FanFiction Final Fantasy | Heterocromia di R_ka_Salome | FanFiction Zone

 

  Heterocromia

         

 

  

  

  

  

Heterocromia   (Letta 453 volte)

di R_ka_Salome 

1 capitolo (in corso) - 0 commenti - 0 seguaci - Vietata ai minori di 14 anni

    

 

Sezione:

Anime e MangaFinal Fantasy

Genere:

Azione - Romantico - Altro

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 'Dig to your heart's content' 

La mia prima fanfiction destinata al mondo del web: un tentativo senza pretese di scrivere una GippalXYuna. Comincia da una mia interpretazione personale degli eventi di Djose, nel primo capitolo della trama del gioco, ma mantiene solo quello più o meno i...


  

Erano passati 2 anni da quando Sin era stato abbattuto.

Yevon era caduta; la milizia era diventata inutile; gli Al bhed non erano più reietti. Il tutto era accaduto proprio dopo che lui ed i suoi compagni si erano separati, un po’ come se Spira avesse offerto loro un’occasione; per lo meno, a tre di loro. Di Paine non aveva più ricevuto notizie, fino a quel giorno.



Da quando Cid aveva distrutto Home, lui, Gippal, si era rivelato la figura più carismatica e adatta per raccogliere e guidare la sua gente; invece di dedicarsi alla ricostruzione di Home, tuttavia, aveva preferito stabilire una base sul continente, mantenendo a Bikanel solo gli uomini ed i mezzi necessari a dissotterrare le rovine sepolte sotto la sabbia ardente. Era un lavoro veramente arduo e ingrato (il sole di Bikanel non perdona), ma era fondamentale per i suoi piani; scarseggiante anche la manodopera, si era deciso a rilasciare contratti lavorativi a chiunque volesse recarsi nel deserto a cercare tesori – cioè, a sudare ¾ dei propri liquidi corporei per qualche cianfrusaglia insabbiata – riportando nelle mani dei legittimi proprietari anche i pezzi dei vecchi macchinari Al bhed che ogni tanto venivano rinvenuti. Di solito Gippal si trovava a Djose, da dove gestiva i rapporti diplomatici con le fazioni neoyevonita e ‘neomiliziana’ – ovvero, della Youth League – quando non colloquiava con aspiranti scavatori; ogni tanto però faceva un salto presso l’isola, un breve sopralluogo per verificare l’andamento delle operazioni.



Quel giorno, stava proprio tornando da un sopralluogo a Bikanel. Poiché era in arrivo una tempesta di sabbia, aveva anche dovuto fare un giro più lungo col proprio veicolo aereo, e si sentiva già stanco non solo per il viaggio ma, in anticipo, anche per le chiacchiere che avrebbe dovuto ascoltare nei colloqui, prossimo impegno sulla sua tabella di marcia. La gente sulla strada per il tempio di Djose era abituata all’allegra tracotanza del suo incedere, e quindi non gli prestava più l’attenzione privilegiata dovuta di solito ai leader delle grandi fazioni (per quanto a dirla tutta ciò poteva anche essere ascritto alla differenza sostanziale tra la Youth League e Neoyevon, veri e propri schieramenti politici, e gli Automisti, una specie di corporazione di stampo quasi commerciale), ma stavolta c’era qualcosa in più: le persone non gli prestavano attenzione perché qualcos’altro solleticava il loro interesse. Gli individui che bazzicavano quel tempio di solito avevano, per svariate cause, una tendenza generale a non impressionarsi particolarmente dei visitatori, quindi c’erano poche ipotesi riguardo chi fossero gli ospiti: o Nooj era arrivato per rivendicare quel tempio come proprio avamposto per la vicinissima YL, o i neoyevoniti erano venuti a sequestrarlo per distruggere le macchine rivali, o, infine, si trattava di una visita della grande invocatrice in persona – giunta appositamente per chiedere la sua mano, essendo lui il sogno segreto di ogni esponente del gentil sesso di Spira, fantasticò Gippal. Una ragazzina gli sfrecciò accanto per vedere più da vicino ‘The High Summoner, mom!’(La Grande Invocatrice, mamma!), confermando l’ultimo scenario; il biondo leader non avrebbe saputo dire quanto questa situazione fosse migliore rispetto alle altre due prospettate dalla sua immaginazione, dato che si sentiva ancora troppo giovane per il vincolo del matrimonio. Da lì dove si era fermato, poteva vedere tre persone, due accostate tra loro (una delle quali a lui familiare) ed un’altra più avanti, oggetto dell’ammirazione di ogni presente; riprese a camminare, oltrepassando Rikku e Paine, e sfiorando Yuna con noncuranza ostentata (ma osservandola, invece, con precisione, attraverso il proprio occhio meccanico occultato dalla benda). L’ex-invocatrice si voltò sorpresa ed incuriosita al suo passaggio – investita anche dalla scia del profumo dal taglio deciso del quale l’Al bhed si era abbondantemente cosparso; questi sentì, alle proprie spalle, il vociare di Rikku, che faceva al suo posto gli onori della casa, presentandolo.

