La sedia a dondolo

         

 

  

  

  

   

  

  

             

La sedia a dondolo ●●●●● (Letta 303 volte)

di k66

1 capitolo (conclusa) - 3 commenti - 1 seguace - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaCity Hunter

Genere:

Romantico - Erotico

Annotazioni:

Happy Ending

Protagonisti:

Ryo Saeba - Kaori Makimura

Coppie:

Ryo Saeba/Kaori Makimura (Tipo di coppia «Het»)

 

 

               

  


  

Capitolo 1

Tempo fa la mia amata sorellina Vianne in una delle nostre rare conversazioni (rare per colpa mia, non ho mai tempo, purtroppo =_=) mi ha lanciato una bella provocazione e mi ha detto che avrei potuto scrivere una ff su un manuale dell’Ikea...@___@


  

Ahahah, lì per lì le ho risposto che no, non era proprio possibile, però…beh, quell’idea ha cominciato a frullarmi in testa (ebbene sì, non so resistere a una sfida! ^__-) e così, piano piano (moooolto piano, l'ho detto che non ho tempo, no?), è nata questa piccola shottina. Visto che in realtà quindi l’ispirazione più che l’Ikea me l’ha data lei non posso fare altro che dedicarla alla mia Vianne, ed è anche per questo che ho scelto di farla un po’….piccantina,ma non troppo! ^__- Per te, sorellina! ^___^ P.S.: Ehm…dopo tanto tempo che non scrivevo ho scoperto di essere un po’ arrugginita…abbiate pazienza, ok? ^^ P.P.S.: Prendetelo come un regalino di San Valentino anticipato e buona lettura a tutti! ^__^

