FanFiction Haikyu | Frammenti di Neko_Hana | FanFiction Zone

 

  Frammenti

         

 

  

  

  

  

Frammenti   (Letta 478 volte)

di Neko_Hana 

2 capitoli (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 16 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaHaikyu

Genere:

Fluff - Romantico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Kageyama Tobio - Hinata Shouyou

Coppie:

Kageyama Tobio/Hinata Shouyou (Tipo di coppia «Yaoi»)

 

 

              

  


  

 Primo Bacio 

 


  

Hinata mise piede in cucina, espirando rumorosamente e prendendo posto a tavola. Lanciò una veloce occhiata da sopra la spalla a sua madre, che, intenta ai fornelli, non si era neppure resa conto della sua presenza.
Riportò l’attenzione davanti a sé, giocherellando con il bordo della tovaglietta: ripiegandolo su sé stesso per poi lasciarlo andare. Continuò così varie volte, sino a quando un movimento alle sue spalle lo fece irrigidire.
Deglutì con forza, mandando giù una buona quantità di saliva. “Mamma…” iniziò, prendendo coraggio, bloccandosi di colpo quando se la ritrovò accanto.
“Dimmi tesoro.” Sorrise, mettendogli davanti la colazione.
I loro sguardi s’incontrarono pochi attimi dopo.
“Quando ti piace qualcuno cosa bisogna fare?”
Il sorriso della donna si accentuò. “Ti piace qualcuno Shouyou?” chiese, prendendo posto davanti a lui. Volse il capo verso sinistra, lanciando una veloce occhiata all’orologio sulla parete e constatando che, nonostante il poco tempo a disposizione, mai si sarebbe persa la prima confessione d’amore del suo bambino.
Hinata scosse la testa con forza. “No, no,” mormorò forse con troppa convinzione, ritrovandosi addosso un’espressione interrogativa. “È per un mio amico,” precisò con un sorriso tirato, sistemandosi meglio su quella sedia che all’improvviso era diventata scomoda. “Sì… Lui… Beh! Vedi… Ah sì! Mi ha chiesto un consiglio,” continuò, abbassando il capo e afferrando le bacchette, risistemandole accanto alla ciotola poco dopo. “Vedi… Io vorrei tanto aiutarlo, perché si trova in grande difficoltà. E… Cosa potrei dirgli?” concluse imbarazzato, riportando gli occhi su di lei.
La signora Hinata si fece subito attenta. Poggiò sul piattino davanti a sé la tazza che aveva tra le mani, prima di studiare con attenzione il suo viso e le varie espressioni che si susseguirono. Di suo figlio tutto si poteva dire, ma che fosse in grado di mentire no. Quello proprio non gli apparteneva, permettendo a chi gli si trovava di fronte di capire quando tentava invano di farlo.
Sorrise, appoggiando i gomiti sul bordo del tavolo e sostenendo la testa con entrambe le mani. “E questo tuo amico cosa vorrebbe sapere?” chiese reggendogli il gioco, sorridendo apertamente quando sul viso del figlio si fece largo un tenue imbarazzo.
Hinata strabuzzò gli occhi.
“Dimmi tesoro. Se posso aiutare il tuo amico lo farò più che volentieri. Magari c’è qualche cosa in particolare che vuole sapere. Tu lo conosci meglio di me e certamente sai come…”
“Cosa deve dire per baciarlo?” chiese tutto d’un fiato, facendo scivolare le mani sulle ginocchia, stropicciando la stoffa.
La signora Hinata strabuzzò gli occhi, un attimo disorientata da quella domanda. Sembrava proprio che le idee di suo figlio fossero ben chiare, diversamente da quanto si era aspettata in un primo momento.
Il sorriso tornò a farsi spazio sul suo viso. “Dovresti dire a questo tuo amico di essere semplicemente se stesso. Magari potrebbe iniziare a confessare i propri sentimenti e…”
“Ma questo l’ho già… L’ha già fatto,” si corresse immediatamente, abbassando il capo e sperando che la madre non si fosse resa conto delle sue parole.
Hinata alzò di scatto la testa, quando avvertì l’improvviso movimento della sedia, trovando la donna in piedi a fissarlo emozionata. Non riuscì ad interpretare quello sguardo e intimorito, da quello che sarebbe potuto accadere, abbassò ancora una volta il capo. Questo sino a quando la signora Hinata non gli si inginocchiò accanto, obbligandolo a girarsi per guardarla dritta negli occhi.
“Devi solo farti guidare dal cuore,” gli sussurrò, abbracciandolo e percependo un grazie vibrato.



