FanFiction Capitan Harlock | Raflesia di miciaSissi | FanFiction Zone

 

  Raflesia

         

 

  

  

  

  

Raflesia ●●●●● (Letta 379 volte)

di miciaSissi 

1 capitolo (conclusa) - 1 commento - 0 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaCapitan Harlock

Genere:

Suspense - Drammatico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Harlock - Raflesia

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Capitolo unico 

La regina Raflesia ha un incontro ravvicinato con Harlock sull'Arcadia, in una veste un po' strana e inquietante...


  

RAFLESIA

Harlock era stanco, molto stanco. Sedeva sulla poltrona di comando sul ponte dell’Arcadia, fissando le stelle attraverso l’enorme vetrata della plancia. Davanti a lui Yattaran e un altro pirata seguivano sugli schermi la posizione e la rotta della nave; Tadashi era a riposare in quanto da un’ora era iniziato il turno serale dell’equipaggio. Tadashi era stato bravo quel giorno, e adesso si era meritato una notte di riposo. Yuki sarebbe arrivata da lì a poco a dargli il cambio.
Harlock ripensò a quella giornata: stavano tornando verso la Terra, da Mayu, ed erano incappati in due attacchi delle Mazoniane; erano state due battaglie lunghe che lo avevano impegnato molto, e l’Arcadia aveva riportato alcuni danni: uno dei cannoni della torretta principale era fuori uso e il motore sinistro era all’80% della sua capacità. Per lui avere la sua nave non perfettamente agibile era come essere ferito fisicamente; inoltre era preoccupato perché un altro attacco così ravvicinato avrebbe potuto metterli a dura prova, sia l’Arcadia che il suo stanco equipaggio.
- Yattaran? – Chiese. restando seduto
L’uomo di voltò – sì, capitano? –
- Come vanno le riparazioni? – I suoi uomini sapevano molto bene che qualsiasi danno doveva essere subito riparato, e se necessario avrebbero lavorato durante tutto il turno notturno.
- Dai capisquadra buone notizie, capitano – rispose Yattaran – i lavori procedono a buon ritmo! –
- Bene – rispose Harlock. Un attimo dopo entrò in plancia Yuki, pronta a riprendere il suo posto per il turno notturno. Harlock si voltò verso di lei quando entrò.
- Vai pure, Harlock – disse la giovane, sedendosi alla sua postazione.
Harlock voleva sempre che lei o Yattaran fossero presenti quando si riposava. Si alzò dalla poltrona – Yuki, tra cinque ore ti do’ il cambio –
- Solo cinque ore? Se vuoi riposare tutta la notte io posso restare più a lungo, non ho sonno – rispose lei con un sorriso.
- Cinque ore mi basteranno. Ogni ora chiedi alle squadre di riparazione come va, al mio ritorno voglio un rapporto dettagliato –
- Sì, Harlock – annuì la giovane – buonanotte! –
Lui si voltò ed uscì lentamente dalla plancia buia, facendo frusciare il lungo mantello. Per arrivare alla sua cabina, a poppa, percorse il lunghissimo corridoio dalla plancia al cassero, la struttura simile a un antico veliero che Tochiro aveva costruito sull’Arcadia, in memoria delle navi pirata del passato terrestre. Il resto dell’equipaggio riposava a parte Yuki, il personale della plancia e le squadre di riparazione; l’Arcadia era una nave da guerra, e aveva pochissime cabine singole. I pirati avevano a disposizione alcuni grandi saloni per mangiare, stipare vestiti e oggetti personali, e riposarsi, ma nessuno aveva una sua cabina, così nei turni di notte dormivano nei sacchi a pelo nei corridoi. Tutto lo spazio della nave era occupato dagli armamenti, dagli hangar dei ricognitori e dalle scorte di munizioni, acqua e cibo, e merci rubate. Harlock superò tre pirati che russavano nei sacchi a pelo nel corridoio buio, e raggiunse la poppa. La sua cabina era un appartamento arredato come una nave del XVIII secolo, con un lampadario di vetro, mobili di legno e un grande letto. La cosa più bella era la vetrata che spaziava sul cosmo, con le stelle che illuminavano il buio della grande stanza. L’Arcadia non era solo la sua nave, era la sua sola casa. Non accese nessuna luce ma andò al candelabro sul tavolo e lo acceso col fuoco; gli piaceva la luce calda delle candele dopo le luci artificiali della plancia. Gli rendeva più facile passare la vita a bordo di un’astronave invece che su un pianeta.
