FanFiction The 100 | May We Meet Again { THE 100 CLEXA AU} di Freikdreina | FanFiction Zone

 

  May We Meet Again { THE 100 CLEXA AU}

         

 

  

  

  

  

May We Meet Again { THE 100 CLEXA AU}   (Letta 652 volte)

di Freikdreina 

3 capitoli (in corso) - 0 commenti - 1 seguace - Per tutti

    

 

Sezione:

Serie TVThe 100

Genere:

Angst - Drammatico - Romantico - Tragedia - Soprannaturale

Annotazioni:

AU

Protagonisti:

Lexa Kom Trikru - Clarke Griffin - Finn Collins

Coppie:

Lexa Kom Trikru/Clarke Griffin (Tipo di coppia «FemSlash»)

 

 

              

  


  

 {Prologo} ❝Death is not the End ❞ 

 


  

''Mi chiamo Lexa, Lexa Komtrikru. Ho 20 anni e sono al terzo anno di studio nella Grounders University. Si tratta della più grande e prestigiosa università di tutta Los Angeles. Ci sono due modi per entrare lì dentro: pagare una cifra astronomica, o essere la migliore. E con ''la migliore'', intendo la migliore di tutte le classi. Sempre. Tutti gli anni. Dalle elementari, alle medie, fino al diploma. E poi superare l'esame finale, il più difficile di tutto il paese, per avere una speranza di entrare. Io ho lasciato casa da ormai due anni, e mi mantengo con lavori casuali. Secondo voi, come ci sono entrata? Esatto. Ho lavorato duro, veramente duro. Dalle elementari in poi, ho sacrificato tutto per lo studio. E ce l'ho fatta, eccome se ce l'ho fatta. Come se non bastasse, sono anche diventata quarterback, in una squadra di football americano maschile. ''I Grounders'', la squadra fortissima di questa prestigiosa università. Il coach , quando mi sono presentata la prima volta alle selezioni, mi ha riso in faccia per la mia corporatura esile e minuta. Ma ha deciso comunque di farmi provare, per citare lui : -- Così voi femminucce capirete una volta per tutte che se volete arrivare da qualche parte nella vita non vi resta che fare le cheerleader ed aprire le gambe al quarterback di turno, e non prendersi il suo posto, che non potrete mai meritare.Ovviamente, è stato prima di vedermi giocare. Ho un fratello maschio, Bellamy. Beh, in effetti, più che fratello è fratellastro. Quando ero bambina, ero un vero e proprio maschiaccio .Non ne ho mai voluto sapere di abitini rosa e bambole. In nessun modo ho mai lontanamente desiderato di starmene lì seduta a gratificare lo scintillante cavaliere di turno che mi aveva eroicamente salvato prendendosi tutta la gloria al posto mio. Volevo essere lo io lo scintillante cavaliere che salvava sé stesso, e poi le altre persone. E lo sono diventata. Bellamy mi ha insegnato tutto sul football.Ho lavorato giorni e giorni per arrivare a conoscere perfettamente il gioco. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana. E ce l'ho fatta. Per tre anni di fila, i Grounders, con me , una donna dalla corporatura inadatta a questo sport, hanno vinto ogni competizione. Anche i campioni imbattuti, sono caduti sotto le nostre tattiche. Sono arrivata al punto più alto, alla vetta, a sedermi sul trono. Tutti mi rispettano, e tutti mi adorano. Sono il loro eroe, nonché la migliore in ogni corso che frequento. Sapete, vorrei dirvi che l'ho fatto per me. Vorrei dirvi che l'ho fatto per orgoglio,per riscattare me stessa. Che l'ho fatto per manie di grandezza. Ma la verità, è che l'ho fatto per amore. Dopotutto, cos'è un cavaliere scintillante senza la sua principessa del cuore? Non un vero cavaliere. Ma io lo sono, ed ho una principessa. Clarke Griffin ,dai capelli dorati e dai grandi occhi azzurri. Sembrerà un cliché, ma Clarke non è la solita ''bionda''. Clarke è una principessa guerriera, che mischia dolcezza e forza in un modo che riesce ad attrarti più di una calamita. Ed è ciò che è successo a me, veramente, completamente, e profondamente. Dal primo giorno in cui i miei occhi verde foglia hanno incrociato i suoi occhi azzurro cielo, in prima elementare. Clarke è figlia di un importante medico e di un grande ingegnere. Sapevo che non potevo permettermi i prezzi di quelle scuole. L'unica cosa che avrei potuto e dovuto fare era impegnarmi sacrificando qualsiasi cosa per la mia causa. E quando mi sentivo di mollare, il sorriso di Clarke, sebbene lo potessi ammirare solo da lontano, mi spingeva a provarci con più perseveranza. Ho aspettato tanto tempo che tu venissi da me, Clarke. Ed ora eccoti qui. Vorrei fissare i miei occhi verde foglia nei tuoi occhi azzurro cielo nuovamente, per rubarti un bacio da togliere il fiato che dica tutto ciò che non sono riuscita a dirti in tempo. Forse ci hai messo troppo tempo, ma ora sei qui Clarke. Non sai quanto ne sono felice. Non sai quanto ti amo. Te l'avrei detto, lo giuro...se solo avessi avuto il tempo di raggiungerti. Dio, sei così bella. Sei la creatura più perfetta della terra. Clarke? Che fai? Piangi? No. Non farlo, per favore. Smettila di piangere. Non fare quella faccia dispiaciuta. Non essere dispiaciuta, sono contenta. No, non dirlo. Non dire --Povera Lexa, era così giovane, aveva tutta la vita davanti. Non osare, Clarke Griffin. Vederti così mi spezza il cuore. Sai, sei la prima cosa del mondo che mi sono lasciata alle spalle, l'unica che avrei voluto vedere. Non volevo altro che tu venissi da me. L'ho voluto dalla prima volta che i miei occhi verde foglia hanno incontrato i tuoi occhi color cielo, e fino all'ultima in cui i miei occhi verde foglia hanno perso i tuoi color cielo chiudendosi per sempre. No, che fai? Non te ne andare Clarke. Resta con me. Sono qui. Non mi senti? Sono qui. Maledizione, sto urlando come una dannata, perché non mi senti? Resta qui Clarke...ti prego...resta qui...''

