FanFiction Drama Coreani | CITY HUNTER DRAMA - ANGEL HEART di k66 | FanFiction Zone

 

  CITY HUNTER DRAMA - ANGEL HEART

         

 

  

  

  

  

CITY HUNTER DRAMA - ANGEL HEART   (Letta 1307 volte)

di k66 

20 capitoli (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Serie TVDrama Coreani

Genere:

Avventura - Azione - Drammatico - Romantico

Annotazioni:

Crossover

Protagonisti:

Lee Yoon Sung - Kim Na Na - Ryo Saeba - Kaori Makimura

Coppie:

Lee Yoon Sung /Kim Na Na (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 PAHALIAL (DIO REDENTORE) / 23 - 27 GIU / COMPRENDERE LE LEGGI DELLA NATURA E IL PROPRIO RUOLO. CAPACITÀ DI COMPRENDERE IL PROPRIO RUOLO NELLA VITA. FEDELTÀ IN AMORE.  

Ed eccomi di nuovo qua con il seguito preannunciato di "City Hunter sono io!!!", una crossover molto ambiziosa che tocca City Hunter Drama-Manga-Anime,Angel Heart Manga - Anime e perfino Boys Over Flowers Drama,il tutto con colonna sonora.Buona lettura!^^...


  

”Angel Heart – Finally – Sigla iniziale” http://www.youtube.com/watch?v=a5tPcfRJz3s>

”Senshi Tachi no Kizuna” http://www.youtube.com/watch?v=gVkFrsuEY0E>

New York – Queens - 9.30 p.m.

