FanFiction Harry Potter - J.K. Rowling | No Puppet Strings Can Hold me Down di Mozaik | FanFiction Zone

 

  No Puppet Strings Can Hold me Down

         

 

  

  

  

  

No Puppet Strings Can Hold me Down   (Letta 80 volte)

di Mozaik 

1 capitolo (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

LibriHarry Potter - J.K. Rowling

Genere:

Altro

Annotazioni:

What If

Protagonisti:

Harry Potter - Regulus Arcturus Black

Coppie:

Harry Potter/Regulus Arcturus Black (Tipo di coppia «Slash»)

 

 

              

  


  

 I 

Convinti di star per fare un blitz in un ritrovo di Mangiamorte, un gruppo di membri dell'Ordine della Fenice si ritrova invece in uno strano laboratorio abbandonato e trovano un esperimento lasciato indietro... che sembra essere Regulus Black.


  

Questa fanfiction -completamente crack, per l'amor del cielo, ma come diamine mi è venuta in mente...? - ha due premesse.

1) La storia è dal punto di vista di Harry. Questo vuol dire due cose: la prima è che qualsiasi bashing/punto di vista non oggettivo non è un mio parere, ma un suo. La seconda è che io ed Harry siamo due persone così diverse che probabilmente l'avrò mandato OOC un sacco di volte senza volerlo e senza saperlo. Se non c'è l'avvertimento, è perché non ne sono sicuro, quindi siete sempre liberi di recensire al riguardo!
2) Essendo che la storia si occupa di un periodo di tempo lunghissimo, alcuni pezzi dell'Ordine della Fenice che sarebbero rimasti invariati sono stati saltati o semplicemente riassunti, questo per evitare di riscrivere pezzi enormi o, peggio, di copia incollarli. I pezzi presenti nel libro in cui ho dovuto aggiungere o cambiare qualcosa hanno invece i dialoghi originali e semplicemente le descrizioni cambiate.


Che cosa devo dire oltre a questo? Beh, a quanto pare niente. Solo, spero che vi piaccia.

Ps: Umbridge culo.








