FanFiction Romantico M/F | Fuga in bianco di unika | FanFiction Zone

 

  Fuga in bianco

         

 

  

  

  

  

Fuga in bianco ●●●●● (Letta 1078 volte)

di unika 

15 capitoli (conclusa) - 4 commenti - 2 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Storie originaliRomantico M/F

Genere:

Drammatico - Romantico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Gladys Hall - Eisuke Lee

Coppie:

Gladys Hall/Eisuke Lee (Tipo di coppia «Het»)

 

 

                

  


  

 Cap.5 Addio 

-coma?!- mi allarmai. Serenity annuì mestamente e io sentii la terra cedere sotto di me. -mio figlio ha tentato di togliersi la vita perché tu lo hai mollato all'altare!- mi accusò ancora la donna facendo girare tutti i presenti verso di noi.


  

Cap.5 Addio

-accidenti non ho le chiavi!- esclamai una volta arrivata davanti al portone del palazzo. -prova a citofonare ai vicini, ti conoscono dovrebbero aprirti senza problemi- mi suggerì Hei intanto che mi veniva incontro. Che stupida, mi stavo già dando per vinta. -hai ragione, provo con la signora Thompson- citofonai e infilandomi le mani intasca sperai che la mia vicina non stesse dormendo ed avesse l'apparecchio acustico acceso. Certe volte scattava il suo antifurto e lei non se ne accorgeva perché l'apparecchio acustico era spento. -si, chi è?- chiese una voce rauca. Ma quando smetterà di fumare? -signora Thompson sono Gladys la vicina. Mi scusi se la disturbo, ma ho dimenticato le chiavi del portone, me lo potrebbe aprire lei?- le chiesi con voce abbastanza alta per farmi capire. -oh Gladys ma oggi non ti dovevi sposare?- mi chiese lei preoccupata. Alzai gli occhi al cielo e feci un respiro profondo. -si... Ma ora potrebbe aprirmi il portone?- ripetei speranzosa. Non sentii più nulla e mi guardai intorno confusa, dopo poco però si aprì il portone e sorrisi sollevata. -ce l'abbiam fatta- -ma le chiavi per entrare in casa?- mi fece notare Hei intanto che salivamo le scale. -tranquilla c'è il mazzo di riserva- la rassicurai. Una volta arrivate al secondo piano mi chinai sul vaso di ceramica e tolsi una piccola parte che era rotta e vi estrassi le chiavi. -ingegnosa, hai reso meno banale il solito nascondiglio del vaso- si complimentò lei intanto che cercavo la chiave giusta. -non è stata una mia idea. Fosse stato per me avrei fatto il solito vaso, ma John... John ha escogitato questo trucchetto e ha fatto bene- ammisi leggermente a disagio. Quando finalmente aprii la porta un odore sgradevole invase le miei narici. -oddio no- mormorai riconoscendo l'odore del gas. Corsi in cucina e vidi i fornelli spenti, ma che emanavano gas ed il forno aperto. John coricato a terra privo di sensi. Corsi ad aprire le finestre spalancandole e chiusi il gas. -Hei chiama un ambulanza!- esclamai agitata. Mi chinai vicino a John e provai a scuoterlo appena ma nulla. Hei intanto stava parlando al telefono preoccupata con un dottore. -preparo la valigia intanto che aspettiamo l'ambulanza- mormorai un po' scossa. Quando arrivai nella camera che condividevo con John trovai tutte le nostre foto sparse sul grande letto matrimoniale. Disfai la valigia del teorico viaggio di nozze e la riempii con tutte le cose che sarebbero servite in questi tre mesi: vestiti, cosmetici, libri, telefono, computer ecc. ecc. Quando diedi una seconda occhiata alle foto, mi bloccai nel vedere quella del giorno del parto al centro. È l'unica foto con il mio Angelo. Ero ancora in sala parto ed una dottoressa ci aveva scattato una foto, io, il bambino e John. La presi e la baciai, subito dopo la infilai nella valigia e mi recai in sala dove nel frattempo era arrivata l'ambulanza. -mi sa dire cos'è successo signorina- mi chiese un uomo. Annuii appena gli spiegai quello che avevo visto da quando ero entrata. Quando però mi chiesero chi fossi per John risposi. -un'amica- Hei mi aveva guardata preoccupata e io quando mi avevano chiesto se conoscevo i familiari del ragazzo mi sono subito data disponibile ad avvertire la famiglia. Una volta rimaste sole sono caduta sul divano con le mani a coprirmi il volto. Hei mi stava a fianco preoccupata ma anche lei in silenzio. -devo chiamare Serenity- mormorai prendendo il telefono con le mani tremanti. -chi è Serenity?- chiese Hei curiosa. -la sorella di John- mormorai. Le dita mi tremavano e non riuscivo ne a comporre il numero che a schiacciare il giusto nome in rubrica -faccio io- Hei mi prese il telefono di mano con gesti rapidi fece partire la telefona e me lo restituì. Uno, due, tre... i bip del telefono continuavano e proprio quando credevo che sarebbe partita la segreteria telefonica rispose. -Gladys?- non c'era traccia di rancore, disprezzo o altro, solo preoccupazione. -Serenity ti devo- mi interruppe subito, ma quasi non riconosco la sua voce. -John mi ha detto perché te ne sei andata e di Zowie... mi dispiace e so che ti senti tradita ma- Si stava scusando e mortificata mi chiedeva di ritornare con lui. -Serenity John è in ospedale!- dissi tutto d'un fiato. Dall'altra parte del telefono sentii solo silenzio e mi preoccupai ancora di più. -cosa stai dicendo Gladys???- mi chiese con la voce tremante. -dopo essermene andata dalla chiesa ho incontrato dei vecchi amici dei miei genitori che mi hanno proposto di passare un po’ di tempo con loro... ho accettato e allora sono venuta nell'appartamento che condividevo con John, però quando sono entrata c'era puzza di gas- Hei mi porse un fazzoletto e solo in quel momento mi resi conto che stavo piangendo. -oh mio dio dimmi che non è morto, ti prego dimmi che sta bene Gladys- la sentii supplicarmi con la voce piena di angoscia. -non lo Sere... ho subito spento tutto, aperto le finestre e chiamato l'ambulanza. L'unica cosa che mi hanno detto i medici è che non è grave, credo abbiano menzionato anche un colpo alla testa, ma proprio non lo so- -non sei in ospedale?- era perplessa. -no, non ce l'ho fatta ad andare. È anche per questo che ti sto chiamando, vai in ospedale e avverti i tuoi genitori- la scongiurai. Io lo amo e anche se mi ha tradita non posso dimenticare tutto quello che c'è stato fra noi in un battito di ciglia. -ok, grazie. Vuoi che tenga aggiornata poi?- mi chiese titubante. -si ma non dirlo a nessuno, nemmeno a lui- mi raccomandai. -ok, allora ti chiamo appena si saprà qualcosa. Ciao Gladys- mi salutò poco prima di mettere giù. Chiusi la telefonata e feci parecchi respiri profondi. -ho le valige di la- mormorai non appena me la sentii di alzarmi in piedi. Hei mi seguì sino la camera e rimase perplessa da tutte le foto sparse sul letto. Frettolosamente le raccolsi tutte e le riposi nella scatola dove di solito stavano. - hai un figlio?- mi chiese Hei perplessa. Mi voltai di scatto sorpresa e la vidi osservare una gigantografia che ritraeva John mentre baciava il mio pancione di otto mesi. Vicino c'era una lettera. -è morto pochi giorni dopo la nascita- mormorai prendendo la lettera fra le mani ed aprendola.