“Allora, quando pensate di sposarvi voi due?”
La domanda improvvisa fece andare di traverso a Lee Yoon Sung il caffè che stava bevendo, immerso com'era nei suoi pensieri.
“Mamma! Perché salti fuori con questa domanda proprio adesso?!” sbottò quando ebbe modo di tirare il fiato dopo una lunga serie di colpi di tosse, la lingua ancora bruciante.
E meno male che Kim Na Na non era presente!
Per sua fortuna subito dopo cena lei aveva deciso di concedersi un lungo bagno caldo e rilassante, giusto per dare sollievo ai muscoli doloranti dopo il duro allenamento a cui si era sottoposta anche quel giorno.
Dal momento stesso in cui avevano messo piede in America, circa sei mesi prima, si erano sistemati nel Queens in quella elegante villetta trifamiliare con giardino, che aveva consentito alla loro neonata famiglia di vivere unita ma nello stesso tempo con una certa privacy.
Sua madre e Ajussi avevano ognuno un loro appartamento ai lati mentre lui e Kim Na Na vivevano in quello più grande nel mezzo.
Questo dava a tutti il più ampio margine di movimento ma permetteva anche che ogni qualvolta lo volessero potessero ritrovarsi tutti affettuosamente insieme, cosa che si ripeteva puntualmente tutte le sere a cena e in certi casi anche a colazione o a pranzo.
Solo che se sua madre e Ajussi avevano trovato ben presto uno scopo tranquillo per la loro vita nell’apertura di un loro ristorante, il “Korean Delicious Food”, e su quello stavano concentrando tutte le loro energie, Kim Na Na al contrario si era intestardita nell’idea che prima o poi lui avrebbe ripreso il suo “lavoro” di City Hunter, e per meglio seguirlo in quell’impresa si stava preparando ossessivamente per migliorare le sue capacità atletiche e di combattimento.
Conoscendo la sua testardaggine non le aveva opposto una resistenza aperta, ben sapendo che avrebbe ottenuto esattamente l’effetto contrario, ma la faccenda stava diventando stancante anche per lui, seppure non si potesse negare che fosse un allieva pronta e di talento.
Però a lui l’idea che perfezionasse la sua professionalità di “scudo umano” piaceva quasi quanto l’idea che le sparassero addosso, e cioè proprio per niente!
E poi, a che scopo tutto questo?!
Lui non aveva affatto deciso quale direzione dare alla sua vita, non ancora.
Aveva sempre sognato una vita tranquilla e serena e ora che ce l’aveva, perché mai doveva rinunciarci per buttarsi di nuovo nel pericolo?!
Questo si diceva quando l’irrequietezza cominciava a salire, dopodiché si rinchiudeva nel suo studio a lavorare per i progetti di nuovi software che stava curando come consulente esterno per il Gruppo Shinhwa, una multinazionale coreana che aveva una sede anche a New York.
Un lavoro sicuro, tranquillo, redditizio…e anche mortalmente noioso!
Ma questo non l’avrebbe mai ammesso con Kim Na Na, che lo aspettava al varco per ribadire il suo punto di vista.
Soffocò un sospiro di impazienza.
Davvero non riusciva più a capirsi, e non sapeva cosa fare di sé stesso…
E dire che aveva creduto che una volta arrivati a New York sarebbe stato tutto facile!
In parte le sue aspettative erano state soddisfatte, nel senso che poter vivere con Kim Na Na il loro amore alla luce del sole e in più avere sua madre e Ajussi vicino lo rendeva felice, però c’era quel piccolo tarlo nella sua testa che…..mah, ancora non sapeva da cosa dipendesse, né come riuscire a gestirlo.
Forse la risposta stava in quello che gli era successo quella mattina e in quello che aveva fatto poi di conseguenza e….
“Lee Yoon Sung….so che forse non sono la persona più adatta per chiedertelo. Magari pensi che mi sto comportando da madre impicciona e che non sono nella posizione di farti la morale, visto il mio passato, però….”
Oddio, si era talmente astratto nei suoi pensieri da dimenticarsi della domanda di sua madre!
E dire che non era una domandina tutta da ridere…
“Tu hai il diritto di farmi tutte le domande che vuoi, madre. E’ solo che mi hai colto di sorpresa.” si affrettò a rassicurarla, accarezzandole una mano con dolcezza.
La donna sorrise confortata.
Non si sentiva mai completamente a suo agio di fronte a suo figlio quando rivangava il modo in cui lo aveva concepito, ossia con una relazione extraconiugale con un uomo sposato, anche se mai aveva ricevuto da lui una sola parola o un solo sguardo di rimprovero!
“Sono contenta che tu me lo dica. E’ solo che….so che per molti giovani d’oggi vivere insieme e basta è naturale e che il matrimonio viene considerato una cosa sorpassata…tu poi hai vissuto a lungo qui in America e…capisco che ti sei abituato alla loro mentalità, però….confesso che per la mia generazione è un po’ più difficile pensarla così, e poi ho sempre sognato di accompagnare mio figlio all’altare! Inoltre credo che anche a Kim Na Na farebbe piacere.”
Lee Yoon Sung si rabbuiò.
“Te lo ha detto lei, questo?”
“Oh no, lei non avrebbe mai osato, però l’altro giorno stavamo passeggiando insieme e l’ho vista soffermarsi davanti ad un negozio di abiti da sposa con uno sguardo incantato…Mi è sembrata molto interessata, ecco tutto.”
Lee Yoon Sung sospirò.
”Kou no Kodou” http://www.youtube.com/watch?v=7AvvSvZNlss>
Sì, non faceva fatica a credere che fosse vero.
Kim Na Na era una ragazza all’antica, che per di più per tutta la sua vita non aveva nemmeno avuto il tempo di intrattenere relazioni con l’altra metà del cielo, presa com’era dalla necessità di sopravvivere nella situazione difficilissima in cui si era trovata.
