FanFiction Romantico M/F | Per gioco o per amore di Reika77 | FanFiction Zone

 

  Per gioco o per amore

         

 

  

  

  

  

Per gioco o per amore ●●●●● (Letta 841 volte)

di Reika77 

19 capitoli (in corso) - 1 commento - 2 seguaci - Vietata ai minori di 16 anni

    

 

Sezione:

Storie originaliRomantico M/F

Genere:

Drammatico - Romantico - Introspettivo

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

                

  


  

 Capitolo 1 

"...Quanti uomini ci sono stati nella sua vita? Questo Giada si chiede, mentre, aiutata dalla fidata amica Irene, davanti allo specchio termina di truccarsi e pettinarsi, per presentarsi all'altare come la sposa più bella, anche se non la più felice. Quan...


  

CAPITOLO I

Quanti uomini ci sono stati nella sua vita? Questo Giada si chiede, mentre, aiutata dalla fidata amica Irene, davanti allo specchio termina di truccarsi e pettinarsi, per presentarsi all'altare come la sposa più bella, anche se non la più felice.
Quanti uomini hanno dunque costellato la sua breve vita? Troppi forse per una ragazza di ventiquattro anni, non cercati né voluti, bensì usati, per gioco talvolta ma soprattutto per vendetta, contro l'esecrabile passato scoperto a sedici anni ed impresso eternamente in due taglienti occhi grigi.
E di questi individui entrati ed usciti dalla sua esistenza, pochi hanno fatto sentire Giada amata e le hanno toccato il cuore. Pochi, molto pochi, tre soltanto, dei quali il più importante per lei è stato suo padre, o meglio, il marito di sua madre, l'uomo che come un vero padre è riuscito ad amare e crescere una figlia sua solo nel cuore, ma negatagli dalle impietose leggi della genetica. Giada non ha mai conosciuto l'individuo che l'ha generata e di costui conosce soltanto l'efferata ed umiliante eredità che le ha lasciato. Perché non dall'amore è nata questa sfortunata ragazza, bensì da una subdola ed infame violenza, subita da sua madre poco dopo il matrimonio, in una buia sera invernale. L'aggressore della donna non fu mai trovato e di lui la vittima un particolare non poté scordare per tutta la vita: i suoi occhi grigi, non azzurri né verdi, ma grigi, freddi e taglienti come affilate lame.
Fu difficile per marito e moglie superare quanto accaduto, però insieme affrontarono tutte le conseguenze di quella nefasta sera e di comune accordo decisero di tenere la creatura che si rivelò essere il frutto dell'orrida violenza, crescendola come fosse figlia loro, anche se la verità non li abbandonò mai, impressa come un indelebile marchio negli occhi della bambina, occhi grigi del colore del cielo autunnale, talvolta gelidi e pungenti come quelli dell'ignoto padre.
A sedici anni Giada scoprì suo malgrado le sue vere origini. Una sera, per caso, le capitò di sentire i genitori che parlavano e del loro discorso udì quel poco che le bastò per iniziare a nutrire inquietanti sospetti. Logicamente pretese di sapere la verità e fu il padre a raccontargliela, con tutta la delicatezza e la premura che gli erano proprie.
Fu così che Giada stabilì le regole del suo gioco, regole dettate da lei perché nessuno potesse mai farle quello che avevano fatto a sua madre. Decise che avrebbe gestito il suo rapporto con l'altro sesso in modo da non perdere mai le redini della situazione, dando ciò che voleva senza che qualcuno potesse rubarle di più. Si sarebbe divertita, evitando di porsi problemi, scansando complicazioni sentimentali, per vendicarsi, per proteggersi, ignorando il rischio di farsi del male e di finire con il cuore rinchiuso in un coriaceo guscio. L'unico vero uomo della sua vita sarebbe stato suo padre, il padre che sentiva sempre accanto, premuroso e rassicurante: da lui nulla doveva temere, di lui si fidava, ed era lui il solo in grado di capirla ed amarla.
Qualcosa cambiò soltanto sette anni fa, quando fece la sua comparsa il piccolo Giulio. Non appena Giada se lo trovò tra le braccia, ancora in fasce, con il suo tenero faccino tondo e gli occhioni azzurri, capì che lui sarebbe stato il secondo uomo della sua vita, e per lui la giovane si fece forza quando, cinque anni or sono, perse sua madre, stroncata da un infarto, e si trovò di colpo a dover lavorare per aiutare il padre, il cui misero stipendio di operaio non copriva nemmeno la metà delle spese di casa.
