FanFiction City Hunter | Forever City Hunter! di k66 | FanFiction Zone

 

  Forever City Hunter!

         

 

  

  

  

  

Forever City Hunter! ●●●●● (Letta 2762 volte)

di k66 

5 capitoli (conclusa) - 25 commenti - 7 seguaci - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaCity Hunter

Genere:

Azione - Romantico - Umoristico - Altro

Annotazioni:

Missing Moment

Protagonisti:

Ryo Saeba - Kaori Makimura - Mick Angel - Kazue Natori - Falco - Miki

Coppie:

Ryo Saeba/Kaori Makimura (Tipo di coppia «Het»)

 

 

              

  


  

 1 - Il falso City Hunter 

Dopo la breve incursione in Angel Heart, gli ultimi favolosi volumetti…il n° 38 e il n° 39…potevano forse mancare all’appello nell’Operazione VCH!? Mi pare proprio di no! ^__^ E allora eccoli qui, rivisitati come al solito, dialoghi e situazioni di Hojo


  

, la sottoscritta che se li rigira a modo suo quando lo ritiene necessario. Ah, perdonatemi ma ho riciclato il prologo della mia ff “Il Paradiso non può attendere”, correggendo magari qui e là, ma sostanzialmente mantenendo l’ossatura di quanto già scritto (diciamo che mi sono alleggerita un po’ il lavoro…), ma non vi aspettate che la conclusione sia la stessa: altrimenti, che razza di rivisitazione sarebbe?! ^__- Vi avviso fin da ora, però: questa storia è vietata a chi soffre di diabete! Poi capirete il perché…Buona lettura! ^__^

IL FALSO CITY HUNTER

Stazione di Shinjuku

“Ah…A…ancora…Ci ha fregato…”
Kaori fissò sgomenta il messaggio semicancellato sulla lavagna.
La rabbia prima le arrossò le guance, poi le mise le ali ai piedi: tempo pochi minuti ed era di nuovo a casa, pronta a rovesciare il suo socio come un calzino sporco.
“RYO!”, gli urlò in faccia, afferrandolo per il bavero. “Confessa! Se confessi, ti perdono!”
“Che è successo?!”, farfugliò lui a fatica, un po’ in difficoltà a rispondere perché lei lo stava praticamente strangolando!
“Non fare finta di niente! Visto che non voglio clienti donne, sei andato a vedere la lavagna prima di me, vero?!”, lo accusò fremente d’ira.
“Non sono stato io!” , negò Ryo sudando freddo. Cazzo, lo aveva già scoperto!
“Sei l’unica persona che può farlo! I messaggi rimasti sulla lavagna erano tutti di donne!”, sbraitò Kaori, dimostrandogli che non l’aveva bevuta per niente.
“Tu…sei diventata molto perspicace! Di solito non capisci!”, constatò Ryo, piazzandosi all’ultimo posto nella classifica dei campioni di tatto. “PERO’ NON SONO STATO IO!” , concluse offeso, liberandosi dalla presa di lei.
“Bugiardo! Non è stato l’unico caso! Era già successo il mese scorso! Quando abbiamo ricevuto l’ultimo incarico!”, insistette lei senza demordere.
Infatti, ancora si ricordava la scenataccia che era stata costretta a subire per telefono…
Perché quando aveva cercato di contattare la cliente (era una donna, ma si era dovuta piegare alle necessità primarie, visto che erano al verde…), era successo un gran casino!
“Pronto Kishida…”, le aveva risposto una voce femminile al telefono.
“Pronto, XYZ sulla lavagna dell’uscita est di Shinjuku…Se le dico così, dovrebbe capirmi, vero?”
Il gelo dall’altra parte del filo le aveva subito trasmesso una bruttissima sensazione.
“Eh…? Pronto? Cosa le succede, signorina Kishida? Ho ricevuto la sua…”
“Santo cielo! E’ come diceva lui, un falso City Hunter avrebbe potuto telefonarmi!”, l’aveva interrotta l’altra senza troppi complimenti.
“Eh? Un falso City Hunter…? No, io sono….”
“Ora basta! Ho già ricevuto la telefonata di City Hunter! Smetti di prendermi in giro, falso City Hunter!” , le aveva strillato nell’orecchio la bellicosa cliente, causandole la rottura del timpano.
“Pronto, cosa sta dicendo?! Pronto, pronto!”
Ma la cliente aveva già riattaccato, lasciandola con un palmo di naso.
“Da quel giorno la stessa cosa si è ripetuta altre due volte…anzi, con oggi sono tre! Riguarda solo le clienti donne…Chi potrebbe fare una cosa del genere?”
Il racconto di quella disavventura rese Ryo pensieroso.
“Perché non me l’hai detto prima? E’ un bel problema!”, borbottò, incrociando le braccia.
“Come? Fai ancora finta di non sapere niente?!” , lo aggredì seccata.
“Calmati! Sembra che ci sia veramente un falso City Hunter!”
“Eh…?”
Lo sguardo serissimo e determinato di Ryo le dissero che non stava affatto scherzando: qualcuno stava veramente usurpando il loro nome!
Ma chi poteva essere quel grandissimo bastardo?!

