FanFiction Alien vs Predator | Alien vs Boyka 3: Dead Or Alive di Lucius_Etruscus | FanFiction Zone

 

  Alien vs Boyka 3: Dead Or Alive

         

 

  

  

  

  

Alien vs Boyka 3: Dead Or Alive   (Letta 282 volte)

di Lucius_Etruscus 

13 capitoli (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

FilmAlien vs Predator

Genere:

Azione - Fantascienza - Horror

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Boyka - Aliens - Predator

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo 4 

 


  

Eloise guardava in continuazione Boyka, inquieta.


Aveva vissuto tutta la sua vita in una gabbia, esattamente come il lottatore, ed ora si ritrovava a viaggiare nello spazio insieme ad altri uomini. Una cosa era sapere cosa significasse tutto questo, un’altra era capirlo. Capirlo dentro.


Eloise non era come gli altri, e lo sapeva. Sapeva di essere il frutto dell’esperimento di una mente folle, sapeva che era nata in laboratorio e che non era umana, malgrado lo sembrasse in apparenza, così come sapeva che l’unico scopo per cui era stata creata era vivere fra gli essere umani, per motivi che non le erano ben chiari. Tutto questo era un’informazione che la donna aveva sempre avuto in sé, ma l’unica vera esperienza con un essere umano era stata con il suo “creatore”, un padre crudele e torturatore. E poi era arrivato Boyka, che l’aveva liberata.


Eloise continuava a fissare l’uomo: prima o poi mi farà un cenno e saprò che è il segnale, si ripeteva fra sé. Il segnale di cominciare ad ammazzare tutti.


Alla ginoide non piaceva il contatto con troppi esseri umani, e non la si poteva accusare di “razzismo”: non ne aveva mai incontrati così tanti quindi ignorava che le avrebbero generato qualcosa che poteva forse essere definita “nausea”. Non sapeva dare un nome a quel sentore vago che provava, ma di sicuro non era piacevole. I soldati che li stavano scortando erano sgradevoli, erano rumorosi, gesticolavano in modo che non riusciva a comprendere e ciò che dicevano era ancor più incomprensibile. Le erano state insegnate le principali lingue umane, visto che avrebbe dovuto passare per umana anch’essa, ma quel chiacchiericcio sguaiato e fastidioso non le riusciva comprensibile. Sapeva solo che ad ogni strana frase di un soldato tutti gli altri esplodevano in risate sguaiate. Forse era qualche dialetto da caserma che lei ignorava.


Boyka sedeva placidamente e fissava il vuoto oltre l’oblò della nave. Se ci fossero state stelle o pianeti si sarebbe potuto dire che quel rude galeotto, cresciuto fra le sole quattro mura della sua prigione, stesse ammirando la potenza dei corpi celesti... ma in realtà la nave stava attraversando uno spicchio particolarmente vuoto d’universo. Non c’era nulla da vedere né il lottatore ne sentiva particolarmente il bisogno.


«Mi dici cosa guardi tutto il tempo?» aveva chiesto Eloise la prima volta che Boyka le aveva fatto cenno di sedere con lui su una delle poltroncine della sala comune, posizionata proprio davanti ad uno degli oblò dell’astronave.


L’uomo le aveva risposto a bassa voce, senza voltarsi. «Guardo l’unica cosa degna di nota di questa astronave: il vuoto al di fuori di essa.»


Eloise non aveva capito ma aveva deciso di non fare altre domande. Avrebbe voluto chiedere perché da quando erano saliti a bordo non si erano allenati una sola volta, avrebbe voluto chiedere perché da quando erano arrivati i soldati Boyka sembrava aver smesso di essere il suo maestro di combattimento, e le domande si sovrapponevano le une alle altre, tanto che la ginoide malediceva una volta di più il suo creatore: perché le aveva dato quelle facoltà intellettive? Perché le continuavano a venire in mente domande a cui nessuno sembrava intenzionato a dare risposta? Forse erano state più fortunate le sue sorelle, nate come gusci vuoti con l’unico obiettivo di essere macchine di morte al servizio del loro padrone.