Si tolse le armi e gettò il mantello su una sedia, poi si sdraiò sul letto. Rimase così qualche minuto, con le braccia larghe e gli occhi chiusi, ascoltando il rumore sommesso dei motori dell’Arcadia. Si alzò, si svestì, si tolse la benda nera sull’occhio, e finalmente poté andare a farsi una doccia nella grande sala da bagno della sua cabina. La luce artificiale del locale lo abbagliò per un attimo, prima che entrasse nell’ampia zona doccia del bagno. L’acqua calda lo rinvigorì subito, e restò col viso e i capelli contro i rivoli tiepidi che scendevano su di lui. Aveva appena finito di togliersi il sapone dal viso quando il flusso di acqua si dimezzò e piano piano smise di uscire. Un guasto al sistema di tubature? Non era mai successo, ma dopo i colpi subiti nelle due battaglie appena combattute, poteva anche essersi danneggiato il sistema di distribuzione dell’acqua a bordo. Allungò una mano per cercare di riaprire l’acqua, quando una sensazione di pericolo gli arrivò alle spalle. Si voltò di colpo, chi poteva essere entrato nel bagno della sua cabina? Esterrefatto si trovò davanti, a due metri di distanza, l’immagine – o forse un ologramma – della regina Raflesia. Istintivamente prese l’asciugamano lì vicino e se lo legò in vita, visto che era nudo e gocciolante davanti a lei, o alla sua immagine. Era chiaramente un ologramma, ma dall’espressione di quel viso crudele capì che la regina di Mazone, ovunque fosse, lo stava guardando e lo vedeva. Raflesia era bellissima, alta quasi come lui e flessuosa, con una veste nera che si confondeva con i capelli. Gli occhi allungati erano verdi e truccati, la pelle levigata; era una donna molto bella, ma lui sapeva benissimo che le Mazoniane non erano affatto donne, ma ne avevano solo l’aspetto. Non disse nulla e rimase a fissarla, gocciolando acqua.
Raflesia , o il suo ologramma, avanzò verso di lui in un frusciare di vesti – Harlock… - disse.
- Che cosa vuoi? – Proruppe, non lasciandole articolare nessuna frase.
Lei rise – sei preoccupato di avermi qui con te? In questo… contesto? – Ironizzò, squadrandolo.
Harlock avvertì una sensazione di lieve bruciore attorno alla vita, dove l’asciugamano era legato, e un attimo dopo l’indumento cadde sul pavimento bagnato, lasciandolo nudo davanti a lei. Si chinò e raccolse l’asciugamano fradicio, tenendolo davanti a sé per coprirsi – ti diverti con questi trucchetti? – Ringhiò – come hai fatto… ? –
Lei rise di nuovo e si fece più vicina. La sua mano gli sfiorò il collo, poi scese sul petto nudo; Harlock avvertì lo stesso calore, quasi una scossa elettrica invece che il tocco di una mano. Era un ologramma, ma sembrava che potesse interagire con la materia.
- Come ho fatto? – Continuò Raflesia, accarezzandogli il petto – non preoccuparti, lo posso fare solo da molto vicino e con oggetti molto piccoli… tu e la tua nave non siete in pericolo –
Harlock indietreggiò per sottrarsi da quel tocco indesiderato, e finì con la schiena contro la parete. Lo preoccupava questo suo potere inaspettato di spedire ologrammi di sé in giro per l’universo e arrivare fino sull’Arcadia – non ho paura di te! – Rispose con voce furente.
Lei rise di nuovo, gettando indietro la testa – dovresti averne, invece, Harlock, dovresti averne! – Camminò sul pavimento bagnato girandogli attorno, poi da una tasca estrasse un’arma e gliela puntò alla gola.
- Puoi anche sparare con questo trucco dell’ologramma? – Chiese lui pur sapendo, o sperando, che non fosse possibile.