***

Di nuovo alla Stazione di Shinjuku

“Ryo, vuoi continuare a restare qui?”
“Mm…”, bofonchiò lui con la bocca piena.
Kaori alzò le braccia dietro la testa, appoggiandosi alla colonna dietro alla quale stavano tenendo d’occhio la lavagna..
“Stiamo sorvegliando la lavagna ormai da tre giorni! Non credo che il falso City Hunter arrivi! Credi che il falso arrivi prima di noi e ci porti via il lavoro?!” Ryo però non rispose, troppo impegnato a ingurgitare un mega panino. “Confessa, sei stato tu!”, lo accusò stizzita, sempre più convinta che quel buco nell’acqua fosse dovuto al fatto che in realtà non c’era nessun falso City Hunter.
Ma Ryo non reagì, e continuò a masticare serafico.
“Che testa dura!”, si arrese infine Kaori alzando le spalle.
“Fa’ la guardia e non brontolare!”, l’ammonì Ryo finito il panino, cominciando ad allontanarsi.
“Dove vai?”
“In bagno…Devo fare la grossa!”, le rispose prosaicamente.
“Porca miseria, vai sempre in bagno! Non vorrai scappare vero?!”, gli urlò dietro arrossendo, memore di un’analoga situazione vissuta poco prima di dare l’assalto alla nave di Shin Kaibara.
“Sciocca…”, la liquidò Ryo continuando per la sua strada.
Kaori si riappoggiò alla colonna sbuffando, riprendendo la sua attività di spionaggio.
“Mamma mia…Un falso City Hunter…”, bofonchiò scocciata. Ci mancava solo questa…non avevano già abbastanza rogne così?!
Dopo alcuni interminabili minuti (ma dove diavolo si era cacciato quel perdigiorno di Ryo?!, Kaori, mentre lanciava un’occhiata annoiata al tabellone, si ritrovò a sussultare.
“Eh…”
C’era una donna ferma lì davanti!
Ah…è una cliente!, pensò Kaori, vedendo che cominciava a scrivere sulla lavagna.
Ryo ne sarebbe stato felicissimo, anche perché la ragazza sembrava essere esattamente il suo tipo….(Ma poi, chi non lo è, a parte me?!, pensò amara.)
Alta (accidenti, le sembrava alta almeno quanto Ryo!), capelli lunghi e neri, corpo statuario…Mh, se il lato A della ragazza era pari al lato B, avrebbe avuto il suo bel daffare per tenerlo a bada!
Quel pensiero sconfortante la irritò profondamente, così per poco non le sfuggì l’arrivo dell’uomo che abbordò la ragazza proprio in quel momento.
“Signorina…hai bisogno di City Hunter?”
“EH? SI’...,” rispose quella con una voce roca e profonda, molto particolare.
“Sono arrivato al momento giusto! Io sono City Hunter!”, affermò quello sfacciato.
Il falso C.H.?! Esiste veramente?!, ringhiò Kaori, che da quella posizione purtroppo non riusciva a vederlo in faccia.
“Non avere timori. Su, dimmi che lavoro vuoi che faccia…Prego…”, l’invitò gentilmente l’impostore tendendo la mano.
La ragazza esitò.
“Ah…”
“Su, forza!”, insistette il Giuda ruba lavoro.
“Sì…”
La cliente allungò la sua mano per prendere quella del falso C.H., e Kaori non ci vide più.
“Porco! Ci porta via la cliente! Accidenti, Ryo, non ci sei mai quando servi!”, ruggì balzando fuori dalla protezione della colonna.
Ma la presunta cliente in quel momento afferrò il braccio del truffatore con una presa ferrea, facendolo gemere di dolore.
“EH EH EH! T’HO PRESO, MALEDETTO BUGIARDO!”
“URGH, RYO?!”
, trasecolò Kaori, scoprendo che era arrivato al punto di travestirsi da donna! E detto tra parentesi, come donna non era niente male…
“Hai visto, Kaori? C’era veramente!”, gongolò trionfante, poi rialzò la testa del delinquente che aveva catturato, e..
“EH?”
“EH?!”, esclamò anche Kaori allibita.
L’uomo si tolse gli occhiali scuri che indossava e li abbagliò con uno dei suoi radiosi sorrisi, uno scintillio malizioso negli occhi azzurri.
“Hello!”, li salutò disinvolto, allegro come sempre.
“Mi…”
“Mick…”, mormorarono Ryo e Kaori, impietriti per la sorpresa.
“Ciao…sono stato via un bel po’….Nel frattempo, hai cambiato il tuo modo di vestire, Ryo…?”, scherzò Mick, facendogli l’occhiolino.
Ryo alzò gli occhi al cielo: era proprio rimasto il solito imbecille…
Ma perché cavolo Mick Angel fingeva di essere loro due?!

***

Parco di Tokyo.

