Alien vs Boyka 3: Dead Or Alive

         

 

  

  

  

   

  

  

Alien vs Boyka 3: Dead Or Alive   (Letta 56 volte)

di Lucius_Etruscus

4 capitoli (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

FilmAlien vs Predator

Genere:

Azione - Fantascienza - Horror

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Boyka - Aliens - Predator

Coppie:

Non indicate

 

 

               

  


  

Capitolo 1

 


  

Tre mesi prima

Quando il drone entrò volando nel campo visivo, Lucas capì che quella storia sarebbe finita male. Che quella storia sarebbe finita con una morte. Probabilmente la sua morte.


«Non è possibile: quello è un drone!» esclamò allibito Alex al suo fianco, sporgendosi dal sedile per guardare nel cielo che sovrastava la loro auto. «Non può essere... Cazzo, non può essere! Solo la Weyland-Yutani usa i droni da guardia. Magari questo è un drone illegale.»


«O più semplicemente hai fatto la tua ultima cazzata.» Lucas scalò una marcia a prese potenza: era il momento di correre. Correre sul serio.


Non era uno di quei piloti spavaldi che le famiglie della valle utilizzavano per i trasporti, non era uno di quelli che si vantano per i galloni di benzina rubati al porto e trasportati nascondendoli in serbatoi truccati, nascosti nelle auto. Lucas era un semplice meccanico che amava guidare vecchie macchine: le conosceva a menadito, pezzo per pezzo, quindi saperle guidare bene la considerava parte integrante del suo lavoro.


Quello non era un trasporto importante, avevano rubato metà di un bidone di benzina arrivato da poco al porto, su una nave appartenente ad una piccola società straniera poco nota. Roba di bassissimo profilo. Per questo erano in due sull’auto, mentre di solito i piloti professionisti giravano da soli per risparmiare peso: due tizi che viaggiano su un vecchio scassone non danno nell’occhio, è difficile che ci sia bisogno di sfuggire alla polizia portuale con un inseguimento, e anche se il carico è poco sono pur sempre galloni di benzina che la famiglia rivenderà al triplo del loro valore.


L’arrivo di un drone di controllo cambiava tutto. Voleva dire che c’era di mezzo la Weyland-Yutani, la più grande e potente azienda dell’universo conosciuto, la multinazionale che aveva accesso a qualsiasi apparecchio informatico e che quindi aveva spinto i trasportatori a viaggiare su vecchie macchine a bassissima (o assente) tecnologia. Nessun software poteva rintracciare l’auto di Lucas o bloccarla in remoto, ma lo stesso il pilota non poteva nulla contro un drone WY: l’unica alternativa era correre più veloce degli inseguitori e andarsi ad infilare in qualche anfratto dove il drone non avrebbe potuto seguirlo.


«Non ho fatto cazzate», si stava discolpando il suo compagno di viaggio. «Ho preso la benzina dove mi è stato detto, e da nessuna parte c’era la sigla WY, in quel dannato porto. Non è roba loro, perché ci inseguono?»


Inutile rispondere a domande senza risposta. Lucas aumentava la velocità facendo aumentare lentamente i giri del motore. Non era una delle auto truccate con i cui i trasportatori potevano raggiungere altissime velocità in pochi attimi, questa era solo una vecchia auto: tenuta bene e potenziata per quanto possibile, ma sempre una normalissima auto d’epoca, pensata per non destare alcun sospetto.


«Che fai, amico?» chiese disperato Alex rendendosi conto che la velocità aumentava. «Non puoi seminarli con questo cesso ambulante, dobbiamo fermarci. Quelli cercano i pezzi grossi, a noi daranno sì e no qualche settimana di lavori socialmente utili: è solo mezzo bidone di benzina, dannazione...»


Lucas non rispose, perché sapeva che le cose non sarebbero andate così, se c’era di mezzo un drone. Aspettò l’ultimo secondo prima di sterzare e cambiare strada, abbandonando la stradina di campagna che stavano percorrendo ed infilandosi in uno stretto passo di montagna. «Io non ci finisco nelle mani della Compagnia: sai cosa fanno a chi ruba la loro benzina?»