No, era ingiusta. Disprezzava quelle che non considerava più sorelle bensì schiave. Adorava essere superiore a loro, così come aveva trovato deliziosa la sensazione di potere quando stringeva loro il collo fino a farle accasciare: morivano come insetti e solo questo erano. Lei invece era di più. Non sapeva perché, ma sapeva di esserlo.


Purtroppo era difficile mantenere alta la propria considerazione indossando una divisa militare fuori misura e molto rovinata. Per fortuna condivideva quella situazione con Boyka. «Non farci caso», le aveva detto lui il primo giorno, quando la ginoide gli aveva chiesto se era quello il modo di vestire del suo popolo. «Anch’io non amo girare con questi stracci, ma è solo provvisorio. Presto potrai scegliere qualcosa che ti piaccia di più.»


Eloise l’aveva fissato con sguardo serio. Era inutile cercare di spiegarsi, non ci sarebbe riuscita, così tacque. Come avrebbe potuto spiegare all’uomo che perché qualcosa piaccia bisogna possedere del gusto... se non riusciva neanche a spiegarlo a se stessa? Sapeva solamente che non aveva idea di cosa volesse dire “ti piaccia di più” e decise di aspettare che le venisse spiegato spontaneamente.


Quando iniziarono a rimanere seduti senza far niente qualche soldato si avvicinò e disse cose incomprensibili, ma dalla faccia era chiaro che non era una persona gentile. «Perché ti fai parlare così da questo insetto?» chiese a Boyka quando il soldato si fu allontanato, deluso di non aver ottenuto quello che evidentemente cercava.


«Perché è appunto un insetto», rispose Boyka senza guardarla. «Se lo schiaccio poi mi sporco le mani, e non mi va.»


~


I giorni passavano ed Eloise trovava sempre più difficile arginare le domande che costantemente le affollavano la mente. Quando sarebbero arrivati a destinazione? Quale sarebbe stato il suo destino? Poteva rimanere con il suo maestro Boyka? Ma Boyka era ancora il suo maestro? Non le aveva insegnato nulla né fatta allenare: aveva rinunciato a lei? In questo caso, perché non glielo diceva direttamente, invece di continuare guardare fuori?


«Che ne dite di un’ultima partita, prima di atterrare domani?» Quelle parole pronunciate da un uomo in divisa le aveva capite, Eloise, quindi i soldati sapevano parlare in modo comprensibile, quando non emettevano quei suoni sgradevoli che li facevano tanto ridere.


Mentre i marine, dopo aver esultato e gridato, si organizzarono per fare qualcosa che evidentemente per loro era molto appassionante, Eloise bisbigliò a Boyka. «Siamo quasi arrivati, allora.» Non voleva porre una domanda, così si limitò a quella semplice constatazione.


L’uomo voltò il viso e la fissò, sorridendo. Con lentezza cambiò posizione sulla poltroncina facendole segno di imitarlo: era la prima comunicazione che passava tra i due, e la ginoide esultò dentro di sé.


Si sedettero in modo da guardare verso la sala, stavolta, come se volessero ammirare quegli strani movimenti che i soldati iniziarono a fare: una loro pratica oltremodo divertente, visto quanto ridevano e gridavano. «Vuoi insegnarmi questa usanza umana?» chiese Eloise.


Boyka scosse la testa sorridendo e la guardò. «Sono giochi stupidi ma se penseranno che li guardiamo non baderanno a noi.»


Altre domande a cui cercare risposta. «E invece di guardarli cosa faremo?» cedette la ginoide.


Boyka la fissò negli occhi in modo intenso. «Senza guardarli, dimmi quanti uomini sono.»


Eloise non capiva. Perché quando parlava con gli umani c’erano così tante cose che non capiva? «Sono dodici, ora.»


Boyka annuì soddisfatto. «Perché hai specificato ora


«Perché tre giorni fa c’erano due uomini che ora non ci sono, che hanno dato il cambio ad altri due nuovi. Quindi ai dodici in questa stanza andrebbero aggiunti almeno due fuori, da qualche parte.»


«Quante porte ci sono in questa sala?»