Ci fu soltanto un terzo uomo che riuscì a sfiorare l'anima di Giada, oltrepassando la rigida corazza che tuttora la rinchiude, e lei ignora perfino il nome dell'affascinante individuo che incontrò per caso sei anni fa, in un pub, con il quale trascorse un'unica ed indimenticabile notte di passione e, forse, di amore. Sì, lei ignora il suo nome, ma non ha scordato il suo aspetto: non troppo alto, spalle larghe, collo taurino, mani grandi e nerborute, capaci di stringere, abbracciare e accarezzare provocando incontrollabili brividi di piacere. Aveva i capelli scuri, raccolti in una coda di cavallo, il volto squadrato, dai tratti marcati e la carnagione olivastra, sul quale risaltavano gli occhi color nocciola, leggermente a mandorla, incorniciati da folte sopracciglia. Era un tipo estroverso, una simpatica canaglia, sguardo furbo ed intrigante, parlantina sciolta e mente in costante fibrillazione. Fu lui a farsi avanti per primo e quella fu l'unica volta in cui Giada non poté dirigere il gioco né gestire la situazione, totalmente in balia di emozioni nuove, mai provate prima né ritornate poi a scuoterle il cuore, stregata da uno sconosciuto tanto simile a lei quanto capace di stupirla con parole, carezze e baci dall'inedito sapore. La ragazza passò una magnifica irripetibile notte con il giovane senza identità e da allora non lo rivide più, nemmeno lo cercò, per restare padrona di se stessa, dandosi solo con il corpo e non più con l'anima. Non si sarebbe più abbandonata come tra le braccia di quello sconosciuto, che le giunse nel più profondo del cuore pur ignorando il suo nome, non sarebbe stata nuovamente così debole da cedere all'impeto delle emozioni. Questo giurò e questo fece, per anni, fino ad oggi.
Giada si guarda nello specchio. Controlla il trucco e l'acconciatura, ma in realtà vede solamente un volto che non sa più sorridere, se non per scherno o per amarezza. I lunghi capelli biondi sono raccolti in una treccia decorata con perle e fiori di seta, mentre un raffinato diadema orna l'alta fronte; lunghe e folte ciglia contornano i grandi occhi grigi ed un velo di rossetto accentua il color rosa acceso delle labbra carnose. La pelle ambrata rende quasi inutile il trucco sul viso dalla perfetta forma ovale, i cui delicati lineamenti vengono appesantiti da un'espressione severa ed accigliata, non proprio adatta ad una sposa nel giorno delle nozze.
Chi sta per sposare Giada? Dario Ameri, un benestante e facoltoso direttore di banca fiorentino, quarantacinque anni ed un divorzio alle spalle. E perché ha deciso di compiere un simile passo? Per gratitudine forse, per non dover più lottare per sopravvivere e per garantire una vita decente al piccolo Giulio.
Giada conobbe Dario sei anni fa: era un amico dei suoi genitori e li aiutò in più occasioni a saldare i debiti con banche e società finanziarie, senza pretendere di venir risarcito in poco tempo, ma diluendo in piccole rate mensili la spropositata somma che i coniugi gli dovevano. Che fosse solo per pura generosità? Giada non lo sa e non se lo chiede, ma è consapevole che fu Dario ad impedire che lei e la sua famiglia soccombessero all'assalto degli impietosi creditori. E fu sempre lui che la accolse nella propria abitazione, quando un anno fa perse il padre in un incidente stradale e rimase sola con il piccolo Giulio. Giada si ritrovò così a vivere in un sontuoso e quasi regale appartamento, uscendo dal misero mondo della periferia fiorentina per arrivare di colpo in un ambiente totalmente diverso. Passare dall'altra parte della barricata, in quella parte di Firenze che aveva sempre visto dal basso, non le dispiacque, tenendo conto che Ameri non pretese nulla da lei, se non di averla al proprio fianco in occasioni mondane, come cene o serate di gala, ed un solo obbligo le impose: evitare atteggiamenti palesemente sconvenienti, come, per esempio, la pessima abitudine di concedersi un po' troppe avventure amorose senza capo né coda.
