FanFiction Sherlock | A mind with a heart di DreamerHeart | FanFiction Zone

 

  A mind with a heart

         

 

  

  

  

  

A mind with a heart   (Letta 160 volte)

di DreamerHeart 

4 capitoli (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Serie TVSherlock

Genere:

Giallo - Avventura - Mistero

Annotazioni:

OC

Protagonisti:

Sherlock Holmes - John Watson - Annie

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 IMPOSSIBILE STARNE FUORI 

 


  

- Annie

La scorsa notte ho dormito molto poco. Un sonno disturbato fra strani sogni e suoni. Ricordo una specie di musica come sottofondo, credo, forse un violino, nella mia mente certo. Ricordo che a tratti mi apparivano davanti dei volti. C'era la signora Hudson che come la sera prima a casa sua, mi raccontava alcuni aneddoti riguardo Sherlock Holmes, dello strano rapporto tra quel ragazzo e il suo coinquilino John (anche per lei da omosessuali), e poi ovviamente c’era lui… I suoi occhi così freddi e distanti, ma allo stesso tempo così profondi.
Alle prime luci dell’alba decido di alzarmi. Inutile restare a fissare il soffitto e lasciare che la mia mente vada come un treno a tutta velocità. Preparo la colazione, caffè e latte con biscotti. Faccio colazione in salotto, seduta sul divano, e intanto accendo la tv. Quanto mi mancano i programmi italiani! Mi guardo intorno e ancora non riesco a credere di trovarmi davvero a Londra.
Mentre avvicino alle labbra la tazza fumante, riecco quel suono. Questa volta non lo sto immaginando, è reale. Mi affaccio alla finestra per controllare che non si tratti di qualche artista di strada, ma niente. Sembra che provenga dall'interno del palazzo.
Per curiosità apro la porta d’ingresso. Sembra che provenga proprio dal primo piano… Ah ecco! Il violino! A lui piace suonare il violino, è da lì che proviene! Però… è in gamba! Di solito, l’unico strumento musicale che abbia avuto la mia attenzione, era il pianoforte. Da bambina avevo cominciato a prendere lezioni private da una ragazza diplomata in conservatorio continuando per un bel po’ fino all'adolescenza. Non credevo che anche la melodia di un violino fosse così bella. Ho sempre pensato che la musica fosse nata apposta per essere suonata da persone buone, sentimentali, ricche di valori, perché la musica ha lo straordinario dono di far provare sensazioni, emozioni belle o brutte che siano. A me ha sempre fatto questo effetto. Per quanto riguarda Sherlock Holmes, non penso sia un uomo cattivo, strano certamente, ma sicuramente una brava persona. E poi, uno strumento delicato come il violino, può essere maneggiato solo da mani altrettanto delicate… le sue mani… okay, basta divagare! Finisco la colazione, faccio una doccia veloce, mi vesto e in meno di trenta minuti sono pronta per recarmi al lavoro.