Sola, con un padre in coma in ospedale per più di dieci anni e una montagna di debiti da ripagare.
Tutta la sua vita era stata solo lavorare, lavorare e ancora lavorare, e non per potersi concedere chissà quale lusso ma semplicemente per poter restare a galla.
Figurarsi, era stato proprio lui a darle il primo bacio alla bella età di ventisette anni!
E anche se lei si era adattata senza protestare alle sue decisioni senza mai lasciar intendere qualcosa di diverso, non era affatto strano che desiderasse dentro di sé realizzare il classico sogno di quasi tutte le ragazze.
L’abito bianco, la musica, i fiori… e tutto il resto.
Un altro sospiro, poi una smorfia.
Lui al contrario come TUTTI i maschi provava una certa repulsione all’idea di infilarsi in uno stupido smoking e recitare la parte del pinguino per un’intera giornata, e tutto per ottenere un altrettanto stupido pezzo di carta!
No, non era ancora pronto per quello, proprio no!
“Mamma, capisco i tuoi desideri e li rispetto, però questa è una cosa tra me e Kim Na Na e siamo noi a dover prendere insieme questa decisione, non credi?”
La madre si morse le labbra, poi chinò la testa.
“Certo. Hai ragione, e scusa se mi sono intromessa.”
Lui le regalò un sorriso luminoso, giusto per farle capire che non ce l’aveva affatto con lei.
“Non hai nulla di cui scusarti. Non sai quanto sia bello per me avere una madre che si preoccupa per il mio benessere. E’ una gioia alla quale non riesco ancora ad abituarmi!”
Lee Kyung Hee rispose al sorriso del figlio con pari luminosità.
“E tu non sai quanto sia bello per me avere un figlio di cui preoccuparmi. Solo che è un po’ strano essere passata dal cambio del pannolino direttamente alle nozze!” scherzò facendogli l’occhiolino poi rise, e anche Lee Yoon Sung si unì alla sua risata.
Era bello il rapporto che era nato con sua madre, caldo e affettuoso, ma anche pieno di momenti di umorismo come quello.
Ora che Lee Kyung Hee era stata liberata dal suo tormento di rintracciare il figlio scomparso era diventata un’altra donna; in quelle condizioni di spirito anche la sua reazione alla leucemia era stata di una forza straordinaria, al punto che i medici erano molto ottimisti sulle possibilità di una completa remissione della malattia!
Intanto la donna si dedicava alla sua nuova vita con entusiasmo e i suoi progetti per il ristorante erano secondi solo a quelli di Ajussi per grandiosità e impegno.
Ma a proposito di questo...
“Dov’è finito Ajussi? E’ sparito subito dopo cena senza dire una parola!” le domandò curioso.
La madre sollevò le spalle.
“Credo che avesse un appuntamento con una signora…”
Lee Yoon Sung la guardò incredulo.
“Dici sul serio?”
“Beh, ha fatto amicizia con quella rappresentante che ci ha venduto le pentole per il ristorante e così…l’ho sentito invitarla a vedere un film insieme.”
Lee Yoon Sung alzò gli occhi al cielo, poi gemette.
Aish, era in arrivo un’altra botta micidiale alla sua carta di credito, che Dio avesse in gloria quel benedett’uomo!
“Capito. Sarà meglio che vada a lavorare ancora un po’, se voglio riuscire a pagare tutte le pentole che si farà convincere ad acquistare!”
“Ma non stai lavorando troppo, figlio mio?” si preoccupò subito la madre.
“No, stai tranquilla, lo faccio soltanto perché mi va’; lo sai che come consulente posso fare gli orari che voglio. Ora scusami, ma devo proprio andare.”
Scostò la sedia dal tavolo e si alzò, poi si chinò a baciare la madre sulla fronte e le sorrise.
Dopo un ultimo saluto si avviò verso la scaletta interna che gli consentiva di passare nell’appartamento a fianco, quello in cui viveva con Kim Na Na.
Prese la direzione del suo studio nel seminterrato, quello in cui portava avanti i suoi progetti informatici in totale solitudine.
Uno dei motivi che lo aveva spinto a scegliere quella villetta era stata proprio l’esistenza di quell’ambiente sotterraneo, nato come rifugio antiatomico e da lui trasformato in studio attrezzato con tutte le apparecchiature elettroniche più sofisticate: ovviamente era insonorizzato e costruito in modo tale da essere praticamente indistruttibile.
Se mai li avessero assaliti con armi pesanti sarebbe potuta crollare tutta quanta la casa ma il suo studio sarebbe rimasto solidamente in piedi!
Quando si trovava lì dentro era inattaccabile e solo chi conosceva la combinazione d’accesso poteva entrarci, il che voleva dire non più di quattro persone: sua madre, Ajussi, Kim Na Na e lui stesso.
Una precauzione forse inutile nella sua posizione attuale ma che si era sentito di prendere quando avevano sistemato quella casa, così come si era sentito di installare nel seminterrato un poligono di tiro e una piccola palestra, dove lui e Kim Na Na si allenavano duramente nelle arti marziali.
Forse semplicemente certe abitudini sono dure a morire…o forse non si può mai cambiare del tutto, chissà.
Digitò il codice sulla tastiera, poi entrò nello studio-bunker e si mise seduto nella poltrona.
Doveva pensare…
Come doveva comportarsi adesso?
Poteva ignorare quello che stava succedendo e tornare sui suoi passi?
Sospirò profondamente.
Qualcosa dentro di lui si ribellava profondamente all’idea, per questo aveva agito come aveva agito, anche se era ancora pieno di dubbi e incertezze.
E pensare che quella mattina era iniziata come tutte le altre….

