FanFiction Romantico M/F | Per gioco o per amore di Reika77 | FanFiction Zone

 

  Per gioco o per amore

         

 

  

  

  

  

Per gioco o per amore ●●●●● (Letta 825 volte)

di Reika77 

19 capitoli (in corso) - 1 commento - 2 seguaci - Vietata ai minori di 16 anni

    

 

Sezione:

Storie originaliRomantico M/F

Genere:

Drammatico - Romantico - Introspettivo

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

                

  


  

 Capitolo 16 

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CAPITOLO XVI

Il Destino, o chi per esso, gioca la sua carta nascosta in un giorno di fine aprile, muovendo le umane pedine sulla scacchiera della vita con subdola fantasia.
Sono le sei di una tiepida sera primaverile e Giada si sta rivestendo per lasciare l'appartamento di Flavio. D'un tratto il campanello suona ed il padrone di casa, stupito, corre a rispondere al citofono, invitando la compagna a non muoversi dalla camera da letto. Una voce femminile vagamente familiare giunge alle orecchie del giovane, che ha bisogno di alcuni secondi per ricollegare il nome di una certa Anita ad una ragazza con la quale, anni fa, ebbe una breve relazione, nel periodo che trascorse ad Urbino lavorando come operaio. Perché d'improvviso questa persona, appartenente ad un passato quasi dimenticato, è riapparsa dal nulla? Per una semplice visita di cortesia? E poi, perché dice d'aver urgentemente bisogno di parlare con chi da tanto tempo è uscito dalla sua vita?
Flavio, insospettito dalla strana situazione, decide di far entrare l'inattesa ospite e chiede a Giada di rimanere nascosta, giurandole che l'imprevisto incontro durerà poco. Lei accetta di buon grado, senza scomporsi minimamente all'idea che il compagno si trovi faccia a faccia con un una sua ex. Flavio invece è meno tranquillo. Sente puzza di bruciato ed i suoi sospetti aumentano quando Anita gli compare davanti insieme ad un bambino, che avrà all'incirca cinque anni. La ragazza è piuttosto cambiata da come lui la ricordava: ha i capelli più lunghi, d'un acceso rosso fuoco, non castani come una volta, ed è ingrassata, non molto, ma abbastanza da rendere più rotonde e generose le forme del corpo un tempo fin troppo asciutto. Flavio la osserva e mette a fuoco le sbiadite immagini ripescate nella memoria, pur continuando ad ignorare il motivo dell'improvvisa visita. Anita rompe il ghiaccio chiedendo al "vecchio amico" cos'abbia fatto di interessante negli ultimi anni e lui risponde in maniera piuttosto vaga, seguitando a fissare incuriosito il bambino che si aggira per la stanza mettendo le mani ovunque.
"E' tuo figlio?" domanda ad un certo punto Flavio, puntando gli occhi su Anita.
"Eh già..." risponde lei sospirando.
"Perché sei qui?"
"Ti devo dire una cosa importante e spero che mi perdonerai se non te ne ho parlato prima."
"Avanti, ti ascolto."
Anita, prima di proseguire, si guarda un attimo intorno, quasi stesse cercando qualcosa. Casualmente nota su di una sedia una borsa da donna, ma finge di non vederla e riprende il suo discorso, come se avesse trovato di colpo l'ispirazione giusta per parlare:
"Flavio... questo bambino è tuo figlio.".
"Che stai dicendo?!" irrompe il giovane "Non è possibile!".
"Invece è così. Capita, a volte... forse non siamo stati abbastanza attenti... succede, e a noi è successo."
"E dovrei crederci?! Sbuchi dal nulla dopo anni e mi dici che ho un figlio? Perché non me ne hai parlato prima?!"
"Perché ho scoperto di essere incinta dopo che eri partito da Urbino, non avevo più nemmeno il tuo numero, mi ci è voluto del tempo per trovarti... e poi non sapevo come avresti reagito..."
Flavio guarda sconcertato il bambino e poi volge gli occhi su Anita. Non è possibile. Deve esserci un errore. E' assurdo, è tutta una bugia. Non può essere questa la verità. Non meno scioccata della notizia è Giada, che, udito il dialogo nella stanza accanto, crolla in ginocchio a terra, paralizzata e svuotata di ogni emozione, come un fantoccio privo di vita.
Anita non si trattiene oltre, quello che doveva fare l'ha fatto, e poche parole aggiunge prima di andarsene:
"Domani stesso ripartirò per Siena, abito lì adesso. Ti lascio il mio numero di telefono e il mio indirizzo. Sei libero di decidere cosa fare, e se vuoi dimenticarti di noi, lo posso capire.".
Ciò detto la ragazza esce col figlio dall'appartamento e Flavio nemmeno li saluta, incapace di parlare eppur convinto che quanto gli è stato rivelato non corrisponda alla verità.
"Che intendi fare?" chiede lapidaria Giada, giunta silenziosamente alle spalle del compagno.
Il giovane, ancora confuso e stordito, posa lo sguardo sull'amata e la creatura che gli si presenta davanti non è più la stessa che fino a poco prima si stringeva a lui in cerca di baci e carezze. No, non c'è più alcun bagliore nei grigi occhi, divenuti di ghiaccio, e nessun sentimento appare sull'impassibile viso. Né rabbia, né stupore, niente di niente, come se ogni emozione fosse stata congelata o addirittura scacciata dal cuore. Giada è ora tornata l'indifferente ed inarrivabile donna che tutti possono toccare ma nessuno può avere. Il mondo le scorre addosso senza ferirla e lei lo domina con regale distacco, padrona di sé e protetta da un'impenetrabile armatura.
Flavio è impietrito, ma non perde la parola e tenta di difendersi:
"Ti giuro che non è vero niente di quello che hai sentito. C'è sotto un imbroglio, sono sicuro.".
"Che intendi fare?" ripete imperterrita l'altra.
"Voglio scoprire la verità."
"E se la verità fosse questa? Se quel bambino fosse tuo figlio?"
"No, non è possibile."
"Faresti crescere quella creatura senza un padre perché secondo te non può essere tuo figlio?"
Per un istante lo sguardo di Giada si accende d'ira, forse nel ricordo del padre naturale che lei mai ha veduto, ma presto anche questa fiammata di collera si spegne e cala il gelo negli occhi d'argento. Flavio sente la compagna terribilmente distante e neppure con un appassionato bacio riesce a riavvicinarsi a lei. Con voce carezzevole le rivolge una preghiera e, stringendola a sé, le chiede di dargli fiducia. Lei si abbandona al caloroso abbraccio come un corpo senz'anima e nulla risponde all'accorata supplica, ma tace, imperturbabile. Ed il suo silenzio è una lama che si insinua nel cuore di Flavio.
Il giovane comunque non si arrende e, più che mai determinato, ripete che verrà a capo della strana faccenda in cui è stato coinvolto. Giada non apre bocca e si avvia alla porta. Flavio la guarda tristemente e, sperando di scorgere in lei una se pur minima reazione, per l'ennesima volta ribadisce la propria innocenza:
"Quel bambino non può essere mio figlio, e anche se lo fosse, io non sapevo niente di lui fino a oggi. Non capisco perché Anita se ne sia uscita adesso con questa storia.".
"E' un problema tuo, non mio." sottolinea l'altra.
"Ci rivedremo, vero?" domanda preoccupato il giovane.
"Non ti preoccupare, ci rivedremo." conclude Giada col sorriso sulle labbra, un sorriso privo di affetto e tenerezza e velato invece di un freddo cinismo.
Rimasto solo, Flavio rimugina su quanto accaduto e più ci pensa più tutta questa vicenda gli sembra una colossale bugia, un imbroglio. Qualcosa non quadra. Perché Anita si è fatta viva solo ora? Cosa l'ha spinta? E' apparsa così, dal nulla... sembra quasi che qualcuno l'abbia ripescata dal passato per sconvolgere il presente. Ma se quello che lei ha raccontato fosse vero? Se fosse vero?... Flavio non sa di preciso come comportarsi e due cose soltanto ha chiare nella mente. Deve assolutamente scoprire la verità e deve farlo prima di perdere per sempre l'unica donna che abbia mai amato.