- Sherlock

<< Cucù! >>, dice la signora Hudson entrando nell'appartamento col solito vassoio della colazione. << Buongiorno mio caro! Già sveglio oggi? Di solito è ancora a letto!>>
<< Lo fa ogni mattina signora Hudson? >>
<< Beh, e da dove credeva che arrivasse il tè? >>
<< Non mi sono mai… soffermato a pensarci. >>
<< John? >>
<< E’ uscito per la sua passeggiata mattutina, sa essere così noioso con la sua solita routine, ma sembra che a lui non dispiaccia. >>, le dico mentre comincio a sorseggiare il tè.
<< Ieri sera ho chiacchierato un po’ con Annie, è una ragazza così gentile e a modi! Ma lei, come mai non si è trattenuto con noi? Se posso dirlo, mi è sembrato che se ne fosse andato proprio per il suo arrivo. >>
<< Signora Hudson, non so di cosa stia parlando! Non ho fatto nulla intenzionalmente, e inoltre avevamo già chiacchierato nel ristorante, quindi non avevamo più nulla da dirci… se ora vuole scusarmi, non ha qualcosa da fare? >>
<< Oh, Sherlock, proprio non la capisco a volte… va bene vado vado! >>, ed esce lasciandomi finalmente solo. Le voglio bene, ma alle volte sa essere così dannatamente impicciona! Cosa avrei dovuto dirle? Che non volevo rivedere Annie dopo averla lasciata sola così senza un motivo, che mi sentivo stranamente a disagio quando la guardavo? Basta pensieri inutili, devo trovare un caso! John sarà qui a momenti ormai. E infatti, pochi secondi dopo, eccolo che sale le scale, lo riconosco dai suoi passi.
<< Ehilà Sherlock! Già in piedi? Scommetto che non stai nella pelle per risolvere un mistero! Vedrai che oggi ci saranno clienti interessanti, sii positivo! >>
Mmmh… camicia nuova, giacca elegante, peli di gatto bianco sui pantaloni… << Hai fatto colazione con qualcuno? Un’altra delle tue ragazze suppongo! Questa volta durerà dopo Lucy, Jessica, Anne… >>
<< Non c’è mai stata una Jessica! E comunque io per lo meno mi do da fare Sherlock, sei tu che non ti godi la vita amico mio! Esci un po’, fa qualche amicizia femminile, non puoi vivere come un rilegato che si interessa del mondo esterno solo quando c’è un caso da risolvere! >> Rieccolo con i suoi noiosi discorsi.
<< Non c’è bisogno che ti risponda John. Allora, controlliamo il nostro sito e cerchiamo di trovare qualcosa di interessante. Mi accontenterei di tutto, pur di non sentirti parlare di queste sciocchezze! >>, John alza gli occhi al cielo, e siede alla scrivania con il mio portatile acceso, io intanto comincio a fare su e giù per il salotto, tenendo le mani congiunte sulle labbra. Mi aiutano a pensare meglio.
<< Sherlock, ci sono due casi, un ragazzino che chiede di ritrovare il suo gatto scomparso, e una donna che ti chiede di aiutarla con una faccenda molto seria, così scrive, nient’altro. >>
<< Se è così importante come dice, perché non è venuta direttamente qui? Sarà qualcosa di sicuramente noioso! C’è altro? >>
<< No… ma Sherlock è comunque un caso, telefoniamole almeno… altrimenti ricomincio a parlarti di ragazze! >>
<< Chiamala ora!!! >>, in fondo è pur sempre un caso! L’appuntamento con quella donna è stato fissato per le 15.00, perciò passo il resto della mattinata suonando il mio violino, componendo qualche canzone e assorbendomi intanto le infinite telefonate di John alla sua nuova ragazza. E’ così sdolcinato! Diventano davvero così le persone quando sono innamorate? In fede mia non riuscirò mai a capirlo!
Guardo l’orologio… finalmente le 15.00!
<< Cari, c’è una donna per voi! >>, bene, molto puntuale. << Grazie signora Hudson, venga si accomodi signorina Sutherland. >>
E’ una ragazza molto magra, unghie trascurate, incapace di coordinare i suoi capi d’abbigliamento, deve essere uscita di casa di gran fretta… << Bene, ci esponga il suo caso. >>, le dico.
<< Beh, innanzitutto grazie per avermi telefonata, non avevo il coraggio di venire qui senza preavviso… ecco… ho bisogno del suo aiuto signor Holmes… si tratta di un uomo, non posso più uscire di casa, ho paura di stare sola, mi sento continuamente osservata!>>, dice cominciando a singhiozzare.
<< Di chi si tratta? Lo conosce, è un suo ex? Stia calma e ci dica tutto. >>, guardo John che intanto prende appunti sul suo taccuino, mi alzo dalla mia poltrona e le vado accanto.
<< Non so chi sia… oh scusatemi… comunque, non so davvero chi sia. E’ da circa due settimane che mi sento osservata, all'inizio pensavo fosse suggestione ma poi una sera l’ho visto! Mi affacciai alla finestra ed era lì! Mi fissò e poi scappò via! Più evidente di così… la prego mi aiuti! Forse è uno stalker, ma non conosco nessuno, non frequento molti uomini… >>, non finisce la frase e ricomincia a piangere.
<< Signorina Sutherland, potrebbe trattarsi di un uomo che ha conosciuto in redazione o all'ufficio stampa? >>
<< Eh, come lo fa a sapere? Non l’ho detto… >>
<< Ovviamente lei è una giornalista, l’ho notato dai polsini della sua camicia sui quali c’è dell’inchiostro, più evidente su quella di sinistra perché lei è mancina, oh e l’ho dedotto anche dal fatto di aver asciugato gli occhi con quella mano e che entrando portava la borsa su quel lato… è tornata a casa dal lavoro tardi, ha deciso di cambiarsi i vestiti, ma data l’ora, si è cambiata solo la gonna non accorgendosi dei polsini della camicia macchiati d’inchiostro... Come faccio a sapere che era in ritardo? Elementare, dai suoi stivali. La cerniera non è stata chiusa completamente, il che fa pensare alla fretta del momento, considerando che una donna bada molto a queste cose. Se ho sbagliato qualcosa me lo dica, prego. >>
La ragazza mi guarda con aria stralunata, tenendo sospeso in aria il suo fazzoletto sporco di trucco. Ho sempre la solita impressione sulle donne.
<< No, è giusto… sì sì, è così signor Holmes, ho fatto bene a rivolgermi a lei! Comunque sia, al lavoro non c’è nessuno a cui io possa interessare e come ho già detto non esco da molto tempo con un uomo. Non so proprio di chi possa trattarsi! >>
<< Signorina, perché non ha denunciato l’accaduto alla polizia? >>, s’intromette in quel momento John.
<< Ho avuto paura, credevo che rivolgendomi ad un investigatore privato, saremmo riusciti a risolvere il caso in modo più sicuro e veloce. Non sono più libera di niente ormai. Ho continuamente paura, mi creda! >>
<< Non si preoccupi, prenderemo il suo caso, ci dica il suo indirizzo, i luoghi che frequenta di solito, tutto quanto possa essere importante per cogliere in flagrante il suo stalker! Oh, e naturalmente qualche indizio dell’uomo. >>
<< L’unica cosa che ho notato, sono i suoi capelli rossi, un colore molto simile al mio che però non è naturale. >>

