FanFiction Full Metal Panic | Una lacrima d'acciaio. di AiniChan | FanFiction Zone

 

  Una lacrima d'acciaio.

         

 

  

  

  

  

Una lacrima d'acciaio. ●●●○ (Letta 563 volte)

di AiniChan 

3 capitoli (in corso) - 1 commento - 1 seguace - Per tutti

    

 

Sezione:

Anime e MangaFull Metal Panic

Genere:

Avventura - Romantico

Annotazioni:

Nessuna

Protagonisti:

Non indicati

Coppie:

Non indicate

 

 

              

  


  

 Cosa mi succede??? 

La mia primissima FF....che emozione. Naturalmente è orrenda e dubito che qualcuno voglia un seguito, ma leggetela e commentate.kisskiss


  

Non si rendeva conto pienamente di dove fosse, probabilmente era un luogo all'aperto perchè vedeva il cielo buio, e altrettanto probabilmente sapeva di essere vicino ad un fiume, sentiva lo scorrere dell'acqua.

Si sentiva come in bilico, sapeva di dover fare qualcosa ma non ne ricordava niente, non sapeva neanche quale fosse lo scopo della sua venuta. Improvvisamente sentì un acuto dolore alle tempie, tanto forte da costringerla a piegarsi su se stessa. Numeri, lettere codici segreti che ad un primo impatto non voleva significarle niente, ma nello stesso istante in cui le entrarono nel cervello acquistarono un senso. Una formula in particolare, luminosa tra le molte, le parve di memorizzare alcuni numeri; A11 z 5n Oc e poi ... ma il dolore era accecante e si costrinse ad aprire gli occhi. Sospesa a mezz'aria si ritrovò a guardare in basso, tra le dune del deserto spiccava una città in fiamme, esplosioni rimbombavano in ogni dove e nell'aria c'era odore di fumo e acciaio bruciato.

Qualcosa attirò la sua attenzione, un movimento lontano ma che sembrava avvicinarsi rapidamente, degli spari nella notte anticiparono la loro comparsa.

Un uomo correva verso di lei inseguito da almeno cinque soldati armati che gli scaricavano addossò una generosa quantità di proiettili, l'uomo armato solo di una semplice pistola cercava di salvarsi la vita. Non appena le fu abbastanza vicino si rese conto con sommo stupore che a scappare non era un uomo, ma un semplice ragazzo, i cui anni l'avrebbero di certo collocato tra i banchi di un liceo scolastico. I capelli scuri sporchi di polvere si muovevano nel vento e gli allarmati occhi grigi erano concentrati a tentare di schivare le pallottole; una lunga cicatrice gli segnava la guancia sinistra, quel particolare le fece trattenere il fiato.

Accadde tutto in pochi secondi, il ragazzo rallentò bloccato dal ponte che passava sul fiume e che ostruiva la sua corsa, imprecò sonoramente cercando una via d'uscita, ma non riuscì nemmeno a voltarsi poiché un colpo lo raggiunse alla schiena, trapassandolo da parte a parte.

Il silenzio che ne seguì fu quasi doloroso, in compenso lei iniziò ad urlare non appena il corpo urtò il parapetto del ponte sbilanciandosi e cadendo in acqua.

- Nooo!!!!!!!!!- urlò disperata, le mancò il fiato non appena il ragazzo sfiorò il pelo dell'acqua sprofondando spinto dalla corrente.

Spalancò gli occhi con l'urlo che le usciva ancora dalla gola. Il sudore le imperlava la fronte e la schiena, boccheggiava perchè il fiato le era andato via, sentiva come se davvero stesse affogando.

Ma prima di riprendere fiato e ancora prima di svegliarsi del tutto, afferrò il cellulare e schiacciò il pulsante di chiamata automatica.

Uno squillo … due … tre...

- Pronto?- rispose una voce assonnata.

- Sosuke!- esclamò Kaname a voce strozzata, sentire la sua voce la calmò, infondo non era stato che un incubo. Eppure talmente realistico da farle paura.

- Chidori, sei in pericolo?- rispose allarmato, di sottofondo il rumore del caricatore della pistola che si azionava.

Deglutì e sospirò - No, solo uno stupido incubo.- riagganciò lasciando che il cellulare gli cadesse dalle mani finendo con un piccolo tonfo sul letto.

Nemmeno il tempo di toccare il lenzuolo scomposto che la suoneria squillo come una tromba nel silenzio della notte.

- Dimmi.- biascicò non ancora sicura che la sua voce fosse abbastanza ferma.

- Affacciati alla finestra.- ordinò.

- Ma Sosuke … - obbiettò valutando se dargli retta o rimettersi a dormire.