Flashback

Central Park - 7.30 a.m.

“Vado all’edicola a prendere il giornale, va bene?” propose Kim Na Na tutta allegra e pimpante alla fine della lunga corsa che avevano fatto intorno al laghetto.
Da quando erano a New York avevano preso l’abitudine di fare jogging insieme tutte le mattine, su istigazione di Kim Na Na che lo accusava sempre di essere troppo sedentario e di muoversi solo con la macchina.
Peccato che questo comportasse levatacce assurde al mattino, momento del giorno in cui lui non brillava assolutamente!
“Non so dove trovi tutta questa energia la mattina presto! E va bene, ma sbrigati: poi andiamo a fare colazione in quel baretto sulla decima dove fanno quelle buonissime ciambelle, ho una fame da lupi!” si lamentò Lee Yoon Sung, accasciandosi quasi sulla panchina.
“A non far niente ti stai impigrendo! Se continui così scommetto che diventerai uno di quegli uomini con i rotolini di ciccia sulla pancia, e allora te le sognerai le file di donne che ti corrono dietro di cui ti vanti sempre!” lo prese in giro lei mettendosi le mani sui fianchi.
“Coooosa?! Ma stai scherzando? Prima che ingrassi io ce ne vogliono di ciambelle! Sei tu quella che deve stare attenta al suo giro vita, e anche così non avrai MAI file di uomini che ti corrono dietro!“ brontolò lui mordace, guadagnandosi una smorfia stizzita. “Piuttosto datti una mossa, ho detto che ho fame!”
Kim Na Na gli fece una linguaccia, poi ben sapendo che non c’era modo di cambiare il suo caratteraccio si avviò di buon passo verso l’edicola, seguita senza saperlo dal suo sguardo di apprezzamento che a quanto pareva non trovava nel suo corpo tutte le magagne che la voce bugiarda dichiarava di trovarvi.
Quando lei si fu allontanata un pezzo Lee Yoon Sung allungò le gambe, con l’intenzione di rilassare i muscoli affaticati dopo la lunga corsa.
Aveva appena chiuso gli occhi e stava per reclinare la testa all’indietro quando una voce risuonò alle sue spalle.
”The ballad of silver bullet” http://www.youtube.com/watch?v=5DpYewQcbnk>
“Xyz.”
Lee Yoon Sung si irrigidì.
Chi poteva lanciargli il segnale di aiuto per City Hunter nel bel mezzo di una tersa mattina qualunque nel parco principale di New York? Era stata una grande sorpresa scoprire che quello fosse il modo in cui a Shinjuku i clienti richiedevano l’intervento di City Hunter, scrivendo quelle lettere sulla lavagna della stazione. Lui stesso aveva usato quel segnale una volta con Ajussi ed era una delle tante coincidenze che lo legavano al destino di Ryo Saeba, alias il City Hunter di Shinjuku.
Però adesso che cosa c’entrava tutto questo con lui?
“Che cosa hai detto?”
“Hai capito bene. Ho detto “Xyz”, e l’ho detto proprio a te, Lee Yoon Sung. No, non cercare di voltarti, ascoltami e basta.”
Lee Yoon Sung, che aveva appena accennato il movimento di girarsi per scoprire chi fosse il suo interlocutore, si fermò al suono di quella voce sorprendentemente decisa per appartenere ad una donna.
Perché di questo era sicuro: si trattava di una donna, anche se la sua voce era così bassa e roca da poter essere confusa per certi toni con quella di un maschio.
Era seduta nella panchina alle sue spalle e di lei poteva solo sentire il profumo, forte e deciso come sembrava essere il suo carattere.
Per il momento scelse di assecondarla, in attesa di capire quali fossero le sue intenzioni, anche perché era dannatamente curioso.
“Chi sei? E come fai a sapere il mio nome?”
“Chi sono io adesso non ha importanza, ti basti sapere che è stato Ryo Saeba a consigliarmi di contattarti. Lui dice che sei l’unico che potrebbe aiutarmi, e io ho un bisogno disperato del tuo aiuto.”
Lee Yoon Sung si fece più attento: Ryo le aveva consigliato di contattarlo?
Beh, con quel biglietto di presentazione come minimo doveva ascoltarla, doveva troppe cose a Ryo per permettersi di fare il contrario!
“Parla: non ti prometto che ti aiuterò ma… ti ascolto.”
La donna fece una risata breve e un po’ rauca.
“Fai bene ad essere prudente, perché quello che sto per chiederti è molto pericoloso…infinitamente più pericoloso di qualunque cosa tu possa aver fatto fino ad ora!”
Lee Yoon Sung alzò le spalle.
“Non sai com’è stata la mia vita. Comunque se stai cercando di convincermi ad accettare forse non stai usando la tattica giusta!”
Un colpo di tosse, forse per soffocare un’altra risata più aperta.
“E’ vero, ma a me piace parlar chiaro e non voglio che poi tu mi dica che non ti avevo avvertito!”
“Insomma, ti decidi a dirmi che cosa vuoi da me?” grugnì Lee Yoon Sung spazientito.
“Va bene, andiamo al sodo, anche perché la tua ragazza non tarderà molto ad arrivare. Domani sera alle undici, in cima al 550 Fifth Avenue sulla West 42nd Street a Manhattan, ci sarà una riunione molto importante. Ho bisogno che tu mi installi una cimice, una telecamera, qualunque cosa mi permetta di avere occhi e orecchie in quel posto, perché da quello che verrà deciso in quella riunione dipende la vita di molti innocenti. Ryo dice che tu sei un esperto in queste cose, e io mi fido del suo giudizio.”
Lee Yoon Sung ci pensò su attentamente, poi scosse la testa.
“Anch’io mi fido di Ryo, ma non di te e tu mi stai dicendo troppo poco. Perché non puoi piazzarle tu stessa quelle cose, e chi parteciperà esattamente a quella riunione?”