***

LA SEDIA A DONDOLO

“Non capisco….com’è possibile?! Eppure nello schema si vede chiaramente che questa vite dovrebbe andare qui! Come accidenti mi è venuta l’idea di ordinare quest’affare su Internet e montarmelo da sola, non potevo comprarla già pronta in un negozio?”sbottò Kaori corrucciata, lanciando con malagrazia il libretto di istruzioni di montaggio dell’Ikea sul pavimento.
Ryo sbuffò, poi accartocciò il giornale che aveva tenuto in mano fino a quel momento e sollevò un sopracciglio.
“Kaori, ma si può sapere che accidenti stai cercando di fare? Sono ore che cerchi di assemblare quel coso, eppure non stai facendo nessun passo avanti! Perché non la pianti e non vai a cucinarmi qualcosa, invece?! E’ quasi ora di cena e io sto morendo di fame!” si lamentò con il tono capriccioso e petulante di un bambino viziato, strofinandosi lo stomaco.
Kaori gli si rivoltò contro stizzita.
“Se hai così fame puoi sempre cucinare tu!Non sono la tua sguattera!”
Ryo fece una smorfia disgustata poi assunse un’espressione avvilita.
“Lo sai che sono un pessimo cuoco…”
“Beh, allora vatti a comprare qualcosa di pronto, io voglio finire di fare questo lavoro! Aahhh, se soltanto queste istruzioni fossero fatte come si deve…non ce la farò mai a dare il mio regalo a Miki domani! Sarò l’unica a presentarsi alla sua festa di compleanno senza un regalo, che razza di figura!” gemette Kaori, mettendosi le mani nei capelli.
“Magari il libretto non c’entra, sei tu che sei negata…” mugugnò Ryo a mezza voce, incenerito subito da un’occhiata fulminante di Kaori.
“Cos’hai detto?”
“Niente, cosa vuoi che dica?” ritrattò subito Ryo vigliaccamente. Uff, quando Kaori era di quell’umore era davvero pericolosa! “Comunque, che cos’è che vuoi regalare a Miki?”
Kaori scattò in piedi e battè un piede per terra, spazientita.
“Non lo capisci da solo?! E’ una sedia a dondolo, no?”
Ryo si schiarì la voce, poi scrutò il prodotto delle fatiche di Kaori piuttosto dubbioso.
“Ehm…se lo dici tu.” Poi di fronte al colore scarlatto dalla rabbia che stava prendendo la faccia di Kaori si affrettò a correggere il tiro. “Cioè…sì, è chiarissimo, è una sedia a dondolo, già già. Ma perché vuoi regalare una cosa simile proprio a Miki? A me sembra un regalo più adatto ad una vecchietta che a una giovane donna!”
Kaori si arrotolò le maniche e per un attimo Ryo paventò che stesse per estrarre uno dei suoi famigerati martelli, quindi si raggomitolò sul divano pronto ad affrontare l’apocalisse: invece lei alzò gli occhi al cielo e scrollò la testa, quasi a dire che con lui era una battaglia persa, poi si chinò e riprese il libretto di istruzioni che aveva gettato, già pronta a ributtarsi a faticare con la sua consueta energia.
“Che discorsi, quanto sei stupido Ryo, che c’entra l’età?!” gli rispose comunque, ma con la mente già lontana. “La sedia a dondolo può essere molto rilassante, e comunque io l’ho voluta comprare per Miki perché penso che le sarà molto utile quando nascerà il suo bambino! Così potrà cullarlo più facilmente e nello stesso tempo appoggiare la sua schiena quando lo allatta, evitando di stancarsi troppo…”
Kaori interruppe per un attimo quello che stava facendo e assunse quell’espressione sognante che sempre aveva quando si parlava del bambino che Miki e Falcon stavano aspettando.
Dio, quell’espressione riusciva sempre a mandarlo in crisi, era la sua croce e la sua delizia!
Kaori desiderava tanto un bambino: non ci voleva un genio per capirlo.
Lei era fatta per essere madre: così calda, affettuosa e amorevole come sapeva essere verso chi amava…e lui si sentiva un verme per quello che le stava negando.
Il discorso non era mai stato affrontato esplicitamente tra di loro ma nonostante questo entrambi sapevano, senza esserselo detto, che per lui quello era un passo difficile, che richiedeva tempo.
Si era appena abituato a venire a patti con sé stesso per affrontare una vera relazione con una donna!
Quella con un minuscolo esserino indifeso, dipendente totalmente da lui era veramente troppo, e questo Kaori lo aveva capito quindi si era disposta pazientemente ad aspettarlo, come del resto era abituata a fare.
Eppure, lei era bellissima in quei rari momenti in cui i suoi caldi occhi nocciola si concedevano di perdersi nei suoi dolci sogni di maternità: si accendevano di lucine che sembravano attirarlo inesorabilmente verso abissi inesplorati..abissi in cui aveva paura, terrore di cadere!
