FanFiction Capitan Harlock | Cammini leggera di angelfire123 | FanFiction Zone

 

  Cammini leggera

         

 

  

  

  

  

Cammini leggera ●●●●● (Letta 355 volte)

di angelfire123 

1 capitolo (conclusa) - 1 commento - 2 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaCapitan Harlock

Genere:

Romantico - Introspettivo

Annotazioni:

Missing Moment

Protagonisti:

Harlock - Kei Yuki

Coppie:

Harlock/Kei Yuki (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 Capitolo unico 

Quando Harlock era corso salvarla, i loro sguardi si erano incontrati ed erano stati quasi sul punto di baciarsi. Qualcosa però lo aveva trattenuto, lo aveva allontanato di nuovo e non era stato solo l'improvviso arrivo di una guarnigione di soldati. All'...


  

Cammini leggera



Abbiate fiducia nei vostri sogni,

perché in essi si nasconde la porta dell'eternità.

(Khalil Gibran)





Yuki bussò all'imponente anta lignea pervasa da quel leggero senso di ansia che l'assaliva ogni volta che si avvicinava a lui. Attese qualche istante il permesso di entrare ma dall'interno non giunse alcun invito.

Strano... pensò, era stato Harlock stesso a convocarla poco prima, sul ponte di comando, e sembrava essere urgente. Invece pareva proprio che nella sua cabina non ci fosse. Si voltò e si mosse verso il buio del corridoio, fece pochi passi e poi si fermò. Si girò di nuovo ad osservare le ante chiuse della porta di castagno avvolte nella penombra ed inspirò profondamente. Ritornò sui suoi passi e bussò ancora, stavolta in maniera più energica, ma il risultato fu sempre lo stesso. Silenzio.

In quel momento avrebbe dovuto tornare diligentemente ai suoi compiti, ma una strana sensazione solleticava i suoi sensi: curiosità mista a timore.

Tentennò qualche istante. Infine decise di posare la mano sulla maniglia dorata e provò ad abbassarla. Spinse lentamente verso l'interno e scoprì con sorpresa che era aperta. La scostò giusto il necessario per infilare la testa e si affacciò titubante. Aveva ragione: l'alloggio era vuoto.

Una parte di sé le gridava a gran voce di fuggire, era una mossa tremendamente azzardata. Ma la sua indole indomita le chiedeva con insistenza di restare ed entrare.

Quando c'era il capitano il dovere le imponeva di rivolgere l'attenzione alle sue parole, non si era mai soffermata ad osservare i particolari della sua cabina. Con trepidazione si addentrò nell'oscurità, a tratti rischiarata dalla luce di flebili candele, e si guardò intorno emozionata.

L'alloggio era silenzioso, riusciva a sentire perfino il rumore dei suoi respiri. L'arredamento era scarno, essenziale. Una grande scrivania di legno intarsiato, contornata da un paio di poltrone, dominava gran parte dell'ambiente. Un divanetto ed un armadio erano accostati alla parete. Vicino all'immensa vetrata che affacciava sullo spazio infinito troneggiava l'imponente letto, anch'esso intarsiato con gli stessi decori della scrivania, e perfettamente rifatto. Ma quello che attirò piacevolmente la sua attenzione fu il mantello, svogliatamente abbandonato sul letto, e le armi appese alla spalliera. Sorrise maliziosa al pensiero che Harlock, in quel momento, stesse girando per la nave solo in uniforme; il suo corpo asciutto e slanciato, insieme alla profondità del suo sguardo, le mettevano soggezione.

Si avvicinò alla scrivania e osservò quello che vi era posato sopra, illuminato dalla luce calda, viva e vibrante di un candelabro: una bottiglia di vino, un calice vuoto, dei fogli bianchi sparsi, una penna e un calamaio. Avvicinandosi di più Yuki scorse anche un altro oggetto. Il colore scuro, della stessa tonalità del castagno, l'aveva sapientemente mimetizzato. Era un piccolo antico libro con la copertina di cuoio e lei ne fu subito incuriosita. Tali rarità non si trovavano facilmente nella sua epoca ma, stranamente, non fu affatto sorpresa di vederlo nell'alloggio del capitano. Tutto in quell'ambiente rievocava antiche memorie di tempi passati.