- Purtroppo no, ma è quello che la mia flotta farà molto presto alla tua nave… - Raflesia rimise via l’arma e la sua mano tornò a toccargli la pelle nuda sul petto. Hatlock rabbrividì quando sentì la leggera scossa delle dita olografiche. Non capiva perché mai indugiasse come un’amante che volesse sedurlo… Raflesia intuì i suoi pensieri ma non allontanò da lui la mano aperta – so cosa stai pensando – disse.
- Hai anche questo potere? – Ironizzò Harlock.
- Stai pensando che… come dite voi umani? Che io ti stia corteggiando… è corretto? – Rise e gli passò una mano sulla spalla – ma a me, a noi Mazoniane, i maschi non servono! –
- Lo so – disse lui scostandosi e riallacciandosi in vita l’asciugamano.
Raflesia si irrigidì – adesso basta con le chiacchiere! – La voce era gelida e decisa, e Harlock si allarmò leggermente. Essere senza armi davanti a lei, anche se era solo un ologramma, lo inquietava – sono venuta per dirti che presto ti distruggerò, ti spazzerò via dalla mia strada, tu e la tua maledettissima nave! – Urlò.
Questa volta fu Harlock a ridere, scuotendo i lunghi capelli bagnati – allora sei venuta per niente! – Sibilò – perché io ti combatterò sempre e tu non hai nessuna possibilità di vincere contro di me… e contro l’Arcadia –
Raflesia gli tirò uno schiaffo; la sensazione fu di una scossa più forte del tocco di prima, ma meno forte di una sberla vera – lo vedremo! – Urlò con odio.
- Sei venuta qui solo per dirmi questo? Sei patetica! –
- Sono venuta ad avvisarti: togliti dal mio cammino o ti spazzerò via! –
- No – rispose lui – nessuna minaccia mi fermerà, Raflesia. E adesso vattene dalla mia nave! –
Lo sguardo d’odio della regina lo trapassò, poi risollevò l’arma e gliela puntò in mezzo alla fronte
– prima o poi vedrai la stessa scena, ma allora io non sarò un ologramma e ti ammazzerò! – Premette il grilletto e Harlock sentì di nuovo quel bruciore, ma nulla di più. Poi scomparve come se si fosse dissolta.
L’acqua della doccia tornò a scorrere vicino a lui. Harlock la chiuse, gettò via l’asciugamano bagnato e si asciugò con un accappatoio. Tornò verso il letto e si sedette sul lenzuolo; doveva dormire, ma quell’incontro lo aveva comunque scosso. Come aveva fatto quella maledetta ad arrivare fin lì? E perché quell’atteggiamento di seduzione se gli aveva detto che loro non avevano bisogno degli uomini? Cosa stava cercando di fare? Si sdraiò, ma si accorse che, pur essendo stanco, l’adrenalina di quell’incontro gli aveva fatto passare il sonno. Lo preoccupava il fatto che Raflesia potesse fare lo stesso col resto dell’equipaggio e spaventare i suoi compagni. Era intollerabile, ma ormai lei stava cercando in tutto i modi di sconfiggerli, ed era passata a questi metodi per cercare di fermarli. Si rialzò dal letto e si rivestì; forse un capitano esausto non era la cosa migliore per l’Arcadia, se le Mazoniane avessero attaccato di nuovo tra poco. Ma non sarebbe riuscito a dormire, lo sapeva. Finì di vestirsi e uscì, andando verso prua, alla torretta principale. Cinque dei suoi uomini lavoravano alacremente canticchiando mentre riparavano uno dei cannoni.
- Capitano! – Esclamò uno di loro vedendolo – tra due ore sarà a posto – continuò agitando un arnese sopra di sé.
Harlock annuì – bene, volevo vedere come procedeva il lavoro –
- Il danno non è grave, appena finito potrà sparare come prima –
- Bene – ripeté lui, sperando di non doverlo fare a breve.
Si voltò nel corridoio buio e lentamente tornò verso la plancia.



FINE


Questi personaggi non mi appartengono, ma sono di proprietà di Leiji Matsumoto. Questa storia è stata scritta senza scopo di lucro. Qualsiasi cosa inventata in questa fic sono copyright dell'autrice e pertanto ne è vietata la sua riproduzione totale o parziale sotto ogni sua forma; il divieto si estende a nomi, citazioni, estratti e quant'altro sia frutto della sua immaginazione. Non ne è ammessa la citazione né qui né altrove, a meno che non sia stata autorizzata tramite permesso scritto della stessa autrice.


     


                     





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