FanFiction Harry Potter - J.K. Rowling | The Struggles and Rebirth of Regulus Arcturus Black di Mozaik | FanFiction Zone

 

  The Struggles and Rebirth of Regulus Arcturus Black

         

 

  

  

  

  

The Struggles and Rebirth of Regulus Arcturus Black   (Letta 59 volte)

di Mozaik 

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Sezione:

LibriHarry Potter - J.K. Rowling

Genere:

Altro - Angst - Fantasy - Introspettivo

Annotazioni:

What If

Protagonisti:

Regulus Arcturus Black - Sirius Black - Altri

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Tabula Rasa 

Mentre veniva trascinato dagli Inferi nel lago, mai Regulus si sarebbe aspettato di risvegliarsi nel suo letto, undicenne, il giorno prima di andare a Hogwarts, con la consapevolezza di poter cambiare tutta la sua storia.


  

L’acqua putrida che fino a pochi attimi prima gli stava riempiendo i polmoni scomparve all’improvviso.

Regulus si ritrovò a boccheggiare, in cerca dell’aria che fino a qualche secondo prima gli era stata negata. I suoi polmoni scoppiavano, il petto gli faceva male: ogni piccolo respiro gli stava facendo esplodere tutto il corpo per il dolore. Bruciore, bruciore ovunque, come se avesse letteralmente ingoiato lava invece che semplice acqua.

E poi, nell’arco di qualche momento, anche quella sofferenza scomparve.



Rimedia.



Respirò nuovamente, a fondo, questa volta senza avvertire alcun fastidio, se non una leggera sensazione di torpore. Attorno a sé c’era solo oscurità: tentò di aprire gli occhi, ma con un improvviso brivido di paura si rese conto che essi erano già aperti. Era ancora sott’acqua? Era per questo che non vedeva? No, questo non era possibile…



Rimedia.



Improvvisamente il dolore tornò, più forte, ma diverso. Non erano più i polmoni a scoppiargli, ma la testa: cercò di portare le mani su di essa, a stringersela, ma si rese conto di non poter muovere le braccia.

Aprì la bocca per urlare, ma non uscì alcun suono da essa: e mentre il bruciore aumentava, la voce nella sua testa diventava sempre più forte ed insistente.



Rimedia a ciò che è stato.



Le sue braccia erano ancora immobilizzate, insieme a tutto il resto del corpo: non poteva far altro che boccheggiare, incapace di urlare, di muoversi, di fare qualsiasi cosa che non fosse provare quell’assurda sensazione di dolore…



Rimedia a ciò che sarà.



L’urlo che uscì dalla sua bocca mentre si portava a sedere non era quello di un adulto, bensì quello acuto di un bambino. Si rese conto di star tremando: portò lo sguardo sulle mani in maniera automatica, e le trovò piccole, delicate, prive di cicatrici o qualsiasi altra imperfezione: non c’era più il segno di quando si era, per errore, segato metà palmo usando un tagliacarte, né quello di quando si era chiuso le dita nella porta. In preda al panico, si guardò intorno e si rese conto di trovarsi in camera sua, lontano dalla caverna, lontano dagli Inferi o dal Medaglione. Una cameretta semplice, senza poster o ritagli di giornale attaccati alle pareti.

E quando il suo sguardo si posò su uno specchio e nel riflesso vide un ragazzino che non poteva avere più di undici, urlò nuovamente.



Ci volle almeno un’ora prima che potesse fare qualcosa di diverso dal nascondersi sotto le coperte nel tentativo di far sparire quella strana realtà in cui si era ritrovato: non che un lago pieno di Inferi che lo trascinavano nell’acqua fosse qualcosa di migliore che ritrovarsi nel suo corpo di quando aveva undici anni, certo, ma almeno era qualcosa di logico, che poteva spiegare.

L’ultimo ricordo che aveva era affogare, o meglio star per affogare… era forse morto per davvero? Pensava che dessero la possibilità di poter restare come fantasma prima di passare dall’altra parte, ma forse lui non se l’era meritata per un qualche motivo. Forse era questo che c’era dall’altra parte? La propria vecchia vita, da rivivere ancora e ancora? Beh, almeno la sua era stata corta. Non ci sarebbe voluto molto a finirla di nuovo.

A tentoni si alzò, ritrovando tutto estremamente più basso. Non era mai stato un colosso, ma di certo neanche… così. Era tutto così strano, e diverso. Non era nemmeno sicuro che fosse reale.

Una veloce occhiata all’orologio a muro lo mise a conoscenza del fatto che fortunatamente si era svegliato incredibilmente presto, e che la colazione sarebbe stata servita solo fra un’oretta: avrebbe dovuto muoversi. Non aveva alcuna intenzione di farsi trovare da sua madre nel bel mezzo di un possibile attacco di panico.

Certo, se sua madre era davvero in questo… posto con lui. Forse l’Inferno era un posto da affrontare da soli.

Non incontrò nessuno sulla sua strada per il bagno, nemmeno Kreacher, quindi forse era davvero solo. Vestirsi fu stranamente più veloce del solito, forse perché non aveva dovuto radersi: si passò una mano sul mento, pensieroso, prima di decidere di scendere in cucina per capire cosa stesse succedendo.

A poca distanza dalla porta della cucina incrociò Kreacher, con un vassoio in mano: suo padre, in fondo, amava consumare i pasti nel suo studio, e si univa alla famiglia solo per la cena. Vedere l’elfo domestico provocò a Regulus un tuffo al cuore: prima di tutto, adesso era certo che almeno qualcun altro si trovasse lì con lui… e allo stesso tempo si domandò se l’elfo non fosse riuscito a scappare, se fosse morto lì nel lago.

Ma no, lo aveva visto Smaterializzarsi… forse il Signore Oscuro aveva scoperto il suo coinvolgimento? In fondo, non ci voleva un genio per collegare il messaggio nel falso medaglione, e quindi la famiglia Black, al fatto che solo quell’elfo conoscesse il luogo dell’Horcrux.

“Kreacher!” Si lasciò sfuggire, portandosi poi una mano alla bocca. La sua voce era davvero così acuta, da bambino?

L’elfo domestico alzò lo sguardo dal vassoio, guardandolo con espressione confusa. “Padron Regulus.” Disse, con la sua voce gracchiante. “Voi sta bene? Voi ha un’aria sconvolta.”

Il bambino voltò lo sguardo verso uno specchio situato nel corridoio: in effetti era estremamente pallido, con un’aria piuttosto spiritata e i capelli lievemente spettinati, ma era stato peggio, molto peggio. “Kreacher, che giorno è oggi?”

“Il 31 Agosto, Padron Regulus.”

Regulus deglutì. “A-anno?”

Kreacher lo guardò con un’espressione molto perplessa e sospettosa sul volto, ma si affrettò a rispondere. “1972, Padron Regulus.”

31 Agosto 1972. Aveva undici anni solo da quattro mesi, e il giorno dopo sarebbe andato ad Hogwarts per la prima volta. L’informazione ci mise un po’ ad essere assimilata. “G-grazie, Kreacher.”

L’elfo domestico fece un inchino, l’espressione ancora confusa, prima di trotterellare via. Una volta solo, Regulus dovette appoggiarsi al muro per evitare di crollare a terra.

Ho undici anni. Domani vado ad Hogwarts. Sono con Kreacher, ma lui non ricorda nulla.

Tutto si faceva sempre più confuso.

Respirando a boccate profonde, aprì la porta della cucina.

“Stavo per salire a svegliarti, Regulus.” Pronunciò sua madre appena lo vide, portandosi una tazza di quello che sembrava caffè alla bocca. “Cosa diamine hai fatto ai capelli? Sembri uscito da un uragano! Vuoi che te li tagli a zero?”

