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  Lo sbafatore misterioso

         

 

  

  

  

  

Lo sbafatore misterioso   (Letta 40 volte)

di AndreaMicky 

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Sezione:

Fumetti e CartoniAltro

Genere:

Comico - Giallo

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Geppo - Caligola

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Lo sbafatore misterioso  

Ecco una nuova storia con protagonista il celebre diavolo buono, che vanta la partecipazione del mio personaggio preferito: il gatto infernale Caligola.


  

Lo sbafatore misterioso 
by Andrea Micky

Alzatosi di buon’ora, Geppo uscì in tutta fretta dalla sua grotta, per andare a controllare la bacheca su cui erano scritti i turni di lavoro giornalieri dei diavoli. 
Dopo aver controllato attentamente di non essere fra i precettati, il diavolo buono disse “Bene. Visto che oggi non mi é stato assegnato nessun incarico, andrò a cercare funghi nel bosco”. 
E così, recuperato il fedele cestino, Geppo si avventurò nel bosco situato nei pressi delle grotte infernali. 

Dopo aver riempito di funghi il proprio cestino, Geppo se ne tornò soddisfatto all’inferno. 
La prima persona in cui il diavolo buono s’imbatté al rientro fu Satana, che gli domandò sorpreso “Geppo, cosa stai facendo?”. 
“Visto che oggi ero libero, sono andato nel bosco a cercare funghi” rispose il diavolo buono. 
“Che stai dicendo? Tu dovevi occuparti della dispensa, che é stata pesantemente saccheggiata” sbraitò infuriato Satana. 
Ed afferrato per l’orecchio il proprio suddito, il re dell’inferno lo trascinò fino alla bacheca dei turni. 

Una volta raggiunta la bacheca, Satana piantò il dito proprio nel punto in cui era scritto il nome di Geppo 
“Vedi che qui c’é scritto il tuo nome?” domandò severamente il re dell’inferno.
“Ma prima, il mio nome non c’era” assicurò Geppo. 
“Non mentire! Ti sei inventato una scusa perché non avevi voglia di lavorare” l’accusò Satana. 
“Maestà, sapete bene che io non faccio questo genere di cose” si difese Geppo. 
“Già. Tu sei una pasta di diavolo” riconobbe leggermente disgustato il re dell’inferno. 
Guardando meglio la bacheca, Geppo notò “Il mio nome è scritto con una calligrafia diversa dagli altri”. 
“Quindi, qualcuno ti ha ingannato per saccheggiare indisturbato la dispensa” rifletté Satana, che aggiunse minacciosamente “E credo di sapere di chi si tratta”. 

Seduto sulla sponda dell’Acheronte, il gatto infernale Caligola stava tentando di prendere qualche pesce, ricorrendo ad una vecchia canna da pesca. 
“Oggi i pesci non hanno proprio voglia di abboccare” sospirò rassegnato il felino. 
“In alternativa, accontentati di questa” disse Satana, sferrando una tremenda pedata al gatto infernale. 
Colto di sorpresa, Caligola compì un volo di parecchi metri, che si concluse con un tuffo nel fiume infernale.
Geppo, invece, in conformità alla sua indole, usò la canna da pesca appartenente al povero felino per trarlo in salvo. 

“Che storia é questa?” domandò Caligola, una volta tirato fuori dall’acqua. 
“Non fare il finto tonto: oggi hai saccheggiato la dispensa infernale, dopo aver cancellato il nome di Geppo dalla bacheca dei turni di lavoro” l’accusò Satana. 
“Se l’avessi fatto, sarei a dormire nella mia grotta con la pancia piena, non qui a cercare inutilmente di prendere dei pesci” fece notare il felino.
“Ragionamento valido. Ma, oltre ad avere un valido movente, saccheggiare la dispensa é uno dei tuoi hobby preferiti” replicò Satana.
“Facciamo una perizia calligrafica, per toglierci ogni dubbio” disse Geppo, porgendo carta e penna al felino. 
Con fare indignato, Caligola scrisse il nome di Geppo sul foglio, che riconsegnò  al suo accusatore. 
“Caligola ha detto il vero. La sua calligrafia non corrisponde” disse il diavolo buono, dopo aver esaminato la scritta. 
“Già. Ma allora, chi c’é dietro al saccheggio della dispensa?” domandò perplesso Satana. 