“Non credo che questo sia il posto giusto.” Sussurrò Hestia Jones, puntando la bacchetta verso l’ennesima scrivania mal ridotta.
Kingsley sembrò ignorarla, sicuramente perché impegnato a frugare fra il terzo plico di appunti che avevano trovato. Remus, dal canto suo, non replicò per il semplice fatto che ormai era ovvio che Silente, o chiunque gli avesse dato quella soffiata, si fosse sbagliato e non c’era proprio bisogno di continuare a confermare l’ovvio. Si spostò un po’ più in avanti, continuando a guardarsi intorno con la bacchetta spianata: l’Homenum Revelio non aveva mostrato risultati, ma non si poteva mai sapere.
“Questo babbano è pazzo.” Borbottò Elphias Doge, sfogliando altri appunti. “Non ho ben compreso se si tratti di un visionario lunatico o di un essere effettivamente pericoloso.”
“Mago, forse. Qui parla del mondo magico.” Lo corresse Kingsley, non alzando lo sguardo da quello che stava leggendo. Remus si sporse lievemente, cercando di leggere dalla sua spalla. La scrittura del proprietario del laboratorio era quasi indecifrabile, e si chiese come facesse Kingsley a leggerla. “E di usare la magia insieme alla tecnologia babbana, quindi credo che sia almeno un Nato Babbano.”
Elphias sbuffò, come se gli importasse poco, e continuò a cercare fra le pagine quasi annoiato. Remus, invece, decise di proseguire nella stanza successiva: portando la bacchetta in avanti, l’uomo spinse la porta blindata che era stata lasciata aperta in quella che doveva essere stata la fuga disperata del proprietario del luogo.
Era evidente che quello fosse un laboratorio sia da come era strutturato il luogo, sia da cosa stavano trovando: provette vuote o piene di liquido dall’aspetto pericoloso, interi scaffali pieni di libri dedicati all’anatomia e alla scienza in più di una sola lingua, un’intera stanza adibita a quella che sembrava essere una postazione medica con lettino, attrezzature e tutto il resto. Altri membri dell’Ordine stavano controllando tutte le stanze accessibili, alcune impossibili da aprire anche con incantesimi od usando metodi babbani.
Ewwwww!” Urlò Hestia, che si era spostata proprio in quest’ultima stanza. Si sentì un forte rumore di metallo. “Qui c’è un frigorifero pieno di ARTI UMANI.”
“Fa’ vedere?” Chiese Elphias, incuriosito.
“Io credo di avere qualcosa di… meglio, di arti umani.” Sussurrò Remus, osservando ciò che la sua bacchetta illuminava.
La soglia che aveva varcato portava alla stanza più grossa che avessero trovato fino a quel momento. Larga più di un centinaio di metri quadri, contro le pareti di ferro spesso erano adagiati dei grossi contenitori di vetro alti quasi fino al soffitto come quelli che Remus aveva visto nelle poche opere babbane che aveva conosciuto. Nei film era facile trovarci dentro alieni addormentati… ma tutti quelli che velocemente l’uomo illuminò con la bacchetta erano distrutti, il vetro crollato a terra ed il liquido che colava dai contenitori, formando pozze sul terreno attorno alle strutture.
Quando sentì una mano sulla spalla, Remus sobbalzò, pronto a girarsi e a lanciare un qualsiasi incantesimo difensivo, ma era solo Kingsley che dandogli una pacca di incoraggiamento avanzò, illuminando anche lui quello che sembrava un vero e proprio laboratorio uscito da un film fantascientifico… o dell’orrore.
“Ci sono delle targhe…” Notò Remus, avanzando e puntando la bacchetta verso la base dei contenitori. “ “998-1019, 59”. Saranno date?”
“Non lo so.” Disse Kingsley. “Se lo sono, rappresentano intervalli di tempo estremamente brevi. ”
“E vanno ad aumentare.” Più andavano avanti con cautela, più i tubi sembravano essere tecnologicamente più recenti, anche se ugualmente distrutti. “ Qui dice, 1714-1730, e 187. Qui, 1712-1724 e 32. La terza cifra distaccata potrebbe indicare qualsiasi cosa, e in alcuni tubi scompare. Ma se le prime due indicassero la data di qualsiasi esperimento, babbano o meno, si trovasse qui dentro…”
“…sarebbe letteralmente impossibile.” Terminò Kingsley. “Le date corrisponderebbero a periodi troppo vecchi per questa tecnologia, o comunque-“ L’uomo si bloccò, di colpo. Remus lo guardò perplesso, e Kingsley gli fece segno di stare in silenzio, avanzando più lentamente.
“Uno dei contenitori.” Disse, mormorando. “E’ pieno.”
Remus, confuso, seguì lo sguardo dell’uomo fino a vedere, in lontananza, uno degli ultimi contenitori della stanza completamente intatto. La luce della bacchetta illuminava un’ombra all’interno di esso, e i due uomini si scambiarono uno sguardo di intesa, prima di avanzare con cautela, le bacchette pronte ad un qualsiasi attacco.
Ma arrivato a qualche metro dal contenitore, Remus si bloccò.
I suoi occhi si spalancarono, osservando cosa contenesse il recipiente di vetro. “Per Merlino, non… questo non è…” Balbettò, indietreggiando di un passo. Alle sue spalle, anche Kingsley trattenne il fiato, anche se probabilmente per altri motivi. “Non può essere… non…”
La bacchetta gli cadde di mano, schiantandosi sul pavimento e spegnendosi.