"Non ti devi buttare via così, passando da una storia all'altra senza mai impegnarti." disse un giorno Dario a Giada, apparendole allora come un padre e non come l'uomo che, di lì a pochi mesi, le avrebbe chiesto di sposarlo.
Giada non sa se il suo futuro marito la ami davvero e se la voglia solo per esibirla come un trofeo, ma in fin dei conti non le importa. Sa che lui non la priverà mai della sua libertà, non la rinchiuderà in casa a pulire e cucinare, le darà una vita invidiabile e garantirà a Giulio un brillante futuro. Cosa potrebbe chiedere di più? Niente... D'accordo, lei Dario non lo ama, lo rispetta e gli è grata, ma non lo ama, e allora? L'amore non fa per lei, l'unico amore della sua vita adesso è il piccolo Giulio. L'amore che legava i suoi genitori o quello che unisce i suoi amici Irene e Andrea, lei non l'ha mai provato, nonostante le esperienze che ha avuto. Soltanto una volta l'ha sfiorato, però non è durato che una notte e probabilmente è stato così bello proprio perché tanto breve. No, l'amore non fa per lei, Giada ne è convinta, non è scritto nel suo codice genetico, in quel DNA che suo malgrado ha ereditato da chi non conosceva l'amore, ma solo la violenza. Se suo padre fosse stato l'uomo che l'ha cresciuta, sarebbe stato tutto diverso: lui le avrebbe trasmesso la capacità di amare ed il desiderio di essere amata. Così non è stato e non resta che arrendersi all'evidenza. Il destino ti piove addosso appena vieni concepito, segnandoti per sempre, e Giada vede su di sé il marchio del fato, impresso nei suoi occhi del colore del mare d'inverno.
La giovane sposa si allontana dallo specchio e cammina per la stanza, sotto lo sguardo soddisfatto di Irene. Indossa con naturale eleganza un lungo abito tinta avorio, il cui attillato corpetto è ricamato con piccole perle e fiorellini di seta, gli stessi che decorano la lunga treccia bionda. Il fisico longilineo e le aggraziate movenze sembrerebbero quelle di una ballerina, ma non sono in realtà frutto di lezioni di danza, bensì un dono di natura, di una natura beffarda, che si diverte a mascherare, dietro movimenti leggiadri, la durezza di un animo da guerriero, pronto ad attaccare prima di essere aggredito.
Giada prende in mano il suo bouquet di rose bianche e si accinge ad uscire dalla camera, quanto d'un tratto la porta si spalanca e Giulio entra come una furia, ansioso di vedere la sposa.
"Sembri una principessa!" esclama estasiato il bambino, spalancando gli occhioni azzurri sulla fanciulla in abito bianco.
La ragazza rimira con amorevole sguardo il paffuto faccino dall'espressione trasognata ed accarezza la folta chioma di riccioli castani, che circonda il roseo viso da angioletto. Giulio in verità è un diavoletto, vivacissimo e sempre pronto a combinare birbonate, ma con il suo musetto innocente e candido sa conquistare tutti senza bisogno di ricorrere a sdolcinate moine.
Alle spalle del bimbo che osserva ammirato la sposa, compaiono Andrea e Federico, per la precisione il marito ed il figlio di Irene. Quest'ultima si avvicina al compagno e, rimproverandolo affettuosamente, gli sistema la cravatta:
"Non riesci proprio a stare in ordine? Guarda qui, il nodo è tutto storto.".
"E' colpa di queste pesti." replica l'altro, indicando i due bambini che corrono per la stanza.
Irene ed Andrea sono gli unici veri amici di Giada: nonostante lei conosca molta gente, loro due sono i soli con i quali abbia instaurato un solido rapporto che dura da anni. Sono una coppia felice, l'incarnazione dell'amore con la A maiuscola, ed il loro legame è profondo e forte. Arrivarono all'altare quando lui aveva ventidue anni e lei appena diciotto, spinti dal desiderio di dare al loro figlio, nato pochi mesi prima, una famiglia in piena regola, ed i loro genitori, superato l'iniziale momento di sconcerto ed incertezza, li aiutarono e li sostennero sia moralmente che economicamente, fino a che non furono in grado di rendersi indipendenti. Adesso Andrea ha ventotto anni e lavora come impiegato alle Poste, mentre Irene, che di anni ne ha ventiquattro, fa la commessa in un negozio di abbigliamento, lo stesso in cui anche Giada per tre giorni la settimana lavora. Il loro bambino, Federico, è coetaneo di Giulio ed è anche il suo