“Santo cielo! Quando hai lasciato la casa del Professore?!”, strillò Ryo imbufalito.
Ora che si era rimesso i suoi vestiti si sentiva decisamente meglio, ma non per questo aveva intenzione di lasciargliela passare, anche se era stato poco bene!
Gli doveva una spiegazione, sissignore, una DETTAGLIATISSIMA spiegazione!
“Circa… due settimane fa!”
Ma Ryo aveva già esaurito la pazienza e voleva accelerare i tempi, andando subito al sodo, quindi gli afferrò la testa a tenaglia con un braccio, cominciando a stritolarlo senza pietà.
“Allora confessa tutto subito! Brutta canaglia!”, ringhiò furioso.
“Volevo farvi uno scherzo!, si difese Mick ridendo, senza prenderlo troppo sul serio. Poi Mick sentì su di sé lo sguardo scrutatore di Kaori, e le rivolse un accattivante sorriso.
“Ciao! Mi dispiace di averti spaventato, Kaori…”
Lei arrossì e la sua espressione divenne molto tesa e intensa, lasciando intravedere un luccichio sospetto negli occhi nocciola.
“Sai…ero preoccupata per te…”, mormorò in tono commosso. “Sono venuta a trovarti tante volte dal Professore, ma non volevi vedermi…”, gli raccontò addolorata.
Ryo lo lasciò andare sbuffando: addio, Mick aveva giocato la “carta Kaori”, e già sapeva che lei non gli avrebbe permesso di fargli del male!
Mick, non più trattenuto da Ryo, cadde seduto sul prato, ma non accennò nemmeno a rialzarsi: gli faceva comodo poter evitare lo sguardo di Kaori…
“Non volevo che mi vedessi durante le crisi di astinenza…”, le spiegò imbarazzato. “Ero in una condizione spaventosa…Sono stato più volte sul punto di morire! Ho impiegato mesi a ristabilirmi…Per fortuna il nuovo tipo di Polvere degli Angeli era meno tossica di quella precedente…altrimenti a quest’ora sarei già…”
La parola “morto” non detta aleggiò sospesa nell’aria, agghiacciandoli per un breve istante.
Non c’era più il sole che brillava alto nel cielo, non più i bambini che ridevano salendo sui giochi lì vicino, non più la piacevole brezza che scompigliava i capelli, arrecando un po’ di refrigerio nella calura estiva.
La memoria andava a quei momenti terribili…il viaggio all’inferno che Shin Kaibara aveva fatto fare a tutti loro.
Mick era quello che aveva subito l’attacco più feroce: Shin aveva cercato di ucciderlo facendo esplodere l’aereo su cui viaggiava, poi lo aveva raccolto morente e gli aveva somministrato la famigerata Polvere degli Angeli, probabilmente soltanto per usarlo come arma micidiale contro Ryo…ma non si poteva esserne sicuri, perché Kaibara era scivolato inesorabilmente nel baratro della follia!
Tutto questo soltanto perché Mick si era rifiutato di uccidere Ryo...e lo aveva fatto per lei, per amor suo…
Sempre per lei era riuscito a risvegliarsi dall’obnubilamento della ragione indotto dalla polvere, ribellandosi infine al suo crudele torturatore: la sua ribellione era stata la chiave di volta che aveva permesso a Ryo di battere Kaibara, altrimenti, forse, non avrebbero avuto scampo…
Kaori aveva mille motivi per sentirsi legata a Mick ed essergli grata…quindi la sua presenza non poteva che renderla felice!
“Però...sono contenta di vederti in forma…”, bisbigliò, asciugando furtivamente una lacrima che le era sfuggita a tradimento.
EH…?, si stupì Mick, colpito da un sospetto.
“Kaori?”
Lei lo guardò interrogativa.
“Eh…No…niente..”, cambiò idea Mick, chinando la testa.
Ryo pensò bene di interrompere quel momento intenso dandogli un colpo secco alla nuca.
“Ahi! Che diavolo fai?” , si lamentò Mick girandosi verso di lui.
“Adesso te lo dico! Che scherzo sarebbe quello di prima?!”, lo aggredì Ryo, ritornando aggressivo. Che diamine, Kaori forse gli avrebbe impedito di fargli seriamente del male, ma per la miseria, una strapazzatina come si deve se la meritava di sicuro!
“Eh….Ah, quello!”, sorrise enigmatico Mick. “Sapete, ho pensato di rimanere in Giappone…e così ho deciso di esercitare la professione di sweeper con il nome di City Hunter!”
“EH?! COS’HAI DETTO?!” , sbraitò Ryo con gli occhi fuori dalla testa.
“Calmati, calmati…City Hunter era il nome in codice di quando lavoravamo in coppia…Allora vivevi ancora negli Stati Uniti, ti ricordi? Poi, quando sei venuto in Giappone hai usato il nome di City Hunter senza il mio permesso!”
“Sì…ma…”, tentò di obiettare Ryo spiazzato.
“Anch’io ho il diritto di usare questo nome, che ne dici?!”, concluse brillantemente la sua arringa difensiva Mick.