Clarke Griffin tirò su col naso. I suoi occhi erano pieni di lacrime. Povera Lexa, era così giovane.Aveva tutta la vita davanti. A Clarke non sembrava quasi vero che quella ragazza fosse morta.Una ragazza tanto bella, talentuosa, forte. Era sempre stata un esempio per lei. Era sempre stata lì.Erano sempre state vicine di casa, nella stessa classe, frequentavano gli stessi ambienti.Eppure la coincidenza aveva voluto che si parlassero solo una volta nella vita, la notte in cui Lexa era morta .La bionda scosse la testa. Perché piangeva? Non la conosceva nemmeno, si può dire.Ma a quella festa, la festa di compleanno della sorella minore di Lexa, qualcosa era accaduto tra loro. Ricordava il modo con cui Lexa aveva attaccato bottone con lei, così originale e buffo.Clarke era in apprensione, quella sera. Finn, il ragazzo con cui usciva e che ora era il suo fidanzato, continuava a ritardare. Improvvisamente, la castana si era avvicinata a lei come un'ombra, facendola sobbalzare. Era rimasta accanto a lei, senza dire una parola, senza nemmeno guardarla.Ma qualcosa, aveva attirato lo sguardo di Clarke su di lei come un magnete fa col metallo. Clarke si era messa a fissarla, senza nemmeno rendersene conto. Dopo qualche secondo, Lexa si era avvicinata alla torta di mele sul tavolo, e ne aveva tagliata una fetta sostenendo lo sguardo di Clarke. Era rimasta come rapita da quella ragazza, come sotto effetto di qualche sorta di incantesimo. Poi, con assoluta nonchalance, Lexa aveva canticchiato un pezzo di una canzone divertente, detta ''fat girl anthem''. Era una canzoncina virale, su cui la metà delle marticole del campus aveva già fatto almeno un dubsmash. Lexa aveva detto ''Why you staring at me bitch, go get my apple pie!'' e aveva alzato il piatto con sopra appoggiata la fetta di torta, trattenendo una risata. Inizialmente Clarke aveva aggrottato le sopracciglia, in confusione. Ma poi era scoppiata a ridere. ''Lexa Komtrikru'' aveva detto allegramente, mentre l'ansia di prima lasciava spazio ad una specie di emozione indefinita. ''La tua fama ti precede'' aveva ribattuto Clarke . In tutto quel tempo, gli occhi delle due erano rimasti inchiodati gli uni agli altri, come uniti da un legame invisibile. ''Clarke Griffin'' aveva esclamato lei con lo stesso tono. ''Anche le tue capacità infermieristiche''. Clarke aveva spontaneamente sorriso, compiaciuta. Nessuno prendeva troppo sul serio il suo volontariato all'infermeria del campus, era la prima volta che qualcuno si complimentava con lei.Dopodiché erano finite sul retro, a dondolarsi sull'amaca sedute una al fianco dell'altra, ridendo.Clarke aveva scoperto che Lexa era anche una bravissima cuoca oltre ad un'eccellente studentessa e al quarterback migliore di sempre. ''Ma ce l'hai un difetto, tu?'' le aveva chiesto, ridendo.In quel momento, avevano smesso di parlare. Clarke giurava di aver visto una scintilla negli occhi di Lexa. E poi stava per succedere l'imprevisto. I loro visi si stavano avvicinando, le loro labbra si stavano per sfiorare e poi...''