Un libro era molto difficile da reperire e anche da conservare, lei lo sapeva bene poiché suo padre era uno scrittore e sulla stazione spaziale dove vivevano ne possedeva una discreta collezione. Fin da bambina li aveva ammirati ed era pienamente consapevole di quanto fossero preziosi e delicati. Lesse le poche sillabe che ancora si potevano intuire sulla copertina rovinata e il suo cuore perse un colpo: era una raccolta di poesie.

Lo prese delicatamente tra le mani e iniziò a sfogliarlo con cautela, le pagine erano ingiallite, sottili e trasparenti come petali. Le parole erano state stampate con inchiostro nero, leggermente sbavato e sbiadito dal trascorrere del tempo. Curiosa saltò subito su una pagina il cui segno era tenuto da un cordoncino rosso e lesse mentalmente alcuni versi... Era una poesia di William Butler Yeats.

Chiuse gli occhi e si strinse il libricino aperto al petto commossa. In quel prezioso istante rubato aveva provato la meravigliosa sensazione di aver condiviso qualcosa di suo.

“Cosa leggi?” Una voce morbida dal tono caldo e profondo la fece sussultare. Per lo spavento il libro le scivolò dalle mani e cadde a terra con un tonfo sordo.

Yuki raggelò, non lo aveva sentito entrare, le intense sensazioni che stava provando per aver avuto l'audacia di spingersi così oltre, avevano estraniato totalmente la sua mente da ciò che le accadeva intorno. Lentamente si voltò verso il capitano mantenendo gli occhi bassi, evitando accuratamente il suo sguardo per l'imbarazzo di essere stata scoperta.

“Mi dispiace... Non avrei dovuto entrare senza il tuo permesso” articolò a mala pena, chinandosi a raccogliere il libricino e rigirandolo poi tra le mani per assicurarsi che non si fosse danneggiato.

“Non importa. Anzi, sono io che devo scusarmi: ti ho convocata e poi non mi sono fatto trovare” la stupì con tono tranquillo, gentile, ed un lieve sorriso. Yuki sollevò gli occhi verso di lui meravigliata.

“Tochiro aveva bisogno di me... dovevo andare da lui” tenne a giustificarsi, come se si sentisse quasi in colpa.

Lei sapeva bene quanto Harlock fosse un uomo riservato e geloso della propria privacy e si aspettava una severa lavata di testa. Invece, stranamente, non si era affatto alterato per averla sorpresa a curiosare impunemente tra le sue cose. “Non... non succederà mai più Harlock, te lo giuro” gli assicurò ancora scossa e agitata, porgendogli il libro stretto tra le mani.

“Cosa stavi leggendo?” Insistette ancora lui, costringendola a cambiare discorso, incrociando le braccia come era suo solito.

Yuki rimase piacevolmente sorpresa da quella domanda, abbandonò a malincuore il suo sguardo penetrante e posò le sue iridi ambrate sul libricino, aprendolo alla pagina ricordata dal segnalibro.

“Egli desidera i vestiti del cielo...” Sussurrò, sentendosi ancora in leggero imbarazzo.

“Ti prego, continua...” La invitò, facendole un mezzo cenno con il capo ed un quarto di sorriso.

Yuki annuì rasserenandosi ed iniziò con dolcezza:

Se avessi il drappo ricamato del cielo

intessuto dell’oro e dell’argento e della luce,

i drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte

dai mezzi colori dell’alba e del tramonto,

stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi...

Ma inaspettatamente lui la interruppe sovrapponendosi alla sua voce.



Invece, essendo povero, ho soltanto sogni;

e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi,

cammina leggera perché... cammini sopra i miei sogni...

Harlock recitò l'ultimo verso con una velata nota di commozione nella voce. Yuki si scosse: la sapeva a memoria. Un leggero brivido la pervase.

“È bellissima...” Riuscì solo a pronunciare, quasi inebetita dalla beatitudine di quel momento, intenso quanto insolito, che stava vivendo con lui.

Passarono alcuni istanti in cui si fissarono in silenzio, come era accaduto molte altre volte: Harlock le dava l'impressione che fosse sul punto di dire qualcosa, qualcosa di diverso che gli proveniva dal profondo, poi però immancabilmente esitava.

Yuki si costrinse a ritornare alla realtà ricordandosi del motivo per cui si era ritrovata in quell'imbarazzante situazione. “Perché mi hai fatto chiamare?” Chiese, cercando di recuperare un minimo di lucidità.

Harlock le sembrò quasi sollevato e riconoscente per aver rotto quel silenzio imbarazzante sceso tra loro. “Per mostrarti quello” rispose, indicando il libro con un leggero movimento della testa. La biondina si sorprese spostando lo sguardo sul libricino che aveva ancora tra le mani.