“Però…”, tergiversò Ryo poco convinto.
“Ti faccio una proposta…Facciamo una scommessa, lo sweeper più bravo prenderà il nome di City Hunter!”, gli propose giulivo, sicuro evidentemente di vincere. “Chi di noi prenderà più incarichi e riuscirà a eseguirli nel modo migliore…”, e gli strizzò un occhio con fare sbarazzino.
Ryo si incupì, visto che il suo senso dell’umorismo era evidentemente a spasso in una zona sperduta del globo terrestre.
“Senti…Stai dicendo una cosa assurda...”
Mick alzò le spalle, come a dire che era lui quello che era assurdo.
“Kaori…ho sete…Puoi andare a prendere qualcosa da bere? Offro io!”, le chiese lanciandole una moneta, giusto per levarsela dai piedi.
Doveva dire due paroline a Ryo in privato…
“Sì…”, acconsentì Kaori senza sospettare di nulla: poi si allontanò in fretta, lieta di sfuggire a quella situazione incresciosa.
Mick si accertò che lei se ne fosse andata, poi affrontò il suo amico.
“Ryo…Ho sentito dire che Kaori non ricorda quello che è successo su quella nave infernale!”
“No…”, borbottò Ryo, scontento che Mick avesse tirato fuori quell’argomento. Era stanco di essere subissato da tutti di consigli non richiesti!
“E’ arrabbiata perché crede che tu non l’abbia voluta con te in quell’occasione!”
Arrabbiata?! Quello sì che era un eufemismo per descrivere lo stato d’animo di Kaori in quel periodo! Un orso polare con il mal di denti era di umore più cordiale e affettuoso!, pensò Ryo sarcastico, sospirando spazientito nel prevedere già dove sarebbe andato a finire il discorso di Mick.
“Perché non le dici la verità? Se gliel’avessi detta non avreste litigato e ora sareste una coppia felice!”
Eccolo lì, come volevasi dimostrare…
“Perché non le dici tutto?”
Ryo sbuffò, poi si sdraiò sull’erba, incrociando le mani dietro la testa e accavallando una gamba sull’altra in posa fintamente rilassata.
“Uff…Tutti quanti mi dicono la stessa cosa! Non voglio essere legato a una donna!”, e questa era già l’ammissione più esauriente che avesse fatto fino a quel momento con chiunque , forse anche con sé stesso, ma…era solo la punta dell’iceberg dei sentimenti che gli ruggivano dentro!
Sì, era vero che nell’amnesia di Kaori aveva visto l’occasione per restare libero e continuare a fare la sua solita vita gaudente, però quella era solo una parte del problema.
Tutti i dubbi, tutte le incertezze che lo avevano sempre imbavagliato nella decisione se portare ad un altro livello la sua relazione con Kaori erano riesplosi con violenza, trovando terreno fertile nelle sue paure mai sopite, che giravano intorno all’opportunità di coinvolgerla definitivamente nella sua vita pericolosa.
E poi, quanto del loro avvicinamento su quella nave era dovuto alla situazione estrema che stavano vivendo?!
Anche quello era un fattore da considerare…la sua coscienza ogni tanto interveniva per ricordargli con imbarazzante malizia che i suoi sentimenti per Kaori avevano origini molto più antiche e profonde…ma non era difficile tacitare quell’odioso grillo parlante, se si usava la giusta quantità di alcool e una donna con le gambe voluttuose ti ballava seminuda davanti agli occhi!
Nulla di tutto questo trapelò dal suo viso impassibile, e Mick alzò un sopracciglio.
“Mh? Eh…sei sempre lo stesso…Anche se..non capisco bene quel che pensano i giapponesi!”, commentò Mick mettendosi le mani in tasca perplesso. “Però…così mi farai divertire di più!”, ammiccò con un sorrisetto da schiaffi.
“Che?”
Mick gli salì con un piede sul petto, mozzandogli il fiato.
“URGH!”
“Ti saluto…Ci vediamo presto!”
“Ehi, aspetta! Non abbiamo finito di parlare!”, protestò Ryo, ma Mick era già lontano, e lo salutava con una mano, ridendo come un matto.
“Mm….Tsè...Chi lo capisce è bravo…”, borbottò Ryo sdraiandosi di nuovo sul prato.
Mezz’ora dopo che Mick se n’era andato, Ryo era ancora lì, già scocciato.
“Dove sarà andata Kaori…?” Forse era andata di persona a produrre la bibita, oppure…
“Sarà andata molto lontano…Il sole sta tramontando…”, borbottò spazientito.
Un ombra che gli calò sul viso gli fece credere che fosse tornata.
“Hai fatto tardi, tu…”, cominciò stizzito.
“Ah, davvero? Hai appuntamento con una donna, Saeba?”
Ryo rovesciò la testa all’indietro, e vide una sagoma femminile in controluce…ma non era quella di Kaori!
“Eh?”


