FanFiction Atleti - Calciatori | Come lo chiamiamo? di MarySaeba92 | FanFiction Zone

 

  Come lo chiamiamo?

         

 

  

  

  

  

Come lo chiamiamo?   (Letta 652 volte)

di MarySaeba92 

12 capitoli (conclusa) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 16 anni

    

 

Sezione:

Attori Atleti AltroAtleti - Calciatori

Genere:

Comico - Soprannaturale - Erotico - Romantico

Annotazioni:

What If

Protagonisti:

Alexandre Pato - Zlatan Ibrahimovic

Coppie:

Alexandre Pato/Zlatan Ibrahimovic (Tipo di coppia «Slash»)

 

 

              

  


  

 .1 

Questa è la storia più grottesca che abbia mai scritto. Un solo termine: M-Preg. Esatto, uomo in gravidanza. E' un genere che non mi piace per niente, ma all'epoca (2012) questa coppia mi ossessionò a tal punto da deviarmi completamente. Buona lettura.


  

Questa fanfiction non è a scopo di lucro. Non si vuole offendere o essere lesivi nei confronti delle persone reali descritte. E' una storia di pura fantasia e non vuole descrivere atteggiamenti reali.


"Zlatan...non...non puoi aspettare un secondo?"
La mano che stringeva la tessera per aprire la porta della stanza tremava, come diventata di pasta frolla.
E tutto a causa dell'uomo che se lo stringeva addosso, senza smettere nemmeno per un istante di vezzeggiargli la nuca con le labbra.
Trattenendo il respiro, il ragazzo esultò interiormente quando vide la luce verde della serratura che indicava, finalmente, l'accesso alla camera.
Zlatan lo abbracciava, rischiando di stritolarlo, e Alex si ritrovò a un centimetro dalla sua bocca che evidentemente non poteva resistere all'impulso di baciarlo.
Dio, era così...famelico.
Alex rispose timidamente ai suoi baci, ma osservandolo con la coda dell'occhio notò quanto fosse appassionato e totalmente annebbiato dal desiderio, e all'improvviso lo stava baciando con un'intensità travolgente, le mani aggrovigliate nei suoi capelli, la lingua contro quella vorace di Zlatan, i vestiti che finivano sul pavimento e i loro corpi frementi che si riunivano dopo essere sprofondati nel materasso.
Zlatan lo accarezzò dolcemente, ovunque.
Rimase con dita leggere a sfiorargli le gambe, prima che il ragazzo iniziasse a strofinargli i piedi freddi sui polpacci e a guardarlo con espressione languida, sorridendo appena.
Anche Zlatan sorrise.
Le mani si intrecciarono. Consumarono l'ennesima notte, cautamente, di tanto in tanto distratti dallo schiamazzo di qualche clacson in strada.
Alex sospirò forte, Zlatan venne.
Uscì piano da lui. Alex lo abbracciò, godendosi la strana sensazione del suo seme denso che gli intiepidiva le cosce. Zlatan fece un sorriso sghembo.
"Scusami"
Alex lo guardò confuso, proprio ignaro del motivo per cui dovesse chiedere perdono.
"Ho dimenticato il preservativo. Scusami per essere...venuto dentro" spiegò stropicciandosi gli occhi con le dita, imbarazzato.
Alex scosse la testa.
"Non devi scusarti per niente. È stato...bellissimo"
Zlatan sorrise, più sincero, abbracciandolo. Alex gli diede un ultimo bacio prima che si addormentassero.