La politica di sua madre sui capelli era semplice: si portavano lunghi solo se portati ordinati. Ma, onestamente, in quel momento a Regulus poco importava, avrebbe potuto anche girare pelato per quel che gli riguardava. Era troppo impegnato a fissare con occhioni spalancati sua madre.

Giovane, molto più giovane di quando l’aveva vista l’ultima volta, ed in salute: sua madre era decisamente diversa da come se la ricordava, ovvero vecchia ed infuriata con il mondo intero. Usciva, invece, direttamente dai suoi ricordi di infanzia: i suoi capelli neri erano raccolti in maniera perfetta anche a quell’ora del mattino e sua pelle non presentava alcuna ruga. Il suo volto non era stato ancora segnato dal dolore di perdere il primogenito, e poi di restare vedova.

Con un tuffo al cuore, Regulus si rese conto che dovunque fosse sua madre nella vita o nel futuro, aveva perso anche l’ultimo membro della sua famiglia.

“Regulus? Mi stai ascoltando?”

“N-no, madre.” Balbettò. “C-cioè, sì madre, no non voglio che mi tagliate i capelli.”

Come se davvero gli importasse!

“Allora siediti a fare colazione e dopo andrai a sistemarti.”

Il ragazzino si ritrovò ad annuire automaticamente, ma quando fece per sedersi un altro shock, forse il più grande di tutti, lo bloccò nuovamente.



Sirius.



Seduto al lungo tavolo, molto più lontano rispetto a sua madre ma abbastanza vicino per attingere al cibo senza doversi alzare, c’era Sirius. Un Sirius giovane, dodicenne, con un’aria ribelle sul volto ma lì in quella casa, con loro.

L’ultima volta che Regulus aveva visto Sirius a Grimmauld Place, il ragazzo stava urlando contro tutto e tutti e riempiendo una valigia il più velocemente possibile. Si era voltato verso Regulus e interrompendo per la prima volta in anni l’espressione che gli riservava, ormai uguale a quella rivolta verso tutto il resto dei Black, gli aveva chiesto di andare con lui. Quando Regulus aveva rifiutato, suo fratello era andato via, e la volta successiva che lo aveva visto, a Hogwarts, non gli aveva rivolto la parola, neanche per provocarlo insieme ai suoi compagni Serpeverde: per lui aveva smesso completamente di esistere.

“Regulus!”

Si rese conto di essere sul pavimento, con braccia calde che lo stringevano al petto, e che lo scuotevano. Sbatté le palpebre, più volte, inquadrando a stento i volti preoccupati sia di sua madre, che di suo fratello. “Vai a chiamare tuo padre.” Sentì un rumore di passi correre via: suo fratello doveva aver ascoltato l’ordine della madre. Merlino, era strano solo a pensarlo… “Regulus, mi senti?”

Annuì, portando una mano su quella della madre, per sostenersi e allo stesso tempo accertarsi ancora una volta che tutto quello fosse reale. “Sto bene.” Mentì. “Ho… ho avuto un calo di pressione, credo.”

“Mettiti a sedere e mangia qualcosa, tuo padre arriverà subito.” Regulus annuì di nuovo, e si lasciò condurre dalla madre alla sua sedia. Qui, portò lo sguardo verso un cesto di biscotti che sua madre gli spinse vicino: la fame era l’ultima cosa che provava, ma si costrinse ad afferrarne debolmente uno.

“Papà è a casa?”

“Sì, Regulus, vuole esserci per domani.” Ah, già. Suo padre aveva chiesto di restare a casa in quel periodo fino al 1975, quando aveva smesso di lavorare al San Mungo ed era rimasto a casa a continuare i suoi studi sulle pozioni da solo.

Altra fitta al cuore: suo padre era morto almeno da tre mesi.

“Walburga.” Proprio la voce di suo padre lo distrasse dai suoi pensieri, ma non osò alzare lo sguardo per incrociare quello del genitore: non sapeva come avrebbe reagito, a quel punto. “Allora?”

“Credo che sia solo un calo di zuccheri, Orion, ma potresti controllare? E’ crollato all’improvviso.”

“Certo.” Il ragazzino sentì qualcuno chinarsi vicino a lui, e a quel punto fu costretto ad alzare lo sguardo: incrociò subito gli occhi di suo padre, aperti e vivi, e si lasciò sfuggire un gemito di sorpresa. “Va tutto bene, Regulus, resta fermo per me.”

Qualche colpo di bacchetta in giro per il suo corpo e un’acuta osservazione del suo volto, a quanto pare, fu quello che servì a suo padre per dare la sua diagnosi. “Questo non è un calo di zuccheri, questo è stress. Per domani?”

“E di cosa ha paura?” Borbottò Sirius, tornato al suo posto e intento ad inzuppare un biscotto nel latte. “Di non essere smistato nella perfetta casa dei Serpeverde?”

“Visto i precedenti, dovrebbe.” Disse sua madre, la voce fredda. Oh, giusto, era passato a malapena un anno dallo smistamento di Sirius. Quando aveva ricevuto notizia dello Smistamento, sua madre era andata su tutte le furie: lui stesso si trovava nella stanza con lei e l’aveva vista urlare, lanciare le cose e dover essere trattenuta da suo padre per materializzarsi lei stessa ad Hogwarts… o meglio, fuori dai confini. Aveva mandato una strillettera il secondo giorno, ma da quello che sapeva Sirius l’aveva immersa nella caraffa del succo di zucca.

C’era voluto suo padre e molti mesi per farla sbollire, e da quel momento sua madre aveva assunto un atteggiamento di totale ignoranza della situazione: si era convinta che fosse solo uno sbaglio del Cappello o qualcosa del genere, e che il suo Sirius avrebbe superato presto la fase ribelle e si sarebbe comunque mostrato come il Black che era. Questo non le impediva, quando qualcuno tirava fuori l’argomento, di mandare commenti acidi all’indirizzo del figlio maggiore, ma aveva verso di lui ancora un atteggiamento materno che nei successivi anni sarebbe stato rovinato completamente. Da Sirius, da sua madre, da entrambi… ma Regulus tendeva a dare la colpa soprattutto al fratello.

“E’ che…” Deglutì: quale poteva essere una scusa piuttosto convincente per un bambino di undici anni? “Ho paura di non conoscere nessuno.”

“Sciocchezze.” Replicò suo padre, sedendosi a mangiare: a quanto pare la sua colazione nello studio era stata rovinata, quindi tanto valeva restare con la sua famiglia. Con la coda dell’occhio, Regulus notò Kreacher rientrare velocemente, il vassoio precedentemente portato allo studio fra le braccia. “Serpeverde è piena di persone che già conosci. Il figlio di Marcel Avery, ad esempio. O, com’è che si chiamava il nipote di Arcibald? Walden…”

“Macnair, Orion, Macnair. Ma credo che sia piuttosto grande per Regulus…”

“Wow. Le migliori compagnie di Hogwarts.” Esclamò suo fratello sarcasticamente, non distogliendo il suo sguardo dal cibo. I genitori lo ignorarono apertamente.

“E c’è sempre tua cugina Narcissa, e Lucius.” Terminò sua madre. “Se proprio ti senti solo, puoi andare da loro.”

“Ci sarei anche io, veramente.” Sirius alzò lo sguardo dal cibo, puntandolo in maniera decisamente ribelle verso la madre… esattamente come tutte le volte che si cacciava nei guai. “E James!”

James Potter era esattamente l’ultima persona al mondo con cui voleva passare il tempo, soprattutto perché era stato il principale colpevole della distruzione della sua famiglia, avendo corrotto Sirius fin da piccolo e avendoglielo rubato come fratello, nel vero senso della parola. Ma questo di certo non poteva dirlo.

