FanFiction Romantico M/F | Chiedimi di restare di Lollypop90 | FanFiction Zone

 

  Chiedimi di restare

         

 

  

  

  

  

Chiedimi di restare   (Letta 99 volte)

di Lollypop90 

1 capitolo (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Storie originaliRomantico M/F

Genere:

Romantico - Drammatico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

                

  


  

 Prologo 

 


  

Sospiro pesantemente quando sento frantumarsi il secondo bicchiere nel giro di dieci minuti.
Poggio le mani sul lucido legno della mia scrivania, faccio leva sulle braccia e mi alzo, per poi avvicinarmi alla porta che ho accostato mezz'ora fa, quando sono tornata dal supermercato.
È un modo per tenere sotto controllo quello che combina in casa, ma è anche un modo per isolarmi e cercare di vivere, almeno nei miei pensieri, la vita perfetta che ho sempre sognato.
Due genitori normali, una vita normale e soprattutto i sogni realizzati.
Purtroppo lo spettacolo che mi si para davanti gli occhi quando arrivo sulla soglia della cucina, mi fa piombare nella cruda realtà che è la mia misera vita.
Mia madre che cerca di raccogliere i cocci del bicchiere con le mani nude.
"Non devi raccoglierli così. Finirai per farti male" alzo una mano verso di lei, indicando il pavimento, mentre la mia voce risuona flebile tra queste mura che tante volte hanno sentito solo urla.
"Non trovo la scopa" sussurra senza alzare la testa.
Mi irrigidisco quando sento il timbro della sua voce.
È trascinato, come se facesse fatica anche solo respirare.
"Mamma guardami" so benissimo che non mi darà retta e da brava codarda continuerà a tenere basso lo sguardo come un cane bastonato.
"Sei di nuovo ubriaca" sospiro con dolore queste parole e il mio cuore si stringe in una morsa dolorosa, soprattutto quando alza lo sguardo verso di me e scopro i suoi occhi rossi, come se fossero iniettati di sangue.
"Non sono ubriaca. Ho solo bevuto un bicchiere per stendere i nervi. Stavo pulendo e mi sono caduti dalle mani" la sua voce si alza di qualche tono, ma resta comunque piegata a raccogliere i cocci da terra. Sospiro e le volto le spalle per ritornare in camera mia, quando la sua voce mi arriva come una frustata sulla pelle nuda. Brucia da morire e fa un male cane, così come bruciano le lacrime che cerco di trattenere.
"Ho bisogno di soldi... devo... devo comprare dei farmaci" incespica nelle parole e io rimango ferma immobile, senza riuscire a guardarla in faccia. Come posso continuare a vivere in questo modo? A quanto pare ha già finito i soldi che le ho lascito due giorni fa sul ripiano della cucina. Sospiro di nuovo e raggiungo la mia camera, prendo le chiavi di casa e la borsa a tracolla. Esco e chiudo la porta, prima di tirar la chiave e metterla in borsa. Prendo il portafogli e afferro una banconota da 100 dollari, per poi metterla nella tasca posteriore dei jeans. Cerco di ricompormi e ritorno in cucina, dove l'ombra di quella che un tempo era mia madre, sta ancora tentando di raccogliere i bicchieri rotti.
"Che fine hanno fatto i soldi che ti ho lasciato due giorni fa?" le chiedo, assumendo un tono adirato, ma sono solo stanca.
Di questa vita.
Di questa famiglia.
Perfino di lei.
"Io... ho comprato... si, ho comprato alcune cose al supermercato" balbetta mentre si alza in piedi e si stringe le mani tra di esse, tenendo lo sguardo basso; è il tipico atteggiamento fanciullesco di chi è stato colto con le mani nel sacco. Peccato che lei non sia più una ragazzina e io non sono un'idiota.
"Cazzata. Al supermercato ci vado io ogni sabato e ci sono andata oggi. Ti sei fatta di nuovo vero?" le chiedo a bruciapelo. È inutile che io ci giri intorno. Lo vedo dal suo atteggiamento e dai suoi occhi che sembrano spiritati.
