FanFiction Inuyasha | I'll protect you, forever di Witch | FanFiction Zone

 

  I'll protect you, forever

         

 

  

  

  

  

I'll protect you, forever ●●●●● (Letta 325 volte)

di Witch 

1 capitolo (conclusa) - 1 commento - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaInuyasha

Genere:

Fluff

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Inuyasha - Nuovo Personaggio - Kagome

Coppie:

Inuyasha/Nuovo Personaggio (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Capitolo 1 

Izayoi, piccola bimba di 6 anni, scruta il mondo con la curiosità dei suoi grandi occhi dorati, ancora inconsapevole del male che la circonda...Dalla storia:"«Papà… tu mi difenderai sempre, vero?»«Certo che sì. Sarò sempre con te per proteggerti, promesso...


  

I'll protect you, forever




Aveva paura.
Molta paura.
Correva a perdifiato, cercando un luogo in cui nascondersi, un viso amico che potesse aiutarla, una mano calda da poter stringere con tutte le proprie forze; ma ogni luogo era pericoloso, tutti gli sguardi in cui si imbatteva le erano ostili e quelle mani brandivano ogni tipo di oggetto che potesse farle del male.
Non aveva mai compreso esattamente il perché ma, da quando era nata, tutte le persone dei villaggi stranieri la trattavano con astio e sospetto.
Era forse a causa dei suoi occhi così insolitamente gialli, dalle pupille strette e allungate? O era per via di quelle strane orecchie vagamente canine che facevano capolino dai suoi folti capelli neri? E perché mai, poi, avrebbero dovuto avere paura di lei? Era solo una bambina indifesa, non aveva mai fatto del male a nessuno; non meritava quel trattamento.
Aiutava sempre la vecchia Kaede quando doveva prendere l’acqua dal fiume e i secchi erano troppo pesanti; raccoglieva le erbe che la mamma le diceva di prendere, senza sbagliare mai; era sempre lei a risolvere le scaramucce tra gli altri bimbi del villaggio, anche con quelli più grandi di lei, ricordando loro che, in fondo, loro erano una grande famiglia e che non dovevano odiarsi.
Lei era una brava bambina, glielo dicevano sempre: la vecchia Kaede, il buon Miroku, la mamma e persino il suo papà.
Papà…!
Mentre pensava tutto ciò non poteva fare a meno di piangere. La vista si fece subito offuscata a causa delle calde lacrime che, dagli occhi, cadevano giù, rigandole le guance rotonde e rosse per lo sforzo della corsa. A un certo punto non vide più dove stava mettendo i piedi e finì col cadere. Cercò di rialzarsi, ma si era la caviglia le faceva tanto male. Si rannicchiò su se stessa, voltandosi indietro, terrorizzata. Quegli uomini, armati di torce e forconi l'avevano ormai raggiunta.
«Ti cacceremo via da qui, dannata mezzo demone!- gridò uno di loro -Non fatevi ingannare dal suo aspetto: vuole impietosirvi per strapparvi il cuore dal petto!»
«No... non... è... vero» balbettò, tra i singhiozzi.
Non avrebbe mai fatto qualcosa del genere. Perché quegli uomini la ritenevano capace di compiere simili azioni? Terrorizzata, la bambina si coprì il viso con le piccole mani.
«Mamma... papà... dove siete?» piagnucolò.
«Izayoi!»
Alzò la testa di scatto, sentendosi chiamare per nome da una voce familiare.
«Papà!»
Suo padre era davanti a lei. La sovrastava nella sua veste rossa, coperta dai lunghi capelli candidi. Aveva sfoderato la sua spada e ora stava fronteggiando gli uomini che avevano minacciato di ucciderla. Facendosi forte per sopportare il dolore alla caviglia gli corse incontro, aggrappandosi alla sua gamba e stringendo più forte che poteva la familiare veste scarlatta.
«Guardate, ne è spuntato un altro!» gridò l'uomo di poco prima.
Da suo padre non provenne alcuna risposta, se non un rumore cupo e lugubre, un ringhio capace di terrorizzare chiunque: tutti coloro che lo circondavano cominciarono subito a tremare e a indietreggiare.