“Potter?” Sua madre aveva un’espressione molto contrariata sul volto. “Ecco…”

Tecnicamente, era un purosangue, e di una famiglia piuttosto importante. Non che questo lo rendesse più idoneo ad essere amico di Sirius secondo Walburga, ma almeno lo status di sangue giusto c’era.

“Non mi piace James Potter.” Disse lui, per poi affrettarsi a trovare una motivazione che non fosse ‘è un fottuto usurpatore’. Anche perché Regulus Black a undici anni e davanti a sua madre non diceva le parolacce. “…Urla troppo. Almeno, alla stazione era così.”

C’era da dire che era vero: le corde vocali di quel ragazzo sembravano fatte d’acciaio.

“Dopo un po’ ti ci abitui.” Replicò Sirius, passandogli un biscotto. Regulus non era abituato ad essere trattato bene, o semplicemente ad essere calcolato da lui, quindi anche un gesto del genere lo turbò, e si ritrovò a guardare il biscotto come se fosse un mostro con tre teste. “Anche perché non potrai vivere ad Hogwarts in pace, se non ti abituerai a gente che urla.”

“Per come la descrivi tu, Sirius, quella non è una scuola, ma un circo.” Disse sua madre. “A quanto pare è di quello che si tratta la casa di Grifondoro.”

L’atmosfera era così nostalgica e familiare e dolorosa che Regulus si alzò, di scatto. “Non mi sento bene.” Disse. “Posso tornare in camera mia?”

“Hai mangiato qualcosa?” No, e non c’era alcun modo di nasconderlo a suo padre, ma fortunatamente l’uomo sembrò comprendere. “Kreacher, a metà mattina portagli del the. A pranzo mi aspetto che tu mangi, però.”

“Certo.”

Cercò di rimanere calmo, ma uscito dalla stanza cominciò a correre il più velocemente possibile verso camera sua, ignorando l’elfo che avrebbe dovuto accompagnarlo e che gli stava trotterellando dietro.

Kreacher e sua madre erano lì. Suo padre era vivo. Suo fratello era ancora suo fratello. Era morto? Se sì, non sapeva seriamente se si trovasse all’Inferno o in Paradiso. Forse era un qualche tipo di Purgatorio. Non sapeva niente, non capiva, lui non…

“Padron Regulus, va tutto bene?”

Si era bloccato sulla soglia della camera.

Sulle mura e sul pavimento era impressa una sola parola: Rimedia. Scritta con quello che sembrava sangue, impressa ovunque nella sua camera. Indietreggiò, spaventato, e ancora una volta come poche ore prima portò lo sguardo allo specchio, dove un’altra scritta figurava con lo stesso colore.



Cambia il futuro.



“Padron Regulus?”

“T-tu le vedi?”

“Kreacher deve vedere che cosa?”

Nel momento esatto in cui Regulus aveva distolto lo sguardo dalla scritta e lo aveva portato su Kreacher, questa sembrava essere scomparsa insieme a tutte le altre. “Nulla, Kreacher. Nulla…”






Regulus passò il pomeriggio a formulare un piano d’azione.

Prima di tutto, se quello che aveva compreso era giusto, non si trovava in un Purgatorio, ma nel passato. Come ci fosse finito era un mistero. Il perché… beh. Se era abbastanza ingenuo da ascoltare quello che aveva detto una scritta su uno specchio, un qualcosa che poteva anche essere pericoloso, doveva cambiare il futuro. Rimediare ad esso. Come, Regulus non lo sapeva, la sua vita in fondo era stata molto corta dagli undici anni in poi. Era andato ad Hogwarts, smistato in Serpeverde, e poi si era unito ai Mangiamorte. Aveva cercato di sabotare il Signore Oscuro rubando un suo Horcrux. Poi… era morto, o tornato indietro nel tempo prima di poter essere ucciso: su questo non era sicuro.

Ma se doveva rimediare a qualcosa… doveva prima capire che cosa.

Doveva avere sicuramente a che fare con il Signore Oscuro. Se privarlo della sua fonte vitale non era abbastanza, forse voleva dire che doveva controllare Kreacher e assicurarsi che la distruggesse del tutto. O, forse non era l’unico Horcrux: Regulus aveva passato abbastanza tempo fra i Mangiamorte per rendersi conto che Lord Voldemort era esattamente il tipo di persona che avrebbe potuto lacerare la sua anima più e più volte. Ma non aveva certezze, e neanche indizi.

Certo, era tornato abbastanza indietro nel tempo, forse abbastanza per poter passare quegli anni ad indagare…

Ad un certo punto si era sporto dall’uscio della camera di Sirius.

“Sirius.” Aveva cominciato. “Ipotesi…”

“Se venissi smistato in Grifondoro?” Lo aveva provocato il fratello, continuando a preparare la sua valigia.

“Ipotesiun po' più... fantasiosa.” Sirius non era abbastanza intelligente, non ancora almeno, per poter credere che stesse dicendo sul serio. Probabilmente. “Se tu tornassi indietro nel tempo per cambiare qualcosa nel futuro, ma non sapessi esattamente di cosa si tratta…”

“E da dove viene questa ipotesi?”

“Non importa, rispondi e basta!”

“Mhhh…” Sirius si era messo a pensare, e anche seriamente, lasciandosi cadere a sedere sul letto. Doveva solo ringraziare che a quest’età lo prendesse come un gioco e non sospettasse nulla. “Un qualche cosa che ho provocato? Tipo… tipo se per errore avessi distrutto l’Irlanda!”

“Resta serio, te ne supplico, e ipotizza che la tua vita sia stata molto corta e priva di vero significato.”

“Allora… allora forse non devo cambiare qualcosa che ho provocato. Magari devo provocare qualcosa o… vivere più a lungo? Insomma… come una seconda possibilità.”

Una seconda possibilità?

Non era neanche un’opzione da scartare, questo era certo, ma perché Regulus avrebbe dovuto meritarsi una seconda possibilità? Anche nel suo ultimo atto era stato egoista: aveva lasciato il compito del Medaglione a Kreacher e si era affidato agli Inferi perché troppo codardo per poter affrontare Voldemort in persona.

Aveva preferito la morte alla sola ipotesi di poter essere scoperto dal Signore Oscuro mentre lo tradiva. No, se c’era una persona che non si meritava una seconda possibilità, quella era Regulus.

Questo non voleva dire che non potesse approfittarne.

Nell’attesa di scoprire qual era il suo scopo in quel passato, poteva provare a cambiare qualcosa. La sua era stata una vita scialba, coronata dall’errore di unirsi alle forze di Lord Voldemort: poteva cambiarlo.

Ma come?

Prima di tutto, doveva calarsi nella parte. Era un ragazzino di undici anni, non un ragazzo di diciotto appena uscito da Hogwarts e con un’educazione ed un bel po’ di esperienza alle spalle: avrebbe dovuto evitare termini troppo avanzati, o magie che non poteva aver ancora imparato. Lui era Regulus Black, undici anni, appena arrivato ad Hogwarts, e così sarebbe dovuto essere per tutti.

Per seconda cosa, nessuno avrebbe dovuto sapere di quello che stava succedendo. A parte che nessuno gli avrebbe creduto, ma anche se fosse riuscito a dare qualche prova, magari prevedendo qualche evento futuro, poi cosa sarebbe successo? Niente di buono, questa era la risposta. Le forze del bene non erano le uniche che avrebbero potuto approfittare di un potere così grande come quello di conoscere il futuro. Non avrebbe detto nulla a nessuno, soprattutto alla sua famiglia.

Di Silente, poi, non si fidava. Forse era una semplice impressione derivata da anni di suggestioni da parte dei Black o dalla vicinanza con Lord Voldemort, ma quello che Regulus sapeva era che quell’uomo non faceva nulla di concreto per provare a distruggere il Signore Oscuro, nonostante ne avesse le possibilità, Horcrux a parte. Al diavolo l’Ordine del Pollo Arrosto, Silente non ci aveva nemmeno mai provato. E ad una persona così Regulus non poteva assolutamente affidare un segreto del genere.