***

La lattina rotolò giù nel distributore di bibite del parco, e Kaori la raccolse distrattamente.
MH…Con questa scommessa sul nome di City Hunter …è riapparso inaspettato…Chissà a cosa starà pensando Mick?, si domandò preoccupata.
Una mano maschile le prese la lattina dalla mano, poi staccò la linguetta con un sibilo.
Kaori si girò sorpresa.
“Accidenti, quando smetterete di usare queste lattine con la linguetta? Questo popolo non ha una coscienza sanitaria!”
“Mick…”, mormorò Kaori un po’ trasognata.
Lui le scoccò un’occhiata indecifrabile.
“Volevo restituirti una cosa che mi hai lasciato…”
Mick tirò fuori un oggetto dalla tasca.
Era il ciondolo…il famoso proiettile portafortuna, che le aveva regalato prima di lasciare il Giappone, e che poi aveva salvato la vita di Ryo, attorcigliandosi al piede di Kaibara nel momento del duello mortale…
“Però questo….”, tentò di protestare Kaori, chiudendo automaticamente la mano dove Mick glielo posò, rendendo chiaro che non avrebbe accettato obiezioni di sorta.
“…Te l’avevo già regalato….Portalo sempre con te…Hai visto, è proprio un amuleto portafortuna!”, proseguì imperterrito Mick.
“Ehm…” Kaori guardò il ciondolo commossa: Mick era sempre molto generoso con lei.
“Grazie a quello sono ancora vivo!”, continuò Mick in tono neutro.
“Hai ragione…Avevo perso ogni speranza…Però grazie a quest’amuleto ti è ritornata la memoria che la droga aveva cancellato…è il tuo portafortuna!”, riconobbe Kaori, ripercorrendo con la memoria i momenti cruciali ed emozionanti di quell’insperata rinascita di Mick dalla bestialità indotta dalla droga.
Mick esultò: proprio come aveva pensato…Kaori si era finalmente tradita!
“Come mai…ti ricordi di questo?”, iniziò lentamente.
“Eh…?” Kaori trasalì: mio Dio, che ingenua che era stata…aveva dimenticato la parte che stava recitando!
“Mh…Mi sono venuti dei dubbi, prima, quando ci siamo incontrati…Se tu avessi perso la memoria sulla nave, non avresti potuto sapere che sono ancora vivo…Mi avresti creduto morto! Ti saresti stupita nel rivedermi…invece non mi sembrava così…Ho avuto la sensazione che tu mi avessi visto quand’ero preda della Polvere degli Angeli…”
Kaori cominciò a sudare visibilmente: era finita in trappola come una stupida, e non poteva più smentirlo!
“Mi dispiace, ma ti ho messo alla prova...Ti è già tornata la memoria, vero?”, le chiese dolce e ostinato insieme.
“Ah…” Kaori chinò la testa, sconfitta. “Ormai non posso…più fare finta di niente…Hai ragione…è già un pezzo che mi è tornata la memoria…”, ammise con un filo di voce, sedendosi su una panchina lì vicino al distributore di bibite.
“Ah…”, annuì Mick soddisfatto.
“Non è stata una vera perdita di memoria! Ero confusa per lo shock…C’era qualche punto oscuro…In due o tre giorni mi è completamente ritornata…”
“Perché non l’hai detto a Ryo?”, fu la logica domanda di Mick.
“PERCHE’?!” , urlò Kaori indignata. “Perché quando ho perso la memoria non ha provato neppure una volta a farmela tornare…Anzi, ha fatto lo stupido con Kazue e poi è andato in città a cercare qualche ragazza. Si è comportato come al solito! Non è stato affatto gentile con me!”, gli spiegò tremante di rabbia.
“Sì…”, annuì Mick, cominciando finalmente a capire. Tipico di Ryo…ma cazzo, era proprio un emerito deficiente!
“Anche se prima c’eravamo tanto avvicinati! Il sentimento che provavamo l’uno per l’altra era ormai evidente…Invece lui…sembrava contento che avessi perso la memoria! Capisci la mia delusione?! Non potevo dire che mi era tornata, non credi?”, concluse, chiedendo la sua comprensione.