***



Kageyama si piegò in avanti, poggiando le mani sulle ginocchia e cercando di regolarizzare il respiro. Inarcò la schiena quando Hinata, alquanto divertito, gli poggiò una bottiglietta ghiacciata sulla pelle scoperta della schiena.
La risata del ragazzo dai capelli arancioni riecheggiò nella palestra vuota.
“Ma sei diventato scemo tutto d’un colpo?” strepitò Kageyama, voltandosi di scatto e provando ad afferrarlo, riuscendo solamente a fargli cadere la bottiglia sul parquet, che rotolò lontano da loro.
Hinata portò le mani in avanti, indietreggiando di un passo. “Hai capito male Kageyama, non guardarmi in quel modo. Io volevo solo essere gentile e rinfrescarti un po’,” si difese. Un sorriso tirato in netto contrasto con l’espressione furente dell’alzatore.
“Pensare prima d’agire, no?” strepitò Kageyama, sfilandosi la maglietta e gettandola a terra. “Non hai nulla da dire in proposito?”
“Pe-perché ti sei tolto la maglia?”
“Dovevo chiederti il permesso, per caso?”
“No, ma…” deglutì con forza. Lo sguardo scivolò inavvertitamente sul torace che, percorso da piccole gocce di sudore, ne catalizzò tutta l’attenzione.
“Mi stai ascoltando?”
Hinata, troppo preso a seguire il percorso di una gocciolina sin dentro l’intimo, di cui s’intravedeva l’elastico, annuì distrattamente.
“Ma si può sapere che ti prende?”
Sollevò di scatto il viso in fiamme. Per un attimo, temette che il battito del proprio cuore fosse chiaramente udibile dall’altro, per questo si portò una mano sul petto e chiudendo gli occhi respirò profondamente. Li riaprì poco dopo. “Mi piaci Kageyama!”
L’alzatore sgranò gli occhi. Quella confessione così sentita e sincera gli scaldò il cuore. Sapeva di piacere ad Hinata, complice la confessione di pochi giorni prima, ma sentirselo dire così all’improvviso e in quel modo lo colpì nel profondo. Si rese conto di aver addirittura trattenuto il respiro. “Lo so,” mormorò, facendosi vicino e legandone lo sguardo con il proprio.
Rimasero così per un tempo indefinito, sino a quando Kageyama, dopo avergli afferrato una mano, gli sorrise. Ne fu talmente rapito Hinata che quasi non si rese conto di aver allungato una mano verso la sua bocca, sfiorandola con la punta delle dita. Sollevò poi lo sguardo, incrociando quello dell’alzatore e lasciando scivolare il braccio lungo il fianco, chiuse gli occhi. Rimase così in attesa di un bacio che non arrivò mai, ma in compenso ricevette un leggero colpo sul naso, che lo spinse a riaprire gli occhi di scatto.
“Perché l’hai fatto?” si lamentò Hinata.
“Credevi davvero ti baciassi?” ribatté Kageyama, osservando l’altro portarsi una mano al viso per coprire l’imbarazzo, gesto che involontariamente gli fornì una risposta. “E volevi farlo con la faccia di uno che sta per subire una tortura?”
Hinata allontanò la mano, guardandolo offeso. “Per tua informazione io so cosa bisogna fare in quei momenti,” mormorò incrociando le braccia sul petto. “Questo è il modo giusto per essere baciati.”
“E tu come lo sai?”
Hinata mise un adorabile broncio. “Semplice, mi hanno fatto vedere come si fa.”
Sicuramente quella non era la risposta che Kageyama si era aspettato e l’espressione sconvolta che si fece spazio sul suo viso ne era una prova tangibile. Strabuzzò gli occhi, prima che un moto di gelosia lo spinse ad afferrargli il braccio, strattonandolo e avvicinandolo maggiormente a sé.
“Chi è?”
La voce bassa e minacciosa lasciò Hinata confuso.
“Chi è?”
“Ma di cosa stai parlando?” strepitò Hinata, liberandosi dalla sua presa e indietreggiando di un passo. Ne incrociò lo sguardo, senza comprendere la tempesta riflessa in quello dell’altro.
Kageyama aprì la bocca, ma la richiuse velocemente serrandola con forza, prima di dire qualcosa di cui sicuramente si sarebbe pentito. Ma la gelosia è qualcosa che non segue la ragione, s’insinua dentro e ti fa reagire in maniera del tutto inaspettata. Hinata però fu più veloce e afferrandolo all’improvviso per il braccio lo trascinò all’interno degli spogliatoi.