La donna non sembrò offendersi per quella richiesta, anzi, schioccò la lingua in segno di approvazione.
“E’ un sollievo scoprire che non sei uno stupido e non ti cacci dentro ai guai senza averci pensato prima almeno un po’! E’ vero, avrei potuto tentare di farlo io stessa ma il sistema di protezione che verrà attivato intorno a quella riunione è troppo sofisticato per le mie capacità: inoltre mi conoscono bene e mi tengono sott’occhio. Anche adesso potrei essere stata pedinata da qualcuno, sebbene sia stata attenta a non farmi seguire.”
A quelle parole Lee Yoon Sung drizzò le antenne e si guardò attentamente attorno: quello che vedeva intorno a sé non sembrava diverso dallo scenario consueto di Central Park a quell’ora del mattino.
Un anziano passeggiava piano appoggiandosi al suo bastone, una ragazza correva ascoltando musica con le cuffiette, un uomo lanciava un bastone al suo cane e così via, in tanti piccoli spezzati di vita quotidiana, banali e pacifici.
Ma come mai Kim Na Na ci stava mettendo tanto a tornare?
La cercò con uno sguardo preoccupato e la vide mentre parlava sorridente con l’edicolante: aveva il giornale in mano e lo stava salutando, ma poi un ragazzo con dei volantini le si avvicinò e le attaccò bottone.
Uff, era sempre troppo socievole con gli estranei e c’erano un sacco di mosconi che scambiavano la sua cortesia per disponibilità e finivano per cercare di intortarla di brutto!
Forse doveva davvero decidersi a metterle addosso un cartello di off limits….ma non era quello il momento adatto per farlo.
Soffocando un impeto di gelosia si sforzò di considerare che tutto sommato era meglio che stesse lontana.
Aveva la sensazione che una grana di proporzioni macroscopiche stesse per scoppiargli tra le mani, come sempre quando c’era di mezzo Ryo!
“Tranquillo, la mia era solo un’ipotesi. I miei uomini stanno monitorando tutta la situazione, ho fatto in modo che il nostro colloquio fosse sicuro.” gli disse la donna intuendo la sua circospezione.
I suoi uomini?
Ma chi era quella donna che parlava come un generale di truppe avanzate?!
“E per rispondere alla tua seconda domanda, a quella riunione saranno presenti Alejandro Tevez, Esteban Gutierrez, Vitòrio Silva…”
A Lee Yoon Sung mancò il fiato.
Alejandro Tevez era a capo del cartello messicano di Tijuana, in lotta con i il Cartello di Juárez ed il Cartello del Golfo per l’egemonia sulla cocaina, Esteban Gutierrez comandava il cartello di Medellín, praticamente uno stato dentro lo stato della Colombia, di gran lunga dominante sugli altri due cartelli di Cali e di Norte del Valle, quanto a Vitòrio Silva era il responsabile del Pcc (Primeiro comando da capital), una delle due principali centrali del narcotraffico brasiliano, insieme al CV (Comando vermelho).
Tutti pezzi da novanta del narcotraffico sudamericano!
“…e Rijenchan Ritaijin del Chen Da Fu Ei.”
E quella fu la mazzata finale: niente meno che il capo della mafia taiwanese, la punta di diamante delle mafie orientali!
“Capisco dal tuo silenzio che sai di chi sto parlando. Se accetti di aiutarmi, sarà come infilare volontariamente la testa in una ghigliottina, con ben poche speranze di salvezza. Non te ne vorrò quindi se decidi di rifiutare ma sappi che non te lo chiederei mai se, come ho già detto, non ci fossero in ballo molte vite innocenti.”
Un sospiro profondo.
“Non posso prendere una decisione simile su due piedi. Voglio pensarci, e voglio anche parlare con Ryo. Ho solo la tua parola che è stato lui a inviarti da me, ma se permetti non metto in gioco la mia vita fidandomi delle parole di una sconosciuta di cui non so nemmeno il nome!”
“Mi pare giusto: ricordati però che il tempo stringe. Se deciderai di aiutarmi, mi troverai al Morningside Inn nell’Upper West Side, registrata sotto il nome di Jacqueline Sparrow, stanza n° 135. Confido che tu sappia fare la scelta giusta, Lee Yoon Sung…e che Ryo non si sia sbagliato.”
Lee Yoon Sung strinse le labbra: anche lui sperava proprio che non si fosse sbagliato!
“A proposito…il mio vero nome è…Yan Fan Yui.”
Un fruscio e il silenzio che seguì gli fecero capire che la donna si era infine dileguata con la stessa rapidità con cui era comparsa, lasciandogli per le mani una bella patata bollente, roba da far tremare le mani a chiunque.
Aveva appena cominciato a pensarci quando Kim Na Na ritornò.
“Lee Yoon Sung! Scusa il ritardo, ma ho incontrato un ragazzo che mi ha invitato a vedere una gara di aeroplanini radiocomandati. Guarda, ho qui il depliant: ci andiamo dopo colazione? Non è molto lontano e dev’essere una cosa divertente!” gli propose entusiasta tendendogli il depliant che le avevano dato.
Lee Yoon Sung lo prese distrattamente e se lo infilò nella tasca della tuta.
“Non mi interessa granchè, quindi se non ti spiace preferirei farne a meno. Andiamo a fare colazione, poi dobbiamo tornare a casa in fretta: voglio lavorare ad alcuni progetti.” le rispose serio, poi si alzò in piedi e si avviò verso una delle tante uscite del parco.
“Ma…Lee Yoon Sung!”
Nel suo richiamo esasperato c’era tutto il suo sconcerto per il suo repentino cambiamento d’umore, ma non aveva nessuna intenzione di parlarle delle sue motivazioni e della decisione che doveva prendere.
Come minimo prima doveva parlare con una certa persona: Ryo Saeba!