E Mick gliela diede, perché non era umanamente possibile fare diversamente: Kaori aveva ragione da vendere!
“Ti capisco!”
Ma lei proseguì come se non l’avesse sentito.
“Perciò…HO DECISO DI NON DIRGLI QUANTO LO AMO!” , esclamò orgogliosa, attaccandosi con le unghie e con i denti alla sua dignità di donna offesa. “Dovrà essere lui il primo a confessare...e poi mi deve chiedere scusa!”
Mick restò sbalordito: però…Kaori stava tirando fuori tutta la sua grinta!
Bene, bene, bene…
“Oh…Interessante!”, commentò, cominciando a sogghignare divertito.
“Eh…” Ma che c’era da ridere?! Era una situazione drammatica, altrochè!
“CI STO! TI AIUTERO’!” , esclamò Mick entusiasta, facendola sussultare.
“Mi aiuterai…?”, farfugliò perplessa.
“Non ti piacerebbe diventare la partner del nuovo City Hunter?!” , le chiese insinuante.
“EH…?”
“Tu verrai con me e poi sfideremo Ryo scommettendo sul nome di City Hunter! Si accorgerà dell’importanza che hai per lui solo al momento della sfida! Non vorrà perderti! Torna da me! Ti amo…sono sicuro che ti dirà così!”, fantasticò partendo in quarta. “Prendi! Questo è l’indirizzo dell’ufficio nel quale mi sono trasferito. E’ nel palazzo antistante al vostro!” e così dicendo le cacciò a forza nella mano il suo biglietto da visita.
“Antistante al nostro?! E da quando…?”, esclamò sbigottita Kaori, travolta da quel turbine di idee strampalate, poi fissò smarrita il famigerato biglietto. “Eh…”
“Non pretendo una risposta immediata, puoi pensarci con calma!”, le accordò magnanimo, pregustando già i mille modi in cui avrebbe potuto tormentare Ryo quando Kaori avrebbe accettato la sua proposta, per non parlare delle occasioni favorevoli che avrebbe avuto per conquistarla, e…
“Sì…ti ringrazio, ma…ho come la sensazione che tu abbia delle altre intenzioni…Trattandosi di te…”
Gulp! Lei lo aveva già sgamato!
“Non dire così! Penso solo al vostro bene…”, cercò di convincerla con fare innocentino.
“Sono arrabbiata anche con te!”, sbottò lei nervosamente. “Ci hai portato via tre lavori! Non vorrei diventare la partner di una persona disonesta!”, chiarì, leale fino in fondo a Ryo.
“Eh…Tre lavori? No, sono soltanto due…Uno il mese scorso e l’altro qualche giorno fa!”, la corresse Mick con una faccia confusa che denunciava tutta la sua sincerità.
“Eh…?”
“Sì…”, ribadì lui alzando le mani.
“Co…Cosa…?”
Il suo tremendo sospetto divenne inconfutabile certezza.
“RYOOOO!” , cominciò a urlare, correndo per ritornare al punto dove aveva lasciato quel fedifrago traditore. “E’ inutile che tu ti nasconda, Ryo! Vieni fuori!! Dove ti sei cacciato?!”
Kaori strillava come una pazza per tutto il parco, alla caccia inutile di Ryo.
“Accidenti…”, ansimò esausta alla fine, rendendosi conto che ormai l’aveva perso. “Maledetto imbecille! Forse…forse….”
Forse aveva un’idea di dove trovarlo….
Mentre Kaori proseguiva cocciutamente la sua caccia a Ryo, Mick intanto si era diretto ad una cabina telefonica, e faceva un’interessante telefonata..
“Hello, sono io! Era proprio come dicevi tu…Kaori ha riacquistato la memoria…”
La risposta all’altro capo del filo non andò oltre le sue orecchie, poi lui continuò.
“Sì…esatto…”
Anche la replica restò appannaggio del suo udito, poi Mick replicò sicuro:”Lo so…non preoccuparti. Ci penso io!”, poi chiuse la comunicazione.
Mick se ne andò, camminando con la sua andatura elegante e disinvolta.
Sì...ci avrebbe sicuramente pensato lui…in un modo o nell’altro!