In quel momento, arrivò di corsa il diavolo Belzebù. 
“Maestà, é vero che la dispensa infernale é stata saccheggiata?” domandò il nuovo venuto. 
“Si, é vero” confermò Satana. 
“Beh, questa mattina il mio collega di guardia ai golosi ha visto Geppo aggirarsi nei pressi del girone, con le braccia cariche di vettovaglie” disse Belzebù. 
“Impossibile! Io questa mattina non ero neppure all’inferno” obbiettò Geppo. 
“Però, hai una corporatura simile ai dannati di quel girone. Perciò, l’impostore potrebbe essere uno di loro” rifletté Satana. 
“Andiamo a scoprirlo” incitò Caligola, desideroso di vendicarsi dell’ingiusta punizione ricevuta. 

Quando il terzetto arrivò nel girone dei golosi, trovò i dannati disposti sull’attenti, per ordine del diavolo guardiano. 
Questi, facendo un inchino, disse “Se sua maestà vuole, può interrogare i dannati sul saccheggio della dispensa”. 
“Noi non c’entriamo niente con questa storia” dissero in coro i golosi. 
“Questo lo vedremo” replicò Satana, mentre contraeva il viso in una smorfia di rabbia. 
E a turno, tutti i dannati golosi vennero sottoposti a perizia calligrafica. 

Dopo un attento esame, Geppo dichiarò “Maestà, nessuna di queste calligrafie corrisponde a quella del saccheggiatore”. 
“Che dici? Fammi vedere” replicò Satana, prendendo in mano i fogli usati dai dannati per la perizia. 
Ma anche dopo quel nuovo esame, il re dell’inferno dovette ammettere “É vero. Dunque, il saccheggiatore non é uno di loro”. 
“Lo avevamo detto di essere innocenti” ricordo un dannato particolarmente indignato.
Rivolgendosi al suo collega di guardia, Geppo domandò “Ricordi dove hai visto quel tipo vestito come me? O magari, qualche particolare del suo viso che può aiutarci a identificarlo?”. 
“Il viso di quel tipo non l’ho visto perché era nascosto dietro la sua refurtiva, ma l’ho visto andare in quella direzione” rispose il diavolo guardiano, puntando il dito verso una delle zone più inagibili dell’inferno. 
“Geppo, va’ a cercare quel ladro e quando lo troverai, portalo da me” ordinò Satana.
“Vado anch’io. Ho ancora un conto aperto con quel miserabile impostore” disse Caligola. 
“D’accordo. Ma se fallirete, vi punirò severamente” stabilì il re dell’inferno. 
E così, accompagnato da Caligola, Geppo si diresse nella direzione indicatagli poco prima dal suo collega infernale. 

Geppo e Caligola camminavano già da alcuni minuti, quando quest’ultimo si mise a fiutare l’aria. 
“Che succede?” gli chiese il diavolo buono. 
“Nell’aria c’é rimasto un lieve odore di carne” rispose il gatto infernale, senza smettere di annusare. 
E comportandosi come un bravo segugio, Caligola seguì la scia fino a raggiungere una galleria situata nei più profondi meandri dell’inferno. 
“L’aroma di carne é quasi svanito. Ma visto che questo é l’ultimo punto in cui lo sento, ritengo che il saccheggiatore sia passato di qui” disse il felino, entrando nella galleria.
“Speriamo di trovare qualche altra traccia lungo il tragitto” si augurò Geppo, seguendo il suo compagno.

Dopo aver  percorso l’intera galleria, Geppo e Caligola raggiunsero una salita, al termine della quale era visibile la luce del sole. 
“Non avevo mai percorso una galleria così lunga” si lamentò il gatto infernale, al termine della sfacchinata. 
“Questo perché la galleria che stiamo percorrendo collega l‘inferno al mondo dei mortali” gli spiegò il diavolo buono. 
E a conferma di quelle parole, una volta varcata la soglia della grotta, Geppo e Caligola si ritrovarono davanti ad una città...sul cui confine c’era un cartello, con su scritto
Spinacia 
-Orgogliosa città di Braccio di Ferro-
 
“Che ci fate voi qui?” domandò una voce alle spalle dei 2 esseri infernali. 
Sorpresi, Geppo e Caligola si voltarono, ritrovandosi faccia  faccia con Braccio di Ferro in persona. 
“Ciao, Braccio. La dispensa infernale é stata saccheggiata e le traccie del ladro ci hanno condotto nella tua serie” spiegò Geppo. 
“Questo spiegherebbe tutto” rifletté il marinaio, massaggiandosi perplesso il mento. 
“A cosa ti riferisci?” volle sapere Caligola. 
“Questa mattina, ho visto Poldo, vestito come Geppo, tornarsene a casa con le braccia cariche di salumi. Quando gli chiesi delucidazioni, lui mi disse di aver vinto il primo premio di una gara per il miglior costume” rispose Braccio di Ferro. 
“Andiamo a verificare se é vero” disse Geppo, accigliandosi. 