«Sono solo storie di paese», provò a convincerlo Alex, mentre cercava di tenersi sul sedile: la velocità dell’auto e le buche della strada gli stavano frullando gli organi interni.


«Hai visto che macchinoni usano di solito? Non potranno mai seguirci in mezzo alla boscaglia», rispose Lucas cercando di mantenere quella velocità, non elevata ma pur sempre impegnativa in una stradina che si snodava in un bosco. «Piuttosto controlla quel cazzo di drone: ci sta ancora seguendo?»


Alex abbassò il finestrino e si sporse cercando di non essere colpito da qualche ramo sporgente degli alberi che costeggiavano la stradina. «Io non vedo niente.»


Lucas annuì soddisfatto. «Magari non seguiva neanche noi e ci siamo agitati per niente.»


«Infatti!» esclamò entusiasta Alex tornando a sedere composto. «Con tutti i ladri professionisti che bazzicano il porto, ti pare che proprio... attento!»


Non c’era bisogno di urlare, Lucas aveva già visto il problema e aveva sterzato all’ultimo secondo: imboccando quella scorciatoia sarebbero arrivati molto prima al punto d’incontro, mettendo fine a quella brutta serata, ma un uomo si trovava proprio davanti all’imbocco del sentiero. Avendolo visto all’ultimo secondo, impossibilitato a frenare data la velocità dell’auto Lucas non aveva avuto altra possibilità che riprendere la strada e proseguire dritto in attesa dello svincolo successivo. L’alternativa era travolgere l’uomo o andare a sfracellarsi contro uno degli alberi lì vicino.


«Chi cazzo era quello?» gridava il pilota. «Che ci faceva in piena notte lì, fermo come un ebete?»


«Non ci credo... Non ci credo...» balbettava Alex, che cominciava a subire gli effetti del panico.


D’improvviso una luce potente invase l’abitacolo, rendendo impossibile guardare negli specchietti retrovisori: a Lucas non serviva certo farlo per capire che qualche veicolo era appena sbucato alle loro spalle, iniziando a rincorrerli. Dal rumore assordante sembrava un gruppo di moto fuori strada.


«Ora me lo devi dire, Alex», sibilò Lucas al compagno di viaggio. «Che cosa hai preso veramente al porto?»


Se il pilota avesse avuto tempo di voltarsi a fissare il passeggero avrebbe visto un uomo completamente in preda al panico, con il volto reso ancora più bianco dalle luci posteriori che inondavano l’auto. «Ho preso quello che mi hanno indicato, amico, come faccio sempre: non ho mai sgarrato, neanche una volta, devi credermi, cazzo», riuscì a dire Alex tra un balbettio e l’altro.


«E allora come te lo spieghi questo spiegamento di forze?»


Alex fissava la strada davanti a loro mentre l’auto acquistava velocità e sembrava che ogni ramo d’albero fosse diretto verso di loro, pronto a sfondare il parabrezza. «Devono aver rinforzato la guardia ai porti. Hai sentito quelle voci, no? Altre famiglie hanno perso un sacco di piloti, ammazzati in corsa: evidentemente la Compagnia si è assunta anche il controllo di vigilanza.»


Lucas non faceva che dosare l’accelerazione massima, non molta visto il modello d’auto, con il controllo della strada, sempre più difficile. «Non ci credo che la Weyland-Yutani si metta a controllare i piccoli porti di periferia: tutto questo dispiegamento di forze per mezzo bidone di benzina? Andiamo...»


Malgrado la velocità dell’auto le moto si fecero sempre più vicine, tanto che con la coda dell’occhio Lucas vide che una gli si era affiancata alla portiera dal lato guidatore. Distogliere lo sguardo dalla strada anche solo per una frazione di secondo poteva essere fatale, ma doveva capire. Doveva sapere chi è che gli stava dando la caccia.