***

Mezz'ora dopo la ragazza è andata via, io e John rimaniamo seduti alle nostre poltrone uno di fronte all'altro.
<< Cosa ne pensi? Se fosse un maniaco? >>
<< Probabile, ma mi aspettavo un caso più interessante, uff… sarà meglio andare a fondo! Ha detto che alle sette di questa sera avrà un appuntamento con un’amica al teatro Globe, andremo lì e aspetteremo, non possiamo fare altro John. >>
<< D’accordo! Allora io vado, ho un appuntamento con la mia ragazza, ci vediamo alle sei qui! >>
<< No, incontriamoci direttamente lì, e porta anche la tua ragazza. >>, gli dico, mentre lui si gira con sguardo indagatore.
<< Perché? E’ un caso, non mettiamola in mezzo com'è successo con Sarah nel caso del banchiere ceco, ci ha quasi rimesso la pelle, Sherlock per favore, e poi a che scopo? >>
<< Se ci andiamo noi due da soli sembrerà un po’ strano no? Daremo troppo nell'occhio nel caso in cui lo stalker ci riconoscesse, perciò sarebbe meglio andarci separati e in compagnia di qualcun altro a lui sconosciuto. >>, continua a fissarmi accigliato, ma non può fare altro che arrendersi.
<< Okay okay, ma se la situazione si mette male, porto Juliette fuori di lì! E tu allora, con chi ci andrai? Porterai con te il tuo amico teschio? >>, si prende gioco di me!
<< Potrei chiederlo alla signora Hudson magari! Oh, andiamo l’idea non è male! Comunque non pensiamo a questo ora, ci vediamo dopo, devo pensare! >>
<< Aah, Sherlock, e mi dici con quali soldi hai intenzione di pagare i biglietti? Quel teatro non è fatto proprio per gente come noi… >>
<< John! Non preoccuparti, questi sono solo dettagli, è al caso che penso! Ci faremo rimborsare lautamente dalla signorina in questione, ora vai! >>, mi siedo sulla mia poltrona vicino al camino, i gomiti sui braccioli e le mani congiunte sulle labbra. Ho già diverse teorie riguardo al caso ma ora il problema è un altro. John avrà il suo da fare con la sua ragazza mentre io con chi ci andrò? Portarmi dietro la signora Hudson! Scoppio a ridere già all’idea! Molly Hooper? S’illuderebbe come al solito. Di andarci da solo non se ne parla, come ho già detto a John, l’uomo misterioso potrebbe riconoscermi, ma se ci vado con una donna, tutto potrebbe sembrare più veritiero.
A un tratto, chiuso nel mio silenzio, sento dei passi, piuttosto leggeri ma veloci, niente signora Hudson quindi, una donna certo… si ferma al secondo piano e poi il tonfo di una porta. Annie! Se ci devo portare qualcuno, non rimane che un’unica soluzione, devo solo pensare al modo con cui chiederglielo!