Mentre arrivava alla porta del tempio, rifletteva: se la Grande Invocatrice voleva vederlo, doveva prendere il numeretto ed aspettare che fosse disponibile. Non si aspettava una sua visita e non era proprio quello il momento di riceverla ufficialmente; sicuramente, però, non poteva scacciarla. Risolse perciò la situazione con lo spirito e la finezza di un vecchio venditore di pere cotte: ‘Ok, let’s do some interviews. Bring it!’ (Ok, cominciamo coi colloqui. Muoversi!), proclamò gesticolando vistosamente. Sperava che l’annuncio dell’inizio dei lavori facesse capire alla ragazza che non era affatto il momento di visite ufficiali; quello che non sapeva era che Yuna era lì in veste di cacciasfere, e non di invocatrice, e che quindi le sue parole erano suonate per il suo gruppo più come un invito che come una richiesta di alzare i tacchi.



Sentendosi ‘al sicuro’, Gippal salutò i propri collaboratori all’interno del tempio e procedette ad esaminare una manciata di aspiranti scavatori. Per quanto, a dire il vero, ‘esaminare’ fosse un termine eccessivo rispetto agli sforzi compiuti in realtà dal leader degli Automisti: se fosse stato per lui, avrebbe preso le persone in massa e le avrebbe scaricate nel deserto senza discrimine alcuno, ma purtroppo l’impresa era troppo importante per essere subordinata alle sue oziosità. Per tal motivo aveva stabilito che chi voleva lavorare a Bikanel doveva prima registrarsi nell’edicola fuori dal tempio, e poi doveva sostenere un colloquio con lui, che avrebbe deciso se elargire o no il permesso: tale prassi aveva un aspetto formale e rispettoso vista dall’esterno, ma non aveva materialmente un grande peso, giacchè Gippal si limitava semplicemente ad ascoltare qualche chiacchiera dell’aspirante scavatore riguardo le ragioni che lo avevano portato a desiderare di lavorare nel deserto per elargire il pass, ed assumeva la qualsiasi, convinto che i malintenzionati fuggissero spontaneamente sapendo che sarebbe stato un ‘eroe del bene’ come lui ad esaminarli.

All’interno del tempio, esaminò con ancora minore attenzione del solito i candidati, ripensando alle tre persone che aveva visto fuori. Una era la figlia di Cid – com’era che si chiamava, poi? Aveva avuto talmente tante ragazze, tra le Al bhed, che ormai non si ricordava più a chi appartenessero quali nomi (era stato lasciato, in precedenza, da una sua ragazza, per un motivo simile una volta), ma il suo atteggiamento era inconfondibile e avrebbe saputo riconoscerla tra mille, anche senza associarle un nominativo. L’invocatrice aveva un aspetto più sportivo di quello che si era figurato; di base, Gippal era tutt’altro che un guerrafondaio – riteneva che le armi fossero l’ultima delle possibili risoluzioni per qualsivoglia tipo di conflitto – ed apprezzava il fatto che Spira fosse stata salvata da una mezza Al bhed, ma questo non gli impediva di provare una forte avversione nei confronti degli Yevoniti e di tutto quanto li riguardasse. Non aveva mai incontrato Yuna, ma se l’era immaginata di vedute più aperte dei suoi ‘compari’ di Yevon, e meno ipocrita; non aveva nessuna voglia di vedere quell’illusione dissolversi, e perciò voleva evitare il confronto reale fin quando questo gli fosse stato possibile. Della terza persona che era con loro, aveva notato appena l’esistenza.



