia battendo le mani, gli occhi scintillanti, la bocca sorridente, mentre il colorito si faceva più roseo.


Fu pronta in meno di un’ora.

Lasciò alcuni ordini scritti sul quaderno per i sudditi e salì sulla pantera

cosmica.


Una nuova vita la attendeva e il

futuro che vedeva davanti a sé, era tutto rosa, brillante e splendente come

Fleed in quel momento.



----- Fine -----





 









 





RUBINA





 





La principessa di Vega fissava la

sua immagine nello specchio della toeletta, mentre con la spazzola pettinava

lentamente i lunghi capelli rossi.





Il riflesso del vetro abbracciava

quasi tutti i mobili della stanza, il vasto letto di ottone, l’armadio laccato

di azzurro, la carta da parati celeste con piccoli fiordalisi disegnati.





 





Queste erano le sue ultime ore

che avrebbe passato nella sua casa, sul suo pianeta, stava per partire, ma non

era un viaggio qualunque, sarebbe andata via di lì per sempre, per diventare

niente di meno che…





“Ti comunico che sei

ufficialmente fidanzata col principe del pianeta Fleed, quindi molto presto

partirai”.





Poche succinte e fredde parole

che non ammettevano repliche, per dirle che la sua vita da ora in poi sarebbe

stata totalmente stravolta.





Il padre l’aveva così liquidata

con fare sbrigativo come si trattasse di spedire un pacco, una missiva, non

l’aveva nemmeno guardata mentre decideva il suo destino.





Lei non aveva replicato, sapeva

bene che sarebbe stato inutile.





Aveva abbassato lo sguardo ed era

corsa fuori in giardino sentendosi di pietra come le statue che ornavano quel

parco immenso.





 





Il groviglio di sentimenti

contradditori la agitavano tutta, non sapeva se essere triste o lieta.





Per tutta la giovinezza aveva

accarezzato il sogno di sposarsi, avere una famiglia sua, fuggire via da quel

posto che non amava, dal padre e dalla sua sete di conquista, ma ora che il suo

desiderio si stava realizzando, voleva solo rimanere dov’era, o almeno che

qualcuno le avesse chiesto cosa veramente desiderava, i suoi timori, le

incertezze, le inevitabili paure verso un futuro ignoto.





Lo sapeva bene che un giorno o

l’altro questa sorte le sarebbe toccata, era più che logico, ma non voleva

essere trattata come un oggetto, come non avesse diritto a dei sentimenti, a

delle idee proprie.





 





Ritornò al presente e il suo

sguardo annebbiato da un velo di lacrime si posò sull’enorme bambola dal viso

di porcellana adagiata sulla poltrona di broccato.





Era lì da tempo immemorabile da

quanto poteva ricordare, forse ancor prima della sua nascita, erano cresciute

insieme, Rubina le aveva sempre confidato le sue gioie, le tristezze, i

segreti.





Ora doveva dirle addio, perché

quella parte di vita se ne andava per sempre e non sarebbe tornata mai più.





Aveva tanta voglia di piangere ma

non poteva, non c’era nemmeno il tempo per quello, visto che era proibito per

una principessa mostrarsi sofferente, non c’era tempo sufficiente per

cancellare ogni traccia di lacrime, quindi con sforzo eroico cacciò in fondo

alla gola il nodo che le impediva quasi di respirare e si alzò, pronta per il

viaggio.





Sulla soglia abbracciò un’ultima

volta con lo sguardo la sua camera, il posto che amava di più e in silenzio si

dissero addio.





 





Fuori, ad attenderla per

accompagnarla verso quella patria lontana, c’erano alcuni dignitari di corte,

il padre nemmeno l’aveva salutata, meglio così si disse, anche se il suo cuore

era trafitto da una spada di dolore, vuoto e delusione.





Per una frazione di secondo provò

l’impulso irresistibile di fuggire, salire sulla sua navetta e perdersi nello

spazio infinito. Naturalmente non fece nessuna di queste cose, ma solo ciò che

l’etichetta del suo ruolo pretendeva.





“Sono pronta, andiamo”.





La sua voce non tradiva alcuna

emozione, era bellissima, fiera e nobile, la sua vita cominciava adesso e

doveva, ad ogni modo, farsela piacere.