«Come... avete... osato...» le parole erano a malapena distinguibili a causa del ringhio.
All'istante, quegli uomini scapparono a gambe levate, comprendendo che non sarebbero mai riusciti a fronteggiare un simile nemico.
«Dannati codardi!- gridò -Tanto bravi a prendervela con una bambina ma non a combattere contro qualcuno della vostra taglia... maledetti!»
Fece per inseguirli, ma lei non lasciò la presa: temeva che, se lui se ne fosse andato via, quegli uomini sarebbero di nuovo venuti a prenderla. Sprofondò il viso nella stoffa rossa, stringendola con i pugnetti più forte che poteva.
Era già tutto finito, vero?
Sentì la grande mano di suo padre poggiarsi sulla sua testa, accarezzandole i capelli. La scostò dalla sua gamba e si inchinò alla sua altezza, posandole le mani sulle spalle e guardandola negli occhi.
«Stai bene, vero? Ti hanno fatto del male?» dicendo quelle parole la sua voce tremò ancora di rabbia, anche se adesso cercava di essere calmo.
La bambina scosse la testa.
«No... però...- scoppiò a piangere e gli si buttò tra le braccia -Ho avuto tanta paura! Ho cercato di scappare ma sono caduta e mi sono fatta male la gamba!» singhiozzò.
Suo padre le accarezzò delicatamente la schiena, coperta dai lunghi capelli corvini.
«Davvero, piccola? Fammi controllare»
Le scoprì la gamba ferita, sollevando leggermente la veste blu; esaminò attentamente la sbucciatura sul ginocchio, muovendole la caviglia con gesti cauti e gentili. Le faceva male, ma stringeva i denti per fargli vedere che, in fondo, anche lei era coraggiosa, proprio come lo era lui.
«Non è nulla di grave!- le sorrise -Andiamo dalla mamma, penserà lei a medicarti il ginocchio»
Izayoi guardò gli occhi di suo padre, dello stesso caldo oro dei suoi, e si sentì subito serena. Annuì contenta.
«Bene, sali!» suo padre le diede la schiena, in modo che potesse salire sulle sue spalle. La bimba salì e gli si aggrappò forte.
Fu felice quando vide il villaggio farsi sempre più lontano da loro, al sicuro sulle spalle del suo papà.
«Avevo visto una strana farfalla volare in quel campo di iris vicino al villaggio. Non ne avevo mai viste così prima, quindi mi sono avvicinata per vederla meglio!- fece una smorfia -Non mi allontanerò mai più da voi, promesso!» disse, stringendosi un po’ di più.
Sentì suo padre grugnire.
«Era ora che lo capissi, sai? La mamma è molto preoccupata, ti abbiamo cercata per ore dappertutto!»
Izayoi rabbrividì.
La sua mamma era molto pericolosa quando si arrabbiava!
«Papà… tu mi difenderai sempre, vero?»
«Certo che sì. Sarò sempre con te per proteggerti, promesso!- disse, con tono serio, per poi ghignare -Ma non dalla mamma!»
«Perché no?» piagnucolò lei.
«Semplice, perché altrimenti le prenderei anche io!»
«Come quando ti butta giù per terra?»
«Esattamente, piccola» rise lui.
Mentre si facevano sempre più vicini al loro piccolo accampamento, nel boschetto vicino al villaggio, Izayoi pensò che era davvero molto fortunata ad avere una famiglia come quella, anche mentre osservava sua madre andar loro incontro correndo, piena di sollievo.
Non appena suo padre si fermò, la sua mamma la prese subito in braccio, stringendola forte.
Subito dopo si scostò, guardandola piena di rabbia.
«Che non si ripeta mai più, chiaro?»
«Sì… scusa, mamma»
Sua madre l’abbracciò di nuovo.
«L’importante è che sia andata per il meglio» disse, accarezzandole i capelli.
Da dietro le sue spalle, vedeva suo papà osservarle, con la schiena poggiata al tronco di un albero.
«Grazie a papà» disse lei.
Suo padre le sorrise.
Sì, era vero: non aveva importanza se tutti, ovunque andasse, la odiassero e la considerassero un mostro. Lei aveva accanto a sé le persone più meravigliose del mondo.
Non avrebbe potuto desiderare di meglio che sentirsi così amata.

     


                     





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