Gladys amore mio ti prego perdonami. Ti amo con tutto me stesso e senza di te non potrò mai vivere. So di aver sbagliato a non dirti di quell'unica volta tra me Zowie, ma ti prego torna da me. Soffro per il nostro Angelo e vorrei presto un bambino tutto nostro che possa colmare questo vuoto straziante che so continua a lacerarti. Ho commesso un errore e me ne prenderò ogni responsabilità. Non so vedere un futuro senza di te perché non c'è e se non c'è non ha senso che io viva.
Tuo per sempre John XXX


-i-io devo andare in ospedale!- esclamai agitata prendendo al volo le chiavi della mia macchina. -e le valige?- mi urlò dietro Hei. -non lo so. So solo che devo andare in ospedale, scusami- esclamai angosciata. Corsi giù per le scale e per poco non caddi cercando di fare il prima possibile per arrivare in fretta in ospedale e non fare un incidente. Ci basta già John in una situazione critica, non è il caso che mi aggiunga pure io. Arrivata in ospedale mi sorpresi di incontrare Serenity all'ingresso. -Gladys? Cosa ci fai qui?- mi chiese sorpresa abbracciandomi di slancio. -mi ha lasciato una lettera dove diceva che voleva scusarsi, che voleva davvero un figlio da me, sposarsi e che se non stava con me non aveva senso di vivere- balbettai fra le lacrime. -Dio Gladys, mio fratello è pazzo. Come può vedere il suicidio come possibile via da intraprendere? Lui ti ama tanto e tu sei una sorella per me, non voglio che nessuno dei due soffra- mormorò accarezzandomi la schiena. -e tu cosa ci fai qui?! È colpa tua se mio figlio è in coma!- La voce della madre di John e Serenity mi fece sobbalzare. La donna mi stava puntando un dito contro accusandomi. -coma?!- mi allarmai. Serenity annuì mestamente e io sentii la terra cedere sotto di me. -mio figlio ha tentato di togliersi la vita perché tu lo hai mollato all'altare!- mi accusò ancora la donna facendo girare tutti i presenti verso di noi. Scossi il capo incapace di parlare. -mamma piantala! Gladys ha avuto le sue buone ragioni per farlo, anzi ha ancora avuto ragione- mi difese Serenity. -tuo fratello è su un letto d'ospedale e tu la difendi ancora- si offese sua madre. -mi ha tradita- mormorai. La madre di John mi guardò da prima sconvolta poi schifata. -mio figlio non farebbe mai una cosa simile- mi sputò contro indignata. -è suo il figlio di mia sorella- dissi prima di girarmi ed andarmene via una volta per tutte. Sono venuta sin qui perché amo John e perché in quella lettera mi ha donato il suo cuore. Ma non riusciremo mai più a stare insieme se la mia e la sua famiglia per prime ci remeranno contro. Addio John, spero che ti riprenda presto e che tu possa essere un buon padre anche se non lo sarai mai per Angelo.

     


                       





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