 





 





Il periodo storico di questo

secondo capitolo, è indicativamente quando Vega ha già attaccato e distrutto

Fleed, non è ancora arrivato alla Terra e suppongo che Rubina sia sul pianeta

Rubi da circa un paio d’anni.





 





IL PROFUMO DEI RICORDI





 





Il profumo intenso, meraviglioso

e al tempo stesso terribile di quei fiori rossi appena sbocciati che Rubina si

era vista recapitare come gentile omaggio da un suddito fedele, il quale non

poteva certo immaginare che quel dono le avrebbe riportato alla mente ricordi

dolorosi, l’aveva letteralmente sconvolta.





Era un giorno come tanti altri:

di primo mattino, una giornata di primavera inoltrata, qualcuno aveva bussato

alla porta del palazzo sul pianeta Rubi, dove la principessa si era stabilita

lì da qualche anno in qualità di governatrice di quella stella e le aveva

recapitato un cesto pieno di fiori rossi.





Da tutti gli abitanti era stata

subito benvoluta.





Si era dimostrata generosa,

interessata a tutto e tutti, anche se i grandi occhi azzurri lasciavano

indovinare una tristezza lontana, perchè mai partecipavano ai suoi sorrisi che

dispensava largamente a chiunque incontrasse, restavano sempre spenti e delusi,

ma questo lo poteva vedere solo qualcuno che la conosceva bene, lei non si

mostrava mai triste, né tantomeno disperata, quindi non avendo amici intimi, la

sua solitudine passava inosservata.





 





Sola, nel vasto soggiorno, con

ancora indosso una vestaglia di velluto rosa antico, Rubina non era riuscita a

contenere l’ondata di dolore che la travolgeva come un fiume i cui argini sono

stati spazzati via da una corrente feroce e crudele.





Lacrime involontarie uscivano

senza tregua dagli occhi e i ricordi dei momenti felici, quando aveva deciso

che in fondo, suo padre aveva avuto ragione a fidanzarla col principe di Fleed,

la buttarono a terra e non ebbe la forza di opporsi.





 





“… Duke, lo sai perché mio padre mi ha mandata qui, su Fleed?”





“Ma cosa c’entra tuo padre con noi due?”.





“Mio padre vorrebbe che tu mi sposassi, mi sposeresti?”





“Non si possono imporre certe cose”.





“Allora io non ti piaccio! Duke, ti prego, dimmelo!”





“Non volevo dire questo, credimi Rubina”.





“Allora dimmi: cosa provi per me?”





“Tu sei bella come un fiore”.





 





Dopo i primi giorni di

incertezza, la loro storia era decollata sotto i migliori auspici.





Avevano scoperto di avere tante

cose in comune, tutto era bellissimo quando erano insieme e per Rubina era

stato un vero balsamo la vicinanza coi genitori del ragazzo, rappresentavano

davvero ciò che lei aveva sempre desiderato, la famiglia sempre agognata pur

senza saperlo, con quanta generosità la vita la stava ripagando delle tristezze

del passato.





Rubina assomigliava davvero a

quei profumatissimi fiori rossi che costeggiavano il lago, mentre navigava su

una barchetta accanto a Duke.





Spesso il vento le riportava il

loro profumo e lei lo associava sempre alla gioia dei suoi primi palpiti di

adolescente, a quel luogo di incanti che mai smetteva di affascinarla.





 





Poi, la fine… Un giorno era

finito tutto. Quando re Vega le aveva brevemente comunicato che il fidanzamento

con Duke Fleed era andato a monte, lei dapprima non gli aveva creduto, anzi,

non voleva e non poteva crederci.





Invece era davvero tutto finito,

perché la nave del Comandante Gandal l’aveva riportata di corsa su Vega, a casa

sua, poi aveva avuto la notizia che Fleed era stato subito attaccato.





 





I ricordi di quel periodo erano

molto vaghi e confusi, sapeva solo di avere sofferto moltissimo, spesso la sua

mente era visitata da propositi di vendetta e suicidio, la sua vita non aveva

più senso, né la giovinezza e bellezza.