- Annie

Fuori piove a dirotto, ed io sono stanca morta! La signora Hudson mi ha chiesto se potessi sostituire un’altra ragazza al negozio ed io naturalmente ho accettato di buon grado, sapendo che il doppio turno avrebbe solo giovato alla mia paga. Ora sono quasi le sei e l’unica cosa che vorrei fare è starmene spaparanzata sul divano, pigiama e coperta, in compagnia di un buon libro. Ho scoperto che fortunatamente una minuscola libreria vicino Baker Street possiede libri in lingua italiana, così durante la mia pausa pranzo, mi sono concessa una visitina in quel piccolo spazio di paradiso e ho comprato due romanzi. Non potrei vivere senza libri e per di più non tradotti nella mia lingua!
Appena terminato un piccolo break, vado in camera da letto per cambiarmi, quando a un tratto bussano alla porta. Sicuramente sarà la signora Hudson che viene a ringraziarmi per il turno. Apro la porta ma al suo posto ci trovo lui… Sherlock Holmes.
<< Ah, ciao! Credevo fosse la signora Hudson, ma sei solo tu… cioè volevo dire, tu. Eh eh… >>, rieccomi incapace di spiaccicare più di due parole sensate.
Lui mi osserva dall'alto, come un corvo che guarda la sua preda, gli occhi ridotti a due fessure, come se si sforzasse di capire qualcosa, come se volesse leggermi nel pensiero, ma senza riuscirci.
<< Salve. >> E’ imbarazzato, lo vedo. << Sei libera stasera? >> Cosa? Mi sta invitando a uscire con lui! Non posso crederci! L’ultima volta che abbiamo mangiato una pizza insieme mi ha mollata senza dire una parola, stavolta dove avrà intenzione di scaricarmi?
<< Per cosa, dovrei essere libera? Sono appena tornata dal lavoro, e avevo intenzione di passare la serata a leggere un libro… >>, gli dico tutto d’un fiato, cercando di sembrare del tutto indifferente, cosa naturalmente non vera.
<< Ecco, non si tratta proprio di un appuntamento se è questo che pensi… Vorresti aiutarmi con un caso? >> Lo sapevo! Giusto, lui è sposato con il suo lavoro, e inoltre… non era gay tra l’altro? Dovevo immaginarlo e in effetti, la cosa, non mi spaventa affatto, cosa sarà mai un caso? Sarebbe stato di certo imbarazzante se fosse stato un appuntamento galante, ma visto che se si tratta di un caso… Wow sono così eccitata! Intanto che la mia mente galoppa da un pensiero all'altro, Sherlock mi guarda con la stessa espressione di prima, ma pur sempre un po’ incerta e credo, preoccupata.
<< Perché non lo hai detto prima? Se si tratta di una questione importante allora potrei aiutarti! >> dico tutta emozionata e per la prima volta, dopo non so più quanto tempo, sento che qualcosa è cambiato, dentro di me sento un calore incontenibile, la vita che mi scorre nelle vene, mi sento… VIVA! Mi calmo d’improvviso per via di quel pensiero e torno a guardare lui che allo stesso modo, ha cambiato espressione e adesso sembra sereno. Le labbra sono chiuse in una linea che a poco a poco si fa curva e finalmente lo vedo sorridere. E’ un sorriso molto dolce e anche i suoi occhi hanno in loro un qualcosa di nuovo, beh, almeno per me, visto che dal momento in cui ci siamo visti e anche dopo aver parlato al ristorante, non avevo avuto modo di notare quel luccichio.
<< Molto bene! Dobbiamo recarci a teatro, ti spiegherò tutto in taxi, l’appuntamento è alle sette e… >>
<< Cosa, alle sette? Ma è tardissimo, devo prepararmi, e devo trovare un vestito adatto! Oh scusami, allora sarà meglio che vada! Scendo tra… non so… venti minuti? Ciao, a presto! >> Chiudo la porta come un’isterica, ma in effetti è tardissimo e devo trovare qualcosa di elegante visto che andremo a teatro… poteva almeno avere la correttezza di avvisarmi prima! Mi sfiondo in bagno per una doccia a tempo di record, i capelli li ho fortunatamente lavati ieri, mi asciugo e quasi scivolo sul pavimento umido. Ovviamente non ho niente di adatto alla serata, così decido di optare per una gonna a tubino nera messa sì e no due volte, le uniche scarpe con tacco basso che ho, anch’esse nere, collant trasparenti, e una camicia bianca con sopra un maglioncino elegante color azzurro chiaro. Infine un cappotto nero e la mia sciarpa preferita.
Mi guardo allo specchio e penso di sembrare abbastanza accettabile, ma il tempo scorre, così torno in bagno per trucco e capelli. Il risultato finale è sempre lo stesso considerando il solito trucco molto leggero e i capelli nelle loro solite morbide onde, tenuti fermi da un frontino, eppure c’è una cosa… le mie labbra senza volerlo, spiegate a formare un sorriso a trentadue denti, e gli occhi… brillanti e vispi come non mai. Non ci credo, la ragazza riflessa in quello specchio sono io. Sono proprio io e sono felice.