Conclusi i colloqui col primo gruppo, stava facendo una breve pausa, chiacchierando coi suoi colleghi, quando il proprio occhio meccanico avvistò ancora una volta, alle sue spalle, gli stessi ospiti che poco prima aveva creduto di allontanare. Interruppe inaspettatamente il suo discorso e scattò verso la porta, cogliendo di sorpresa anche il proprio interlocutore; arrivato però presso il trio, esitò. Non era stato forse chiaro poco prima il suo velato invito a non essere disturbato? O forse la Grande Invocatrice era già così pazza di lui da rifiutarsi di aspettare per una visita ufficiale? Una delle due ipotesi doveva assolutamente rispecchiare la realtà dei fatti, perché l’unica alternativa sarebbe stata che lei e le sue compagne si trovavano in quel luogo per avere un colloquio – e scavare non era affatto un lavoro che si addiceva loro, a suo parere. Nei loro confronti era in virtuale svantaggio, non conoscendone le intenzioni; decise perciò di nascondere i propri pensieri sotto un atteggiamento comico, quello ambiguo per eccellenza.

‘Huh?’ fece, voltatosi verso Yuna, sottintendendo la domanda ‘Why are you in there?’(Come mai siete qui?) come se la ragazza avesse potuto seguire il filo dei suoi ragionamenti fino a quel momento.

‘Hello’ rispose l’ex-invocatrice con una punta di timidezza: Rikku le aveva detto che il ragazzo che aveva davanti era un tipo un po’ strano ma buono, quindi non interpretò i suoi atteggiamenti come il risultato di un articolato ragionamento, ma, piuttosto, come la bizzarrìa di un leader troppo giovane.

‘Ciao’ non era una risposta, però, per Gippal, che riformulò la domanda in modo quasi intelligibile: ‘You, uh, here for the interview?’(Eh, qui per il colloquio?).

‘Uh-huh’, Yuna fece cenno di sì, considerando tra sé e sé la domanda ridondante, dal momento che lo stesso leader degli Automisti aveva poco prima annunciato, davanti alla porta del tempio, l’inizio della sessione di colloqui.

‘The great High Summoner wants an interview?’ (La fantastica Grande Invocatrice desidera avere un colloquio?) Non riusciva a capacitarsene. Aveva l’opportunità di passare le sue giornate adagiata su una comoda poltrona e farsi servire e riverire da orde di uomini di fiducia e folle adoranti (lui l’avrebbe sicuramente fatto al suo posto), e invece voleva andare a lavorare nel deserto.

‘Former summoner!’ (Ex-invocatrice!), sottolineò Yuna in risposta, portando le mani ai fianchi ed inarcando la schiena, collaborando al teatrino che credeva Gippal volesse mettere in piedi, quando invece l’incredulità dell’Al bhed era sincera. Quest’ultimo si accorse che forse lei non lo stava prendendo sul serio neanche un po’. ‘Hm’, sbuffò, grattandosi la testa; così non andava affatto bene, la situazione non era sotto il suo controllo. Non avrebbe mai pensato di mandare a lavorare per lui, nel deserto, la Grande Invocatrice in persona; e se fosse stata una spia per conto delle altre due fazioni? Contrariamente alle apparenze, non c’erano affatto solo cianfrusaglie nel deserto. Era alla ricerca di cose importanti, e non aveva per nulla intenzione di farsele soffiare da sotto il naso. Gli Al bhed si stavano impegnando per essere trattati alla pari in tutta Spira, adesso che ne avevano l’opportunità: sarebbe stato un tragico errore diplomatico precludere a Yuna, figura simbolo per ogni vivente di Spira, l’opportunità di interagire con loro; si risolse perciò ad avere con lei e la sua compagnìa un colloquio più mirato – in privato, soprattutto. ‘All right, follow me’(D'accordo, seguitemi), rispose alla neo-cacciasfere dandole le spalle e muovendosi per uscire dalla sala. Dal suo punto di vista non se n’era affatto reso conto, ma agli occhi di tutti i presenti, ragazze incluse, aveva fatto la figura del matto.