In seguito, ancora disperata e

sola, aveva avuto notizia da un funzionario di corte, che il padre aveva deciso

di mandarla a governare su Rubi, e lei che in passato aveva molto ammirato

dalle immagini col satellite quel meraviglioso pianeta, si era aggrappata a

questa promessa come il naufrago con un relitto. Piano piano l’idea del

trasferimento divenne una costante nei suoi pensieri e in un certo senso la sua

cura.





 





Col tempo era rifiorita. Certo,

lo strappo del suo amore perduto era sempre lì, nel suo cuore, però sanguinava

meno, ora non si sentiva più inutile e fondamentale era stato il fatto di non

essere più su Vega, aveva una sua vita da disporre come le piaceva,

indipendente, era benvoluta dalla sua gente e nessuno si permetteva di gestire

il suo futuro come meglio credeva.





“Era destino, si vede che era

destino”. Così pensava tra sé la ragazza, ripetendo la frase come un mantra, perché

all’inizio si chiedeva sempre: “Se mi fossi opposta con più forza a rimanere su

Fleed, se avessi avvertito Duke che mio padre ci aveva ripensato potevamo

fuggire, oppure fare resistenza… se avessi saputo… se credevo che… avrei

fatto…”.





Di notte soprattutto, non aveva

pace e rischiava davvero di impazzire, allora, immersa in un bagno di sudore si

alzava, preparava una camomilla con dentro alcune gocce di ansiolitico e la

mente stanca si abbandonava al sonno.





Un giorno aveva sentito questa

frase da qualcuno, non ricordava chi: “… era destino, questa disgrazia che ci è

avvenuta era scritta, non potevamo farci niente”.





Quindi l’aveva plasmata su di sé,

aveva smesso di torturarsi e al tempo stesso, vedere cosa di bello la vita

poteva ancora offrirle.





 





Quella mattina invece non le era

stato possibile che l’onda dei ricordi e dei rimpianti la travolgesse: quei

fiori rossi erano gli stessi ai quali Duke l’aveva paragonata, erano il ricordo

del suo primo, grande e per ora unico amore della sua giovane vita, racchiudevano

tutti i suoi sogni infranti, un mondo distrutto per sempre.





Cadde a terra in ginocchio,

mentre lo sfogo delle lacrime rompeva gli argini e con esse, parte della sua

disperazione trovava un poco di sollievo.





 





Un rumore alla porta la fece

alzare di scatto. Davanti a lei c’era il Ministro Zuril.





“Scusate Altezza, la porta era

appena accostata e sono entrato, ma se volete torno più tardi, sono qui per

conto del sovrano”.





Lo sguardo che lui aveva, era di

malcelata attrazione per quella giovane ragazza, che in quel momento era

infinitamente bella e triste.





Rubina alzò il capo fieramente e

lo fissò in viso; non voleva mostrare debolezza, mentre lui, quasi

inconsapevole e con delicatezza, posava la sua mano sulla guancia di lei.





Ancora una volta la principessa,

vinta dal dolore, si abbandonò disperata sul petto di Zuril.





Lui la strinse tra le braccia,

mentre lei non aveva più ritegno a mostrare il suo stato d’animo, né la forza

di respingerlo.





“Oh! Zuril, voglio morire, non ce

la faccio più, voglio solo morire”.





Mormorava lei piano e ormai priva

di forze.





Lui continuava a tenerla stretta

e a sussurrarle parole dolci.





Si staccò da lui e lo fissò.





“Dimmi che sono bella, che posso

piacere, che non meritavo una vita simile, dimmelo per favore, dimmelo!”





“Tu sei la più bella e io ti amo,

ti ho sempre amata Rubina”.





Le disse baciandola.





“Dammi un altro bacio, dimmi

ancora che ti piaccio e posso piacere”.





“Nessuna è come te”.





Nel dirlo la sollevò e

prendendola tra le braccia la posò sul divano di velluto turchese.





Un’improvvisa folata di vento, le

riportò alle narici quel profumo meraviglioso e crudele dei fiori rossi

appoggiati sul tavolo di legno pregiato che le ricordava il suo amore lontano

perduto: era l’odore che l’aveva accompagnata nei giardini di Fleed, nelle

vaste sale del palazzo reale, nelle passeggiate col suo principe, nei raduni

con tutta la famiglia, nei sogni ad occhi aperti, nelle notti insonni, quando

immaginare l’avvenire accanto a Duke, era gioia senza fine.