Per terza cosa, doveva capire ciò da cambiare. Si era fatto una scaletta molto veloce, annotata su un foglio di carta che poi aveva distrutto per paura che lo trovasse qualcuno.

Hogwarts. Mangiamorte. Horcrux. Minus. Sirius?

Nel suo passato… o futuro, aveva passato il periodo precedente alla sua morte in preda al panico e alla paranoia: aveva smesso di mangiare e di dormire, tutto per poter trovare quell’oggetto che avrebbe assicurato, secondo lui, la sconfitta di Voldemort, almeno in parte. Gli era completamente passato di testa, nel suo tradimento, di avvisare Sirius del tradimento di Peter Minus, che da poco si era unito ai Mangiamore. Ma Sirius probabilmente non gli avrebbe neanche creduto: forse una lettera, se l’avesse letta, avrebbe potuto instillare qualche dubbio ma… ormai era andata. Sperava che la sua disattenzione non avesse costato delle vite… o che almeno quel futuro sarebbe stato davvero riscritto.

A questo punto, la cosa migliore da fare era troncare l’amicizia di suo fratello dall’inizio: in fondo, da quello che aveva capito Peter era sì un caro amico per Sirius, ma i primi anni di scuola non era stato che un ragazzino che si accollava a lui e Potter solo per evitare di finire nella mira dei bulli e, oh, suo fratello adorava che si baciasse il pavimento dove camminava quindi lo aveva accolto tranquillamente per quel motivo. E pure Potter, probabilmente. Poi, si erano davvero affezionati a lui e, boom, li aveva traditi.

Non sapeva ancora come, ma doveva porre rimedio a ciò.

Sirius stesso… era l’incognita più grande. Avrebbe potuto cercare di farlo restare a casa, ma dubitava che ci sarebbe riuscito: e come fermare il suo carattere così orridamente Grifondoro? Non sapeva nemmeno se volesse farlo, se volesse mantenere il rapporto: si era mostrato sorpreso quella mattina, ma poi si era ricordato di come Sirius lo avesse abbandonato, di come avesse abbandonato tutti loro. Di come avesse cominciato a trattarlo diversamente una volta smistato in Serpeverde solo perché aveva cominciato a dare ragione, giustamente, ai suoi genitori, e di come si fosse dimenticato della sua esistenza dopo la sua fuga. Di come lo avesse sostituito.

No, Sirius poteva rimanere perfettamente uguale, per quanto gli riguardava.

Il cambiamento più grande, comunque, doveva accadere dentro le mura di Hogwarts: Regulus ricordava benissimo gli anni passati lì dentro, soprattutto una volta che Sirius se n’era andato. I suoi genitori lo avevano caricato di responsabilità enormi, che lo avevano reso fiero e orgoglioso ma che allo stesso tempo lo avevano rovinato; la sua cerchia di “amicizie” si era ristretta fino a diventare composta solo ed esclusivamente da futuri Mangiamorte, e alla fine si era ritrovato convinto degli ideali del Signore Oscuro senza rendersi conto di una cosa: pensare che i Babbani e i Sanguesporco siano inferiori è diverso rispetto all’ucciderli.

No, tutto quello doveva cambiare. Adesso sapeva dov’era la verità, e gli errori da non commettere, ma non voleva mettersi contro ai futuri Mangiamorte a viso aperto, né voleva sentirsi costretto dalla sua famiglia.

Sapeva che per evitare pressioni indesiderate, che avrebbero potuto costringerlo comunque sulla via del Signore Oscuro, doveva cambiare la sua vita a Hogwarts. Le persone che frequentava. Le cose che faceva.

E, soprattutto, nonostante gli facesse male il solo pensiero, nonostante lui sapesse di appartenere a Serpeverde in tutto e per tutto… doveva farsi Smistare in un’altra casa.



Quella notte non dormì.





A King Cross Regulus si tormentava le mani, nervoso. Sirius era scomparso nella folla per andare a cercare i suoi amici, ed i suoi genitori stavano parlando con qualche amico di famiglia i cui figli erano, fortunatamente per lui, dispersi sul treno molto probabilmente. Poco prima, sua madre lo aveva preso da parte e gli aveva intimato, un ordine camuffato da suggerimento, di evitare contatti non necessari con gli amici di Sirius e altra feccia del genere, soprattutto i Sanguesporco.

L’ultima volta Regulus l’aveva ascoltata… questa volta, non ne era tanto sicuro.

La sua visione sui Babbani non era cambiata nell’arco di qualche mese: li reputava ancora inferiori, così come i Nati Babbani. Ma la via di Lord Voldemort era sicuramente errata e, forse, per poter comprendere come andare avanti doveva semplicemente ampliare i suoi orizzonti. Questo non significava che doveva diventare il migliore amico di un Sanguesporco, ma avrebbe evitato di ignorarli a lezione, ecco, soprattutto se fosse finito in un'altra Casa e fosse stato costretto a dividere il dormitorio con loro.

Serpeverde! Solo pensiero, quella sera, di non andare a dormire nei sotterranei del Castello lo faceva star male: non sapeva nemmeno se il Cappello avrebbe accettato la sua richiesta. Lui sapeva di essere un Serpeverde, e gli piaceva essere un Serpeverde. Ma non voleva correre rischi inutili e per cambiare il futuro, doveva cambiare tutto ciò che poteva influenzarlo.

Serpeverde, in quegli anni, era la casa dei seguaci del Signore Oscuro, e con il cognome che portava e sua cugina Bellatrix già fra i Mangiamorte, dubitava che lo avrebbero lasciato in pace e non lo avrebbero pressato ad entrare anche lui nell’Esercito.

No, piuttosto avrebbe sofferto per ben sette anni.

Quando il treno partì, Regulus si ritrovò con un baule fra le mani, solo e con un sacco di facce conosciute intorno. Molta della gente che entrava negli scompartimenti, che usciva, che cercava di superarlo in corridoio la conosceva, se non di persona almeno di volto, e tutti loro sembravano così piccoli, così giovani…

Bastava uno sguardo.

Emma Vanity. Serpeverde, purosangue. E’ stata il mio capitano. Mi diceva sempre che ero il migliore della squadra anche quando non era vero solo per motivarmi.

Pandora Grayfall. Corvonero, mezzosangue. Si era infatuata di Sirius e quando lui aveva rifiutato la sua confessione lei gli aveva fatto trovare una cacca bomba sotto il banco dell’aula di Pozioni.

Frank Paciock. Grifondoro, purosangue. Quello doveva essere il suo ultimo anno… lui e la moglie Alice sarebbero diventati Auror, e membri dell’Ordine della Fenice.

Henry Bones, i gemelli Julia e Norman Abbott, Lucinda Talkalot, Mary Macdonald, Roderich Stebbins…

Oh, Sirius e Potter.

“Regulus! Cosa ci fai qui da solo?” Sia Sirius che James erano sprovvisti di baule: probabilmente si erano già sistemati. Potter lo salutò con un gesto della mano, ma Regulus si premurò di ignorarlo. “Vieni, abbiamo trovato uno scompartimento con…”

“Hey, Black.”

Regulus aveva dimenticato la sua voce da ragazzino, ma conosceva bene la persona che aveva pronunciato il suo cognome: Evan Rosier. Voltandosi verso di lui, si rese conto di come era sempre stato grosso: anche quando era più grande lo superava di almeno dieci centimetri, ma non pensava che fosse così alto già da bambino. Accanto a lui c’erano altri Serpeverde: Albert Avery e altri tre ragazzotti che non riuscì a riconoscere, forse perché ancora troppo piccoli e molto diversi da come li aveva conosciuti. Uno di loro non aveva colori sulla divisa appena indossata, ma era sicuro che per stare lì con loro dovesse essere almeno Purosangue, e dello stesso giro.

