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  Di Manager Gufi e Gatti

         

 

  

  

  

  

Di Manager Gufi e Gatti   (Letta 429 volte)

di FriNet 

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Sezione:

Anime e MangaHaikyu

Genere:

Romantico - Comico

Annotazioni:

Generic

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo 1 

 


  

Tomoyo e Kori


Sembrava una mattina come tutte le altre.  E lo era; gli uccellini cantavano, i fiori sbocciavano sprigionando il loro profumo, il sole caldo dava un assaggio dell’estate ormai alle porte…e in casa Oikawa si ripeteva la solita routine di tutte le mattine da quando Tomoyo, la figlia minore, aveva compiuto 14 anni.

“Tooru! Esci immediatamente dal bagno! È mezz’ora che sei chiuso lì dentro!”

“Aspetta ancora un attimo sorellina, la bellezza ha bisogno di tempo!”

“Sai dove te la met-“

“Non essere volgare come Iwa-chan, altrimenti lo dico a mamma!”

“Dovrei dirlo io a mamma!”

“Susu. Non essere così arrabbiata di prima mattina, altrimenti ti spunteranno le rughe in anticipo.”

Le disse il fratello, uscendo finalmente dal bagno, dando così il via libera a Tomoyo che entrò di corsa chiudendo la porta a chiave.

La ragazza riuscì a lavarsi e mettersi la divisa precisamente in 10 minuti, un nuovo record per lei, fare colazione e poi uscire accanto a Tooru.

“Non dovresti fare le cose così di fretta”

Mormorò Tooru, leccandosi leggermente il pollice per poi passarlo vicino all’occhio della sorella, togliendole così un po’ di mascara messo male. La ragazza gonfiò le guance chiudendo il tubetto.

“Se tu non stessi così tanto in bagno allora io non avrei sempre fretta”

“Se tu facessi di nuovo il bagno con me, avresti un sacco di tempo”

“Avevo 4 anni quando facevamo il bagno insieme!”

“E non ti sei mai lamentata!”

“Perché mi fai sempre arrabbiare di prima mattina?!”

“Perché non mi hai ancora dato il bacino del buongiorno!”

“Sei insopportabile!”

Urlò Tomoyo, chiudendo il discorso iniziando a camminare a passo più sostenuto, superando il fratello e anche Iwaizumi, che li aspettava appoggiato al muretto vicino a casa sua. Lo schiacciatore incrociò le braccia al petto e guardò male il suo capitano.

“Si può sapere cosa le hai fatto oggi?”

Gli domandò.

“Perché dev’essere sempre colpa mia?”

Nel tragitto verso la scuola Tomoyo riuscì a sbollire l’irritazione contro il fratello tanto che, appena arrivata al cancello dell’istituto dell’Aoba, si fermò ad aspettare i due giocatori poco distanti da lei; insieme entrarono nell’edificio, si cambiarono le scarpe ed i due ragazzi accompagnarono la più piccola al corridoio della sua classe.

“Ci vediamo alla pausa pranzo sorellina ♥”

La salutò Tooru, agitando contento la manina.

“Uhm, buona lezione”

Rispose Tomoyo, salutando anche Iwaizumi. Quest’ultimo le rispose con un cenno del capo.

La ragazza si diresse verso la sua aula, salutando tutti i compagni all’interno e quando entrò; alzò un sopracciglio notando che le lettere sul suo banco erano di numero minore rispetto al giorno prima. Ovviamente non erano per lei, no... Quelle lettere erano da parte delle sue compagne di classe, e venivano messe sopra al suo banco in modo che lei potesse consegnarle al fratello. Insomma era una specie di piccione viaggiatore…un’altra cosa che avrebbe rinfacciato a Tooru a vita, poco ma sicuro.

Le nascose tutte prima che arrivasse il professore, si mise poi seduta aspettando che iniziasse la lezione; tutte passarono in fretta, soprattutto per lei che, non ascoltando molto, impiegò il tempo  a disegnare piccoli corvi con i capelli neri sul quaderno di matematica.

Appena suonata la campanella mise via i quaderni, prese il suo bento, le lettere per Tooru ed uscì dalla classe, tenendo entrambi in un equilibrio precario tra le braccia.

“Oikawa-chan!”

Tomoyo si girò, incontrando lo sguardo imbarazzato di Kindaichi che portava anche lui il suo peso di lettere, la ragazza assottigliò lo sguardo.

“Mi sembravano un po’ poche le mie, in effetti.”

Da dietro l’amico, spuntò anche Kumini, pure lui carico come gli altri due.