Un semplice mezzo giro della testa fu più che sufficiente per capire il modello della moto: anche al buio avrebbe riconosciuto i super-tecnologici modelli WY. Non erano semplici moto fuoristrada: erano carri armati su due ruote.


Le fiction televisive filogovernative erano piene di avventure di poliziotti in moto che combattevano il crimine, usando le loro super-moto per spazzare via i “cattivi”. Lo slogan di una di queste trasmissioni era sicuramente esagerato ma non distante della verità: “Se sei abbastanza vicino da vedere questa moto... allora sei morto”.


Un mezzo giro del volante verso sinistra e Lucas mandò l’auto a cozzare contro la moto che gli si era affiancata. Per quanto blindata fosse la moto, rimaneva un veicolo su due ruote lanciato a gran velocità su una strada alberata. Malgrado la vecchia auto di Lucas avesse fatto solo sbandare la moto, questo bastò perché un ramo sporgente facesse il resto. La moto continuò a seguire l’auto per altri secondi, rotolando vorticosamente in aria mentre del suo guidatore non c’era più traccia, risucchiato nel buio della foresta.


«Perché l’hai fatto?» chiese con un filo di voce Alex, a metà fra il disperato e il rassegnato. «Hai colpito un agente della Compagnia... ora sì che siamo davvero fottuti...»


Lucas ripeté l’operazione con la moto che si era affiancata all’altra portiera, mandandola stavolta a schiantarsi contro un enorme albero. L’esplosione generata fu potente, tanto che le moto dietro ne furono rallentate. «Non hai capito? Siamo già fottuti. Si tratta solo di mandarne il più possibile all’inferno e di tentare il tutto per tutto.»


Finalmente un altro bivio, un’altra possibilità di addentrarsi nel folto del bosco così da rendere ancora più difficile inseguirli. Ora imboccare quella strada era la differenza tra la vita e la morte. «Stavolta no, amico.» Lucas non stava parlando ad Alex, ma all’uomo che stava in piedi davanti al bivio, immobile come il precedente: stavolta non ci sarebbe stata una manovra all’ultimo secondo, stavolta il pilota andò per la sua strada. Travolgendo l’uomo alla massima velocità.


Mentre Alex gridava con voce afona, ormai in preda al panico, il cervello del passante si spiaccicò sul parabrezza, inondandolo di sangue bianco. «Un androide!» gridò Lucas. «Che cazzo sta succedendo? Perché ci sono androidi ad ogni svincolo? Tu non senti una maledetta puzza di trappola?»


Alex non era più in sé, non poteva più essere un interlocutore e si limitava a farfugliare senza criterio ballando sul suo sedile, a causa degli scossoni dell’auto su una strada ancora meno sterrata della precedente.


Un fiume di rami cominciò a frustare il veicolo mentre questo si addentrava a massima velocità nel bosco, seguendo una strada a malapena riconoscibile di giorno, impossibile da vedere di notte. Lucas però conosceva quei luoghi come le sue tasche, era la sua zona, era nato lì, era cresciuto lì. A questo punto era anche facile che sarebbe morto lì. Ma non prima di aver bruciato l’ultima goccia di benzina nella sua auto.


Luci strane si alternavano nel campo visivo, possibile che il drone li avesse ritrovati? Forse aveva un sensore termico, ma a questo punto non aveva più importanza: un drone era solo una telecamera volante, per acciuffare Lucas qualcuno avrebbe dovuto fargli esplodere l’auto. E lì non c’era nessuno.


Un’esplosione a pochi passi dimostrò subito errata la supposizione del pilota.


«E ora chi spara?» chiese Lucas, sapendo però che ormai Alex non era in grado di rispondere.


Un rapido sguardo allo specchietto retrovisore mostrò una lucetta che li inseguiva a bassa quota, qualcosa che assomigliava ad un semplice drone... ma che era evidentemente in grado di sparare. Quasi a confermare questa ipotesi l’oggetto sparò altri due proiettili, che dopo una scia luminosa esplosero proprio a pochi centimetri dalle ruote dell’auto.