“Abbiamo trovato due scomparimenti vicino a quelli dei Prefetti e dei Caposcuola, così Malfoy può fare qualche salto a trovarci fra una seccatura e l’altra.” Disse Rosier. “C’è già Narcissa che chiede di te.”

“Rosier, sei davvero un maleducato.” Potter fece un passo avanti, e improvvisamente Regulus si ricordò di quel momento: i Serpeverde avevano l’abitudine di andare ad accogliere tutti i figli di famiglie nobili purosangue e da generazioni Serpeverde, proprio come lui. In un attimo riconobbe, infatti, nel primino William Wilkes, un altro mangiamorte.

L’ultima volta, Sirius e Potter avevano cominciato a litigare con Rosier e gli altri, e lui alla fine era andato via con i suoi futuri compagni di casa. “Non hai notato che stavamo parlando noi con Regulus?”

“Con la stazza che si ritrova, probabilmente tende ad ignorare chiunque sia intorno a lui, James.” Disse innocentemente Sirius. “O forse è solo stupido.”

Prima che potesse sorgere un litigio, Regulus si affrettò a tirarsi fuori dai guai. “Avevo intenzione di trovarmi uno scompartimento da solo.” Esclamò, ad alta voce, per farsi sentire da tutti. “Devo fare le mie esperienze da primino, conoscere nuova gente, spaventarmi per lo smistamento,eccetera eccetera! Ciao!”

Prima che chiunque di loro potesse dire qualcosa, Regulus afferrò il baule e superò James e Sirius di corsa, rischiando anche di investire una Tassorosso del settimo anno che non riconobbe. Dubitava che un semplice viaggio con Rosier ed i suoi avrebbe cambiato qualcosa, ma sapeva che se avesse ascoltato qualcuno di loro parlare del Signore Oscuro come di un dio avrebbe cominciato a prenderli a pugni alla maniera babbana.

E non voleva nemmeno finire nello stesso scompartimento di Potter e Sirius. Eww, no!

Spinse il baule per quasi metà del treno, osservando velocemente gli scompartimenti. Questo è occupato. Qui ci sono altri Serpeverde. Qua ci sono tutti Grifondoro, no grazie, ma no. Qui ci sono troppe persone che conosco.

Lo scompartimento più vuoto che riuscì a trovare consisteva in un ragazzo pressato contro il finestrino ed intento a guardare fuori, e una ragazza che stava leggendo un libro, entrambi primini.

Littleton, Tassorosso. Nato Babbano. Non ricordava di averci mai parlato, non ricordava nemmeno il suo nome, solo la sua presenza alle lezioni frequentate con Tassorosso. Ad un certo punto era diventato così alto che Regulus, che era sempre stato un po’ basso, aveva evitato anche solo di incrociarlo per non sentirsi a disagio.

Morrigan, Corvonero. Non conosceva il suo Status di Sangue, quindi molto probabilmente era una Mezzosangue anonima. Anche a lei non aveva mai rivolto la parola al di fuori delle lezioni, ma l’aveva vista spesso in biblioteca.

Potevano andare bene.

Bussò nello scompartimento per educazione, e quando Littleon spostò per pochi attimi il suo sguardo su di lui e gli fece cenno di entrare Regulus sospirò, e spinse il baule dentro.

Ricordava che issare il baule sopra i sedili il primo anno lo aveva quasi fatto esaurire, ma adesso bastò un piccolo colpo della sua bacchetta per farlo levitare lì sopra. Si rese conto che quella doveva essere una magia avanzata solo quando il Nato Babbano lo fissò un attimo perplesso, e anche Morrigan alzò lo sguardo dal suo libro come per studiarlo.

Ops.

Si era appena sistemato a sedere all’altro finestrino disponibile visto che Morrigan aveva occupato lo spazio vicino alla porta quando essa si spalancò di colpo, lasciando entrare una ragazzina dai lunghi capelli rossi.

“E’ occupato?” Non aspettò neanche la risposta che subito si fiondò dentro, baule al seguito, e chiudendosi la porta alle spalle si stravaccò sul sedile accanto a Littleton, senza nemmeno mettere il baule sopra ma lasciandolo in mezzo allo scompartimento. “Wow! Pensavo di non trovare alcun posto libero.” Una risatina nervosa. “Tutti gli altri sono troppo grandi o già in gruppetto! Pensavo di, non so, dover farmi tutto quanto il treno.”

La ragazza rise di nuovo, aggiustandosi un attimo i capelli mossi che le erano andati davanti al volto. “Sono Eloise, Eloise…”

Shepard. Concluse Regulus, in mente, ignorando le parole della ragazza, improvvisamente terrorizzato. Grifondoro. Purosangue. Suo padre aiutava l’Ordine della Fenice. Il Signore Oscuro ci mandò a casa loro… non ci furono sopravvissuti.

Merlino, no. Sapeva che avrebbe dovuto affrontare qualcosa del genere, ma aveva sperato di rimandare. Regulus non aveva ucciso direttamente quella ragazza, no, ma aveva assistito dalle retrovie e solo questo bastava.

Aveva un’improvvisa voglia di vomitare.

Intanto, Shepard aveva teso la mano verso Morrigan, con l’intenzione di stringergliela. La giovane alzò lievemente lo sguardo dal libro che stava leggendo, scrutandola da sotto la frangetta castana con occhi inquisitori, e poi riabbassò la testa, ignorandola.

“Melody Morrigan.” Disse, con voce piatta. “Non interessata a fare amicizia.”

“Ma se non facciamo amicizia fra noi primini, poi come ci ritroveremo ad Hogwarts? Papà mi ha detto di cercare subito qualcuno con cui stringere amicizia, anche perché credo che si preoccupi che io resti da sola. Dovevo andare a Beauxbatons, sapete, ma ci siamo trasferiti in Inghilterra di nuovo proprio per Hogwarts… e voi due siete?”

Regulus era troppo impegnato a cercare di calmarsi per rispondere, ma Littleton no, e portò insicuro la mano a stringere quella della ragazza. “Damian Littleton.” Si presentò. “Cos’è Beauxbaton?”

“La… scuola di magia Francese.” Rispose quasi automaticamente Regulus, cercando di riprendersi. “Ci vanno, beh, i francesi…”

“Non che io sia francese, eh. Ho vissuto in Francia, solo quello! Forse ho ancora un po’ di accento…” Il senso di colpa ed il terrore erano ancora lì, ma stavano venendo velocemente seppelliti dal fastidio. Mio dio, ma questa qui non stava mai zitta? E lui che si era lamentato di Potter! “E tu sei…?”

“Regulus Black.” Rispose, velocemente, andando ad appoggiare la testa contro il finestrino. Tutta questa situazione sarebbe stata estremamente difficile da fare, ancora di più di come aveva pensato…

“Hogwarts sembra essere fantastica! Ci sono i dormitori, e le scale che cambiano, e i fantasmi, e tanti ritratti che si muovono, cioè a casa ho un ritratto che si muove ma a Hogwarts sono proprio tanti, e le torri, e i banchetti che si cucinano da soli…”

“Sono gli Elfi Domestici nelle cucine a preparare, veramente.”

“…e le Case! Secondo voi dove finirete?”

“Ho il sospetto che tu finirai a Grifondoro.” Borbottò Regulus, a bassa voce, ma Shepard riuscì comunque a sentirlo.

“Grifondoro sembra una figata! Tu hai una qualche idea?”

Serpeverde. Peccato che mi stia dando la zappa sui piedi da solo. “Non lo so. Non riesco ad inquadrarmi bene in una Casa.”