Rientrata a casa, Giada si chiude nella propria stanza, ignorando perfino il fratello. Sola, al buio, si siede sul letto. Non prova niente, né dolore, né rabbia, quasi il suo cuore fosse definitivamente morto, seppellito in un angolo remoto ed inaccessibile dell'anima. E' stata una sciocca, un'ingenua, si è lasciata accecare da un assurdo amore senza rendersi conto che Flavio è come tutti gli altri uomini, pronto a divertirsi con le donne ed a saltare da un'avventura all'altra così, per gioco. Flavio non è diverso dal suo amico Vittorio, sempre alla caccia di nuove prede da conquistare e poi abbandonare. E non importa se la storia del figlio comparso dal nulla è solo una menzogna, a Giada questo non interessa. Ormai una e una soltanto è la realtà che le appare chiara, e l'individuo che lei ha amato è ora alla stregua degli altri uomini con cui ha diviso il letto e nulla più. Di questo è convinta la ragazza e niente potrà farle mutare idea. Il suo cuore è caduto in letargo e la sua anima si è staccata per lasciare solo il corpo in questo mondo meschino.
Giada si alza dal letto, accende la luce e si guarda allo specchio, trovandosi davanti un'immagine che stenta a riconoscere. Dov'è finita la giocatrice, la vendicativa seduttrice, la mantide religiosa? E se la Giada dominatrice di uomini è sparita dopo il matrimonio, perché non c'è più traccia nemmeno della sofisticata signora Ameri? E cosa ne è stato della donna innamorata che tardi ha imparato a darsi col cuore e non soltanto con il corpo? Non è più moglie, non è più amante: cosa è dunque rimasto di Giada?... Ma eccola pian piano tornare, eccola riaffacciarsi dal passato, la Giada padrona di sé, l'intoccabile dea e la terrena creatura segnate da un destino privo di amore, impresso nei taglienti occhi grigi. Eccola, la regale guerriera che tanto ha lottato ed ora cerca di sopravvivere proteggendosi dietro una coriacea armatura.
Quando Dario torna a casa ed incrocia la moglie in salotto, la trova visibilmente cambiata. E' sempre la stessa, il suo atteggiamento non ha nulla di strano, eppure c'è qualcosa di diverso. Come si era accorto dell'amore che era sbocciato in lei, così adesso Ameri sente che quell'amore non c'è più, svanito, cancellato. Giada è di nuovo la ragazza che lui ha sposato, la creatura inafferrabile che a tutti dà ciò che vuole dare, senza appartenere a nessuno se non a se stessa. Dario finalmente si vede vittorioso ed è sicuro che ormai niente potrà portargli via la moglie, però non si accorge del dolore celato dietro ai grigi occhi, dolore che nemmeno Giada si rende conto di avere dentro ma che invece domina in lei impedendole di alimentare qualunque emozione.