“Volevo un tuo parere. Ricordo che tuo padre collezionava libri antichi. Ho pensato che te ne intendessi anche tu” suppose, rientrando subito nel suo solito contegno “ma, a quanto pare, hai già fatto tutto da sola” ironizzò leggermente.

Yuki non riuscì a frenare l'ondata di imbarazzo che la stava assalendo e arrossì vistosamente, la carnagione chiara del viso accentuava ancora di più il contrasto con le guance rosate. “Sono mortificata... Io, non so cosa mi abbia preso... La porta era aperta e così...” Difronte al suo occhio acuto e indagatore era impossibile articolare qualcosa di sensato.

“Non importa...” La rassicurò lui, con tono calmo e accomodante, quasi divertito dalla sua improvvisa reazione. “Non ho chissà quali segreti da nascondere” sorrise sincero, per cercare di metterla di nuovo a suo agio.

Yuki trovò la forza e il coraggio di guardarlo in viso ed annuì. Si schiarì la voce prima di parlare di nuovo: “È una raccolta di antiche poesie di William Butler Yeats, un poeta vissuto circa mille anni fa, sulla Terra. C'è anche una dedica, questo la rende ancora più preziosa. Purtroppo non si riesce a decifrare, mi dispiace...” Spiegò, sfogliando con estrema cautela le prime pagine. “Come te lo sei procurato?” Gli chiese poi curiosa.

Harlock le sorrise malizioso, stravolgendola con il suo sguardo intenso e profondo. “Apparteneva ad un mio antenato... Phantom Harlock, anche lui è vissuto circa mille anni fa. È stato tramandato nella mia famiglia per generazioni.”

“Capisco...” Sorrise anche lei, “chissà, magari conosceva Yeats ed è stato proprio lui a regalarglielo” suppose per assurdo.

“Hai ragione, non ci avevo mai pensato...” Constatò riflettendo.

“Questo libro è estremamente delicato capitano. Devi fare attenzione, le pagine sono molto fragili, potrebbero polverizzarsi facilmente” lo ammonì Yuki, tornando seria.

Harlock annuì. “Tienilo... saprai sicuramente come custodirlo nel modo migliore.”

Alle sue parole la ragazza sgranò gli occhi incredula. Harlock le stava facendo un regalo? Dopo qualche istante di smarrimento, incapace di articolare anche una singola parola, si riprese. “Non posso accettarlo, è un oggetto troppo prezioso e poi... appartiene alla tua famiglia da secoli...”

“Lo so, ma mi farebbe piacere se lo tenessi tu...” Insistette con insolita decisione.

Yuki si turbò, perché continuava a spiazzarla in quel modo? I suoi gesti le dimostravano quanto ci tenesse a lei, quanto fosse attento a ogni suo desiderio o preferenza, però poi inevitabilmente si perdeva. Quando si trovavano l'uno di fronte all'altra esitava, si tratteneva, e questo la faceva terribilmente soffrire.

Decise di cogliere l'occasione per affrontare finalmente il discorso con lui. “È impressionante come questi versi siano ancora attuali. In mille anni gli uomini non sono cambiati poi molto... Hanno ancora bisogno di credere nei sogni... E soprattutto di lottare disperatamente perché non vengano infranti.”

Harlock si stupì di quell'improvviso paragone. Yuki aveva ragione: il sogno di trovare il pianeta ideale gli aveva permesso di porre fine a quella interminabile guerra e ridare la libertà alla Terra. Nello stesso momento però notò il viso della ragazza farsi serio, quasi cupo.

“So qual è il tuo sogno, capitano...” Gli confidò in un soffio ed Harlock si sorprese, ma non riusciva a capire dove volesse arrivare. “Vuoi ricongiungerti a lei, non è vero?” Azzardò con tristezza abbassando lo sguardo. Lui si scosse sgranando l'occhio e fissandola incredulo. Non poteva credere che sapesse di Maya.

Da quando avevano finalmente sconfitto gli umanoidi ed erano ripartiti per tornare a solcare lo spazio, consapevoli che avrebbero dovuto ancora combattete per difendere quella pace conquistata a caro prezzo, Yuki aveva sperato che anche Harlock provasse qualcosa per lei.