Una volta fuori, si affrettò a dare disposizioni ai suoi uomini circostanti perché impedissero a più gente possibile di recarsi sul ponte, dove si precipitò praticamente; di lì a poco, il trio lo trovò in compagnia di un'altra persona (impegnato a chiederle più o meno cortesemente di sgomberare la strada). Adesso doveva riprendere il controllo, doveva essere lui a sorprendere le sue ospiti e non viceversa; una volta avvicinatesi, dedicò nuovamente la sua attenzione principalmente a Yuna, sulla quale troneggiava quanto ad altezza fisica e corporatura, chinandosi verso il suo volto ed avvicinandolesi molestamente. ‘Never been this close to a celebrity before’ (Mai stato così vicino ad una star prima d’ora), dichiarò con una voce dal timbro sommesso ed accattivante, dondolando le spalle; voleva osservare bene le reazioni della ragazza al suo esame, per capire se c’era scritto il nome di un mandante sotto.

‘That’s nice’ (Eh, grazie) rispose quasi a caso Yuna, pur di farlo indietreggiare: non avendo nessun segreto da nascondere che potesse aiutarla a capire le segrete intenzioni del leader degli Automisti, i gesti dell’Al bhed le sembravano più ascrivibili alle avances di uno scapolo che ad un colloquio di lavoro, e la facevano sentire in imbarazzo.

‘I could get used to this’ (Potrei anche abituarmici), proseguì Gippal, portandosi in una posa ridicola e divertendosi a metterla a disagio; aveva l’aria di un felino a caccia.

‘Let’s not!’ (Anche no!) si agitò Yuna, spazientita dalla sua invadenza. Non sembrava che stesse nascondendo qualcosa ad un primo esame, così il leader passò ad esaminare il resto della comitiva.

‘Well, if it isn’t Cid’s girl! How you been?’ (Toh, la figlia di Cid! Come te la passi?) proseguì facendo il simpatico con Rikku, tanto per dissimulare il fatto che davvero non ricordava come si chiamasse. Lei sembrò offesa per un istante, poi sorrise e ribattè ‘Hey, I have a name!’ (Ehi, ho un nome!), tentando di colpirlo giocosamente con un pugno. Quel gesto gli ricordò suo fratello, che quando lo vedeva, con la scusa di salutarlo in quel modo, lo picchiava sul serio: erano vecchi amici, ma da quando era stato con sua sorella sembrava aver sviluppato un certo astio nei suoi confronti, per quanto non glielo avesse mai esternato. ‘Heh. Brother doin’ ok?’ (Tutto a posto per Fratello?) chiese quindi notizie alla ex; ‘Same as ever. Buddy’s around too’ (Come al solito. Anche Compagno è con noi), replicò Rikku, fornendo preziose informazioni al proprio interlocutore. La grande invocatrice, smessa la propria vecchia veste, passava il proprio tempo in compagnia della sua vecchia comitiva di amici e di una sua ex. Potevano fare un solo mestiere: i cacciasfere.

Ridacchiò, dirigendosi istintivamente verso il terzo membro del gruppo; ‘Same as ever is right’ (Come al solito mi sta bene), commentò più per sé che per le altre. Come poteva un gruppo guidato da Fratello (perché conoscendolo avrebbe preteso di essere lui il capo) rappresentare una minaccia?