La vocetta acuta della suoneria lo svegliò infastidendolo, e con la mano si sbrigò a recuperare il cellulare, alzandosi e rischiando anche di inciampare nei vestiti ammucchiati per terra.
"...ronto" mugugnò assonnato, passandosi una mano distratta nella folta chioma riccia.
"Ciao amore" disse la voce femminile dall'altra parte "Non vedo l'ora che torni dalla trasferta" gli confessò con tono mieloso.
"Ah sì...non vedo l'ora pure io" mentì gettando un'occhiata affranta al ben di Dio che ancora ronfava sul materasso.
"Che dici, ceniamo insieme stasera?"
"Barbara...sarò piuttosto stanco. Non ho voglia di ristoranti e paparazzi" tentò la via diplomatica, ma Barbara rispose comprensiva: "Ma no, amore, lo so. Intendevo una cenetta a casa, preparo io. Qualcosa di leggero. Chiacchieriamo un po'...e poi..."
L'allusione era ovvia come il sole, e Alex alzò gli occhi al cielo.
"D'accordo, come vuoi tu"
"Allora, a stasera, amore. Ti amo" cinguettò, ricevendo un "Anche io" non convinto.
Alex sospirò e tornò a letto, abbracciando Zlatan che dormiva avvinghiato al cuscino, con la bocca imbronciata.
Alex sorrise e lo baciò sulla schiena, vedendolo poi strusciarsi fra le lenzuola, i capelli che erano un ammasso disordinato e indomabile, e nel complesso Alex si stupì di trovarlo così...tenero?!
Quel gigante monumentale e pieno di tatuaggi riusciva anche ad apparire docile, nel sonno.
Alex gli accarezzò il braccio.
La sua mente corse a Barbara. Era poi giusto continuare con quella farsa?
Non che si fosse messo insieme a lei per assicurarsi un posto in squadra -o, almeno, non era solo per quello-, ma si accorgeva che diventava di giorno in giorno più pesante fingere di amarla e...baciarla, accarezzarla, pensando a un'altra persona.
Francamente parlando, Alex voleva essere libero di frequentare chi voleva senza sentirsi sempre in colpa.
Già il fatto di essere così famoso non gli consentiva di farsi una normale passeggiata, ma anche la vita privata era un casino.
Mentre proseguiva ad accarezzare delicatamente la pelle di Zlatan, considerò seriamente l'idea di lasciare Barbara.
In fondo, il motivo era solare e vero: non la amava.
E poi, la sua sensibilità gli suggeriva che non era comunque giusto illudere Barbara.
Insomma, all'inizio aveva preso a frequentarla quasi per gioco. La cosa era stata piacevole, anche perché in effetti lei non era la solita velina/oca senza cervello. Sapeva intavolare una conversazione intelligente, era pacata, ed evidentemente bella.
Alex non sapeva come tutto fosse degenerato: un paio di cene, ed era già in vacanza con lei.
Ma in fondo, tutto era andato come la gente voleva. Per apparire normale.
Giovane, ricco, famoso, bello. Gli mancava solo la principessa bionda.
Che cozzava in tutto ciò che invece era Zlatan. Selvaggio, incontrollabile, lunatico e ribelle.
Zlatan, però, era nella sua vita già prima che si scatenasse il tormentone Alexandre-Barbara.
Anche Zlatan lo sapeva, che agli occhi del mondo l'idea di due compagni di squadra amanti avrebbe destato più scandalo di un genocidio, e anche se non poteva soffrire l'idea di Alex e Barbara insieme, se ne era fatto una ragione.
D'altronde lui stesso si era sistemato con Helena più per cercare di darsi una regolata che per altro.
Helena era stata un po' la madre premurosa che Zlatan non aveva avuto, insomma, era una grande amica, una persona di cui si fidava, era calma -anche come amante-, qualcosa che Zlatan aveva preso come riferimento per evitare di cacciarsi in qualche guaio.
Ma di avventure ne aveva avute, nelle varie squadre che l'avevano acquistato, e d'altronde il suo spirito naturalmente portato al continuo cambiamento non poteva essere del tutto schiacciato.
Ora Zlatan si era messo in testa di fermarsi più a lungo, nel Milan, come se si fosse detto "Non puoi più fare il coglione come quando avevi vent'anni e non avevi figli che ti prendessero come esempio" e sebbene fosse ancora il guerriero che tutti conoscevano, parecchi avevano notato in lui qualcosa di diverso.
Come se si fosse tranquillizzato.
Ma uno dei motivi di quel suo strano modo nuovo di essere, altri non era che il ragazzo che lo abbracciava e che, mentre Zlatan apriva gli occhi e si girava verso di lui, gli sorrideva.

     


                     





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