Aliens vs Boyka

         

 

  

  

  

   

  

  

Aliens vs Boyka   (Letta 138 volte)

di Lucius_Etruscus

8 capitoli (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

FilmAlien

Genere:

Azione - Fantascienza - Horror

Annotazioni:

Crossover

Protagonisti:

Aliens - Boyka - Rykov

Coppie:

Aliens/Boyka (Tipo di coppia «Generic»)

 

 

               

  


  

Capitolo 1

 


  

Dicembre 2230
Pianeta LV-1074
Carcere di massima di sicurezza noto come Gorgon


Perché non andava giù? L’ultimo calcio avrebbe dovuto spegnere la luce.


Da dieci minuti i due lottatori si stavano massacrando mentre gli addetti del carcere aggiornavano le classifiche: mai qualcuno era rimasto in piedi per più di tre minuti affrontando Yurj Boyka.


Ogni carcere della Compagnia impiantato su qualche sperduto pianetino del cosmo aveva il suo torneo di lotta interno, ma solo a Gorgon c’era il campione dei campioni, la macchina da combattimento senz’anima che faceva guadagnare ingenti cifre al direttore e a tutta la piramide di comando. Ufficialmente la Weyland-Yutani vietava e puniva quegli spettacoli di violenza, ma trasmetterli a pagamento sugli schermi di ricchi scommettitori faceva chiudere più di un occhio alla Compagnia. Ormai era un live show irrinunciabile, famoso per tutto l’universo.


Rapida sequenza, uno due, sinistro a confondere e poi il destro a spazzare, e quando l’avversario pensa di essere stato colpito... è allora che si inizia a colpire sul serio.


Boyka sapeva di essere una star, sapeva che tutto il personale del carcere, dal direttore fino all’ultima guardia ma anche molti detenuti, si erano arricchiti grazie a lui e al suo spettacolo. Boyka sapeva tutto ma nulla aveva valore per lui: solo l’esecuzione perfetta di una tecnica era importante, e se questo piaceva a milioni di spettatori e li rendeva ricchi con le scommesse... be’, era qualcosa che lo lasciava assolutamente indifferente.


Eppure il lottatore aveva tempi televisivi innati: era un animale da lotta... ma anche da palcoscenico. Aveva imparato a non eseguire una tecnica per volta, a sferrare colpi fluidi e non contratti, sapeva dov’erano disposte le telecamere e si assicurava di colpire l’avversario rimanendo nell’inquadratura. E che si vedesse l’espressione di sofferenza della sua vittima, che alla fin fine era quello che volevano vedere i suoi spettatori.


Boyka per tutto questo otteneva solamente il vantaggio di rimanere in vita e di ricevere cibo ed acqua. A Gorgon questo è definito un "trattamento da re", perché al contrario degli altri detenuti, che ogni giorno morivano di lavori forzati, per risse o sul ring, quello dato al lottatore era vero cibo e vera acqua.


Spazzata sulle ginocchia, rendeva male in video ma serviva a destabilizzare l’equilibrio, così l’avversario era lento a reagire mentre Boyka prendeva la rincorsa e lo colpiva al petto con i piedi uniti. L’avversario cadde battendo la testa ma non era sconfitto: si stava rivelando un osso molto più duro del previsto.


Tutta colpa dell’ospite, quell’uomo misterioso che stava assistendo al torneo nascosto nell’ufficio del direttore, mentre gli occhi di tutti i detenuti cercavano di capire chi fosse. Era l’uomo che aveva trasformato un torneo violento, dove capita che l’avversario perda la vita, in una vera e propria esecuzione capitale, e il tutto con un semplice pettegolezzo lasciato girare per il carcere. Chi vinceva sarebbe stato assunto come lottatore dalla Weyland-Yutani e avrebbe vissuto una vita da sogno nei blasonati ring di lusso sparsi nello spazio. Ricchezza, donne, massima libertà: anche solo per metà di questa promessa l’intera popolazione carceraria di Gorgon avrebbe ucciso chiunque mille volte.


Boyka disprezzava tutto e tutti e se ne fregava di quella promessa, lui non lottava per altro motivo se non la lotta in sé: era un lottatore, era tutto ciò che era, ed era tutto ciò che faceva.


Buttarsi sull’avversario a terra non era proprio una mossa fotogenica, così il lottatore si lanciò in aria e, dopo una giravolta completa, cadde addosso all’avversario colpendolo in volto. Boyka cercava sempre di non arrivare a tecniche di soffocamento a terra, perché erano troppo poco spettacolari per il grande pubblico, ma era tempo di chiudere quell’incontro, anche se purtroppo non con una delle sue mosse ad effetto che facevano alzare le quotazioni.


Passò il braccio intorno al collo dell’avversario e gli incastrò il pomo d’Adamo nell’incavo del suo gomito. Si afferrò le mani e strinse: pochi secondi e l’avversario non respirava più. Era un’esperienza intima del vincitore con il vinto, Boyka provava vergogna ad essere guardato da tutti mentre rapiva la vita dal suo avversario con un contatto così stretto, ma non sembrava esserci altro modo per abbattere quel quintale di carne flaccida.


Si alzò, volse lo sguardo verso la finestra da cui il direttore era solito ammirare gli incontri ed alzò il proprio indice quasi ad indicare che il prossimo sarebbe stato lui. Era la "firma" con cui chiudeva tutti gli incontri. E chissà che un giorno non avrebbe avuto davvero tra le mani quel verme del direttore Markov.