"No! Non ho fatto nulla!" esclama alzando la voce e io mi passo le mani sul viso, per poi finire nei capelli e tirarli indietro.
"Tu mi porterai alla rovina" sussurro più a me stessa che a lei.
"Non ho fatto nulla! Perché devi farmi passare per la pecora nera!" questa volta il suo è un vero strillo e io la fulmino con lo sguardo, sentendo la rabbia montarmi in corpo.
"Ma ti sei vista! Hai gli occhi che sembri un demonio!" urlo anche io, perdendo la buona educazione e tutto il rispetto che la parola 'mamma' ha sempre portato con sé. Ormai per me vale meno di zero e lei ogni giorno, con il suo comportamento, abbassa sempre di più quella percentuale. Scoppia a piangere, coprendosi il viso con le mani e torna a crollare sulle ginocchia, mentre io sento il cuore stringersi in una morsa, il suo dolore mi rimbalza addosso, come una pallina da ping pong e ritorna su di lei, senza neanche scalfirmi. Infilo la mano in tasca, tiro fuori i soldi e glieli getto per terra, accanto le sue ginocchia, come se mi facesse schifo anche toccarla.
"Prendili. Così avrai la coscienza pulita per avermi prosciugato, per l'ennesima volta, tutto lo stipendio in meno di dieci giorni" le dico sprezzante e senza un minimo di pietà. Piange ancora più forte di fronte alle mie parole, ma afferra quasi subito i soldi che le ho gettato addosso. Scuoto la testa sconfitta e le volto le spalle, con l'intenzione di uscire il prima possibile da questa casa. Mancano ore per andare a lavoro, ma non posso star vicino a lei. Per un attimo ho sperato che lasciasse li quei soldi e mi chiedesse scusa. Che si decidesse a cambiar vita.
Che chiedesse aiuto.
Invece niente; rimarrà sempre la stessa.
"Kimberly, non lasciarmi!" urla alle mie spalle, con voce rotta dal pianto. Arrivo alla porta principale, la apro e velocemente la chiudo alle mie spalle, per poi poggiarle sul legno freddo. Chiudo per un attimo gli occhi e un singhiozzo lascia le mie labbra, coprendole quasi subito per non farmi sentire.
"Dio perdonami" sussurro, cercando di cacciare indietro le lacrime.
Inutilmente. Cominciano a scendere lungo le guance, scavandomi l'anima e lasciandola lacerata. Esposta e vulnerabile. Così da essere colpita meglio da colei che dovrebbe amarmi e proteggermi come nessuno potrebbe fare e invece è il mio primo carnefice. Passo le mani sulle guance per cercare di darmi un contegno, senza grandi risultati. Mi stacco dalla porta e mi avvio alla fermata del pullman a passo lento e testa bassa, mentre cerco nella mia borsa gli auricolari. Mi blocco sui miei stessi passi quando fra le mani spunta una banconota da cento dollari. Devono essere quelli che avevo nascosto ieri per non rischiare di farli trovare a mia madre, se le fosse venuta la brillante idea di rovistare tra le mie cose. Alzo la testa e guardo con occhi ancora pieni di lacrime la fermata dell'autobus e poi il rivenditore a pochi metri di distanza. Dovrei cambiare questi soldi per poter acquistare i biglietti e poter raggiungere il lavoro. Sospiro e afferro i soldi, nascondendoli nella tasca interna della borsa. Poi prendo gli auricolari e li collego al mio telefono, dove faccio partire la mia playlist e poi giro i tacchi e mi volto, cominciando a marciare nella direzione opposta. Di solito con l'autobus ci metto circa dieci minuti ad arrivare, incluso il traffico, ma a piedi ci metterò una buona mezz'ora. Non posso fare altrimenti, se voglio mettere da parte i soldi insieme agli altri.

     


                       





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