La amava, la adorava, da tempo si era arreso a questa verità, ma la paura per la sua incolumità non lo aveva ancora abbandonato del tutto e l’idea di diventare responsabile anche della sicurezza di un bambino era sufficiente a ghiacciargli il sangue nelle vene ben più di qualunque altra minaccia.
Ormai era pronto a riconoscere che Falcon lo batteva di parecchie lunghezze in fatto di coraggio: lui non solo si era dimostrato in grado di affrontare tutte le sue paure ma lo faceva anche da una posizione infinitamente più svantaggiosa della sua, dato che era anche cieco!
Ryo sospirò, un po’ deluso di sé stesso.
Per dimenticare la sua delusione (e un po’ anche la fame!), tornò a fare quello che aveva fatto fino a quel momento: si mise a fissare la sua compagna mentre lottava per interpretare il maledetto manuale di istruzioni, e stavolta lo fece senza più curarsi di fingere di leggere il giornale, tanto lei non lo stava nemmeno guardando, tutta concentrata nel raggiungimento del suo obiettivo.
“Dunque…la 6x, questa vite più corta dovrebbe stare qui….però poi non arriva dall’altra parte e…No, ancora non ci siamo…secondo me ci vorrebbe una 4x…eppure qui dice così…ma chi accidenti l’ha scritto questo manuale, un demente?!”
Kaori tirò fuori la punta della lingua e si inumidì le labbra, assorta nel suo compito.
Ryo osservò quella punta rosata che scorreva lentamente sulle labbra rosso fragola e sentì che un altro appetito ben più esigente si stava risvegliando.
Kaori sollevò un braccio per tirarsi indietro i capelli, indugiando poi con la mano sul collo che probabilmente cominciava a dolerle un po’ per lo sforzo prolungato: il gesto le tese la camicetta sul seno e lo sguardo di Ryo si calamitò su quel punto.
I suoi seni sodi premevano contro la stoffa bianca, così leggera che non riusciva a nascondere del tutto l’areola scura dei suoi capezzoli.
Possibile che non avesse il reggiseno?!
A quel pensiero intrigante toccò a lui inumidirsi le labbra.
Sospirò, poi si agitò sul divano, incapace di stare fermo.
Ormai il buco allo stomaco era stato del tutto dimenticato, ma come distrarre la sua compagna da quello che si era messa in testa di fare per dedicare invece anche a lui un po’ di attenzione?
Forse, se le avesse proposto di darle una mano più tardi…
“Kaori.” la chiamò piano, quasi bisbigliando, così piano che lei nemmeno lo sentì.
Si mise in ginocchio invece, chinandosi sui pezzi dell’oggetto misterioso che avrebbe dovuto assomigliare ad una sedia a dondolo per radunarli vicino a sé e gli offrì la visione spettacolare del suo sederino rotondo e sensuale, inguainato in un paio di jeans che nulla nascondevano delle sue soffici forme femminili.
Ryo ansimò, disperando di uscirne vivo.
“Kaori!” la chiamò un po’ più forte ma con voce roca.
L’urgenza del suo tono questa volta catturò l’attenzione della bella sweeper, che si girò verso di lui un po’ seccata.
“Cosa c’è adesso, perché mi disturbi mentre io devo…”
L’urto dello sguardo bruciante di Ryo le tolse ogni voglia di continuare con la sua domanda, perché la risposta le era già pervenuta per direttissima.
Conosceva quello sguardo, lo aveva già visto molte volte negli ultimi mesi.
Non lo aveva sperimentato subito dopo il matrimonio di Miki e Falcon, a dire il vero: nelle prime due settimane c’era stata una sorta di imbarazzo tra di loro, con la confessione fatta nella radura che aleggiava sulle loro teste ma non riusciva a tradursi in gesti concreti.
Poi, un giorno Ryo le aveva preso semplicemente la mano e l’aveva attirata verso di sé.
Il bacio che era seguito li aveva inceneriti fino alle ossa…e da allora non si erano separati più.
I primi tre mesi avevano vissuto praticamente a letto, poi erano stati costretti ad uscire e a riaffrontare la vita reale (perché avevano fame e per comprare il cibo bisognava lavorare!).
Ancora adesso, però, a distanza di sei mesi da quando avevano ripreso una vita più normale bastava quello sguardo per attirarli inesorabilmente uno verso l’altro…e quella volta non fece eccezione.
Kaori si alzò in piedi e lasciò cadere per terra il mucchietto di viti che aveva in mano, senza curarsi dove rotolassero.
“Hai fretta di finire quella cosa?” chiese sornione Ryo, alzandosi anche lui in piedi e torreggiando su di lei.
“No…Miki non si aspetta proprio questo regalo…posso darglielo anche un altro giorno e comprarle qualcos’altro domattina…”
“Magari posso darti una mano io…dopo.” concesse Ryo magnanimo, scoccandole un sorrisino complice.
Kaori arrossì, poi drizzò il mento e cominciò ad avvicinarsi a lui, i piedi scalzi che quasi si arricciavano per il desiderio di toccarlo.