Quella maledetta guerra aveva lasciato in ognuno di loro delle cicatrici profonde: Lamine aveva perso Zoll, Tochiro si era sacrificato per salvare Esmeralda e lei aveva dovuto abbandonare suo padre. Quando Harlock era corso salvarla, i loro sguardi si erano incontrati ed erano stati quasi sul punto di baciarsi. Qualcosa però lo aveva trattenuto, lo aveva allontanato di nuovo e non era stato solo l'improvviso arrivo di una guarnigione di soldati. All'epoca non lo aveva compreso, non poteva. Ma ora credeva di saperlo: quel qualcosa era il ricordo di lei.

Yuki alzò gli occhi per incontrare nuovamente quell'incredibile iride castana con venature ambrate che ora la osservava con gravità e continuò: “Esmeralda mi ha raccontato tutto... Del vostro legame, della sua fine e del perché non sei riuscito a salvarla...” Ormai aveva intrapreso quella strada, doveva percorrerla fino in fondo, qualunque fosse stata la meta.

Sentire nominare Maya lo fece rabbuiare e Yuki se ne accorse, ma quel delicato argomento doveva essere affrontato prima o poi. Avevano trovato il pianeta ideale grazie all'amore che Harlock aveva risvegliato in lei, doveva sapere se il suo sentimento sarebbe mai stato ricambiato. Doveva portarlo ad aprirsi.

“Cosa ti dà la certezza di conoscere i miei sogni?” La spiazzò invece lui, rispondendole a bruciapelo in tono brusco e anche lievemente infastidito.

Yuki deglutì, facendosi coraggio prima di ribattere: “Nessuna potrà mai prendere il suo posto nel tuo cuore. Lei era e sarà sempre l'unica... Non è così?” Rincarò la dose. Radunò tutte le sue forze per tirare fuori tutto quello che si era tenuta dentro per mesi.

Harlock la fissò per un istante che a Yuki sembrò eterno. “Hai ragione” pronunciò in tono duro e sincero. Erano anni che non parlava più di Maya, anche se il ricordo che serbava dentro era sempre vivo, doloroso. “Lei era unica...” ammise, e Yuki provò una stretta al cuore. Finalmente aveva avuto il coraggio di confessarle la verità. Abbassò la testa rassegnata, chiuse gli occhi per cercare di trattenere le lacrime che cercavano di sopraffarla. Ora aveva la certezza che Harlock non avrebbe mai potuto ricambiare i suoi sentimenti. Voleva solo lasciarlo, correre via per poter piangere da sola.

Invece, inaspettatamente, lui proseguì: “non c'è stato un solo giorno in cui non abbia pensato a lei da quando è morta... Maya è stata molto importante per me... come lo sei anche tu... Yuki.”

L'ultima frase la fece esitare e rimase ad ascoltarlo ferma, immobile difronte a lui.

“Sei così...” Inspirò come se gli mancasse l'ossigeno, “così dannatamente simile a lei, ma nello stesso tempo così diversa. È unica la tua forza, la tua generosità, la tua dolcezza... La tua... bellezza...” si interruppe come se stesse provando quasi dolore fisico nel pronunciare quelle parole.

“Ma allora perché?” Reagì lei disperata. Lo aveva costretto ad esporsi, ora doveva andare fino in fondo.

Harlock esitò distogliendo lo sguardo da lei e lasciandole un senso di frustrazione e tristezza. Cercava di nuovo di sfuggirle, chiudersi in se stesso, e lei detestava quando si comportava così.

Anche quella conversazione sarebbe morta in un ennesimo lungo silenzio, come era sempre accaduto? Harlock le voltò le spalle e si mosse lentamente verso la grande vetrata dalla quale si potevano ammirare le stelle sfrecciare veloci come lampi luminosi. Si fermò, abbassò la testa tirando un lungo sospiro e poi proseguì: “non voglio essere costretto a decidere di nuovo tra la vita di chi amo e il dover mantenere una promessa” dichiarò con una pesante nota di dolore nella voce.

Yuki sgranò gli occhi e, nello stesso istante, una lacrima rimasta intrappolata per troppo tempo le scivolò sulla guancia.

Si avvicinò a lui posando prima il libricino sulla scrivania e si fermò a poca distanza dal suo viso. “È questo dunque quello che vuoi? Vivere di ricordi e di rimpianti? Harlock... ascoltami...” Lo fissò dolcemente con i suoi grandi ed innocenti occhi ambrati, così diversi da quelli di Maya eppure con lo stesso fuoco che vi ardeva dentro, “morirei per te. Adesso. In questo istante, se fosse necessario. E tu faresti lo stesso per me. Lo sappiamo entrambi. Questa è la nostra vita e noi non la rinnegheremo mai. Siamo consapevoli di ciò che è giusto fare... e lo faremo sempre. Ma niente e nessuno dovrà mai impedirci di andare incontro ai nostri sogni. Nemmeno la paura di restare di nuovo soli...”