“…Ora si esagera”

“Mi dispiace così tanto di farvi fare da corrieri ogni volta, ma non è colpa mia se le fanciulle mi trovano così attraente~”

Sospirò teatralmente Tooru, portandosi una mano alla fronte per fare la sua posa da ‘non è colpa mia se sono bello’.

L’unico che gli disse di non preoccuparsi fu Kindaichi, caro ragazzo, davvero fedele al suo capitano, forse l’unico visto che gli altri non interruppero il loro pasto.

“Sorellina, almeno tu dovresti essere gelosa del tuo fratellone!”

“Eh? Di te?”

Chiese sorpresa Tomoyo.

“Esattamente, proprio come lo eri con Iwa-chan! Tutte reclamano la mia attenzione che dovrebbe essere solo tua, dovresti combattere con unghie e denti!”

Tomoyo alzò un sopracciglio perplessa, ritornando al suo bento senza neanche commentare l’ennesima cavolata uscita dalla bocca di Tooru. Il ragazzo gonfiò le guance infastidito, mangiando un pezzo del suo panino.

“Però di Tobio-chan sei gelosa, eh?”

La ragazza si bloccò alle parole acide del fratello e gli scoccò un’occhiata raggelante.

“Perché devi tirare fuori questo discorso adesso?!”

“Beh…Oikawa-chan, sei la nostra manager e-“

Iniziò Kindaichi, ma venne subito fermato da Tomoyo.

“Non sono affari che ti riguardano Kindaichi!”

“E’ nostro nemico”

Disse piano Kumini, con lo sguardo sempre fisso sul suo bento.

Tooru annuì.

“Non devi prendertela con loro se dicono la verità, mia dolce sorellina”

Tomoyo questa volta lo guardò con odio, chiuse di scatto il suo contenitore e, senza neanche finire il suo pranzo, se ne andò. Ma non prima di aver detto al suo ‘dolce’ fratellone quanto lo odiava.

Matsukawa ed Hanamaki sospirarono ormai abituati, un giorno si e l’altro pure Oikawa riusciva sempre a far scappare la sorella dal tetto, dove tutta la squadra si riunivano alla pausa pranzo per discutere di strategie che avrebbero poi provato agli allenamenti del pomeriggio.

“Beh, cos’è quella faccia? Vedrete che le passerà”

Disse sicuro Tooru, in risposta Iwaizumi gli diede una testata che gli fece uscire sangue dal naso.

“Devi smetterla di trattarla male solo per Kageyama, Idiokawa!”

Gli urlò l’asso.

“è tua sorella, dovresti risparmiare le battutine per gli avversari, non per lei”

Gli andò dietro Hanamaki, seguito da Matsukawa che annuì solamente perché aveva la bocca piena.

I due del secondo anno, Watari e Yahaba, cercarono di stare zitti perché in imbarazzo e perché non volevano affrontare discorsi sulla privacy altrui, soprattutto se si trattava della loro manager, nonché sorella minore del loro capitano. Yahaba si limitò solamente a riprendere Kindaichi e Kumini, restando comunque fuori dal discorso dei suoi senpai, che tra l’altro, finì nuovamente con una testata per Oikawa da parte di Iwaizumi.

Tomoyo finì un attimo di asciugarsi il viso, prendendo un ultimo grosso respiro controllò il cellulare. Sorridendo notò l’immagine di un piccolo gattino che Kori le aveva inviato per tirarle su il morale.  Finalmente  le mandò un cuoricino con aria più serena e tranquilla, confermando il loro appuntamento prima di tornare in classe.

Stavolta la ragazza cercò seriamente di seguire le lezioni, anche perché giapponese antico era la sua materia preferita dopo l’inglese, e quasi si dispiacque quando suonò la campanella della fine della giornata di lezione; mise comunque a posto i libri e i quaderni, prese la cartella ed uscì dalla classe, trovando ad aspettarla Iwaizumi.

“Guarda che non scappo”

Borbottò la ragazza, gonfiando le guance.

“Meglio prevenire che curare”

Rispose il più grande, scompigliandole i capelli, facendola così ridere.

“Stasera dormo da Kori, Haji-nii”

“Lo immaginavo, glielo dico io a Idiokawa tranquilla”

“Grazie! ♥”

I due si cambiarono, ognuno nel suo spogliatoio, per poi entrare in palestra dove tutti gli altri erano intenti a riscaldarsi prima dell’allenamento; Kindaichi si avvicinò subito alla manager per scusarsi di ciò successo a pranzo. Anche da parte di Kumini che le fece un cenno con il capo, Tomoyo sorrise e diede loro un buffetto sulla fronte, facendogli capire che non ce l’aveva con loro. Ce l’aveva con il fratello che, nonostante aveva tentato di avvicinarsi a lei con un broncio adorabile, rispedì indietro dandogli una cartelettata in fronte, certo non faceva lo stesso effetto delle testate dell’asso, ma si accontentava di vedere il volto di Tooru sconvolto dal dolore.

