FanFiction Fantasy | The Pack di Gils_Malfoy | FanFiction Zone

 

  The Pack

         

 

  

  

  

  

The Pack   (Letta 51 volte)

di Gils_Malfoy 

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Sezione:

Storie originaliFantasy

Genere:

Fantasy - Romantico - Azione

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Gwynnifer O'Byrne - Aiden MacFarren

Coppie:

Non indicate

 

 

                

  


  

 The Day We Met 

Gwynnifer O'Byrne è una normale ragazza che va al college. La sua vita viene sconvolta quando arriva un nuovo studente, Aiden MacFarren che sembra conoscere molte cose sulla famiglia O'Byrne.


  

Adoravo
l´autunno. Le foglie iniziano ad ingiallirsi e le giornate
diventavano più corte. Il sole però scaldava ancora e quindi ero
uscita senza giacca. Gli studenti si affrettavano ad entrare
nell´edificio della Weston University, per riprendere le lezioni dopo
le vacanze estive. Diedi un ultimo sguardo al parcheggio sperando di
vedere l´auto di Morgan ma probabilmente anzi sicuramente la mia
migliore amica era in ritardo come succedeva da ormai quattro anni.
Studiavamo insieme Scienze Politiche ed eravamo all´ultimo anno.
Entrai nell´aula del professor Charles e andai a sedermi in fondo
come facevo sempre. Presi il computer dalla borsa e mentre aspettavo
che si accendesse, controllai il telefono aspettandomi un messaggio
da Morgan. Visto che non ce ne erano decisi di scriverle,
probabilmente non aveva sentito la sveglia. In quel momento Morgan
entrò tutta trafelata, con i vestiti stropicciati e i capelli
arruffati. Ecco lo sapevo, era stata ancora da Clark. Dio, erano la
coppia più sgangherata che conoscessi. Era un continuo tira e molla
tra loro.