Quel giorno avevano pulito il sottoscala da una brutta infestazione di Bundimun che rischiava di far crollare quella parte della casa. Harry nemmeno comprendeva cosa servisse ad una casa enorme come Grimmauld Place un sottoscala: era sicuramente più grande di quello in cui aveva dormito per anni, tanto che se i Dursley avessero abitato lì probabilmente sarebbe diventato una terza “camera” per Dudley, invece della sua. Della maggior parte del lavoro, in realtà, se n’erano occupati i gemelli, visto che la Signora Weasley li aveva puniti per aver usato nuovamente la magia senza che ce ne fosse bisogno facendo per di più esplodere, per errore, la tavoletta del gabinetto. Harry, Ron e Hermione avevano semplicemente assistito per un po’, poi si erano allontanati.
Era una cena sicuramente più esigua rispetto a quelle che Harry aveva vissuto in questi giorni a Grimmauld Place, ma non per questo più silenziosa visto che erano presenti quasi tutti i Weasley. Sirius stava raccontando a lui e ai gemelli una storia ambientata durante il suo quarto anno ad Hogwarts sotto l’occhio giudicante di Molly Weasley quando si sentirono dei rumori dall’ingresso e la donna si alzò da tavola.
“Questo deve essere Arthur.” Disse, ma prima che potesse fare altro Remus Lupin ed Emmeline Vance entrarono di getto nella cucina.
“Siete in ritardo!” Esclamò la Signora Weasley, apparendo però sollevata. “Avevate detto che avreste finito di… cioè…” Lanciò un’occhiata ai suoi figli, stringendo le labbra. “Insomma, dovevate essere qui ore fa…”
“I ragazzi dovrebbero andare da qualche altra parte, Molly.” La interruppe Emmeline, seria. “In salotto, forse.”
“Sirius, ho bisogno che tu ti sieda.” Diceva, intanto, Lupin a Sirius, che si era alzato per andare probabilmente ad accogliere gli altri. “Ora.”
“Remus, esattamente cosa sta succedendo-“
“Sirius, per tutti quanti i peli della barba di Merlino, siediti.”
Molly non aspettò di sapere cosa stesse succedendo: con ordini e parole precise li fece alzare tutti da tavola, ignorando le loro lamentele e spingendoli quasi a forza verso il salotto. Harry si voltò verso Lupin. “Professore, cosa-“
“Non ora, Harry.” Disse lui, allarmato, prendendo una sedia per sedersi accanto ad un perplesso Sirius. “Non ora.”
Molly li condusse velocemente fuori dalla cucina, quasi a passo di marcia. I gemelli continuavano a lamentarsi, ma la donna li teneva entrambi per le orecchie. Distratta da loro, Harry la fissò un attimo e poi sgattaiolò via. Passi veloci dietro di lui lo avvertirono che qualcuno aveva avuto la stessa idea, e con la coda dell’occhio notò la chioma rossa di Ginny.
Nonostante ci fossero molte persone all’ingresso, stranamente il quadro della signora Black non aveva ancora cominciato ad urlare, forse perché tutti i membri dell’Ordine cercavano di camminare in rigoroso silenzio, comunicando solo con sussurri o mormorii, o forse perché non c’era Tonks. Cercando di nascondersi il più possibile, i due ragazzi si sporsero dalla soglia della porta.
“Siete proprio certi che sia sicuro portarlo qui?”
“Silente ha detto che fino al suo arrivo questo posto andrà bene.”
“La camera è ancora vuota, vero…?”
“Io dico che il San Mungo lo aiuterebbe di più…”
Una mano si poggiò sulla spalla di Harry, prendendolo alla sprovvista. Sopra di loro troneggiava Emmeline Vance, il viso scolpito in un’espressione infastidita. “Voi non dovreste essere qui.” Mormorò, conducendoli con ferma decisione via dall’ingresso.
Harry fece a malapena in tempo a vedere Kingsley portare in braccio qualcuno, e un braccio pallido tendere verso il pavimento privo di apparente vita.