«Quattro: due ad accesso libero e due ad accesso limitato.»


«Cosa potrebbe esserci dietro quelle ad accesso limitato?»


«Roba limitata ai soldati: armi, munizioni, o qualcosa del genere.»


Boyka annuiva. «Come mai hai notato tutte queste cose?»


«Me l’hai detto tu di studiare sempre ciò che mi circonda, facendo finta di essere distratta», rispose immediatamente Eloise, sperando che quell’interrogatorio – la prima conversazione da tanto tempo – portasse a qualcosa.


«Sono fiero di te», disse Boyka sorridendo. Se Eloise fosse stata umana si sarebbe emozionata, ma il fatto di avere sangue rosso in corpo non voleva dire che fosse sangue umano. «Per questo ti propongo un gioco.»


La ginoide si voltò a guardare i soldati agitarsi, che si davano spintoni e correvano per la sala. «Devo unirmi a loro?»


Il lottatore scosse la testa. «No, sarebbe tempo perso. Sai cosa sta facendo Dunja?»


«Sta partecipando a simulazioni di scontri a fuoco contro xenomorfi, stando a quanto ci hanno comunicato.»


«Esatto, e voglio fare una cosa simile con te. Una simulazione.»


«Se vuoi combattere sono pronta, ma posso togliermi questa roba di dosso?»


Eloise si era alzata di scatto ed era pronta a strapparsi la divisa improvvisata di dosso, quando Boyka la afferrò per un braccio e la fece ricadere sulla poltroncina. «Non voglio che questi soldatini sappiano quanto sono bravo nel combattere.» Si fermò e guardò la donna. «Volevo dire, quanto siamo bravi. Perciò ti propongo una simulazione da fermi.»


Stavolta Eloise doveva proprio dirlo. «Non capisco.»


Boyka la fissò. «Guardami... e pensa a come neutralizzeresti quegli stupidi insetti umani.» La ginoide trasalì, mentre il lottatore continuò con voce decisa. «Usa le tecniche che ti ho insegnato per immaginare come, io e te insieme, potremmo prendere il controllo della sala prima che quei soldatini entrino nelle stanze chiuse a prendere le armi.» La ginoide non muoveva un muscolo facciale, ma il lottatore vedeva che aveva capito benissimo. «Pensa a come rendere inoffensivi quei soldati nel minor numero di mosse possibili, e quando hai finito di immaginarlo alza la mano. Io farò lo stesso. Sei pronta?»


Perché era tutto così strano da quando aveva incontrato quell’uomo? Perché era tutto così dannatamente fuori dalla sua comprensione? Eloise però sapeva che la vera domanda era l’unica che aveva risposta: voleva davvero passare il resto della sua inutile vita chiusa in una gabbia? La risposta era no. Non sapeva cosa fosse il rimpianto, ma sapeva che non ne provava ad aver ucciso le sue sorelle-schiave per guadagnarsi la libertà insieme al suo maestro. Sorrise leggermente ed annuì con il capo. «Sono pronta.»


I due si guardarono e rimasero immobili per qualche attimo, finché Boyka non sibilò: «Ora!»


~


I due scattarono in piedi e raggiunsero il centro della sala, dove i Colonial Marines stavano giocando a football: una versione modificata per sottostare agli spazi ristretti della nave.


Divisi, Boyka ed Eloise si avventarono velocemente verso gli uomini. Ce n’era uno che correva con la palla in mano: la ginoide lo trovò particolarmente stupido così, intercettandolo in corsa, fece scattare le sue potenti braccia e gli strappò la testa mentre il corpo del soldato continuò a correre per alcuni metri. Messa la testa sotto il braccio, come l’uomo si era messo la palla, Eloise continuò a correre prendendo a spallate alcuni soldati: la potenza dei suoi muscoli li mandò a terra, in modo da rendere più lenta la loro reazione.


Boyka correndo si lanciò in una capriola che finì a due piedi sulla schiena di un soldato, che volò in avanti verso altri suoi commilitoni mentre le sue vertebre avevano emesso un crack inquietante. Il lottatore afferrò con le mani le teste di due uomini vicino a lui e le fece scontrare fra di loro: il rumore di ossa rotte e di sangue schizzato gli disse che quei due non si sarebbero rialzati velocemente.