Chiuse gli occhi abbandonandosi a

quell’abbraccio, mentre le sembrava di scendere e vagare senza meta dentro un

abisso oscuro e profondo senza fine, dal quale saliva la voce di Zuril che le

sussurrava all’orecchio intense parole d’amore.





 





 





           





Sono trascorsi otto anni

dall’attacco di Vega su Fleed.





Sul pianeta Rubi è in corso una

rivolta e per vie ignote, Rubina ha appena saputo che Duke Fleed è ancora vivo.





Nel corso degli anni, anche se

sporadicamente, lei ha mantenuto la relazione con Zuril, il quale spera in

segreto, di averla tutta per sé anche legalmente.





Rubina non è mai stata per niente

contenta di questa storia, ed ora, è arrivata ad un punto di rifiuto totale per

quell’uomo avido ed egoista, quindi vuole troncare di netto i loro incontri.





 





 





Una sera, mentre si apprestava ad

uscire da sola per distrarsi, un rumore di passi nell’oscurità le fece girare

di scatto la testa.





“Zuril! Che ci fai qui? Dovresti

essere su Vega a quanto ne so”.





Lui abbassò lo sguardo a terra

con mestizia senza parlare.





Lei si sentì improvvisamente

priva di volontà, quindi mormorò:





“Ormai sei qui, rimani”.





A stento l’uomo riuscì a

contenere l’ondata di gioia che lo invadeva da capo a piedi, intanto la ragazza

rientrava nel palazzo.





La donna che era a servizio,

rimase piacevolmente sorpresa nel vederla rientrare e si apprestò a servire la

cena nel piccolo salottino molto intimo ed accogliente.





Non fu una cena allegra. Ogni

approccio verso Rubina era destinato a cadere nel vuoto.





Zuril le sfiorava la mano e lei

la sottraeva, le accarezzava la spalla e lei si spostava infastidita, nemmeno

un casto bacio trovò terreno fertile in quella donna sempre più fredda e

distante.





Finita la cena e congedata la

cameriera, Rubina fissò dritta lo sguardo all’uomo che aveva di fronte e gli

disse:





“Devo parlarti Zuril, qualcosa di

estremamente grave sta succedendo”.





“E’ qualcosa che riguarda noi

due?” Domandò lui pieno di ansia.





“Esatto. Lo schifo che sento per

te è tale, che ti dico fin da ora di non volerti più vedere da nessuna parte,

mai più, chiaro? Dopo la prima volta che siamo stati insieme, mi sono lasciata

amare da te quanto hai voluto, ma ora basta, io sono libera di disporre della

mia vita come voglio, non sono una donna mercenaria dedita a soddisfare le

voglie di un essere schifoso come te!”





Sul viso dell’uomo era visibile

tutta la sua delusione insieme alla perfidia che non esitò a puntargliela come

arma diretta.





“Ho capito perfettamente: hai

detto che io ti faccio più o meno schifo, questo mi è chiaro. Quello che invece

non è per niente chiaro a te, è che re Vega, sì tuo padre, ha deciso di farti

diventare mia moglie, me lo ha messo per iscritto, guarda, per questo sono

venuto qui, volevo dirtelo di persona”.





Tirò fuori dalla tasca un foglio

dove era indicato per filo e per segno la condizione di Rubina e il suo ruolo

futuro.





Gli occhi smarriti di lei

leggevano quelle parole che la buttavano a terra, nella disperazione più buia.





 





Quella sera, era se possibile

ancora più bella e affascinante del solito.





Un lungo abito di seta amaranto

le fasciava la splendida figura: portava gioielli dello stesso colore, alle

orecchie, al collo e al dito. Brillava di luce propria, Zuril sentì che non

poteva resisterle, ma dopo un tentativo di bacio ardente, si trovò un’arma

puntata contro.





“Vattene subito di qui, vattene!”

Gridò lei con quanto fiato aveva in gola.