-Ciao
Ginny!- mi salutò sedendosi nel posto a fianco.
-Ciao!
Vediamo se indovino. Eri da Clark stanotte e non ti sei svegliata in
orario.- dissi mentre il professore faceva partire una presentazione
multimediale.
-Si
ero da Clark. Ma a mia discolpa, ieri sera abbiamo festeggiato e sono
sicura di aver bevuto un po´.- si giustificò mentre estraeva una
spazzola e uno specchio per cercare di rendersi presentabile.
-Avanti
Morgan! Ogni volta trovi una scusa diversa. Ammetti che sei
innamorata di lui o lascialo ma definitivamente.- sbottai mentre
digitavo velocemente sul computer.
-Lo
so. Me lo dici sempre. Solo che non riusciamo a starci lontano. Ti
prometto che quest´anno sarà l´anno definitivo. Parleremo e
decideremo cosa fare.- rispose Morgan mentre con estrema precisione
si truccava gli occhi. Alzai gli occhi al cielo. Era un discorso
vecchio, ripetuto tante volte da quando ci conoscevamo. Clark era più
grande di noi ma aveva ritardato gli studi di un anno perché aveva
viaggiato intorno al mondo. Si erano conosciuti all´orientamento
matricole e dopo qualche mese insieme, Morgan e Clark si erano
lasciati. Rottura durata poco perché entrambi sentivano la mancanza
dell´altro. Questo tira e molla continuò gli anni successivi quando
tentarono di intraprendere relazioni con altre persone. E adesso dopo
un´estate di lontananza erano ricaduti preda della passione che io
sapevo non era mai svanita. Morgan ben presto si disinteressò della
lezione e prese a chattare presumibilmente con Clark, ma io invece
presi appunti dettagliati come facevo sempre. Mancava circa un quarto
d´ora alla fine della lezione, quando si sentì bussare alla porta.
Il professor Charles guardò basito la porta mentre dava il permesso
per entrare. Il ragazzo che varcò la soglia portò con sé una
carica di energia che mi lasciò impietrita. Era alto con un bel
fisico, immaginavo avesse i muscoli al posto giusto sotto la maglia
grigia. I capelli erano neri come la pece, lunghi abbastanza perché
si formassero dei piccoli riccioli che incorniciavano il viso. Gli
occhi erano di un azzurro glaciale. Non sentii nemmeno quello che si
disse con il professore. Ero troppo impegnata a fissarlo. Mi ripresi
solo quando Morgan, che aveva alzato gli occhi dal telefono, mi diede
una gomitata.
-Chi
è quel figo della madonna?- chiese sottovoce. Io scossi la testa.
Avrei potuto dirle quante sfumature avevo trovato nei suoi occhi di
ghiaccio ma non il nome. Il ragazzo dopo aver parlato con il
professore prese posto due file davanti a noi. Non fece in tempo a
sedersi che il trillo della campanella decretò la fine della
lezione. Raccolsi la mia roba obbligandomi a non fissare il nuovo
arrivato, o almeno di non farlo in modo plateale come Morgan. Uscimmo
dall´aula per dirigerci verso quella della lezione successiva, ma
Morgan vide Clark dall´altra parte del corridoio quindi mi chiese di
prendere i suoi libri e che mi avrebbe raggiunto a lezione. Immaginai
fossero diretti in un qualche sgabuzzino per approfittare del cambio
d´ora. Non replicai nemmeno tanto sapevo che era aria sprecata e con
una borsa in più raggiunsi la mia destinazione. C´erano ancora pochi
studenti in aula e del professore neanche l´ombra, ne approfittai per
andare a prendere un caffè alla macchinetta vicino all´aula. Ero in
fila quando sentii dietro di me una scarica di energia famigliare. Mi
voltai e mi ritrovai faccia a faccia con il nuovo arrivato che mi
fissava interrogativo. Tornai a fissare la fila davanti a me e
sentivo le guance in fiamme. Dio, come era possibile che un perfetto
sconosciuto mi provocasse una tale reazione. Quando fu il mio turno,
con le mani tremanti inserii le monete e digitai il codice. Sentivo i
suoi occhi sulla mia nuca, un piacevole formicolio che però mi stava
facendo impazzire. Presi il mio caffè e accelerai il passo per
allontanarmi da li. Forse andavo troppo veloce perché riuscii a
rovesciare tutto il caffè sulle mie scarpe.
-Porca
p...-
-SIGNORINA
O´BYRNE! Linguaggio per l´amor del cielo. E butti quel caffè, sa che
non si beve in classe.- Il professor Lowes ed il suo tempismo. Buttai
il bicchiere vuoto visto che il suo contenuto era tutto sulle scarpe
e tornai al mio posto, sibilando improperi mentali verso la mia
sbadataggine. Era troppo sperare che il ragazzo nuovo non avesse
assistito a tutta la scena. Lo vidi entrare poco dopo di me quindi
doveva essere li. Mi nascosi più che potevo dietro il computer
aspettando Morgan. Mentre stavo per mandarle un messaggio per dirle
di sbrigarsi, qualcuno si sedette di fianco a me e mi mise davanti un
bicchiere di caffè fumante. Quel qualcuno era il ragazzo nuovo che
rispose alla mia faccia sorpresa con una semplice alzata di spalle.
Stavo per ringraziarlo ma il professore spense le luci e fece partire
uno dei suoi tanti filmati d´epoca pretendendo assoluto silenzio. Nel
buio riuscii a bere senza farmi vedere, poi con discrezione
scarabocchiai su un pezzo di foglio “Grazie” e lo passai allo