“Va bene…dopo.”
In un secondo erano di fronte, ma non ci fu tempo di esplorarsi in faccia il loro desiderio perché Ryo la prese subito in braccio e a lunghe falcate cominciò a dirigersi verso la loro stanza da letto.
Aprì la porta con un calcio ben assestato poi la posò sul letto con la delicatezza di chi maneggia il suo bene più prezioso.
Kaori non lo abbandonò mai con lo sguardo mentre lui cominciava a chinarsi verso di lei, un lento sorriso sensuale che gli piegava le labbra.
La mano di lui si infilò sotto il vestito e trovò la pelle morbida e tenera del ventre, poi cominciò a risalire alla ricerca dei seni pieni e sodi, che come aveva sospettato erano privi della gabbia del reggiseno.
Mmhh, la sua Kaori stava raggiungendo ogni giorno nuove vette di sensualità, piccola gattina sfrontata!
Bruscamente le sfilò del tutto la camicetta e si chinò a succhiarle un capezzolo, mentre con la mano tormentava l’altro seno.
Un breve ansito sfuggì alle labbra di lei, che piegò la testa all’indietro sul cuscino e chiuse gli occhi, assaporando meglio la crescente eccitazione che quelle labbra avide stavano scatenando.
Lui le succhiò entrambi i seni a lungo, in un crescendo sensuale che le tolse il respiro e la coscienza, al punto che non si accorse quasi di essere ormai completamente nuda così come lo era il suo amante.
Glielo rivelò il gesto di lui, che scese a leccarle l’ombelico, poi le allargò le gambe e disegnando con la lingua un sentiero che solo lui conosceva dall’ombelico raggiunse il suo bersaglio e cominciò a suggere il dolce nettare tra le sue cosce.
Kaori letteralmente impazzì.
Un gemito alto le sfuggì dalle labbra e con la mano artigliò la testa di Ryo, quasi a incitarlo a non lasciarla e a portarla in Paradiso.
Era un suggerimento di cui Ryo non aveva alcun bisogno perché non aveva nessuna intenzione di muoversi da lì: era pronto a succhiarla per ore e ore, fino a conoscere ogni più intima piega e ogni più umido recesso della sua femminilità.
Incurvò la lingua e la infilò dentro di lei, alla ricerca di quel piccolo e nascosto anfratto della sua guaina che racchiudeva il segreto del suo piacere.
Quando finalmente lo sfiorò sentì il corpo di Kaori irrigidirsi e contrarsi in onde ritmiche sempre più forti, finchè l’urlo di lei gli disse che la meta agognata era già stata raggiunta.
Che impaziente, non gli aveva quasi dato il tempo di assaporarla!
Un po’ deluso si sollevò e lei gli rivolse un pigro sorriso soddisfatto che gli gonfiò il petto di orgoglio.
Beh, forse non era in grado di renderla madre ma di certo sapeva come renderla felice a letto!
Però…sarebbe stato sufficiente?
Oppure un giorno la sua incapacità di darsi fino in fondo…li avrebbe allontanati?
Quel pensiero orribile, venuto da chissà dove, spense il suo autocompiacimento e lo raggelò.
Si sdraiò al fianco della sua donna e la raccolse tra le braccia, e lei gli si raggomitolò addosso calda e compiacente, nascondendo il viso nell’incavo del suo collo mentre con la mano accarezzava il petto nudo del suo compagno.
“Kaori…”
“Mmh…”
Ryo ammutolì e la sua mano smise di accarezzarle il braccio.
Non sapeva come esprimere la paura che lo aveva assalito a tradimento, eppure sentiva di doverlo fare: era troppo importante per lui avere la certezza che lei non lo avrebbe mai abbandonato, nonostante le sue manchevolezze e le sue fragilità.
“Cosa c’è, Ryo?” chiese lei un po’ perplessa, sollevandosi su un gomito.
Pur nella nebbia della ragione che le aveva lasciato la passione appena scemata aveva colto un senso di urgenza nel richiamo di Ryo, quindi cercò il suo sguardo cercando di leggergli negli occhi il motivo della sua titubanza: non era da lui concedere tregua in camera da letto, se lo faceva doveva esserci un motivo veramente valido!
Gli occhi scuri e neri di Ryo erano fondi e imperscrutabili per tutti ma non più per lei, o almeno non totalmente: c’era come un’ombra di titubanza in essi, o forse era ..paura?!
Gli prese il viso tra le mani e riprovò, decisa a scoprire il motivo del suo turbamento.
“Dimmi, Ryo. Parlami, per favore, non mettermi in ansia.”
La dolcezza e la tenerezza che erano intrise nella sua voce lo misero quasi in ginocchio….e aprirono le porte del suo cuore costringendolo ad essere sincero.
“Kaori…anche tu vorresti un figlio… vero?”
Ecco, finalmente ci era riuscito: ora il pensiero inespresso era venuto a galla…e lei non si tirò indietro.
Sospirò, poi gli fece un piccolo sorriso.