“Sparisci subito o sparerò, non

sto scherzando, cosa credi?”





L’uomo indietreggiò un poco,

mentre le labbra si stiravano in un sorriso diabolico.





“Non puoi, sono autorizzato a

questo, tu sei mia! Ora me ne vado, ma tornerò presto, perché così deve

essere.”





Uscì svelto dal portone centrale,

Rubina chiuse bene a doppia mandata, poi si diresse alla radio per contattare

il padre.





 





Appena avuta la comunicazione,

senza tanti preamboli, Rubina lo investì con queste parole:





“Ho saputo che Duke Fleed è

ancora vivo e tu me l’hai nascosto per tutti questi anni, perché?”





Vega non rispose, ma il suo

silenzio era una tacita ammissione. Dopo alcuni istanti le disse:





“Ho saputo che su Rubi è

scoppiata una rivoluzione, cosa intendi fare?”





“Allora è vero, Duke Fleed è

ancora vivo!”.





 





Il video si spense e dopo alcuni

minuti, arrivò a Rubina uno scritto del padre dove le comunicava la sua

decisione a detronizzarla e darla in pasto a quell’essere che detestava in

poche, fredde e succinte parole, come otto anni prima, quando aveva deciso per

lei di spedirla su Fleed.





Quel giorno almeno glielo aveva

detto di persona, stavolta in una pagina insignificante.





Il pensiero del suo principe la

fece star male. Come poteva andare da lui in quella condizione?





Ora non era più una principessa,

non aveva poteri regali, ma cosa ancor più grave, se lui avesse saputo che lei

era di Zuril, sì di quell’uomo che molti anni prima aveva progettato l’attacco

al suo pianeta…





No, non poteva essere così, era

terribile.





In un triste soliloquio diceva a

sé stessa:





“Tu sei davvero stata una

sconsiderata ad avere una relazione con quell’essere infame, come pensi che ti

accoglierebbe ora, quello che era il tuo fidanzato, se sapesse come che sei

diventata?





La tua vita non avrà più gioie

ora, dopo il male che ti sei fatta!”





Provava odio per Zuril e questo

odio aumentava via via che la pena per lei stessa diventava più grande.





Rubina scivolò a terra vinta dal

dolore e su quel tappeto azzurro, versò tutte le sue lacrime di dolore, pentimento

e rimpianto, finchè vinta dalla stanchezza di addormentò.





 





Il nuovo giorno la salutò col

cinguettio degli uccelli sul davanzale in cerca di briciole.





Rubina si alzò da terra: il suo

corpo era tutto indolenzito dopo quella notte sul pavimento, quindi si buttò

dentro la vasca di acqua profumata in attesa che le lavasse via tutta la

stanchezza.





Più tardi, dopo una leggera

colazione, andò al computer in cerca di qualcosa, nemmeno lei sapeva cosa, era

senza una meta precisa, ma cercava comunque una via d’uscita al suo stato

dentro il quale, un padre senza cuore l’aveva buttata senza un briciolo di

umanità.





Il video presentò tutte le

costellazioni, i pianeti, li osservò da vicino, poi i tasti premuti dalle sue

mani, le regalarono sullo schermo, un’immagine inattesa e meravigliosa.





“Ma quello è il pianeta Fleed!”

Disse la ragazza ad alta voce.





“Quelle luminescenze indicano che

la radioattività si sta attenuando. Il pianeta Fleed sta rinascendo!”





“Allora io…, sì ora io posso

andare da Duke Fleed e dargli la notizia!





E quando lo saprà, di sicuro

vorrà tornarci e ci andremo insieme.





Devo partire subito, mi recherò

in prossimità del pianeta per fotografarlo e poi… E poi la mia vita sarà

diversa!”. Si disse piena di gioia battendo le mani, gli occhi scintillanti, la

bocca sorridente, mentre il colorito si faceva più roseo.





 





Fu pronta in meno di un’ora.

Lasciò alcuni ordini scritti sul quaderno per i sudditi e salì sulla pantera

cosmica.





Una nuova vita la attendeva e il

futuro che vedeva davanti a sé, era tutto rosa, brillante e splendente come

Fleed in quel momento.





 





 





 





----- Fine -----





 





     


                     





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