sconosciuto. In quel momento entrò Morgan ed anche al buio potevo
notare che si era rivestita in tutta fretta.
-Signorina
Fray, quale onore degnarci della sua presenza. Le suggerisco di non
perdere tempo in inutili scuse e di andare a sedersi.- le disse
glaciale Lowes. Dio, era la persona più scorbutica dell´intero
campus. Morgan arrivò di fianco a me pronta a raccontarmi tutto
quando notò chi c´era dall´altra parte. Si sedette in silenzio ma
sentivo che fremeva dalla voglia di chiedermi cosa ci facesse lui li.
Il bigliettino mi tornò indietro con la risposta del ragazzo: “Di
nulla.” Non c´era molto per iniziare una corrispondenza quindi mi
limitai a sorridergli e poi per la prima volta mi concentrai sul
filmato del professor Lowes perché i suoi magnifici occhi azzurri mi
stavano rapendo.
Quando
suonò la campanella mi resi conto che mi ero addormentata sul
portatile e che anche Morgan di fianco a me dormiva. Mi voltai verso
il ragazzo nuovo ma era già andato. Aveva però lasciato li un
libro. Sulla prima pagina, nell´elegante calligrafia che avevo visto
prima, stava scritto “Aiden MacFarren”. Ah, dunque era questo il
suo nome. Raccattai alla bene e meglio le mie cose e mi affrettai ad
uscire. Lo vidi in lontananza risucchiato dalla moltitudine di
studenti che si riversava nei corridoi. Lo inseguì, facendomi largo
tra la folla.
-Aiden!-
chiamai. Ma la mia voce era sovrastata dal frastuono del
chiacchiericcio. Cominciai a correre, spintonando chiunque mi
impedisse di passare. Alla fine arrivai a toccargli un braccio. Avevo
il fiatone e non riuscii a dire mezza parola, ma allungai solo il
libro mentre tentavo di riprendere il fiato per non stramazzare al
suolo.
-Grazie.-
mi disse. La sua voce era la cosa più bella che avessi mai sentito.
Era ammaliante.
-Lo
avrei recuperato più tardi. Non c´era bisogno di correre.- continuò
sorridendomi. Dio, il mio corpo mi diceva di saltargli addosso, di
tuffare le mani nei suoi capelli neri, di baciare quelle splendide
labbra. Scossi la testa e ricambiai il sorriso.
-Figurati.
Poi meglio tenerseli stretti i libri qui, a volte spariscono.- Oh
cielo, come ero ridicola. Dovevo andarmene o avrei peggiorato la
situazione. Feci per allontanarmi quando la cinghia della mia borsa
si aprì e tutto il suo contenuto cadde a terra.
-Oh
cristo santo!- esclamai chinandomi per fermare le penne che
rotolavano qua e la. Anche Aiden si chinò per raccogliere alcuni
libri e il portatile. Con cura, stavolta, misi tutto nella borsa e
legai meglio la cinghia.
-Ti
ringrazio. Ora devo scappare, ho lezione dall´altra parte.- gli dissi
cercando di nascondere il mio imbarazzo.
-Certo.
Ci vediamo allora.- allungò la mano verso di me. Io gliela strinsi
incapace di formulare una frase completa.
-Mi
chiamo Aiden. Aiden MacFarren.- mi disse.
-Io
sono Gwynnifer. Gwynnifer O´Byrne.- risposi. Al sentire il mio nome
il suo volto divenne cupo. Borbottò qualcosa e si allontanò in
tutta fretta. Non capivo. La mia famiglia aveva un nome importante,
abitava in quei luoghi da molti secoli ed erano famosi in tutto il
mondo. O almeno era quello che avevo notato nei lunghi viaggi con i
miei genitori. Non c´era posto dove non avessero conoscenze o
privilegi. Speravo che il mio cognome non lo portasse ad odiarmi.
Sarebbe stata la prima volta che gli O´Byrne scatenavano una reazione
del genere.
Non
vidi Aiden a pranzo e nemmeno per il resto delle lezioni, raccontai a
Morgan cosa era successo ma lei liquidò la faccenda dicendo che era
solo una mia impressione e passò l´ultima ora a pomiciare con Clark
in fondo all´aula.
Salutai
i due piccioncini e raggiunsi la mia macchina. C´era qualcuno
appoggiato alla portiera. Quel qualcuno era Aiden. Il cuore fece un
salto carpiato e sentii il viso avvampare.
-Ciao!-
dissi avvicinandomi. Aiden alzò lo sguardo dal telefono e i suoi
occhi azzurri mi fissarono duri, quasi con rabbia. Mi pietrificai.
Perché adesso era così terrificante.
-Quando
avresti attaccato? Eh? L´avresti fatto davanti a tutti o mi avresti
convinto a seguirti in un aula vuota?- mi abbaiò contro
avvicinandosi minacciosamente.
-Cosa?
Io non so di cosa stai parlando.- riuscii a dire con un fil di voce.
-Oh
andiamo! La parte dell´innocentina non ti viene bene. Da quanto avete
smesso di seguire la Regola?- era a un soffio da me. La sua mano si
allungò sul mio collo. Erano artigli quelli che sentivo sulla pelle
e la cosa mi spaventò ancora di più. Sentii le lacrime correre
lungo le guance. Non riuscivo a muovermi. Probabilmente non respiravo
nemmeno.
-Ehi
Ginny! Aspetta un attimo!- la voce di Morgan era lontana e mi sentivo
come in una bolla, ma lui di distrasse quel tanto da permettermi di
correre in macchina. Mi chiusi dentro e partii in tutta fretta non
preoccupandomi delle altre macchine. Volevo solo andarmene. Dallo
specchietto lo vidi chiaramente.
Aiden
aveva zanne e artigli e sembrava intenzionato ad usarle su di me.

     


                       





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