“Allora Tassorosso probabilmente, che prende tutti coloro che non rientrano nelle altre.”

“Scusami…” Si intromise Littleton. “Su Storia di Hogwarts c’è scritto che a Tassorosso vanno i pazienti, i leali e quelli che lavorano duramente.”

“Beh, sì, quelle sono le caratteristiche della Casa, ma il Cappello smista lì dentro anche chi non si identifica bene in un’altra casa, credo. O qualcosa del genere.” Shepard fece spallucce. “E tu, Melody, dove vorresti andare?”

Anche l’altra ragazza fece spallucce. “Qualsiasi posto va bene, tranne Serpeverde.”

A quel punto, Regulus si sentì colpito personalmente. “Scusa…” Disse, cercando di non sembrare troppo aggressivo. “…e perché tranne Serpeverde?”

“Mamma è una babbana.” Rispose, nascondendo il volto dietro il libro. “Avrei problemi. E poi è per i maghi oscuri.”

“Stronzate.” Rispose Regulus, acidamente. “A Serpeverde il problema sono i S- i Nati Babbani, non di certo i Mezzosangue. E anche se fosse, perché rinunciare ad una Casa che magari potrebbe essere quella perfetta per te solo per delle dicerie? Serpeverde non è la Casa del “maghi oscuri”, ne ha semplicemente un numero più elevato rispetto alle altre. Merlino era un Serpeverde.”

“Li difendi proprio animatamente.” Disse Shepard. “Potrebbe essere quella la Casa per-“

“No.” Si affrettò a dire. “Non sono adatto.”

Regulus deglutì: a solo un giorno dal suo “piano”, già aveva reagito male ad un’accusa su una Casa a cui non avrebbe dovuto appartenere. E se fosse successo qualcosa di molto più grave più in là? Non sapeva se ce l’avrebbe fatta.

Era sul punto di inventare una qualsiasi scusa per cambiare scompartimento, quando Littleton tirò fuori dalle tasche un mazzo di Sparaschioppo e lo fissò con occhi verdi che quasi lo imploravano di terminare la discussione. “Le ho comprate a Diagon Alley, ma non ho la più pallida idea di come si usino.” Confessò.

“Fai un castello di carte e cerchi di completarlo prima che esse esplodano.” Rispose Regulus automaticamente, evitando di incrociare il suo sguardo.

“Esplodano? Quindi sono usa e getta?”

“No, poi tornano normali.”

Littleton non sembrava convinto, ma le tirò comunque fuori dalla confezione. “Vuoi giocare?”

“Su un treno?”

“Possiamo vedere se cadono prima per gli scossoni o per l’esplosione.”

Era annoiato, e aveva bisogno di distrarsi da Shepard, che aveva appena cominciato a cercare di attaccare bottone con Morrigan. Inoltre, stava semplicemente giocando a carte con lui. Dubitava che questo volesse dire farci amicizia o interagire più del dovuto.

“Va bene.”





Alla fine le carte caddero più volte per il treno che per l’esplosione, ma andava bene così. Dopo un po’ passò il carrello dei dolci: Regulus non aveva tanti soldi, perché sua madre sapeva che l’unica occasione in cui spenderli sarebbe arrivata solo al Terzo Anno, ma comprò comunque una scorta di Cioccorane e due sacchetti di Gelatine Tutti Gusti+1. Aveva intenzione di mangiare tutto pian piano ad Hogwarts, ma Shepard gli sfilò una ciocco rana da sotto il naso e cominciò a rubargli gelatine a tutto andare, quindi Regulus finì per aprire un pacchetto e farlo girare fra i suoi compagni di scompartimento. Tanto preferiva comunque il salato, si sarebbe rifatto al banchetto.

Non ebbero conversazioni particolari, soprattutto perché Regulus voleva evitare a tutti i costi contatti troppo profondi con Shepard e Littleton, mentre Morrigan sembrava essere in un mondo tutto suo. In quello che sembrò poco tempo si ritrovarono nei dintorni di Hogwarts, e dopo essersi cambiati-ed essere usciti per permettere alle ragazze di cambiarsi-, arrivarono finalmente in stazione.

E fu quando mise piede fuori dal treno che Regulus si rese conto di non aver previsto un grosso problema.

“Primo anno! Primo anno, da questa parte.”

La prima volta che aveva attraversato il lago nero, Regulus aveva semplicemente avuto un po’ di paura di cadere dalla barca, ma era rimasto sorpreso ed estasiato dalla vista di Hogwarts illuminata nella notte. Adesso, le cose erano diverse. Conosceva già Hogwarts. E sapeva anche che praticamente nessuno cadeva dalle barche.

Ma…

Il ragazzo provò a seguire lo stormo di primini fino alla riva del lago, ma appena vide il primo di loro salire su una barca tutto, dentro di lui, andò in tilt.

Davanti a lui non c’era il Lago Nero di Hogwarts, non c’era una massa di studenti, no. Si trovava in una grotta dall’aria stagna, su una piccola isoletta in mezzo ad un lago melmoso…

“Hey! Va tutto bene, ragazzino?”

Non si era nemmeno reso conto che Hagrid lo aveva afferrato e rimesso in piedi prima che potesse crollare a terra: era troppo concentrato a cercare di non vomitare e a fermare i giramenti di testa. Non rispose a parole: si limitò ad annuire.

“Mica mi convinci a me, sei bianco come un fantasma! Mal di treno? Hai mangiato troppe cioccorane? ”

Regulus scosse la testa, cominciando a respirare pian piano: si guardò intorno, notando che quasi tutti gli studenti lo fissavano: alcuni lo indicavano, altri parlottavano fra di loro. Vide di sfuggita la testa bionda di Damian e si rese conto che stava dando davvero un brutto spettacolo di sé: si scostò malamente da Hagrid, che non sembrò prenderla a male, e chiuse gli occhi: contò fino a cinque, respirando a fondo, e poi riaprì gli occhi, sentendosi immediatamente meglio.

Poi il suo sguardo ritornò sul lago ed emise un verso di puro terrore.

“Te non sei il fratello di Sirius? Di Sirius Black? Se c’hai bisogno di andare in infermeria prima dello Smistamento son sicuro che…”

“Non voglio.” Pigolò, a bassa voce. “Non voglio.”

“Non vuoi?”

“Il lago.” Deglutì, facendo un passo indietro, e a fanculo il centinaio di mocciosi che probabilmente lo avrebbe preso in giro fino alla fine della sua vita scolastica e non. “Non voglio…”

“Ma non c’è nulla da avere paura! La piovra non ti mangia mica. E non è mai caduto nessuno dalla barca… basta non sporgersi!” Hagrid cercava di rassicurarlo, e si permise anche di dargli una manata sulla schiena, abbastanza forte da farlo quasi cadere in avanti: in altre occasioni si sarebbe scostato di nuovo, perché quello lì non poteva avere tutte le rotelle al loro posto, ma era troppo sconvolto per poter reagire. E anche il selvaggio sembrò accorgersene. “Oh… è una cosa seria. E che c’avete tutti voi da guardare? Su, su, tutti sulle barche.”

La folla attorno a Regulus cominciò man mano a disperdersi. “Senti, puoi stare nella barca con me.” Questo lo faceva sentire anche peggio! “Non so se si può farti arrivare in un altro modo a te, è sempre stato così, devo contattare la Professoressa McGranitt e ci vuole un po’ di tempo, sai…”

A quanto pare era senza scampo. O superava quel lago, o non poteva andare ad Hogwarts: il tempo che Hagrid avesse contattato la McGranitt senza magia, che avesse ricevuto il permesso per portarlo con le carrozze, che avesse accompagnato tutti gli altri e poi lui, e lo Smistamento sarebbe finito da un pezzo.