Alzò lo sguardo verso l’ultima delle presenti, e finalmente le sue fibre ottiche portarono al suo cervello un’immagine dettagliata di chi fosse quella persona – l’ultima che si aspettava di vedere lì. Paine! ‘Y-you!’ (Ah-tu!) le si avvicinò, colto per l’ennesima volta alla sprovvista. ‘Paine. Nice to meet you’ (Paine. Piacere) si presentò la ragazza, sperando di troncare qualsiasi sproloquio dell’Al bhed riguardo fatti dei quali, eventualmente, non voleva venissero a conoscenza anche le sue compagne; ‘Uh-huh?’ Gippal credette di interpretare correttamente il messaggio insito nel suo comportamento, ma rimaneva comunque perplesso riguardo alla scelta di quell’atteggiamento. Era in compagnia di persone di cui lui stesso si sarebbe fidato senza troppe storie; strano che Paine non avesse raccontato loro niente, non la ricordava così riservata.

‘We’re here for the interview’ (Siamo qui per il colloquio), lo incalzò la ragazza, riportandolo irritata al presente.

‘Riiiight... the intervieeeew...’ (Giuuuusto... il collooooquio...) si arrese l’Automista, per quanto ora la situazione si facesse più delicata per lui. Accantonò però momentaneamente la risoluzione di quel problema, rivolgendosi di nuovo a Yuna. Pensò che gli andava bene che lei ed i suoi amici andassero a rivoltare il deserto; anzi, forse gli sarebbero stati utili se fosse riuscito a mantenerne il controllo.

‘You sure you wanna dig? ‘Cause we’re talking about the desert, ladies. Not exactly a picnic!’ (Sicure di voler scavare? Si va nel deserto, signorine, non è proprio una scampagnata!), mise in chiaro, dandosi un’aria più autorevole stavolta. (Non voleva certo ritrovarle stecchite tra le sabbie, che figura ci avrebbe fatto?); ‘We’re sure!’ (Sicure!) rispose Rikku, saltellando poco più in là, anche per le sue compagne.

‘All right, you’re hired. Welcome’ (D’accordo, siete assunte. Buon lavoro), il suo compito era finito.

‘Huh?’, continuava ad essere imprevedibile agli occhi di Yuna.

‘You. Are. Hired’(Siete-Assunte), scandì Gippal, chiedendosi se avesse dimenticato la corretta dizione dello Spiriano; o magari era Yuna a conoscere meglio l’Al bhed. Poco importava. Potevano andare dove volevano nel deserto, lei ed i suoi amici; anche se, dal suo punto di vista, quello dello scavatore continuava ad essere uno stile di vita decisamente svantaggioso per la Grande Invocatrice. ‘Don’t know why a superstar like you would want to play in the sand’ (Non ho idea del perchè una superstar come te abbia voglia di giocare con le sabbie).

Scosse la testa. ‘Well, do what you gotta do’ (Beh, fa quello che ti pare), tagliò il colloquio: ‘Anyways, I’ve done what I can. Dig to your heart’s content’ (Io ho comunque fatto la mia parte. Scava finchè non ti senti soddisfatta), il tutto era durato troppo a lungo per i suoi gusti. Yuna lo ringraziò ancora prima che gli desse la lettera: ‘Show this letter to a woman named Nhadala. You’ll find her in the Bikanel desert’ (Mostra questa lettera ad una certa Nhadala. La trovi al deserto di Bikanel), le porse il piccolo pass e si congedò canzonandole, ‘Happy digging!’ (Felice scavo!).