***
”Inbou no Theory” http://www.youtube.com/watch?v=1MOGiypjong>

Queens - 9.30 a.m.>/u>

“Non si può dire che tu abbia degli amici normali! Come diavolo ha fatto quella donna a finire impelagata con il narcotraffico sudamericano e la mafia taiwanese?!?”
“Mmhh…Lee Yoon Sung. Sì, mi aspettavo la tua telefonata, ma speravo che lei avesse cambiato idea…” rispose Ryo senza scomporsi a quell’esordio privo di ogni formula elementare di saluto. “Quindi hai incontrato la “Generalessa d’acciaio”…”
“E’ così che la chiamano?! A me si è presentata come Yan Fan Yui…però non mi stupisce che abbia un soprannome del genere, dà l’impressione di essere parecchio autoritaria!”
“E’ qualcosa di più di un impressione: Yan Fan Yui è a capo dello squadrone militare “Hei Bao” e ti assicuro che avercela alle costole non è consigliabile per nessuno, lasciatelo dire da un suo ex commilitone!”
Lee Yoon Sung assorbì in silenzio quella nuova informazione.
Saeba e quella donna avevano combattuto insieme….soltanto combattuto?
“Te la sei anche portata a letto?”
Un colpo di tosse quasi strozzato dall’altra parte.
“Che razza di domanda…cos’è , ti sei dato al gossip ultimamente?”
“Capito: c’è Kaori lì vicino e non puoi rispondere.” sogghignò Lee Yoon Sung, divertito come sempre nel constatare che il più grande sweeper del mondo tremava di fronte ad uno scricciolo di donna che pesava un decimo di lui.
“NON C’E’ KAORI QUI VICINO, lei è a casa che dorme, è solo che io sono un gentiluomo e non mi vanto di certe faccende!” sbraitò Saeba piccato dall’altra parte e Lee Yoon Sung soffocò una risata.
L’uomo che si fregiava con orgoglio del titolo di Stallone di Shinjuku era capace di essere DISCRETO?!?
“Comunque sì…diciamo che qualche volta ci siamo scaldati il letto a vicenda, ma niente di che…non era niente di importante per nessuno di noi due. Dopo la fine della guerriglia in cui eravamo coinvolti io mi rifugiai nel Nord America e lei invece scelse di tornare nel sud est asiatico, poi fondò una serie di orfanotrofi per orfani di guerra, di cui quello più grosso ha sede a Taiwan.Quella però è solo una delle molte attività in cui Fan Yui è impegnata: ha le mani in pasta in un sacco di cose, soprattutto perché è un’idealista e cerca sempre di raddrizzare quello che non le piace e lo fa in un modo decisamente diretto. E’ capace di scatenare una guerra e di mettere una nazione a ferro e fuoco per arrivare dove vuole! Ma questa volta aveva bisogno di essere più sottile e così ho pensato che tu potessi supplire alla sua mancanza di delicatezza…Mi rendo conto però che ti sto chiedendo molto e se non te la senti non devi fare altro che tirarti indietro.”
Lee Yoon Sung esitò: era in debito con Ryo e quindi per lui era un problema rifiutarsi di aiutarlo, ma doveva proprio chiedere il pagamento del suo credito con una faccenda così esplosiva?!
“Sai almeno perché è così interessata a quella riunione?”
“No.” ammise Ryo con un sospiro. “Non ha voluto dirmelo, ha detto che era molto meglio che ne stessi fuori, ma viste le persone coinvolte deve trattarsi di qualcosa di davvero importante e a cui tiene molto, altrimenti non rischierebbe così tanto nemmeno lei. Non ho bisogno di dirti quanto sia pericoloso sfidare i cartelli sudamericani! Quanto al Chen Da Fu Ei…beh, metterglisi sulla strada è qualcosa di più che pericoloso. E’ al limite della pazzia.”
Lee Yoon Sung si concesse un sospiro sofferto.
Il Chen Da Fu Ei era un’organizzazione di stampo quasi militare: oltre la facciata di industria internazionale, gigante della farmaceutica mondiale, si nascondeva un apparato di matrice mafiosa che aveva addentellati in tutte la mafie più importanti, sostenuto da una serie di squadroni addestrati con tecniche quasi sovrumane che ne facevano degli avversari praticamente imbattibili. A quanto era riuscito a sapere, gli squadroni erano ben cinque: il primo era il Chin Lon, lo squadrone dai connotati più squisitamente militari, quello che interveniva in operazioni d’assalto. Il secondo era Suzaku, composto di assassini che agivano individualmente e non fallivano mai il bersaglio. Poi c’era il Byakko, particolarmente qualificato per le missioni di spionaggio, e poi lo squadrone Seyryu, corpo di kamikaze suicidi per le missioni estreme. E infine, la perla dell’organizzazione; Genbu, il corpo speciale al diretto servizio del capo del Chen Da Fu Ei, Rijenchan Ritaijin.
Del Genbu facevano parte l’elite degli uomini addestrati dal Chen Da Fu Ei: in realtà si diceva che non fossero uomini ma ombre, capaci di avvicinarsi al loro obiettivo senza far minimamente avvertire la loro presenza, uccidere e poi sparire come fantasmi nel vento.
In altre parole, mettersi contro di loro era un vero e proprio suicidio!
“Da qualunque parte la giri, questa storia ha la scritta PERICOLO che lampeggia grande come una casa.” ammise Lee Yoon Sung tirando le fila delle sue riflessioni. “Però…la tua amica dice che ci sono in ballo molte vite innocenti. Che avrà voluto dire? Chi è in pericolo, secondo te?”
“Non lo so. Però se lo ha detto vuol dire che è vero: Fan Yui non è una persona bugiarda, anzi, è sin troppo sincera.” affermò Ryo sicuro. “Non posso che consigliarti di parlarne con Kim Na Na e poi insieme deciderete se…”
“Kim Na Na non deve saperlo: tanto lei non potrebbe farci niente, è una cosa che dovrò fare da solo….se deciderò di farla.”
Silenzio dall’altra parte, poi un sospiro.
“Secondo me sbagli a tenerla fuori: se c’è qualcosa che ho imparato negli anni è che tenere nascoste le cose alla propria compagna non porta mai a niente di buono. Se dovesse scoprire la verità per conto suo allora tu sarai in una bruttissima posizione, e ancora di più se qualcosa andrà storto.”
“Se deciderò di infilarmi in questa storia sarà perchè avrò valutato come NON far andare storte le cose, e allora averla fatta preoccupare sarà stata un’inutile crudeltà!” dissentì Lee Yoon Sung con veemenza.
No, Kim Na Na non doveva sapere proprio niente: se avesse anche solo annusato cosa aveva intenzione di fare si sarebbe fiondata ad aiutarlo, e allora sì che sarebbe successo un disastro!
La paura per lei lo avrebbe deconcentrato, mentre invece per quella missione avrebbe avuto bisogno di tutto il suo sangue freddo e di tutta la sua lucidità mentale.
Mmmhh, stava già ragionando come se avesse deciso di accettare….ma se era così, aveva molte cose da fare in preparazione di quella pazzia!
“Ryo, adesso devo proprio andare: devo considerare molte cose e non ho più tempo. Ti ringrazio per avermi confermato quello che volevo sapere.”
Lee Yoon Sung chiuse la comunicazione bruscamente come l’aveva iniziata e Ryo restò a guardare pensoso il telefono.
Davvero voleva ringraziarlo per averlo coinvolto in quella storia?
Aveva invece la sensazione che lo avrebbe maledetto per questo per molto, molto tempo….
Quanto a lui, per il momento ne era rimasto fuori, ma… era solo questione di tempo, se lo sentiva nelle ossa, poi sarebbe stato coinvolto, in un modo o nell’altro.
Sperava di sbagliarsi, ma il suo intuito gli diceva di no!