-- Ehy, Clarke!'' una voce fuori campo aveva fatto sobbalzare Clarke, causandole una caduta improvvisa dall'amaca. Era Finn. Avrebbe dovuto sentirsi sollevata, e invece sentiva un profondo senso di delusione. Si era comunque alzata ridendo, abbracciandolo e baciandolo con passione. Lexa aveva sgranato gli occhi a quella scena. Sembrava profondamente delusa, e aveva abbassato gli occhi sulle assi che componevano il portico. Poi si era alzata, dicendo che aveva mal di testa e che sarebbe andata in camera sua a dormire. Aveva salutato Clarke con un dolce sorriso anche se appena accennato, e liquidato Finn con un semplice ed atono ''—Finn''.ed un cenno distratto della testa. Dopodiché, era sparita. Letteralmente. La notizia della sua morte, in quel modo orribile...Clarke, nel profondo, si era sempre sentita responsabile,pur senza una valida ragione. '' —Mi dispiace, Lexa''. Sussurrò Clarke, mordicchiandosi il labbro,con le lacrime che rigavano il suo volto squadrato, prima di voltare le spalle alla tomba per dirigersi lontano dal cimitero. Lexa sentiva qualcosa dentro di sé crescere. Man mano che Clarke ricordava, quel qualcosa scalciava dentro di lei. Sembrava volesse squarciarla dall'interno. '' '—Non andartene Clarke, io non ti lascerò andare di nuovo. Non ti lascerò andare di nuovo. Mai. Non ti lascerò camminare via da me di nuovo''. Se avesse potuto, Lexa avrebbe urlato con tutto il fiato che aveva nei polmoni, per il lacerante dolore. E poi, improvvisamente, si sentì come catapultata verso l'alto da una specie di forza di gravità al contrario, fuori dal suo corpo ormai senza vita. La prossima cosa che Lexa seppe, era di star in piedi accanto alla sua lapide. ''—Clarke, aspetta!'' aveva detto, rivolta alla schiena della bionda. Lei si era fermata di colpo. La sentiva? Era un miracolo, doveva esserlo! Clarke si guardò attorno. Qualcuno l'aveva seguita, qualcuno l'aveva vista scavalcare?Lexa abbassò gli occhi sulla lapide. E ora che le avrebbe detto? Se solo avesse avuto un pezzo di torta di mela per ricordare i bei vecchi tempi andati! Detto fatto, un vassoio con sopra una fetta di torta di mela le apparve in mano. Sul volto di Lexa spuntò un sorrisetto, un misto tra sarcasmo e arroganza. Poi tutto successe. Clarke si girò di scatto, e vide Lexa. Lei non perse tempo, alzando il vassoio e canticchiando '' —Why you staring at me bitch, go get my apple pie!'' per poi scoppiare a ridere in modo incontrollato subito dopo. Clarke urlò più forte che potè, scappando a gambe levate. Lexa rimase lì dov'era. '' —Corri quanto vuoi, Clarke, non ti lascerò da sola. Mai più''.Penso tra sé e sé, mentre guardava il grande amore della sua vita allontanarsi. E fu così, che quella notte di Settembre, dove il vento soffiava tanto forte da portar tempesta , i lampi rischiaravano il cielo come flash di tanti fotografi venuti ad immortalare un evento unico, con la tempesta che minacciava di scoppiare da un momento all'altro, che lo spirito di Lexa Komtrikru fu reso nuovamente al mondo dal quale proveniva, incapace di sbarazzarsi dell'amore nel qual nome aveva vissuto. Era tutto per Clarke ciò che aveva fatto nella vita, e lo sarebbe stato anche dopo.'' —Lo sapevo che non poteva finire tutto così'' disse tra sé e sé la ragazza, mentre fissava il cielo minaccioso con sguardo fiero e coraggioso, ed il vento le scompigliava i lunghi e mossi capelli castani con riflessi più chiari.'' —Lo sapevo''.

     


                     





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