Harlock la fissò sbalordito: appassionata e disperata Yuki gli aveva messo a nudo la sua anima. L'emozione gli provocò un tuffo al cuore, percepì il sangue pulsargli velocemente nelle vene. In quell'istante si sentiva più vivo che mai. Quella ragazza minuta e solo all'apparenza fragile, aveva avuto molto più coraggio di lui: aveva affrontato la morte, la solitudine, il dolore, ma aveva trovato la forza di guardare avanti e continuare a credere nel suo sogno.

“Non voglio calpestare i tuoi sogni, Harlock... vorrei solo farne parte...” Gli confidò fissandolo con gli occhi ancora umidi di lacrime.

Questa volta Harlock non riuscì a rimanere in silenzio: “ne fai già parte...” Le sussurrò rassicurandola, il tono morbido, conciliante e, nello stesso istante, poté ammirare l'espressione del suo volto mutare da triste a serena. Le accarezzò dolcemente il viso e col pollice le asciugò la lacrima che ancora le solcava la guancia.

Tremante per l'emozione Yuki raccolse le sue ultime forze: “accetterò il tuo regalo, ma ad una condizione...”

Harlock reagì alle sue parole con un'espressione a metà tra lo stupore e il divertito. “Sarebbe?” La incalzò alzando lievemente il sopracciglio.

“Lo leggeremo insieme, come abbiamo fatto poco fa...” Era stato il primo vero momento in cui erano profondamente entrati in sintonia, in cui avevano condiviso qualcosa di bello, non lo avrebbe mai dimenticato.

“Mi sembra ragionevole...” Accettò lui compiaciuto, regalandole un sorriso luminoso e sereno.

Yuki gli si accostò ancora di più, aveva un disperato bisogno del suo contatto, di sentirlo più vicino; posò la testa sul suo petto forte e caldo e chiuse gli occhi. Aveva appena compiuto un primo passo per entrare con cautela nel suo cuore, lentamente ne avrebbe fatti altri.

Harlock avvolse le braccia intorno alle sue spalle esili e la strinse forte a sé, temendo quasi di farle male. Yuki sorrise, adesso era tranquilla: in nessun posto dell'universo si sarebbe mai sentita più al sicuro e sarebbe stata più felice.

Nella perfetta dolcezza e intensità di quell'istante Harlock chinò la testa su di lei, inspirando profondamente il suo profumo, delicato e discreto come il suo amore. “Cammini leggera, Yuki...”



***



Angolo dell'autrice:



Era da un po' che avevo in mente di ambientare una fic alla fine di SSX – Rotta verso l'infinito: Harlock e Yuki ripartono per lo spazio dopo aver salvato la Terra, ma non vi è alcun accenno ad una loro possibile relazione. Chiaramente però il vero amore di Yuki è Harlock, ed è il sentimento che il pirata risveglia in lei a farle trovare la strada per il pianeta ideale. Quindi mi piaceva l'idea di scrivere un possibile seguito dove la questione sentimentale tra loro finalmente veniva affrontata. Mi è venuta in aiuto una poesia di Yeats in cui mi sono imbattuta casualmente ;)

Un grazie sincero a chi si soffermerà a leggere e vorrà lasciare un parere :)



Note:

In SSX Yuki ha gli occhi nocciola ;)

L'idea che Esmeralda potesse aver raccontato a Yuki la storia di Maya è una mia invenzione.

William Butler Yeats (Dublino, 13 giugno 1865 – Roquebrune-Cap-Martin, 28 gennaio 1939) è stato un poeta, drammaturgo, scrittore e mistico irlandese. (All rights reserved, no copyright infringement intended)

Il Phantom Harlock nominato dal capitano è il famoso pilota che poi muore schiantandosi contro la montagna Stanley, ho pensato che avesse lasciato in eredità al figlio la raccolta di poesie, come anche il libro Arcadia, interpretando una frase che egli stesso aveva detto al figlio: Se tu continuerai a credere nei tuoi sogni, niente nella tua vita sarà mai stato fatto invano.

Disclaimer: Tutti i personaggi di Capitan Harlock sono © di Leiji Matsumoto.

     


                     





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