Lui era un Black. Non poteva farsi piegare così da un misero lago, che non era nemmeno quello della caverna! Non c’erano Inferi lì sotto. E dubitava che non ci fosse un modo per salvarli dall’annegamento, se fossero caduti: in tutti quegli anni non potevano non esserci stati incidenti, e per quanto Silente non gli sembrasse una persona degna di fiducia dubitava che avesse affidato tutti i primini a Hagrid ogni anno senza alcun accorgimento.

Ma nonostante la razionalità fosse forte, le emozioni lo erano di più: dovette farsi condurre da Hagrid in una barca, e quasi urlò quando l’uomo entrò dentro di essa e la fece muovere in maniera pericolosa. Si accucciò all’estremità opposta di essa, il più lontano possibile dai bordi, e presto si ritrovò circondato da studenti che continuavano a fissarlo, alcuni divertiti, altri in maniera neutrale o addirittura preoccupati. Si ritrovò, stranamente, di nuovo accanto a Littleton, che lo guardava in quest’ultima maniera.

“L’acqua non deve essere nemmeno tanto fredda, a Settembre.” Tentò di rassicurarlo. “Se cadi, e non cadrai, mantieniti a galla e ti recupereremo subito.”

Non era il modo migliore per aiutarlo, ma almeno ci aveva provato. “Non so nuotare.” Confessò Regulus, a bassa voce, e nonostante fosse vero era davvero l’ultimo dei problemi.

“Oh.” Commentò Damian, pensieroso. “Beh, io sì. Tu cadi e io mi butto, okay?”

Dubitava che sarebbe servito a qualcosa, ma annuì, cercando di concentrarsi su qualcos’altro e non sulle oscillazioni della barca, o sul rumore dell’acqua che si infrangeva contro il legno.

“E quella davanti a voi è proprio… hey, tu! Chioma rossa! Devi restare sedut- no, ho detto seduta!”

Non era la cosa più facile da fare.





Evitò a malapena di vomitare, una volta raggiunta la terraferma, e ingoiò la bile semplicemente perché aveva già dato fin troppo spettacolo. Diamine, sarebbe stato lo zimbello di tutta la scuola. Sirius non lo avrebbe più lasciato in pace. Non avrebbe mai dovuto saperlo.

Hagrid gli ripeté almeno quattro volte di correre in infermeria subito dopo lo Smistamento, ma Regulus si limitò a ignorarlo: sapeva benissimo quale era stato il suo problema, grazie tante, e stare il più lontano possibile dal lago lo avrebbe aiutato.

In effetti, forse essere smistato in un’altra Casa, diversa da Serpeverde, non sarebbe stato così tanto un male: i sotterranei si trovavano sotto il maledettissimo lago.

Come tanti anni prima, Regulus si ritrovò a dover aspettare l’arrivo della McGranitt insieme ad un gruppo di mocciosi che dello Smistamento non sapeva nulla. Era quasi una tradizione del Mondo Magico, quella di non raccontare ai futuri studenti come si svolgesse la Cerimonia, ma i Black non avevano mai partecipato ad essa e Regulus sapeva benissimo anche la prima volta cosa lo avrebbe atteso. Ed esattamente come la prima volta i commenti degli altri studenti erano stancanti.

“Ho sentito che ci faranno duellare…”

“Ma io non ho mai lanciato un incantesimo con la bacchetta prima d’ora!”

“Credo che sia un po’ come una caccia al tesoro, dobbiamo trovare i Dormitori…”

“Mia sorella mi ha detto che sono i professori a sceglierti dopo averti fatto fare una serie di incantesimi…”

“Beh, mia sorella invece ha detto che ti mandano nella foresta e-“

“E’ un Cappello.” Tagliò corto Regulus, ad alta voce. “Appartenuto a Godric Grifondoro, incantato dai Fondatori per continuare la loro scelta. Lo mettete in testa e lui decide dove mandarvi. Finisce lì.”

Molti studenti lo guardarono confusi, altri sollevati o delusi. Un ragazzino sembrava indignato. “Non è vero! Mia sorella ha detto-“

“E’ vero!” Confermò una bambina che riconobbe come Eunice Mason, una sua vecchia compagna Serpeverde. O futura. La cosa era davvero molto, molto confusa. “E’ così e basta. Tua sorella ti stava solo prendendo in giro.”

“Non è vero!”

“Sì che è vero!”

“Invece sì!”

“Invece no!”

“Ho solo peggiorato le cose, vero?” Sospirò Regulus, sconfortato. Una ragazzina dai capelli castani a caschetto accanto a lui gli diede delle pacche sulla spalla, come a confortarlo.

Quell’anno, gli studenti erano tanti: solitamente il numero di studenti che arrivava ad Hogwarts variava: Sirius gli aveva detto che i Grifondoro del suo anno erano decisamente pochi, ma che i Tassorosso erano più di venti, ad esempio. Regulus ricordava bene che il suo era stato uno degli anni con più studenti.

Il salone di ingresso era pieno di ragazzini: alcuni li riconosceva, altri no. Erano tantissimi, e tutti diversi: alti, bassi, bianchi, neri, qualche asiatico e pure una ragazza con l’hijab. C’era un ragazzo che continuava a saltare sul posto, come in preda a qualche attacco, probabilmente troppo eccitato per quello che stava per accadere, e due gemelle che continuavano a ridere a voce alta.

Una ragazzina che riconobbe come una futura Corvonero era accompagnata da un Elfo Domestico per via della sua cecità, e stava parlottando con un ragazzo che non poteva decisamente avere undici anni, tanto era massiccio.

Silenzio.”

Improvvisamente, la sala si gelò: tutti i futuri studenti smisero di parlare, volgendo il loro sguardo verso la strega dall’aria severa che li attendeva sopra le scale.

Minerva McGranitt appariva identica a come Regulus se la ricordava: il ragazzo l’aveva sempre considerata una professoressa formidabile, e per niente male per essere una Grifondoro… tranne alle partite di Quidditch, quando spesso e volentieri si vedeva benissimo che non era per nulla imparziale ma, hey, non lo era neppure Lumacorno, quindi non c’erano problemi.

Una donna come lei al fianco di Silente era sprecata, e Regulus aveva sempre pensato che se fosse stata Preside sicuramente le cose ad Hogwarts sarebbero andate decisamente meglio. Prima di tutto, avrebbe trovato un professore di Difesa contro le Arti Oscure che non se ne sarebbe andato, o che fosse almeno competente.

Regulus non prestò molta attenzione al discorso della McGranitt: in fondo lo conosceva già, e non gli avrebbe dato nessuna nuova informazione. Era troppo concentrato a pensare alle possibilità. E se il Cappello non lo avesse ascoltato? E se lo avesse smistato nuovamente in Serpeverde? E se lo Smistamento avesse fatto infuriare i suoi genitori?

Non era un bambino per davvero, non aveva paura di loro e sarebbe andato avanti comunque sulla sua strada, ma non voleva rovinare i rapporti con sua madre e suo padre e avrebbe preferito evitarlo.

E se, e se, e se. Ormai non si poteva tornare indietro… no, a prescindere non avrebbe potuto neanche prima: dal momento esatto in cui si era svegliato nel suo vecchio letto il suo destino era già stato deciso, avrebbe dovuto rivivere tutto. Come, stava a lui. Ma non poteva scappare.

L’unico “e se” che sapeva non si sarebbe mai avverato era uno: “E se fosse stato smistato a Grifondoro?”. Probabilmente si sarebbe gettato volontariamente nel Lago, di nuovo.