Lucas imprecò fra i denti, un altro paio di colpi e quell’affare volante avrebbe aggiustato il tiro, e per quanto stesse sfiorando il massimo della velocità consentita dall’auto, per quanto stesse già abbondantemente sfidando la sorte a correre in un bosco di notte, non poteva neanche pensare di superare in velocità un drone WY da combattimento. Anzi, era un dannato miracolo che quell’aggeggio non avesse già trasformato la sua auto in una bolla di fuoco.


Guardò la buia strada alberata sfrecciargli davanti e le luci del drone dietro di lui. C’era solo una via d’uscita: folle, sconsiderata e da suicidi, ma sempre meglio che l’imminente morte sicura.


Attese eterni attimi che l’ondeggiare del drone nell’aria si posizionasse dove lo voleva lui, poi Lucas alzò il piede dall’acceleratore... schiacciandolo con tutta la sua forza sul freno. Un lamento sibilante esplose dai pneumatici, che opposero strenua resistenza al terreno sabbioso, mentre l’auto perse immediatamente gran parte della sua velocità: era lontano dall’essere ferma, ma non serviva la completa immobilità... per fregare il drone.


Lanciato alla stessa velocità dell’auto, l’apparecchio in volo si era abbassato fino all’altezza del veicolo: un’occasione che Lucas non poteva lasciarsi sfuggire. Per quanto fosse elevata la tecnologia del drone, frenare più velocemente di un’auto non rientrava fra i suoi poteri, infatti l’apparecchio volante venne travolto dal veicolo frenante e vi entrò dentro come un coltello caldo in una forma di burro. L’acciaio potenziato WY rendeva il drone invincibile persino contro le granate degli RPG: la lamiera di una vecchia auto era come un soffice panno che si spostava al passaggio dell’oggetto volante.


Il rumore di lamiere distorte e di vetri infranti fu nulla... in confronto all’esplosione della testa di Alex. Nel suo passaggio il drone distrusse tutto, che fosse vivo o meno, travolgendo il sedile passeggero e portandosi via abbondanti pezzi del corpo del giovane, immobile nel suo panico. Lucas non rimase indifferente davanti al compagno di viaggio che ora era sparso in mille pezzi fumanti sul cofano e nell’abitacolo, ma ormai la morte era troppo vicina per stare a questionare su chi avrebbe agguantato per prima.


Attraversare l’auto e un corpo umano rese il drone incerto nel suo volo, anche perché il tempo che gli servì per frenare servì anche a Lucas per riprendere velocità e farsi inseguitore a sua volta del drone. Il pilota piombò addosso all’oggetto volante prima che si riequilibrasse e decidesse di voltarsi. Il drone si trovò così incastrato nel cofano dell’auto, impossibilitato a girarsi: le sue armi erano tutte sul davanti, nessun ingegnere aveva mai pensato che un giorno sarebbe stato utile sparare all’incontrario...


Lucas non aveva dubbi che fra un attimo il potente drone si sarebbe liberato dalle lamiere dell’auto, si sarebbe voltato e avrebbe fatto saltare anche la sua, di testa, così non perse tempo e raggiunto il massimo della velocità prese di mira il primo albero utile che trovò. Vi si diresse a tutta potenza, chiedendosi quante volte quella sera avrebbe dovuto rischiare la vita. Schiacciò il pedale del freno solo qualche attimo di secondo prima dell’urto, così che il drone non avesse possibilità di evitare la traiettoria che lo portò a scontrarsi pesantemente contro il fusto di un grande albero.


L’urto dell’auto fu potente ma Lucas riuscì ad ammortizzare il colpo: le cinture di sicurezza fecero il suo lavoro e poi non c’era più un parabrezza contro cui poter sbattere la testa. Questo non significò che non fu doloroso, il pilota provò fitte in più punti contemporaneamente ma almeno era vivo. Lo stesso non poteva dirsi del drone.