“Poi mi chiedi perché sono sempre al bagno. Come faccio a nascondere tutti i bozzoli che mi create tu e Iwa-chan?!”

“Vedi di non disturbare troppo da Kori”

Si raccomandò Iwaizumi, nemmeno fosse lui il fratello di Tomoyo. La ragazza sorrise alla raccomandazione ed annuì con la testa, promettendogli che avrebbe fatto la brava e che il giorno dopo sarebbe arrivata in tempo per la prima campanella di scuola.

Alla fine del loro discorso entrambi si girarono verso Tooru, trovandolo nella stessa posizione in cui l’avevano lasciato quando avevano iniziato a parlare: vicino al muro, di spalle ma con un broncio che riuscivano comunque a vedere, due lacrime agli angoli degli occhi per testimoniare il fatto che, secondo lui, era stato punito ingiustamente. Ed era il fratello maggiore.

Hajime guardò la ragazza davanti a lui, quasi pregandola con lo sguardo di andare a parlarci perché, davvero, non sarebbe sopravvissuto a fare il tragitto verso casa con Oikawa in quelle condizioni. Ne andava della sua sanità mentale. Tomoyo, capendo perfettamente come si sentiva l’asso, prese un grosso respiro per prepararsi psicologicamente, poi si avvicinò al fratello.

“Tooru?”

“Si?!”

“Ti giri per favore?”

“Perché dovrei?!”

“Così posso darti il bacino della buonanotte”

‘Bacino della buonanotte’, quelle parole per Oikawa significavano solo che sua sorella non era più arrabbiata con lui, almeno così sperava; per non cadere in trappole che avrebbero danneggiato ancora di più la sua povera fronte, si girò lentamente verso di lei.

Sorrise quando Tomoyo gli dette veramente un bacino sulla guancia, le accarezzò la sua di rimando.

“Divertiti con Kori-chan”

“Lo farò”

“Ti voglio bene sorellina ♥”

“Anch’io, quando non fai l’idiota”

Tomoyo arrivò in stazione proprio quando il treno stava chiudendo le porte. Riuscì a prenderlo giusto per un pelo; dopo essersi seduta mandò un messaggio all’amica, comunicandole la sua posizione e che, prima di arrivare a casa sua, sarebbe passata dalla loro pasticceria preferita a prendere dei pasticcini. La risposta fu un gattino con un cuoricino accanto.

In pasticceria prese i dolcetti che lei e Kori prendevano sempre: a forma di uccellino al cioccolato fondente e con decorazioni in zucchero colorato e altri a forma di gattino alla panna con decorazioni in cioccolato e le orecchie fatte di biscotto croccante. Prese anche un pezzo di torta alle mele per il ragazzo che le aprì la porta di casa Kozume: Kenma. Quest’ultimo la guardò con fare annoiato, prese il sacchettino della torta ringraziandola piano, informandola subito dopo che la sorella l’aspettava in camera sua, potendo così tornare al suo videogioco nuovo che lo aspettava in salotto.

Tomoyo salì le scale velocemente, arrivata in cima girò a destra, catapultandosi nella stanza dell’amica, abbracciandola forte di spalle mentre quella finiva una partita di un nuovo gioco che aveva scaricato al pc.

“Ti sono mancata così tanto?”

Chiese scherzando Kori. Tomoyo rispose annuendo, respirando forte il profumo dei lunghi capelli dell’amica.

“Fammi spegnere il pc così parliamo”

“Ci sono davvero rimasta male quando mi ha fatto quella frecciatina, insomma stavamo mangiando normalmente e lui se ne esce con quella, ma perché?!”

Borbottò Tomoyo, giocando con un action figure dell’amica che rappresentava Sakura di Card Captor Sakura; Kori la recuperò prontamente, sostituendola con un peluches di Pikachu, prima che l’altra la rompesse, voleva bene all’amica ma quella statuina le era costata una fortuna.

“Credevo che ormai avessimo capito che tuo fratello ha più sbalzi d’umore di una donna incinta.”

Replicò Kori, mangiando uno dei suoi gattini.

“Hai ragione anche tu”

Bisbigliò la piccola Oikawa, accasciandosi sul tavolino davanti a lei.

“Com’è andata la giornata a te?”

Chiese poi, risollevandosi.