Quando le porte della Sala Grande si spalancarono, Regulus non poté fare a meno che andare a cercare volti conosciuti fra gli studenti già smistati. Al tavolo dei Serpeverde incrociò lo sguardo di sua cugina Narcissa, ormai all’ultimo anno, che gli sorrise incoraggiante con Lucius al seguito, la spilla di Caposcuola ben appuntata al petto. A quello dei Grifondoro, James era intento a parlottare con un Sirius dall’aria piuttosto annoiata e stravaccato sulla sedia: probabilmente stava solo aspettando il cibo.

La McGranitt si fece portare uno sgabello e, finalmente, tirò fuori il Capello Parlante: Regulus poté udire tranquillamente il ragazzino di prima emettere un verso di stupore e scosse la testa, già stanco di essere fra bambini che non avevano assolutamente la sua età né la sua maturità.

“Quando chiamerò il vostro nome, verrete avanti e…”

Una cosa era positiva, almeno: Black sarebbe stato uno dei primi cognomi ad essere chiamati, e quell’ansia sarebbe finita al più presto. Eppure, anche con un cognome all’inizio dell’alfabeto un bel po’ di studenti lo intralciarono.

Prima di lui, vennero smistati in Grifondoro Leandra Allen, Matthew Barnes e Barrie Florance; in Corvonero Aaron Austen e Bertram Aubrey; in Serpeverde Gerard Bennet e in Tassorosso Evangeline Aubert. Una lista di nomi lunghissima che Regulus scordò praticamente subito nel momento esatto in cui “Black, Regulus” venne pronunciato ad alta voce facendogli gelare il sangue nelle vene.

La prima volta che la McGranitt lo aveva chiamato, Regulus si era sentito terrorizzato: aveva paura di non essere smistato a Serpeverde, di deludere i suoi genitori. Adesso le motivazioni erano completamente opposte, ma la sensazione era la stessa. Prima di farsi mettere il cappello sul capo lanciò un’occhiata al tavolo dei Grifondoro: Sirius si era messo a sedere in maniera ordinata, improvvisamente interessato allo Smistamento. Non riuscì a scorgere altro perché improvvisamente il Cappello Parlante gli fu calato ben bene sulla testa, coprendogli per via della sua ampiezza la vista.

Si era dimenticato di quel piccolo particolare: la sua testa era troppo piccola.

“Ah, un altro Black.” Pronunciò la voce familiare del Cappello nella sua testa. “Così diverso da tuo fratello, tuttavia. Credo che sappiamo entrambi…”

Perfavore, non a Serpeverde. Si affrettò a pensare Regulus in panico: la decisione veloce del Cappello era proprio quella che avrebbe dovuto evitare a tutti i costi. Tutto ma non Serpeverde.

Okay, proprio tutto no…

“Non a Serpeverde?” Chiese il Cappello, confuso e sorpreso. “Non vedo perché no. Sei astuto, molto intelligente, e la tua lealtà nei confronti delle persone a cui ti leghi è assoluta. La tua ambizione è frenata solo dalle tue insicurezze, ma se coltivata…”

Non posso essere smistato a Serpeverde! Protestò. Deve esserci una… seconda casa in cui rientro! Ce ne sono altre due… cioè tre, possibili! E-

“Ragazzo.” La voce del cappello si fece improvvisamente seria, e solenne. “Sei un perfetto Serpeverde, ma non posso obbligare nessuno a far parte di una Casa a cui non sente di appartenere. Se non vuoi andare a Serpeverde, non andrai a Serpeverde, ma avverto la voglia dentro di te. Tu sai di essere un Serpeverde.”

Un Cappello poteva percepire anche questo? Regulus si era letteralmente gelato sul posto: se il Cappello capiva che lui non voleva davvero essere smistato in un’altra casa, allora forse…

“Ma non obietterò.” Il ragazzo sospirò di sollievo. “Devi avere le tue buone ragioni, questa volta, per non scegliere la tua Casa, e non mi intrometterò.”

Un altro sospiro: il primo passo del suo piano era andato, anche se con un piccolo intoppo iniziale, e nonostante la tentazione di dire al Cappello di smistarlo a Serpeverde fosse stata molto a…

Un attimo. Questa volta?

Cosa intendi dire con questa volta!?

“Ragazzo, non sono di certo un Cappello comunque. Ero di Godric Grifondoro in persona, e sono stato incantato proprio dai quattro Fondatori, i maghi più potenti di tutti i tempi. Scoprirai, nel corso della tua nuova vita, che molte creature magiche sono in grado, come me, di comprendere quando il tempo viene modificato… Potrò non ricordare nulla di ciò che sicuramente è stato, ma percepisco dentro di te un’altra scelta, avvenuta in questo stesso giorno e allo stesso tempo molti, molti anni fa.”

Era passato un giorno da quando Regulus si era svegliato, quasi due ormai per essere precisi, e già qualcuno aveva scoperto il segreto che aveva deciso di custodire da solo. E adesso? Il Cappello ‘alloggiava’ nell’Ufficio del Preside: avrebbe parlato a Silente di lui? E a qualcun altro? Sarebbe stato smascherato ancora prima di iniziare?

“Ma non è mio compito intromettermi negli affari del Tempo.” Lo rassicurò il Cappello, facendolo sospirare per la terza e ultima volta. “Adesso basta con queste cose, siamo ancora abbastanza in orario per lo Smistamento ma cerchiamo di non ritardare. Regulus Black! Astuto, leale, intelligente… sento anche del coraggio in te, ma non è la tua caratteristica principale e di certo non sei impulsivo, o almeno, non abbastanza… direi che Grifondoro è fuori discussione. Meglio concentrarci sulla tua intelligenza: molto alta ma, soprattutto, vivace… sei unico, Regulus Black, e nella tua unicità il posto giusto per te, almeno in questo caso, sarà CORVONERO!”

Uno scrosciare di applausi lo accolse mentre la McGranitt gli levava il cappello dal capo. Con il cuore che ancora gli batteva all’impazzata per il rischio appena corso, portò il suo sguardo a cercare quello delle persone che conosceva: molti Serpeverde sembravano sorpresi, ma Narcissa e Lucius stavano applaudendo educatamente, entrambi senza un’espressione delusa sul volto. Sirius, invece, sembrava raggiante. Come se fosse stato smistato in Grifondoro.

Al suo primo Smistamento aveva sbuffato e aveva distolto lo sguardo.

In preda all’euforia, quasi non sentì le ultime parole del Cappello.

“Quando avrai bisogno di risposte, giovane Black, vieni a trovarmi. Il tuo viaggio potrebbe essere più difficile di quanto ti aspetti…”













Ciao a tutti e benvenuti in questa impresa titanica in cui mi sto cimentando. no davvero perché scrivo le long?

Lavoro a questa storia da moltissimo tempo e ci tengo molto. La storia ha già tutta una trama ben definitiva quindi non verrà mai interrotta, avverto tuttavia che sono un po' lento ad aggiornare ma i nuovi capitoli usciranno senza problemi.

Come avrete potuto tranquillamente notare me ne sbatto altamente di molti headcanon fanonici e famosi sui Black, sopratutto nei primi anni della vita di Regulus e Sirius quando erano ancora bambini e i problemi legati allo Smistamento del primogenito erano minimi.

Mi sono informato il più possibile sul periodo dei Malandrini per scrivere la storia: molti degli OC che vedete in realtà sono personaggi nominati nei libri solo per cognome e "ricreati", altri sono genitori di personaggi della Golden Trio Generation, altri sono del tutto farina del mio sacco. In un periodo di cui sappiamo solo qualche personaggio, per giunta Grifondoro o Serpeverde, ho dovuto creare un bel po' di studenti (sopratutto Corvonero o dell'anno di Regulus in generale) per poterli far interagire con Regulus.

Si ringrazia la mia ragazza per il betaggio ed il mio amico Evan per un sacco di consigli per la fanfiction!

Le recensioni sono sempre ben accette, vi ringrazio comunque in anticipo per la lettura!

Max

     


                     





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