***

Cat’s Eye, quella stessa sera.

“Perdonami se non ti ho telefonato…”
La ragazza non sembrò molto colpita da quelle scuse, e lo aggredì furiosa.“Ho aspettato tutto ieri! Avevi detto che mi avresti chiamato…bugiardo!”
Ryo praticamente salì sul tavolino per assumere la posa di un cagnolino uggiolante.
“Scusa! Avevo una cosa da fare!”
“Bugiardo! Anche prima avevi un appuntamento con una donna! TI HO DETTO DI NO!” , si negò offesissima.
“Sei l’unica donna che voglio! Davvero, davvero…Tu sei fantastica, non sei paragonabile alle altre!”, le lisciò le penne arruffate, con voce disgustosamente mielosa.
“Davvero?”, miagolò lei già convinta.
“Che cavolo dice…?”, bisbigliò Miki a Falco, in un tono che trasudava indignazione.
“TSK! L’ha conosciuta andando a controllare la lavagna di nascosto!”, le spiegò imbarazzato.
“Cosa? E senza dirlo a Kaori?!”
“Sì…Ha fatto il lavoro, ma al posto del compenso le ha chiesto di uscire con lui…”
“E’ proprio così?”, arrossì Miki di rabbia, pensando a quanto avrebbe sofferto Kaori se lo avesse scoperto. Ryo era proprio un gran bastardo senza cuore!
“Me l’ha detto lui qualche giorno fa...Era molto contento di aver convinto la ragazza a uscire!”, confessò lugubre Falco, senza smettere di asciugare le tazzine.
“Non lo capisco…Adesso ha Kaori tutta per lui!”, replicò Miki sconcertata. Non avrebbe capito Saeba nemmeno se fosse campata mille anni! Ma cosa aveva nella testa, segatura?!
“Non è una novità per lui. Questo trucco gli è già riuscito diverse volte!”, sospirò Falco, posando inconsapevolmente l’ultima pietra sulla tomba di Ryo, che intanto proseguiva imperterrito il suo corteggiamento della bella moretta su cui aveva messo le mani.
“Davvero?”, intervenne freddamente una voce alle loro spalle.
“Ka…”
“KAORI!” , urlarono sgomenti Falco e Miki, scoprendola dietro di loro.
A quell’urlo, anche Ryo si girò.
“MH…?”
“RYO!” , gridò Kaori, balzando in piedi sul bancone del bar, immagine vivente del dio della vendetta.
“KAORI!” , impallidì Ryo, vedendo il suo viso distorto dalla rabbia e il gigantesco martello che brandiva come una lancia.
“OH, NO! MIKI, PRESTO! NEL RIFUGIO!” , urlò Falco aprendo la botola dietro il bancone, e seguendo in fretta Miki che vi era scesa agilmente.
“Maledetto bastardo! Hai cercato di imbrogliarmi dando la colpa a Mick!”, ringhiò Kaori con uno sguardo terribile, gli occhi dilatati e raggelanti che sparavano frecce acuminate grondanti curaro.
“Senti un momento…Possiamo parlarne…”, balbettò Ryo tremante. Cristo, non l’aveva mia vista in quello stato...questa volta lo avrebbe ammazzato di sicuro!
Kaori non degnò di attenzione i suoi pigolii da vigliacco, e cominciò subito ad attaccare: ben presto il locale vibrò sotto i colpi delle sue tremende martellate, e fu tutto un fragore di stoviglie frantumate, di urla di dolore a gola spiegata e di tremendi schianti.
Falco, giù nella botola, teneva diligentemente il conto dei danni, individuando dal tipo di rumore prodotto il pezzo distrutto.
“Uno…due piatti da 5000 yen…”
“Oh, no! E’ il piatto più costoso! Me lo dovrà ripagare subito!” , si lamentò Miki , che aveva il compito di scrivere in un quadernetto l’elenco minuzioso dei debiti di quella coppia così ingombrante…e devastante!
“Due macchine da caffè…Due tazze da caffè da 2000 yen…Sei tazze da 1000 yen…”
“Porca miseria! Perché devono sempre litigare qui?!”, borbottò Miki, mentre segnava sotto la data del 4 agosto l’ennesima nota spese di quei due demolitori che aveva la sfortuna di avere come amici.
“Non vuole imparare la lezione! Lo sa che finisce sempre così, ma approfitta di noi!”, commentò Falco rassegnato. “Kaori ha fatto grandi progressi come sweeper…Mi sono stupito, ci ha preso alle spalle senza che ce ne accorgessimo!”, sogghignò poi divertito.
“Hai ragione. Ah ah ah!”, ridacchiò Miki annuendo.
“Oooh, ecco! Un tavolo e tre sedie!”, aggiornò la situazione Falco.
“Mamma mia…Anche per questo mese avranno problemi economici!”, sospirò Miki prendendo nota.
Intanto su nel locale la situazione era da disastro nucleare.
La ragazza che Ryo stava corteggiando incautamente era schiacciata contro una parete, paralizzata dalla paura.
Colse il momento in cui Kaori sembrava aver arrestato la sua furia e infilò di corsa la porta urlando. “ME NE VADO! Addio….per sempre!”
Ryo invece era spalmato su un tavolino spaccato a metà, il corpo un’unica massa di ferite.
Kaori ansimava, il martello sventrato dalla furia dei colpi che aveva dato.
“NE HO ABBASTANZA DI TE!” , trovò il fiato per urlare Kaori, poi si lanciò verso la porta di uscita.
Ma prima di uscire…
“ADDIO…Ryo…”, mormorò senza voltarsi.
Poi corse via nella notte.
“Falco…Che ne pensi delle parole di Kaori?”, gli chiese Miki ansiosamente, facendo capolino dalla botola.
“MH…”, mugugnò lui, non meno preoccupato.
Forse questa volta la misura era davvero colma…forse…Ryo aveva passato il segno…nel qual caso…Kaori avrebbe potuto decidere di…lasciarlo?!