- Sherlock

Non mi aspettavo che accettasse l’invito. Mi ha chiuso la porta in faccia ma appena in tempo per notare quel grande sorriso stampato mentre urlava che era in ritardo. Mmmh… al ristorante non ha mai mostrato così tanto entusiasmo mentre parlavamo, e non l’aveva neanche quando le ho chiesto se fosse impegnata per la serata. I suoi occhi hanno preso a luccicare quando ho nominato il caso. E' interessata ai miei casi… buon per me. Se non avesse accettato, avrei dovuto chiederlo alla signora Hudson o a Molly.
Mentre me ne sto qui con la schiena rivolta alla parete dell’ingresso, la sento arrivare. Non appena alza la testa per guardarmi, manca un gradino e quasi inciampa, ma tiene la mano sinistra ben ancorata al corrimano e riesce a salvarsi. Intanto comincia ad arrossire come non mai così distolgo lo sguardo per non imbarazzarla ulteriormente, finché non la sento vicino a me. Ha mantenuto la parola: 23 minuti e 47 secondi. Credevo che il genere femminile impiegasse più tempo per prepararsi.
Restiamo lì impalati in silenzio per un tempo indefinito, poi la vocina un po’ stridula della signora Hudson ci interrompe. << Ehilà, cari! Oooh, Annie come sei graziosa! Ma, uscite insieme? >>, domanda con gli occhi quasi fuori dalle orbite.
<< Ho chiesto ad Annie di aiutarmi con un caso, niente di romantico signora Hudson. Meglio che andiamo, John ci starà aspettando! >> Meglio affrettarci, o la signora Hudson ricomincerà coi suoi soliti discorsi.
<< Buona serata signora! >>, dice Annie a voce timida ma con una nota di allegria. Usciamo dal 221 B e intanto Annie mi si affianca a testa bassa senza dire una parola.
<< Taxiii! >>, grido, fermandone uno. Apro la portiera e le do la precedenza. << Al Globe Theatre, per favore! >> Sono le 18.45, saremo lì in una ventina di minuti.
Mentre ci immergiamo nel traffico londinese ne approfitto per sbirciare la mia vicina di casa. Se ne sta con la testa rivolta al finestrino e osserva con curiosità ogni cosa che le capiti di vedere. E’ evidente che non ha visto nient’altro al di fuori del nostro quartiere da quando è arrivata, perciò non posso fare altro che sentirmi stranamente soddisfatto di vederla felice. Quasi come avesse ascoltato i miei pensieri, si volta verso di me e restiamo per pochi secondi a fissarci negli occhi. I suoi occhi sono di un azzurro brillante e anche se porta degli occhiali da vista, riesco a vederli molto chiaramente, contornati da quella luce che non le avevo mai visto prima.
<< Allora, Sherlock, cosa faremo una volta arrivati lì? Sono un po’ ansiosa, devo ammetterlo, non sono mai stata coinvolta in un caso poliziesco… >>, arrossisce nuovamente, ma, mantenendo quel sorriso sincero.
<< Ci confonderemo tra la folla, ci sarà il mio assistente John Watson con la sua ragazza. Si tratta di un caso di stalking, niente di pericoloso, io direi anzi noioso, dovremo solo controllare che la nostra cliente non venga seguita. Tranquilla, non hai niente da temere, e poi avrai l’occasione di vedere qualcosa di nuovo… Prendila come una specie di visita turistica. >>, le dico sorridendole e ciò ha l’immediato effetto di calmarla e in un certo senso, fa rasserenare anche me.
<< Sai, all'inizio, quando ti ho conosciuto che sparavi in quella faccina gialla disegnata alla parete, mi dissi che non avrei mai voluto avere niente a che fare con te… cioè con il tuo lavoro in generale, ma devo ammettere che adesso, sono curiosa. In poche parole credo che sia impossibile starne fuori! Non se continuerò ad abitare a Baker Street, giusto? >>
<< Beh, ed io in poche parole, non posso dirti altro se non… Benvenuta a Londra! >>

     


                     





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