Mentre l’uomo che aveva subìto il colpo alla schiena si accasciava lentamente, gli altri commilitoni si fecero avanti: forti del numero pensavano di poter affrontare Boyka. Il lottatore colpì il primo con la punta della mano tesa al collo: le dita tese e durissime, frutto di anni di allenamento a colpire le pareti della cella e a riempirsi le mani di calli ossei, spezzarono la carotide dell’uomo come fosse burro. Prima che questi capì d’essere morto, Boyka gli si strinse addosso e lo usò come scudo contro i colpi degli altri.


Un soldato cercò di dargli un pugno ma era difficile colpire il lottatore che si nascondeva dietro un soldato. Il secondo pugno sarebbe stato migliore... se mai fosse arrivato a tirarlo. Quando aveva il braccio ancora sospeso in aria, il soldato fu colpito da Boyka sotto l’ascella: sembrava quasi un buffetto, ma il dolore lancinante che ne seguì rese impossibile all’uomo pensare lucidamente a tentare un altro colpo. Stesso destino toccò al compagno che cercò di colpire Boyka dall’altra parte con un calcio: il lottatore parò il colpo e rispose calciando la gamba dell’avversario, facendo pressione su un punto del muscolo che mandò fuori di testa il soldato, dal dolore che ne scaturì.


Contemporaneamente Eloise aveva lanciato la testa del soldato verso un suo commilitone, che l’aveva afferrata in automatico senza capire cosa fosse: non avrebbe avuto tempo di realizzare l’orrore che aveva stretto fra le mani, perché un potente pugno della ginoide schiacciò la testa recisa contro quella ancora attaccata al collo del soldato, fondendole in una massa sanguinolenta.


Un paio di soldati le saltarono sulle spalle ed Eloise non fece nulla per opporsi al loro peso: portò il busto in basso seguendo la loro spinta finché con le mani raso terra afferrò le caviglie dei due uomini. Esaurita la spinta, la ginoide si rialzò con tutta la forza che aveva, tirando in avanti le mani che stringevano le caviglie: i due soldati vennero trascinati indietro e prima di capire, di fare mente locale... non c’era più alcuna mente. Eloise li fece sbattere con la nuca a terra talmente forte che i due crani si frantumarono.


Voltandosi di scatto gettò i due cadaveri addosso ai due ultimi soldati, che ancora stavano in terra da quando li aveva spintonati. I loro tempi di reazione rallentati diedero tempo alla ginoide di raggiungere prima uno e poi l’altro. Al primo si limitò a spezzare il collo, misericordiosamente, mentre con il secondo si volle togliere una curiosità, aprendogli la bocca fino a sbirciare nel cervello. Il corpo umano non era adatto a questo tipo di “indagini”, tutto diventava subito una poltiglia sanguinante e tremolante...


Lasciato cadere il corpo, non rimaneva che attendere l'arrivo dei due soldati del cambio della guardia ma ormai il “gioco” poteva dirsi completo. Eloise alzò la mano... nel momento esatto in cui l’alzava Boyka.


~


I soldati gridavano perché uno di loro doveva aver fatto un punto, in quel loro strano gioco. Boyka ed Eloise non ci badarono.


«Tempismo perfetto», disse soddisfatto il lottatore, che non aveva distolto gli occhi da quelli della sua allieva.


«È la prima volta che combatto con la mente», disse la ginoide, seccandosi di aver aperto bocca. Per lei tutto era la prima volta, aveva detto una stupidaggine e detestava che il suo maestro la sentisse dire stupidaggini.


«Ti sei limitata a rendere innocui i soldati, evitando violenza inutile?» le chiese d’un tratto Boyka.


Le labbra di Eloise si incresparono in un sorriso. «Sono stata molto... umana


Boyka storse la bocca, imitando un’espressione seccata che in realtà non aveva. «Gli umani sono delle bestie.»


Il sorriso della ginoide si allargò ancora di più. «Lo so!»

     


                     





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