Da come la gente gridava Boyka capì che qualcosa non andava. Si girò e vide che quel pezzo di carne dell’avversario era di nuovo in piedi: forse meritava più di lui di vincere. E questo lo fece infuriare. La vita lo aveva forgiato per essere il più grande lottatore dell’universo, perché tutto il resto gli era stato negato: avrebbe difeso quel titolo con ogni mezzo.


Si avvicinò all’avversario, che era ancora intontito dall’essere stato quasi soffocato, e roteò su se stesso, rilasciando tutta la sua potenza nella gamba che sollevò in aria: quando il suo piede destro interruppe la rotazione sul volto dell’avversario la potenza di Boyka si sprigionò... e la testa della vittima girò su se stessa più del dovuto. Quel barile di carne tremula non fece in tempo a toccare terra che già la folla gridava il nome di Boyka.


Alla fin fine lo spettacolo c’era stato.


~


«Non crederai davvero a quei serpenti della Compagnia?»


Il vecchio sulla sedia a rotelle fissava allibito Boyka che raccoglieva in giro i suoi stracci e li infilava malamente in una sacca improvvisata. Sembrava impossibile che fosse arrivato per i due il momento di dirsi addio, il vecchio aveva sempre pensato che sarebbe stato lui a schiattare in quella fogna di prigione: mai, neanche per un istante, aveva pensato che quell’animale di Boyka se ne sarebbe andato. Uscendo dalla porta principale. Uscendo vivo.


«Credi davvero che quella gente ti permetterà di girare libero per l’universo?» Il vecchio non poteva arrendersi all’evidenza: l’uomo con cui aveva diviso l’angusta cella, la vita, la lotta e il sangue negli ultimi trent’anni se ne stava andando senza battere ciglio.


Quando Boyka afferrò i rozzi guantoni che usava per allenarsi si fermò, finalmente sovrastato da quello che poteva assomigliare ad un sentimento. Erano i guantoni costruiti a mano dal campione storico di Gorgon, il primo vero lottatore invincibile, prima che Boyka distruggesse ogni suo record. E ricevesse da lui in regalo quei quanti.


«Portateli pure via», sibilò il vecchio sulla sedia a rotelle. «Sono tuoi...» Un breve silenzio tradì un’emozione. «Te li sei guadagnati.»


Boyka non lo guardò e infilò i guanti nella sacca, quasi distrattamente.


Il vecchio non desisteva. «Cosa succederà quando cercheranno la tua scheda? Quando ti chiederanno perché non c’è alcuna traccia della tua esistenza, cosa dirai? Come spiegherai che non hai identità?»


Il lottatore finalmente smise di rovistare nella cella e si girò a guardare il vecchio. «Se qualcuno me lo chiederà, gli risponderò con la semplice storia di un campione carcerario che aveva tutto dalla direzione, comprese donne da tenere in cella per compagnia. Un giorno una di queste morì partorendo sul pavimento di una cella un ragazzino frignante che nessuno ha mai riconosciuto, a cui hanno dato un nome a caso, Boyka, e che è cresciuto con la sola voglia di combattere. Vuoi che aggiunga qualcos’altro a questa storia lacrimevole?»


Boyka strinse in modo plateale la sacca che conteneva la sua roba, a sottolineare che aveva finito di fare i bagagli: quello era un addio, e il suo sguardo gelido era l’unico saluto che avrebbe dato.


Mentre Boyka iniziò ad uscire dalla cella, dove fuori lo attendevano due guardie, il vecchio tentò un ultimo approccio. «Non ci rivedremo mai più, per cui rispondi alla mia ultima domanda: è questa la fine che sognavi?»


Il lottatore si fermò sulla soglia della cella e voltò leggermente la testa. «La fine?» chiese.


«Sai benissimo che ti uccideranno» continuò il vecchio cercando il suo sguardo. «È dunque valsa la pena diventare un così grande lottatore solo per essere schiacciato come un verme dalla Compagnia?»


Boyka si voltò fino a guardare negli occhi il vecchio sulla sedia a rotelle. «Prima o poi sarei morto, qui dentro, in un modo o nell’altro: almeno prima di schiattare potrò vedere il mondo esterno per la prima volta. Dicono che è più grande di Gorgon. E poi qui ormai ho raggiunto i due obiettivi che mi ero prefissato da ragazzino.»


Il vecchio lo guardò incuriosito. «Diventare il più grande lottatore mai vissuto... e cos’altro?»


Un ghigno apparve sul muso di Boyka. «Spezzare le gambe a quel verme di mio padre.» Si voltò e se ne andò senza aggiungere altro.


~


Dopo un viaggio negli oscuri corridoi del carcere Boyka e le due guardie arrivarono ad un grande portone davanti al quale li aspettava il direttore Markov in compagnia di un uomo in divisa.


«Un combattimento eccezionale come sempre, Boyka» disse sorridente il direttore. «Ci mancherai: sarà dura trovare qualcun altro al tuo livello.»


«Nessuno è al mio livello» sibilò il lottatore, scatenando una risata grassa nell’uomo in divisa.


«Yurj Boyka» continuò il direttore, «ti presento il tuo nuovo capo: il generale Rykov.»


L’uomo in divisa si fece avanti con la mano tesa, che Boyka ignorò. «Io non ho capi» si limitò a sibilare.


Il generale rise di cuore, ritirando la mano. «Ho cercato per tutto l’universo un animale come te: questo è l’inizio di una bella collaborazione.»


     


                      





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