Rimasero in salotto per un bel po’ di tempo, da soli. Ad un certo punto Fred e George cercarono di andare a spiare tutto quello che stesse succedendo al secondo piano con le loro Orecchie Oblunghe, ma vennero beccati e cacciati via prima ancora che potessero anche solo sentire qualcosa. I rumori arrivavano a loro ovattati, sia che fossero urla che altro. Ad un certo punto la Signora Black cominciò a strillare, segno che in casa era arrivata altra gente, e la Signora Weasley portò loro un vassoio pieno di tramezzini e una caraffa di succo di zucca prima di scappare via nuovamente.
“Secondo voi chi si è fatto male?” Aveva chiesto Hermione, preoccupata. “Sicuramente un membro dell’Ordine, giusto?”
“Non lo so.” Aveva risposto Harry. “Non sembrava essere un adulto.”
“Forse era solo mingherlino?”
“Se è un adolescente ed è nell’Ordine allora mamma dovrà per forza farci entrare. Almeno Fred e George.” Aveva sbuffato Ron. “Insomma, è ovvio, no?”
Mentre Harry, Ron e Hermione erano impegnati in una noiosa partita di Sparaschiocco, Ginny tornò con aria più innocente possibile nel salotto, sorridendo poi trionfante.
“Ho detto loro di dover andare in bagno.” Disse, porgendo i fili delle Orecchie Oblunghe a tutti quanti. “Ma sono riuscita a piazzarle solo in cucina. La porta era aperta, fortunatamente.”
“Sempre meglio di niente.” Commentò Fred, passando ad Hermione l’ultimo filo. “Ci sono ancora Sirius e Lupin, giusto?”
La ragazza annuì, prima di portare insieme agli altri gli strumenti alle orecchie.
Inizialmente sentirono solo rumori confusi, poi la voce di Sirius li raggiunse improvvisamente, nervosa ed agitata.
“-potete impedirmi di vederlo…”
“Sirius, non sappiamo nemmeno se si risveglierà. Lascia che Ted-“
“Respira, il cuore gli batte, perché non dovrebbe risvegliarsi? Non è quello il punto, Remus, lui… Merlino, dovrebbe essere… l’Arazzo non mente, è incantato…”
“Forse c’è stato un errore…”
“Cosa diavolo ci faceva in quel posto? E per giunta… Remus, per l’amor del cielo, giuro che se Kingsley non mi lascia passare…”
“Silente ha detto che sarebbe meglio aspettare che si svegli, per vedere come reagisce-“
“Ma è mio fratello, Remus-“
A quel punto, Hermione si voltò a guardarli tutti, un’espressione stupita sul viso.
“Il fratello di Sirius non era morto?” Chiese, rivolta soprattutto ad Harry. Lui annuì, confuso. Ricordava benissimo come Sirius gliene avesse parlato quando gli aveva mostrato l’Arazzo.
“Intendete dire il Mangiamorte?” Disse Ron, ma nessuno poté replicare, perché un forte rumore di passi proveniente dal corridoio li fece nascondere le Orecchie Oblunghe e tornare ai loro posti, a far finta che nulla fosse accaduto.