“Non nego che mi piacerebbe…un giorno, se mai anche tu lo vorrai..ma non voglio metterti pressione, e neanche farti sentire in obbligo. Se tu non avrai mai questo desiderio io me ne farò una ragione, non voglio importi niente. Un figlio è una scelta che bisogna fare in due…e comunque io ho sempre desiderato una cosa soltanto: stare con te, Ryo, a qualunque condizione. Io…ti amo, lo sai, e solo se siamo insieme io posso essere felice. Sei tu tutto quello che voglio…non dubitarne mai.”
All’improvviso le lacrime gli offuscarono gli occhi.
Tutto l’amore del mondo era contenuto in quelle parole, parole che lo fecero sentire umile e indegno di essere amato…e indegno del suo coraggio.
Lei aveva rischiato tutto per stargli vicino, aveva dato tutto, sempre, aveva dato tutta sé stessa, senza condizioni.
Poteva continuare ad essere da meno e nello stesso tempo riuscire a guardarsi allo specchio?
Basta, era venuto il momento di liberarsi dalle pastoie del passato e delle sue paure e di vivere pienamente.
VIVERE, non più solo sopravvivere, e lottare per essere finalmente felice, conducendo la lotta che ogni essere umano fa su questa terra.
Senza certezze, per salti e ostacoli, in guerra con le sue fragilità a viso aperto, senza più vigliaccherie.
Fece un respiro profondo, e con il fiato che espirò gli sembrò che un enorme peso si sollevasse dalle sue spalle…e anche il suo sguardo divenne finalmente più limpido.
Sorrise alla sua Kaori e le accarezzò il viso.
“Ti amo Kaori. Io…ho sempre amato solo te.”
Il cuore di lei perse tutta una serie di battiti, tanti da farle temere che si sarebbe fermato.
Ryo non si lasciava andare spesso a parole d’amore, preferiva dimostrare con i fatti quello che sentiva…ma avrebbe custodito per sempre e gelosamente il ricordo di quel momento incredibile, per tutti gli anni a venire!
“Abbiamo parlato abbastanza.”
Ryo ritrovò sé stesso e la strinse contro di sé con tanta urgenza che le sfuggì un singulto, e lei sentì la sua erezione che si protendeva vogliosa di raggiungere il suo fodero.
Senza indugi la rovesciò sul letto e si posizionò tra le sue gambe, facendola sussultare per la sorpresa.
“Aspetta! Non hai messo il…”
“Lo so.”
Lo sguardo fermo di Ryo unito alle sue parole decise le diede quasi una scossa elettrica.
Le girò la testa all’idea che Ryo l’amasse al punto di…
Non ebbe il tempo di completare il pensiero perché in quel momento lui cominciò ad affondare dentro di lei, togliendole il fiato.
La sensazione delle loro carni poste a contatto diretto, libero da impedimenti, fu semplicemente sconvolgente.
Ogni colpo calibrato di Ryo la ancorava a terra, e nello stesso tempo la faceva volare in alto: il sapere che quell’atto, che pure avevano già ripetuto tante volte, questa volta avrebbe potuto generare un frutto meraviglioso, nato dal’unione dei loro corpi e delle loro anime, dava ad ogni istante un significato più alto.
Si sentiva femmina come mai prima, figlia della feconda Madre Terra e potente come una Dea, con il potere della vita nelle sue mani.
E per un attimo, per un brevissimo ma intensissimo istante, ebbe la percezione che anche Ryo sentiva l’importanza di quel momento: lo sentiva nel suo respiro aspro e spezzato come non mai, nei suoi occhi febbricitanti e intensi, nel modo in cui affondava in lei più profondamente di quanto avesse mai fatto, come se cercasse qualcosa nella loro unione…qualcosa di più.
Un alito di vita, forse…un seme.
Il germoglio della loro vita futura, vissuta senza più remore e paure, senza più esitazioni e tortuosità.
Forse non era nata una vita da quella loro unione, ma la speranza, quella certamente sì.
Erano davvero insieme, ora , e nulla li avrebbe più separati.
Si abbandonò estatica all’attimo glorioso del punto più alto della loro unione, unendo il suo grido di gioia a quello di Ryo, poi crollò felice ed esausta tra le sue braccia.
Dopo pochi attimi di riposo Ryo le baciò la fronte madida di sudore e lei gli leccò il punto dietro l’orecchio che lo faceva sempre vibrare.
Era una vera e propria provocazione e Ryo non gliela lasciò passare liscia: le affondò la lingua nella bocca e ne prese fiero possesso, poi ricominciò ad amarla come se non la toccasse da mesi, accarezzando ogni anfratto del suo corpo con la lingua e le mani.
La amò per ore, fin quasi a consumarla; solo verso l’alba le concesse la tregua di cui il suo corpo aveva ormai bisogno, e Kaori si addormentò subito come una bambina, serena tra le braccia del suo amore e in pace come non era mai stata.
Perché sapeva che Ryo, finalmente, era tutto suo