La concretizzazione delle loro paure attendeva Ryo a casa sotto forma di un biglietto, attaccato alla parete con uno spillo.
Non voglio più essere la tua partner! Lavorerò con Mick, quindi saremo nemici! Non mi prenderai più in giro…
Così diceva il biglietto.
Ryo lo staccò lentamente, ogni movimento che gli costava tantissimo perché era ancora acciaccato da tutte le parti.
“Che sciocca…”, biascicò a fatica, la bocca gonfia per i colpi ricevuti.
Era soltanto un colpo di testa…ovvio…avrebbe passato la notte fuori, magari dal Professore o da Eriko, e poi la mattina dopo sarebbe tornata di sicuro: forse avrebbe fatto ancora un po’ il broncio, ma…
All’improvviso però si rese conto di un particolare importante, qualcosa che all’inizio gli era completamente sfuggito, forse perché si sentiva ancor sottosopra dopo lo scontro con il cataclisma-Kaori…….
“MH?”
La stanza di lei era completamente vuota!
Era sparito tutto: il letto, il comodino, le foto…tutto quanto!
Come se lei non avesse mai vissuto lì!
Come se non fosse mai esistita…
“Farà sul serio…?”, mormorò Ryo cominciando a crederci.
Sì, Kaori faceva sul serio…
Nello stesso momento, un campanello suonava nel palazzo di fronte.
“Ciao…”
“Eh?” Caspita, non si aspettava che avrebbe accettato la sua proposta così presto! Beh, meglio così…la cosa si faceva sempre più intrigante! ”Salve; Kaori! Lo sapevo che saresti venuta!”, l’accolse Mick allegrissimo, fingendo di ignorare la sua aria tetra e sconfortata.
Kaori cominciò a trascinare all’interno della casa le sue cose, avvolte in un telo enorme e robusto.
“Grazie per l’ospitalità!”, lo ringraziò con voce stanca e apatica.
“Grazie a te! Lo costringerò a dirti che ti vuole bene, sta’ tranquilla!”, le promise sorridendo, ma lei lo freddò con uno sguardo assassino.
“Non ti devi più preoccupare per quello...Non voglio più stare neppure un secondo con quel maniaco!”
Mick ammutolì, poi ridacchiò a disagio.
Accidenti, la sua aura era minacciosa almeno quanto quella di un buco nero! Ryo doveva averla fatta veramente grossa…non avrebbe proprio voluto essere nei suoi panni!
“Sono contento…Guarda, non ho ancora sistemato i mobili!”, cambiò discorso con noncuranza, allargando le braccia per farle notare lo stato disastroso della stanza, che in effetti era nel caos più completo. “Avevo proprio bisogno di qualcuno che mi aiutasse!”
Poi battè un pugno sulla mano, fingendosi contrariato.
“Ah…accidenti! C’è un piccolo problema…”, le disse con aria contrita. “Non pensavo che saresti venuta così presto, e quindi non ho preparato un altro letto…Per stasera non ci resta che dormire insieme! Che problema.”, scosse la testa corrucciato.
Kaori non si scompose minimamente.
“Non preoccuparti…L’ho portato con me!”, replicò serafica, spiazzandolo di brutto.
“Eh eh eh…Così abbiamo risolto il problema! Meno male…”, ridacchiò debolmente. Come ha fatto a portarlo?!, pensò sbalordito. Ma non era uomo da scoraggiarsi per così poco...anzi, qualche piccolo ostacolo dava più sale alla portata! Ih Ih…Va bene lo stesso…Ho un’altra idea!
“Mick…E’ meglio che tu non faccia strani pensieri!”, lo minacciò calma sollevando il letto.
“ARGH! Non ho pensato niente!” , negò lui spudoratamente, mentre già gli frullava in testa un piano alternativo. Ho un’altra idea!, stava già pensando cocciutamente.
“SONO MOLTO NERVOSA!” , gli chiarì il concetto Kaori, lanciando con una forza erculea il letto in mezzo alla stanza.
“Accidenti…”, esclamò Mick impressionato. Ho capito…l’ha portato così…
Per uno che aveva capito qualcosa, ce n’era un altro che invece non aveva capito proprio niente: Ryo!
“Come faccio…?”, stava mormorando sconsolato appoggiato alla terrazza, fissando…un taccuino con i nomi di Saeko, Reika, Miki, Kasumi, Kazue e Yoko!
“Ahh, ci sono troppe aspiranti al posto di assistente! Non riesco proprio a decidermi!”, esclamò sbavando, da idiota par suo.
Poi la sua attenzione fu attirata da un movimento nel palazzo di fronte.
“Mh? Eh…?”
Qualcuno veniva appeso con una corda, avvolto in una coperta…
Il poveretto stava cominciando a dondolare nel vuoto, mentre il suo corpo sbatteva ogni tanto contro l’edificio.
“Che?”
Quella scena gli era dannatamente familiare…e un momento dopo, capì anche il perché!
“EEH…PERDONAMI, KAORI….”, cominciò a urlare Mick, sospeso a testa in giù.
“Silenzio! Ti avevo detto di non pensare a certe cose!” , lo ammonì severamente la sua castigatrice.
Quando però si accorse che Ryo la stava osservando, trasalì, e gli girò le spalle sdegnosa: “Tsè…”, borbottò tornando dentro alla svelta.
“Kaori…”, mormorò Ryo.
Poi gli capitò di incrociare lo sguardo rovesciato di Mick.
“Cia….Ciao…”, lo salutò flebilmente il suo amico.
“Uhm…Ciao…”, rispose pensieroso. Adesso lui è com’ero io…Sì…
Al momento non sembrava molto da invidiare…e allora…perchè invece lo invidiava lo stesso?!
Bisognava essere folli…e forse…lo era veramente!

     


                     





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