A quanto pare, il loro “ospite” era stato messo in una delle stanze che erano sempre state tenute chiuse, accanto a quella di Sirius. Hermione e Ginny ci erano dovute passare davanti per tornare nella loro stanza, praticamente scortate da Arthur Weasley: davanti alla porta c’erano ben due membri dell’Ordine della Fenice, la bacchetta alla mano.
La mattina successiva, quando scese al tavolo della colazione trascinandosi dietro un Ron ancora mezzo addormentato, Harry trovò il suo posto occupato da un uomo intento a farsi medicare un braccio dalla signora Weasley.
“Lascia stare-“ Stava dicendo quando i due varcarono la soglia della stanza. “Posso farlo tranquillamente…”
“E’ solo una benda!” Esclamò la signora Weasley. “Sono sicura di essere in grado di applicarla anche senza essere una Guaritrice. Ecco qua!” Con un veloce gesto della bacchetta, la benda andò a chiudersi automaticamente in maniera salda.
“Era un morso, quello?” Chiese Ron, sbadigliando. Sua madre sobbalzò, probabilmente rendendosi conto solo al momento della loro presenza lì.
“Oh, non è niente.” Rispose l’uomo. “A Kingsley ha rotto il naso e Remus è pieno di graffi e contusioni ovunque- nulla di grave, ovviamente.” La signora Weasley si schiarì la gola, lanciandogli un’occhiata piuttosto chiara che sembrava dire ‘Taci.’ L’uomo sembrò non averla notata, ma si interruppe comunque sorridendo mentre i due si sedevano al tavolo. “Giusto, non ci siamo presentati. Sono Ted Tonks – conoscete già mia figlia Ninfadora, giusto? Tu devi essere Ron, mentre tu sei Harry Potter, dico bene?”
“Ted non fa parte dell’Ordine. Ma lo abbiamo chiamato per-“
“Il fratello di Sirius vi ha morso?” La interruppe Harry, abbastanza incredulo, ignorando il tentativo di cambiare argomento. La signora Weasley lo guardò sconcertata- probabilmente chiedendosi come facesse a sapere l’identità del loro ospite. “E ha rotto il naso a Kingsley?”
“Oh, sì, era piuttosto terrorizzato quando si è svegliato.” Commentò Ted, ignorando la seconda occhiataccia della donna accanto a lui. “Non so se ci abbia riconosciuto, ma sicuramente era convinto di essere in pericolo. Io lo stavo solo esaminando –sono un Guaritore, sapete- ma si deve essere sentito aggredito in qualche modo…”
“Ma non doveva essere morto? E soprattutto, non è mica un Mangiamorte? Mamma, perché non lo avete consegnato al Ministero? O al San Mungo…”
“Non possiamo.” Rispose Ted al posto della donna. “Tralasciando che dovremmo spiegare dove lo hanno trovato, e quindi rivelare informazioni riguardante l’Ordine, Regulus, il suo corpo, è…” L’uomo si bloccò, incerto su come continuare. “…e reagisce come un animale ferito e braccato. E’ realmente aggressivo…”
“Non reagirebbe così, se me lo lasciaste vedere.” Harry si voltò verso la voce: Sirius era appoggiato contro lo stipite della porta, le braccia incrociate. “Molly, i gemelli hanno fatto esplodere il covo di folletti dentro la credenza del soggiorno. Credo che dovresti andare a dare un’occhiata.”
Era evidente che la signora Weasley volesse rimanere lì per controllare quante informazioni i due uomini dessero a Harry e Ron, ma un forte rumore sicuramente la convinse che prevenire l’esplosione dell’intera casa fosse la cosa migliore.
“Senza offesa, Sirius…” Commentò Ted, mentre la donna si affrettava a uscire. “Ma da quel che so, tu e Regulus non siete mai andati molto d’accordo e non vi siete lasciati in maniera molto pacifica…”
“Sono comunque una faccia conosciuta.” Sirius si sedette al posto di Molly, praticamente accasciandosi sulla sedia. “E se vorrà saltarmi addosso, almeno sarà perché mi riconosce, e non per l’esatto opposto.”
“Sirius… uh… è tutto okay?” Chiese Harry. Lui si lasciò sfuggire una risata priva di allegria.
“Ma certo!” Sbottò. “Mio fratello è solo tornato dalla tomba, roba da tutti i giorni in fondo.” L’uomo poggiò i gomiti sul tavolo, portandosi le mani a massaggiarsi le tempie. “Scusa, Harry. E’ solo… è stata una lunga notte.”
“Perché non te lo lasciano vedere? Se è tuo fratello-“
“All’inizio, perché avrei ‘reagito inadeguatamente’” Sirius sbuffò. “Sto ancora cercando di capire cosa possa voler dire. Adesso perché, testuali parole, ‘il ragazzo ha bisogno di stabilità emotiva per evitare altri spiacevoli incidenti’… “
“Beh, sono ordini di Silente.” Commentò Ted.
“E’ probabilmente convinto che visto che Regulus non ha risposto alle sue domande e gli ha praticamente ringhiato contro, allora farebbe lo stesso con me-“
“Un momento!” Lo interruppe Harry. “Silente è stato qui?” Ted annuì.
“Questa mattina presto, qualche ora dopo il risveglio di Regulus.” Confermò. “Ha cercato di interrogarlo, ma ha ottenuto solo silenzio. In effetti abbiamo ottenuto tutti silenzio, visto che non ha ancora aperto bocca…”
A quelle parole, Harry sentì il morale cadergli a terra. Aveva tante domande da fare a Silente, sull’Udienza in arrivo, sul perché lo avesse tenuto all’oscuro per tutta l’estate. Non si era nemmeno fermato per un attimo? Il ragazzo strinse i pugni, nervoso. A quanto pare, doveva rimandare le spiegazioni ancora per un po’.
“Beh, credo proprio che voi altri dobbiate fare colazione e pensare ad altro. Non sia mai che sappiate troppo, Molly potrebbe cominciare a guardarci tutti male e a minacciarci con un mestolo.” Disse Sirius, chiudendo definitivamente il discorso.