Un apparecchio blindato non si faceva certo mettere fuori combattimento da un albero, ma lo scontro fu violento e il drone giaceva a terra emettendo un’ampia gamma di suoni, facendo lampeggiare spie varie. Sicuramente era ancora in funzione, ma guasto abbastanza da permettere a Lucas di allontanarsi... se solo quella dannata auto si fosse rimessa in moto.


Aveva chiesto troppo a quel ferrovecchio, l’aveva portata troppo oltre il limite, e dopo quei due incidenti in rapida sequenza ormai il pilota era seduto in mezzo ad un ammasso di macerie che non assomigliavano più ad un’auto.


«Maledizione!» gridò Lucas, poi lo assalì un pensiero. Si tolse la cintura di sicurezza ed uscì velocemente dall’auto, gettando un rapido gesto verso la parte posteriore: un rivolo fuoriusciva dal portabagagli. Il serbatoio nascosto nell’auto era stato forato. Mezzo bidone di benzina d’un tratto diventava un elemento importante da tenere in considerazione, in un eventuale tentativo di mettere in moto l’auto.


«Maledizione!» continuò ad urlare Lucas, ma in realtà era sollevato. Ormai era tutto finito... ed era ancora vivo. Appiedato, certo, con davanti la poco attraente prospettiva di attraversare a piedi un’enorme zona boscosa prima di tornare nel suo territorio, ma almeno era vivo e per lo più intatto, a parte qualche acciacco dovuto alla brutta esperienza. No, non poteva proprio lamentarsi.


Pensava a questo quando notò sottili strisce leggermente luminose attraversare l’aria. Sembravano scie di pallottole esplosive, ma non erano dirette a lui. Il tempo di capire e si gettò a terra.


L’auto esplose sollevandosi fino quasi a raggiungere la cima dell’albero alla cui base giaceva ancora il drone. Solo i migliori meccanici della Weyland-Yutani avrebbero ormai potuto rimetterlo in funzione.


Quando la carcassa fumante dell’auto ricadde a formare quel mucchio di macerie che poi nessuno sarebbe venuto a portar via, e che sarebbero rimaste lì a formare una delle tante curiosità in cui si imbattono gli escursionisti che visitano il bosco, ormai il fuoco aveva già fatto il suo lavoro, inondando tutta la zona. Lucas compreso.


Il pilota cominciò a rotolare a terra, per spegnere le fiamme che gli avevano lambito i vestiti, ma quelli non erano un problema. Il dolore che sentiva esplodergli da ogni nervo del volto, quello sì che sembrava un dannato problema.


Non udiva più le proprie grida, lo shock gli stava ovattando i sensi, ma sapeva di star gridando. Gridando forte. Soprattutto quando sentì un intenso dolore aggiuntivo alla spalla. Non era fuoco, era come se qualcosa gli fosse penetrato addosso con forza. Probabilmente chi aveva fatto saltare l’auto ora stava arrivando a completare l’opera.


Quasi in sogno si portò una mano alla spalla, trovandosi incagliato addosso un oggetto strano... come quelle punture per anestetizzare grandi animali che si vedono in TV.


Con la mente incapace di elaborare ulteriori concetti, Lucas stabilì che aveva fatto quanto umanamente possibile per rimanere in vita, non aveva proprio nulla da rimproverarsi, così si lasciò andare al vuoto che lo stava prendendo.


Con gli ultimi brandelli di coscienza fece in tempo a vedere un’ombra che gli si avvicinava e poi si chinava su di lui. Un’ombra che ora vedeva bene essere una donna. Una donna armata di tutto punto e con sulle spalle quelli che non potevano essere altro che gradi militari.


«Bella corsa, amico», gli disse la donna, anche se a Lucas sembrò che la voce provenisse da chilometri di distanza. «Sto cercando un pilota come te: che ne dici di correre per la Casata Yutani al torneo DOA?» La donna gli strizzò l’occhio. «Be’, ne parliamo meglio al tuo risveglio.»


     


                      





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