Una volta raggiunta la casa dello Sbaffini, il trio si mise a sbirciare da una finestra. 
E da lì, i 3 personaggi videro Poldo, ancora travestito da Geppo, seduto a tavola, su cui c’erano degli ossi di prosciutto perfettamente spolpati e delle pelli di salame vuote.
“Grazie al mio travestimento, mi sono fatto una scorpacciata memorabile” disse il mangione, spaparanzandosi sulla sedia. 

In quella, qualcuno bussò alla porta e quando Poldo aprì, si ritrovò davanti Braccio di Ferro. 
“Ciao, Poldo. Ti dispiacerebbe ripetermi come ti sei procurato le vettovaglie che avevi prima?” domandò il marinaio, tenendo le mani sui fianchi. 
“Come ti ho già detto, le ho vinte ad una gara per il costume più bello” assicurò lo Sbaffini. 
“Ne sei sicuro? Perché loro 2 non ci credono” obbiettò Braccio di Ferro, indicando Geppo e Caligola alle sue spalle. 
“Ehp! Cosa ci fanno loro qui?” domandò sorpreso Poldo. 
“Abbiamo seguito le tue traccie” gli rispose severamente Geppo. 
“Si può sapere perché hai saccheggiato la dispensa infernale?” domandò trucemente Caligola. 
Ormai scoperto, Poldo confessò “Avevo fame e visto che non c’erano mie storie in programma, ne ho approfittato per cercare altrove qualcosa da sgraffignare”. 
“Adesso però, dovrai rispondere della tua malefatta” stabilì Braccio di Ferro. 
“Pietà! Satana mi getterà nel fuoco eterno, se mi consegnerete a lui” supplicò Poldo, inginocchiandosi a mani giunte.
“Effettivamente...” riconobbe Geppo. 
“Ti starebbe bene, visto che per colpa tua mi sono preso una pedata nel sedere” ribatté acidamente Caligola. 
“Magari, possiamo trovare un modo per accomodare le cose fra noi” rifletté Geppo. 

“Non accomoderemo un bel niente” obbiettò Satana, comparendo all’improvviso. 
“Gulp! Satana mi ha trovato” gemette terrorizzato Poldo.
“Certamente. E adesso, ti spedirò all’inferno con i miei poteri” minacciò Satana, alzando le mani al cielo.
“Sia magnanimo, eccellenza. È solo un povero affamato che non ha resistito alle proprie tentazioni” intervenne Geppo.
“Mai. Mi costerà un occhio della testa ricomprare le provviste rubate da questo ciccione, la cui punizione sarà per me solo un piccolo sollievo” replicò Satana. 
“E se ripagassi io il danno causato da Poldo?” domandò Braccio di Ferro. 
“In quel caso, potrei anche lasciar correre” rispose il re dell’inferno. 
“Mi dia 2 minuti, allora” disse il marinaio. 
Ed estratta dalla giacca una scatola di spinaci, Braccio di Ferro ne trangugiò il contenuto in un sol boccone, ottenendo così la sua super forza, grazie alla quale sfrecciò come un missile verso le montagne. 
E pochi secondi dopo, il marinaio ritornò di corsa, portando con sé una grossa pepita d’oro. 
“Questa é sufficiente per pagare i rifornimenti alimentari?” domandò Braccio di Ferro. 
“Eccome. Incidente chiuso” rispose Satana, afferrando avidamente la pepita. 
“E come la mettiamo con la pedata che mi sono preso ingiustamente?” domandò Caligola. 
Sospirando, Braccio di Ferro corse al porto, da cui ritornò in pochi secondi con una cassetta piena di pesci. 
“Questo é tutto quello che ho pescato oggi. Ti basta?” domandò il marinaio. 
Per tutta risposta, Caligola si avventò sui pesci e li divorò tutti nel giro di pochi secondi (NDA: o nel giro di una vignetta, per essere più precisi). 

Soddisfatto, Satana se ne tornò all’inferno, seguito da Caligola, ben satollatosi coi pesci appena divorati. 
“Grazie per avermi salvato la pelle anche stavolta, Braccio di Ferro” disse Poldo, tirando un gran sospiro di sollievo. 
“Non c’é di che, Poldo. Ma in futuro, farò bene a tenerti d’occhio, per evitare ulteriori...incidenti internazionali” rispose il marinaio. 
“Già. Eh, eh!” ridacchiò divertito Geppo.

FINE

     


                     





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