Il via vai nella stanza di Regulus, che a quanto pare era proprio la sua ex-cameretta, era aumentato. La casa era piena di membri dell’Ordine, sia conosciuti che sconosciuti ad Harry. Verso ora di pranzo, Tonks entrò nella stanza insieme a suo padre, facendo l’occhiolino a Harry mentre passava nel corridoio. Lupin aveva dei cerotti sulle braccia e sul volto, rendendo per via delle sue già presenti cicatrici poca la pelle sana rimasta alla vista, ed era intento a cercare di distrarre un nervoso Sirius in tutti i modi possibili.
“La mamma non è contenta.” Mormorò Fred ad un certo punto, abbassando la voce per non farsi sentire. “L’abbiamo sentita urlare contro papà e Kingsley. A quanto pare ha paura che il fratello di Sirius possa in qualche modo uscire dalla stanza, superare tutti i membri dell’Ordine compresi gli Auror e attaccarci durante la notte. Papà le ha risposto che al momento dubitano che quello voglia addirittura uscire da dietro il letto. Ha anche rifiutato tutto il cibo.”
“Beh, non ha tutti i torti.” Commentò Hermione. “Non credo che riuscirebbe a superare gli adulti, ma è comunque un Mangiamorte, no? Anche se siamo al sicuro, è evidente il perché sia così nervosa. Abbiamo il nemico in casa.”
Ginny scosse la testa. “Io credo che sia solo molto spaventato.” Disse. “Avrebbe già provato a scappare, altrimenti. Invece si sta solo difendendo quando gli si avvicinano. Come un cane ferito.”
La cosa peggiore di tutte era Kreacher. Aveva ovviamente scoperto che cosa stesse accadendo e continuava a cercare di entrare nella stanza di Regulus. Secondo Hermione avrebbe potuto tranquillamente farlo, ma Sirius gli aveva espressamente ordinato di non andare da Regulus e l’elfo domestico si lamentava molto di più, senza neanche premurarsi di tenere bassa la voce. Si aggirava nel corridoio davanti alla porta come un’anima in pena, stringendo al petto uno dei tanti cimeli dei Black che Harry pensava di aver buttato- a quanto pare, doveva aver recuperato quel vecchio medaglione dalla spazzatura.
Nonostante cercassero di ottenere più informazioni possibili, nessuno si fece sfuggire qualcosa su dove avessero trovato Regulus. Rimanevano in silenzio, cambiando argomento o dicendo loro direttamente in faccia di pensare ad altro perché erano affari dell’Ordine.
Quella notte Harry dormì a fatica, forse per il russare di Ron, al quale però normalmente era abituato. Di ritorno dal bagno incrociò Hermione, intenta a fissare la porta di Regulus. Dedalus Lux dormiva alla grossa sullo sgabello sul quale avrebbe dovuto fare la guardia.
“Sai…” Sussurrò Hermione notandolo. “Pensi che stia dormendo?” Harry fece spallucce, mentre Hermione continuava.
“E’ solo che… è strano, no? Nonostante sia il fratello di Sirius, è un Mangiamorte. Qualsiasi altra persona normale lo avrebbe mandato al Ministero: non è difficile inventare una scusa per come sia stato catturato. Non capisco perché Silente lo tenga qui.”
Harry rimase in silenzio per un po’, fissando i caratteri che, sulla porta, formavano il nome completo del fratello di Sirius.
“Io entro.” Disse, alla fine.
“Cosa?! No, Harry, non se ne parla-“
“Tu guarda solo la porta, okay? Se non torno entro un quarto d’ora, chiama gli altri.” Prima che la ragazza potesse protestare, Harry tirò fuori la bacchetta. “Alohomora.” Sussurrò, e quando sentì la serratura scattare si infilò velocemente dentro la stanza, chiudendosi la porta dietro all’istante.
Si aspettava di trovarsi di fronte un adulto, intento a dormire, o a camminare per la stanza in preda al nervosismo. Forse lo avrebbe guardato male, forse gli sarebbe saltato addosso per prendergli la bacchetta.
Si sbagliava.
Regulus era il fratello minore di Sirius: da quello che sapeva aveva frequentato l’anno successivo al suo ad Hogwarts. Avrebbe dovuto avere all’incirca la sua età.