- Fallo … per favore.- aggiunse il rumore della pioggia giunse dall'altra parte della cornetta.

Kaname si alzò sbruffando e a piedi nudi si portò davanti l'ampia vetrata accendendo la luce. Nella palazzina difronte a lei, una luce accesa delineava i contorni di un ragazzo che parlava al telefono. Nonostante la pioggia era uscito fuori scrutando il suo balcone attentamente.

- Sosuke fa un accidenti di freddo qua fuori, ti prenderai una raffreddore. Non puoi permettere di fare altre assenze, ai quasi terminato i crediti per il tuo esame razza di maniaco della guerra!!- inveì Kaname stringendosi il più possibile alla tenda, le gambe lunghe e nude le tremavano.

- Ne sono al corrente, piuttosto tu dovresti coprirti di più.- replicò tranquillamente.

Divenne rossa un attimo e si rese conto che se la luce della camera di Sosuke proiettava il profilo del ragazzo, la stessa cosa succedeva a lei, accorgendosi che la sua “tenuta da notte” era veramente misera.

- Razza di pervertito! Dillo, l'hai fatto apposta per sbirciare le grazie di una povera fanciulla innocente.- sbraitò avvolgendosi nella tenda.

- Ma Chidori … io ...-

- Zitto! Non mi interessa, anzi voglio andare a dormire, è tardi.-

- Aspetta, sei sicura che fosse solo un incubo?- disse tutto d'un fiato.

Kaname si bloccò, in un attimo il volto del suo maniaco della guerra le passò davanti agli occhi, gli occhi spenti che si abbandonavano alla furia delle acquee.

Ebbe un tremito, ma non per il freddo - Si … io … sto bene.-

- Ricevuto, se non hai altro da aggiungere torno in casa.- disse aspettando una risposta.

- Perchè mi hai fatta alzare da letto piuttosto?- brontolò sbadigliando.

- Dovevo vederti, per assicurarmi che fosse tutto apposto. Una volta in libano un soldato aveva rapito un civile costringendolo ad eseguire dei ….-

- Si si, ma non me ne frega niente Sosuke, te e la tua dannata guerra.-

Un po' in difficoltà Sosuke aggiunse >

- Si, niente di anormale, era un incubo, un maledetto incubo. Buona notte Sosuke.- salutò con un sospiro annoiato.

- A domani Chidori e … tranquilla ti proteggo io.- detto ciò riagganciò restando però fermo al suo posto osservandola.

Kaname dall'altra parte si colorì le guance e ricambiò lo sguardo, nonostante non potessero vedersi data l'oscurità e la pioggia scrosciante, in qualche modo Kaname immaginò quegli grigi davanti a lei.

Sprofondò nel letto fresco, il braccio le prudeva terribilmente quasi avesse l'orticaria, non ci fece caso e si riaddormento con il rumore della pioggia.





- Oddio quant'è tardi!- gridò lanciandosi verso il bagno, afferrò la divisa scolastica e aprì l'acqua calda. Quella maledetta sveglia a forma di uccello mai una volta che azzeccasse l'ora giusta.

Finì di vestirsi in fretta e furia cercando di sbrigarsi, era la capoclasse non poteva permettersi di dare il cattivo esempio.

Rallentò la sua corsa davanti alla porta accorgendosi di aver dimenticato un bottone da allacciare, lo sistemo, eppure non fece mai ricadere il braccio al fianco, rimase sospeso sotto lo sguardo orripilato di Kaname.

Coperto di sangue che tutt'ora usciva dalle ferite, gli prudeva terribilmente, era arrossato, sembrava quasi che durante la notte se lo fosse scorticato. Ma non era per quello che sanguinava.



A11 z 5n Oc 111141135



Questa sequenza di numeri e lettere, questo codice era impresso sul suo braccio sinistro, come se le lettere fossero state incise con un coltello.

Urlò.

Spaventata da quella vista - Che cos'è? Come ...come è possibile? Devo dirlo a Sosuke … lui … lui ...-

No non poteva metterlo in agitazione, conoscendolo sarebbe andato fuori di testa, forse era uno scherzo, forse sarebbe sparito da solo.

Il cuore gli batteva a mille mentre il braccio pulsava in maniera insopportabile.

Si alzò per correre a infilare il braccio sotto l'acqua fredda, ma un capogiro improvviso la costrinse a fermarsi.

- Di nuovo ...- esclamò tenendosi la testa, mentre l'immagine dei numeri, delle formule matematiche infinite le piroettavano nel cervello.

E poi …

Due occhi verdi neon occuparono i suoi pensieri, e una voce dal timbro metallico esclamò:

- Io sono il Lamda Driver.-

     


                     





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