Passati alcuni giorni dalla sconvolgente visita di Anita, Flavio è ancora indeciso su come comportarsi ed è soprattutto in ansia perché non ha più potuto parlare con Giada da quella nefasta sera. La ragazza comunque non tarda a farsi viva, e con gioia un pomeriggio Flavio la accoglie in casa. Ma ben presto si spegne l'entusiasmo del giovane, che ritrova l'amata distaccata ed irraggiungibile così come l'aveva lasciata l'ultima volta.
"Non hai ancora fatto niente?" chiede con indifferenza Giada, appena entrata nell'appartamento.
"L'unica cosa che posso fare è parlare con Anita." ammette serio Flavio.
"D'accordo, ma non aspettare che quel bambino vada al liceo."
Non c'è ironia nella voce della ragazza e non è il suo un tentativo di scherzare per risollevare l'atmosfera, anche perché nessuno ha voglia di ridere in questo momento. Per alcuni istanti regna un inquietante silenzio ed è Flavio a romperlo, con una domanda diretta e per lui estremamente dolorosa:
"E' finita?".
"E' finita." è la secca risposta di Giada.
"Perché?" irrompe impetuoso il giovane "Perché? Dammi una possibilità, dammi il tempo di dimostrarti che quel bambino non è mio figlio...".
"Non mi importa. Non è per colpa di quel bambino che ho deciso di lasciarti. Semplicemente ho capito che tu sei uguale a tutti gli altri uomini che ho conosciuto, e perciò ti tratterò come gli altri."
Flavio di slancio si avvicina a Giada e, afferrandola per le braccia, le ripete un rabbioso e disperato "Perché?", mentre lei non manifesta il minimo turbamento e tace, come un oracolo che ha terminato di pronunciare un'implacabile sentenza.
"Maledizione!" grida Flavio "Cosa vuol dire che sono come tutti gli altri?! Lo sai che non è vero!".
"E invece è così." ribadisce imperturbabile Giada "Per te le donne sono un passatempo, delle prede da conquistare... Non ricordi la scommessa?".
"Non dico di essere un santo, ma non sono un mostro... e con te sono stato sempre sincero."
Le parole di Flavio si scontrano contro un gelido muro ed il giovane perde la pazienza, rispedendo al mittente l'accusa che gli è stata rivolta:
"Chi sei tu per giudicarmi così? Ho fatto degli errori, ma tu non sei da meno. Se non sbaglio una volta ti divertivi a giocare con gli uomini usandoli come delle marionette...".
"Io li ho solo ripagati con la loro stessa moneta." replica Giada abbandonando la sua indifferente maschera "Tu e i tuoi simili meritate di essere trattati come voi trattate le donne, usandole per poi buttarle via.".
"Non tutti a questo mondo sono uguali. Io non sono come gli altri."
"Anch'io lo credevo, ma mi sono sbagliata."
Flavio, stanco di discutere, spinge via da sé la compagna e amareggiato pone fine alla questione:
"Non ti pregherò di rimanere. Se hai deciso di andartene, fallo subito. Non ti fermerò e non ti cercherò più, te lo giuro.".
Giada non risponde e senza esitare esce dall'appartamento. Ha fatto ciò che doveva fare, eppure non è soddisfatta di sé. Si sente sola e sconfitta, le sue certezze non sono più tali ed infidi dubbi si fanno largo in lei. Poi, d'un tratto, un totale vuoto le invade mente e cuore, annullando emozioni e pensieri, e non una lacrima versano i suoi occhi, quasi non ci fosse in lei alcun dolore. Ma il dolore c'è, ed è quel dolore subdolo, che di nascosto si annida nell'anima senza farsi subito sentire, covando nell'ombra come un latente male che lentamente logora ed inaridisce lo spirito.
Ben più consapevole della propria intima sofferenza è invece Flavio, che, accecato da una rabbiosa disperazione, prima mette sottosopra la casa e poi inizia a fare i bagagli, deciso a lasciare Firenze appena possibile. Se ne andrà lontano, via dall'Italia, in Germania forse, dove conosce un po' di gente. Il tedesco non lo parla benissimo, ma con l'inglese se la cava e potrà arrangiarsi. No, un attimo, non può partire così, c'è una cosa che deve assolutamente sapere, e poi, magari, potrà buttarsi tutto alle spalle e ricominciare da zero. Già, deve scoprire se davvero il figlio di Anita è figlio suo, deve capire chi c'è dietro a questa strana faccenda e solo dopo potrà scegliere cosa farne della propria vita, anche se ormai questa vita per lui vale ben poco visto che dovrà passarla lontano dalla donna che ama.