Invece davanti ad Harry, accucciato contro la parete della stanza più distante dalla porta, c’era un ragazzo. Poteva avere massimo vent’anni, o passare addirittura per un adolescente. I suoi capelli neri, lunghi fino a metà del collo, erano scompigliati, spettinati. Regulus Black si abbracciava le ginocchia, quasi a volersi schermare da tutto e da tutti. Con orrore, Harry notò all’altezza della spalla destra quella che sembrava una grossa cicatrice proveniente, sicuramente, da dei vecchi punti, come se quel braccio fosse stato attaccato e collegato al corpo in totale stile Frankenstein.
Quando Regulus alzò lo sguardo per guardarlo, Harry poté notare che il suo volto era pieno di lentiggini e di piccole cicatrici: una sulle labbra spiccava su tutte. Sul collo c’erano grossi lividi, vecchi forse di anni o di giorni. I suoi occhi grigi rabbiosi si posarono sul suo volto e assunsero una sfumatura di completa confusione.
Harry rimase immobile, quasi congelato sul posto. Non sapeva se parlare, avanzare, o uscire semplicemente dalla stanza. Stava per aprire la bocca quando Regulus lo precedette.
“Potter?” Biascicò, la voce roca di chi non parlava da tempo. Appariva completamente confuso: i suoi occhi gli esaminarono il viso, per poi posarsi sui suoi. “No…” Mormorò, piegando la testa di lato.
“No… non sono James Potter.” Specificò Harry, capendo. “Sono suo figlio, Harry.”
“Harry…” Ripeté, tentativamente, Regulus, mentre la sua espressione cambiava nuovamente in una più comprensiva. “Harry Potter.”
Lui annuì, poggiato contro la porta. Aspettò che Regulus fece un’altra mossa, ma il ragazzo rimase in silenzio, accucciandosi di più. “Tu sei Regulus, vero?”
Lui lo ignorò.
“Gli altri hanno detto che non hai mai parlato.” Incalzò. “Ma lo hai appena fatto, adesso.”
Regulus fece spallucce. “Sì.”
“Perché non hai risposto agli altri? A Silente?”
A quel nome, Regulus si lasciò sfuggire uno sbuffo misto ad una risata, identico a quello di Sirius. Non era solo l’aspetto fisico a far capire che i due erano fratelli. “Ero… perplesso.” Disse, per poi schiarirsi la gola.
“Da me?”
“No. James.” Regulus annuì. “Ma… sì. Non sei lui, quindi… da te.”
Calò un silenzio piuttosto imbarazzante. Harry si guardò più volte la punta delle scarpe, lanciando delle occhiate ogni tanto al ragazzo.
“Hai sconfitto Voldemort.” Mormorò Regulus ad un certo punto, e Harry alzò lo sguardo, perplesso.
“Sai chi sono?” Il ragazzo annuì. “Sei… arrabbiato?”
Regulus piegò la testa di lato, confuso.
“Eri un Mangiamorte.”
“Ho lasciato.” Sussurrò lui, voltando lo sguardo. Harry lo seguì, notando per la prima volta i numerosi ritagli di giornale appesi ai muri. Tutti sembravano riguardare Voldemort ed i suoi attacchi.
“Sirius ha detto che eri spaventato.”
A quelle parole, Regulus sembrò irrigidirsi. Assottigliò gli occhi e, per un attimo, Harry temette di doversi difendere da un attacco. Invece, il ragazzo indietreggiò di qualche centimetro, stringendo i pugni.
Bugiardo.” Sibilò, andando poi a distogliere lo sguardo, e a giocherellare con il suo vestito.
“Perché?” Chiese Harry, confuso. L’altro non alzò nemmeno lo sguardo.
“Morto.” Rispose. “Sirius. Ad Azkaban.”
“Cosa? No!” Esclamò Harry. “E’ vivo. E’ in questa casa, al momento.”
“Bugiardi.” Continuò a sibilare lui. “Tutti quanti.”
“E’ qui. E’ evaso da Azkaban due anni fa.”
Regulus continuò a ignorarlo.
“Mi crederesti, se lo portassi qui?”
A quelle parole, l’altro alzò lievemente lo sguardo per lanciargli un’indecifrabile occhiata.
“Io… tornerò.” Disse Harry, per poi affrettarsi ad uscire dalla stanza. Mentre si chiudeva la porta alle spalle, incrociò lo sguardo di Hermione, piuttosto sulle spine.
“Harry!” Sibilò lei, ancora attenta a non far svegliare Dedalus Lux. “Sei stato via tantissimo tempo! Che cosa è-“
“Devo andare da Sirius.” La interruppe lui. “Subito.”

     


                     





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