“Ecco,” gli mise sotto il naso un manga, non badando alle salviette che, cadute dal borsone, s’inumidivano sul pavimento.
Kageyama lo guardò senza comprendere. “Cosa sarebbe quello?”
Hinata sbuffò. Gli lasciò il braccio, sfogliandoglielo davanti agli occhi e fermandosi su una pagina in particolare. “Vedi la ragazza?” chiese, indicando la vignetta con l’indice. “Stringe gli occhi con forza e attende di essere baciata.”
L’alzatore spostò velocemente gli occhi dal fumetto al viso dell’altro, la cui espressione seria era la prova tangibile di quanto credesse a quelle parole. “Mi stai per caso dicendo che hai studiato come baciare da un manga?”
Hinata annuì e per quanto poté Kageyama cercò di rimanere serio. Non riuscendo più a trattenersi, gli diede velocemente le spalle, coprendosi la bocca con entrambe le mani e sperando che l’altro non si rendesse conto di quanto stava avvenendo.
Il numero dieci della Karasuno strabuzzò gli occhi sconvolto. “Tu stai ridendo…” bisbigliò, lasciando cadere a terra il manga.
“Ti stai sbagliando,” ribatté Kageyama, voltandosi e tirando fuori un’espressione che sarebbe dovuta risultare seria, ma che invece non riusciva a celarne completamente l’ilarità.
Hinata s’imbronciò. “E allora cos’era quella cosa insulsa che stavi facendo?” chiese, prima di essere spinto contro gli armadietti di metallo. Sollevò il capo di scatto. “Co-cosa fai?”
Kageyama poggiò una mano a lato del suo viso. “Cosa credi voglia fare?” chiese, carezzandogli la guancia con il respiro. Avvertiva l’adrenalina scorrergli dentro e spingerlo ad aumentare quel contatto. “Chiudi gli occhi Hinata-kun,” gli sospirò nell’orecchio, la voce così bassa e calda che l’altro non riuscì a trattenere un gemito.
“Ka-Kageyama…” un brivido gli serpeggiò lungo la schiena. Non obbiettò, non avrebbe avuto senso farlo. Li riaprì di scatto quando avvertì le mani prendergli il viso con delicatezza.
“Chiudi gli occhi Hinata…”
Hinata gli cinse le spalle, avvicinandolo a sé e permettendo alle loro labbra di sfiorarsi appena. Chiuse gli occhi, lasciando che il compagno approfondisse il contatto. Avvertì qualcosa di umido accarezzargli la bocca e istintivamente l’aprì, lasciando che la lingua s’insinuasse al suo interno.
Mugolii animarono la stanza.
Kageyama sfiorò la lingua dell’altro alcune volte, prima che questi si decidesse a ricambiare. Intrapresero una piccola danza umida, che s’interruppe quando il bisogno di respirare si fece impellente. La saliva che teneva ancora unite le loro labbra.
“Il mio primo bacio…” sussurrò Hinata, sfiorandole con i polpastrelli e lacerando quel piccolo legame umido.
“Non è il primo idiota,” mormorò Kageyama, afferrandogli la mano e inchiodandola al freddo metallo alle sue spalle, rubandogli un bacio fugace.
“È il primo ti dico,” insistette Hinata. “Il primo vero…” precisò, mentre una domanda si fece largo nella sua testa e prese vita dalle sue labbra: “Dove hai imparato?”
Kageyama lo guardò storto. “È il mio primo bacio,” iniziò, indietreggiando di alcuni passi. “Non voglio neanche sapere cosa sta girando per quella tua testa bacata. Evita solo di farti strane idee.”
Hinata abbassò lo sguardo, fissando le stringe di una delle scarpe dell’alzatore. “Sei troppo bravo!” ammise, arrossendo per quell’implicita confessione. “Non capisco come…”
“Hinata.” Lo interruppe.
“Voglio solo capire come tu abbia imparato a fare… Quello…” arrossì maggiormente, sollevando leggermente la testa e guardando di sottecchi le sue labbra.
Kageyama sorrise lievemente, rendendosene conto. “Dovresti saperlo, io sono bravo di natura,” gli respirò sulla bocca, dopo essersi avvicinato nuovamente.
Non era necessario che Hinata venisse a conoscenza del tempo passato sul web ad apprendere il giusto modo di baciare. Quello che davvero contava in quel momento era averlo tra le braccia e il modo adorabile con cui ricambiava le sue carezze.

     


                     





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