Giada non dice nulla al marito della rottura con Flavio, ma Dario sa che qualcosa ha diviso i due amanti e con pazienza aspetta che la moglie volontariamente gli si riavvicini, ora che non ha nessun altro al mondo oltre a lui. Giulio invece scopre per caso la verità un pomeriggio, ascoltando di nascosto una conversazione tra la sorella ed Andrea. Chiuso nella sua cameretta il ragazzino sta giocando con il suo amichetto Federico, mentre in salotto Giada si intrattiene col padre del piccolo ospite. Non c'è nessun altro in casa, Dario è al lavoro e Nilde è a fare la spesa, perciò Andrea si azzarda ad intavolare un delicato argomento:
"Irene mi ha detto che da un po' al panificio di Conti non vede Flavio.".
Un brivido corre lungo la schiena di Giada, che comunque non lascia trapelare la propria inquietudine e mantiene un indifferente silenzio. L'amico, preoccupato, avanza una domanda, la cui risposta è probabilmente scontata:
"E' finita tra voi due?".
"Non doveva nemmeno cominciare." conclude laconica Giada.
La porta del salotto si spalanca all'improvviso e nella stanza si piomba Giulio, urlando a squarciagola:
"No, non vi potete lasciare! Non è giusto!".
Il ragazzino si stringe forte alla sorella e lei, accarezzandogli i ricci capelli, lo prega di calmarsi, con voce affettuosa e rassicurante. Giulio non si tranquillizza e imbronciato fissa Giada, quasi la incolpasse di quanto successo, anche se poi, a parole, rivolge le proprie accuse ad un'altra persona:
"E' stato Dario a dirti di lasciare Flavio... è stato lui!".
"No." risponde calma la ragazza "L'ho deciso io, e adesso non fare i capricci.".
Il bambino si zittisce e lancia un'occhiataccia alla sorella, prima di andarsene nella propria cameretta trascinandosi dietro il povero Federico, frastornato e confuso. Giada comprende la delusione del fratello, ma è sicura che gli passerà presto. Il tempo rimargina tutte le ferite, o quasi...
"Stai bene?" chiede premuroso Andrea all'amica.
"Sto come sempre." risponde lei, chiudendo così una questione sulla quale non c'è più nulla da dire.
Tuttavia il discorso non è concluso. Dopo pochi minuti Giulio ricompare in salotto. Con la serietà di chi deve fare una fondamentale richiesta, domanda alla sorella il permesso di poter continuare a considerare Flavio il suo amico speciale e di poterlo andare ancora a trovare a casa. Giada, intenerita, decide di assecondare il desiderio del fratello e Giulio esulta come un generale che ha vinto un'importante battaglia, fiducioso di poter rimettere le cose a posto e rivedere presto riunita la coppia di innamorati. Ma il ragazzino non sa che il suo amico sta per partire e lascerà Firenze molto presto, nella seconda metà di maggio...