***

La mattina dopo Kaori si svegliò stiracchiandosi soddisfatta nel lettone, ma quando riuscì con un certo sforzo ad aprire gli occhi constatò con sorpresa che Ryo miracolosamente si era alzato prima di lei, una volta tanto.
Strano, di solito era lui quello che indugiava più volentieri a letto, pigro com’era!
Incuriosita si alzò, e dopo avere deciso che non era il caso di andare in giro come madre l’aveva fatta recuperò in fretta i vestiti sparsi in giro per la camera e si rivestì velocemente.
Senza darsi il tempo di rassettare il letto andò in cerca di Ryo, aspettandosi di trovarlo in cucina tuffato nel frigorifero, visto che a ben pensarci aveva saltato la cena.
Scese le scale, poi quando arrivò sul pianerottolo gettò uno sguardo distratto verso il salotto e…
“Tadàn! Ecco qua la tua sedia a dondolo! Contenta?”
Un Ryo gongolante stava indicando il prodotto delle sue fatiche e sventolando il famigerato libretto dell’Ikea, mentre lei apriva la bocca stupefatta.
“Ryo! Ma ti sei alzato all’alba per finirla?! E come hai fatto?”
“Beh, non esageriamo, mi sono alzato solo un’ora fa, e poi non mi ci è voluto molto per capire perché tu non riuscivi a montare questa benedetta sedia a dondolo…non ti sei accorta che ti avevano mandato il manuale di istruzioni sbagliato, quello di un altro tipo di sedia? Mi è bastato fare qualche ricerca sul sito dell’Ikea per scoprire l’arcano, dopodiché in meno di mezz’ora sono riuscito a montarla!”
Kaori ammutolì dalla rabbia: porca miseria, e lei che ci aveva perso mezza giornata per montare quel maledetto arnese e lui invece…
Uhm, per essere onesti non era colpa sua se lei era così imbranata e…ma sì, visto che alla fine il regalo di Miki era pronto poteva essere contenta.
Si era alzato addirittura presto per farla felice, cosa poteva volere di più?
Con un bel sorriso gli andò vicino e gli gettò le braccia al collo, poi gli schioccò un bel bacio sulle labbra.
“Bravo! E grazie, chissà come sarà contenta Miki del suo regalo!”
Ryo sorrise poi si schiarì la voce.
“Spero che questa sedia a dondolo piaccia anche a te…perché sai, già che c’ero ho pensato di ordinarne una anche per te…prima o poi potrebbe servirci, non credi?”
I caldi occhi nocciola d Kaori sfavillarono di gioia e Ryo si sentì soffocare dalla commozione.
“Sì…però la prossima volta sarai solo tu a montarla, io non ci proverò neanche!” stabilì birichina la sua Sugar e Ryo rise.
Questo è altro per la sua Kaori!
Una rapida visione di una donna che allattava un bambino dondolandosi dolcemente su una sedia a dondolo gli scaldò il cuore: ma non una donna qualunque…la sua donna, la sua Kaori, e il loro bambino…presto, sarebbe stato presto.
Sì…sarebbe stato certamente così.

THE END





     


                      





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