“La professoressa mi ha visto giocare durante la lezione e mi ha sequestrato il 3ds, dicendo che l’avrebbe ridato ai miei durante i colliqui.  Ho chiesto a Onii-chan se poteva andare lui ma…”

“Ma ti ha detto di no”

Finì per lei Tomoyo, Kori annuì.

“Non capisco perché faccia sempre così...”

Borbottò la mora, stringendosi al petto il peluche di Eevee.

“Difficile dirlo visto che raramente cambia espressione, senza offesa”

“Guarda che in realtà Onii-chan le cambia, specialmente con me”

“Si?”

Chiese scettica Tomoyo, Kori annuì, preferendo però non dire all’amica che Kenma con lei cambiava espressione solo per guardarla male.

“Cambiando argomento, mi aiuti con inglese?”

Chiese la mora, sorridendo quando vide l’amica annuirle e lanciare sul letto il peluche di Pikachu.

Passarono due orette buone sui libri, non perché Kori fosse una capra in inglese. Anzi tempo mezz’oretta ed i suoi compiti erano belli che fatti, già sistemati in cartella per il giorno dopo.

Il problema era che le due ragazze avevano avuto la pessima idea di provare a risolvere insieme quelli di matematica. Finendo così a mandare ingiurie verso qualunque matematico avesse inventato quelle dannate formule che le stavano facevano impazzire.

Kori aveva provato a chiedere aiuto al fratello, venendo ancora una volta rispedita in camera con una mezza risposta negativa, così Tomoyo decise di chiamare Hajime, mentre pattava la testa all’amica che teneva una mano tesa verso la porta, piagnucolando e chiedendosi perché il suo Onii-chan non le volesse bene.

Alla fine della fiera, dopo tanti cuoricini e preghiere dette in coro dalle due, Iwaizumi si arrese e mandò loro le soluzioni dei compiti tramite what’s ap.

“Che bravo ragazzo”

Sorrise Kori sistemando i quaderni nella sua cartella.

“E’ anche un bravissimo giocatore…approposito sei più diventata la manager di pallavolo della Nekoma?”

“Ci sto ancora provando”

“C’è tanta richiesta?”

“No, Onii-chan mi straccia il foglio d’iscrizione ogni volta...”

“Pensa che Tooru, in pratica, me l’ha compilato lui”

Le due si guardarono fisse negli occhi ed infine sospirarono, ripetendo in coro la frase che da anni segnava la loro amicizia.

“Abbiamo proprio due fratelli strani”

Dopo aver sistemato i loro libri e aver fatto il bagno insieme, cosa che Tomoyo non avrebbe mai e poi mai detto a Tooru, scesero in cucina e, vedendo che Kenma era ancora preso dal suo nuovo gioco, decisero di ordinare delle pizze siccome i genitori dei due gattini era fuori per lavoro.

Provarono ad invitare il ragazzo a mangiare insieme a loro ma, nel silenzio più totale, Kenma prese la sua pizza e andò di sopra, dichiarando che ci sarebbe rimasto fino alla mattina dopo poiché aveva da fare. Cosa non lo sapeva nemmeno Kori. Comunque loro si godettero le loro pizze con le patatine, ridendo e scherzando come sempre, raccontandosi le ultime cose che non avevano potuto dirsi durante la lontananza.

Dopo mangiato si misero sul divano e, visto che non era in stanza con loro, decisero di provare il nuovo gioco di Kenma visto che Kori, al momento, era sprovvista del suo 3ds, ovviamente non l’avrebbe mai detto al suo Onii-chan, eliminando tutte le prove rappresentate dai punteggi suoi e di Tomoyo che uscivano ogni volta sulla schermata.

Quando arrivò l’ora per loro di andare a letto, si ritirarono nuovamente nella camera della mora, spostarono il tavolino e posizionarono il futon per Tomoyo, si augurarono la buonanotte prima di spegnere le luci e sdraiarsi entrambe nel rispettivo letto; ma nessuna delle due riuscì ad addormentarsi subito.

“Tomoyo?”

Chiamò Kori.

“Si?”

“Secondo te, Onii-chan mi odia?”

“No, ha solo un modo diverso per dirti che ti vuole bene”

“Grazie”

Scesero alcuni minuti di silenzio, poi a prendere la parola fu la castana.

“Kori?”

“Si?”

“Per te ho qualche possibilità di conquistare Tobio?”

“Certo che si”

“Grazie”

Girarono i volti una verso l’altra e, nonostante il buio, videro benissimo i sorrisi che si stavano rivolgendo.

Allungarono le mani fino a stringersele forte. Poco dopo si addormentarono.

     


                     





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