Non ha bisogno di tanto tempo Flavio per preparare i bagagli. Oltre ai libri, i CD ed i vestiti, non ha altro da portare con sé. Ha già contattato alcuni amici in Germania. Alloggerà da loro finché non avrà trovato un impiego ed un appartamento in cui stare. Il lavoro al panificio l'ha mollato il giorno successivo alla separazione da Giada, evitando di fornire precise spiegazioni a Conti, che ovviamente ha fiutato qualcosa di strano in una sì repentina decisione.
Per scoprire il motivo dell'improvvisa fuga da Firenze, Vittorio pensa bene di fare una visitina a Flavio alla vigilia della sua partenza. Mentre lo osserva inscatolare gli ultimi libri, lo bersaglia con insistenti domande, e non ottenendo risposte chiare, prova lui stesso ad azzardare un'ipotesi:
"Non sarà che vuoi andar via per colpa di una donna?... Non mi viene in mente altro...".
Il silenzio dell'interlocutore è una conferma per lo scaltro giovane, che non demorde e riprende l'interrogatorio:
"Insomma, chi è la misteriosa ragazza che continui a nascondere? Se la storia con lei è finita, perché non mi dici chi è? Ti giuro che non ne parlerò con nessuno.".
Flavio ride e, guardando in faccia il compagno, gli si rivolge in tono palesemente ironico:
"Lo so come mantieni tu i segreti! Raccontare a te un segreto è come metter acqua in una bottiglia bucata!".
"Che fiducia!" esclama Vittorio, fingendosi offeso.
"Ah, non importa!" interviene l'altro, tornato serio "Sai che ti dico? Hai ragione. Visto che me ne vado, fa lo stesso anche se si viene a sapere la verità. Non me ne frega niente. E poi, ho bisogno che tu mi faccia un piacere. Vuoi sapere con chi ho avuto una storia fino a poco tempo fa? Con Giada Ameri.".
"Cosa?! Mi stai prendendo in giro?"
"Non ho voglia di scherzare e non ho intenzione di parlare ancora di questo argomento. Solo una cosa ti chiedo..."
Flavio si interrompe un attimo e tira fuori dal forno un vassoio pieno di biscotti.
"Non vorrai dire addio alla tua amante con dei dolcetti?" osserva perplesso Vittorio.
"Non sono per lei. Sono per suo fratello. Voglio che capisca che non mi sono dimenticato di lui. Devi darli a Giada e dirle che sono per Giulio, come regalo d'addio."
"Ma che storia! Guarda te cosa mi tocca fare!"
"Con la tua faccia tosta non sarà un problema per te!"
"A parte gli scherzi, sei sicuro di voler andare via?"
Come di rado succede, Vittorio abbandona la sua aria scanzonata e giocherellona, mostrandosi sinceramente preoccupato per l'amico.
"Cos'è questa improvvisa serietà?" domanda sorridendo Flavio "Non ti riconosco più.".
"Fai quello che vuoi. Però, se deciderai di tornare, fammelo sapere, mi raccomando."
"Ti assicuro che avrai mie notizie, e qualche giretto a Firenze lo farò ancora... prima o poi..."
"Quando partirai?"
"Domani mattina. Non c'è più niente che mi tenga qui."
I due amici si salutano con un fraterno abbraccio ed il giorno successivo Vittorio adempie all'incarico che gli è stato affidato. Notata Giada nel panificio, le si avvicina e, senza dar nell'occhio, le consegna un sacchettino con dei biscotti, spiegandole in poche parole il significato del proprio gesto:
"Flavio è partito e questo è il suo regalo d'addio per Giulio.".
La ragazza ringrazia ed esce dalla bottega, impassibile come una statua di marmo. Flavio se ne è andato, non tornerà. Questo doveva essere e questo è stato. Inutile pensarci, inutile disperarsi. La vita, almeno quella degli altri, deve continuare.
Quando, alla sera, Giada mette nelle mani del fratellino il dono di Flavio, il ragazzino immediatamente comprende il senso di tale regalo e, masticando i biscotti, non può trattenere le lacrime. Però non si agita né si abbandona ad un pianto dirotto. E' troppo forte in lui la speranza di rivedere il suo amico, più forte della tristezza per l'improvvisa separazione. Sì, Giulio ne è convinto. Flavio tornerà, un giorno... tornerà... tornerà?...

     


                       





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