Si allontanò verso il tempio dal quale era uscito, e man mano la gente cominciò a riprendere possesso del ponte, per quanto le ragazze non vi facessero caso: Rikku seguiva con lo sguardo Gippal che si allontanava, Paine cercava di intercettare il meno possibile l’attenzione di chiunque potesse farle delle domande, e Yuna era impegnata ad infilare il pass nella propria borsa cercando disperatamente un modo per non piegarlo. Non riuscendoci, chiese a Paine di tenerlo; lei, senza risponderle, le prese il pass dalle mani e si diresse verso il tempio: ‘If we wanna get back on the airship, we should get near the temple, or the device won’t work’ (Per tornare sull’aeronave dobbiamo avvicinarci al tempio, perché qui non c’è campo). ‘Uh, o-ok’ rispose Yuna; nessuno aveva detto che sarebbero tornate sulla nave, ma la ragazza sembrava avere una certa smania di lasciarsi quel posto alle spalle. Così, l’ex-invocatrice si avvicinò a Rikku per assicurarsi che avesse sentito, ed insieme si diressero accanto alla stessa edicola dove si erano registrate per gli scavi.



Tornate a bordo dell’aeronave, Paine si dileguò rapidamente per evitare di essere bersagliata dalla curiosità di Rikku, che si lanciò quasi subito nel racconto di quello che avevano fatto a Djose rivolta a Fratello e Compagno, mentre Yuna, stanca, si recò dall’Hypello Oste per riposarsi un po’. Prima erano tornate a Besaid per trovare la sfera della quale avevano intercettato il segnale, poi erano andate a Luka e da lì, senza riprendere l’astronave, avevano fatto tutta la strada Mi’ihen fino al Fluvilunio; erano passati al quartier generale della Youth League, ma non al tempio di Djose; erano invece prima andati a Bevelle, dove avevano avuto modo di incontrare per la prima volta Baralai, nuovo pretore. Anche in quell’occasione, si era sentita molto a disagio, perché credeva che fosse stato lui ad averle inviato una proposta di matrimonio che aveva tempo prima ricevuto, e non sapeva come avrebbe reagito incontrandola di nuovo; rivelatole Baralai la propria estraneità a tale richiesta, l’atmosfera si era distesa, ed il leader di Neoyevon si era rivelato una persona cortese e in grado di ispirare fiducia – e anche conforto, com’era suo obiettivo, a chi si trovava spaesato dal cambiamento del mondo post-Sin. Aveva insomma dato di sé l’opposto dell’impressione che poco prima l’invocatrice aveva avuto di Gippal: questi sembrava un ragazzo troppo svagato per la sua carica, con l’unico proposito di divertirsi e di rimorchiare.

Eppure, l’Al bhed era dei due quello che ai suoi occhi siera messo in una luce migliore: pur con la sua imprevedibilità e, forse, irresponsabilità – l’immagine del suo gesticolare davanti alla porta del tempio di Djose le scorse nuovamente davanti agli occhi, facendola sorridere mentre si voltava nel letto dove si era coricata – si sentiva più felice all’idea che una persona così strana e non convenzionale guidasse una fazione importante. Erano state persone rispettose, calme e dall’aria affidabile come Baralai a guidare Yevon fino a poco tempo prima, e tale istituzione si era rivelata per quello che era, una menzognera spirale di morte che aveva coinvolto direttamente la sua famiglia, le aveva portato via un guardiano ed il ragazzo, ed aveva quasi risucchiato anche la sua vita. Aveva chiuso con quel passato oscurantista, voleva voltare pagina: avrebbe cercato con ovunque un modo per far tornare nel suo piano di esistenza Tidus, ma non avrebbe più lasciato che nessuno la strumentalizzasse lungo il suo cammino.

Non fece in tempo ad assopirsi, che Rikku si buttò sul letto, quasi saltandole addosso, dicendo a voce alta qualcosa come ‘Come on, let’s get Bikanel desert next!’(Dai, andiamo al deserto di Bikanel adesso!).

‘Uh, fine for me, but let’s rest a little while first, I’m tired’ (Uh, mi sta bene, ma prima riposiamoci un po’, sono stanca) le rispose con calma. Sua cugina doveva aver chiesto il suo parere per vincere una discussione con suo fratello e Paine, dato che scappò verso il ponte subito dopo ed all’ex invocatrice sembrò di sentirla gridare qualcosa nei loro confronti – poco prima di assopirsi definitivamente.

     


                     





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