migliore amico, nonostante non sia altrettanto scatenato. E' magrolino di costituzione, come la madre, e come lei deve indossare costantemente gli occhiali per correggere una non trascurabile miopia. Dal padre ha ereditato il colore nero dei capelli e degli occhi, oltre ad un'innata riservatezza unita ad un'incrollabile ottimismo. Andrea non è bello: di statura normale, ha le gambe un po' troppo corte, i piedi piatti ed un'andatura simile a quella di un paperotto; le folte sopracciglia corvine conferiscono un'espressione severa e burbera agli occhi infossati, in contrasto con l'indole fiduciosa e mansueta che si manifesta in parole sincere e concilianti. Irene è meno ottimista del marito, tiene i piedi ben saldi per terra, però ha la straordinaria dote di sorridere sempre, non come un'oca giuliva, bensì come una persona che affronta le avversità con determinazione e grinta. E' estroversa e forte di carattere, sebbene d'aspetto appaia una fragile creatura: magra magra, capelli rossi lunghi fino alle spalle, occhi verdi ed una pelle chiara e delicata, così delicata che, appena sfiorata dal sole, rischia di bruciarsi e si copre di lentiggini.
Giada osserva i suoi amici e li ammira per quanto si amino, ma non li indivia. No, invidia e gelosia le sono estranee. Non ha senso desiderare per sé ciò che altri hanno, perché, se qualcosa non lo abbiamo, significa che non è nostro destino possederlo. Giada sa perfettamente che il suo matrimonio non sarà come quello dei suoi genitori e non potrà neppure assomigliare a quello dei suoi amici. A lei va bene così, le è già stato concesso più di quanto si sarebbe aspettata. Dario sarà un buon marito ed un buon padre per Giulio. E' un uomo risoluto e sicuro di sé, ma è anche affettuoso e premuroso. Non si scompone facilmente, di rado perde la calma, però se si arrabbia diventa una furia. Ha un portamento elegante e il suo atteggiamento è fiero ma non arrogante. Alto, fisico asciutto, profilo greco, occhi verdi, lisci capelli biondo scuro, leggermente brizzolati: decisamente non è da buttar via, ha fascino e carisma, ed i suoi quarantacinque anni sono tali solo sulla carta d'identità. Unico sua pecca, per Giada, è la sua talvolta eccessiva serietà: il suo autocontrollo e la serafica imperturbabilità, ben lungi dall'essere indifferenza, sono talora insopportabili per una giovane di ventiquattro anni, i cui gusti e desideri sono per forza differenti da quelli di un individuo di vent'anni più maturo. Comunque, su questo si può sorvolare, Giada ha imparato a prendere dalla vita tutto ciò che le offre, giostrandola a proprio piacimento, scegliendo in prima persona cosa concedere e cosa pretendere, convinta di essere la registra del gioco di cui forse inconsciamente è divenuta pedina.
"Allora, andiamo?" chiede alla sposa Andrea, impegnato a trattenere per le braccia Giulio e Federico per impedir loro di continuare a rincorrersi.
"Sei sicura?" domanda preoccupata Irene all'amica "Guarda che sei ancora in tempo per tirarti indietro.".
"Non mi ha sempre detto che dovevo mettere la testa a posto?" replica Giada "Bene, è quello che ho intenzione di fare. Adesso è meglio andare, gli invitati saranno già arrivati.".
I raggi del limpido sole di marzo avvolgono la giovane sposa ed una fresca brezza accarezza la bionda treccia ed il candido abito, mentre ad ogni passo il bouquet di bianche rose sparge nell'aria un inebriante profumo. Ma questo non è un giorno speciale, è semplicemente un'imprevista ed interessante variante del gioco, un modo come un altro per movimentare la situazione e volgerla a proprio vantaggio. Con questo matrimonio Giada salderà il debito con Ameri e garantirà un futuro al piccolo Giulio, restando padrona di se stessa, perché non darà a suo marito più di quanto abbia dato agli altri uomini prima di lui. A un solo individuo concesse oltre al suo corpo, anche la sua anima, e fu per una notte soltanto, una notte sospesa in bilico tra sogno e realtà, forse mai esistita, forse immaginata a basta, eppure troppo viva nella memoria per essere una mera ed evanescente fantasia.

     


                       





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