***

”Akuma no Sasayaki” http://www.youtube.com/watch?v=Hj4WcL_5nsE>

Queens – 10.00 a.m.

Mmhhh…
All’ultimo piano del 500 Fifth Avenue c’era la sede di una ditta che produceva talco per bambini, la “White Cloud S.P.A.”.
Che ironia, il bianco dell’innocenza abbinato al bianco della depravazione più assoluta!
Comunque, se quella ditta era coinvolta nel traffico di droga, allora sicuramente quel posto aveva un sistema di videosorveglianza molto sofisticato, nel quale però era pur sempre possibile entrare…sì, con le sue capacità informatiche, questo era sicuramente possibile, e una rapida ricerca su Internet glielo confermò.
Ci avrebbe dovuto lavorare per un pochino ma poi ci sarebbe riuscito, non era un ostacolo insormontabile.
Così avrebbe risolto il problema del vedere, ma per il sentire…
Uhm…
Se il posto era sorvegliato dal Genbu, non era pensabile infiltrarsi con i suoi soliti sistemi per piazzare una cimice, lo avrebbero scoperto sicuramente.
Cliccò di nuovo sul pc per osservare meglio le immagini del grattacielo.
All’ultimo piano erano tutte vetrate, quindi l’ideale sarebbe stato piazzare la cimice direttamente sul vetro, in modo però che non la vedessero.
A questo proposito da tempo aveva studiato un nuovo prototipo di cimice che faceva proprio al caso suo, qualcosa che non avrebbe dato assolutamente nell’occhio, specialmente se piazzata sul vetro.
Ne aveva parlato anche con Ryo e forse era stato proprio quello a dargli l’idea che lui potesse essere il tipo giusto per aiutare la sua amica Fan Yui!
Ma come diavolo poteva piazzarla a quell’altezza…volando?
Ancora le ali non ce le aveva, però…uff, doveva trovare assolutamente un modo…
Si agitò sulla sedia e qualcosa che aveva nei pantaloni della tuta scricchiolò.
Perplesso frugò nella tasca e ne estrasse il volantino sulla gara di aeroplanini radiocomandati che gli aveva dato Kim Na Na quella mattina.
Un aereo…
All’improvviso ebbe un’idea: sì, così avrebbe funzionato!
Eccitato fece qualche altra ricerca su Internet e trovò il modellino che faceva al caso suo: doveva solo uscire a comprarlo, visto che non c’era il tempo materiale per un acquisto su E-Bay e la relativa consegna.
Superato il nodo più difficile fece una telefonata e risolse il problema del trasporto in sicurezza: sì, anche quello era un particolare da non sottovalutare.
Una volta stabilito che il piano d’azione era a posto riprese in mano il telefono e digitò un numero.
“Morningside Inn, come posso aiutarla?”
“Mi passi la signorina Jacqueline Sparrow, stanza n° 135, per cortesia.” chiese alla receptionist che gli aveva risposto.
“Subito, signore.”
Dopo pochi secondi la voce grave di Fan Yui era al telefono.
“Sì?”
“Ho deciso di aiutarti. Troviamoci un po’ prima delle undici al Bryant Park. Io sarò su una Porsche nera con una targa del Nebraska, 2007 Porsche 911S. Da lì riusciremo a seguire tutta la riunione.”
Un breve silenzio dall’altra parte.
“Grazie. Non mi aspettavo che tu accettassi.” disse infine la donna in tono quasi commosso.
“Aspetta a ringraziarmi. Prima dobbiamo uscirne vivi….l’unica cosa sicura al momento è che siamo tutti e due abbastanza pazzi da volerci provare!”
Yan Fan Yui rise.
“E’ vero. A domani sera, Lee Yoon Sung. E’ un piacere avere a che fare con il City Hunter di New York!”
“Ehi, aspetta! Chi ha detto che io sono…?!”
Ma Yan Fan Yui aveva già chiuso la comunicazione e Lee Yoon Sung guardò la cornetta del telefono con il fumo negli occhi.
Aish, tutti volevano proprio tirarcelo dentro a quella storia ad ogni costo!
Mise a posto bruscamente il telefono, poi scrollò le spalle.
City Hunter o no, adesso aveva un lavoro da fare e pochissimo tempo per farlo.
Ergo, doveva darsi una bella mossa!

Fine flashback

***

”Yuuki wo Kudasai” http://www.youtube.com/watch?v=eu9B9Z6B73U>

Queens – 23.30 p.m.

Lee Yoon Sung si infilò nel letto e si avvicinò cautamente alla figura di Kim Na Na che giaceva addormentata.
O almeno così credeva, perché poi lei si voltò e gli allacciò le braccia al collo, stringendosi a lui.
“Hai fatto molto tardi….e sei stato lontano quasi tutto il giorno, non hai nemmeno voluto pranzare con me. Era un lavoro così importante quello che dovevi finire?”
Beh, aveva solo dovuto hacherare il sistema di videosorveglianza di una ditta che copriva il mercato del traffico di droga e preparare un aeroplanino a consegnare un nuovo tipo di cimice…quisquilie, insomma, di cui però Kim Na Na non doveva sapere assolutamente nulla!
“Mmh, sì, ma adesso sono quasi a buon punto: però domani dovrò impegnarmi ancora molto, sono nel momento cruciale, quindi salterò la corsa mattutina e gli allenamenti nel pomeriggio e probabilmente lavorerò anche tutta domani notte. Tu intanto potresti aiutare mia madre e Ajussi al ristorante, l’inaugurazione è vicina…”
Kim Na Na mugolò tutto il suo disappunto all’idea di non vederlo ancora una volta per tutta la giornata, ma lui soffocò la sua esclamazione contrariata con un bacio ardente e sensuale.
L’incendio che divampò furioso e devastante distrasse entrambi dai propri crucci personali e finchè gli ultimi ciocchi di legno non furono bruciati non ritrovarono il fiato per parlare.
“Lee Yoon Sung…” mormorò lei con la voce ancora arrochita per la passione appena vissuta, mentre gli accarezzava il petto.
“Sì?”
“Non potrei aiutarti? Magari insieme faremmo prima e…”
“No!” proruppe incapace di trattenersi, e lei lo guardò stupita.
Comprendendo di aver fatto un passo falso Lee Yoon Sung le accarezzò il seno poi la baciò di nuovo, con il preciso intento di distrarla.
Quando si ritirò lei aveva di nuovo lo sguardo languido e un po’ perso e si era già dimenticata il suo scatto di poco prima.
“Grazie, ma finirò più in fretta da solo. Si tratta di cose molto complicate e se tu mi aiutassi perderei più tempo a spiegartele che a fare da me. E prima finisco, prima potrò tornare da te!” le spiegò in un tono molto convincente.
Lei annuì: quell’ultimo argomento era il più persuasivo, quindi si accoccolò contro di lui posandogli la testa sulla spalla.
Non gli serviva altro incoraggiamento!
Si chinò su di lei e cercò la sua bocca poi ricominciò a baciarla, deciso a trascinarla con sè nel loro privato universo d’amore cancellando quello più banale e privo di colori del mondo esterno.
Mosse le labbra sulle sue lentamente, perdendosi nel miele del suo sapore in un bacio infinito, preludio all’unione dei loro corpi.
Per diverso tempo la stanza fu piena solo dei loro gemiti e sospiri, la dolce colonna sonora del loro amore.
Quando Kim Na Na si afflosciò tra le sue braccia illanguidita Lee Yoon Sung la strinse forte, poi vegliò su di lei finchè non si addormentò, esausta e appagata.
Lui restò sveglio ancora pochi minuti, ritornando suo malgrado ad arrovellarsi sui suoi dubbi, ma alla fine la sua conclusione restò la stessa.
Faceva bene a non preoccuparla, sì: Kim Na Na doveva restare al sicuro, non c’era nessuno bisogno che sapesse cosa stava per fare.
Nel giro di poche ore, tutto si sarebbe risolto e anche quella brutta faccenda sarebbe stata solo un ricordo.
O almeno…così sperava!
Su quel pensiero forse troppo fiducioso si abbandonò al sonno; Morfeo lo colse con il corpo ancora aggrovigliato a quello di Kim Na Na e lo portò sollecito a raggiungerla nel mondo dei sogni.

”Suddenly” http://www.youtube.com/watch?v=wwjTp1qJ76A&feature=related>




N.d.A.: Lee Yoon Sung guarda caso lavora per il Gruppo Shinhwa, perché io il mio amato BOF (ovvero il drama “Boys over Flowers” ^^) devo sempre trovare il modo di infilarcelo da qualche parte! ^__- Il 500 Fifth Avenue è effettivamente un grattacielo situato sulla West 42nd Street a Manhattan, ed è adiacente al Bryant Park. Comunque sappiate che io conosco New York solo superficialmente, non ci sono mai stata, quindi è possibile che le mie indicazioni geografiche in questa ff non siano sempre corrispondenti e aderenti alla realtà. Tenetelo presente anche per il proseguimento della storia! Quanto ai cartelli della droga sudamericani, anche qui ho attinto a man bassa da Wikipedia e i nomi dei personaggi sono totalmente inventati (ma non i cartelli, quelli esistono o esistevano veramente!). Chi conosce Angel Heart sa già che da lì ho tratto i personaggi di YAN FAN YUI (CAPO DELLO SQUADRONE MILITARE “HEI BAO”, DETTA LA GENERALESSA D’ACCIAIO) e di RIJENCHAN RITAIJIN (CAPO DEL CHEN DA FU EI). Quanto agli squadroni del Chen Da Fu Ei chiaramente anche per quelli ho attinto da AH, ma in Angel non si dice mai di quali compiti sia investito il Seyryu (almeno, io non l’ho trovato da nessuna parte, a meno che non mi sia sfuggito!), e tra l’altro quello squadrone viene nominato solo una volta, quindi ho deciso io che compiti dargli in base al mio estro.^^

     


                     





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